lunedì, 17 gennaio 2005
Niki Vendola ha vinto le primarie per la scelta del candidato del centrosinistra alle elezioni regionali in Puglia. Hanno partecipato ottantamila persone (ottantamila, mica bruscolini, per una assoluta novita' come questa) e non c'e' stato un risultato bulgaro. Non pare che Boccia, lo sconfitto della Margherita, l'abbia presa male (ed ha dei buoni motivi).
Risultato: una mobilitazione forte dell'elettorato, una scelta forte per la candidatura, tale da mettere a tacere i veleni delle segreterie di partito, una conferma della rappresentativita' anche per il candidato sconfitto, che potra' far valere il peso di decine di migliaia di voti nella costruzione del programma e della giunta. Secondo me tutti vincono, nonostante le perplessita' di qualcuno. E vince soprattutto l'idea che le primarie si possono fare e che funzionano se si ha il coraggio di farle bene.
In Toscana invece il mio partito si sta orientando a non farle, le primarie per la scelta dei candidati al Consiglio Regionale. Perche'? Le giustificazioni che ho letto (e che non ho adesso sottomano: ma le postero' appena le ritrovo) non mi convincevano prima e oggi – alla luce di quel che e' successo in Puglia – mi convincono ancora di meno. Non mi dispiacerebbe un po' di discussione su questo punto con i toscani di centrosinistra che mi leggono.







Una bella giornata per l'Italia
"Tanti equilibri posticci saltano, tante presunte verità e tante pigrizie vengono dissolte dalla partecipazione popolare".
Son toscano – pisano come te, Rat, – anche se da sei mesi abito a Teramo.
Son stato anche vice-sindaco, una decina d'anni fa, di Palaia – un "comunino" che conoscerai di sicuro – e ho sperimentato in piccolo, ma sulla mia pelle, i limiti e le soddisfazioni di fare politica anche all'interno delle istituzioni.
Istituzioni che hanno – forse è la democrazia stessa che lo prevede – delle forze interne che non sempre son disposte ad accettare il confronto con un modo di intendere il fare politica diverso – non dico diametralmente opposto – dal modus instauratosi e consolidatosi in poteri acquisiti in modo più o meno duraturo.
Io credo che le primarie – o comunque qualsiasi forma contemporanea di democrazia partecipativa o "dal basso" – rappresentino talvolta un salutare scossone per chi – l'ha detto perfino Folena (!) – sembra aver fatto d'un "leninismo di centro" l'unica seppur barellante bussola del proprio agire politico.
Questi miei due cents.
Se vuoi, abbracciami un po' di Toscana. ;)
Puglia e porta a casa*
[Avvertenza: post a la Camurri, ovvero come uno dei due Klamm, che (ahinoi) non aggiornano il blog da (troppo) tempo, sul lunedi' de Il Riformista, ma non certo (ahime', stavolta) con lo stesso genio o con la stessa grazia surreale….