venerdì, 14 gennaio 2005
L'attacco a Gaza che e' costato la vita a sei (non tre, come riportava Ha'aretz) israeliani è evidentemente un segnale dei nemici di Abu Mazen: e' un modo per dimostrare che non ha il potere reale di fermare la guerra e che deve negoziare ogni passo con gli strateghi del terrore. E' un modo per allontanare qualsiasi soluzione negoziata al conflitto con Israele.
Percio' la risposta di Israele, che ha congelato ogni rapporto con l'Autorita' Palestinese e stretto d'assedio Gaza, e' la peggiore che si possa immaginare: perche' indebolisce il neopresidente che – si voglia o no – e' il solo che forse puo' oggi aprire la strada della trattativa, e perche' tronca sul nascere le pur esili speranze di progresso. Non solo: apre la strada (ma questo forse non e' accidentale, e i neo-partner laburisti del governo israeliano faranno bene a tenerne conto) all'interpretazione piu' limitativa del piano di disimpegno da Gaza. Una interpretazione per la quale, dopo il ritiro dalla Striscia, non ci sara' altro — e quindi non ci sara' alcun passo avanti reale verso la pace, ma la realizzazione del disegno sinistro illustrato qualche mese fa da Dov Weisglass.
E allora? E allora c'e' una sola strada per Israele, come per la nuova amministrazione palestinese: avviare trattative nonostante la prosecuzione del conflitto, sapendo che questo continuera' da una parte e dall'altra e che soltanto col tempo – e con i risultati dei primi accordi – la violenza potra' cominciare a calare. Il passato insegna. E purtroppo insegna che non c'e' molto da sperare che le parti si liberino dei loro riflessi pavloviani.







Ho letto qualche giorno fa questo articolo:
"Antisemitismo,rivalsa vittimistica" di Stefano Levi Della Torre
http://www.hakeillah.com/5_04_01.htm
Non ho capito se e una ennesima spiegazione dell’antisemitismo oppure vale anche per gli ebrei questa visione vittimistica che li fa vedere dovunque e ovunque antisemiti ?!