domenica, 30 gennaio 2005
Abbiamo visto Un bacio appassionato. Non è un bel film e se Ken Loach voleva realizzare una commedia è andato molto lontano dal riuscirci, perché mancano le "situazioni" da commedia, il ritmo del genere. Eppure io personalmente nella storia di amore tra il ragazzo pakistano e la ragazza irlandese ho trovato qualcosa che mi ha colpito rispetto agli altri film di argomento analogo (storie di giovani o anglopakistani o angloindiani che cercano di conciliare le loro origini con lo stile di vita occidentale e la voglia di libertà), un punto di vista sulla realtà dei sentimenti che spesso ci sfugge ma che pure è importante.
Il ragazzo pakistano, Casim, è abituato a pensare che il matrimonio è una realtà regolata dalla comunità, che non ha niente a che fare con l'amore; la scelta del tuo compagno di vita è fatta da altri. La ragazza irlandese, Roisin, è cattolica, ma per la ricerca della sua felicità individuale getta il matrimonio e la religione alle ortiche; vuole stare solo con qualcuno che le ispiri passione e per questo rinuncia non solo ad un marito ma anche ad una cultura ed una visione del mondo a cui in fondo è ben poco legata, che risulta un bagaglio di cui non ha bisogno. Roisin non è in grado di garantire a Casim che lo amerà per tutta la vita, ma neanche fino a domani, in fondo, eppure vuole stare con lui e lui quantomeno rischia di perdere tutto il suo mondo per correre il rischio di vivere la storia con lei.
La cosa più importante in realtà in una vicenda come questa non è quella particolare storia d'amore, ma è la libertà di inseguire la propria soddisfazione, è l'individualismo applicato alla vita sentimentale, mentre nella cultura della famiglia di Casim quello che conta è la comunità e non c'è salvezza fuori di quel mondo ristretto. Posto che naturalmente la nostra visione delle cose in media è quella di Roisin (il divorzio è concepibile solo o quasi in un mondo in cui il matrimonio è legato all'amore) a volte non sono sicura che questo modo di vivere ci garantisca una maggiore felicità o appagamento. Certamente non possiamo più farne a meno, ma la libertà di vivere la propria vita sentimentale come si vuole può essere un gran peso.







anche io avevo notato le due diverse posizioni sull'amore dei protagonisti che erano quasi dei paradigmi sociologici: puo' essere che questo dovesse essere il tema centrale di un film drammaticamente scappato di mano.. :-/
..beh, non ti preoccupare, possiamo sempre tornare all'acquaio!
Davvero interessanti le tue considerazioni, Waldorf. Non ho visto il film, ma vorrei farlo, nonostante pareri poco favorevoli.
Forse è un po' banale, ma mi pare che fra il "matrimonio che ha niente a che fare con l'amore" (o poco, col tempo) e la "libertà di vivere la propria vita sentimentale" ci sia una strada intermedia, non facile, ma che vale la pena di provare a percorrere. Non ne parlo per sentito dire.
P.S. Non avevo notato prima la nuova "firma" del blog. Forse è recente.
Waldorf scrive qui saltuariamente, piu' saltuariamente di quanto a me farebbe piacere, da un po' di tempo — e ha fatto alcune delle migliori foto che stanno su questo blog.
In realtà credo che contemperare le diverse esigenze rappresentate nella vicenda del film comporti quasi una quadratura del cerchio, nel senso che dovremmo contemporaneamente costruire una storia che ci garantisca sempre di provare emozioni forti nei confronti dei nostri compagni, farla durare, al contempo mantenendo l'armonia con la nostra famiglia e i nostri amici e perseguendo la realizzazione personale sul piano professionale, magari con un occhio all'aspetto economico… non è tanto questione di tornare all'acquaio, è che ottenere tutto è quasi impossibile e il più delle volte delle rinunce si impongono. Quelle società e quelle persone che rinunciano di partenza a cercare l'amore nel matrimonio, certamente semplificano le condizioni di partenza, con una maggiore possibilità di raggiungere l'equilibrio su altri piani.