giovedì, 18 novembre 2004
L'arroganza delle buone ragioni
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

L'avevo promesso un po' di giorni fa e una citazione di Diario precario mi spinge a mantenere la promessa.
Il fatto e' che da qualche anno a questa parte, anche grazie a una ben orchestrata campagna, si finisce per tentennare su questioni sulle quali non e' nemmeno pensabile avere dei dubbi.
A Guantanamo gli Stati Uniti detengono illegalmente, senza garanzie e in condizioni umilianti, persone sospettate di aver preso parte a non meglio definiti atti di terrorismo? Non c'e' nulla di cui discutere qui, con nessuno. Non c'e' niente da capire. E' intollerabile, e' moralmente e politicamente sbagliato. Si deve fare tutto il possibile perche' la vergogna finisca e perche' chi la sostiene sia sconfitto. Non c'e' da ascoltare le ragioni dell'altro, semplicemente perche' l'altro non ha ragione.
Sulla fecondazione assistita, sull'evasione fiscale, sulla guerra in Iraq, sull'aborto, sulla Costituzione (e potrei andare avanti per due pagine) sono state sostenute posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza. E troppo spesso di fronte a queste posizioni c'e' stata la disponibilita' ad ascoltare, a dialogare, a cercare un terreno comune. Con il risultato che quelle posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza hanno finito per essere in qualche modo legittimate, non suonano piu' cosi' inaudite, chi le esprime non deve piu' vergognarsene.
Intendiamoci: io sono un dichiarato fautore del consenso, del compromesso, della mediazione, del dialogo a tutti i costi. Credo che ogni rottura sia uno spreco ed un pericolo, che la capacità di trovare accordi insoddisfacenti per tutti sia piu' utile di quella di portare a casa una vittoria netta per alcuni che lascia gli altri con un pugno di mosche. E credo anche che la realta' sia molto piu' complessa di come ci piace vederla, che siano pochi i casi in cui si puo' tranciare nettamente tra bianco e nero. Considero un dovere cercare di capire perche' qualcuno vede le cose in un modo diverso da me. Ma c'e' — alla fine di tutti questi sforzi di comprensione, di dialogo e di compromesso — una linea che non si puo' varcare: ed e' quella della decenza. Se il mio interlocutore fa o dice delle cose indecenti, se mi spiega che i negri vanno ricacciati in mare a cannonate, non cerco un terreno comune con lui. So che quello che dice e' sbagliato, sotto ogni possibile prospettiva — e ho il dovere di avversarlo con tutte le mie forze. E di avere la certezza della mia buona ragione, non vacillare e non farmi tentare dalle sirene dell'accomodamento. E se per caso chi dice o fa cose indecenti e' un mio amico, e' dalla mia parte, allora questo dovere e' ancora piu' forte.
Questo e' quello che io chiamo l'arroganza delle buone ragioni. E' certo un atteggiamento pericoloso, perche' se praticato con troppa disinvoltura si trasforma nell'arroganza delle cattive ragioni che vorrebbe combattere. Ma a volte e' necessario. Perche' a furia di cercare un modus vivendi con l'indecenza, si finisce per diventare indecenti anche noi.

Perche' non e' possibile commentare questo post?
I casi sono due:
- o e' un post di puro e semplice servizio -- e allora non c'e' niente da commentare
- o e' un post che parla dei nostri figli e della loro disabilita' -- e in questo caso il fatto e' che -- ci capirete, e se non ci capite peggio per voi -- non e' un argomento su cui si possa tollerare a cuor leggero l'invasione di spammer, troll, venditori di rimedi miracolosi, sostenitori di teorie strampalate, crociati di questa o quell'altra crociata -- insomma tutta quella roba che gia' fa perdere la pazienza quando si parla dell'ultima str... del politico di turno, ma che quando si parla di un figlio fa proprio male.
Se poi avete qualcosa che volete *davvero* comunicarci, c'e' l'indirizzo di posta del blog. Grazie.

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