venerdì, 18 febbraio 2005
Nel nuovo clima instaurato dopo Sharm, Israele ha finalmente deciso di permettere il rientro nel West Bank di un primo gruppo di esiliati palestinesi e soprattutto di porre fine alle demolizioni di case nei Territori.
Non e' molto — e sono misure che rimediano solo in parte e tardi agli errori etici e politici commessi da Israele negli anni dell'Intifada — errori che derivano da due illusioni devastanti: quella di poter vincere lo scontro con la forza e quella di poter allargare i propri confini al di la' della Linea Verde. Non e' molto — ma e' un altro piccolo segnale di cambiamento — altri elementi che rafforzano la possibilita' di arrivare a quella pace dignitosamente insoddisfacente per tutti di cui parlavo qualche giorno fa.
Sono debitore di alcune risposte a Lia — semplicemente non ho la concentrazione e il tempo di scriverle decentemente: ma ci tornero' sopra la settimana prossima — appena avro' respiro.







Ogni tanto, io arrivo sul tuo blog e ti trovo che sospiri: "Devo rispondere a Lia, lo so…" con lo stesso tono con cui io periodicamente dichiaro: "Devo andare dal dentista, urgh."
Sento di doverti tranquillizzare: se non rispondi non fa nulla, capirò. :))
Però volevo segnalarti un bel post che schematizza i motivi (o alcuni dei motivi) per cui non vedo i presupposti per la pace "dignitosamente insoddisfacenti per entrambi" di cui parli.
E' una bella analisi di Lawrence of Cyberia che schematizza perfettamente, con tanto di cartina, i motivi per cui io insisto su questo punto.
http://lawrenceofcyberia.blogs.com/news/2005/02/the_slightly_le.html#more
Da lì in poi si potrebbe parlare delle dinamiche che la situazione schematizzata da Lawrence ha innescato, innesca e innescherà nel cuore della gente, ma non voglio essere prolissa e le lascio immaginare a te.
Io vedo solo che non cambia nulla, che peggiora tutto e che il casino in Medio Oriente si espande.
E che questa faccenda della Siria mi sta terrorizzando.
No no, altro che dentista: e' che le tue idee e le tue posizioni sono sempre food for thought. E sento che il ragionamento che cerco di fare — e il dialogo che e' il senso del blog — e' monco se non ti rispondo. E mi dispiace quando non ce la faccio in tempi blogghisticamente decenti. Tutto qui.
Vado a leggere il post di Lawrence — cosi' il mio debito di risposte cresce ;-)
Mi chiedo cos'è che fa sì che i nostri rispettivi blog, così "schierati" su fronti diversi, si ascoltino. Credo che sia un caso rarissimo.
Certamente è molto più merito tuo che mio: hai un controllo sulle trappole dell'escalation che mi suscita autentica ammirazione.
E poi, ovviamente, hai esperienza politica vera, e immagino che questo ti faciliti nel sorvolare certe dinamiche.
Però non è solo questo.
Credo che ti guidi molto la passione, autentica, per la dimensione etica della cultura ebraica e che su questo tu non possa fare sconti, pena un catastrofico venire meno delle stesse fondamenta su cui si basa la tua passione.
Di conseguenza, mi pongo nei tuoi confronti la domanda che spesso mi sono posta su scenari, ovviamente, molto più vasti: qual è il punto in cui questo "ascolto" si interrompe? Dove si produce la rottura e, soprattutto, perché?
E' sul sionismo, ovviamente. Sull'identità stessa, quindi. La "vostra", dico. Che non è identità ebraica, non c'entra nulla. E' di identità israeliana, che parlo. Sono le famose "scuse" irrinunciabili per i palestinesi e impensabili per gli israeliani e, da quello che ho capito, anche per te.
E' lì che si spezza il dialogo anche tra i "migliori", in Israele/Palestina, rendendo poi di fatto possibile ogni disastro e atrocità. Su cristianissimi concetti di colpa, peccato originale e pentimento. O – meglio – su una questioncella di Ideale dell'Io di portata non sottovalutabile, e che merita anche rispetto per le potenzialità destabilizzanti che si porta dietro: un conto è "meritare" di essere ciò che si è, un conto è doversene scusare. Bel problema, il sionismo.
Ovvio che, per un palestinese, questo problema scompare di fronte al "suo" problema.
Io sono convinta che la questione palestinese andrebbe risolta dagli psicoanalisti, più che dai politici.
(E comunque questo mio commento è totalmente off topic e se non lo pubblichi fai benissimo.)