venerdì, 1 aprile 2005
Ho il massimo rispetto per il Papa, di cui non condivido quasi nessuna posizione, ne' teologica ne' etica – ma a cui e' giusto riconoscere una coerenza e una fedelta' alla missione che hanno dell'eroico. Ho ancora piu' rispetto per un uomo che sta morendo – e che a quel che si dice lo sta facendo con serenita' e dignita'.
Ma non capisco, proprio non capisco che l'agonia del Papa possa interferire con lo svolgimento delle elezioni: trovo assurdo perfino che si sia potuta prendere in considerazione una tale ipotesi — e non mi convince nemmeno tutto questo correre a mettere a tacere la campagna elettorale. Le elezioni sono l'espressione piu' alta della cittadinanza, sono in un certo senso il rito per eccellenza della comunita' statale: e in quanto tali dovrebbero essere radicalmente, impermeabilmente separate dalla sfera religiosa, in nome della laicita' delle istituzioni. Passatemi il paragone blasfemo, ma a nessuno verrebbe in mente di sospendere la Messa perche' un Presidente della Repubblica e' in agonia. Che il contrario non sia ovvio e' un triste segnale per chiunque creda che lo stato deve essere laico, laico fino in fondo. Ed e' un triste segnale, secondo me, anche per chi crede profondamente nei valori religiosi, che non dovrebbero mischiarsi con cose tanto terrene come i risultati elettorali della Mussolini o di Marrazzo.
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