domenica, 27 marzo 2005
Veronesi e il cesareo
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 6:58 pm

Umberto Veronesi, in merito all'eccesso di parti con taglio cesareo, scrive su "Oggi" del 30.03.2005: "per ultimo (tra i motivi dell'eccesso di cesarei, oltre all'organizzazione degli ospedali, e i maggiori rimborsi erogati dalle Regioni rispetto ai parti naturali, n.d.r.), ma non ultimo per importanza, c'è il diritto della donna a non sopportare il dolore. C'è in Europa una nuova tendenza non solo a sostenere il cesareo, ma a ritenere questa scelta un diritto della donna. Sono i cosiddetti cesarei "per convinzione personale"; tuttavia ostetrici-ginecologi tutt'altro che conservatori hanno dato un colpo di freno: la libertà della donna non deve portare il medico a rispettare acriticamente una richesta di cesareo che può essere irrazionale. Quindi non si tratta di una "libertà di scelta" che il medico può accettare per ragioni irrazionali. Deve piuttosto parlare serenamente con la donna e proporle alternative. Un'alternativa ottima è l'anestesia epidurale, che lascia la donna cosciente togliendole gran parte del dolore. Il medico ha il dovere di andare incontro alla richiesta della donna di non soffrire, ma non farebbe il suo dovere professionale e scientifico se accettasse a cuor leggero l'immotivata richiesta di cesareo per il quale non c'è indicazione clinica".
La posizione del grande clinico e dell'ex ministro della Sanità sull'argomento mi sembra di grande equilibrio, come spesso accade. Speriamo che con il tempo la necessità di guardare al parto con attenzione al contempo alle esigenze mediche in senso stretto sia a quelle delle donne si affermi sia agli alti livelli dell'amministrazione della sanità sia presso medici e ostetrici. Senza posizioni improntate ad una falsa correttezza politica che in nome del ritorno alla natura finiscono per incatenare le donne alla punizione biblica.

2 Commenti a “Veronesi e il cesareo”

  1. lia ha scritto il 27 marzo 2005 alle 7:56 pm

    A volte mi pare che il tempo si sia fermato, o che il mondo sia davvero smemorato come più non si potrebbe: io ho una figlia di 21 anni, dico io, e già 21 anni fa l'epidurale veniva praticata in tutti i posti civili, almeno in Spagna. Ho avuto 4 cognate che hanno avuto un totale di almeno 10 figli, e tutte o quasi con l'epidurale. Tra venti e dieci anni fa.
    Non capisco se c'è un'involuzione cosmica o se, in Italia, si partorisce peggio che nella Spagna di un ventennio fa.
    Tra vent'anni i nostri figli (i miei nipoti, anzi) si diranno le stesse cose, tra cesarei inutili e alternative bibliche?

  2. Waldorf ha scritto il 27 marzo 2005 alle 10:08 pm

    Cara Lia, capisco che a te sembri strano, ma in Italia le cose funzionano così e non è questione di mancanza di memoria, ma di arretratezza culturale. A questa arretratezza si sovrappongono interessi particolari e una nuova cultura della "naturalezza" che celebra le donne che fanno figli da ventenni, partoriscono con il training autogeno e allattano i bambini fino alla maggiore età. E questo senza considerazione di possibili esigenze alternative e problemi delle suddette donne, pur con l'apparenza del massimo rispetto per loro. Così invece di farti partorire con l'epidurale, ti presentano la "stanza blu" che sostituisce la tradizionale sala parto, arredata con lettone e poltrona, dove le doglie però fanno lo stesso male che nell'ambiente dall'apparenza meno amichevole. Spero che tra vent'anni non si debba più parlare di alternative bibliche, ma le cose ora stanno così.

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