giovedì, 19 febbraio 2004
La rivista francese Les inrockuptibles pubblica un appello, seguito da qualcosa come ventimila firme, tra cui quelle di molti intellettuali di punta (da Derrida a Balibar, a François Ozon), contro l'attacco generalizzato alle condizioni di esercizio delle professioni del sapere.
Questa guerra all'intelligenza e' un fatto senza precedenti nella storia recente della nazione. E' la fine di un'eccezione francese: un semplice sguardo a qualcuno dei nostri vicini europei, l'inghilterra post-thatcheriana o l'Italia berlusconiana permette comunque di vedere che ne e' delle scuole, degli ospedali, delle universita', dei teatri, delle case editrici al termine di queste politiche, che, condotte in nome del buon senso economico e del rigore di bilancio, hanno un costo umano, sociale e culturale esorbitante e delle conseguenze irreversibili.
Lungi dal costituire un movimento di stampo corporativo, questo risveglio delle professioni intellettuali riguarda l'insieme della societa'. Prima di tutto perche' la produzione e la diffusione delle conoscenze ci e' indispensabile come l'aria che respiriamo. In secondo luogo, perche' al di la' delle nostre professioni, dei nostri saperi, delle nostre pratiche, sono i rapporti sociali che vengono aggrediti, relegando sempre piu' ai margini i disoccupati, i precari, i poveri.
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- o e' un post che parla di nostro figlio e della sua condizione di bambino autistico -- e in questo caso il fatto e' che -- ci capirete, e se non ci capite peggio per voi -- non e' un argomento su cui si possa tollerare a cuor leggero l'invasione di spammer, troll, venditori di rimedi miracolosi, sostenitori di teorie strampalate, crociati di questa o quell'altra crociata -- insomma tutta quella roba che gia' fa perdere la pazienza quando si parla dell'ultima str... del politico di turno, ma che quando si parla di un figlio fa proprio male.
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