giovedì, 6 maggio 2004
E tu sceglierai la vita

Sono un gran fautore del compromesso. So che questa parola gode di una pessima reputazione nei circoli idealistici d'Europa, in particolare tra i giovani. Il compromesso e' considerato come una mancanza di integrita', di dirittura morale, di coerenza, di onesta'. Il compromesso puzza, e' disonesto.

Non nel mio vocabolario. Nel mio mondo, la parola compromesso e' sinonimo di vita. E dove c'e' vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non e' integrita' e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso e' fanatismo, morte. Sono sposato con la stessa donna da quarantadue anni: rivendico un briciolo di competenza, in fatto di compromessi. Permettetemi allora di aggiungere che quando dico compromesso non intendo capitolazione, non intendo porgere l'altra guancia a un avversario, un nemico, una sposa. Intendo incontrare l'altro, piu' o meno a meta' strada. Comunque non esistono compromessi felici: un compromesso felice e' una contraddizione. Un ossimoro.

Amos Oz, Contro il fanatismo, Feltrinelli, Milano 2004.
Oggi ho comprato e mi sono divorato in mezz'ora questo splendido libriccino. Quel che dice su Israele, sulla pace in Palestina — ma anche sulla letteratura e su tutto il resto — mi ha folgorato — e' tutto quel che penso — e che non saprei mai dire altrettanto bene.
Quanto all'elogio del compromesso — in tutta la sua amarezza — ne farei la regola e il motto della mia esistenza.

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Se poi avete qualcosa che volete *davvero* comunicarci, c'e' l'indirizzo di posta del blog. Grazie.

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