martedì, 15 febbraio 2005
Guardare gli alberi o la foresta?
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:51 pm

Sulla missione italiana in Iraq c'e' nel mio partito e piu' in generale nell'Ulivo una bella maretta. Gli argomenti di chi voleva l'astensione sono — semplificando un po': in Iraq con le elezioni e' cambiato qualcosa, si stanno facendo passi verso il ritorno della sovranita' popolare, perche' continuare a comportarci come se nulla fosse cambiato? I sostenitori del no invece sottolineano la sostanziale illegittimita' dell'intervento armato in Iraq, illegittimita' che non solo non e' venuta meno, ma anzi si e' man mano rivelata in tutta la sua gravita' (le torture, l'incapacita' di ristabilire condizioni minime di vivibilita' civile e democratica da parte dell'occupante, l'infondatezza del casus belli ecc.).
A voler ragionare – anzi che giocare alla polemica – c'e' del vero nell'una e nell'altra posizione. La prima vede le cose che stanno cambiando, i miglioramenti della situazione. La seconda ci ricorda che, miglioramenti o no, l'intero intervento militare e' ab origine inaccettabile e nulla puo' sanare il vizio di nascita. E' il vecchio dilemma tra un approccio analitico ed uno olistico, tra chi vede i singoli alberi e chi considera la foresta nel suo insieme. L'uno e l'altro perdono di vista qualcosa.
A conti fatti, a me pare tuttora piu' sana la seconda posizione, quella maggioritariamente espressa dai nostri parlamentari e ribadita da Prodi. Perche' nel nostro caso e' vero che qualche albero sta rimettendo le gemme — ma per arrivare a questo abbiamo distrutto l'intera foresta.

5 Commenti a “Guardare gli alberi o la foresta?”

  1. gianni ha scritto il 16 febbraio 2005 alle 10:35 am

    L'albero che mette le gemme nella foresta distrutta: un' immagine davvero azzeccata. Ciao

  2. Milton ha scritto il 17 febbraio 2005 alle 3:30 pm

    Pensi davvero che l'intervento angloamericano abbia trovato una foresta e l'abbia distrutta ? E che quelle che stiamo vedendo siano solo poche gemme, alla lontana promettenti rispetto alla foresta che c'era ? Il kurdistan in ginocchio, due guerre di aggressione ai danni di stati confinanti, sterminio di tutti gli oppositori politici e fosse comuni di migliaia di persone ; fame ma enormi spese militari, dittatura e stampa asservita, niente medicine ma decine di palazzi presidenziali con piscine e tangenti miliardarie per il leader ed i suoi familiari; leadership familiare nella politica ed ogni settore, compreso persino lo sport, finanziamento sistematico del terrorismo di hamas ( per fermarsi a quanto è rimasto provato ): questa la foresta che è stata distrutta ? E poi, quanto all'illegittimità, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1546 / 2004 che legittima la forza multinazionale, il governo ad interim ed invita tutti i Paesi a collaborare con loro, cos'è ? Un bug nella rete, un moscerino nell'occhio dell'osservatore " olistico "?

  3. Angelo ha scritto il 17 febbraio 2005 alle 9:55 pm

    Non voglio cadere nella trappola della polemica. Pero'. Mai detto che il regime di Saddam fosse rose e fiori — peccato che per anni sia stato il nostro figlio di puttana nella regione, finanziato e armato da quegli stessi che poi hanno deciso di levarselo dai coglioni. E in mezzo c'e' stata una guerra *di aggressione*, fondata su un pretesto fasullo e costata a occhio e croce centomila morti (la cifra e' di The Lancet, noto giornale comunista…) e la distruzione di ogni infrastruttura del paese. La fame c'e' piu' di prima, mancano perfino la benzina e l'energia elettrica, c'e' una guerra civile in atto, si fanno elezioni che sono senza dubbio un fatto positivo, ma a cui ha partecipato, in condizioni di agibilita' democratica che in altri momenti l'America e l'Europa avrebbero condannato con orrore, una striminzita meta' dell'elettorato e praticamente *nessuno* nelle province sunnite — e la prospettiva e' di scegliere tra l'occupazione straniera e una teocrazia sciita.
    Quanto alla guerra, e' stata fatta senza e *contro* la volonta' dell'ONU. La risoluzione di cui parla Milton e' intervenuta a posteriori, a cocci gia' rotti — e nel tentativo di evitare mali peggiori e di provvedere una via d'uscita politica all'occupazione.
    No — mi dispiace — sono disposto a concedere che in Iraq c'e' qualche albero che mette gemme. Ma a patto che Milton sia disposto a riconoscere la devastazione che abbiamo seminato nella foresta.

  4. Milton ha scritto il 18 febbraio 2005 alle 1:06 am

    Mi sembra assurdo negare che la guerra abbia determinato e stia determinando sofferenze in tutte le parti coinvolte: lo è anche affermare che si sia distrutta una foresta ( per inciso i dati pubblicati da Lancet sono stati confutati in quanto arbitrari e frutto di proiezioni statistiche discutibili e discusse ). Ma quand'anche ciò si volesse ritenere, per non uscire di metafora mi pare -letteralmente- sterile continuare non solo ad interrogarsi sull'opportunità e le responsabilità dell'incendio ( il che è più che legittimo ) ma ( ciò che invece legittimo non è ) a negare alla forza multinazionale l'apporto che l'ONU ( a posteriori, certo ) da tempo espressamente ed inequivocamente chiede. Un atteggiamento di tal genere non trova più neanche le giustificazioni che accampava la scelta spagnola del premier Zapatero, ma si rivela utile al revanscismo dei clan sunniti perdenti ed all'estremismo islamico, oltre che certamente contrario ( non ad una "occupazione" che non può più essere definita tale in quanto presenza richiesta dal governo ad interim e funzionale alla fase costituente ) agli interessi del popolo iracheno ed alla sua nascente denmocrazia.

  5. Angelo ha scritto il 18 febbraio 2005 alle 3:10 am

    No, ripeto, non ho proprio voglia di entrare in una polemica in cui — tanto per cambiare — ognuno finisce per ripetere il suo mantra. Non rispondo ulteriormente.
    Per altro — voglio soltanto puntualizzare questo — la metafora della foresta era solo un modo di dire che si sta dando troppa importanza (secondo me) a un dettaglio indubbiamente significativo, come l'esito non troppo infausto delle elezioni, dimenticando il quadro generale — che certamente non e' migliorato ne' per gli Iracheni, ne' per il resto del mondo con la guerra e l'occupazione.

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