mercoledì, 14 luglio 2004
Tikkun olam
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:22 pm

(Approfitto di un viaggio in treno — in cui non riesco a far niente di piu' costruttivo — e comincio a recuperare l'arretrato)

Secondo una teoria cabalistica che riassumo qui per quel pochisismo che ne so e per quel meno ancora che ne ho capito, al momento della creazione l'Altissimo riverso' le manifestazioni della sua essenza in una serie di vasi, perche' fossero trasfuse nel mondo. I piu' deboli di quei vasi non ressero l'urto di tanta potenza e andarono in mille pezzi, spargendosi come schegge in tutto il creato. Cio' significa che il mondo e' imperfetto, non e' cosi' come D-o lo aveva progettato, perche' i vasi si sono spezzati e l'armonia prevista non sara' ricostituita fino a che tutti i frammenti non saranno stati ricomposti. Il compito (infinito?) dell'uomo e' riconoscere i cocci di quel disastro primordiale, le scintille del disegno di D-o andato in frantumi, e rimetterle al loro posto. Solo quando tutti i pezzi saranno tornati la' dove dovevano essere il Messia verra'. L'espressione ebraica per questo lavoro di rattoppo e' "tikkun olam", che significa al tempo stesso "riparazione del mondo" e "redenzione del mondo"*. All'uomo spetta rammendare il mondo — se vuole sperare che sia redento.
Non intendo fare una lunga digressione teologica — la riterrei importante, ma ne so troppo poco e comunque non mi pare cosa adatta a un blog –, ma dico soltanto che mi affascina trovo consolante l'idea che siamo qui per rammendare il lavoro mal riuscito di D-o.

Scendendo sulla terra, mi pare che spesso le persone che abbiamo intorno si possano classificare bene secondo una metafora ispirata a questa storia: ci sono quelli che vogliono cambiare il mondo ("un altro mondo e' possibile") e quelli che si accontentano di aggiustare pazientemente quello che c'e'**.
I primi rifiutano di venire a patti con il mondo imperfetto che si trovano davanti; ne vedono gli errori e gli orrori e si chiamano fuori. Sono i rivoluzionari, i visionari, i puri. Da Gesu' in qua. Sono dominati dalla sete di giustizia, fino al punto di rinunciare all'efficacia — se non puo' essere conforme a giustizia.
I secondi sono quelli che cercano ogni giorno di incollare cocci, di rammendare strappi, di far funzionare alla meno peggio qualcosa che forse e' irrimediabilmente rotto e non funzionera' mai come dovrebbe. Sono quelli che scendono a patti, che mediano, che si compromettono. La giustizia e' anche il loro sogno, ma si sentono obbligati all'efficacia.
Nel mio piccolo, so di non avere abbastanza visione e senso della giustizia per essere tra coloro che vogliono un mondo diverso. Sto dalla parte dei rammendatori, senza grandi speranze che il compito possa mai aver fine o che possa risolversi in qualcosa di meglio del meno peggio.
E a volte avrei davvero bisogno che qualche visionario si distogliesse per un attimo dal suo progetto di un mondo migliore e desse una mano a rammendare questo.

* Nella pratica ebraica quotidiana "tikkun olam" e' l'espressione abituale per indicare le attivita' sociali e caritatevoli: ma in questo post mi interessa il senso originario.
** Beh, ci sono anche quelli che stanno bene nel mondo cosi' com'e' — e ne traggono partito. Ma di loro non mi interessa discutere oggi.

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