mercoledì, 25 agosto 2004
La mancetta di Stanca
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 12:16 am

Non c'entra niente, ma questa e' davvero una VERGOGNA.

Il ministro Stanca ha emanato un decreto grazie al quale si eroga un contributo di 200 euro per l'acquisto di un pc da parte delle famiglie. L'obiettivo e' ovviamente quello di favorire l'alfabetizzazione informatica degli Italiani e di attenuare cosi' il digital divide.
Mi dispiace dirlo, perche' credo che Stanca abbia spesso fatto bene il suo lavoro, cosa rara per un ministro di questo governo, ma si tratta di un provvedimento demagogico e sbagliato. Provo a spiegare perche' — e quali alternative si potrebbero attivare con la stessa somma (30 milioni di euro). [...]

1. La filosofia del "buono" e' di per se' sbagliata perche' cieca. Distribuisce denaro a pioggia, senza preoccuparsi di mirare l'intervento laddove effettivamente e' piu' necessario e laddove puo' avere i massimi risultati. Con un contributo indifferenziato non si fanno politiche: non si sceglie veramente un modello di sviluppo della societa' dell'informazione piuttosto che un altro; ci si limita a finanziare il mercato — cioe' in ultima istanza, piu' che le famiglie, i venditori di hardware e di software, qualunque cosa vendano. Non una parola (non un euro) dal decreto viene, per esempio, sulla diffusione del software libero e degli standard aperti. O sull'adozione di hardware e software che garantiscano l'accessibilita'. Ecc.
Il decreto non prevede neppure che si tratti di un incentivo all'acquisto del *primo* pc. In teoria il geek piu' incallito, quello che mangia pane e informatica da vent'anni e che ha in casa una macchina di ogni generazione dallo Z80 in giu', potrebbe entrare in un negozio e chiedere di usufruire dello sconto governativo.
L'intervento non distingue tra aree avanzate e aree marginali, tra segmenti culturali forti e deboli nel paese — e solo debolmente traccia un confine di reddito per l'erogazione del contributo. Di conseguenza e' facile prevedere che la parte del leone nell'aggiudicarsi i duecento euro a pc la faranno coloro che stanno dal lato "giusto" del digital divide, i gia' inclusi e non gli esclusi. E' gia' successo con gli incentivi di Gasparri per la banda larga, ancora piu' scriteriati perche' favorivano la polarizzazione di un mercato tuttora diviso nettamente tra aree servite ed aree escluse.

2. L'intervento non e' di per se' efficace, perche' l'incentivo e' troppo basso per rimuovere davvero un eventuale ostacolo economico all'acquisto di un pc connesso ad internet. Facciamo due conti: se vi guardate in giro vedete che l'offerta media per un sistema completo viaggia intorno ai 1200 euro, compresi monitor e IVA. Se proprio andate al risparmio, potete scendere a un migliaio di euro. A questo prezzo e' necessario aggiungere almeno quello di una stampante, se proprio si vuole star stretti sulle periferiche; diciamo che con 80-100 euro ve la cavate. I costi di connessione a internet, se volete usare internet per davvero e non soltanto farci una timida visitina una volta la settimana, vanno da circa 17 (connessione dial-up, costi telefonici per 1 ora al giorno in fascia serale) a circa 33 euro al mese (ADSL 640K flat rate con modem in comodato, offerta piu' economica sul mercato): quindi grosso modo da 200 a 400 euro l'anno. A conti fatti: la spesa della nostra famiglia proiettata sul primo anno (quello coperto dal contributo) dovrebbe oscillare tra i 1300 e i 1500 euro. Se una somma di questo genere e' un disincentivo all'acquisto, allora lo sconticino di 200 euro e' evidentemente insufficiente.
Ma per altro il costo delle macchine *non* e' un disincentivo vero all'informatizzazione delle famiglie. Ho davanti agli occhi l'indagine Le famiglie toscane e internet, realizzata dalla Regione Toscana: sul 55.4% delle famiglie che non possiedono un pc, soltanto il 3,4% (l'1,9% del campione totale!) indica la spesa eccessiva come motivo del mancato acquisto, mentre l'85,5% dice di "non averne bisogno"*. Evidentemente il digital divide e' culturale prima che economico, almeno in Italia. E non e' certo un piccolo sconto sul prezzo di un pc a permettere di superarlo. Funzionerebbe molto meglio avere servizi utili, usabili, affidabili. Funzionerebbe meglio fare formazione permanente e ricorrente. Funzionerebbe meglio dotare le scuole di laboratori informatici adeguati. Funzionerebbe meglio anche soltanto smetterla di fare terrorismo su internet piena di terroristi e pedofili.

3. Ma allora, come spendere 30 milioni di euro per aiutare il paese a ridurre l'esclusione digitale delle famiglie? Faccio solo qualche esempio, i primi che mi vengono in mente.
- I "punti di accesso assistiti a internet": ovvero qualche computer connesso broadband in un luogo pubblico (il circolino del paese, la posta, l'oratorio ecc.), con una persona che in determinati orari e' a disposizione per aiutare le persone a servirsene. E' uno strumento di diffusione culturale, prima ancora che tecnologica. Ne parla anche la Commissione Europea nel piano e.Europe 2005. La Regione Toscana sta per finanziarne la realizzazione in tutti i suoi Comuni (il link non posso ancora metterlo — e' questione di giorni per la pubblicazione del bando). 30 milioni di euro bastano per farne funzionare piu' o meno 3000 per due anni: cioe' grosso modo uno in ogni area del paese disagiata, mal servita, affetta da un alto livello di esclusione digitale.
- Con la stessa cifra si possono creare o rinnovare 1500 laboratori di informatica nelle scuole. Cioe' si puo', anche in questo caso, fare opera di diffusione culturale, fare in modo che, attraverso i ragazzi, le ICT penetrino nelle famiglie.
- con una somma analoga si finanzia in toto il piano di e.government di una regione, o di una decina di province. L'intera somma a disposizione della "seconda fase" di attuazione dell'e.government in Italia e' di 185 milioni. Fate voi il confronto.

E mi vengono in mente tanti altri possibili usi, magari non direttamente rivolti alle famiglie, ma di sicura utilita' per il sistema paese: a cominciare dall'informatizzazione massiccia dell'amministrazione della Giustizia. C'e' solo l'imbarazzo della scelta. Certamente, la soluzione peggiore, in un momento in cui il denaro pubblico e' poco e viene lesinato, e' disperdere risorse in interventi che non fanno massa critica.

4. Per finire. Il vero problema e' un altro, comunque — e i trenta milioni di Stanca non potrebbero risolvere molto nemmeno se ben impiegati. Il problema e' che l'Italia non spende in ricerca e innovazione. Andatevi a vedere questo intervento di Roberto Vacca e sconfortatevi. E poi pensate che c'e' chi parla di ridurre il gettito fiscale di una somma tra sei e dodici miliardi di euro. E pensate che cosa potrebbero fare quei soldi per il paese — se invece di essere dispersi "nelle tasche degli Italiani" (ricchi, aggiungo io), venissero almeno in parte utilizzati per un programma straordinario di investimenti in innovazione. Altro che le mancette di Stanca.

* Ovviamente, un problema di reddito c'e': l'esclusione digitale viaggia di pari passo con le condizioni economiche disagiate. Ma e' un problema che si risolve facendo crescere il benessere complessivo delle famiglie, non certo con un buono da duecento euro. Per ridurre il digital divide serve di piu' un mutuo a tassi agevolati per la casa, o un lavoro sicuro e decentemente retribuito, o la possibilita' di mandare un figlio al nido comunale a un costo ragionevole. Serve qualita' della vita.
Questa paginetta e' la spiegazione di un mio commento a questo post del bel blog di Marina Mancini, con la quale mi scuso per il ritardo.

Perche' non e' possibile commentare questo post?
I casi sono due:
- o e' un post di puro e semplice servizio -- e allora non c'e' niente da commentare
- o e' un post che parla dei nostri figli e della loro disabilita' -- e in questo caso il fatto e' che -- ci capirete, e se non ci capite peggio per voi -- non e' un argomento su cui si possa tollerare a cuor leggero l'invasione di spammer, troll, venditori di rimedi miracolosi, sostenitori di teorie strampalate, crociati di questa o quell'altra crociata -- insomma tutta quella roba che gia' fa perdere la pazienza quando si parla dell'ultima str... del politico di turno, ma che quando si parla di un figlio fa proprio male.
Se poi avete qualcosa che volete *davvero* comunicarci, c'e' l'indirizzo di posta del blog. Grazie.

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