giovedì, 10 giugno 2004
Un bilancio e qualche considerazione
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:04 am

Sabato e domenica si vota. Nella legislatura che finisce ho fatto l'assessore alla Provincia di Pisa e quindi per me il voto e' anche la chiusura di un'esperienza. Vorrei provare a dare il mio contributo alla campagna elettorale non con un'indicazione di voto, ma con qualche ragionamento che nasce da questi anni. Ovviamente parlo di quello che conosco, cioe' la politica locale: ma non credo che quella nazionale (ed europea) sia molto diversa.
Premessa veloce per capirci. Cinque anni fa non mi consideravo un politico "di professione". Ho sempre fatto politica, ma da militante di base, poco organico ai partiti, poco integrato nelle forme/forze ufficiali. Poi per varie circostanze che e' lungo e inutile spiegare, mi sono trovato (abbastanza inopinatamente) di fronte all'opportunita' di passare "dall'altra parte", tra quelli che decidono, che fanno politica a tempo pieno, che determinano le scelte e usano le risorse. E che sono pagati per farlo (e' un dettaglio fondamentale perche' da quel momento dipendete *economicamente* dalla vostra attivita' politica). Provo a dirvi che cosa ho capito e che cosa ho imparato. Nonostante le cose che diro', credetemi, nessun moralismo, nessun virtuoso "io non c'entro": faccio anche io parte di questo sistema, un politico di professione lo sono diventato pure io. [...]
Il mondo della politica e della pubblica amministrazione visto da dentro e' perfino peggio di come ve lo aspettate. Non tanto per la disonesta' e la corruzione: sono fenomeni tutto sommato marginali e scarsamente influenti. Quello che pesa veramente e' altro: l'autoreferenzialita', per esempio, la difficolta' a capire qual e' il vero impatto delle scelte politiche sulla realta'. I personalismi esasperati, dettati anche dall'esigenza di mantenere i privilegi del potere che si esercita, per piccolo che sia — e perfino dal bisogno di non perdere il "posto di lavoro" (l'ultimo anno prima delle elezioni questa e' la preoccupazione numero uno di tutti noi — e anche comprensibilmente: dopo due mandati provate a reinserire nel suo vecchio lavoro un sindaco cinquantacinquenne…). Di qui derivano slealta', doppi e tripli giochi, mancanza totale di trasparenza. Aggiungeteci la lentezza e macchinosita' delle procedure; gli sprechi sistematici di risorse, umane e finanziarie (dovuti non tanto all'incapacita', all'incuria o alla corruzione, ma per lo piu' ai vincoli che discendono da anni e anni di fatti compiuti, di stratificazioni successive delle decisioni). D'altronde la funzione primaria di qualunque organizzazione, e quindi anche del sistema politico, e' sopravvivere, riprodursi ed estendere se possibile il proprio potere: produrre risultati utili all'esterno viene dopo.
In questo contesto riuscire a *fare* e' davvero difficile — e comporta ogni genere di compromessi, anche poco onorevoli. Ma non solo per una sorta di degenerazione della politica (che pure c'e'). Esiste una complessita' intrinseca della politica e dell'amministrazione: chi pensa di tagliare nodi gordiani con decisioni nette e con puro esprit de geometrie e' destinato a fallire miseramente. Primo perche' ci sono interessi reali e legittimi (e di conseguenza rapporti di forza) che ogni scelta amministrativa deve tenere in considerazione e che ledere sarebbe dannoso per la collettivita': quindi la linea retta che procede gloriosamente verso la ragione e il futuro si adatta a fare zigzag, ritorni indietro, giri intorno agli ostacoli, alle eccezioni, ai casi particolari. Secondo perche' non si agisce mai su terreno vergine, ma ogni decisione ha dietro di se' una storia, situazioni consolidate di fatto e di diritto che limitano l'autonomia della politica: altri arzigogoli, cammini sbarrati, deviazioni. Terzo perche' il contesto normativo introduce vincoli e complessita' ulteriori tali da impedire una realizzazione lineare delle decisioni prese (i "lacci e lacciuoli" di cui parla lo stirato esistono davvero. Ma non sono soltanto frutto di una perversa mentalita' burocratica; il piu' delle volte sono destinati a tutelare davvero l'interesse collettivo — ed e' un bene che ci siano). Spesso — una volta fatte le scelte di merito — il lavoro di elaborazione delle modalita' tecniche e giuridiche per realizzarle e' talmente lungo e difficile che alla fine della decisione originaria resta abbastanza poco — e nel frattempo sono passati mesi e la situazione vi e' cambiata sotto le mani.
Di conseguenza amministrare non e' lavoro da dilettanti. C'e' una drammatica necessita' di formazione, di competenza tecnica degli amministratori. Anche perche' l'idea teoricamente bellissima della separazione tra politica e gestione rischia di essere devastante, altrimenti: un politico che non si intenda delle complessita' della gestione finisce per essere un burattino in mano ai suoi tecnici. Oppure per prendere decisioni inapplicabili quando non addirittura abnormi. L'illusione che una persona qualunque proveniente dalla "societa' civile" possa ricoprire adeguatamente incarichi politici e' appunto una illusione: c'e' bisogno di un sacco di tempo per capire, per studiare, per orientarsi. E quindi c'e' bisogno di persone che facciano politica professionalmente. E' un peccato che sia cosi', perche' il professionismo politico e' assolutamente deleterio sul piano della trasparenza, della moralita', dell'efficienza ecc. (vedi sopra, appunto). Ma il dilettantismo e' perfino peggio. Ve lo dico da persona che e' passata attraverso entrambe le fasi: due anni abbondanti mi sono serviti per capire alla meglio come girava il mondo, per due anni sono riuscito piu' o meno a lavorare davvero (con tutti i limiti che ho detto sopra), l'ultimo anno e' stato di campagna elettorale in cui e' illusorio pensare di fare qualcosa di concreto (chi fa, fa anche errori, e gli errori scontentano. A volte anche le cose fatte bene scontentano, perche' non si possono soddisfare gli interessi di tutti. E allora se volete vincere le elezioni dovete fare il meno possibile). Se fossi stato fin dall'inizio un professionista della politica, avrei avuto due anni di tempo in piu' per cercare di realizzare un programma.
Questo sistema non e' sostanzialmente intaccabile. Se siete all'esterno non contate — e il meccanismo semplicemente non tiene conto di voi — o raccoglie le vostre sollecitazioni ma le trasforma secondo le sue logiche, i suoi tempi, le sue deviazioni. Se entrate nel sistema, potete giocare soltanto secondo le sue regole — e quindi finite per omologarvi. Chi racconta cose diverse, credetemi, o si illude o mente. Anche una discontinuita' traumatica, perfino una rivoluzione non puo' far altro che imporre un cambio di classe dirigente, di persone: i meccanismi di formazione delle decisioni sono destinati comunque a riprodursi e a perpetuarsi. All'interno di una democrazia ben regolata, poi, la continuita' delle istituzioni si trasforma (e fortunatamente, sia ben chiaro! ogni alternativa sarebbe peggiore) in una sorta di capacita' del sistema decisionale di sopravvivere al cambiamento dei decisori politici (ed e' questo che alla fin fine ci salvera' da Berlusconi…).
In questo meccanismo i piu' adatti a sopravvivere sono coloro che si servono dell'esistente piuttosto che quelli che lo vogliono cambiare. La fortuna politica di una persona dipende solo in piccola parte da quanto le sue scelte sono state o saranno utili per la collettivita' — e principalmente dalla sua capacita' di sopravvivere all'interno del sistema, di guadagnare visibilita' e alleanze, di pesare negli equilibri di un'oligarchia. Gli outsiders o vengono tenuti lontani dal disgusto, o vengono sconfitti dal meccanismo, o adottano le regole del gioco e diventano essi stessi parte del gioco. Va anche detto che proprio per questo le forze della classe politica sono sempre piu' esigue — e di conseguenza entrare a farne parte non e' poi cosi' difficile. A patto di lasciarsi inglobare (detto tra parentesi: questa e' probabilmente una delle ragioni principali di quella crisi di rappresentativita' di cui parlavo un po' di tempo addietro; ma su questo magari ritorniamo un'altra volta).

Se il quadro e' questo, il bilancio e' totalmente negativo? no. Perche' lavorando sodo qualche cosa si puo' ottenere. Perche' a furia di compromessi, di cammini tortuosi, di sconfitte, di sprechi, di ritorni indietro, qualche risultato arriva. Poco rispetto agli sforzi. Ancora meno rispetto alle speranze. Quasi nulla rispetto agli ideali. Ma rispetto a cinque anni fa, ho la presunzione che il mio lavoro abbia migliorato, qua e la', le cose di cui mi sono occupato. E allora vale la pena di sporcarsi le mani — di scontare le frustrazioni e le disillusioni. Anche perche' se non lo facciamo noi che qualche illusione e qualche ideale ancora lo coltiviamo — padroni del campo restano soltanto quelli che nel brago ci stanno con piena soddisfazione. Bisogna accettare con amarezza, ma con realismo, che l'esercizio del potere politico comporta un'elevatissima inefficienza — e che quindi le risposte ai problemi saranno comunque inadeguate, tardive, insufficienti e imperfette. Ma che le risposte possono venire solo dalla politica, e da questa politica, perche' non ce n'e' un'altra. Percio' niente e' piu' dannoso dei luoghi comuni sui politici che sono tutti uguali e sulla politica che e' una cosa sporca: anche se sono quasi veri. La politica e' una sporca cosa e tutti i politici finiscono per somigliarsi, ma le differenze che ci sono contano eccome. E potrebbero contare assai di piu' se piu' persone decenti avessero la voglia e il coraggio di sporcarsi le mani. Senza illusioni, senza sperare di cambiare tutto, senza pretese di trasformare le buie stanze dei bottoni in luoghi luminosi e trasparenti di produzione del futuro. Ma sapendo che sbilencamente, faticosamente, qualcosa si puo' fare.
Sceglietele bene, le persone che eleggerete sabato e domenica. Con un occhio all'utopia del buon governo e un altro fisso sul disincanto della realta'.

Perche' non e' possibile commentare questo post?
I casi sono due:
- o e' un post di puro e semplice servizio -- e allora non c'e' niente da commentare
- o e' un post che parla dei nostri figli e della loro disabilita' -- e in questo caso il fatto e' che -- ci capirete, e se non ci capite peggio per voi -- non e' un argomento su cui si possa tollerare a cuor leggero l'invasione di spammer, troll, venditori di rimedi miracolosi, sostenitori di teorie strampalate, crociati di questa o quell'altra crociata -- insomma tutta quella roba che gia' fa perdere la pazienza quando si parla dell'ultima str... del politico di turno, ma che quando si parla di un figlio fa proprio male.
Se poi avete qualcosa che volete *davvero* comunicarci, c'e' l'indirizzo di posta del blog. Grazie.

Why are comments disabled on this post?
- Either this is just a link or a service post -- so nothing to comment on;
- or it's a post about our disabled children -- in this case, please understand us, we are not able to stand the usual invasion of trolls, spammers, snake-oil sellers, conspiracy theory freaks, crusaders for-this-or-that -- and so on. You know, such people are a nuisance in general, but when the topic is your son, they really become a pain in the ...
If you really have/want to tell us something, please use the blog's mail address. Thanks.

Some rights reserved

I contenuti originali di questo blog sono coperti da una Licenza Creative Commons.

Creative Commons License

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Autori

Accedi
Registrati

Aggreghiamo su

Autism Blogs Directory

Gambero Rosso Social Space

A casa Montag

Autismo: risorse online

Blog: autistici e genitori

Blog: culture di rete

Blog: Ebrei e Arabi

Blog: informatori

Blog: inventori

Blog: narratori

Blog: punti di vista

Ebraismo, Medio Oriente

Free Knowledge

Il mondo per gli occhi

Le mie webradio

Politica

Tutto il resto