Leaders, Followers, Credibilità, Libertà

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Mi sono promesso che non avrei commentato in pubblico la scelta dei miei compagni di strada più cari di sostenere Piero Fassino candidato a Sindaco di Torino alle primarie del centrosinistra che si terranno tra una decina di giorni. Lo faccio perchè voglio essere costruttivo e non perchè mi astengo. Ho le idee ben precise, ma essendo un pierino qualunque e non un leader o dirigente di partito non credo che a questo punto la mia opinione debba interessare. A chi di dovere ho espresso sinceramente quello che pensavo e che penso. A chi può interessare sono molto disponibile per un carteggio privato. Non è obbligatorio intasare il web con i miei pensierini. Tutta questa vicenda mi ha però fatto fare alcune riflessioni. Non mi permetto di giudicare scelte altrui. Rispetto molto quella di Roberto Tricarico a cui va tutta la mia profonda stima e affetto sincero. Rispetto un po' meno altre scelte, perchè le ho interpretate come piccole, senza coraggio, conservatrici, ipocrite. Datemi argomenti per cambiare opinione, please. E ci sono delle differenze sostanziali di responsabilità se uno è un leader o un follower. Io per il momento sono un semplice follower. Magari un giorno sarò un leader, chi lo sa, ma proprio per questo voglio mettere dei punti fermi. Prima di tutto a me stesso.

Mai come oggi mi sto convincendo dell'importanza di non essere un impiegato della politica. Mai come oggi credo sia fondamentale costruirsi e acquisire competenze per avere un mestiere, sapere fare delle cose per un giorno "fare politica" da uomo libero, che può sempre permettersi di dire NO, io di qui non passo. La politica dei portaborse, dei nominati, di un'assemblea parlamentare scelta dalle dirigenze dei partiti e non eletta liberamente dai cittadini ha creato una sudditanza insopportabile, culturale ed economica, che deve essere scardinata e a cui ci siamo tutti troppo abituati. E un mezzo per avere questa indipendenza è sapere fare qualche cosa. Se no necessariamente uno, tra le variabili, deve sempre dover pensare alla propria sedia calda, al proprio stipendio. Non mi ha mai affascinato e non ho mai creduto possibile o auspicabile che la massaia di Voghera faccia il ministro dell'economia. Credo che la poltica sia una cosa seria, una professione, che si acquisisca facendola e amministrando la cosa pubblica, legiferando, rappresentando i corpi sociali, studiando. Ma che ci sia necessità di entrare e uscire e rimanere permeabili alla cittadinanza pura, ad essere soldati semplici.
Non sono mai stato neanche un grande fan del movimentismo. La dissoluzione dei partiti storici del nostro paese ci ha lasciato senza strumenti e ciò che rimane è veramente cosa molto triste. Faccio fatica a comprendere oggi una logica di partito, una linea. Sarebbe bellissimo avere degli interlocutori, un gruppo di persone con cui condividere un progetto, ma a guardarli da dentro i partiti politici e il PD in particolare mi sembra una scatola molto vuota. Totalmente disconnesa dal Paese, dalle persone, dai problemi reali.
Sono un criticone, una suocera, un gran rompino e l'essere moderati non mi hai mai fatto impazzire. Oggi più che mai credo che il cambiamento non possa che avvenire attraverso una rottura che non vedo vicina, ma che mi auspico che un giorno arrivi e che io abbia contribuito nel mio piccolo a creare: studiando, lavorando, facendo nel mio cantun il mio dovere. Sono sempre più dell'idea che la rappresentanza politica italiana sia inadeguata. A destra e a sinistra. Sono stufo di una sinistra che ha paura di se stessa, che non entusiasma mai, che non sogna e non fa sognare, che vuole fare anche la destra civile allo stesso tempo. Condivido con Guzzanti (figlio) il sentimento che i saccenti sono fastidiosi, i rozzi beceri e ignoranti alla fine simpatici, perchè come in una soap opera ci fanno sentire un po' meglio. Non credo nella poltica dei giusti, dei moralmente ineccepibili. Siamo umani. Ma credo che la rappresentanza politica italiana sia generalmente inadeguata, impreparata, inadempiente, incapace. E che ci sia un paese migliore fuori dalle istituzioni. Non rappresentato. Escluso di fatto. E credo che sia composto da milioni di persone.
Io un giorno, se mai sarà, vorrei essere espressione di quel corpo lì. E per farlo, seriamente, umilmente, occorre che si verifichino diverse cose. Ma per farlo bene bisogna essere credibili, onesti, liberi.
Ora sto tentando di imparare un mestiere che faccia di me un uomo libero. Domani spero che questa libertà mi possa essere utile, insieme ad altri, per aiutare l'Italia ad uscire da un circolo vizioso, da un anello che non può essere modificato, ma solo tagliato.
Non ho mai creduto nei puristi, in chi ti dice che lui non fa compromessi. Tra il velleitario e l'opportunista mi hanno sempre dato fastidio entrambi, ma forse ho sempre preferito il primo. Essere al tavolo dei decision makers è importante. Ma credo anche che ogni tanto si possa stare fermi un giro per essere più forti il giro dopo. Solo il tempo ci dirà chi ha avuto ragione.
Non posso credere che la scelta sia rimasta solo tra il cinismo e l'idealismo, tra l'essere pragmatici o nelle nuvole. Con i piedi ben piantati in terra daremo battaglia per non morire anche questa volta a causa del solito meno peggio. Qui si lavora per il meglio che stiamo fino da ora costruendo, sul pulito. A domani.

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This page contains a single entry by Stefano published on 20.02.11 18:03.

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