Grillo oggi scrive: "Un Paese che ha eletto come speranza un volgare mentitore assurto a leader da povero buffone di provincia".
De te fabula narratur



lunedì, 14 aprile 2014
O vi si sfaccia la casa
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:18 pm

Beppe Grillo usa Auschwitz e "Se questo e' un uomo" per la sua polemica politica contro questo e quello. Non mi interessano i contenuti, non mi interessano i bersagli. Non voglio nemmeno leggerlo (e tantomeno linkarlo).
Sono perfino stanco di dire che qualunque uso strumentale della Shoah e' inammissibile e indecente. "Meditate che questo e' stato": questo, non altro. Chi usa Auschwitz per parlare d'altro banalizza la Shoah, ne fa un giocattolo retorico buono per tutti gli usi — e viene meno al dovere — prima ancora che della memoria — del piu' elementare rispetto per i morti.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

P. S. Oggi e' la vigilia di Pesach. Chag Sameach nonostante tutto.


mercoledì, 2 aprile 2014
Autism Allism Awareness Day
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 12:41 am

Anche quest'anno oggi mi aspetto il solito profluvio di retorica sulla tragedia delle famiglie che combattono contro l'autismo eccetera eccetera. Ho detto tante volte che cosa ne penso — e perche' mi pare un approccio sbagliato, offensivo e ipocrita — e oggi non voglio tornarci.
Certo la nostra e' una vita complicata. Probabilmente piu' complicata di quella delle famiglie "normali" — anche se alla parola "tragedia" la mia reazione istintiva e' "esageruma nen". Ma la maggior parte delle difficolta' che attraversiamo non deriva dall'autismo dei nostri figli, quanto piuttosto dai comportamenti di tanta brava gente "normale": dagli insegnanti impreparati e/o pigri che trovano piu' comodo parcheggiare i nostri figli da qualche parte che studiare il modo di insegnare loro qualcosa; ai pubblici amministratori che oggi accendono qualche bella lucetta blu e contemporaneamente riducono il budget per il sostegno alle disabilita'; agli spacciatori di terapie fasulle, che cercano di venderti i loro rimedi miracolosi facendo leva sulle tue ansie di genitore; ai vicini che ti fanno scenate sulle scale di casa perche' tuo figlio e' troppo rumoroso; agli estranei che si sentono in dovere di elargire commenti e consigli non richiesti se i nostri bambini si comportano in maniera non standard — e potrei andare avanti.
Ecco, per rendere migliore la vita nostra e dei nostri figli non serve curarli — e tanto meno compatirli: sarebbe molto piu' utile cambiare gli atteggiamenti di tanti neurotipici.


martedì, 1 aprile 2014
Jacques Le Goff (1924-2014)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:39 pm

Un altro dei maestri che ci lascia. Gli devo alcune delle giornate piu' esaltanti che io abbia mai passato su un libro. E un amore per il Medioevo europeo che da allora non mi ha piu' abbandonato.


domenica, 30 marzo 2014
Da qui non sono passate le fate
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 3:31 am

Speculum Maius, che stimo ed apprezzo da anni, pur non avendola mai conosciuta di persona, ha organizzato per il 2 aprile (l'"Autism Awareness Day") un incontro di riflessione sulla condizione delle famiglie con figli autistici. Sono sicuro che l'incontro sara' bello, e mi dispiace che sia a mille chilometri da qui. Tuttavia non mi riesce di non essere a disagio con la metafora che da' il titolo all'incontro, quella della famiglia "fatata", che gli organizzatori spiegano con la leggenda popolare dei "changeling":

"Le fate, che sanno fare miracoli, invidiano le donne umane per la loro esistenza piena di calore. Allora entrano nelle case degli uomini e, al momento opportuno, mettono il loro figlioletto nella culla, portando via il bambino che vi si trovava. Per incantesimo, il nuovo occupante assomiglia come un fratello al bambino scomparso, tanto che la mamma non sospetta nulla fino a quando non cominciano a manifestarsi cambiamenti palesi nel comportamento…”

Speculum Maius dal canto suo precisa:

Un’esperienza comune a tutti i genitori con un figlio con disabilità che, nella condizione dello spettro autistico, assume connotazioni particolari e uniche a causa dell’iniziale “estraneità” reciproca e dello smarrimento angoscioso causato dal venir meno di tutto ciò che fino a quel momento sapevamo sull’essere genitori.
Le reazioni sono diverse. C’è chi, in cuor suo, continua a cercare il figlio perduto, chi fa suo quello “sostituito”, chi tenta di farlo assomigliare il più possibile a ciò che sarebbe dovuto essere. Non esiste il giusto o lo sbagliato. Esistono le storie, le voci, le esistenze di madri e padri che cercano la propria via attraverso quella dei loro figli.

Ecco, certamente fuori dalle intenzioni degli organizzatori, questa immagine del figlio perduto — o peggio "sostituito" — a me pare incoraggiare una negazione dei nostri bambini — perfino una loro de-umanizzazione: come se il bambino vero non potesse essere quello autistico che ci e' toccato in sorte — e come se non potessimo vivere, noi genitori, che nella dimensione del rimpianto per cio' che ci e' stato sottratto.
No, in casa nostra non sono passate le fate: noi non cerchiamo i nostri figli perduti, non ci adattiamo ai changeling che ci siamo trovati accanto — e soprattutto non cerchiamo di trasformarli in cio' che "avrebbero dovuto essere". I nostri figli li amiamo per quel che sono, riconosciamo in loro delle persone intere, a pieno titolo — e nell'autismo un tratto essenziale del loro modo di essere, che richiede di essere accolto e rispettato.
Forse una risposta — e una diversa metafora — la trovo in una scena del film che It e la Cate stavano guardando ieri a ripetizione. Ecco, noi abbiamo rinunciato all'illusione del controllo — e cerchiamo solo di permettere ai nostri figli di crescere al meglio per quel che sono:


(da 1:30 a 1:40) "No matter what you do, that seed will grow to be a peach-tree.
You may wish for an apple, or an orange — but you'll get a peach".


lunedì, 24 marzo 2014
I disabili in classe? Si' ma… segregati
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Ma vaffanculo!, Roba da autistici, Umori e malumori, la Cate — Scritto dal Ratto alle 11:43 pm

In un blog del Corriere compare oggi un articolo di Federica Mormando dal titolo "Disabili in classe? Si' ma con docenti preparati". Nonostante il titolo, l'autrice non parla affatto della necessita' di preparare meglio gli insegnanti (e quelli di sostegno in particolare) a far bene il loro mestiere, creando le condizioni per una effettiva inclusione/integrazione. Anzi, di insegnanti di sostegno parla soltanto per dire che

Per risolvere tutto [i problemi generati dall'integrazione scolastica, NdRatto] spunta l’insegnante di sostegno. Definito per la classe, non per il singolo caso.
Senza entrare nel merito della loro preparazione, i «sostegni» lavorano in un ambiente generalmente non sintono con i ragazzi di cui dovrebbero occuparsi, e per sostenere loro, la classe e anche se stessi spesso se li portano fuori. In aule apposite? Più spesso nei corridoi, non per colpa loro.

Non un'altra parola sugli insegnanti, sulla necessita' di dar loro una preparazione e strumenti adeguati; non una parola sulla necessita' di "reasonable adjustments" alle caratteristiche degli alunni; non una parola sulla miseria di risorse materiali ed immateriali che la scuola dedica all'inclusione. Ma in fondo e' ovvio, perche' l'ideale che Mormando propone e' quello della segregazione:

una scuola in cui gruppi di allievi possano riunirsi per competenza e livello, in spazi differenziati sia per aree del sapere sia per tipologia dei bambini. I momenti di apprendimento devono rispettare le possibilità, i tempi e i modi di ognuno.
In questa scuola che non c’è, esistono momenti comuni, cui non devono essere obbligati quelli che non o mal li sopportano, dedicati non all’apprendimento, ma alle relazioni e al riconoscimento, lì sì, delle diverse abilità.

In poche parole, e sfrondato il discorso dalla stucchevole retorica e dai luoghi comuni, il modello e' ne' piu' ne' meno quello del ritorno alle classi differenziali (o addirittura alle scuole speciali per sordi e ciechi, evocate con nostalgia), all'isolamento dei diversi (naturalmente "per il loro bene"). Non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, tanta e' la miseria intellettuale delle argomentazioni, se non fosse che questo articoletto e' l'ennesimo segnale di una (nemmen tanto) strisciante tendenza a rimettere in discussione non la cattiva qualita' dell'integrazione scolastica, ma l'integrazione tout-court. In nome di un malcelato darwinismo sociale, che sembra sempre piu' la vera cifra di questi anni. D'altro canto, si sa, il vero problema e' che "non si è dato peso all’evidenza che, rallentando il ritmo dell’insegnamento, si negano possibilità di apprendimento ai normali e a quelli ad alto potenziale intellettivo."

P. S. Si rassicuri la signora Mormando: It e la Cate, e come loro tutti i bambini autistici che conosco, non sono affatto terrorizzati dai rumori e dalla molteplicita' di stimoli di una classe "normale". In genere, ben poche cose li spaventano. E' piu' facile che abbiano paura di loro gli adulti neurotipici e male informati — o mal disposti.

P. P. S. Scopro che la signora Mormando e' una psichiatra e psicoterapeuta, allieva tra l'altro di Bettelheim, che guida una associazione per la valorizzazione dei bambini intellettualmente iperdotati — e che gia' in passato si e' espressa contro l'integrazione scolastica. Coerente, se non altro. Di quelle coerenze che dimostrano che un alto QI non e' necessariamente dimostrazione di vera intelligenza.


martedì, 11 marzo 2014
Non e' un paese per donne
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:57 pm

La Camera respinge gli emendamenti sulla parita' di genere nella legge elettorale. La crisi porta le famiglie a rinunciare all'iscrizione ai nidi, con il risultato che piu' donne rinunciano a lavorare o a cercare un lavoro per dedicarsi alla cura dei figli. Due notizie del genere nella stessa giornata danno l'idea di che razza di paese siamo.


giovedì, 13 febbraio 2014
Modello inglese
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:59 pm

Nel PD sta trovando sempre maggior seguito il modello inglese, che consiste nell'avere un senso delle istituzioni e della lealta' politica e personale degno di quello di Giorgio di Clarence o di Riccardo di Warwick. Ma se non altro a quei tempi chi ordiva una congiura rischiava la testa — e questo almeno teneva lontano il ridicolo.
D'altronde ve lo vedete il povero Shakespeare a scrivere il Matteo I invece del Riccardo III?


Non-speaking Autistic Activist Responds to Suzanne Wright of Autism Speaks | Autism Women's Network.

La polemica su Autism Speaks non ci interessa. Ma quel che scrive Amy Sequenzia sull'essere autistici, si'.



martedì, 7 gennaio 2014
Birthday Boy
Nelle categorie: It, Love the Bomb — Scritto dal Ratto alle 11:45 pm


It stasera, al settimo o ottavo spegnimento delle sue nove candeline (a soffiare e' papa' — perche' It non ha mai imparato…)

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