sabato, 28 febbraio 2004
Comunicazione di servizio
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:45 pm

I miei post appaiono su MS Internet Explorer in un pacchianissimo grassetto, nonostante il CSS non indichi che il font dev'essere bold — e infatti con Mozilla si vede quel che si deve vedere, un carattere normale.
Qualcuno meno dummy di me mi sa consigliare un modo di rimediare?
Seconda domanda: ma quelli di Microsoft, quando la fanno una cosa come si deve?


sabato, 28 febbraio 2004
Ieri…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:47 pm

all'imbrunire un bel giretto dalle parti di Tagliolo

e di Lerma, nell'Ovadese.

Oggi tappati in casa: nevica e abbiamo un po' di influenza.


venerdì, 27 febbraio 2004
Saluti da…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:12 pm



Questa settimana il ratto e' stato qui, e qui, e qui, e qui, e qui, e qui, e qui, e qui e di nuovo qui…

giovedì, 26 febbraio 2004
La ragazza con l'orecchino di perla
Nelle categorie: Cinema e TV, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:11 pm


Da innamorato di Vermeer, non ho potuto fare a meno di andare a vedere "La ragazza con l'orecchino di perla". Non posso dire che mi abbia deluso, perche' e' esattamente il film che mi aspettavo. C'e' il genio inetto e compresso dalle convenzioni sociali a cui non si sa ribellare; c'e' il contrasto tra la giovane povera e pura, capace di penetrare l'arte e la bellezza del mondo da un lato, e le donne chiuse e corrotte da un egoismo senza barlumi dall'altro; c'e' la storia d'amore mai esplicitata tra il pittore stagionato e la servetta poco piu' che adolescente (una specie di "Lost in Translation" in salsa olandese…), eccetera. Insomma una sbrodolatura sentimentale senza un colpo d'ala che sia uno: ma era nel conto. Speravo invece di godermi la ricreazione dei quadri di Vermeer; e in effetti tutto il film e' costellato di citazioni implicite o esplicite, di scene riprodotte al centimetro e di inquadrature che fanno il verso alle opere del pittore olandese (ma anche di Rembrandt e di altri maestri dell'epoca). Ma la delusione vera e' la luce, l'effusione quasi liquida che in quei quadri pervade gli oggetti, come se fosse al loro interno, li facesse vibrare: la fotografia del film e' incapace di riprodurla, di dare vita ai tabeaux vivants, rimane pesante ed opaca. C'e' la stessa differenza tra il viso appuntito e un po' sgraziato della modella di Vermeer e la pienezza solida e materiale di Scarlett Johansson.

P.S. Non mi metto a fare il recensore di film. Non ho la stoffa e c'e' chi, come Marquant, lo fa troppo meglio di me. Sono solo indispettito perche' la mia passione vermeeriana si sente tradita…

mercoledì, 25 febbraio 2004
The rat is racing (again)
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:29 pm

and his blog is sleeping, meanwhile


mercoledì, 25 febbraio 2004
Difendere il prestito gratuito nelle biblioteche
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 7:31 pm

Contro l'Italia e' stata aperta una procedura di infrazione dalla Commissione Europea perche' nelle biblioteche pubbliche il prestito e' gratuito e non viene remunerato l'autore (la storia completa e' raccontata qui). Credo che sia una cosa vergognosa anche solo immaginare di poter imporre il pagamento di royalties sul prestito dei libri. C'e' dietro un modello di privatizzazione della conoscenza ripugnante — e sono convinto che contro questo provvedimento si debba fare una vera e propria battaglia di civilta'. Per questo aderisco e invito ad aderire alla campagna "Non pago di leggere", promossa dalla biblioteca di Cologno Monzese.
Segnalo anche il blog Bibl'aria, legato all'iniziativa di protesta.

lunedì, 23 febbraio 2004
Dal Lago d'Orta
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:17 pm

Nonostante la neve (rosa pure qui — ma ormai non fa piu' notizia), oggi ce l'abbiamo fatta. Bellissimo giro.

Grazie a Waldorf per la foto

lunedì, 23 febbraio 2004
Ancora una volta parlo del muro
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm

… a costo di sembrare un disco rotto. Il fatto e' che ho la sensazione di dire assolute ovvieta' — e sento ripetere delle assolute falsita' come se fossero dati di fatto incontestabili.
Ho appena visto l'inizio del TG7 con le notizie dall'Aja sulla prima udienza sul muro. Giuliano Ferrara va dicendo che si', la barriera dovrebbe si' passare sulla linea verde, ma alla fin fine quello che conta e' soltanto la difesa dagli attentati — separare Israele dai terroristi che vivono in Cisgiordania. In tutti i giornali e TG si dice che il muro "divide Israele dalla Cisgiordania".
Chi va dicendo questo (e non chi critica il muro, come dice Ferrara) e' davvero responsabile *moralmente* di un inganno intollerabile. Perche' il muro non separa Israele dalla Cisgiordania: passa ben a est del confine del 1967, annettendo di fatto una parte significativa di territorio palestinese e rendendo impraticabile la vita normale in moltissime comunita' arabe, private della possibilita' di muoversi, di coltivare le proprie terre, di avere acqua a sufficienza.
In queste condizioni il muro non ha una funzione difensiva di Israele, ma di creazione sul terreno di uno status quo che permetta la definitiva annessione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Mi pare di dire un'assoluta ovvieta': basta una carta geografica per capirlo. Troppo difficile per Giuliano Ferrara? o semplicemente troppo onesto?
C'e' una soluzione altrettanto ovvia al dilemma tra diritto dei Palestinesi e sicurezza di Israele: costruire il muro sulla linea verde. Se l'obiettivo e' evitare gli attentati ad Haifa e a Tel Aviv e' piu' che sufficiente. Se invece Israele e' ostaggio dei duecentomila coloni che ha mandato in Cisgiordania — allora bisogna ripetere con chiarezza l'ennesima ovvieta': che cosi' non ci sara' nessuna pace. E non e' tacendo queste verita' che si dimostra amicizia per Israele.

E' uscito il nuovo numero di Bitterlemons, dedicato al muro e alle udienze dell'Aja.

sabato, 21 febbraio 2004
Qualcosa si muove?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:18 pm

Mentre cominciano le udienze della Corte dell'Aja sul muro, Israele annuncia di avere iniziato a smantellarne uno dei tratti peggiori e piu' criticati, che isolava completamente un villaggio palestinese.
E' ovviamente un fatto positivo — e un segno che la pressione internazionale a qualcosa serve. Ma resta il fatto — inalterato — che finche' il muro corre a est della Linea Verde, e' un furto di terre e di pace ai danni dei Palestinesi — e non portera' sicurezza agli Israeliani.


sabato, 21 febbraio 2004
Dice la mosca cocchiera
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 7:03 pm

Sapete che c'e'? mi sono rotto di Luca Sofri e di Wittgenstein. Quindi lo levo dai link. Non se ne accorge nessuno — ma io mi sento meglio.


sabato, 21 febbraio 2004
Neve rosa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:55 pm

Che ci crediate o no, la neve oggi ha una evidente sfumatura rosa/arancione — credo che sia, abbastanza paradossalmente, per via della sabbia del Sahara arrivata fin qui.

sabato, 21 febbraio 2004
Lo scenario peggiore
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:46 pm

Su Haaretz online e' apparso un lungo articolo di Yossi Alpher*, in cui si sostiene che la possibilita' di arrivare all'auspicata soluzione "due popoli, due stati" e' in serissimo pericolo — e che le politiche del governo Sharon sono, nonostante ogni dichiarazione in contrario, uno degli ostacoli peggiori. Le alternative alla soluzione dei due stati sono l'obliterazione di Israele per via demografica (gia' oggi in Palestina la popolazione ebraica supera di pochissimo il 50%) — o l'imposizione di un "minority rule" israeliano su una maggioranza palestinese.

Nell'uno come nell'altro caso, il sogno sionista di un Israele "ebraico e democratico" e' destinato a soccombere.
E' una lettura deprimente — ma credo che dica una serie di cose inoppugnabili — e indica anche qualche possibile strada per evitare la catastrofe. Strade difficili, che chiedono coraggio e capacita' di visione alla classe politica di Israele, prima che a tutti gli altri.

* Yossi Alpher e' uno dei due direttori di Bittelemons, una interessante rivista online dedicata al dialogo israelo-palestinese. Merita.

sabato, 21 febbraio 2004
Questa rubrica e' sospesa per neve…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:27 am

Oggi era in programma di andare a fare un giro al Lago d'Orta, ma quando ci siamo svegliati fuori era cosi':

E anche ora sta nevicando cosi':

Si resta a casa.

venerdì, 20 febbraio 2004
Il papa' di Mel Gibson dice
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:28 pm

In un'intervista telefonica alla radio di New York WSNR, che andrà in onda lunedì, Hutton Gibson ha affermato che molti degli ebrei europei dati per morti nei lager nazisti sono in realtà fuggiti prima dell'Olocausto, in Australia e negli Stati Uniti. "E' tutta – beh, non proprio tutta – invenzione", ha detto Hutton Gibson. Che ha aggiunto che le camere a gas e i crematori dei lager non sarebbero stati in grado di sterminare così tante persone.
"Ha idea di quanto ci vuole per liberarsi di un cadavere? Per cremarlo? – ha detto il padre di Mel Gibson in trasmissione – ci vogliono un litro di benzina e venti minuti. Ora, sei milioni di persone? I tedeschi non avevano abbastanza combustibile per farlo. E' per questo che hanno perso la guerra".


giovedì, 19 febbraio 2004
Dichiarazioni parallele
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 4:01 pm

Abraham Foxman, direttore dell'Anti-Defamation League, secondo l'ANSA

ha annunciato che nel pomeriggio incontrera' anche il premier Silvio Berlusconi al quale esprimera' "apprezzamento per il rapporto tra Italia e Usa nella lotta contro il terrorismo, nella lotta per la liberta' in Iraq". "Lo ringraziero' – ha proseguito – per la leadership nella lotta contro l' antisemitismo e il ruolo di supporto verso Israele".

Su Repubblica di oggi, a pag. 2 dell'edizione di carta si legge:

… il Presidente del Consiglio scansa l'impasse raccontando la barzelletta del kapo' che in un campo di concentramento raccoglie i prigionieri per annunciare buone e cattive nuove. "La notizia buona e' che meta' dei prigionieri del campo sara' trasferita in un altro campo. A quel punto i prigionieri chiedono di sapere la notizia cattiva. Un guardiano, facendo un cenno con la mano, spiega: da meta' vita in giu' resteranno in questo campo. Da meta' vita in su, saranno trasferiti".

P. S. Si', lo so, avevo promesso di non eccedere con lo Stirato. Ma che volete, riesce sempre a strapparmelo, almeno un vaffanculo al giorno. Faro' esercizio di pazienza… da domani.

giovedì, 19 febbraio 2004
Contro la guerra all'intelligenza
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 3:29 pm

La rivista francese Les inrockuptibles pubblica un appello, seguito da qualcosa come ventimila firme, tra cui quelle di molti intellettuali di punta (da Derrida a Balibar, a François Ozon), contro l'attacco generalizzato alle condizioni di esercizio delle professioni del sapere.

Tutti questi settori del sapere, della ricerca, del pensiero, dei rapporti sociali, produttori di conoscenza e di dibattito pubblico sono oggi oggetto di attacchi massicci, rivelatori di un nuovo anti-intellettualismo di Stato. Assistiamo alla messa in opera di una politica estremamente coerente. Una politica di impoverimento e di precarizzazione di tutti gli spazi considerati improduttivi a breve termine, inutili o dissidenti, di tutto il lavoro invisibile dell'intelligenza, di tutti quei luoghi in cui la societa' si pensa, si sogna, si inventa, si cura, si giudica, si ripara. Una politica di semplificazione dei dibattiti pubblici, di riduzione della complessita' [...]
Questa guerra all'intelligenza e' un fatto senza precedenti nella storia recente della nazione. E' la fine di un'eccezione francese: un semplice sguardo a qualcuno dei nostri vicini europei, l'inghilterra post-thatcheriana o l'Italia berlusconiana permette comunque di vedere che ne e' delle scuole, degli ospedali, delle universita', dei teatri, delle case editrici al termine di queste politiche, che, condotte in nome del buon senso economico e del rigore di bilancio, hanno un costo umano, sociale e culturale esorbitante e delle conseguenze irreversibili.
Lungi dal costituire un movimento di stampo corporativo, questo risveglio delle professioni intellettuali riguarda l'insieme della societa'. Prima di tutto perche' la produzione e la diffusione delle conoscenze ci e' indispensabile come l'aria che respiriamo. In secondo luogo, perche' al di la' delle nostre professioni, dei nostri saperi, delle nostre pratiche, sono i rapporti sociali che vengono aggrediti, relegando sempre piu' ai margini i disoccupati, i precari, i poveri.

Proprio perche' l'Italia berlusconiana e' messa peggio della Francia, abbiamo un bisogno terribile, immediato, di una mobilitazione dello stesso tipo, che metta insieme le lotte oggi frammentate di tutti coloro che vedono restringersi gli spazi di accesso pubblico e libero al sapere. E' l'intelligenza del nostro Paese che e' sotto attacco, ed e' ora di rendercene conto.

giovedì, 19 febbraio 2004
La montagna ministeriale e il topolino open source
Nelle categorie: Free Knowledge, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 1:10 pm

Dopo una lunghissima gestazione, il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie ha pubblicato (G.U. del 7 febbbraio 2004) la direttiva “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni”, precedentemente e informalmente nota come “Direttiva Open Source”.
Vi era una forte attesa nei confronti di questo provvedimento, sia per l'attenzione che il Ministro aveva riservato alla questione dell'Open Source nella P.A., sia per gli interessanti risultati prodotti, pur a costo di faticose mediazioni, dalla “Commissione Meo” nominata da Stanca. Le bozze della direttiva, circolate nei mesi scorsi, facevano pensare che il Governo avrebbe adottato una linea assai cauta, ma di reale apertura verso le possibilità fornite dal software libero e open source.
Il testo definitivo della direttiva delude queste aspettative. Infatti, dopo aver pagato un tributo formale alla necessità per le pubbliche amministrazioni di tener conto della offerta sul mercato di una nuova modalità di sviluppo e diffusione di programmi informatici, definita «open source» o «a codice sorgente aperto», il documento non fa successivamente alcuna scelta reale che favorisca l'adozione di soluzioni OS/FS nella pubblica amministrazione. [...]
La scelta del software viene infatti legata a criteri puramente economicistici (TCO, costo di uscita, ecc.), senza prendere in considerazione fattori di ordine più generale che invece debbono avere importanza nelle scelte di un soggetto pubblico, quali la garanzia della sicurezza dei dati e della trasparenza delle procedure, la possibilità di prmuovere lo sviluppo di imprese sul territorio, la necessità di non favorire posizioni di monopolio, il sostegno a un modello compartecipato di sviluppo della conoscenza e della società dell'informazione. Privata di questa dimensione, la questione dell'OS/FS perde ogni rilevanza politica e si riduce a mero problema tecnico/tecnologico. Non è un caso che nel testo del governo sia accuratamente evitato l'uso del termine “free software”, proprio per la connotazione politica che esso ha assunto.
Vale la pena di osservare anche che si nota nel testo della direttiva una curiosa confusione tra “open source” e public domain. L'articolo 3, comma 2, lettere b) e c), infatti distingue tra “acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso” ed “acquisizione di programmi informatici a codice sorgente aperto”, ignorando il fatto che anche questi ultimi sono coperti da specifiche licenze, e che proprio la differenza tra queste e quelle proprietarie è il nodo della questione.

E' significativo anche che nel testo definitivo della direttiva sia comparso, tra i criteri di preferenzialità nella scelta del software, quello di “soluzioni informatiche che (…) garantiscano la disponibilità del codice sorgente per ispezione e tracciabilità da parte delle pubbliche amministrazioni, ferma la non modificabilità del codice, fatti salvi i diritti di proprietà intellettuale del fornitore e fermo l'obbligo dell'amministrazione di garantire segretezza o riservatezza”. Si tratta di una modalità di distribuzione del software assolutamente legittima: ma siamo all'opposto della filosofia e delle logiche di condivisione che stanno alla base dell'OS/FS. E' anche significativo osservare che si tratta esattamente della politica di distribuzione adottata da Microsoft nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni proprio come risposta alla diffusione dell'OS/FS.

In definitiva, possiamo ben dire che la montagna ha partorito un topolino. Questa direttiva non è destinata a modificare l'atteggiamento della Pubblica Amministrazione centrale nei confronti della questione del software libero, e più in generale della libertà della conoscenza. Fortunatamente – se il centro fa da retroguardia – il sistema delle autonomie sta procedendo in maniera ancora non organica, ma sempre più evidente, nella direzione giusta, quella di utilizzare l'acquisto e lo sviluppo di software come strumento per favorire lo sviluppo di una società della conoscenza fondata sulla libertà e sulla pluralità: vale la pena, sotto questo aspetto, di sottolineare il risultato positivo messo in campo dalla nuova legge regionale toscana sulla società dell'informazione (L.R.T. 1/2004, art. 4, c.1, lett i), che prevede esplicitamente la “promozione, sostegno ed utilizzo preferenziale di soluzioni basate su programmi con codice sorgente aperto, in osservanza del principio di neutralità tecnologica, al fine di abilitare l’interoperabilità di componenti prodotti da una pluralità di fornitori, di favorirne la possibilità di riuso, di ottimizzare le risorse e di garantire la piena conoscenza del processo di trattamento dei dati”.


giovedì, 19 febbraio 2004
Questa volta abbiamo vinto
Nelle categorie: Free Knowledge, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:44 am

Il Senato ha approvato la legge di conversione del Decreto 354/03, il cosiddetto "Decreto Grande Fratello", senza modificare il testo della Camera. Questo significa che non sono previsti controlli sul traffico internet e sulla posta elettronica. E' una vittoria importante per la liberta' della comunicazione; il rapporto tra liberta' individuale e sicurezza collettiva rimane comunque un tema cruciale, su cui continuare a ragionare e a capire. Segnalo per questo la bella iniziativa de "Il Secolo della Rete", che organizza per il 24 febbraio un convegno dal titolo "La rete delle liberta'", con la partecipazione – tra gli altri – di Stefano Rodota', Fiorello Cortiana, Pietro Folena, Antonino Caruso, Francesco De Leo. Vale la pena di esserci (e non solo perche' sono uno degli organizzatori ;-)).

martedì, 17 febbraio 2004
Una nuova rubrica
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:29 pm

… dedicata alle notizie e/o alle dichiarazioni troppo imbecilli o troppo spudorate per essere degne di un commento. Prometto che non la riempiro' di frasi dello Stirato: troppo facile. Ma per l'inaugurazione non posso fare a meno di riportare questa, tratta dal Corriere della Sera:

il premier, specifica addirittura che le tasse sono giuste se al «33%, se vanno oltre il 50% allora è morale evaderle».


martedì, 17 febbraio 2004
Lui lo dice meglio di me
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:22 am

Carta settimanale pubblica (numero 6 del 12-18 febbraio, pagg. 49-55, purtroppo non in rete) una bella intervista ad Avi Shlaim, storico "revisionista" israeliano, di cui e' uscito recentemente in Italia Il muro di ferro. Condivido praticamente ogni parola dell'intervista e vi invito a leggerla (no, quelli di Carta non mi pagano per la pubblicita'…). In particolare, siccome io non sono riuscito a farmi capire, cito queste parole, che rispecchiano con chiarezza assoluta le mie convinzioni sul sionismo:

C'e' una distinzione tra essere antisionista e post-sionista. Non sono un antisionista, accetto la legittimita' del movimento sionista, che considero un movimento legittimo per l'autodeterminazione nazionale del popolo ebraico. Allo stesso modo, riconosco la legittimita' dello stato israeliano all'interno dei confini del 1967. La mia sola obiezione e' rivolta al progetto coloniale sionista al di la' della linea verde, e cioe' dei confini del 1967. Se Israele si ritirasse dai territori occupati e desse ai palestinesi l'opportunita' di creare il loro stato, allora non avrei alcuna obiezione. Essere post-sionista significa pensare che il movimento sionista ha raggiunto il suo scopo: uno stato di Israele entro i confini del 1967. Cio' che sta bloccando lo sviluppo della societa' israeliana e' l'occupazione; quindi mi piacerebbe che Israele cessasse l'occupazione, consentendo a israeliani e palestinesi di vivere tranquillamente nella loro terra.

Appunto: lui lo dice molto meglio di me.

martedì, 10 febbraio 2004
Blogger senza fissa dimora
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:38 pm

A dicembre c'e' stata la fuga da Splinder, che aveva avuto la bella idea di chiuderci i feed RSS. Ora leggo in giro che Clarence ha abbandonato Movable Type e che il passaggio alla nuova piattaforma ha scatenato il casino: altra ondata di profughi verso siti amici.
Si trattera' pure di un caso particolare della crisi generale del free internet (vedi Luciano Giustini qui) — ma la sensazione e' che bloggare per diletto stia diventando un'attivita' sempre piu' precaria. Non e' un bel segnale per chi crede che la rete sia (debba essere?) uno spazio di allargamento delle liberta'. Non tanto per noi blogger, che siamo comunque un fenomeno marginale — ma per l'idea che ci sta dietro: se vuoi uno spazio free (as in freedom) non puo' essere free (as a free beer). Per molti invece la seconda liberta' e' la condizione per avere la prima.


sabato, 7 febbraio 2004
Peggio la toppa del buco
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:39 pm

Secondo il Jerusalem Post, Sharon intende trasferire i coloni degli insediamenti di Gaza nel West Bank. Come dire, la politica di occupazione e di negazione del diritto palestinese alla terra continua, sotto le mentite spoglie di un parzialissimo ritiro. Chiunque abbia dato credito all'"apertura" di Sharon di qualche giorno fa, e' il caso che si ricreda.

Leggere il Jerusalem Post e altra stampa conservatrice di parte ebraica e' un esercizio esasperante — ma salutare. Aiuta a capire meglio quali germi terribili si agitino in una parte considerevole della societa' israeliana.
P.S. dell'8 febbraio: La notizia di oggi e' che Sharon parla di spostare il muro verso ovest, "piu' vicino" alla Linea Verde. Il tracciato sarebbe 100 chilometri piu' breve ed eliminerebbe gran parte dei "salienti" che strangolano citta' e villaggi palestinesi. Una buona notizia? non abbastanza: il tracciato resta comunque in territorio palestinese — e in particolare continua a comprendere i maggiori blocchi di insediamenti del West Bank (Ariel, Kiryat Arba, per dirne solo due); e non si dice una parola del controllo dell'acqua, che e' una delle partite essenziali. Ancora una volta: Sharon sta facendo propaganda, sta cercando di gettare fumo negli occhi. Solo una soluzione che non sottragga un metro di terra ai Palestinesi e' accettabile, e' il minimo indispensabile perche' si possa decentemente parlare di pace.

venerdì, 6 febbraio 2004
Da Maariv
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:40 pm

Sull'edizione inglese online di Maariv c'e' un articolo di Ahmed Tibi, parlamentare arabo israeliano, a proposito della proposta di Sharon di tenere un referendum sull'evacuazione degli insediamenti a Gaza. Credo che Tibi faccia un uso troppo disinvolto di un termine pesante come "fascista" parlando delle posizioni politiche degli ebrei di Israele; pero' non posso che concordare al 100% quando scrive questo:

We totally reject the idea of a referendum because the occupied territories are not Israeli territories. They do not belong to Israel and they are not the property of the Israeli people. So there is no point in asking the public its view regarding something that does not belong to it. What does not belong to you should be returned to its original owners. This is international law.

[...] Due note marginali. La prima e' che Tibi, cittadino israeliano e membro della Knesset, parla ormai degli "Israeliani" come altri da se'; un triste segnale della devastazione che le politiche governative hanno portato nel rapporto — da sempre difficile, ma mai logorato come ora — tra lo stato d'Israele e la sua minoranza araba. La seconda e' che ci sono settori della societa' allarmatissimi per una possibile deriva plebiscitaria della democrazia israeliana (per esempio questo articolo di Asher Arian): magari fossimo capaci di altrettanto allarme in Italia.

giovedì, 5 febbraio 2004
Comunicazione di servizio
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:41 pm

Da alcuni giorni lo spazio web su cui salvo le immagini di questo blog fa le bizze. Qualcuno mi sa indicare un servizio gratuito che funzioni decentemente, in modo che io possa emigrare?


mercoledì, 4 febbraio 2004
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 3:45 pm

Ricevo da Arianna Sarti, condivido e mi permetto di rendere pubblica questa mail:

Ieri sera, ad una assemblea di genitori ed insegnanti del “Comitato per la difesa per la scuola pubblica” serpeggiava la notizia, ma ci siamo lasciati pensando che non fosse possibile. Premetto che rispetto alla partecipazione alle varie manifestazioni non tutti avevano assunto le stesse posizioni, ma si tratta appunto della libertà dei singoli di prendere decisioni autonome rispetto all’educazione dei propri figli, e poi di confrontarsi e essere anche in disaccordo gli uni con gli altri, a fronte, però, di un diritto garantito a tutti i cittadini.
Invece è vero: la presidente della commissione per l’infanzia, parlamentare di Forza Italia, ha presentato un disegno di legge per vietare la partecipazione “alle riunioni in luogo pubblico è vietata la partecipazione non occasionale di minori di anni 11”. Non commento. [...]
COSTITUZIONE ITALIANA

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DEL BAMBINO

Articolo 12
1. Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.

Articolo 13
1. Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo.
2. L’esercizio di questo diritto può essere regolamentato unicamente dalle limitazioni stabilite dalla legge e che sono necessarie:
a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui; oppure
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell’ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche.

Articolo 14
1. Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
2. Gli Stati parti rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio del summenzionato diritto in maniera che corrisponda allo sviluppo delle sue capacità.
3. La libertà di manifestare la propria religione o convinzioni può essere soggetta unicamente alle limitazioni prescritte dalla legge, necessarie ai fini del mantenimento della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico, della sanità e della moralità pubbliche, oppure delle libertà e diritti fondamentali dell’uomo.

Articolo 15
1. Gli Stati parti riconoscono i diritti del fanciullo alla libertà di associazione e alla libertà di riunirsi pacificamente.
2. L’esercizio di tali diritti può essere oggetto unicamente delle limitazioni stabilite dalla legge, necessarie in una società democratica nell’interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza o dell’ordine pubblico, oppure per tutelare la sanità o la moralità pubbliche, o i diritti e le libertà altrui.

Poscritto del Ratto: Sinceramente, qualche perplessita' a organizzare manifestazioni con bambini io ce l'ho, proprio per il rispetto dovuto alla libera espressione dei bambini stessi. Guai a irreggimentarli e a prestare loro battaglie dei loro genitori. Ma e' anche vero che i nostri bambini stanno in questo mondo, si fanno le loro idee e possono capire se sono contenti o no di qualcosa, specie quando li tocca emotivamente o concretamente: che sia la guerra, che sia il fatto che la loro vita a scuola viene cambiata dalla riforma. Dovremmo ascoltarli, dovremmo dare loro la possibilita' di parlare — e di aderire o no (ma per scelta loro, non di papa' e mamma) a una qualunque forma di espressione collettiva. C'e' un discrimine sottile, tra la loro liberta' e il plagio — ma certo non e' con una proposta di legge ridicola come questa che si aiutano le famiglie a rispettare quel discrimine. Per fortuna, questa iniziativa finira' come deve, nell'immondezzaio: nemmeno questo parlamento, nemmeno questa maggioranza la potranno mai approvare.


mercoledì, 4 febbraio 2004
I lemming
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:00 am

Forse ve lo ricordate anche voi. Un documentario Disney (White Wilderness, 1958) che ho visto da bambino raccontava la storia raccapricciante dei lemming. Questi piccoli roditori vivono in colonie in tane sotterranee dalle lunghe gallerie. Quando una colonia diventa sovraffollata, l'agressivita' cresce, si verificano zuffe sempre piu' violente, fino a quando — se ricordo bene, sono passati quasi quarant'anni — gran parte della popolazione si riversa fuori dalle tane e comincia a correre. Apparentemente si tratta di una specie di migrazione. Ma la corsa disperata e' diretta alle alte scogliere da cui le povere bestie si precipitano in mare. Dopo questo suicidio di massa, i sopravvissuti ricominciano il ciclo fino alla successiva crisi di sovrappopolazione.
Questa storia mi colpi' terribilmente — ed e' rimasta nella mia testa una specie di metafora esistenziale. In fondo — quando parlo di "rat race", e' la corsa folle dei lemming che mi viene in mente.
Pochi giorni fa ho scoperto che quel documentario era un falso. I lemming non si suicidano in massa, non si buttano a frotte giu' dalle scogliere. Sono contento per loro. Ma l'immagine mi e' rimasta indelebilmente impressa — anche perche' ho la sensazione che noi, invece, ai lemming disneyani somigliamo davvero.

lunedì, 2 febbraio 2004
Sharon sta mentendo
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Splinder) — Scritto dal Ratto alle 11:44 pm

Ariel Sharon dichiara che ordinera' l'evacuazione di diciassette insediamenti israeliani nella striscia di Gaza, e che in prospettiva non resteranno ebrei a Gaza.
Apparentemente e' una mossa importante, una sostanziale sconfessione della linea fin qui tenuta dalla destra al governo, che ha sempre rifiutato di fermare la proliferazione degli insediamenti nei territori occupati. Di fatto e' una bufala, fatta per gettare polvere negli occhi: [...] perche' non c'e' data prevista per il ritiro, perche' si parla soltanto di Gaza e di 7.500 coloni. Nulla si dice degli insediamenti ben piu' significativi (e politicamente piu' pericolosi per Sharon, come ci ricorda Nadav Shragai su Haaretz) del West Bank, dove vivono oltre 200.000 coloni e la cui popolazione e' in vigorosa crescita.

Fino a che questo nodo non verra' affrontato, finche' il governo di Israele non dira' con chiarezza che tutti i coloni devono lasciare i territori occupati e non prevedera' tempi certi per la loro evacuazione, nessun passo avanti sostanziale sara' fatto in direzione della pace. E' tutta cosmesi, belletto applicato su una piaga purulenta.

Devo a Lia una risposta, tanto al post che polemicamente mi dedica su Haramlik, quanto al suo ultimo commento al mio del 30 gennaio: non ho avuto tempo, ma la discussione non e' chiusa — e non rinuncio a tentare di capirci. E' una cosa a cui non posso rinunciare mai.

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