venerdì, 1 aprile 2005
A Cesare quel che e' di Cesare
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:34 pm

Ho il massimo rispetto per il Papa, di cui non condivido quasi nessuna posizione, ne' teologica ne' etica – ma a cui e' giusto riconoscere una coerenza e una fedelta' alla missione che hanno dell'eroico. Ho ancora piu' rispetto per un uomo che sta morendo – e che a quel che si dice lo sta facendo con serenita' e dignita'.
Ma non capisco, proprio non capisco che l'agonia del Papa possa interferire con lo svolgimento delle elezioni: trovo assurdo perfino che si sia potuta prendere in considerazione una tale ipotesi — e non mi convince nemmeno tutto questo correre a mettere a tacere la campagna elettorale. Le elezioni sono l'espressione piu' alta della cittadinanza, sono in un certo senso il rito per eccellenza della comunita' statale: e in quanto tali dovrebbero essere radicalmente, impermeabilmente separate dalla sfera religiosa, in nome della laicita' delle istituzioni. Passatemi il paragone blasfemo, ma a nessuno verrebbe in mente di sospendere la Messa perche' un Presidente della Repubblica e' in agonia. Che il contrario non sia ovvio e' un triste segnale per chiunque creda che lo stato deve essere laico, laico fino in fondo. Ed e' un triste segnale, secondo me, anche per chi crede profondamente nei valori religiosi, che non dovrebbero mischiarsi con cose tanto terrene come i risultati elettorali della Mussolini o di Marrazzo.


venerdì, 1 aprile 2005
Lost movie 3 – Omicron
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:06 pm

Renato Salvatori che fa l'alieno è tanta roba. Ma se poi l'alieno, di per se stesso invisibile, invade il corpo di un operaio di nome Trabucco la faccenda assume un aspetto ancora più strambo. Omicron (1963) è uno dei pochi film per il cinema realizzato da Ugo Gregoretti, raffinato uomo di spettacolo che ha dato grandi contributi culturali alla rai ed ovviamente ora non ci lavora più. L'opera, improntata alla satira sociale, venne finanziata da Franco Cristaldi, che ci credeva, ma a quanto pare trovò difficoltà di distribuzione. Così venne organizzata una polemica prima a Sgurgola, proverbiale paese laziale, dove Salvatori per passare il tempo si adattò a giocare a carte con i vecchietti del posto. A quanto pare non è poi mancata una certa fortuna postuma al film, e nel 1964 ha ricevuto niente di meno che il primo premio al IX festival del cinema umoristico di Bordighera.
Tanto per la cronaca il povero alieno-operaio, pur partendo dall'essere un perfetto lavoratore automa, muore poi incitando i compagni allo sciopero.

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