giovedì, 22 gennaio 2004
Il muro di frantumazione
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:22 pm

Su Europa di ieri un articolo di Kenneth Brown parla delle condizioni di vita degli arabi del West Bank alle prese con il muro, con i blocchi stradali, con le strade riservate alla popolazione degli insediamenti ebraici. Non dice niente che gia' non si sappia. Ma credo che abbia espresso con particolare chiarezza l'anima del problema: lo sgretolamento territoriale imposto agli arabi palestinesi finisce per rendere impossibile qualunque coesione di comunita', qualunque decente forma di vita associata. Non e' tanto questione di annettere il 6% delle terre arabe ad Israele: e' che la dislocazione di quelle annessioni crea una sorta di ragnatela che paralizza e che imprigiona la popolazione araba, la priva della mobilita', della liberta' di comunicazione, dell'accesso all'acqua e alle terre da coltivare. Non mi risulta che chi sostiene la necessita' della separation fence abbia mai smentito la realta' di questo dato o abbia dato una risposta convincente su questo punto. [...]
Certo, proteggere Israele dal terrorismo e' un'esigenza primaria. Nessuna pace e' possibile se i vostri figli possono saltare in aria andando a scuola o divertendosi in discoteca. E non e' credibile che gli attacchi terroristici termineranno da se' nemmeno in presenza di un processo di pace reale: nel campo palestinese (come specularmente in quello israeliano) c'e' chi rivendica il diritto a *tutto* il territorio tra il Giordano e il mare e chi vede come unica soluzione possibile l'espulsione o la cancellazione dell'altro. Quindi anche il migliore degli accordi possibili dovra' fare i conti con la violenza sabotatrice degli estremisti. E quindi e' illusorio credere che la pace potrebbe rimuovere il bisogno di una difesa militare — e forse anche di una separazione fisica tra Arabi e Israeliani. Ma questa e' cosa del tutto diversa dallo strangolamento e dalla frantumazione dei Palestinesi che la colonizzazione del West Bank e la separation fence stanno attuando.
Puo' darsi, per triste che sia, che un muro sia necessario per proteggere la pace — e per molti anni. Ma dietro a *questo* muro, che amputa il West Bank come carne viva, non nascera' nessuna pace. Chi ha a cuore Israele non si deve mai stancare di ripeterlo.

Sul Mazziniano un post sul conflitto israelo-palestinese. Dice cose che penso anche io. Ma forse dovremmo pensare tutti che e' troppo facile dirle stando seduti qui al nostro computer. E' un po' piu' difficile restare lucidi e sereni in mezzo agli attentati o alle forze di occupazione — e questo dovrebbe renderci un po' piu' lenti a giudicare.

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Se poi avete qualcosa che volete *davvero* comunicarci, c'e' l'indirizzo di posta del blog. Grazie.

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