giovedì, 28 aprile 2005
Chi se ne frega
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:02 pm

Cosi' Repubblica oggi:

14:30 C'è Berlusconi, Marini e Fioroni cambiano ristorante

Al ristorante "da Fortunato" al Pantheon si è rischiato un ingorgo bipartisan. Infatti anche i dielle Franco Marini e Beppe Fioroni erano intenzionati a pranzare nel famoso ristorante nel centro di roma. Vista la calca di guardie del corpo e giornalisti, i due esponenti della Margherita chiedono informazioni e, saputo della presenza del presidente del Consiglio e dell'esponente Udc, fanno dietrofront. "Allora – dice Marini – cambiamo ristorante".

14:06 Berlusconi-Follini, stesso ristorante ma tavoli separati

Stesso ristorante, ma tavoli separati. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha scelto il centralissimo ristorante 'da Fortunato' per pranzare insieme ad alcuni deputati e senatori, dopo il voto di fiducia anche al Senato. Il menù del ristorante ha attirato anche il segretario dell'Udc Marco Follini che però sta pranzando ad un tavolo diverso.

Segnalo la perla al nostro coinquilino Pubblicodimerda che ha fatto una (meritoria) rubrica fissa intitolata Repubblica sempre sulla notizia.


giovedì, 28 aprile 2005
Ancora su Barbie e Bratz
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 2:14 pm

Qualche tempo fa ho scritto dei problemi che alla veterana Barbie sono stati causati dalla discesa in campo della più giovane e popolana Bratz. Nei giorni passati da piu' parti è stata diffusa e commentata la notizia dell'atroce accusa di plagio rivolta dalla casa produttrice della Bratz, la Mga Entertainment, alla Mattel, accusa che riguarda non direttamente la Barbie ma una sorta di sua sottospecie, cioè la serie delle bambole My Scene. Le My Scene sono state evidentemente create per contrastare il fenomeno Bratz, a cui sono più chiaramente simili nel look e nelle fattezze delle classiche Barbie, ma secondo i Bratz-makers sono un po' troppo simili.
Questo non lo saprei dire; intanto la Mattel aveva segnato un punto importante nella lotta contro le Bratz e contro l'invecchiamento del suo prodotto piu' famoso, riportando nel 2004 una crescita delle vendite del 3% dopo tre anni di calo. Pare che ciò sia stato ottenuto mediante il lancio di una nuova serie di Barbie, le Fashion Fever, dal look più modernizzato e modaiolo rispetto al passato.
Da appassionata del genere, per la verita', guardo le Barbie recentemente messe in commercio con un po' di diffidenza, proprio perché sono al contempo piu' "bratzose" (per esempio con la testa più grossa) e paradossalmente, piu' naturalistiche, cosa che le Bratz non sono. Così capita addirittura che qualche modello invece dei soavi piedini predisposti per indossare solo scarpe con il tacco, abbia dei bei piedoni con le dita enormi fatti per portare una sorta di sandali Birkenstock. E per chi abbia giocato con la Barbie questo mutamento, dopo l'introduzione del pancino con l'ombelico, non può che sembrare una rivoluzione del gusto. Per non parlare dell'abuso degli zatteroni, che la Barbie per bene di qualche anno fa avrebbero guardato con disprezzo.
Oltre alle mamme, non ci sono piu' le Barbie di una volta…

Peccato che non ho trovato in rete foto della Barbie con i piedoni ma almeno quella dell'immagine ha il testone e delle belle zeppe.


mercoledì, 27 aprile 2005
Altro che Sigonella?
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:05 am

Giuseppe D'Avanzo su Repubblica di oggi dice cose interessanti e sgradevoli sulla vicenda Calipari. Credo che meriti una lettura attenta. Tuttavia resto dell'opinione che un governo accorto coglierebbe l'occasione per inventarsi una via d'uscita dall'Iraq, se non altro per non dover affrontare un anno elettorale con i soldati ancora li'. Sarebbe una furbizia italiana, certo. Ma sarebbe una furbizia di cui, per una volta, non essere scontenti.


martedì, 26 aprile 2005
La Costituzione e l'audience
Nelle categorie: Cinema e TV, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 5:32 pm

A giudicare dai dati degli ascolti di domenica 24 e lunedì 25 aprile, che ricavo dal televideo Rai, pag.533 (il link riguarda solo il 25, gli ascolti del 24 non ci sono piu'), si direbbe che agli italiani qualsiasi argomento interessa piu' della Costituzione, della Liberazione e della Resistenza.
Domenica 24, infatti, il Gran Premio di San Marino (Rai Uno, dalle 13.10 in la') ha tenuto incollati 10.220.00 spettatori. 6.577.000 persone hanno seguito nella mattinata la messa di insediamento del Papa su RaiUno (9,30), 3.300.000 hanno visto Tg2 motori verso l'ora di pranzo (13,25). La sera 7.252.000 spettatori si sono appassionati ai pacchi di Bonolis (Affari tuoi, RaiUno, 20.40), 4.600.000 alla Fattoria, noto reality show (Canale 5, 20.40), 2.900.000 hanno seguito le avventure del giovane superman in Smallville (Italia Uno, 20.45). La puntata di Che tempo che fa di Fazio dedicata alla Costituzione,tramessa su RaiTre tra le 20,10 e le 21,00 circa ha avuto 1.900.000 spettatori con Paolo Rossi nella prima parte, circa 2.700.000 nella seconda con il Presidente della Repubblica emerito Oscar Luigi Scalfaro, entrambi noti difensori della nostra Carta costituzionale. In altre parole, per quanto riguarda i principali programmi delle sei reti maggiormente importanti, piu' ascolti solo di Report sulla sanità italiana e americana (2.600.000), andato in onda subito dopo, e del tenente Colombo (2.259.000).
Ieri 25 aprile la trasmissione della serie La grande Storia tricolore sul 25 aprile trasmessa su Rai Tre (21.00) ha attirato 2.053.000 spettatori. 8.437.000 persone hanno apprezzato i pacchi di Bonolis (Rai Uno, 20.35), 7.507.000 Striscia la notizia, (Canale 5, 20.40), 6.027.000 Carabinieri 4 (Canale 5, 21.15), 5.772.000 Batti e ribatti (Rai Uno, 20.30), 3.670.000 L'eredita' di Amadeus (Rai Uno, 18.40), 3.586.000 Mai dire lunedi' (21.00, Italia Uno), 2.974.000 la sit com Una mamma per amica (Italia Uno, 20.12) ,3.020.000 Tg2 costume e società (13.30), 2.626.000 Walker Texas Ranger (Rete4, 20,30). Lo sceneggiato su De Gasperi (Rai Uno, 21.00) per la verita' ha attirato 6.295.000 spettatori , ma l'ottica credo sia un po' diversa rispetto alla valorizzazione della Costituzione e della Resistenza; sono aperta a smentite.
Si tratta di una elencazione un po' disordinata e forse imprecisa, che prescinde dal valore dei singoli programmi, ma credo che renda abbastanza bene l'idea di quanto gli italiani siano distratti da temi invece centrali in questo momento, che necessiterebbero di un minimo di attenzione. Se e' vero che questa riforma costituzionale probabilmente non andra' in porto, cio' non significa che non dobbiamo tenere da conto la nostra storia. L'amnesia e l'ignoranza (anche le mie, per la verita') possono avere brutti effetti collaterali.


martedì, 26 aprile 2005
Habent Papam 2
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:34 pm


martedì, 26 aprile 2005
Fare come a Sigonella
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:38 am

Accertare la verita' sulla morte di Nicola Calipari e' cosa difficile. Se non altro perche' i soli testimoni di cui la commissione d'inchiesta dispone sono tutti inattendibili, per le piu' diverse ragioni. I soldati del checkpoint sono parte in causa e si stanno difendendo da un'accusa tanto pericolosa quanto infamante: ovvio che raccontino una versione dei fatti a loro favorevole. Giuliana Sgrena e' (sia detto senza offesa) sospettabile di scarsa amicizia per gli Americani e puo' darsi che tra questa sua posizione di principio, la confusione del momento e lo shock possa aver dato una versione dei fatti men che inattaccabile. Gli operativi dei servizi italiani che erano sull'auto vorranno da un lato difendere la correttezza del loro operato, dall'altro rivendicare giustizia e tutelare la memoria del loro compagno d'armi ucciso: comprensibile che interpretino i fatti in maniera da evidenziare le responsabilita' dei soldati USA. Quanto alla catena di comando americana, e' ben noto che non arde dal desiderio di dare i propri militari in pasto alla giustizia e nemmeno all'opinione pubblica di un paese straniero, per quanto alleato. Il Cermis insegna, e qui le cose sono assai meno chiare che ai tempi del Cermis. In altre parole: non sapremo mai come e' andata e non scandalizza, per quanto ferisca, che in dubio si proceda pro reo, assolvendo i militari americani da ogni responsabilita'.
Detto cio', l'accertamento delle responsabilita' e la politica hanno interessi e logiche diversi. Il governo italiano aveva chiesto con forza una commissione che accertasse i fatti e ha fatto capire con chiarezza che non avrebbe accettato una conclusione che scaricasse le responsabilita' sui nostri operativi. Per altro, se la commissione dovesse in effetti concludere in questo senso, ne emergerebbe un'immagine dell'operazione italiana tale da imporre la decapitazione dei vertici che la hanno decisa, organizzata e gestita in maniera tanto avventurosa ed approssimativa. Quindi il nostro esecutivo non ha altra strada – ormai – che rifiutare le conclusioni a cui gli Americani stanno portando la commissione; altrimenti l'umiliazione politica del governo e del Paese sarebbero tali da destinare l'Italia ad una definitiva irrilevanza sullo scacchiere dei rapporti internazionali: noi saremmo quelli a cui si puo' fare qualunque cosa, tanto siamo disposti a baciare la mano che regge il bastone.
A questo punto sarebbe bello poter sperare che Berlusconi si comporti come il suo mentore Bettino Craxi ai tempi di Sigonella. Dia una dimostrazione di orgoglio nazionale. Chiarisca che in mancanza di una risposta soddisfacente e condivisibile sulla morte di Calipari, la fiducia necessaria tra militari italiani ed americani sarebbe incrinata al punto di imporre il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq. Colga l'occasione per sbaraccare tutto e riportare i nostri soldati a casa. Non ha nulla da perdere e molto da guadagnare: farebbe per una volta la cosa giusta, leverebbe un'arma di propaganda devastante ai suoi oppositori in Italia, riuscirebbe ad uscire dal pantano iracheno se non a testa alta, almeno senza aver perso la faccia. Tutti gliene saremmo grati. Deve solo riuscire a superare il suo bisogno di scodinzolare a tutti i costi intorno a George W. Bush.


martedì, 26 aprile 2005
Habent Papam (e io sproloquio)
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:50 am

Sentite, questo qui e' un post serioso e noioso, di argomento nientemeno che teologico-filosofico. A furia di imbottirmi la testa con il Papa vecchio e con quello nuovo, e' finita che perfino io mi ritrovo ad avere un po' di considerazioni da fare. Se siete allergici al tema o se non avete voglia di rompervi, ripassate al prossimo post.
Per altro, un sacco di tempo fa, Marco su Se me lo dicevi prima si interrogava sul perche' di religione si parla cosi' poco nei blog. Forse i tempi sono cambiati – ora se ne parla perfno troppo – ma non so se questa nostra chiacchiera sia quello che Marco intendeva.

Se devo proprio dirla tutta, a me l'uso che si fa dei termini fondamentalismo e integralismo non mi ha mai convinto. Vedete, il fatto e' che penso che la fede religiosa sia una cosa seria, e non un accessorio culturale da indossare quando fa comodo e da deporre quando da' noia. Una concezione religiosa ha senso se e' vissuta integralmente e se e' il fondamento delle scelte esistenziali, del modo di leggere il mondo. Quindi una fede seria non puo' che essere, in questo senso, integralista e fondamentalista. Ma questo vuol dire necessariamente essere arroccati su posizioni autoritarie e combattere con intolleranza ogni pensiero differente? Sembra questa la risposta che molte parti del mondo religioso hanno dato negli ultimi decenni. Che si tratti del fondamentalismo musulmano, di quello induista o di quello ebraico, dei teo-con protestanti o del pontificato romano di Giovanni Paolo II (e ora – presumibilmente – di quello di Benedetto XVI), la riscoperta della fede religiosa come esperienza integrale e fondante dell'esistenza collettiva ed individuale si e' coniugata con il rifiuto del dialogo e della capacita' di coesistere con ogni forma di dissenso e di pensiero divergente. Le grandi religioni hanno reagito in maniera tipicamente novecentesca alla destrutturazione della realta' e alla "crisi delle certezze" che caratterizza la modernita'. Hanno vissuto quella destrutturazione come uno shock esistenziale, come una minaccia alla sopravvivenza stessa della fede. E dopo essere state in affanno per qualche decennio di fronte alla condizione moderna, hanno costruito una risposta che e' simmetrica alle grandi ideologie politiche novecentesche: il tentativo di sostituire al vecchio ordine andato in pezzi un ordine nuovo e totalizzante, capace di realizzare un orizzonte di senso, ma anche di regolare pienamente le relazioni sociali, i modelli di vita aggregata, le politiche. Non mi si fraintenda, non e' un giudizio di valore: ma il cattolicesimo woytiliano e' simile in questo, come una goccia d'acqua, all'ideologia comunista che ha contribuito a far cadere. E' un progetto integrale che va dalla mentalita' all'organizzazione sociale, alla costruzione dei sistemi legislativi, all'etica individuale e collettiva; e i primi passi di Benedetto XVI sembrano confermare questa direzione. L'Islam khomeinista o quello di Hamas, l'ebraismo che trova espressione in Shas o nel NRP in Israele, il protestantesimo wasp dell'America bushista hanno la stessa pretesa di ristrutturazione globale del mondo, in nome di una superiore verita' che non ammette concorrenza di modelli. Ma si sbaglierebbe a pensare a questa come a una reazione antimodernista: e' al contrario una piena assunzione della modernita', proprio perche' e' una risposta alla destrutturazione della realta' (percepita come crisi catastrofica) attraverso una ristrutturazione forte, globalizzante. Ripeto: e' la risposta che il Novecento ha dato, con i risultati che tutti conosciamo.
Ma ci sono altre risposte possibili. La condizione postmoderna ha accettato la perdita di un senso univoco della realta', l'impossibilita' di dare una lettura coerente e unitaria del mondo. Non la vive come una perdita atroce da rimediare, ma come l'orizzonte dato, la natura stessa della nostra esperienza. Questa lettura si sottrae tanto al nichilismo quanto alle costruzioni ideologiche o religiose totalizzanti, e' percorsa da un pensiero "debole", ma tenacemente interrogante, che assume come fondamento la propria debolezza e la propria parzialita'. A questo pensiero i nuovi fondamentalismi non sanno dare altra risposta che la negazione (si pensi alle parole di Benedetto XVI sulla dittatura del relativismo). Ma tra questa negazione e la religiosita' fatua ed à la carte che riscuote tanto successo in questi anni, non esiste una terza via, che si faccia carico della serieta' del discorso religioso senza imporre un dogmatismo monolitico e incapace di rapportarsi con la condizione postmoderna*? Personalmente non lo so – ed e' in un certo senso il nodo che mi rende tanto difficile dare una risposta religiosa alla mia vita.

* Nel mondo ebraico ci sono stati personaggi come Jonas e Levinas: ma si tratta di un pensiero che non e' diventato pratica religiosa, che e' rimasto speculazione intellettuale.


lunedì, 25 aprile 2005
Basta che sia tedesco?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:49 pm

Oggi la prima pagina de La Nazione, poco illustre oramai quotidiano di Firenze, e' quella che vedete nella foto. Credo che ogni commento sia piu' o meno superfluo. Voglio solo aggiungere che mi resta incomprensibile come in un paese cosi' apparentemente baciapile ci siano tante forme di serpeggiante blasfemia, che nessuna reazione provocano nella Chiesa. La stessa Chiesa invece tanto si e' data da fare ad esempio contro L'ultima tentazione di Cristo di Scorsese, che in verita' non era un film blasfemo.
Mi chiedo poi, su un altro piano, se si puo' affermare che Schumacher ti sta sulle balle e che delle vittorie della Ferrari come minimo non ti importa niente senza incorrere nel reato di vilipendio alla Nazione, intesa nel senso di Italia; viene il sospetto che sia un comportamento considerato criminale dalla morale imperante, a vedere simili manifestazioni di fanatismo. Per il mio modo di vedere le cose ho piuttosto il sospetto che sia La Nazione, intesa nel senso di quotidiano, ad avere perpetrato un vilipendio alla religione cattolica…


lunedì, 25 aprile 2005
La nostra Pasqua e il nostro Sinai
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Per una singolare ma significativa coincidenza il sessantesimo anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo si celebra durante la Pasqua ebraica.
Pesach per l'ebraismo e' memoria della liberazione dalla schiavitu' d'Egitto, una schiavitu' che nel racconto biblico assume i contorni di un tentativo non solo di asservimento, ma di vero e proprio genocidio, di cancellazione dell'identita' e dell'esistenza di una nazione. Al tempo stesso, e' solo con la Pasqua, con la cruenta liberazione dall'oppressore che il popolo ebraico assume fino in fondo la propria natura e la propria identita', diventa cio' che e'.
Nella religione civile degli Italiani, prima che il clima di questi anni ne mettesse in dubbio perfino i fondamenti elementari, il 25 aprile e' stato qualcosa di molto simile: la memoria della liberazione del popolo, e nello stesso tempo il primo passo, cruento ma necessario, per la formazione di un patto civile e di una identita'. Quel che per la fede religiosa sono le Tavole della Legge, per la comunita' civile e' la Costituzione del '48. Oggi, ha ragione Scalfaro, l'uno e l'altro passaggio, la Liberazione e la Costituzione, sono sotto attacco: ma se rinunciassimo a questi, perderemmo i fondamenti della nostra coesione come popolo.
Certo, non si puo' ridurre Pesach a una occasione di riflessione sulla politica e basta. La dimensione religiosa non puo' astrarre dalla politica, ma la trascende. Tuttavia in quel nodo di liberazione e di fondazione dell'identita' di un popolo sta qualcosa di prezioso, a cui credo si debba una fedelta' assoluta.


sabato, 23 aprile 2005
Una coraggiosa missione
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 9:18 pm

Secondo l'ultimora del televideo Rai, ore 14,22 di oggi, l'indecente Calderoli ha dichiarato all'Ansa: "saro' il ministro per le Riforme di tutti,non solo di una parte del Paese", continuando "ringrazio il presidente del Consiglio per la fiducia accordatami per la seconda volta e anche gli alleati che hanno condiviso questa scelta". Calderoli si e' detto "convinto che queste modifiche costituzionali faranno fare un salto in avanti sia al Nord, sia al Sud" e ha anche aggiunto:"mi metto a disposizione nel comunicare al meglio i contenuti della riforma nel Mezzogiorno" . Auguri da parte del blog per questa inedita missione..


venerdì, 22 aprile 2005
L'ombra del vento
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 6:20 pm

Colpita soprattutto dalla bella fotografia della copertina, oltre che dalla trama, ma in modo meno immediato, qualche settimana fa ho comprato (e poi anche letto, il che non sempre accade) L’ombra del vento (titolo originale La sombra del viento), romanzo di grande successo dello spagnolo Carlos Ruiz Zafòn, a quanto pare in precedenza autore di libri per ragazzi.
E infatti in questo libro c’e’ una forte componente avventurosa che ricorda un po’ la migliore letteratura per l’adolescenza, dato che la storia inizia nella Barcellona del 1945 quando un ragazzino, Daniel, che adotta un libro, per la precisione un romanzo, appunto “L’ombra del vento”, scritto da un tal fantomatico Juliàn Carax. L’adozione di questo libro che si rivelera’ maledetto, avvenuta in un luogo fascinoso, “il cimitero dei Libri Dimenticati”, sorta di labirintico emporio barcellonese dei libri salvati dal macero, segnera’ tutta la vita di Daniel, immergendolo in vicende ormai lontane nel tempo, e destinate in parte a ripetersi.
Per circa 200 delle sue 436 pagine L’ombra del vento e'un libro pieno di fascino. Peccato che poi Zafòn decida di farsi prendere la mano dal feuilleton, accumulando complicate vicende che diventa veramente difficile seguire. E come spesso mi accade in questi casi, l’attesa dello svelamento di un mistero che percorre tutto un libro è stata una gran delusione.
Un merito fondamentale pero’ a questo romanzo va riconosciuto, e cioe’ l’ambientazione nella Spagna franchista, che per la mia esperienza e’ del tutto insolita; fa effetto leggere di un paese che nel ’45 ignorava la guerra, ma che d’altronde doveva ancora guarire delle ferite della guerra civile ancora a lungo presenti nella societa’ spagnola.

Mi rendo conto solo ora che L'ombra del vento deve aver messo in circolazione nel mio cervello l'idea dei film dispersi.


mercoledì, 20 aprile 2005
Lost movie 9 – Show People
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 4:58 pm

Show People e' un film muto di King Vidor, ma realizzato ormai in tempi (1928) in cui si stava affermando il cinema parlato. Proprio King Vidor e' stato uno dei primi che ha mostrato le grandi possibilita' del nuovo mezzo espressivo, con Hallelujah (1929).
Show People e' anche e soprattutto uno dei piu' grandi film che parlano di cinema, al pari di Singin’ in the Rain o La nuit américaine. Il film ci racconta la storia di due giovani attori, Peggy Pepper,(Marion Davies) e Billy Boone (William Haines); lei e' inizialmente una bathing beauty da comiche di Mack Sennett (come Gloria Swanson ai suoi inizi e del resto si allude proprio alla storia della famosa attrice, protagonista di un altro grande film sul cinema, Sunset Boulevard di Billy Wilder) e lui un comico dotato che insieme si costruiscono una carriera nella commedia, con torte in faccia e classiche gag tipo slapstick, sviluppando anche una tenera amicizia. Ma lei sogna da sempre il cinema drammatico, le parti nobili, l’empireo di Hollywood. E riuscira' ad arrivarci, con il nome di Patricia Pepoire, ma perdera' il successo e la gioia di vivere. Sara' Billy a restituirle il sorriso e a mostrarle l’importanza e la dignita'del comico.
Show People gira quindi attorno ad un tema importante nel cinema in generale e in particolare in quello americano, il rapporto tra commedia e tragedia, che serpeggia ad esempio in tutta la produzione di Woody Allen ed ha trovato un’esplicita trattazione nel recente Melinda and Melinda. Il mio cuore per la verita' batte tutto a favore della commedia, e sono tra quelli che preferiscono Play It Again, Sam a Interiors o Broadway Danny Rose a Crimes and Misdemeanors. E’ naturale che quindi Show People sia un film che amo tantissimo, anche perche' e' l'opera di un regista che e' stato anche un grande autore di film drammatici, a partire ad esempio da The Crowd, sempre muto, continuando ad esempio con Duel in The Sun o la versione cinematografica di Guerra e pace. Mi piace quindi l’idea che il discorso di Show People si possa ricollegare ad un altro tema fondamentale del cinema americano, cioè “that’s entertainment”, come cantano i protagonisti di The Band Wagon di Minnelli. Basta che faccia spettacolo, tragedia o commedia, balletto classico o musical, tutto va bene. Anche se è “be a clown” per usare le parole di Cole Porter o "make 'em laugh" come nella canzone cantata da Donald O’ Connor in Singin’ in the Rain, che fa diventare ricchi e famosi. E "be a clown" talvolta aiuta la gente a vivere meglio, proprio come il protagonista di The Crowd , che nel finale del film recupera la serenità ridendo al cinema, o il personaggio di Woody Allen in Hannah and Her Sisters, che dopo un tentativo di suicidio scopre il senso della vita rivedendoDuck Soup con i fratelli Marx.


martedì, 19 aprile 2005
Ma il fumo della Sistina ha effetti allucinogeni?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 9:31 pm

Leggo su Repubblica di oggi un articoletto di Vittorio Zucconi intitolato "Il camino del mondo", avente a spunto la fumata nera dopo la prima votazione al conclave, e lo riporto fedelmente:
"Mentre la Piazza gridava “E’ bianca! E’ bianca!” nella solita illusione ottica del primo sbuffo leggero, migliaia di macchine fotografiche impressionavano milioni di megabytes nelle loro memorie digitali. Reti di telefonini a microonde si bloccavano per l’overdose di chiamate. Ondate di segnali bucavano alla velocità della luce l’atmosfera terrestre per raggiungere da qui i satelliti e poi rimbalzare indietro. E noi stavamo in piedi sui sanpietrini, nella sera romana gia’ rigida, a fissare quel comignolo a a domandarci irritati se in questo tempo di comunicazioni istantanee interplanetarie non ci sarebbe un modo piu’ diretto di una stufa e di un camino per dire al mondo che un nuovo Papa e’ stato eletto.
Per ora non c’e’, e spero che non ci sia mai, che nessun Pontefice si lasci sedurre dall’idea di un cambio via Internet o di una stufa digitale e i nipoti dei miei nipotini provino la nostra emozione, mentre tentano di leggere i segnali di fumo. Aspettare qualche secondo perché il fumo si riveli bianco o nero, non e’ soltanto un tributo alla virtu’ piu’ bistrattata del nostro tempo, la pazienza. E’ l’immagine, la nostalgia e la voglia, di un evento famigliare e dolce come nessun altro, il ricordo di una cucina con i bambini raccolti attorno alla stufa, ad aspettare che l’acqua bolla, che un poco di calore si diffonda nel freddo umido e che un nonno buono arrivi per raccontarci la storia meravigliosa della nostra immortalità.
Alla quale possiamo tornare a credere, anche se soltanto per una sera, grazie alla stufa che fuma sulla piazza trasformata nella cucina del mondo".
Suppongo che il povero Zucconi, in questi giorni impegnato a fare il vaticanista d'assalto (ruolo in cui ha dato prova di un sentimentalismo anche piu' notevole del suo solito) sia stato colto da un blocco dello scrittore derivante dalla difficolta' di continuare a scrivere alcunche' di sensato dopo settimane in cui migliaia di giornalisti ci hanno riversato addosso tonnellate di prosa dall'odore di incenso, specie dopo che c'era stata solo una misera fumata nera. Così mi posso spiegare perche' se ne sia uscito con questa curiosa divagazione di stampo mulino bianco. Altrimenti posso ipotizzare che il fumo che esce dal famoso camino ha effetti stupefacenti e che il nostro uomo si sia convinto sotto questi effetti che la similitudine di fondo del suo pezzo era una genialata. O magari e' una combinazione dei due fattori. Fatto sta che spero che dopo l'elezione di Ratzinger nel giro di qualche giorno si smetta di riempire i giornali di simili pezzi di lirismo pontificale.


lunedì, 18 aprile 2005
Lasciamoli soli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:41 pm

Mi ero ripromesso di non commentare la farsa della crisi di governo. Ma di fronte alla sceneggiata di stasera, e di fronte alla prospettiva di un passaggio parlamentare che si preannuncia surreale, con un presidente del Consiglio sconfitto e sfiduciato di fatto ma non dimissionario e degli ex ministri dimissionari ma ancora volonterosi famigli del capo, mi chiedo se l'opposizione non farebbe cosa saggia ad abbandonare l'aula quando ci entrera' la berlusconiana corte dei miracoli — e a lasciare che se la cantino e se la suonino tra di loro.


lunedì, 18 aprile 2005
Siena-Milan 2-1
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:59 pm

E poi ci si stupisce che Berlusconi voglia detoscanizzare l'Italia…


lunedì, 18 aprile 2005
Rifiuti e identita' personale
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 1:08 pm

Ieri sera a Report , la molto lodata trasmissione di Rai Tre condotta da Milena Gabanelli, tra le altre cose si parlava delle isole ecologiche della provincia di Reggio Emilia, faro di civilta' per il resto d'Italia, con specifico riferimento a quella del comune di Cavriago. In queste isole, impegnati soprattutto nell'ambito del riciclaggio del legno, lavorano come volontari circa 100 pensionati, lieti di rendersi utili impedendo che altri alberi siano inutilmente abbattuti. Grazie a questo volontariato, si riesce a annullare i costi dello smaltimento, dato che poi il materiale viene ritirato da imprese che lo riutilizzano producendo pannelli di truciolare, utili per fare mobili e pavimenti.
La notizia mi ha fatto ripensare alla nostra esperienza con la stazione ecologica di Pisa, gestione Geofor. Per mesi abbiamo dovuto cercare l'occasione di buttare via un televisore ormai defunto, dato che siamo assai poco presenti in citta' in questo periodo, specie nelle ore in cui e' aperta la stazione ecologica e ci e' anche difficile fissare un appuntamento per il servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti (anche perche' farsi rispondere all'apposito numero verde non e' facile). Quando finalmente abbiamo trovato un po' di tempo nell'orario giusto e siamo penetrati nella stazione ecologica, siamo stati guardati piuttosto male dagli operatori. Per di piu' siamo stati accuratamente schedati, con raccolta di dati personali, per sincerarsi che non fossimo clandestini non residenti nel Comune, che erano venuti a gettare abusivamente il povero televisore.
In realta' una rapida ricerca su internet mi ha consentito di appurare che anche a Cavriago per buttare certi rifiuti e' necessario presentarsi muniti di documento per la solita ragione.
E' certamente una esigenza ragionevole. Suppongo pero' che quelli che abbandonano elettrodomestici e simili vicino ai cassonetti sfuggano a qualsiasi identicazione, specialmente se hanno cura di farlo in ore notturne. Si tratta di un caso paradossale in cui si e' identificati se si tiene un comportamento corretto, quando e' ben difficile venire pescati se si tiene quello scorretto, che, se non altro, e' foriero di danno in termine di immagine per la collettivita' e di maggiori costi per l'amministrazione.
Magari i pensionati reggiani svolgono il loro compito con piu' cordialita' dei "professionisti" pisani. E magari da quelle parti qualcuno ti spiega che fine fanno i tuoi dati personali una volta raccolti. Forse riciclano anche quelli.


domenica, 17 aprile 2005
Ricadute
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 7:17 pm

Una volta anch'io guardavo Beautiful. Tanti anni fa, quando studiavo per la maturita' e Ridge il mascellone e gli altri erano appena sbarcati in Italia e sembravano belli. Ho continuato per un po', poi mi sono stufata delle assurde storie para-incestuose di Brooke con i vari membri della famiglia Forrester, oltre che del fatto che non c'era mai verso di sapere con certezza chi era il figlio di chi e cosi' ho smesso.
Qualche giorno fa ho assistito per caso ad una scena della soap che mi ha davvero colpito. Brooke stava facendo un partone ad Amber, la tizia bionda che va seducendo i Forrester della nuova generazione (cresciuta con l'acceleratore perché i bambini non sono interessanti) figli di Brooke o di Ridge o di entrambi, non so. Amber l'ha lasciata dire un po', ma poi le ha fatto presente che, consolidata la sua posizione, si comportava esattamente come Stephanie, la supersuocera che per anni e anni ha ingaggiato una guerra con Brooke.
Beh, questa specie di storia che si ripete, questa sorta di memoria storica della soap, mi ha affascinato. E da allora ogni tanto un occhio ce lo ributto a Beautiful… l'attrazione del vuoto e' veramente pericolosa, a volte. Meno male che la maternita' finira' molto prima che io diventi una desperate housewife, più o meno.


venerdì, 15 aprile 2005
Il latte in polvere come le sigarette?
Nelle categorie: It, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 11:08 am

Il Ministro della Salute Sirchia, di concerto con il suo collega Marzano delle attività produttive, ha emesso un regolamento che prevede il divieto di fare pubblicita' in qualunque forma agli alimenti per lattanti, leggi latte in polvere (come era consentito di disporre da una direttiva europea), anche sulle riviste specializzate, allo scopo sia di contenere i prezzi del prodotto sia di evitare che le madri ricorrano in massa al biberon. Altri aspetti contiene il provvedimento, che comunque potete leggere direttamente.
Due sole cose voglio dire. La prima e' che il latte in polvere non e' mai stato molto pubblicizzato in confronto a tanti altri prodotti, eppure il suo prezzo in Italia come noto è almeno doppio rispetto alla stessa identica merce venduta in altri paesi europei. Chi recentemente ha fatto una certa pubblicita' al proprio latte artificiale guarda caso è la Coop, che per prima ha messo in vendita una cosa con un prezzo decente (9 euro al barattolo di 900 gr.).
La seconda e' che mi sembra abbastanza offensivo presumere che le madri (e non si capisce perche' non anche i padri, che un minimo hanno diritto di pensare alla salute e al benessere dei figli lattanti) scelgano di usare il latte artificiale solo perché pubblicizzato, anche considerato che ora per la grande prevalenza sui mezzi di comunicazione si insiste per l'allattamento al seno. L'unica cosa che serve alle madri (e ai padri, continuo a dire) e' un'informazione corretta e non ideologizzata. E non mi pare che trattare il latte in polvere un po' come le sigarette la consenta veramente.


giovedì, 14 aprile 2005
Lost movie 8 – Le sorprese del divorzio
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 3:16 pm

Le sorprese del divorzio è un film del 1939 di Guido Brignone, tratto da un vaudeville di Alexandre Bisson. Fatichereste a trovare notizie su questa pellicola; la recensisce comunque il Morandini, mentre non la menziona il Mereghetti. Immagini non sono riuscita a trovarne in rete.
Si tratta di una delle tre versioni cinematografiche dell'opera teatrale, dopo la prima, italiana, del 1923, mentre la terza è spagnola e risale al 1943. Il vaudeville in questione sembra avere una certa fortuna sui palcoscenici italiani.
La storia è abbastanza assurda, dato che c'e' un tizio che sposa la figlia di un altro tizio che sposa la sua ex-moglie o qualcosa del genere; appunto roba da vaudeville. Ne scaturisce un risultato di perfetta astrazione dalla realta', uno dei piu' alti raggiunti da un genere, la commedia dei telefoni bianchi, che in fatto di artificiosità ha avuto pochi rivali storici. Del resto sebbene l'ambientazione sia italiana, i protagonisti mantengono la nazionalità francese (tutto quel disinvolto divorziare non era una roba da Italia fascista), con curioso effetto di straniamento. L'unico attore che conosco del cast e' Sergio Tofano; gli altri sinceramente non mi sono noti.
Interessante e' comunque la scelta di ambientare parte della vicenda al Sestriere, (anche se il film ovviamente, come sempre allora, era girato in studio e più precisamente neegli studi della produzione, la Scalera film) probabilmente con intento pubblicitario, dato che la località sciistica era sorta proprio nel corso degli anni '30. Di rilievo sono gli aspetti di architettura e déco, che per gli amanti del genere possono sostituire la freschezza quasi totalmente assente dal film.Lo scenografo peraltro era Antonio Valente, lo stesso, curiosamente, del primo film con Toto', Fermo con le mani! (1937). Il mondo del cinema italiano è sempre stato piccolo, evidentemente.


giovedì, 14 aprile 2005
Accessibilita'
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:02 pm


Ho l'assai discutibile fortuna di avere casa nel cuore del centro storico di Pisa. Per poter circolare e parcheggiare nel mio quartiere pago un robusto balzello. Da un paio d'anni il Comune sta ristrutturando un palazzo di fronte a casa mia per farne uffici, con il risultato che l'intera zona e' transennata e ingombra, tanto che tornare a casa con la macchina e' diventato un esercizio di pazienza e di abilita' a meta' fra l'arcade e la tortura cinese.
Stamani poi, arrivo in zona e trovo l'unico accesso alla via di casa ostruito da un camion e diversi automezzi del Comune e delle ditte appaltatrici. Impossibile tornare a casa. E ieri non c'era nessun avviso, nessun cartello — nulla di nulla. Provo a chiedere spiegazioni all'autista del camion che blocca il passaggio. Mi risponde in malo modo che ne ha per non meno di mezz'ora e che sostanzialmente mi devo arrangiare. Dietro si forma una coda di altre macchine — di vigili urbani nemmeno l'ombra. Alla fine mi tocca andar via — la macchina sono riuscito a parcheggiarla soltanto a pagamento e ben lontano da casa.
Si puo' dire che i disagi sono cosa da sopportare, che quando ci sono lavori in corso e' normale che inconvenienti di questo genere accadano. Ma qui accade sistematicamente da troppo tempo — e senza alcun tentativo di rendere la vita meno difficile ai residenti.

Sindaco mio, ti ho votato, ti rivoterei pure, per solidarieta' politica e perche' so quanto e' difficile amministrare decentemente. Ma come cittadino del centro storico, ti devo proprio dire che la tua amministrazione non sta facendo niente per invogliarmi a restare a vivere qui. E non ti stupire se la popolazione della tua citta' va declinando di anno in anno.
Un sacco di tempo fa, a una festa dell'Unita' a Pisa, un candidato sindaco ebbe l'idea di far giocare i cittadini a SimCity per spiegare le difficolta' delle scelte urbanistiche; beh — i Sims di Pisa stanno scappando, sindaco — e le condizioni del centro storico sono uno dei motivi per cui lo fanno.


mercoledì, 13 aprile 2005
Zalgiris Vilnius
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:53 pm

La mia squadra del fegato, eliminata nei quarti della coppa Lituania (0-1 contro l'Atlantas ai supplementari), ha invece iniziato bene il campionato di serie A, vincendo ieri per 2-0 contro il Silute.


martedì, 12 aprile 2005
Lost movie 7 – The Guns of Fort Petticoat
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 11:42 am

Ci sono dei lost movies cosi' lost che non sono mai riuscita a vederli, nemmeno in anni di frequentazione del palinsesto di Rai Tre. Uno di questi e' un mito familiare, il western The Guns of Fort Petticoat, titolo italiano Il forte delle Amazzoni (1957). Mia madre, da sempre appassionata del genere, raccontava di aver visto nell'adolescenza questo film in cui un gruppo di donne, in assenza degli uomini impegnati nella guerra di successione, doveva imbracciare le armi per difendersi contro gli indiani. Le comandava un personaggio maschile interpretato da Audie Murphy, anche eroe della guerra di Corea, oltre che attore. La mamma aveva un ricordo preciso e piuttosto truce, cioe' la scena in cui Audie Murphy, desperatis rebus, faceva fuori lo stregone e ne esibiva il cadavere per impressionare gli indiani.
Dato che di questa pellicola era sparita ogni traccia (il Mereghetti che è tendenzialmente completo non ne parla) cominciavo a pensare che fosse una bella invenzione della fantasia della mamma, quando una decina di anni fa ne trovai menzione in un Dizionario dei film western, autore Pino Farinotti, Sugarco Edizioni, 1993. Ho scoperto tra l'altro che il regista era George Marshall, un tipo piuttosto importante, tra l'altro regista di The Sheepman (La legge del più forte, 1958), con Glenn Ford e Shirley MacLaine, altro hit di mia madre.
Nella mia vita è poi entrato Internet e quindi la possibilità di trovare altre notizie di questo mito cinematografico materno. Tra l'altro mi colpisce la somiglianza del titolo originale , meno epico di quello italiano, con Operation Petticoat (Operazione sottoveste, 1959, Blake Edwards). Doveva essere un leit motif di quegli anni.
Resta il fatto che io Il forte delle Amazzoni non l'ho visto e per il momento posso solo immaginarlo . Chissa' se qualcuno dei gentili lettori e' stato piu' fortunato. Ad ogni modo se chiudo gli occhi posso divertirmi a fantasticare su questo western a colori, magari non tanto politicamente corretto, con tante donne che sparano a più non posso da un forte di legno simile a quello giocattolo che avevo da piccola. Il manifesto danese mi pare il più adatto a questa mia visione infantile…


lunedì, 11 aprile 2005
Durante un afternoon di un sunday piovoso
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:30 am

*

Leggendo per diletto il numero di Cosmopolitan versione italiana di questo mese mi sono ritrovata in un mondo di di preoccupazioni e interrogativi di grande peso, espressi in un consono linguaggio in cui e' essenziale la ricerca della sostituzione con la parola inglese corrispondente della piu' banale parola italiana, peggio di qualsiasi periodico per teens, appunto. Qualche perla. Il corsivo e' mio…
Perché le dive piu' glam sono tutte pazze per Steve Bing?
Quali regole igieniche devo adottare per i miei sex toys?
Se è in sintonia con il tuo mood, l'ebbrezza dell'intimita' à la carte puo' essere gratificante (che vuol dire??)
Sia che tu ti senta una single d'assalto sia che abbia appena finito il pentathlon delle cinque posizioni tantriche con il tuo fidanzato, la situazione Sesso&Amore e' in perenne evoluzione. La nostra mission? Farti vivere ogni epoca alla grande.
Quando hai bisogno di un break, che ti rimetta in pista, prova lo shiatsu fai-da-te. Bastano 10 minuti per rinascere.
Quando aspiri tipo Hoover un pacchetto di frollini al cioccolato, non sentirti come se avessi rubato il fidanzato alla tua amica.
Una dieta da red carpet: esce questo mese il secondo libro del dottor Perricone.
Blazer mignon, felpe minuscole, calzoncini extrasmall. Rubati al tuo guardaroba di bambina o frutto di una centrifuga troppo strong? In realta' fatti apposta per far vedere a tutti quanto sei sexy.
Non dormire sui cuscinetti, ma sugli allori.
Cene piccanti e danze tribali, maschere esotiche e bijoux etnochic. Per sentirti in Africa anche restando a casa.
Oggi provo un krapfen: ho la riunione di budget.
Il nome magari non ti dira' molto, ma la ventunenne Alsou Tenisheva e' la nuova Paris Hilton delle taighe rosse.
Ricordi Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere? Se ti eri persa il bestseller sui rapporti a due, punta sulla nuova versione, che riassume il meglio in vignette colorate: Il Piccolo Marte e Venere illustrato.
Non c'e' macchia che tenga. Da' una resettata al tuo colorito con i trattamenti whitening. Da fare invidia a Biancaneve.
Love al capolinea per Raphael Enthoven e Carla Bruni, che alla famiglia avrebbe preferito una carriera da singer.
Non e' che, per caso, quel gran macho di Clive Owen e' single?

* Ripensandoci, mi sembra quasi una specie di linguaggio da "signorina snob" dei nostri tempi, in cui si puo' parlare dei sex toys, diversamente dagli anni '50… chissa', magari Franca Valeri avrebbe trovato ispirazione per il suo lavoro. La copertina di Cosmopolitan del 1956 e' una sorta di omaggio alla sua creatura radiofonica-televisiva-letteraria.


domenica, 10 aprile 2005
Ne riparliamo quando c'e' meno casino
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:12 pm

Sentite, e' un paio di giorni che mi rimugino in testa un post sul Papa. Ma ora come ora se ne parla davvero troppo – e sono in overflow (preferite un altro modo di dire? ci ho la nausea). Se mai tra un po', se si placa tutto 'sto can can, si riprende pacatamente l'argomento. Magari e' meglio aspettare il prossimo, di Papa.


domenica, 10 aprile 2005
Guardare avanti, non indietro
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:18 pm

Come e' intuibile, sto seguendo con dolore le notizie che arrivano da Gaza e da Gerusalemme. La manifestazione dei coloni contro il ritiro e' numericamente poca cosa, ma – per la semplice dichiarazione di voler occupare il Monte del Tempio – e' congegnata scientemente in maniera da scatenare una reazione violenta nei musulmani non solo di Palestina; l'uccisione di tre palestinesi a Gaza, in circostanze che Israele farebbe bene a chiarire in piena trasparenza, e' ulteriore benzina sul fuoco.
Servirebbe un gesto di coraggio di Israele: la capacita' di dimostrare un'apertura da un lato, con progressi reali e apprezzabili per i Palestinesi; dall'altro una reazione fermissima contro i coloni, che stanno alimentando un clima da colpo di stato. Vedo la seconda, ma non la prima.


sabato, 9 aprile 2005
Lost movie 6 – The Moon is Blue
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 2:26 pm

L'orrendo titolo italiano di questo film del 1953, La vergine sotto il tetto, riassume alcuni dei tratti salienti della vicenda. Patty O'Neall (Maggie McNamara,esordiente) un'attricetta newyorkese ventiduenne, vergine "di professione", di una disarmante sincerita' specie in campo sessuale, viene abbordata all'Empire State Building da uno scapolo trentenne architetto e piu' che piacente, Donald Gresham (William Holden al suo meglio). Patty finisce presto nell'appartamento dello scapolo e tra scorribande della ex di lui, che abita nello stesso palazzo, un intermezzo con l'affascinante padre della suddetta (David Niven), un incontro scontro tra il padre poliziotto della verginella e lo scapolo, nel giro di ventiquattrore convince il malcapitato a portarla all'altare, senza aver perduto la sua castita'.
Notevole esempio di sfida alla prurigine anni '50, The Moon is Blue fu voluto fortissimamente dal regista, il grande Otto Preminger, senza alcun taglio rispetto all'opera teatrale di F.Hugh Herbert da cui era tratto, con conseguente violazione del codice Hays (che probiva tra l'altro l'uso della parola vergine). Per poterlo distribuire, il battagliero cineasta dovette impegnarsi in una causa in tribunale, che vinse, sollevando un polverone che assicuro' il successo del film, con vittoria del Golden Globe da parte di Niven e una candidatura all'Oscar per la McNamara. Sebbene The Moon is Blue abbia dato un forte contributo storico alla scomparsa del codice Hays, attualmente non credo che annoveri molti cultori.
A parte i problemi di censura, questo film mi e' rimasto nel cuore per certi tratti arguti sebbene a volte molto datati del suo dialogo di ascendenza teatrale, ma soprattutto per la prova strepitosa dei due protagonisti maschili, William Holden e David Niven, assolutamente deliziosi nelle loro schermaglie. Da non perdere anche l'arredamento della casa dell'architetto, vero gioiello di design dell'epoca. Viene quasi da rimpiangere un tempo pieno di difetti, ma certo piu' bello esteticamente parlando.


venerdì, 8 aprile 2005
Felicitazioni
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 7:15 pm

Domani finalmente andranno sposi Carlo e Camilla, coronando un sogno d'amore lungo circa 34 anni e un paio di matrimoni, per di piu' da ultimo ostacolato anche da quell'inopportuno del papa. Auguriamo agli sposi, se non figli maschi, che forse e' un po' tardi, tanta felicita'. Se la meritano, perche' hanno dimostrato che le grandi passioni appartengono anche ai non belli e simpatici. Quindi, che possano vivere "ugly and happy ever after", come un'altra celebre coppia!


venerdì, 8 aprile 2005
Sono complice dei criminali
Nelle categorie: Web — Scritto dal Ratto alle 2:25 pm

Ho un router ADSL wireless e mi sono guardato bene dal chiuderne l'accesso. In fondo pago una flat, ho banda in abbondanza e non mi dispiace se qualcuno riesce a sfruttarla oltre a me. Ma per Repubblica, sono la via d'accesso alla rete dei peggiori criminali.


venerdì, 8 aprile 2005
A insistere…
Nelle categorie: Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 1:12 pm

… qualcosa si ottiene. Dopo che mi sono lamentato perche' di Analisi XXI non c'era traccia sul web, hanno pubblicato il PDF con il primo numero in versione integrale. Ben nascosto, beninteso: cosi' ben nascosto che pure con Google e' difficile trovarlo. Ma c'e'.

Avessero anche avuto la buona creanza di rispondere alla mail che gli ho mandato per segnalare il mio post e il loro problema…


martedì, 5 aprile 2005
Lost movie 5 – Sposero' Simon Le Bon
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi — Scritto da waldorf alle 6:38 pm

Ebbene si', questa rubrica e' dedicata anche agli orrori, perché il cinema vive anche di questo (però mi rifiuto di parlare del trash italiano anni '70, anche per totale ignoranza). E questo film onestamente un orrore lo e', ma non gli si puo' negare la qualifica di disperso, perche' credo che sia caduto nel dimenticatoio quasi totale. Sposero' Simon le Bon (1986) fu ai suoi tempi un fenomeno di costume, come prima lo era stato il libro scritto da una insopportabile ragazzetta milanese, Clizia Gurrado, che per qualche mese divenne una sorta di diva. La trama non merita grandi spiegazioni; ovviamente si tratta della storia di una sedicenne milanese lobotomizzata che vuole sposare Simon Le Bon nel momento del suo massimo successo, con il contorno di alcune vicende collaterali (tipo quella dell'amica che pensa di essere incinta).
Io 'sto film l'ho visto come molte adolescenti italiane dell'epoca (solo in tv pero'!), non tanto perche' mi piacesse ma perche' era in giro. Del resto in quegli anni sono stata perfino trascinata ad un megaconcerto dei Duran Duran da un'amica fan sfegatata, e per i Duran Duran crescendo ho mantenuto una sorta di bonaria affezione, almeno finche' non li hanno ripescati e una loro canzone e' diventata il tormentone dello spot della Tim con la modellona afflitta da una vaga forma di prognatismo. Vanno complimentati per la tenacia, pero', i ragazzi.
Per tornare al film, purtroppo ricordo bene la vicenda, gli attori, il clima di strapotere dei paninari (una delle piaghe che i personaggi devono affrontare e' una banda di ladri di Timberland). Rammento ad esempio con grande chiarezza visiva la scena in cui Barbara Blanc, la protagonista (che poi ho ritrovato come Sofia in Un posto al sole), si aggira per Sanremo cercando di incontrare Simon Le Bon, sforzandosi di salire una gran rampa di scale con delle scarpe a tacco alto messe appositamente per sedurre il bovino cantante.
Ripensare a questo film mi fa concludere che spesso il brutto ha una capacita' tutta particolare di appiccicarsi alla nostra memoria e di rimanerci per anni, e riafforare proustianamente in modo inaspettato. Mi chiedo se qualcun altro al mondo ancora ha la sventura di ricordarsi questa opera fondamentale e non riesce a cancellare questo sgradito souvenir. Con ricordi di questo tipo magari alla fine si impara a convivere pacificamente, chissa'… io ancora non ci sono riuscita, ma un pochino la sensazione di rigetto si attenua, perche' certe cose finiscono per far parte del nostro vissuto.


martedì, 5 aprile 2005
A leggere…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:20 am

… i risultati elettorali, il ratto si sente come un topo nel formaggio.

L'immagine viene dal bel sito di Anna Ronca.

P. S. Questo blog non intende commentare i risultati elettorali. Parlano da soli. Voglio solo puntualizzare che il quadro vero della situazione non e' 11-2, ma 16-4.


domenica, 3 aprile 2005
Inizio di stagione
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:16 pm

Lo Zalgiris di Vilnius, la mia squadra del fegato (visto che la mia ex-squadra del cuore mi ha fatto venire un fegato cosi'), ha avuto un difficile inizio di stagione. Ricevuta solo in extremis, per difficolta' finanziarie, la licenza per giocare nel campionato di serie A, nei quarti della coppa Lituania oggi non e' andata oltre uno slavato 0-0 in casa contro i rivali di sempre dell'Atlantas di Klaipeda.


domenica, 3 aprile 2005
Lost movie 4 – California Poker
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 9:43 pm

Questo post onestamente vuole essere un omaggio a Robert Altman, un grande forse rimasto un po' in disparte nel cinema di oggi, ma sempre amato da un gruppo non so quanto folto dei suoi fan. California Poker (nell'originale California Split, 1974) e' un film altmaniano al massimo, con George Segal (Bill) e Elliott Gould (Charlie) che interpretano due piu' o meno sbandati di Los Angeles che passando da una esperienza di gioco all'altra con alterne fortune (poker, scommesse sulle corse di cani e cavalli, su incontri di pugilato, partite di basket), finiscono per sbancare un casino di Reno. Bill pero' sembra piu' depresso di quando perdeva.
E' tipicamente altmaniana la sceneggiatura destrutturata, apparentemente casuale, fatta di tanti discorsi su argomenti spesso casuali e fuori della trama (i cartoni di Disney o i fruit loops). Per la verita' potresti dormicchiare un quarto d'ora e non perdere il filo della trama perche' non succede moltissimo nei 108 minuti di durata.
Però vedere Elliott Gould e' sempre un piacere. Mi e' mancato molto e mi fa piacere che lo abbiano rispescato in Ocean's Eleven e Ocean's Twelve. Sì, perché tanti anni fa si e' ridotto a recitare per i Vanzina.


domenica, 3 aprile 2005
La rat-family
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 8:50 pm

e' partita per il grand tour elettorale…


sabato, 2 aprile 2005
C'e' o ci fa?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 1:34 pm

Scrive Concita De Gregorio su D di Repubblica del 26.3.2005 "Nel rispetto della tradizione di arrivare buoni ultimi, vorremmo qui spendere due parole festive e festose sull'epifania dell'amore che ha colto il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, altrimenti noto come la sfinge per la sua attitudine a non dare volto ai sentimenti. Dice Cofferati che non credeva di potersi di nuovo innamorare a cinquant'anni (56 per l'esattezza) e la scoperta che la possibilita' esiste e' una buona notizia per lui e per noi tutti, in specie per le signore sue coetanee a cui si augura vivamente di imbattersi nello stesso destino. La dama bruna, naturalmente di vent'anni più giovane, della cui foto sono pieni i rotocalchi pare viva questa stagione con altrettanta letizia. Chi si identifica nella parte offesa e si risente ha le sue ragioni, ma mai il risentimento e' stato un buon collante per le unioni. Percio', a proposito di ipocrisie, molti auguri a chi lascia ed e' lasciato, a chi lasciato ancora incontra e, anche a cinquant'anni (56) riscopre veltronianamente i sentimenti, e ricomincia.
Un grato e solidale pensiero a Camilla".
Se Concita De Gregorio fa sul serio, la signora Cofferati potrebbe avere ragione di sputarle in un occhio; altrimenti il cinese innamorato dovrebbe sentirsi piuttosto preso per i fondelli… fate voi…


venerdì, 1 aprile 2005
A Cesare quel che e' di Cesare
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:34 pm

Ho il massimo rispetto per il Papa, di cui non condivido quasi nessuna posizione, ne' teologica ne' etica – ma a cui e' giusto riconoscere una coerenza e una fedelta' alla missione che hanno dell'eroico. Ho ancora piu' rispetto per un uomo che sta morendo – e che a quel che si dice lo sta facendo con serenita' e dignita'.
Ma non capisco, proprio non capisco che l'agonia del Papa possa interferire con lo svolgimento delle elezioni: trovo assurdo perfino che si sia potuta prendere in considerazione una tale ipotesi — e non mi convince nemmeno tutto questo correre a mettere a tacere la campagna elettorale. Le elezioni sono l'espressione piu' alta della cittadinanza, sono in un certo senso il rito per eccellenza della comunita' statale: e in quanto tali dovrebbero essere radicalmente, impermeabilmente separate dalla sfera religiosa, in nome della laicita' delle istituzioni. Passatemi il paragone blasfemo, ma a nessuno verrebbe in mente di sospendere la Messa perche' un Presidente della Repubblica e' in agonia. Che il contrario non sia ovvio e' un triste segnale per chiunque creda che lo stato deve essere laico, laico fino in fondo. Ed e' un triste segnale, secondo me, anche per chi crede profondamente nei valori religiosi, che non dovrebbero mischiarsi con cose tanto terrene come i risultati elettorali della Mussolini o di Marrazzo.


venerdì, 1 aprile 2005
Lost movie 3 – Omicron
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:06 pm

Renato Salvatori che fa l'alieno è tanta roba. Ma se poi l'alieno, di per se stesso invisibile, invade il corpo di un operaio di nome Trabucco la faccenda assume un aspetto ancora più strambo. Omicron (1963) è uno dei pochi film per il cinema realizzato da Ugo Gregoretti, raffinato uomo di spettacolo che ha dato grandi contributi culturali alla rai ed ovviamente ora non ci lavora più. L'opera, improntata alla satira sociale, venne finanziata da Franco Cristaldi, che ci credeva, ma a quanto pare trovò difficoltà di distribuzione. Così venne organizzata una polemica prima a Sgurgola, proverbiale paese laziale, dove Salvatori per passare il tempo si adattò a giocare a carte con i vecchietti del posto. A quanto pare non è poi mancata una certa fortuna postuma al film, e nel 1964 ha ricevuto niente di meno che il primo premio al IX festival del cinema umoristico di Bordighera.
Tanto per la cronaca il povero alieno-operaio, pur partendo dall'essere un perfetto lavoratore automa, muore poi incitando i compagni allo sciopero.

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