sabato, 8 maggio 2004
Benny Morris, uno dei principali storici "revisionisti" israeliani, ha dichiarato a Repubblica in un'intervista del 6 maggio (online solo nella versione a pagamento):
[Il muro] fu concepito dalla sinistra per fermare i terroristi suicidi, e dove e' stato costruito ha funzionato. Ma certo hanno ragione a dire che "politicamente" stabilisce una frontiera: d'altra parte Israele e' stata costretta a farlo dalle bombe che esplodevano ogni giorno. E giusto sia stato fatto. (…) I palestinesi devono dare la colpa solo a se stessi se e' stato costruito. E' un'intera societa' che manda centinaia di persone ad ucciderci.
Intendiamoci: Morris ha ragione quando sostiene che la leadership palestinese, rifiutando gli accordi di Taba e scatenando la campagna di attentati contro il processo di pace, ha sostanzialmente rifiutato il miglior compromesso realizzabile e ha dimostrato di non avere veramente a cuore la pace. Cosi' come ha ragione a dire che il muro, riducendo il numero di attentati al di qua del confine, ha una funzione positiva per la sicurezza di Israele. Ma e' altrettanto vero — e Morris preferisce non dirlo — che l'attuale leadership israeliana ha lavorato per tutto tranne che per la pace, continuando ad espandere gli insediamenti in Cisgiordania, eliminando l'Autonomia Palestinese, rendendo di giorno in giorno piu' offensiva ed oppressiva l'occupazione, trasformando il muro da barriera difensiva lungo la Linea Verde in strumento di occupazione del territorio e di demolizione del tessuto sociale, economico e perfino geografico palestinese. Non dire questo significa aver chiuso gli occhi di fronte alla realta' — essersi abituati all'idea della guerra e dell'occupazione permanente.
E' grave — ma lo e' ancora di piu' perche' questo atteggiamento e' quello della gran parte della societa' israeliana. Non si puo' costruire nessuna pace da questo presupposto; ma al tempo stesso non si puo' costruire nessuna pace se non partendo da qui, se non partendo dalla percezione della realta' (per quanto distorta) che gli israeliani mediamente hanno. Come dice Amos Oz, nel libro che ho citato nel post precedente, e' necessario che le parti riacquistino la capacita' di immedesimarsi nel punto di vista dell'altro.
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