lunedì, 7 marzo 2005
hanno fatto approvare la direttiva sui brevetti software, forzando le procedure e umiliando il Parlamento Europeo, pur di portare a casa la protezione dei loro interessi. E' un brutto giorno per la liberta' della conoscenza.
Un sommario informativo puo' essere letto qui: consiglio di seguire anche i link sula colonna di destra, che riassumono la storia della vicenda e danno visibilita' alle posizioni dei critici e dei sostenitori dei brevetti software.
Ora la battaglia contro la direttiva deve trasferirsi al Parlamento Europeo, dove in seconda lettura dovra' essere posta non solo la questione di merito, ma anche e forse soprattutto quella di metodo: non si puo' dimenticare infatti che il testo di questa direttiva non riflette le posizioni espresse dal Parlamento stesso, che anzi ha richiesto che l'iter legislativo fosse ripreso da principio, e non dispone di una maggioranza chiara nemmeno nel Consiglio, date le numerose
dichiarazioni contrarie di parlamenti e governi nazionali, tra cui quello italiano. L'approvazione della direttiva costituirebbe percio' un grave precedente in termini di distorsione dei processi decisionali comunitari e un vulnus significativo all'autorita' del Parlamento Europeo.
Il comunicato stampa de Il Secolo della Rete; la notizia da Punto Informatico.
lunedì, 7 marzo 2005
Sicuramente non ho i mezzi "filosofici" per trattarne, ma la vicenda Sgrena-Calipari mi induce piu' che mai a riflettere su una questione che mi turba in particolare fino dall'11 settembre 2001, e ad indugiare su pensieri che per una volta vorrei esternare. E cioe' quale possa essere il peso di una vita umana, e quanto ci colpisca o ci lasci indifferenti la morte di persone ugualmente meritorie di compassione a seconda di molte circostanze, non ultime la loro razza e nazionalita' e classe sociale. Cosi' le 3000 (per carità cifra enorme) vittime occidentali dell'11 settembre scatenano la reazione degli americani, che sta provocando decine di migliaia di morti in Iraq, e ancora non se ne vede la fine. Enormi catastrofi naturali accadono in varie parti del mondo, ma noi ci siamo preoccupati dello Tsunami perche' c'erano di mezzo degli occidentali, altrimenti non credo che se non altro ci avrebbero dato tante informazioni. Cinquecentomila persone sono scese in piazza per manifestare per Giuliana Sgrena, nostra connazionale e soprattutto giornalista, ma non so se si muoverebbero per uno dei tanti eccidi in corso nel mondo. Certamente un sequestro, come ogni altra situazione di pericolo e incertezza, crea per natura un pathos molto forte rispetto alla possibile perdita di una vita umana, prolungando spesso per molto tempo la speranza o la preoccupazione per la salvezza di qualcuno.
Tante persone muoiono ogni giorno per fare il loro dovere o comunque a causa del loro lavoro, ma noi piangiamo in massa solo per Nicola Calipari.
Spero di non essere fraintesa, perche' sono come gli altri addolorata e colpita dalle tragedie che ho menzionato, ma credo anche che per la maggioranza le persone (e non mi chiamo fuori dalla maggioranza) siano irrimediabilmente ciniche e ipocrite. Siamo capaci di commozione se i media ci sollecitano a provarla, ma solidamente indifferenti di fronte a tutto quello che non ci viene messo sotto gli occhi in bella evidenza. E' sempre una tragedia quando qualcuno viene ucciso, ma enormi quantita' di persone muoiono uccise ogni giorno anche in modi atroci senza che ci importi veramente.
Cosi' la vita umana finisce per pesare quanto i giornali e le televisioni decidono che pesi; siccome siamo noi occidentali a posssedere la maggior parte delle risorse economiche, la nostra vita ha piu' importanza. E non posso fare a meno di pensarci, anche piangendo dei morti e sperando che comunque il loro sacrificio possa portare dei frutti positivi.
lunedì, 7 marzo 2005
Non ho detto nulla, finora, sulla vicenda della liberazione di Giuliana Sgrena. Perche' e' praticamente impossibile, per ora, capire che cosa e' accaduto e chi ne porta le responsabilita'. Quel che e' certo — la sola cosa certa, al momento — e' che ne emerge un quadro di diffidenza, di segreti, di silenzi, di non collaborazione tra comandi italiani e comandi americani. Alla faccia dell'amico Silvio e dell'amico George — queste doppiezze sono costate la vita a una persona.