martedì, 30 novembre 2004
Guantanamo e i nemici dell'Occidente
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:08 pm

(post trasferito da qui)


Il New York Times e' venuto in possesso di stralci di un rapporto riservato della Croce Rossa Internazionale al governo americano, in cui si dice che a Guantanamo e' in atto "la costruzione di un sistema il cui obiettivo dichiarato e' la produzione di intelligence" e che cio' "non puo' essere considerato altrimenti che un sistema intenzionale di trattamento crudele, insolito e degradante e una forma di tortura". Nell'articolo del NYT dettagli sui maltrattamenti nei confronti dei prigionieri.
So di essere impotente. Ma non posso smettere di dirlo: questo obbrobrio dev'essere condannato da chiunque abbia a cuore i valori della civilta' occidentale, i cui veri nemici, a Guantanamo, sono coloro che autorizzano la detenzione illegale e la tortura.


lunedì, 29 novembre 2004
Ich bin neugierig
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto da Amministratore alle 9:39 pm

(post trasferito da qui)

Weiß jemand, warum Kontakte aus Deutschland sich zehnfach an den letzten zwei Tagen erhöht haben?

Deutscher Text durch Babelfish (Ich bin nicht schuld an den Fehlern).

Spero che la roba qui sopra voglia dire, più o meno: "Qualcuno sa perche' i contatti dalla Germania sono cresciuti di dieci volte negli ultimi due giorni?". Dato che per me il tedesco e' vagamente comprensibile, ma non so scrivere due parole in fila, la traduzione e' di Babelfish: qualche tedesco(fono) si divertira' alle mie spalle.


domenica, 28 novembre 2004
Una radiosa giornata piemontese
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm

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Oggi pomeriggio, ancora nel Basso Monferrato.

domenica, 28 novembre 2004
C'e' un limite a tutto?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:48 am

(post trasferito da qui)

Sono convinto, e l'ho detto in altre occasioni, che la politica si fa con quel che c'e' — e che impone un elevato grado di compromessi poco nobili e di compagnie per lo meno discutibili. Ma qualcuno mi deve spiegare perche' il mio partito sente il bisogno di prendere a bordo figuri come Enrico Manca, Giusi La Ganga e — peggio di tutti — Tiziana Parenti. Dubito che portino un solo voto. Certamente ne faranno perdere parecchi. Certamente mi creano una ragione in piu' di disagio politico ed etico ogni volta che provo a parlare della Margherita come del "mio partito": io con certi amici di Previti non vorrei avere in comune nemmeno l'aria che respiriamo.


sabato, 27 novembre 2004
Indian Summer
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:02 pm

(post trasferito da qui)

Oggi pomeriggio tra Albugnano e Vezzolano, nel Basso Monferrato.


sabato, 27 novembre 2004
Culturame
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:00 pm

(post trasferito da qui)

"Mi vergogno che sia nominata senatore a vita una persona di questo tipo che offende il nostro mondo", ha detto l'esponente di An [Gasparri] riferendosi al poeta Mario Luzi, recentemente insignito della carica dal Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. "Una volta – ha aggiunto Gasparri – Fiorello disse che avrebbe voluto Mike Bongiorno senatore a vita. Ecco era meglio Mike Bongiorno".

Da Repubblica.


giovedì, 25 novembre 2004
La terra trema
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:06 am

(post trasferito da qui)

Ma voi l'avete sentito il terremoto?


mercoledì, 24 novembre 2004
Parole al vento
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:55 am

Quindi non so nemmeno perche' le scrivo. Forse solo perche' ne ho le palle particolarmente piene di questo paese — e non riesco a fare a meno di pensare a come sarebbe bello vivere in un posto normale — in cui le cose che scrivo qui sono banale buon sneso, che a nessuno viene in mente di dover dire, perche' sarebbe come affannarsi a spiegare che il sale e' salato e lo zucchero e' dolce.

Castelli si dice contrario alla grazia che il Presidente della Repubblica vuole concedere a Bompressi. Non entro nel merito. Mi limito a fare considerazioni di carattere istituzionale.
Credo che il potere di grazia sia una prerogativa sovrana del Presidente della Repubblica; e' in Costituzione come residuo del potere del re. Quindi male ha fatto Ciampi in passato ad avallare l'idea perniciosa che la controfirma del Guardasigilli sia altro da un atto puramente formale. E bene fa ora a lavorare per riprendere la piena titolarita' di quel potere. Ma queste sono cose che ho gia' scritto altrove. Quel che mi interessa oggi e' lo scenario.
Possibilita' 1. Il Presidente della Repubblica si mette la coda tra le gambe e rinuncia a concedere la grazia. Ci perde la faccia personalmente — e soprattutto indebolisce la carica che ricopre, rendendo evidente una sudditanza della Presidenza al Governo — certo non in linea con la Costituzione. In qualunque paese decente questo non e' uno scenario realistico.
Possibilita' 2. Il Presidente concede la grazia. Castelli si mette la coda tra le gambe e controfirma. Ci perde la faccia personalmente — e in qualunque paese decente si dimetterebbe.
Possibilita' 3. Il Presidente concede la grazia. Castelli rifiuta di controfirmare. In un qualunque paese decente, invece di andare diritti a un conflitto tra poteri dello stato, il Presidente del Consiglio otterrebbe le dimissioni del suo ministro e lo sostituirebbe con un altro piu' rispettoso degli equilibri costituzionali.
Possibilita' 4. Il Presidente concede la grazia. Castelli rifiuta di controfirmare. Il Presidente del Consiglio non vuole grane con gli alleati della Lega e quindi fa il pesce in barile. La cosa finisce diritta alla Corte Costituzionale, che traccheggera' per un po', il piu' a lungo possibile, sperando che qualcuno le levi le castagne dal fuoco. Poi si trovera' costretta a decidere e dara' torto a Castelli, perche' non puo' fare altro. In un qualunque paese decente Castelli si dimetterebbe — o sarebbe dimissionato dal suo stesso capo.
Per farla corta: se dopo questa storia Castelli non perde il posto di ministro della giustizia e' la prova che viviamo in un paese indecente. Non che abbia molti dubbi.


sabato, 20 novembre 2004
A martedi'
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:55 pm

Ci siamo presi un weekend di vacanza, approfittando del fatto che lunedi' sono a parlare qui e qui.


sabato, 20 novembre 2004
Un orrore che fa troppo poca notizia?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:50 pm

Leonardo Coen (su Repubblica online ieri sera, ma gia' stamani sparito dalla pagina iniziale) scrive che il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha pubblicato una notizia (corredata di foto) secondo cui soldati di Tsahal avrebbero in varie occasioni oltraggiato i cadaveri di palestinesi uccisi. Non sono in grado di leggere la notizia originale — e l'eco sulla stampa israeliana online mi pare sorprendentemente (sinistramente?) scarso: un articoletto senza commenti di Haaretz ed una presa di posizione del rabbino capo delle forze armate riportata dal Jerusalem Post. Quello che mi sorprende e' che non trovo echi nemmeno nelle fonti arabe che ho, sia pure di corsa, consultato (Al Jazeera, Jerusalem Times, Palestine Chronicle). Resto percio' in attesa di verifiche e chiarimenti.
Rimane il fatto che si tratta di una barbarie inconcepibile — contro la quale ogni coscienza un minimo decente dovrebbe ribellarsi. E che questo non sembri accadere in Israele e' l'ennesima prova del fatto che l'occupazione sta corrompendo la fibra morale della societa'.


giovedì, 18 novembre 2004
Gruppo Vacanze Piemonte
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:51 pm

Non sto trovando il tempo per scriverci un post decente, ma ho un paio di buone trattorie piemontesi da segnalare, una a Fossano e l'altra a Montechiaro d'Asti. Prima o poi ce la faccio. Intanto metto qui un po' di foto di bei posti in Piemonte, visti nelle scorse settimane:


Vigne nell'Ovadese, alla fine di ottobre (la risoluzione lascia a desiderare, ma sono jpg con troppi dettagli perche' si possano comprimere bene).

Le colline del Monferrato e la pieve dei santi Celso e Nazario presso Montechiaro d'Asti.

Il santuario di San Magno in Val Grana, domenica scorsa.


giovedì, 18 novembre 2004
L'arroganza delle buone ragioni
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

L'avevo promesso un po' di giorni fa e una citazione di Diario precario mi spinge a mantenere la promessa.
Il fatto e' che da qualche anno a questa parte, anche grazie a una ben orchestrata campagna, si finisce per tentennare su questioni sulle quali non e' nemmeno pensabile avere dei dubbi.
A Guantanamo gli Stati Uniti detengono illegalmente, senza garanzie e in condizioni umilianti, persone sospettate di aver preso parte a non meglio definiti atti di terrorismo? Non c'e' nulla di cui discutere qui, con nessuno. Non c'e' niente da capire. E' intollerabile, e' moralmente e politicamente sbagliato. Si deve fare tutto il possibile perche' la vergogna finisca e perche' chi la sostiene sia sconfitto. Non c'e' da ascoltare le ragioni dell'altro, semplicemente perche' l'altro non ha ragione.
Sulla fecondazione assistita, sull'evasione fiscale, sulla guerra in Iraq, sull'aborto, sulla Costituzione (e potrei andare avanti per due pagine) sono state sostenute posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza. E troppo spesso di fronte a queste posizioni c'e' stata la disponibilita' ad ascoltare, a dialogare, a cercare un terreno comune. Con il risultato che quelle posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza hanno finito per essere in qualche modo legittimate, non suonano piu' cosi' inaudite, chi le esprime non deve piu' vergognarsene.
Intendiamoci: io sono un dichiarato fautore del consenso, del compromesso, della mediazione, del dialogo a tutti i costi. Credo che ogni rottura sia uno spreco ed un pericolo, che la capacità di trovare accordi insoddisfacenti per tutti sia piu' utile di quella di portare a casa una vittoria netta per alcuni che lascia gli altri con un pugno di mosche. E credo anche che la realta' sia molto piu' complessa di come ci piace vederla, che siano pochi i casi in cui si puo' tranciare nettamente tra bianco e nero. Considero un dovere cercare di capire perche' qualcuno vede le cose in un modo diverso da me. Ma c'e' — alla fine di tutti questi sforzi di comprensione, di dialogo e di compromesso — una linea che non si puo' varcare: ed e' quella della decenza. Se il mio interlocutore fa o dice delle cose indecenti, se mi spiega che i negri vanno ricacciati in mare a cannonate, non cerco un terreno comune con lui. So che quello che dice e' sbagliato, sotto ogni possibile prospettiva — e ho il dovere di avversarlo con tutte le mie forze. E di avere la certezza della mia buona ragione, non vacillare e non farmi tentare dalle sirene dell'accomodamento. E se per caso chi dice o fa cose indecenti e' un mio amico, e' dalla mia parte, allora questo dovere e' ancora piu' forte.
Questo e' quello che io chiamo l'arroganza delle buone ragioni. E' certo un atteggiamento pericoloso, perche' se praticato con troppa disinvoltura si trasforma nell'arroganza delle cattive ragioni che vorrebbe combattere. Ma a volte e' necessario. Perche' a furia di cercare un modus vivendi con l'indecenza, si finisce per diventare indecenti anche noi.


lunedì, 15 novembre 2004
Pagatemi o scappo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:57 pm

Oggi ha scioperato la scuola. Sono totalmente solidale, anche se non sono convinto che servira' a molto: gli investimenti sulla formazione danno risultati in una generazione, chi spende denaro pubblico deve dimostrare che lo ha speso bene entro tre anni, il tempo di lavoro utile tra due elezioni. Quindi sono pessimista. Non solo sulla scuola, ma sulla capacita' di questo paese di riprendersi.

Ma in effetti volevo volare mooolto piu' basso di cosi'. Io ho fatto l'insegnante per per una dozzina d'anni. Credo di averlo fatto benino, nel complesso. Di aver sbagliato un monte di cose, ma di aver insegnato per davvero — scusate l'immodestia. L'ho fatto con entusiasmo e con divertimento. Poi ho avuto l'occasione di fare politica — e ho lasciato la scuola giurando a me stesso che ci sarei tornato — cosa che non ho fatto e che sto cercando di evitare ad ogni costo. Perche' non mi piace piu'? No, in fondo credo che continuerebbe ad essere il piu' bel lavoro del mondo. Ma perche' ho la possibilita' di guadagnare dal doppio al triplo, di essere valorizzato davvero per quello che so fare — insomma di raggiungere uno status sociale decente e di non dovermi angosciare troppo per pagare l'affitto a fine mese.
Tutto questo per dire: continuate a pagare gli insegnanti una miseria e a farli sentire pezzenti. Tutti quelli che avranno un'alternativa scapperanno — e saranno di solito quelli capaci di fare qualcosa di buono. Di tutte le altre questioni (riforma, modelli culturali, ecc.) e' giusto discutere. Ma intanto finche' non si sara' posto mano alla questione salariale a scuola ci resteranno solo due categorie di persone: quelli che se lo possono permettere e quelli che non trovano alternative [lodevoli eccezioni: quelli che hanno la vocazione -- che ammiro sconfinatamente, ma che non sono sicuramente abbastanza numerosi da improntare di se' la classe insegnante].


lunedì, 15 novembre 2004
Tutti
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:11 pm

… con pochissime eccezioni.


sabato, 13 novembre 2004
Ricordiamoci di Guantanamo
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:12 pm

Non ne parla piu' nessuno, ma a Guantanamo le cose vanno male. Al di la' delle condizioni di detenzione, che sono *comunque* indegne di una democrazia occidentale, il governo degli Stati Uniti sta conducendo una durissima battaglia legale per negare ai prigionieri il diritto all'habeas corpus, il diritto di esaminare le prove addotte contro di loro nei procedimenti legali, il diritto di presentare appello, e cosi' via. Tutto questo — ci viene detto — in nome della difesa della democrazia dal terrorismo.
Per fortuna il sistema giudiziario americano nel suo complesso sta reagendo bene e vigorosamente: dopo la sentenza della Corte Suprema, che ristabiliva il diritto dei prigionieri di ricorrere contro la propria detenzione, un giudice federale ha bloccato i processi in corso, in quanto non garantiscono adeguatamente i diritti della difesa. L'Amministrazione Bush ha ovviamente presentato ricorso.
Il New York Times (tutti i link richiedono registrazione gratuita) pubblica sulla vicenda un commento asciutto e misurato, ma assolutamente condivisibile.

Nel suo piccolissimo questo blog non si stanca di ripeterlo: non si puo' sopportare questa vergogna. E per ricordarlo espone un fiocco arancione, il colore delle divise dei detenuti. E spera che qualcun altro segua il suo esempio (magari usando i bannerini che trovate qui sotto.


venerdì, 12 novembre 2004
Mode fuffa: on
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:16 pm

La sera di venticinque anni fa una matricola di lettere presuntuosa e bagnata (pioveva, governo ladro!) trascinava un paio di grosse valige dalla stazione alla sua stanza di collegio a Pisa. Oggi quella matricola (non so se resa meno presuntuosa dagli anni — certo un po' meno bagnata) e' qui, sotto tutt'altro cielo, che si fa gli auguri di buon anniversario — e pensa che forse questa fase della sua vita sta volgendo al termine. Come avrebbe detto Mike Doonesbury, e' stata una lunga strana striscia.

Questo post fa gli auguri anche ad Axel, se mi legge.

Mode fuffa: off (spero)

giovedì, 11 novembre 2004
Di corsa
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:21 pm

Oggi non ho nemmeno il tempo di respirare. Tre segnalazioni al volo:
1. Akiva Eldar su Haaretz di ieri sulle opportunita' che una politicca israeliana intelligente potrebbe cogliere in questa fase;
2. Zvi Bar'el sempre su Haaretz spiega perche' il cambio di leadership palestinese potrebbe non degenerare nel caos (la pensa diversamente Lia e lo dice qui);

3. un bell'articolo di Amos Oz sul Corriere del 7 novembre, sulla stanchezza delle colombe e il fallimento dei falchi in Israele (via One More Blog).


giovedì, 11 novembre 2004
Vorremmo ricordarlo cosi'
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:17 pm

Ci sara' tempo di discutere, e le colpe e gli errori che ha commesso peseranno. Ma non credo davvero che il mondo sia un posto migliore senza di lui.

mercoledì, 10 novembre 2004
La prima neve
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:18 pm

Per noi non e' quella di oggi, ma quella di due mesi fa:


Che ci volete fare, sono stanco e ho bisogno di evadere, almeno con la testa e con gli occhi.

lunedì, 8 novembre 2004
Falluja e Guantanamo
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:26 pm

In queste ore le forze americane e irachene "lealiste" stanno attaccando Falluja, dove accanto a circa 6000 guerriglieri (la cifra e' del GR RAI) sono rimasti, volenti o nolenti, tra un terzo e la meta' dei 300.000 abitanti. Ad attaccare sono circa 15.000 uomini, con un rapporto di 2,5 a 1; come sa chiunque abbia un'infarinatura di cose militari, troppo basso per sloggiare rapidamente un nemico asserragliato in citta': cio' implica o gravi perdite da parte americana, o il ricorso a una massiccia e indiscriminata campagna di bombardamenti di artiglieria e d'aviazione ed un lungo assedio. Con quali conseguenze sulla popolazione civile rimasta intrappolata e' facile immaginare.
Non c'e' molto da dire. La guerra ha gia' fatto centomila morti.
A migliaia di chilometri di distanza, a Guantanamo, i difensori della democrazia stanno facendo questo.


lunedì, 8 novembre 2004
Internet brevettata e politica open source?
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:25 pm

Due notizie radicalmente diverse, ma entrambe danno da pensare.
1. Pare che Microsoft stia tentando di brevettare parti significative degli elementi costitutivi di internet (IPv4 e IPv6, DNS e altro). Lo sostiene Net Wizard's Blog.
2. Su The Nation e' comparso un articolo che si interroga sull'avvento di una "politica open source" alla luce della campagna presidenziale americana. Su Slashdot lo riassumono cosi':

There's a great article in this week's The Nation about the rise of open-source politics. Never before has the top-down world of presidential campaigning been opened to a bottom-up, networked community of ordinary voters. Applied to political organizing, open source means opening up participation in planning and implementation to the community, letting competing actors evaluate the value of your plans and actions, being able to shift resources away from bad plans and bad planners and toward better ones, and expecting more of participants in return. What do you guys think, is open source a good model for politics?

lunedì, 8 novembre 2004
Prossimamente
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:22 pm

Non ho tempo e non ho ancora le idee chiare; ma ci stavo gia' pensando dal giorno dopo le elezioni americane — e un commento dell'ottimo Alessio Bragadini al post di ieri mi ha indotto a ulteriori riflessioni. Ci tornero' con calma e con un po' di approfondimento. Ma intanto voglio dirlo: credo che sia il momento di rispolverare una certa arroganza delle buone ragioni, anziche' cercare di venire a patti con le cattive ragioni che vincono. Questo non significa rinunciare a studiare, a capire. Ma significa non perdere di vista il fatto che ci sono casi in cui assai evidentemente la buona ragione sta da una parte — e il torto, per quanto vincente possa essere — dall'altra. Vale per Israele, vale per l'America, vale per l'Italia.


domenica, 7 novembre 2004
In bilico
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:29 pm

Tre articoli interessanti comparsi su Haaretz rendono chiara la sensazione che Israele si trovi su uno stretto crinale tra l'apertura di qualche fievole opportunita' di pace e lo scivolamento verso una nuova serie di catastrofi:

Gideon Levy argomenta che Bush e' un nemico di Israele, perche' non e' capace di (o non vuole) eservitare la necessaria pressione perche' Israele adotti un approccio moderato nei confronti dei Palestinesi:

An American president who will give Israel four more years of freedom to act as it pleases in the territories is not a friend of this country. A true friend would save Israel from itself, as some European leaders are trying to do by means of the criticism they hurl at Israeli government policy. In a situation in which Israel is not restraining itself, restraint imposed from the outside is a supreme national interest, even if it involves exerting pressure that at times can be brutal.

L'editoriale intitolato Un'occasione per la riconciliazione sostiene che il momento dell'eventuale funerale di Arafat puo' essere un'occasione per dare segnali di buona volonta' e per riaprire un canale di comunicazione con la leadership e con il popolo palestinese:

Rejecting the request to bury Arafat in Jerusalem will play into the hands of fanatic Muslims seeking incitement. An agreement about Arafat's burial arrangements in Jerusalem will strengthen the moderate Palestinian camp and give Israelis hope of replacing the atmosphere of violent confrontation with one of negotiation and conciliation.

Amos Harel esamina il possibile ruolo moderatore degli alti comandi militari israeliani sul governo, di fronte alla possibilita' che i nuovi leader palestinesi si rivelino interessati ad un cessate il fuoco:

The impending death of Yasser Arafat provides Israel with a rare opportunity to fix the mess it made last time – and even with the same partner, in view of the emerging return of Abbas to a position of influence. The IDF's recommendations to the political echelon will therefore be an expanded edition of its assessments from that summer: A show of generosity and patience, willingness to take certain security risks, and an understanding that, without a partner developing on the Palestinian side, the situation could quickly deteriorate once more.

domenica, 7 novembre 2004
Scuse
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:27 pm

Meta' dell'America si scusa per quello che l'altra meta' ha fatto: vedere qui (se il sito non e' giu').


sabato, 6 novembre 2004
Compleanno
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:31 pm

The Rat Race compie un anno. Nessun bilancio, per carita': non e' un quotidiano da mezzo milione di lettori.

Pero' e' strano pensare a quante cose sono cambiate nella mia vita in cosi' poco tempo — e quanto poco e' cambiato nel mondo che cerchiamo di descrivere e di commentare.

It ha superato ieri a pieni voti l'ultima ecografia, restando gloriosamente di genere neutro.

giovedì, 4 novembre 2004
Mentre Arafat muore
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:32 pm

In queste ore in cui Arafat sta morendo, mi riesce difficile pensare ad altro, ma non riesco a pensare gran che di coerente. E allora provo a metter giu' un po' di annotazioni confuse, tanto per restare fedeli alla caption di questo blog.
Intanto, spero che lo lascino morire con dignita'. Che non gli infliggano il balletto macabro dell'agonia prolungata fino a sistemazione delle beghe dei successori, che non si accaniscano a tenerlo in vita perche' non e' ancora il momento di lasciarlo morire. Nessun uomo merita di essere usato sul letto di morte — e nessuno merita di essere tenuto vivo oltre il limite dell'umana decenza.
E poi credo, sommessamente, che impedire la sepoltura di Arafat a Gerusalemme sarebbe un errore terribile di Israele. Lo sarebbe sul piano morale, perche' non si nega ad un uomo di essere sepolto nel luogo per il quale ha combattuto tutta la vita. Nemmeno se quell'uomo e' un nemico. Lo sarebbe sul piano politico, perche' sarebbe un ulteriore sanguinoso affronto alla dignita' del popolo palestinese: un'offesa al pater patriae e la riaffermazione di una sovranita' ebraica esclusiva su Gerusalemme e sul Monte del Tempio. Ce n'e' di che infiammare una terza intifada.

Terzo: chi pensa che — levato di mezzo Arafat — spariranno le rigidita' palestinesi, non ha capito nulla. Si e' bevuto la storia che non c'e' un partner con cui trattare ecc. ecc. Il fatto e' che ci sono almeno quattro nodi della contesa israelo-palestinese che nessuna leadership puo' affrontare in maniera piu' morbida di come ha fatto Arafat: Gerusalemme, la piena sovranita' palestinese sulla Cisgiordania (tutta intera), il controllo dell'acqua, il controllo delle frontiere (*). Perche' sono le questioni da cui dipende la possibilita' stessa di uno stato palestinese. Arafat su questi punti ha fatto il massimo delle concessioni possibili (anche Barak aveva fatto il massimo delle concessioni possibili, a suo tempo — e non e' bastato) — i suoi successori potranno concedere meno, non piu' di lui.
Quarto: puo' darsi che morendo Arafat renda comunque un ultimo servigio alla sua gente: perche' cadra' l'alibi dietro cui Sharon e i suoi si sono trincerati finora per evitare di negoziare alcunche', per non riavviare il processo di pace. Sharon dice da anni che e' Arafat il vero ostacolo alle trattative. Quando Arafat non ci sara' piu', sara' difficile giustificare il rifiuto di riprendere il dialogo.
Infine. Io credo che Arafat abbia commesso errori terribili e porti responsabilita' politiche e morali terribili. Ma credo anche che sia stato un uomo capace di gesti di coraggio e di lungimiranza — che sia stato, nonostante tutto, un grande leader del suo popolo — e che avrebbe potuto essere, dati i tempi e le circostanze, la miglior controparte realisticamente possibile di Israele. Per gli errori suoi e per gli errori di Israele non e' stato cosi' — che tristezza.

(*) C'e' ovviamente anche la questione — dolorosissima e spinosa — del ritorno dei profughi: ma credo che su questo punto i Palestinesi dovranno fare ancora pesanti concessioni. Perche' e' la questione vitale per l'esistenza stessa di Israele. Ma di questo si e' parlato altre volte.

Su Haramlik ho trovato un post molto bello su Arafat. Mi ha aiutato a capire che cosa ne penso. Mi ha aiutato a non rifugiarmi in un giudizio di comodo — bianco o nero che fosse.

mercoledì, 3 novembre 2004
You better watch out…
Nelle categorie: Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto da Amministratore alle 11:30 pm

La colonna sonora qui.

Sta arrivando. Le prime avvisaglie sono gia' qui. All'Ikea sono pronti da almeno dieci giorni. Al supermercato oggi la sua roba occupava un intero corridoio. Ci sono i primi, ancora timidi, spot in tv: insomma, Santa Claus is coming to town!
Io *detesto* il Natale, con tutte le mie forze. Mi mette di pessimo umore. Mi sottopone a una routine stressante (regali, auguri, rapporti famigliari da gestire col bilancino). Mi fa venir voglia di scappare. Perfino la home page di Google con le renne mi fa venire il nervoso.
So che siete in tanti a sentirvi come me. E allora ripropongo una cosa che avevo inventato l'anno scorso: una bella campagna antinatalizia tra noi blogger. Qui sotto trovate il logo e un po' di bannerini. Se qualcuno piu' bravo di me ne disegna altri, sono contento. E sono ancora piu' contento se, visitandovi, trovo il logo "no xmas" invece delle renne…



mercoledì, 3 novembre 2004
Zoo(b)logia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:00 pm

Oggi il si sente un sullo stomaco.

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