mercoledì, 2 marzo 2005
L'ovatta neonatale
Nelle categorie: It, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 6:37 pm

Mutuo l'espressione da una mia collega, e mi pare che illustri bene lo stato in cui cade la neomadre che ha la fortuna di usufruire del periodo di maternita' o comunque di passare tutta la giornata insieme al figlio lattante. Il cervello, del resto gia' un po' intontito dai pianti del caro piccolo e dal naturale rincoglionimento parentale di cui si e' gia' parlato su questo blog, finisce per riempirsi appunto di questa ovatta, nel mezzo delle attivita' e delle preoccupazioni proprie della cura di un neonato, sempre che tutto proceda per il verso giusto per quanto riguarda la sua salute o non scatti la depressione post partum.
Così diventa normale per una persona che prima cercava di seguire questioni di una qualche rilevanza intellettuale nel lavoro di tutti i giorni emettere un quotidiano bollettino della cacca (riguardante la sussistenza, consistenza, quantità della medesima) o preoccuparsi seriamente della funzionalita' dell'ultimo modello di biberon della Avent, la marca piu' trendy del settore (meglio quelli tradizionali a forma di biberon che costano meno e non fanno tanta schiuma da poterci preparare il cappuccino, e tutto sommato non provocano piu' coliche) o ancora angosciarsi per le vicende del ruttino.
Per la verita' il soffocamento da ovatta neonatale non e' neanche un fenomeno troppo spiacevole, ma induce a interrogarsi talvolta sul destino delle donne contemporanee, spesso in bilico tra una vita professionale sentita come importante e di pari dignita' rispetto a quella degli uomini e l'attrazione e a volte risucchio esercitati dalla dimensione familiare. E non mancano i momenti in cui sembra, magari ingiustamente, di vivere un almeno temporaneo ritorno al passato, e si vorrebbe abitare in paesi come la Norvegia, dove e' normale che un uomo lasci il proprio lavoro per un po' allo scopo di seguire un figlio appena nato, anche soltanto per non avvertire la cura dei neonati come un compito esclusivamente femminile.

2 Commenti a “L'ovatta neonatale”

  1. gianni ha scritto il 3 marzo 2005 alle 6:53 pm

    Ciao, mamma di Enrico. Come padre di lungo corso (ho un figlio di 27 anni, una di 18 e una di 2) ti dico che anche a me piace la Norvegia (nel senso dei padri che dici tu). Credo che un po' di ovatta neonatale possa essere piacevole anche per il padre (io l'ho fatto e mi è piaciuto).

  2. Waldorf ha scritto il 3 marzo 2005 alle 11:35 pm

    Sono d'accordo con te, ma dubito che gli uomini in media gradiscano le dosi massicce di ovatta neonatale che toccano alle madri… complimenti per la bella famiglia!

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