Se uno come Tortosa dice di aver votato PD alle ultime elezioni, chi nel PD crede ancora di stare a sinistra forse dovrebbe farsi qualche domanda.



I colpi contro il giudice Fernando Ciampi raccontano anche un'altra storia. Una storia di solitudine qual è quella che circonda la magistratura ormai da tempo e che sta scavando un baratro tra i cittadini e la giustizia. Solitudine istituzionale, professionale e umana, frutto della lenta ma progressiva delegittimazione a opera di una politica che, per questa via, pensa di affermare la propria primazia e di recuperare la credibilità perduta (non solo nelle aule giudiziarie), senza rendersi conto delle ricadute devastanti sulla tenuta democratica del Paese.

(Donatella Stasio sul Sole 24Ore: da leggere integralmente, perche' sono tra le pochissime parole pensate e pesate scritte sulla vicenda della strage al Palazzo di Giustizia di Milano)



giovedì, 2 aprile 2015
Che disagio
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 2:57 pm

Da papa' di due persone autistiche (non "con autismo" — proprio "autistiche") ogni anno vivo con piu' disagio il 2 aprile. Il fatto e' che dovrei far finta di niente, non leggere niente, ignorare la Mole illuminata di blu e i manifesti con il pezzetto di puzzle in giro dappertutto — e che mi inseguono perfino nella mia posta e su Twitter. Perche' ogni volta che ci casco, ne esco con un faticoso senso di frustrazione e con un po' di mal di stomaco.
Tralascio il tema (che pure e' la causa *principale* del disagio associato all'autismo) dei servizi che mancano, della pubblica amministrazione che ci rende la vita complicata e nega i diritti elementari dei nostri figli, salvo cavarsela una volta l'anno con qualche monumento illuminato di blu. Ma non riesco a rassegnarmi al fatto che, anche con le migliori intenzioni, chi parla e scrive di autismo oscilla il piu' delle volte tra pregiudizi, una compassione inutile quando non offensiva (e quando non pelosa) e una radicale disinformazione.
No — la giornata della consapevolezza non sta aiutando a diffondere consapevolezza. Anche perche' temo che troppo pochi genitori siano davvero orgogliosi dei loro splendidi figli autistici: e se non siamo capaci noi di mostrare la loro bellezza, come possiamo sperare che qualcun altro sia abbastanza attento da vederla?


domenica, 15 febbraio 2015
Tripoli, bel suol d'amore
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:43 pm

Non sono un pacifista per principio, tutt'altro. Sono convinto della necessita' che l'Europa abbia una capacita' militare robusta e che si metta in condizione di utilizzarla a tutela dei propri interessi, sia in termini di deterrenza che in termini di intervento (la capacita' di attuare il secondo e' condizione della prima). Per questo non mi sono mai accodato alla facile retorica del taglio delle spese militari — e men che meno all'antimilitarismo a basso costo che contraddistingue tanta parte dell'opinione pubblica italiana.
Ho qualche dubbio in piu' sul fatto che abbia senso — oggi — un dispositivo nazionale italiano non integrato in una politica europea di difesa (e di conseguenza in una politica estera europea): le sfide sono troppo complesse per essere affrontate a livello nazionale, come dimostra perfino l'estrema difficolta' a mantenere nel tempo un'operazione di SAR a rischio bassissimo come e' stata Mare Nostrum.
Per questo mi sento gelare il sangue a sentir ministri del Governo blaterare di un'operazione militare in Libia, con una leggerezza che non so se sia piu' dettata da stupidita' o malafede. Per centomila ragioni, e' una pessima idea — e certamente non e' con cinquemila soldati che si puo' pensare di guidarla — e soprattutto di vincerla sul terreno. Risparmio di scrivere un pippone su questo tema, e rimando a quanto Romano Prodi
e Mimmo Candito hanno detto sull'argomento.


giovedì, 12 febbraio 2015
Meglio che naufraghino i migranti
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:52 am

… piuttosto che le riforme costituzionali, si dev'essere detto Matteo Renzi. Gia', perche' il principale avversario del ripristino di Mare Nostrum e' Angelino Alfano, i cui voti sono diventati indispensabili per assicurare alle riforme la maggioranza dopo la rottura del Nazareno. E quindi non e' il caso di contrariarlo: di ripristinare Mare Nostrum, come ha chiesto Enrico Letta, non si parla nemmeno — "il problema e' un altro". Moriranno alcune centinaia di migranti in piu'? "E chissene", come a quanto pare usa dire in ambienti renziani.
#statesereni, eh…


E no, anche Putin no, eh!



mercoledì, 14 gennaio 2015
Je (ne) suis (plus) Charlie?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:43 pm

Premetto che so poco di Dieudonné — e quel poco che so me lo fa detestare cordialmente — e ritenere un antisemita oltre che un inutile provocatore. Pero' quando leggo che la Francia, che l'altro ieri proclamava orgogliosamente "Je suis Charlie", stamattina lo ha arrestato per apologia di terrorismo per una battuta nemmen troppo idiota pubblicata su Facebook — mi faccio venire dei dubbi, tanti dubbi.

A parte: non penso che Dieudonné la intendesse cosi', ma personalmente mi pare che dovremmo tutti un po' sentirci Charlie Coulibaly. Non certo per solidarizzare con un terrorista e con un assassino, ne' per metterlo sullo stesso piano delle sue vittime. Ma perche' se non proviamo a comprendere — davvero, profondamente — il malessere che puo' spingere una persona a un gesto estremo come quello dei terroristi suicidi, se ci limitiamo a segnare una linea di demarcazione netta tra "noi" e "loro", se ne facciamo nella nostra rappresentazione degli esseri disumani (in fondo confortantemente disumani) — allora non faremo altro che preparare noi stessi e le nostre societa' al prossimo attentato. Da questo punto di vista mi e' parsa molto bella — e molto profonda — questa riflessione di un gruppo di prof di banlieue: "Ceux de Charlie Hebdo étaient nos frères, tout comme l’étaient les juifs tués pour leur religion, porte de Vincennes, à Paris : nous les pleurons. Leurs assassins étaient orphelins, placés en foyer : pupilles de la nation, enfants de France. Nos enfants ont donc tué nos frères. Telle est l’exacte définition de la tragédie".


"Comment avons-nous pu laisser nos élèves devenir des assassins?"

via Le Monde.



lunedì, 12 gennaio 2015
Echoes of France
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:49 pm

Fra tanta (pur comprensibile e doverosa) solennita' repubblicana, questo e' il mio piccolo omaggio alla Francia, alle sue vittime — e alla sua meravigliosa civilta' della contaminazione.

Forse agli spiriti irriverenti di Charlie Hebdo sarebbe piaciuto — o almeno lo avrebbero trovato un po' meno intollerabile del nostro unanimismo celebrativo di queste ore.

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