domenica, 16 gennaio 2005
Un piano comune
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:55 pm

L'editoriale di Ha'aretz di oggi mi pare dica cose assai sensate su come Israele farebbe bene ad affrontare questa fase dei rapporti con i Palestinesi.

Off Topic: Bluedanube, commentando questo post, mi chiede un giudizio sull'articolo di Stefano Levi Della Torre sull'antisemitismo, pubblicato sull'ultimo numero di Ha-keillah. Premesso che non credo, da gentile e da osservatore tutto sommato lontano, di avere una particolare autorita' da spacciare sull'argomento, trovo che la tesi per cui il vittimismo e un'identificazione distorta siano le basi dei comportamenti razzisti (e dell'antisemitismo) sia certamente valida. Mi pare anche che meriti un approfondimento e una risposta, che pero' possono venire soltanto da parte ebraica, la domanda che Levi Della Torre (si) pone: "Siamo, noi ebrei, esenti da un’elaborazione vittimistica e strumentale della nostra immane tragedia?".

4 Commenti a “Un piano comune”

  1. nahum ha scritto il 16 gennaio 2005 alle 4:20 pm

    a me la cosa che pare più sorprendente è che Stafano Levi Della Torre la risposta a questo quesito la dà eccome

    "Anzi certi nostri ebrei arrivano a tanto che mentre gridano al sacrilegio e all’antisemitismo se qualcuno insinua che l’occupazione israeliana dei territori infligge ai palestinesi cose simili a quelle che gli ebrei hanno sofferto, applaudono con ossequio se qualche prelato o clericale lamenta che i cattolici in Europa sono ormai perseguitati come furono perseguitati gli ebrei (perseguitati per altro con la partecipazione o il consenso di tanti prelati o clericali). E anzi vorrebbero zittire in pubblico il presidente degli ebrei italiani che giustamente obiettava a questo spudorato strumentale vittimismo-clericale."

    ora resta il problema: come mai Bludanube e Rat Race non se ne sono accorti ?

  2. Angelo ha scritto il 16 gennaio 2005 alle 7:23 pm

    Francamente mi sfugge il motivo del tono polemico di Nahum: ripeto che ho trovato interessante l'articolo di Stefano Levi Della Torre. Anche per quello che dice a proposito del rapporto tra ebraismo e neoclericalismo cattolico, che mi pare del tutto condivisibile. Non sono certo invece che quella frase costituisca la risposta alla domanda che citavo — e che trovo per altro assai coraggioso aver posto in termini tanto chiari e brutali. Il problema mi pare piu' ampio e piu' generale — e mi pare riguardare piu' Israele che l'ebraismo della Diaspora, sempre che sia possibile tracciare con chiarezza questa distinzione. Il punto e': nelle rappresentazioni di parte israeliana, non c'e' il rischio che una rappresentazione vittimistica della Shoah finisca per essere la giustificazione di un atteggiamento aggressivo e intollerante, almeno di alcuni settori, nemmeno troppo limitati, della societa' israeliana? Chi volesse illuminazioni si vada a leggere — per esempio — Arutz Sheva.

  3. nahum ha scritto il 16 gennaio 2005 alle 8:44 pm

    Israele è un grande specchio dove ognuno cerca (e di solito trova) qualcuno speculare a sé stesso.
    Quanto sopra è un ottimo esempio: Bluedanube cita l'articolo di un ebreo italiano per chiedere conto delle posizioni "di parte israeliana", ed in particolare di quelle di Arutz Sheva. Io chiedo a Bluedanube di rivolgersi alla redazione di Ha Keillah se vuole le risposte di Stefano Levi Della Torre.
    Perché la distinzione tra ebrei italiani e politica israeliana a me non pare così difficile da cogliere. Ma forse mi illudo. probabilmente il nome di Stefano Taché, ucciso da chi questa distinzione non era abituato a farla, dice qualcosa solo a me. Temo che persino i sindacalisti se ne siano dimenticati.
    E no, non ho voglia di spiegare altro.

  4. Angelo ha scritto il 16 gennaio 2005 alle 10:12 pm

    Mi pare che Nahum faccia una gran confusione. Arutz Sheva l'ho citato io, non Bluedanube — e non per chiederne ragione a Stefano Levi Della Torre (che immagino trovi — quanto me — questo genere di spazzatura assolutamente indigeribile), ma per dare un esempio di quel legame tra atteggiamenti razzisti e vittimismo storico di cui l'articolo di Ha-keillah parlava. Quanto alla distinzione tra politica israeliana ed ebraismo italiano (o piu' in generale della Diaspora), mi pare di essere stato io il primo a sottolinearla. E' anche vero che tra Israele e Diaspora c'e' un legame indissolubile — e che sarebbe assurdo negarlo.
    Detto cio' la discussione e' chiusa. E dato che ho scoperto che Nahum e' un veterano dei flames online — questo blog non accettera' ulteriori commenti da parte sua.
    Dimenticavo: Stefano Taché e' – per chi non ricordasse il nome – il bambino di due anni ucciso nell'attentato alla Sinagoga di Roma nel 1982. E' certo una vittima della cecita' del terrorismo — e della confusione tra Diaspora e Israele. Ma gettare i morti in una discussione mi pare un argomento che non porta da nessuna parte – e non mostra rispetto per i morti.

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