Mercoledì, 1 Dicembre 2004
(post trasferito da qui)
Sono davvero tempi duri per Israele, se il massiccio voto parlamentare contro il bilancio proposto dal governo Sharon viene salutato con sgomento. Perche' in effetti e' una manovra finanziaria impresentabile, che taglia sul poco di welfare che e' rimasto, che approfondisce pesantemente le disuguaglianze sociali, che non fa nulla per combattere la poverta' crescente di ampie fasce della popolazione. E per di piu' finanzia generosamente quegli ambienti ultrareligiosi che sono tra i principali responsabili della catastrofe politica e morale del paese in questi anni. Quindi perche' dolersi?
Perche' questo voto significa con ogni probabilita' che il governo Sharon cadra' — e con lui cadra' anche il piano di disimpegno da Gaza. Quel piano brutto, insufficiente, ipocrita che pero' costituisce nonostante tutto la sola alternativa positiva a un futuro di guerra senza speranza.
Davvero, sono tempi duri, se i sostenitori della pace si trovano a dover sperare che Sharon, nonostante tutto, la sfanghi un'altra volta.
Non so e non capisco abbastanza delle dinamiche palestinesi per comprendere la portata di due notizie diffuse stasera: che Marwan Barghouti sara' probabilmente candidato alle elezioni per la presidenza dell'ANP — e che Hamas non partecipera' a quelle stesse elezioni (ma tenendo un atteggiamento assai moderato, che pare piu' una rinuncia a presentare candidati alternativi che un vero e proprio boicottaggio). Qualcuno piu' illuminato di me puo' dirci qualcosa (per favore, se avete da dire soltanto che Barghouti e' un assassino e che la sua candidatura dimostra che i Palestinesi sono tutti assassini — o altre idiozie del genere — lasciate perdere: qui c'e' bisogno di *capire* — e quindi di fare attenzione a tutti i toni del grigio)?
Salva su del.icio.us









