domenica, 25 aprile 2004
Il 25 aprile
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:57 pm

Indignazione n. 1. Come avete visto, mi capita spesso di andare in giro per il Piemonte, specialmente nelle zone tra la Bormida, il Po e le Alpi. Non c'e' paese, non c'e' gruppo di case, non c'e' quasi incrocio su queste strade, in queste colline bellissime, in cui non si trovi una lapide in memoria di quanti morirono per mano dei tedeschi e dei fascisti durante la guerra di liberazione. Questi luoghi la Resistenza la portano inscritta — parafrasando Calamandrei — nelle pietre dei paesi, nella terra dei cimiteri, nella neve delle montagne. La lotta di liberazione e' parte di una coscienza collettiva che supera anche le appartenenze politiche, almeno tra la gente comune.
Invece il sindaco (leghista) della cittadina piemontese dove la mia compagna vive e lavora oggi non ha partecipato alle celebrazioni e non ha nemmeno fatto affiggere uno straccio di manifesto commemorativo. Il Comune ignora la Resistenza. E' un insulto che questa terra non si merita.

Indignazione n. 2. Leggo in giro che il movimento pacifista ha voluto trasformare le celebrazioni del 25 aprile un po' in tutta Italia in manifestazioni contro la guerra e contro l'occupazione dell'Iraq.
Personalmente sono convinto che la guerra in Iraq sia stata un criminoso errore. Ho partecipato alle manifestazioni, ho la bandiera della pace sul balcone dall'anno scorso, mi sono impegnato per sostenere l'opposizione a questa guerra in ogni circostanza. Ma oggi no.
Oggi e' il 25 aprile. E' la memoria di una guerra di popolo, di una guerra giusta contro un regime sanguinario e un occupante straniero. Senza quella guerra, non ci sarebbe stata la Repubblica, non ci sarebbe stata la Costituzione, non ci sarebbe stato il riscatto morale e civile dell'Italia. Oggi si ricorda che la guerra e' stata necessaria a riconquistare la liberta'. Ha a che fare con la nostra storia, con il nostro essere una comunita' fondata su valori — e su una rivoluzione. L'Iraq, la pace, le vicende terribili di questi giorni — non c'entrano niente. Qualunque collegamento tra la guerra di liberazione e la situazione in Iraq e' fuor di luogo; peggio, rivela una mancanza di coscienza storica e di memoria cha fa veramente paura.

Anzi la memoria di una guerra necessaria come quella partigiana dovrebbe indurre alla riflessione i pacifisti assoluti, quelli del senza se e senza ma.
Aggiungo: il 25 aprile e' anche la celebrazione degli Alleati senza i quali la nostra guerra di liberazione sarebbe stata soltanto un esempio di valore e dignita' destinati alla sconfitta. Ed e' la celebrazione della fine dei regimi che vollero la Shoah. Non e' pensabile sentire in questo giorno risuonare slogan antiamericani e anti-israeliani. Non oggi. Non in questo contesto.
Con tutto cio' la guerra in Iraq resta un criminoso errore e la politica di Israele resta odiosa e imperdonabile. Ma oggi parliamo d'altro, facciamo memoria di altro.

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