mercoledì, 28 luglio 2004
Is My Blog Burning #2: sughi di verdure
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:30 pm

Sul tema scelto da Iaia, due ricette veloci veloci, una di origine piemontese, l'altra campana. La prima e' la

Pasta ai porri
Prendete un porro non molto grande, pulitelo accuratamente eliminando la parte verde e facendo attenzione di aver lavato via *tutta* la terra. Poi fatelo a rondelline di spessore infinitesimale, che metterete in una padella piuttosto capiente con una goccia d'olio e il burro strettamente necessario a farle imbiondire a fuoco dolce smuovendo un po' con un cucchiaio di legno (cosi' le rondelle si disfano e si trasformano in capellini ancora piu' infinitesimali); quando le striscioline di porro saranno diventate belle lucide e appena dorate (ma non tostate!) sfumatele di Marsala con una certa generosita' alzando la fiamma per qualche secondo. Poi aggiungerete ancora abbondante burro e regolerete di sale (o meglio ancora, insaporirete con un po' di estratto di carne). Nel sugo cosi' ottenuto saltate la pasta che avrete scolato (non troppo) ben al dente. I tajarin sono ovviamente il formato ideale; in mancanza di quelli, meglio una pasta corta che raccolga bene, come le conchiglie o le pipe rigate. Parmigiano a volonta', ma secondo me ammazza un po' il sapore del porro.

Seguono le

Linguine con le olive*
In una padella capace soffriggete in olio extravergine molto abbondante del peperoncino e un poco d'aglio (senza esagerare ne' con l'uno ne' con l'altro: non devono dominare sugli altri sapori). Aggiungete al tutto abbondanti olive snocciolate intere o a pezzi grandi (le migliori che trovate. La ricetta originale prevede quelle verdi di Gaeta, in mancanza delle quali noi usiamo le taggiasche: il risultato e' diverso ma non inferiore) e capperini sotto sale (i piu' piccoli che ci sono) e lasciate insaporire, senza cuocere troppo a lungo. Non salate (e state un po' bassi di sale anche nell'acqua della pasta), perche' i capperi e le olive sono gia' piu' che sufficienti. Scolate le linguine al dente e saltatele nel condimento, aggiungendo piu' di qualche foglia di basilico spezzata a mano.

* Questa pasta la fa chi so io ed e' ispirata a quella della trattoria O' Fraulese ad Ischia Porto. Io di solito mi limito a mangiarla: spero quindi di non aver sbagliato nulla.

mercoledì, 28 luglio 2004
Un fiorino!
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

Il Ministro Lunardi propone di far pagare il pedaggio anche sui quattromiladuecento chilometri di strade statali gestite dall'ANAS. Per finanziare le grandi opere.


lunedì, 26 luglio 2004
Ci siamo rifatti

Ieri sera, a goderci il tramonto tra Roccaverano e Olmo Gentile, in Alta Langa (in lontananza il Monviso, sbiadito nella foschia ma oggi senza una nuvola…):

I campi di stoppie:


A cena alla "Madonna della Neve" di Cessole. Bel panorama, campo da bocce, ampie vetrate con vista sulle vigne, cucina assolutamente tradizionale (ottimi gli affettati, nella norma il vitello tonnato, buono lo sformato di zucchine in crosta con la formaggetta. Notevoli i 'gnulot dal plin, che sono il vanto del locale. E soprattutto le pesche ripiene — persi pien! –, in una versione senza cacao che merita un approfondimento; piu' che onesti i ricarichi su una buona carta dei vini. Antipasto, primo, dolce, caffe' e vino per circa 25 euro a testa; ci torneremo per i secondi, che sembrano attraenti).


venerdì, 23 luglio 2004
Non ho letto il libro
Nelle categorie: Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:09 am

… ma questa segnalazione di Leonardo Coen sembra interessante.


giovedì, 22 luglio 2004
Sharon, l'aliyah e la Diaspora
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:44 pm

L'uscita infelice di Sharon sull'emigrazione degli ebrei francesi merita forse di non essere letta alla luce delle polemiche piu' o meno interessate e della stretta attualita' politica, ma di un ragionamento piu' pacato e piu' generale. Provo qui a fare le mie considerazioni, premettendo che — essendo un gentile — potrei facilmente prendere fischi per fiaschi, se non altro perche' parlo di cose che mi riguardano fino a un certo punto.
Israele fonda la sua stessa ragion d'essere sul superamento della Diaspora e sull'aliyah, il ritorno in Erez Israel del popolo ebraico disperso. Senza questa idea non ci sarebbe il sionismo e non ci sarebbe Israele. Non e' un accessorio e non e' un arnese del passato: la missione di Israele e' riportare *tutti* gli Ebrei a vivere in Erez Israel. Fino a quel momento e' ovvio e naturale che ogni governante israeliano, non solo Sharon, sosterra', invochera', promuovera' l'aliyah degli ebrei della Diaspora. Non fa che perseguire lo scopo originario dello stato che rappresenta. Si puo' essere piu' o meno d'accordo, si puo' essere piu' o meno convinti del sionismo come ideale, ma pensare che un governante israeliano rinunci ad invitare gli ebrei della Diaspora a emigrare in Erez Israel sarebbe come chiedere a McDonald's di smettere di fare propaganda agli hamburger.
Questo porta con se' tutta una serie di questioni aperte e problematiche, al cuore stesso dell'idea sionista e dell'identita' ebraica.
E' evidente che la posizione sionista parte dalla convinzione che gli Ebrei siano *prima di tutto* una nazione. E che quindi la loro identita' sia prevalente su ogni differenza culturale, nazionale, etnica, ecc. Un ebreo e' un ebreo, ed e' connazionale di tutti gli altri ebrei: che sia americano o francese o russo o israeliano ha un'importanza secondaria. La sua identita' ebraica e' una identita' nazionale — e la nazione trova il suo luogo naturale di esistenza e di autogoverno in Erez Israel e nello stato di Israele. In questa prospettiva ovviamente l'aliyah e' la sola forma di completa realizzazione dell'identita' ebraica, ed Israele e' il solo luogo dove si puo' essere pienamente incardinati nella nazione ebraica. Il corollario — spesso inespresso, ma nondimeno evidente — e' che la Diaspora implica una condizione di minorita' dell'ebreo, una sua diminuzione che soltanto l'aliyah puo' sanare. Anche perche' l'ebreo della Diaspora e' comunque *straniero* nel paese in cui e' nato e vive (nella sua stessa percezione, ma soprattutto in quella dei gentili che lo circondano: esemplare ed orrendo — (il resoconto qui, alle pagg. 38-39 — quanto accaduto all'Assessore Ascoli della Regione Marche, che nel corso del dibattito sullo statuo regionale si e' sentito dire da un consigliere di Forza Italia: "Lei e' un ospite in questo paese"). E' una posizione legittima, ma non e' certamente l'unica legittima.
La Diaspora si e' formata in duemila anni di storia di conflitti e di integrazione tra le comunita' ebraiche e il tessuto sociale, economico, nazionale delle realta' in cui esse hanno vissuto. Ha creato un miracoloso intreccio di differenze e di identita' che sta al cuore stesso dell'Europa (e dell'America): di fatto non e' possibile pensare ad una identita' culturale europea o americana senza includere in esse l'apporto dell'ebraismo diasporico. Simmetricamente gli ebrei della Diaspora sono radicalmente integrati nelle comunita' nazionali in cui vivono, pur mantenendo una loro *differenza*: parlano la stessa lingua dei loro connazionali gentili, ne condividono abitudini, cultura, passioni, rappresentazioni. Sono Francesi o Italiani, o Americani — e non percepiscono la loro identita' ebraica come nazionalita'. Certo, come appartenenza al popolo ebraico, ma non ad una nazione separata da quella in cui vivono. Di questo difficile e miracoloso equilibrio tra integrazione e distinzione forse il frutto piu' significativo e piu' fecondo e' l'yddish. Non e' un caso che in Israele l'yddish sia stato scoraggiato e soppiantato dalla rinascita dell'ebraico, lingua *nazionale* e non vincolata alla lunga storia di contaminazione europea.
La Diaspora ha una sua autonoma ebraicita', che non e' meno piena, in questa prospettiva, di quella di coloro che hanno scelto Israele e la concezione dell'ebraismo come nazionalita'. Certo, il legame tra Israele e Diaspora e' comunque indissolubile e non potrebbe essere altrimenti, ma si fonda, ancora una volta, su un intreccio di identificazione e distinzione: Israele e Gerusalemme sono nel cuore di ogni ebreo, ma non sono necessariamente la patria di un ebreo.
Detto cio', mi pare che le dichiarazioni di Sharon perdano completamente di vista — credo inevitabilmente — questa distinzione e l'autonomia stessa della diaspora. Per questo hanno colpito tanto negativamente perfino all'interno delle comunita' ebraiche francesi.
Personalmente credo che una ricchezza profonda dell'ebrasimo moderno possa venire proprio dalla dialettica tra Diaspora e Israele, e che l'emigrazione in massa degli ebrei della Diaspora non potrebbe che impoverire tutti: noi gentili, l'ebraismo e perfino Israele. Se esiste (e io credo che esista) un problema di antisemitismo risorgente in Europa, la soluzione non e' l'emigrazione, ma un rigoroso impegno contro ogni forma di discriminazione e di razzismo, non solo antisemita, qui ed ora, nei paesi della Diaspora.
Off topic, piu' o meno. Noiosamente, ripetitivamente: e' giusta la condanna dell'ONU e la richiesta a Israele di smantellare il muro. Non per il muro in se', che potrebbe essere una misura legittima, per quanto sgradevole, di difesa della propria sicurezza e delle proprie frontiere: ma perche' il muro non e' sulla frontiera e perche' con il suo percorso rende impossibile la vita di molti palestinesi. Questo non ha a che fare con le esigenze di difesa dal terrorismo, ma con quello degli insediamenti ebraici nel West Bank e con l'annessione strisciante di terre palestinesi. Si costruisca il muro sulla Linea Verde — e allora davvero a chi lo contesta si potra' opporre che non prende in considerazione le esigenze di sicurezza dei cittadini di Israele.

lunedì, 19 luglio 2004
Ristoblog
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:25 am

Riprendo una vecchia idea di Massimo Mantellini, che non so se abbia avuto seguito: quella di recensire ristoranti sui nostri blog. So che esiste "Trattorieblog", ma mi pare che sia fermo dal gennaio di quest'anno. Percio' ricomincio io; se altri vorranno fare lo stesso, piu' o meno occasionalmente, potrebbe essere utile e piacevole. Se poi qualcuno meno dummy di me avesse l'idea di come aggregare i vari post, ci troveremmo con un piccolo esempio di divertimento collaborativo.

Voglio dedicare il primo post di questa serie all'Albero Fiorito di Dogliani (CN – P.zza Confraternita, 13 – Tel. e Fax 0173.70582), la mia tappa preferita nella ristorazione di Langa. Aspetto curato e clima da ristorante di paese, sala abbastanza grande ma non dispersiva, mai rumorosa e confortevole anche quando e' piena, bella vista sul torrente che attraversa la cittadina e sulle colline circostanti.


Il menu, alla voce, e' una rivisitazione fedele ma non noiosa (come a volte capita nei ristoranti piemontesi) della cucina tradizionale. Molti i piatti ricorrenti, ma c'e' un buon ricambio stagionale e qualche novita' non manca mai. Tra gli antipasti vi segnalo:
- la carne cruda tagliata al coltello (la migliore che io abbia mai mangiato);
- lo sformato di cipolle dolci in salsa di parmigiano (aromatizzato con dragoncello, semi di papavero e granella di nocciole; vale il viaggio fino a Dogliani) (foto);
- l'insalata di galletto al balsamico.
Tra i primi:
- la cisra', ovvero la minestra di ceci e trippa tipica delle Langhe;
- gli agnolotti "del plin";
- i tajarin al coltello, in stagione con il tartufo (l'anno scorso proibitivi, si spera vada meglio quest'anno); altrimenti con un ragu' vegetariano di porri o impastati con il dolcetto e conditi con un ragu' in bianco al barolo (ottimi; foto).
Sui secondi mi soffermo meno, non per minore qualita', ma per minore affinita' personale. Ricordo pero' una lepre al civet, tradizionalissima, con tanto di sangue e cacao amaro, piatto difficile al primo impatto col palato, ma splendido.
I dolci sono capitanati da una torta di nocciole con zabaione e da un semifreddo ai marroni che meritano il bis. All'ultima visita, ho potuto combattere il caldo di luglio con le pesche agli amaretti e cacao amaro, tagliate a pezzi, cotte al forno e tenute poi in frigo: freschissime e corroboranti.
Carta dei vini assai piemontese, come e' giusto, con qualche grande vino e una ampia scelta di buone bottiglie a prezzi ragionevoli.
Il servizio e' curato e non invadente. Il menu degustazione (piu' di quello che io possa mai riuscire a mangiare) e' a 31 euro, bevande escluse; per un pasto alla carta non troppo pesante possono bastarne 25.

Se proprio devo fare una critica: le camere, sperimentate per potermi godere in pace un menu completo e una bottiglia importante, non sono all'altezza della ristorazione.


domenica, 18 luglio 2004
Se fosse l'inverso?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:19 am

Cosi' titola Gideon Levy su Haaretz:

But when we're implicated and the victims are Palestinians, we prefer to avert our eyes, not to know, not to take an interest and certainly not to be shocked. Palestinian victims – and their numbers, as everyone knows, are far greater than ours – don't even merit newspaper reports, not even when the chain of events is particularly brutal, as in the examples above. This is not an intellectual exercise but an attempt to demonstrate the concealment of information, the double morality and the hypocrisy. The indifference to these two very recent incidents proved again that in our eyes there is only one victim and all the others will never be considered victims.

Merita una lettura integrale.
Segnalo anche un interessante articolo di Moshe Halbertal sul rimpatrio dei coloni in Israele ed uno, profondamente disturbante, di Avraham Tal, che giustifica su base etnica la legge sulla cittadinanza che impedisce la naturalizzazione degli Arabi: a riprova delle contraddizioni stridenti della societa' israeliana.


mercoledì, 14 luglio 2004
Tikkun olam
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:22 pm

(Approfitto di un viaggio in treno — in cui non riesco a far niente di piu' costruttivo — e comincio a recuperare l'arretrato)

Secondo una teoria cabalistica che riassumo qui per quel pochisismo che ne so e per quel meno ancora che ne ho capito, al momento della creazione l'Altissimo riverso' le manifestazioni della sua essenza in una serie di vasi, perche' fossero trasfuse nel mondo. I piu' deboli di quei vasi non ressero l'urto di tanta potenza e andarono in mille pezzi, spargendosi come schegge in tutto il creato. Cio' significa che il mondo e' imperfetto, non e' cosi' come D-o lo aveva progettato, perche' i vasi si sono spezzati e l'armonia prevista non sara' ricostituita fino a che tutti i frammenti non saranno stati ricomposti. Il compito (infinito?) dell'uomo e' riconoscere i cocci di quel disastro primordiale, le scintille del disegno di D-o andato in frantumi, e rimetterle al loro posto. Solo quando tutti i pezzi saranno tornati la' dove dovevano essere il Messia verra'. L'espressione ebraica per questo lavoro di rattoppo e' "tikkun olam", che significa al tempo stesso "riparazione del mondo" e "redenzione del mondo"*. All'uomo spetta rammendare il mondo — se vuole sperare che sia redento.
Non intendo fare una lunga digressione teologica — la riterrei importante, ma ne so troppo poco e comunque non mi pare cosa adatta a un blog –, ma dico soltanto che mi affascina trovo consolante l'idea che siamo qui per rammendare il lavoro mal riuscito di D-o.

Scendendo sulla terra, mi pare che spesso le persone che abbiamo intorno si possano classificare bene secondo una metafora ispirata a questa storia: ci sono quelli che vogliono cambiare il mondo ("un altro mondo e' possibile") e quelli che si accontentano di aggiustare pazientemente quello che c'e'**.
I primi rifiutano di venire a patti con il mondo imperfetto che si trovano davanti; ne vedono gli errori e gli orrori e si chiamano fuori. Sono i rivoluzionari, i visionari, i puri. Da Gesu' in qua. Sono dominati dalla sete di giustizia, fino al punto di rinunciare all'efficacia — se non puo' essere conforme a giustizia.
I secondi sono quelli che cercano ogni giorno di incollare cocci, di rammendare strappi, di far funzionare alla meno peggio qualcosa che forse e' irrimediabilmente rotto e non funzionera' mai come dovrebbe. Sono quelli che scendono a patti, che mediano, che si compromettono. La giustizia e' anche il loro sogno, ma si sentono obbligati all'efficacia.
Nel mio piccolo, so di non avere abbastanza visione e senso della giustizia per essere tra coloro che vogliono un mondo diverso. Sto dalla parte dei rammendatori, senza grandi speranze che il compito possa mai aver fine o che possa risolversi in qualcosa di meglio del meno peggio.
E a volte avrei davvero bisogno che qualche visionario si distogliesse per un attimo dal suo progetto di un mondo migliore e desse una mano a rammendare questo.

* Nella pratica ebraica quotidiana "tikkun olam" e' l'espressione abituale per indicare le attivita' sociali e caritatevoli: ma in questo post mi interessa il senso originario.
** Beh, ci sono anche quelli che stanno bene nel mondo cosi' com'e' — e ne traggono partito. Ma di loro non mi interessa discutere oggi.


lunedì, 12 luglio 2004
Che cos'e'?
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:39 am

Siamo stati due giorni in montagna nel Parco Nazionale degli Ecrins. Le foto arrivano tra poco. Questa invece e' della settimana scorsa, a Pian del Re: c'era una fioritura meravigliosa (altre foto a seguire), che la mia ignoranza botanica mi impedisce di classificare. In particolare, qualcuno conosce questo?


sabato, 3 luglio 2004
Tutte le volpi finiscono in pellicceria
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

… come diceva Craxi (che in pellicceria c'e' finito prima di altri).
Oggi tocca a Tremonti, e non lo rimpiangeremo certo. L'importante ora e' che a nessuno venga in mente di riciclarlo come e' accaduto ad altri transfughi berlusconiani. Per altri nomi si puo' transigere (forse), per Tremonti no: vista la sua storia e le sue colpe, va trattato come se avesse la peste.

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