giovedì, 31 marzo 2005
Informazione corretta… fosse facile!
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 4:27 pm

Checche' ne dica Federico Steinhaus* su Informazione Corretta, il dossier che Analisi XXI, rivista bimestrale agli esordi (e distribuita insieme al quotidiano della Margherita, Europa), dedica alle prospettive di pace tra Israele e Palestina e' di grande interesse e utilita'. Si puo' certo dissentire su questo o quel contributo — ma credo che si esca dalla lettura di quelle pagine con le idee piu' chiare — anche se con meno granitiche certezze (il che fa sempre bene).

Nel sommario del dossier intitolato "Palestina – Israele. Proposte per la pace":
- L'intifada non violenta per lo Stato Palestinese, intervista a Sari Nusseibeh
- La sfida e' una societa' laica e democratica, Ali Rashid
- Ophira addio!, Uri Avnery
- La chiave per la pace, Jeff Halper
- La "generosa offerta" e la terza via per la pace, Luciano Neri
DOCUMENTI:
- Abu Mazen Presidente – Discorso di insediamento
- Processo di pace – Cronologia dei principali eventi
- Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU
- Trattato di Oslo – Dichiarazione dei principi
- Road Map
- Accordo di Ginevra
- Dichiarazione di principi Ayalon-Nusseibeh
- Verita' contro verita': Gush Shalom – 101 tesi per chiudere il conflitto
- Manifesto per la cultura e la democrazia

Peccato che i miei compagni di partito non abbiano pensato di dare alcun rilievo in rete a questa iniziativa: non una pagina web, non un link, nemmeno una riga in cui si dice come procurarsi la rivista. E poi diciamo che si vuole fare nuova comunicazione politica…

* Giusto per mettere qualche puntino su qualche i e per prevenire qualche flame: non tutte le tesi espresse negli articoli di Analisi xxi sono convincenti. Tanto Avnery quanto Luciano Neri hanno atteggiamenti che piu' di una volta sanno di pregiudizio. Sulle narrativedi Gush Shalom (e piu' in generale sulle narrative sottese alla lettura del conflitto) spero di tornare presto. Diversamente da Halper, infine, non credo che la pace possa trovarsi nella prospettiva di uno stato binazionale, ma solo in quella di due stati (veri entrambi, non uno stato e un bantustan) per due popoli.
Ma e' singolare che Steinhaus non spenda una parola proprio sull'articolo di Halper, che e' zeppo di dati, cifre, statistiche, citazioni normative — e che disegna un quadro agghiacciante dell'occupazione israeliana dei territori e delle politiche di strangolamento della societa' palestinese. Non potendo evidentemente smentire quei dati come falsi, Steinhaus che fa? li oblitera. Trovo perfino noioso doverlo ripetere: non si e' buoni amici di Israele se invece di fare informazione corretta per davvero si rifiuta la verita' scomoda delle colpe di Israele nell'occupazione. Non si e' buoni amici di Israele se non si parte dal punto di vista che gli insediamenti nel West Bank sono un cancro che sta uccidendo la societa' israeliana, tanto quanto quella palestinese. Se si tacciono queste cose, certo non si aiuta la ripresa del processo di pace: e la pace e' cio' di cui Israele ha davvero bisogno.


mercoledì, 30 marzo 2005
Lost movie 2 – Lady in the Dark
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 8:39 pm

Ginger Rogers bizzarramente vestita in severi tailleurs dirige una rivista di moda chiamata Allure. La bella sta per raggiungere l'obiettivo, lungamente perseguito, di sposare il capo, in procinto di ottenere il divorzio dalla moglie. Liza Elliott (questo e' il nome del personaggio), che sembra avere tutto, e' pero' turbata da sogni con evidente risvolto sessuale; si rivolge allora ad uno psicanalista che li decifra, aiutandola a liberare la sua sensualità prigioniera di una serie di fobie e consentendole di trovare il vero amore con l'irriverente fotografo interpretato da Ray Milland. Film diretto nel 1944 da Mitchell Leisen, ex costumista la cui carriera presenta molti aspetti interessanti (se non altro perche' in seguito ad una lite con lui Billy Wilder decise di smettere di fare solo lo sceneggiatore e di passare alla regia), Lady in the Dark (Schiave della citta') si distingue per uno sfiammeggiante techicolor, una buona dose di divertente kitsch nelle scene dei sogni e una originale Ginger Rogers poco ballerina; notevole inoltre il ruolo della psicanalisi in un film così "antico", anche se in forma un po' scolastica. Purtroppo nel realizzare il film la produzione taglio' quasi tutte le canzoni dell'originale teatrale, che come nulla erano di Ira Gershwin e Kurt Weill, lasciando solo "Jenny".
Puo' darsi che la trama sia poco femminista, come dice il Mereghetti, per la spiegazione poco lusinghiera del movente che spinge la donna a far carriera, ma almeno nel cinema americano degli anni '40 le donne in carriera c'erano, mentre in Italia tuttora le donne manager sono una percentuale insignificante…
Degno di nota infine il fatto che uno dei costumi della Rogers venne pubblicizzato come il piu' costoso mai realizzato (prezzo 35.000 dollari di allora). Leisen di costumi se ne intendeva, per i maligni piu' che di regia.


mercoledì, 30 marzo 2005
Per decenza
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:50 pm

Questo blog e' con il Comitato per il si' ai referendum sulla procreazione assistita. Perche' la legge 40 e' un'indecenza clericale consumata sulla pelle delle donne, delle coppie che non hanno figli, dei malati. Perche' i miei figli sono nati, per fortuna, senza bisogno di ricorrere alla fecondazione assistita: ma non credo che la legge debba rendere un calvario la vita di chi non puo' aver figli altrimenti. Perche' ho dubbi etici e riserve sulla sperimentazione sugli embrioni — e perfino sulle tecniche di fecondazione: ma sono convinto che la legge dello stato non debba imporre paradigmi morali o religiosi di parte.
Per tutte queste ragioni, votare si' ai referendum e' una scelta di semplice decenza.


mercoledì, 30 marzo 2005
Per Elio Toaff senatore a vita
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:03 am

L'iniziativa e' partita da un blog. Il Comune di Livorno doverosamente la sta facendo sua. La Comunita' ebraica di Firenze ha aderito. Man mano l'idea ha preso piede, e' arrivata in Parlamento, tra la gente, sulla rete. Io non posso che aderire all'appello — e spero che molti miei lettori vogliano fare altrettanto (le istruzioni per aderire qui).


lunedì, 28 marzo 2005
Lost movie 1 – Shirley Valentine
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 6:46 pm

Il mio primo lost movie è Shirley Valentine (titolo italiano, La mia seconda vita ), 1989, tratto da un lavoro teatrale di successo in Inghilterra, che ha avuto persino una nomination all'Oscar; l'ho visto tanti anni fa, quindi chiedo perdono per eventuali errori. Credo che sia invece un cult in Inghilterra, ma qua deve essere passato di striscio.
La protagonista (Pauline Collins, la stessa attrice che interpretava il personaggio in teatro), è una casalinga di Liverpool frustrata, disprezzata da marito e prole, dedita alla conversazione con i muri di casa. Shirley parte per la Grecia con un'amica che ha vinto un viaggio, mette su un flirt con uno sciupaturiste locale, proprietario di un ristorante, e decide di non tornare a casa. Il marito tenterà di recuperarla.
Non è un granché di film, in realtà, trppo furbastro, ma due cose mi sono rimaste in mente. La prima è la battuta che il furbastro greco usa per conquistare Shirley, come altre turiste di mezz'età, che si porta a letto dicendo loro che le smagliature sono segni della vita, e quindi insomma una cosa interessante (molto consolatorioper le donne). La seconda è la scena in cui Shirley invece di prendere il traghetto e tornarsene a casa in Inghilterra si ripresenta dal seduttore, intento già a blandire la prossima vittima . Il tizio si prende un accidente, ma Shirley, che conosce la vita, non aveva in mente
un prolungamento della storia, ma chiedergli un lavoro. Ed è dal lavoro, non dal flirt, che riparte la seconda vita di Shirley e questo decisamente mi piace, nel suo essere fuori da molti luoghi comuni narrativi. Comunque a Mykonos pare che ci sia una Shirley Valentine beach


domenica, 27 marzo 2005
L'indecente e' al suo posto!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 10:41 pm

Cercando "indecente" su Google, la biografia dell'indecente ministro Calderoli e' finalmente al posto che le spetta: il primo.

Grazie a tutti gli amici che stanno partecipando a questo piccolo esercizio di igiene del web.


domenica, 27 marzo 2005
Body and Soul
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 8:34 pm

Ci sono cose che hai ascoltato centinaia di volte. Poi, una sera, mentre torni a casa con le cuffiette sotto una pioggerellina fastidiosa, ti pigliano alle spalle, di sorpresa: e la bellezza che c'e' dentro ti da' un brivido come se fosse la prima volta.

Benny Carter & Orchestra, Further Definitions, Impulse.


domenica, 27 marzo 2005
Veronesi e il cesareo
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 6:58 pm

Umberto Veronesi, in merito all'eccesso di parti con taglio cesareo, scrive su "Oggi" del 30.03.2005: "per ultimo (tra i motivi dell'eccesso di cesarei, oltre all'organizzazione degli ospedali, e i maggiori rimborsi erogati dalle Regioni rispetto ai parti naturali, n.d.r.), ma non ultimo per importanza, c'è il diritto della donna a non sopportare il dolore. C'è in Europa una nuova tendenza non solo a sostenere il cesareo, ma a ritenere questa scelta un diritto della donna. Sono i cosiddetti cesarei "per convinzione personale"; tuttavia ostetrici-ginecologi tutt'altro che conservatori hanno dato un colpo di freno: la libertà della donna non deve portare il medico a rispettare acriticamente una richesta di cesareo che può essere irrazionale. Quindi non si tratta di una "libertà di scelta" che il medico può accettare per ragioni irrazionali. Deve piuttosto parlare serenamente con la donna e proporle alternative. Un'alternativa ottima è l'anestesia epidurale, che lascia la donna cosciente togliendole gran parte del dolore. Il medico ha il dovere di andare incontro alla richiesta della donna di non soffrire, ma non farebbe il suo dovere professionale e scientifico se accettasse a cuor leggero l'immotivata richiesta di cesareo per il quale non c'è indicazione clinica".
La posizione del grande clinico e dell'ex ministro della Sanità sull'argomento mi sembra di grande equilibrio, come spesso accade. Speriamo che con il tempo la necessità di guardare al parto con attenzione al contempo alle esigenze mediche in senso stretto sia a quelle delle donne si affermi sia agli alti livelli dell'amministrazione della sanità sia presso medici e ostetrici. Senza posizioni improntate ad una falsa correttezza politica che in nome del ritorno alla natura finiscono per incatenare le donne alla punizione biblica.


sabato, 26 marzo 2005
Siena
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 6:18 pm

Ieri, giornata grigia di inizio primavera. Qualche pausa per gli occhi in una trasferta di lavoro.


venerdì, 25 marzo 2005
Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla (!?)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:56 pm

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Fuori di ogni polemica. E più che mai senza alcuna pretesa ideologica. La Panda è una cosa che o si subisce o si ama. Io l'ho amata fin da principio, forse perchè è stata la prima macchina pagata interamente con il sudore della mia fronte, nemmeno tanto metaforicamente. E continuo a volerle bene anche quando facendo manovra giro con fatica quel volante durissimo e penso quanto sarebbe bello avere il servosterzo. Anche quando un tir mi passa accanto in autostrada e mi sento spostare. Anche quando guido qualche altro veicolo e mi rendo conto che non è una vera macchina. E non credo di essere l'unica ad avere sviluppato un rapporto sentimentale con quel frigorifero a quattro ruote. Una mia amica credo che abbia pianto quando ha rottamato la sua Panda dell'82 circa e ha conservato come una reliquia il suo ridicolo posacenere. Si può non capire, ma per alcuni funziona così.
P.S. questa pubblicità dell'80 è un po' buffa, però a me fa tenerezza…


giovedì, 24 marzo 2005
Una festa per la Costituzione (quella vera, quella del '48)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:25 pm

Io ho aderito all'appello di Liberta' e Giustizia per trasformare il 2 giugno in una imponente festa-manifestazione per la difesa della Costituzione, quella vera. Se non siete come l'indecente Calderoli, dovreste aderire anche voi.


giovedì, 24 marzo 2005
Dolore sincero
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 5:17 pm

E' quello che provo vedendo con quanto poco rispetto in questi giorni si stia sconvolgendo quella Costituzione che ho imparato ad amare studiandola. E' veramente sconsolante vedere con quanta disinvoltura si stia dilapidando un patrimonio storico e liquidando quella pace costituzionale di cui parla Manzella che è stata uno dei pochi risultati positivi indiscussi di questi decenni di democrazia in Italia. Spero che gli italiani, a prescindere dal merito delle questioni, sapranno reagire almeno a questo disprezzo per dei valori così fondamentali.


giovedì, 24 marzo 2005
Ancora sulla rideforma della Costituzione
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:49 pm

Quel che dice Stefano Benni sul manifesto (online gratis da domani, oggi solo per gli abbonati) mi pare interamente sottoscrivibile:

"… ma insomma, muore la Costituzione, c'e' dittatura del premier e siete ancora qui a bere il cappuccino?"

Leggetevelo tutto. Il link al testo completo da oggi (25 marzo) e' qui.

P. S. Grazie a G. per la segnalazione.


mercoledì, 23 marzo 2005
5000 volte grazie
Nelle categorie: Quel che resta, Web — Scritto dal Ratto alle 10:50 pm

Un visitatore egiziano (Lia, sei tu?) e' stato il cinquemillesimo a venirci a trovare nella nuova casa di The Rat Race, oggi alle 22:27.


mercoledì, 23 marzo 2005
Ribadisco: troppo poco, troppo tardi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:37 pm

Qualche giorno fa Alessio mi rimproverava un eccesso di pessimismo per aver detto che la reazione dell'opposizione al progetto di riforma costituzionale e' stata troppo poco, troppo tardi.
Non voglio dire che e' troppo tardi per impedire a questo schifo di entrare in vigore. Voglio dire che si e' aspettato troppo a lungo a fare muro contro questa ipotesi di riforma, che si e' stati per troppo tempo disposti a discutere di istituzioni con questi cialtroni indecenti — fin dai tempi della bicamerale, che si e' fatta opposizione blanda fino a troppo, troppo tardi.
E' vero che ora ci sono altre due letture parlamentari: in cui pero' per prassi consolidata non c'e' spazio per emendamenti, ma solo per una discussione generale e per un voto sull'intero provvedimento: con quali esiti e' facile immaginare, in queste Camere e sotto il ricatto della Lega. Quanto al Presidente della Repubblica, mi riesce difficile credere che possa rinviare alle Camere per manifesta incostituzionalita' una legge che ha l'obiettivo di *cambiare* la Costituzione; e lo stesso valga per la Corte — sarebbe un ben strano cortocircuito logico-istituzionale: ma su questo ascolterei volentieri l'opinione di qualche costituzionalista. Resta il referendum. E se non ci si mobilita sul serio, va a finire che i dementi padani rischiano di aver ragione a pensare che questo mostro possa passare.

Com'e' naturale, l'indecente Calderoli adesso gongola. E ritira le dimissioni. Non foss'altro, basterebbe questo a rendere infausto il voto di oggi.


mercoledì, 23 marzo 2005
Scrubs
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 5:25 pm

Scrubs e' una bella serie, anche se non capisco quelli che la giudicano meglio di ER dato che è del tutto diversa. Le avventure del personale del "Sacred Heart" sono infatti narrate con un cinismo e un tocco comico e surreale che non ha niente a che vedere con la problematicita' morale e la tensione narrativa delle storie di ER. Del resto Scrubs e' una di quelle serie, come gia' Northern Exposure ai suoi tempi, che sfuggono a precise classificazioni e che assimilare alle situation comedies e' riduttivo.
Su MTV pero' tendono a penalizzare Scrubs se non altro dando le puntate in ordine sparso. Gia' il solo fatto che la serie sia trasmessa su MTV e' una difficolta', considerato anche che i programmi della rete spesso non sono pubblicati sui giornali e neanche sui periodici specializzati in tv.
Peccato per tanti motivi, se non altro ad esempio perche' la sigla con (I'm not) "Superman" e' veramente un inno e sentirla ha sempre un effetto consolatorio, come tutte le grandi sigle di serie televisive e in generale la colonna sonora e' notevole. E nella quarta serie (non so quando la vedremo in Italia, dove la terza serie e' finita da un po') c'e' Heather Graham come guest star in otto puntate (anche Matthew Perry in una per dire la verita'). Nelle precedenti serie poi c'erano stati Michael J. Fox e il compianto John Ritter. Mica male.


mercoledì, 23 marzo 2005
Un manifesto in forma di meme
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:40 am

In questi giorni il tempo e' razionato come la benzina in Iraq. Tra le tante cose che languono, oltre al blog, c'e' L'Occidente diviso di Habermas, fermo da non so piu' quando a pagina 28:

… l'irradiamento ideale della Rivoluzione francese su tutta l'Europa spiega fra l'altro perche' qui la politica viene esercitata positivamente in entrambe le forme – come mezzo per garantire la liberta' e come potere organizzativo. Invece l'affermazione del capitalismo fu collegata a violenti conflitti di classe. Questo ricordo impedisce una valutazione altrettanto imparziale del mercato. La diversa valutazione di politica e mercato puo' consolidare la fiducia degli Europei nella creativita' civilizzatrice di uno Stato da cui si attende anche la correzione delle "disfunzioni del mercato".
Il sistema di partiti risultante dalla Rivoluzione francese e' stato spesso copiato. Ma soltanto in Europa esso serve anche a una competizione ideologica, che sottopone a una costante valutazione politica le patologie sociali conseguenti alla modernizzazione capitalistica. Cio' promuove la
sensibilita' dei cittadini ai paradossi del progresso. Nel conflitto tra le interpretazioni conservatrici, liberali e socialiste si tratta di valutare due aspetti: i danni che conseguono alla disintegrazione di forme di vita tradizionali e protettive prevalgono sui vantaggi di un progresso chimerico? Oppure i vantaggi che i processi di distruzione creativa fanno oggi sperare per domani prevalgono sulle sofferenze di chi soccombe al processo di modernizzazione?

Credo che ci sia una buona parte delle ragioni dell'Europa e della nostra civilta' in queste righe — e spero che se ne vadano in giro come un meme nel nostro angoletto di rete.


martedì, 22 marzo 2005
Sport (?) Utility (?) Vehicles
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 10:55 pm

Magari ci possono essere delle ottime ragioni per possedere un SUV per chiunque e anche per chi vive in citta' e qualcuno che leggera' questo post ne conoscera' qualcuna. Magari questo improbabile lettore (non credo che un medio proprietario di SUV possa leggere The Rat Race, ma sono aperta a smentite) potra' attingere alle sue esperienze personali per dimostrarmi che ne fa un grandissimo uso su terreni sconnessi e che comunque bestioni del genere vivono benissimo nel traffico urbano, dove se ne incontrano con frequenza non inferiore alle strade sterrate di campagna.
Per il momento pero' non vedo nessuna ragione per la diffusione di SUV sulle nostre strade se non l'espressione dell'arroganza automobilistica tipica di popoli che controllano la massima parte delle risorse del pianeta. Non a caso li hanno inventati gli americani ed era un'idea che potevamo fare a meno di copiare. Per la verita' io riesco ad andare quasi dappertutto con la mia pandetta del 1998, tipico fuoristrada dei poveri…


martedì, 22 marzo 2005
Mai piu' senza
Nelle categorie: Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 5:10 pm

Vi stressano con richieste impossibili? al lavoro vi dicono oggi che la scadenza del progetto e' per l'altro ieri? Segnalate un errore a un vostro collaboratore e lui vi risponde "Perche' non te lo correggi tu?"? Su eCompratelo finalmente la risposta:

Grazie a F. per la segnalazione di questa imperdibile mercanzia. In questi giorni ne ho un gran bisogno.


martedì, 22 marzo 2005
Non basta
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:21 pm

L'opposizione in Senato sta finalmente facendo casino contro la riforma costituzionale dell'indecente Calderoli, dei suoi padroni e dei suoi scherani. Troppo poco, troppo tardi, viene voglia di dire. Tutte le forze devono essere concentrate sul referendum ormai, per spazzare via una riforma che stravolge qualunque ragionevole idea di democrazia.


lunedì, 21 marzo 2005
Spell with Flickr
Nelle categorie: Web — Scritto dal Ratto alle 5:03 pm

Un bel giochino trovato qui.


THE
raaT
Letter RaaCE



lunedì, 21 marzo 2005
E' primavera!
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 2:25 pm

Per una volta voglio essere positiva e non brontolare. C'e' una bella notizia: e' primavera ormai, non c'e' piu' un tempo siberiano, splende il sole, gli alberi da frutto fioriscono, la gente esce a passeggio, tutta la natura insomma riprende vita…
Mannaggia, fa gia' troppo caldo!


lunedì, 21 marzo 2005
Voglio l'epidurale!
Nelle categorie: It, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 2:21 pm

Su Repubblica del 14.3.2005 e' stato pubblicato un articolo in merito all'abuso del taglio cesareo nei reparti di maternita' in Italia. La notizia e' che in questo campo battiamo soltanto il Brasile, raggiugendosi la punta dell'88% di cesarei in Campania. Senza dubbio vi sono molte ragioni, intuibili anche dai profani, per cui il parto naturale e' meglio del cesareo, che e' sempre un'operazione chirurgica. Quello che proprio non riesco a capire e che mi fa piuttosto arrabbiare anche leggendo questo articolo, naturalmente scritto da un uomo, e' che l'argomento viene trattato senza dare nessuna importanza alla necessita' di rendere il parto naturale meno doloroso, quasi fosse un capriccio femminile volersi risparmiare se possibile i dolori del travaglio. E' certo probabile che molte donne ricorrano al cesareo con questa finalita', ma dopo esserci passata, non me la sento di liquidare il loro desiderio come una stupida velleita' di risparmiarsi una breve sofferenza procacciandosi problemi peggiori.
A quanto pare evitare di partorire nella sofferenza senza cesareo e' un risultato che non si ottiene con la respirazione che insegnano ai corsi, ma si raggiunge invece con l'anestesia epidurale.
Perche' negli ospedali italiani l'epidurale, che aiuterebbe a affrontare meglio il parto naturale, e' vista come un tabu'? Per motivi economici? Per difficolta' organizzative? E perche' c'e' una totale disnformazione sull'argomento?
Dove ho partorito io, in una maternita' della politicamente ipercorretta sanita' toscana (che peraltro assicura gratuitamente la fecondazione assistita), l'epidurale costa 750 euro e richiede preventive consultazioni con ginecologo e anestesista, che devono essere contattati con esclusivo onere e iniziativa della futura madre.
L'autore dell'articolo di Repubblica non prende in considerazione nel commentare negativamente l'eccessivo numero di cesarei praticati in Italia l'incidenza della scarsa diffusione dell'epidurale, pur considerando il frivolo desiderio delle puerpere di non soffrire per i dolori del travaglio una delle cause del massiccio ricorso al cesareo. E' in corso un bel ritorno alla Bibbia, per cui si fa capire alle donne che non voler partorire con dolore e' immorale? O e' soltanto tipica superficialita' giornalistica?


venerdì, 18 marzo 2005
Piange
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 3:19 pm


venerdì, 18 marzo 2005
Oltre che indecente, anche buffone
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:09 pm

L'indecente Calderoli congela le dimissioni. Peccato.

Tirera' un sospiro di sollievo One More Blog, che all'indecente Calderoli ha addirittura dedicato un premio…


venerdì, 18 marzo 2005
The blue suburban skies
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 10:21 am


Perche' a volte perfino Via di Novoli puo' avere qualcosa in comune con Penny Lane.


giovedì, 17 marzo 2005
Resta comunque indecente
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 10:00 pm

L'indecente Calderoli si dimette? Sarebbe troppo bello per essere vero. Ma rimane pur sempre indecente. Anzi Calderoli riesce ad essere perfino piu' indecente quando si dimette, rimettendo "il mandato nelle mani di Bossi" — quasi fosse lui l'autorita' competente. Gia' — dimenticavo — quell'indecente di Calderoli, indecente ministro delle riforme, la Costituzione nemmeno l'ha mai letta…


giovedì, 17 marzo 2005
Padre Pio sotto arresto
Nelle categorie: Paradossi — Scritto da waldorf alle 7:23 pm

A Cercola, comune del napoletano, la popolazione è insorta contro i vigili che hanno sigillato il cantiere della statua di due metri di Padre Pio realizzata con i contributi dei paesani. Il Sindaco, di fronte alle accuse dei suoi elettori, sembra smentire i vigili, dichiarando che i permessi ci sono. La stramba vicenda del Padre Pio supposto abusivo messo sotto sequestro di cui parla il sito di Repubblica mi sembra quanto mai emblematica della realta' italiana, in bilico tra una religiosita' a volte folkloristica e con sottofondo di superstizione di fronte alla quale le norme dello Stato vengono in secondo piano, con la ciliegina finale dello scontro tra comune e i vigili (dipendenti del comune) che credevo dovessero stare dalla stessa parte, nella difesa della legalita' nell'edilizia come in altre materie e quindi esprimere una sola "opinione" sulla legittimita' di una costruzione.
Ma a quanto pare non e' cosi' che le cose funzionano da queste parti.


giovedì, 17 marzo 2005
E' sempre piu' indecente
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 5:46 pm

Indecente

Il procuratore generale di Venezia "destini i propri proclami ad altri obiettivi, dedicandosi ad esperire tutto quello che e' necessario per arrivare alla cattura di questo folle criminale. Se non e' in grado, si faccia da parte". Lo afferma in una nota il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, riferendosi al caso Unabomber e alle polemiche suscitate dalle parole dello stesso Calderoli sulle taglie. "Qui a smetterla non deve essere Calderoli o le sue taglie – dice l'esponente del Carroccio – visto che di taglie non ne sono ancora state emesse e quindi non possono aver prodotto nessuna segnalazione sbagliata. Qui a smetterla deve essere l'assenza di risultati. Calderoli – continua il ministro, parlando di se' in terza persona – cosi' come chiunque altro, non si sarebbe mai sognato di mettere taglie se chi doveva individuare e arrestare il pazzo criminale l'avesse fatto". (da Repubblica)

Quest'uomo e' indecente, due volte indecente, tre volte indecente.

P. S. Ancora un piccolo sforzo: oggi, cercando "Calderoli" su Google, "indecente" e' al secondo posto.


mercoledì, 16 marzo 2005
CSI e Kubrick
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 4:33 pm

Giovedì scorso è inziata la trasmissione della quarta serie di CSI per chi non arricchisce ulteriormente Murdoch e si limita ad arricchire un po' meno il nostro presidente del consiglio. Per me è una buona notizia (il poter vedere CSI intendo), visto che è una delle mie serie preferite, anche se non certo la preferita.
Ho scoperto in questi giorni di condividere la passione per CSI con una persona inaspettata, una bambina (per la verità quasi una teen-ager, dato che ha quasi 11 anni) che ho sempre reputato dolce e mite e che, sorpresa, ama guardare una roba con morti violente di tutti i tipi, cadaveri liquefatti e altre amenità, il tutto in una atmosfera generalmente tetra, con personaggi solitari e dal senso dell'umorismo talvolta perverso. Quando ho chiesto alla mia giovane interlocutrice il perché di questo suo interesse mi ha risposto che CSI era "ganzo" o giù di lì. La cosa mi ha un po' turbato, poi mi sono resa conto che CSI come ogni altra serie poliziesca in senso lato anestetizza la cruda realtà della morte, tanto che un bambino può trovare appassionante il tutto. La banalizzazione della violenza in questo caso si spinge parecchio in avanti, dato che i cadaveri non si intravedono da lontano distesi "a facciabocconi" come direbbe Montalbano, ma ci vengono mostrati di continuo con vari orrendi particolari, spesso distesi sul tavolo dell'anatomopatologo. Ovviamente non ne sentiamo l'odore, cosa che allontanerebbe il 95% degli spettatori. Pensandoci bene, ho paura di non seguire le avventure di Grissom & c. con una coscienza tanto superiore (forse un pochino) dei suoi fan più giovani, ma credo di avere una permeabilità molto minore. Del
resto la cosa bella del telefilm non è lo splatter, ma l'indagine.
Ad ogni modo non mi piacciono le censure televisive, e credo che i bambini debbano guardare un po' di tutto, anche considerato che in racconti "innocenti" come Hansel e Gretel la strega finisce in forno. Spero però che questa propalazione a piene mani di violenza in prima serata non crei degli adulti un po' tipo Axel di Arancia Meccanica per cui la violenza è solo "ganza". Del resto il film di Kubrick, ai suoi tempi sconvolgente, a più di 30 anni di distanza, in un contesto completamente diverso, è roba da bambini.
Per fortuna alla bambina in questione non credo proprio che succederà di diventare una Axel al femminile.


lunedì, 14 marzo 2005
Ancora su "Il Codice da Vinci"
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:21 pm

In un precedente post ho dichiarato di aver letto Il codice Da Vinci di Dan Brown e di averlo trovato pessimo. Alcuni hanno commentato dicendo, ragionevolmente, che essendo convinti a priori che fosse una porcata, si erano astenuti dal leggerlo anche prestato.
Premesso che a volte leggo o vedo cose per il gusto tutto particolare di veder confermati i miei pregiudizi negativi, come in questo caso, c'era anche una forte curiosità per un fenomeno collettivo abbastanza impressionante. Nelle librerie Il codice Da Vinci nelle sue varie edizioni, compresa quella illustrata al prezzo di 25 euro circa segnalatami da un gentile lettore, e soprattutto libri come La verità sul Codice da Vinci , che dovrebbe spiegare se ci sono basi storiche in tutta la faccenda, e varia paccottiglia sul Santo Graal forse raccattata dai magazzini occupano un piccolo settore tutto loro. Secondo Internet Bookshop, credo il principale rivenditore di libri via internet in Italia, Angeli e demoni, altro libro di Dan Brown, è al 4° posto nelle vendite in Italia, Il Codice da Vinci al 5° e La verità sul codice Da Vinci al 14°; ma nella classifica di vendita interna al sito stesso, La verità sul codice da Vinci è al 2° posto, Angeli e Demoni al 3°, Il codice Da Vinci all'8°. Evidentemente gli internauti sono piuttosto amanti di Dan Brown, anche più della media degli italiani. Comunque questo è sempre un paese in cui le barzellette su Totti e le nuove barzellette su Totti sono state un grande successo editoriale, per cui è sempre un progresso…
P.S. : aggiungo che anche in edicola si possono trovare delle dispense o giù di lì sul Santo Graal pubblicizzate in tv


lunedì, 14 marzo 2005
Invece di vergognarsi si nascondono
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:19 pm

Io mi vergogno per Guantanamo

A me era sfuggita la notizia* che gli Stati Uniti stanno quietamente esportando i detenuti di Guantanamo in paesi in cui le garanzie legali sono ancora inferiori — e in modo che l'ostilita' dell'opinione pubblica internazionale non possa piu' dirigersi contro l'America. Per fortuna non e' sfuggita a resto del mondo.
Io continuo a pensare che stiamo facendo troppo poco per difendere i valori veri dell'Occidente. La distrazione su Guantanamo e' intollerabile.

* Il link richiede una registrazione gratuita al sito del New York Times.


lunedì, 14 marzo 2005
Indecente, dimettiti!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:19 am

Calderoli non ci sorprende piu', qualunque cosa indecente dica. Ma quando un ministro della Repubblica invoca la pena di morte***, andando contro la Costituzione (art. 27*) a cui ha giurato fedelta', contro decenni di consenso politico nazionale, contro le posizioni del suo stesso governo**, allora perfino nell'Italietta di questi tempi il limite tollerabile di cio' che e' indecente e' varcato. L'indecente Calderoli dovrebbe dimettersi o Berlusconi lo dovrebbe cacciare.
Calderoli e' un ministro indecente. Calderoli e' anche un uomo indecente. In attesa che faccia la fine politica che si merita, diamo all'indecente Calderoli almeno la berlina telematica di un bel Google-bombing.

(sono troppo indignato dall'indecente Calderoli perfino per gratificarlo di un vaffanculo)

* Per chi non se lo ricordasse:
La responsabilità penale è personale.
L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.

** Cosi' Berlusconi nel suo intervento alla 58a Assemblea delle Nazioni Unite:
L'Unione Europea è e resterà sempre impegnata nella promozione e protezione di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali. In questo contesto ribadiamo il nostro forte sostegno all'abolizione universale della pena di morte. Negli ultimi anni si sono registrati progressi importanti in questo campo anche grazie al contributo della società civile. L'abolizione è il nostro obiettivo principale, ma dove ancora vige la pena capitale chiediamo che la sua applicazione venga bloccata attraverso una moratoria generalizzata sulle esecuzioni.

*** Link aggiornato il 22 agosto 2005: quello originale a una notizia ANSA non era piu' attivo.

P. S. del 22 agosto 2005: qualcuno mi spiega, magari nei commenti, perche' all'improvviso, da ieri, qualcosa come 120 persone hanno cercato su Google "indecente Calderoli" e sono arrivate qui? Per carita', se il Googlebombing riprende sono solo contento — ma mi sono perso qualcosa?


venerdì, 11 marzo 2005
Questioni di cuore?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 8:12 pm

Da anni leggo ogni settimana la rubrica "Questioni di cuore" sul "Venerdi'" di Repubblica, tenuta dalla Aspesi. A parte l'ovvia invidia per chi si guadagna la vita con un mestiere cosi' divertente come rispondere a lettere su problemi sentimentali, mi ha sempre colpito come il testo delle lettere riveli un fortissimo bisogno di mitizzare se stessi da parte degli scriventi, per cui l'enfasi si spreca a piene mani. Così c'è tutto un gergo particolare, per cui quando si vuol dire che di una persona non si è innamorati, ma che piace o le si vuole bene, si dice "lo/la adoro, anche se non lo/la amo" o si tira fuori la parola "passione" con generosa disinvoltura. Ho sempre pensato che "adorare" da un punto di vista semantico valesse piu' di amare, ma ho scoperto che mi sbaglio.
Non voglio entrare nella questione sulla autenticità o meno delle lettere di questa rubrica come di altre del genere, perché nel caso specifico, chiunque le scriva, mi pare che corrispondano bene all'attuale temperie.
Le persone comuni con cui mi capita di avere a che fare parlano delle loro faccende di cuore, spesso non proprio edificanti, negli stessi termini aulici delle lettere aspesiane, il che spiega il successo di un filmaccio come "L'ultimo bacio" di Muccino, in cui molti si sono rispecchiati nonostante la chiara fintaggine dei personaggi (ma dove sono tutti questi trentenni con problemi e soldi da cinquantenni?)
Probabilmente questo uso un po' mistificatorio dei termini del "discorso amoroso" è un modo di sfuggire alla realta' quotidiana delle storie sentimentali , la cui routine non ha molto in comune con le grandi passioni dei film e delle fiction televisive. Pero' a me la precisione del linguaggio piace e a volte mi pare proprio che sia solo una questione di corna…


venerdì, 11 marzo 2005
Ha sparato lei a Calipari?
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 8:03 pm

"Credo che la Sgrena dovrebbe, magari, essere piu' accorta. Ha detto un cumulo di sciocchezze, parla da poco accorta, si e' mossa da poco accorta, ha creato enormi problemi al governo e ha creato anche dei lutti che forse era meglio evitare". Cosi' il Ministro Castelli (il corsivo e' mio).

Da Repubblica.


venerdì, 11 marzo 2005
Waldorf, pensaci tu…
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:24 am

Il Ratto, come al solito, corre piu' del solito — tanto che ha perso la via del blog. Per fortuna il blog non sente la sua mancanza — visto che e' nelle ottime mani di Waldorf.


giovedì, 10 marzo 2005
Siamo tutti nerds?
Nelle categorie: Web — Scritto da waldorf alle 7:39 pm

Pare che secondo ricerche recenti, e comunque di risultato necessariamente approssimativo, gli utenti di internet in Italia che si connettono tutti i giorni siano circa 4 milioni, mentre 9 milioni di persone si connettono una volta a settimana circa. Si tratta di numeri bassi rispetto a molti altri paesi occidentali, ma certamente non indifferenti. Ho comunque l'impressione persistente che internet non sia entrato, nel bene e nel male, nei costumi e nei comportamenti collettivi; chi sta molto in rete è ancora una specie di alieno che ha tempo da perdere, anche secondo il modo di vedere di diverse persone se non giovanissime di certo non anziane, e ancora sono tanti sono quelli che si connettono solo dall'ufficio.
Ovviamente ciò dipende molto anche dai costi e da fattori pratici; fatto sta che io non riesco quasi mai a farmi rispondere in tempi non geologici via e-mail da amici e colleghi, cosa che mi irrita sovranamente, in quanto, odiando il telefono, trovo che la posta elettronica sia un grande mezzo di comunicazione.
Non so se questo capiti anche ad altri che maneggiano molto internet, ma a me, che pure non sono tra gli utenti maggiormente accaniti, sembra ancora di essere un nerd isolato (fuori della famiglia, almeno!) ed anzi dato che di tecnologia e scienza mi intendo poco, ma vado meglio nel settore letterario, una "lerd", razza ancora piu' isolata ma ugalmente "socially awkward"…


martedì, 8 marzo 2005
La festa delle donne
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:10 pm

L'8 marzo è ormai quasi finito. In realtà a me è sempre sembrato buffo che dovesse esistere una festa della donna, quasi noi femminucce non fossimo più del 50% dell'umanità ma una specie di simpatica minoranza. Sembra una graziosa e paternalistica concessione degli uomini per tarcitarsi la coscienza con un mazzolino giallo e qualche dibattito in tv, anche se le origini della festa sono ben altre, mi rendo conto, ma tant'è.
Intanto credo che molte di noi vedano questo giorno come una delle poche occasioni in un anno di uscire tra donne e scatenarsi un po', concezione che ha prodotto il diffondersi di spettacoli di strip tease maschili (con banconote infilate nei perizoma, il che costa, a botte di cinque euro almeno per volta) nonché la tendenza di molti uomini a vedere l' 8 marzo come un'ottima occasione per rimorchiare. Il tutto non ha molto a che vedere con il femminismo, ma se non altro saranno contenti i fioristi e i proprietari di discoteche…


martedì, 8 marzo 2005
L'esercito dei grandi fratelli
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 5:16 pm

Sono dappertutto, ormai. Ti occhieggiano dalle pagine dei rotocalchi di categoria piu' o meno infima, maramaldeggiano sul web, e soprattutto imperano in televisione. I vari reduci dai molteplici reality che fioriscono con vece assidua sui vari canali rai e mediaset, dediti ad una competizione all'ultimo sangue alla trasmissione piu' canagliesca, con l'aggiunta dei militi della De Filippi (sono reality le sue creazioni?), in schieramento compatto, capitanati dalla Lecciso, popolano ormai a quanto pare l'immaginario dell'italiano medio. Cosi' io, che tendenzialmente non guardo i reality (anche se ho seguito un paio di edizioni di Mai dire grande fratello), ma che non disdegno la lettura di qualche Novella 2000 recuperata dalla parrucchiera, oramai non conosco circa il 75% dei personaggi che affollano questo tipo di periodici. Per la verita' il restante 25% che non mi è del tutto ignoto e' fatto per la quasi totalita' di quei disperati ex famosi anni '60 e '70 che cercano di riciclarsi con i reality (vedasi Fabio Testi o Kabir Bedi).
Se poi provo a leggere un articolo che riguarda quei personaggi che mi sono totalmente ignoti, scopro che devono ritenersi rilevanti perche' prima facevano parte del pubblico stabile di una qualche tramissione della De Filippi e poi hanno partecipato al Ristorante della Clerici e cosi' via.
Ancora poi non ho ben capito chi sono esattamente i Costantino e i Daniele per cui stravedono le donne italiane secondo i sondaggi e chi li ha messi in circolazione.
E' vero che per anni in Italia numerosi personaggi sono assurti a fama grazie ad Arbore e al Maurizio Costanzo Show, che non a caso ha chiuso i battenti quando tra le altre cose il suo ideatore e conduttore si e' profondamente impermalito per l'invasione dei reality che gli contendevano l'audience. Premesso che mi hanno sempre suscitato profonda diffidenza le creature di Costanzo e tutti quelli che ti dicevano "l'ho sentito al Maurizio Costanzo Show", quasi qualsiasi fesseria ne fosse trasformata in un dogma, si trattava di un fenomeno molto meno invasivo e in genere era gente che qualcosa sapeva fare o aveva fatto.
Ora invece siamo giunti al punto che la televisione tendenzialmente non seleziona assolutamente tra la massa degli ignoti qualcuno che abbia un minimo merito che lo possa far diventare famoso, per cui si e' famosi per definizione solo perche' si finisce un quarto d'ora in tv e il matrimonio di Katia e Ascanio ha le dimensioni delle nozze del secolo.
Tutto cio' mi ricorda tanto quel profetico e geniale film di Cukor, It Should Happen To You (La ragazza del secolo) in cui la ragazza interpretata da Judy Holliday diventava famosa solo perche' aveva affittato un gigantesco spazio pubblicitario al Columbus Circle per poi scriverci sopra il suo nome, Gladys Glover…
P.S. : scopro oggi che un qualche gestore di telefonia mobile regala alle sue clienti uno strip tease di Costantino da vedersi sul proprio cellulare. No comment sul livello dell'iniziativa.


lunedì, 7 marzo 2005
I feudatari della conoscenza
Nelle categorie: Free Knowledge, Web — Scritto dal Ratto alle 2:33 pm

hanno fatto approvare la direttiva sui brevetti software, forzando le procedure e umiliando il Parlamento Europeo, pur di portare a casa la protezione dei loro interessi. E' un brutto giorno per la liberta' della conoscenza.
Un sommario informativo puo' essere letto qui: consiglio di seguire anche i link sula colonna di destra, che riassumono la storia della vicenda e danno visibilita' alle posizioni dei critici e dei sostenitori dei brevetti software.

Ora la battaglia contro la direttiva deve trasferirsi al Parlamento Europeo, dove in seconda lettura dovra' essere posta non solo la questione di merito, ma anche e forse soprattutto quella di metodo: non si puo' dimenticare infatti che il testo di questa direttiva non riflette le posizioni espresse dal Parlamento stesso, che anzi ha richiesto che l'iter legislativo fosse ripreso da principio, e non dispone di una maggioranza chiara nemmeno nel Consiglio, date le numerose
dichiarazioni contrarie di parlamenti e governi nazionali, tra cui quello italiano. L'approvazione della direttiva costituirebbe percio' un grave precedente in termini di distorsione dei processi decisionali comunitari e un vulnus significativo all'autorita' del Parlamento Europeo.

Il comunicato stampa de Il Secolo della Rete; la notizia da Punto Informatico.


lunedì, 7 marzo 2005
Il peso di una vita umana
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:02 pm

Sicuramente non ho i mezzi "filosofici" per trattarne, ma la vicenda Sgrena-Calipari mi induce piu' che mai a riflettere su una questione che mi turba in particolare fino dall'11 settembre 2001, e ad indugiare su pensieri che per una volta vorrei esternare. E cioe' quale possa essere il peso di una vita umana, e quanto ci colpisca o ci lasci indifferenti la morte di persone ugualmente meritorie di compassione a seconda di molte circostanze, non ultime la loro razza e nazionalita' e classe sociale. Cosi' le 3000 (per carità cifra enorme) vittime occidentali dell'11 settembre scatenano la reazione degli americani, che sta provocando decine di migliaia di morti in Iraq, e ancora non se ne vede la fine. Enormi catastrofi naturali accadono in varie parti del mondo, ma noi ci siamo preoccupati dello Tsunami perche' c'erano di mezzo degli occidentali, altrimenti non credo che se non altro ci avrebbero dato tante informazioni. Cinquecentomila persone sono scese in piazza per manifestare per Giuliana Sgrena, nostra connazionale e soprattutto giornalista, ma non so se si muoverebbero per uno dei tanti eccidi in corso nel mondo. Certamente un sequestro, come ogni altra situazione di pericolo e incertezza, crea per natura un pathos molto forte rispetto alla possibile perdita di una vita umana, prolungando spesso per molto tempo la speranza o la preoccupazione per la salvezza di qualcuno.
Tante persone muoiono ogni giorno per fare il loro dovere o comunque a causa del loro lavoro, ma noi piangiamo in massa solo per Nicola Calipari.
Spero di non essere fraintesa, perche' sono come gli altri addolorata e colpita dalle tragedie che ho menzionato, ma credo anche che per la maggioranza le persone (e non mi chiamo fuori dalla maggioranza) siano irrimediabilmente ciniche e ipocrite. Siamo capaci di commozione se i media ci sollecitano a provarla, ma solidamente indifferenti di fronte a tutto quello che non ci viene messo sotto gli occhi in bella evidenza. E' sempre una tragedia quando qualcuno viene ucciso, ma enormi quantita' di persone muoiono uccise ogni giorno anche in modi atroci senza che ci importi veramente.
Cosi' la vita umana finisce per pesare quanto i giornali e le televisioni decidono che pesi; siccome siamo noi occidentali a posssedere la maggior parte delle risorse economiche, la nostra vita ha piu' importanza. E non posso fare a meno di pensarci, anche piangendo dei morti e sperando che comunque il loro sacrificio possa portare dei frutti positivi.


lunedì, 7 marzo 2005
Fuoco amico
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra — Scritto dal Ratto alle 9:54 am

Non ho detto nulla, finora, sulla vicenda della liberazione di Giuliana Sgrena. Perche' e' praticamente impossibile, per ora, capire che cosa e' accaduto e chi ne porta le responsabilita'. Quel che e' certo — la sola cosa certa, al momento — e' che ne emerge un quadro di diffidenza, di segreti, di silenzi, di non collaborazione tra comandi italiani e comandi americani. Alla faccia dell'amico Silvio e dell'amico George — queste doppiezze sono costate la vita a una persona.


sabato, 5 marzo 2005
Cicli infelici
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Web — Scritto dal Ratto alle 5:47 pm

Ci sono anche io, adesso, in questa bella iniziativa di Matteo.


venerdì, 4 marzo 2005
Nulla di personale, ma…
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 7:44 pm

Capisco che non va di moda dirlo, che anche Repubblica lo sta sdoganando, che il suo festival ha grande successo, ma Bonolis non lo tollero!
P.S.: c'è qualcuno che lo ricorda ai tempi di Bim bum bam con Licia Colò e il pupazzo Uan?


venerdì, 4 marzo 2005
Bentornata, Giuliana!
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra — Scritto dal Ratto alle 7:06 pm


venerdì, 4 marzo 2005
Brevetti software: il riassunto
Nelle categorie: Free Knowledge, Web — Scritto dal Ratto alle 9:35 am

Visto che la vicenda ha ormai piu' puntate di Beautiful, ben venga il riassunto di .mau., che e' semplice e chiarissimo.


giovedì, 3 marzo 2005
Marzo?
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:26 am

Dalle finestre del mio ufficio, a Firenze, dieci minuti fa.


giovedì, 3 marzo 2005
Ci riprovano (sui brevetti software)
Nelle categorie: Free Knowledge, Web — Scritto dal Ratto alle 10:10 am

Copio e incollo da Il Secolo della Rete.

Il 7 marzo 2005 all'ECOFIN verra' fatto, ancora una volta, un tentativo di fare passare la direttiva comunitaria sulla brevettabilita' del software, gia' bocciata dal Parlamento Europeo lo scorso anno. Chiunque ne abbia la possibilita', scriva ai propri europarlamentari per opporsi a questa prevaricazione. L'elenco dei parlamentari diviso per nazione e gruppo politico puo' essere consultato nel sito dell'Europarlamento.
La decisione di stracciare il processo democratico, e di togliere credibilita' alle istituzioni europee, e' dovuta al fatto che tale direttiva non ha piu' il supporto, ne' del Parlamento, ne' fra i paesi membri, ne' della maggioranza al Consiglio, ne' il supporto di altre Direzioni Generali in Commissione al di fuori della DG-Market.
Sotto trovate un fac-simile della lettera (ovviamente modificabile):

On. [nome]
Il Commissario Europeo al mercato interno, Charlie McCreevy, ha richiesto al Consiglio Europeo di includere la direttiva sulla brevettabilita' delle invenzioni sviluppate al calcolatore (il software) al punto "A" dell'ordine del giorno del Consiglio di competitivita' (ECOFIN) del 7 marzo ed ha richiesto di adottare formalmente quanto prima la "posizione comune" su cui era stato trovato un accordo lo scorso maggio, affermando che questo dossier debba essere approvato.
– Il Commissario McCreevy ha rifiutato di lavorare ad una proposta migliore, e di essere aperto a una qualunque trattativa o compromesso.
– Ha rifiutato di considerare la presentazione di una nuova proposta e l'applicazione dell'articolo 55, come chiesto all'unanimita' dai presidenti del Parlamento Europeo.
– Ha rifiutato di prendere in considerazione le correzioni del Parlamento Europeo.
– Ha rifiutato di prendere in considerazione che l'accordo politico del Consiglio non ha la maggioranza.
– Ha rifiutato di considerare che soltanto nella seconda meta' di febbraio 2005 tre Parlamenti nazionali hanno votato contro la direttiva da lui sostenuta.
– Ha rifiutato di prendere in considerazione le dimostrazioni popolari degli ultimi mesi. Ha rifiutato di prendere in considerazione le petizioni dall'associazione delle PMI.

Ma soprattutto, McCreevy dimostra che non intende affatto prendere in considerazione la forza del Parlamento Europeo – che rappresenta i cittadini dell'Unione Europea – rifiutandosi di accettare la sua richiesta di applicare l'articolo 55.
Se il suo tentativo avesse successo, creerebbe un pericoloso spostamento nell'equilibrio dei poteri; una perdita di fiducia nella rappresentativita' delle istituzioni, che sembrerebbero essere piu' sensibili all'interesse di poche multinazionali, in gran parte neppure europee.
Ho votato per Lei, e ho fiducia in Lei. Chiedo a Lei, in qualita' di membro del Parlamento Europeo, che ho contribuito ad eleggere, di evitare di far creare un precedente legislativo a questo Commissario.
Le chiedo di proporre una mozione di sfiducia per un Commissario che non rappresenta gli interessi europei.
Sarebbe una lezione per il futuro e una garanzia per la democrazia.
In fede,
[firma]
Nome Cognome
Indirizzo]


mercoledì, 2 marzo 2005
L'ovatta neonatale
Nelle categorie: It, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 6:37 pm

Mutuo l'espressione da una mia collega, e mi pare che illustri bene lo stato in cui cade la neomadre che ha la fortuna di usufruire del periodo di maternita' o comunque di passare tutta la giornata insieme al figlio lattante. Il cervello, del resto gia' un po' intontito dai pianti del caro piccolo e dal naturale rincoglionimento parentale di cui si e' gia' parlato su questo blog, finisce per riempirsi appunto di questa ovatta, nel mezzo delle attivita' e delle preoccupazioni proprie della cura di un neonato, sempre che tutto proceda per il verso giusto per quanto riguarda la sua salute o non scatti la depressione post partum.
Così diventa normale per una persona che prima cercava di seguire questioni di una qualche rilevanza intellettuale nel lavoro di tutti i giorni emettere un quotidiano bollettino della cacca (riguardante la sussistenza, consistenza, quantità della medesima) o preoccuparsi seriamente della funzionalita' dell'ultimo modello di biberon della Avent, la marca piu' trendy del settore (meglio quelli tradizionali a forma di biberon che costano meno e non fanno tanta schiuma da poterci preparare il cappuccino, e tutto sommato non provocano piu' coliche) o ancora angosciarsi per le vicende del ruttino.
Per la verita' il soffocamento da ovatta neonatale non e' neanche un fenomeno troppo spiacevole, ma induce a interrogarsi talvolta sul destino delle donne contemporanee, spesso in bilico tra una vita professionale sentita come importante e di pari dignita' rispetto a quella degli uomini e l'attrazione e a volte risucchio esercitati dalla dimensione familiare. E non mancano i momenti in cui sembra, magari ingiustamente, di vivere un almeno temporaneo ritorno al passato, e si vorrebbe abitare in paesi come la Norvegia, dove e' normale che un uomo lasci il proprio lavoro per un po' allo scopo di seguire un figlio appena nato, anche soltanto per non avvertire la cura dei neonati come un compito esclusivamente femminile.


mercoledì, 2 marzo 2005
Il patto (scellerato) di Sanremo
Nelle categorie: Free Knowledge, Web — Scritto dal Ratto alle 11:12 am

Riporto qui, con qualche variante, una cosa che ho scritto per Il Secolo della Rete.

Oggi, nella cornice significativa del Festival di Sanremo, i Ministri dell'Innovazione, della Cultura e delle Comunicazioni firmeranno il "patto" relativo all'introduzione di "Linee guida per l'adozione di codici di condotta ed azioni per la diffusione dei contenuti digitali nell'era di internet". Il documento, emerso dai lavori di una commissione presieduta da Paolo Vigevano, e' stato redatto a seguito di numerose audizioni con fornitori di connettivita', operatori di telecomunicazioni, fornitori di contenuti, detentori di diritti di proprieta' intellettuale; sono state audite anche alcune associazioni di consumatori e l'Associazione Software Libero, che pero' si sono dissociate dal risultato dei lavori [sulla logica (perversa) delle audizioni, vedere questo post di Beppe Caravita].
Il documento, di cui sono circolate anticipazioni ma che non e' ancora pubblico, si e' focalizzato interamente sul contrasto della "pirateria" di materiale protetto da copyright ed e' sostanzialmente subalterno alla logica dei grandi produttori di contenuti. E' vero che viene dato atto del diritto di tutti a a prendere parte liberamente alla vita culturale della comunita', di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici: ma di questo diritto ben poca cosa rimane nel modello proposto dai tre ministri. Il testo infatti e' interamente rivolto a creare le condizioni per la nascita di "ambienti sicuri" per la fruizione e lo scambio di contenuti digitali, attraverso lo sviluppo e l'adozione di sistemi di Digital Rights Management, cioe' per i non addetti ai lavori di protezione elettronica dei contenuti. Addirittura e' evocata la possibilita' che gli internet provider debbano risolvere i contratti di connettivita' degli utenti che violino il diritto d'autore. In pratica: guerra dichiarata allo scambio dei file su internet, appena mitigata a parole da un impegno a promuovere la disponibilita' e l'utilizzo di contenuti digitali secondo modelli di pubblico dominio e licenze alternative, di cui per altro non si esaminano e non si indicano ne' le tipologie, ne' le logiche di agibilita' in un ecosistema digitale dominato dai DRM.
Vi e' dietro questo documento una visione del tutto distorta di internet come canale di distribuzione essenzialmente di tipo broadcast come la tv: da un lato i fornitori di contenuti, dall'altra la massa dei consumatori che hanno con i primi un rapporto disaggregato e verticale. Ma la rete non e' questo: e' appunto una *rete* – e prima di tutto di relazioni – dove ognuno e' nello stesso tempo fornitore e fruitore di contenuti, dove la viralita' dello scambio di informazioni e' prevalente rispetto alla logica da supermercato del consumo. Se non si capisce questo, non si capisce nulla di internet — e non si ha alcuna possibilita' di incidere sulla sua realta': al massimo se ne puo' rendere piu' scomodo lo sviluppo e piu' lenta la generalizzazione, con dei bei risultati nella lotta al ritardo digitale che affligge l'Italia.
Non sorprende, ma preoccupa che tre ministri e il meglio dell'industria culturale italiana non abbiano saputo partorire che questo provvedimento inefficace nei fatti e potenzialmente liberticida nei principi, anziche' avere il coraggio necessario di affrontare una volta per tutte la questione di come rivedere la protezione della proprieta' intellettuale nell'epoca della rete, esplorando realmente modelli alternativi di remunerazione degli autori (e di disintermediazione reale rispetto alle catene del valore).
Poco male, in fondo: anche queste linee guida saranno spazzate via dai comportamenti sociali nella rete, cosi' come le norme largamente inapplicate e inapplicabili del Decreto Urbani. D'altronde siamo a Sanremo: sono solo canzonette.

Aggiornamento: tutta la documentazione adesso e' qui.


mercoledì, 2 marzo 2005
Le back pages di J.Lo
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 9:27 am

Da "Oggi" del 2.3.2005 (sono recidiva, ma non ho trovato altre fonti per la notizia, se cosi' si puo' chiamare): "a una sfilata di moda a New York della settimana scorsa e' salita in passerella anche la "divina portoricana del Bronx" Jennifer Lopez. ma un brivido e' corso sulla schiena dei fan: il magico sedere è apparso appesantito. Che succede? E quello e' ancora il piu' bello del mondo?".
Come noto, Jennifer Lopez ha costruito molta della sua non trascurabile fortuna sul suo famoso posteriore a mandolino, dando vita ad una frenetica attivita' non solo di attrice ma anche cantante, stilista e perfino dando il nome ad un profumo. Cosi' ha fatto di se stessa una sorta di impero economico, pur non eccellendo in fondo in niente, se non forse in fatto di culo, appunto. Il personaggio puo' non piacere, avendo se non altro aspetti parecchio pacchiani e in media risultando indigesti i suoi film, ma penso che sia difficile non ammirarne la determinazione e l'abilita'.
Rufolando su internet ho scoperto che sono stati persino capaci di fare sul suo butt una questione di incontro-scontro di civilta', quasi fosse una specie di affermazione della cultura ispanica o comunque delle prerogative fisiche delle donne coloured (per usare un termine politicamente scorretto) sulla comune visione estetica imperante in Europa e negli Stati Uniti.
Ora, l'evento di un eventuale e inevitabile, credo, crollo di un posteriore che comunque non e' mai stato esattamente "brasiliano" (Chris Rock, tra l'altro presentatore degli ultimi Oscar, ha detto che ci vuole una limousine solo per quello), mi colpisce per un aspetto: riuscira' Jennifer a riciclarsi? O e' destinata a cadere nel dimenticatoio? In altre parole e' all'altezza di Madonna, che domina ancora pur avendo di partenza forse ancora meno doti, o la sua e' stata solo una corsa ad afferrare l'afferrabile prima che fosse troppo tardi e gli anni si portassero via le sue migliori prerogative? Pur divisa, in fondo faccio il tifo per J.Lo, perche' nessuna ironia puo' cancellare il fatto che per farcela come ce l'ha fatta lei finora, non ci vuole solo culo, ma servono anche, per usare un'espressione di raro maschilismo, le palle.

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