Domenica 20 settembre al Castello del Roccolo di Busca (CN) si terrà un reading dal titolo Baraonda Poetica. “L’idea della baraonda poetica - spiega Giovanni Tesio, l'ideatore -, si richiama al gioco delle bocce che si faceva nei paesi alle feste patronali. Un sorteggio che assortiva giocatori di qualità diverse. Ma soprattutto un’idea di festa, di kermesse, che sparigliava le forze, divertendosi a mettere insieme il campione e la scartina, il bocciatore sicuro e il puntatore scarso, ogni volta rimescolando abilità e fortuna. Qualcosa del genere vorrebbe essere la ‘baraonda poetica’. Ma in senso molto lato, ossia nel senso di una festa mista e variopinta, che non distingue secondo scelte critiche e secondo giudizi più o meno competenti e autorizzati, ma che si diverte a dare voce a tutti i poeti, noti e no, piccoli e grandi, anche nel senso dell’età. Un modo cordiale, in definitiva, per ammettere tutti al banchetto della poesia”.
L'appuntamento è a partire dalle ore 15.00.
Per informazioni: www.marcovaldo.it
Ecco più oltre le soluzioni dei due post CHI L'HA SCRITTO 1 E 2 con i frammenti letterari da indovinare...
1) William Burroughs da Il pasto nudo.
2) Albert Camus da Lo straniero.
3) Lewis Carrol da Alice nello specchio.
4) Louis Ferdinand Celine da Viaggio al termine della notte.
5) William Carlos Williams da Nelle vene dell'America.
6) Italo Calvino da Le città invisibili.
7) Vinicio Capossela da Non si muore tutte le mattine.
8) Robert Musil da L'uomo senza qualità.
9) Fernando Pessoa (Bernardo Soares) da Il libro dell'inquietudine.
10) James Joyce da Dedalus.
11) Jack Kerouac da Angeli di Desolazione.
12) Beppe Fenoglio da Il partigiano Johnny.
13) Bohumil Hrabal da Una solitudine troppo rumorosa.
14) Henry Miller da Tropico del Capricorno.
15) José Saramago da Memoriale del convento.
16) Abelardo da Storia delle mie disgrazie.
17) Primo Levi da Il sistema periodico.
18) Umberto Eco da L'isola del giorno prima.
19) Milan Kundera da L'ignoranza.
20) Vladimir Nabokov da Lolita.
21) Carlo Emilio Gadda da La cognizione del dolore.
22) Antoine de Saint-Exupéry da Volo di notte.
Ecco altre frasi selezionate da autori diversi...Nessuno si butta a indovinare? Forza e coraggio!
11) "Ciò che ho imparato sulla montagna solitaria tutta l'estate, la visione del Picco della Desolazione, ho cercato di portarlo giù al mondo e agli amici di San Francisco, ma loro, coinvolti nelle strette del tempo e della vita, anziché nell'eternità e nella solitudine delle nevose rocce montane, avevano una lezione da impartirmi a loro volta".
Parole chiave: solitudine, Picco della Desolazione, San Francisco.
12) "Parlava con accidentata violenza, scortecciando le parole, pareva che le schegge di quello scortecciamento rimbalzassero secche, ferenti, contro la griglia dell'apparecchio. La voce pitched, ispirata non sapevi se dal disprezzo per i suoi antichi compatrioti o dall'odio mortale per i tedeschi: tutto per lui era facile, immediato, definitivo, mortale".
Parole chiave: "Scorteccio le parole, aride schegge adatte al fuoco", cantavano i CSI di Linea Gotica citando questo brano…
Particolari su cui riflettere: l'uso di vocaboli inglesi - pitched - inframezzati all'italiano.
13) "…Da trentacinque anni vivo soltanto nelle cantine, non faccio volentieri il bagno, anche se il bagno ce l'abbiamo subito accanto all'ufficio del capo. Io, se facessi il bagno, io mi ammalo subito, io con l'igiene devo andarci cauto e graduale, perché lavoro solo a mani nude, così a sera mi lavo le mani, io lo so, se mi lavassi le mani più volte al giorno, allora mi screpolano i palmi, ma a volte, quando mi prende il desiderio dell'ideale greco del bello, mi lavo un piede e a volte anche il collo, un'altra settimana mi lavo poi l'altro piede e un braccio, e quando vengono le grandi feste cristiane, allora mi lavo anche il petto e le gambe, ma questo lo so da prima e mi prendo una compressa di harburn, perché mi viene il raffreddore da fieno, anche se fuori cade la neve, e questo io lo so.".
Parole chiave: da trentacinque anni vivo soltanto nelle cantine.
14) "Ci sono fiche che ridono e fiche che parlano; ci sono fiche pazze, isteriche, a forma di ocarina e ci sono fiche lussureggianti, sismografiche, che registrano il sorgere e il calare della linfa, ci sono fiche cannibalesche che si spalancano come le mascelle della balena e ti ingoiano vivo; ci sono anche fiche masochistiche che si chiudono come ostriche e magari dentro hanno un paio di perle, ci sono fiche ditirambiche che danzano ad ogni avvicinarsi del pene e si bagnano tutte d'estasi; ci sono fiche a porcospino, che lanciano gli strali ed agitano bandierine sotto Natale; ci sono fiche telegrafiche che sanno l'alfabeto Morse e ti lasciano la mente piena ti linee e di punti; ci sono fiche politiche, sature di ideologia e che negano persino la menopausa, ci sono fiche vegetative che non reagiscono, a meno che tu non le strappi dalla radice; ci sono fiche religiose che odorano di Avventista del Settimo Giorno e sono piene di rosari, vermi, conchiglie di vongole, cacarelli di pecora e a volte croste di pane secco; ci sono fiche mammifere, rivestite di pelle di lontra e che vanno in letargo nei lunghi mesi invernali; ci sono fiche da crociera, attrezzate come panfili, che van bene per i solitari e gli epilettici; ci sono fiche glaciali che possono ricevere stelle filanti senza provocare alcun guizzo, ci sono fiche miscellanee, che non si lasciano né classificare né descrivere, e che s'incontrano una volta nella vita e che ti lasciano bruciato e marcato; ci sono fiche fatte di gioia pura, le quali non hanno né nome né antecedente e queste sono le migliori di tutte, ma dove sono andate a finire?"
Suggerimenti: ma vogliamo scherzare?
15) "Questo popolo, che tanto si aspetta dal cielo, guarda ben poco in alto dove si dice che sia il cielo. La gente va a lavorare nei campi, la gente, nei villaggi, entra ed esce dalle case, va nell'orto, alla fonte, si accoccola dietro a un pino, solo una donna sdraiata su della stoppia con un uomo sopra di sé crede di vedere qualcosa passare nel cielo, ma pensa che siano visioni di chi sta godendo tanto. Solo gli uccelli, curiosi, volano e chiedono, girando intorno alla macchina ansiosamente, che è, che è, che sia questo messia degli uccelli, a paragone, l'aquila non è che un San Giovanni Battista qualunque, Dopo di me viene quello che è più forte di me, la storia dell'aviazione non finisce qui".
Suggerimenti: stile denso e complesso, umorismo corrosivo.
16) "Infine ella aggiungeva che per me sarebbe stato molto pericoloso sposarla e che sarebbe stato più bello per lei e più conveniente per me averla come amante. Che come moglie! Così infatti la sola forza dell'amore e non il vincolo del matrimonio ci avrebbe unito! E poi noi stessi, dovendo stare separati per qualche tempo, avremmo goduto più intensamente le rare gioie dei nostri fuggevoli incontri".
Suggerimenti: pensare alle più celebri coppie di innamorati…
17) "Dirò di più. Lungi dallo scandalizzarmi, l'idea di ricavare un cosmetico da un escremento, ossia aurum de stercore, mi divertiva e mi riscaldava il cuore come un ritorno alle origini, quando gli alchimisti ricavavano il fosforo dall'urina. Era un'avventura inedita e allegra, e inoltre nobile, perché nobilitava, restaurava e ristabiliva. Così fa la natura: trae la grazia della felce dalla putredine del sottobosco, e il pascolo dal letame…"
Parole chiave: fosforo.
18) "In quel tempo fuori dai cardini egli doveva non trovare bensì inventare di nuovo la condizione del primo uomo. Non dimora di una fonte dell'eterna giovinezza, ma fonte essa stessa, l'Isola poteva essere il luogo dove ogni creatura umana, dimenticando il proprio sapere intristito, avrebbe trovato, come un fanciullo abbandonato nella foresta, un nuovo linguaggio capace di nascere da un nuovo contatto con le cose. E con esso sarebbe sorta l'unica vera e nuova scienza, dall'esperienza diretta della natura, senza che alcuna filosofia l'adulterasse (come se l'Isola non fosse padre, che trasmette al figlio le parole della legge, bensì madre, che gli apprende a balbettare i primi nomi)".
Parole chiave: l'Isola.
19) "La vita dell'uomo dura in media ottant'anni. Ed è pensando a questa durata che ciascuno immagina e organizza la propria vita. Tutto ciò è risaputo, ma raramente ci rendiamo conto che il numero degli anni che ci è assegnato non è un dato meramente quantitativo, una caratteristica esteriore (come la lunghezza del naso o il colore degli occhi): fa parte della definizione stessa di uomo. Colui che potesse vivere, nel pieno delle forze, il doppio di tempo, cioè all'incirca centosessant'anni, non apparterrebbe alla nostra stessa specie. Nella sua vita tutto sarebbe diverso, l'amore, le ambizioni, i sentimenti, la nostalgia, tutto. Se un esule, dopo vent'anni vissuti all'estero, tornasse al paese natale avendo davanti a sé altri cent'anni di vita, non proverebbe affatto l'emozione di un Grande Ritorno, probabilmente per lui non si tratterebbe neppure di un ritorno, ma di una delle molte svolte nel lungo percorso della sue esistenza".
Parole chiave: nostalgia, esule, ritorno.
20) "Così, nessuno di noi due sarà vivo quando il lettore aprirà questo libro. Ma mentre il sangue pulsa ancora nella mano che uso per scrivere, tu sei parte della benedetta materia quanto lo sono io, e posso ancora parlarti da qui all'Alaska. Sii fedele al tuo Dick. Non lasciarti toccare dagli altri. Non parlare con gli sconosciuti. Spero che vorrai bene al tuo bambino. Spero che sarà un maschio. Spero che quel tuo marito ti tratti sempre bene, altrimenti il mio spettro si avventerà su di lui come fumo nero, come un gigante forsennato, e lo dilanierà nervo per nervo".
Suggerimenti: un celebre finale d'una celebre storia…
21) "Erano venute le otto. Così se n'era disceso passo passo, bicicletta a mano, assonnato dalla vigilanza notturna, studiandosi evitare con le suole e con i pneumatici la fianta verdastra e pillaccherosa spappata dalle vaccine lungo la stradicchia tutta ciottoli che sfocia nell'agorà del paese, al cantone del tabaccaio. Lì, sulla porta proprio della botteguccia, diede del naso nel commerciante, il quale, trafelato ed esausto, aveva lasciato il cugino-aiuto un po' discosto a guardia del sacco, e stava per entrare e chiedere che «gli venisse servito un tamarindo », dopo lunga lotta con se stesso. S'era anche levato il colletto d'amido, che teneva ora in una mano e che appariva infradiciato dal sudore e tinto dal verde anilina della cravatta".
Suggerimenti: la descrizione quanto mai precisa e desuetamente "barocca".
22) "Egli avrebbe potuto tentare ancora, tentare tutte le probabilità: la fatalità esteriore non esiste. Ma c'è una fatalità interiore: arriva un minuto nel quale ci si sente vulnerabili, e allora, gli errori attirano come una vertigine".
Parole chiave: linguaggio essenziale, scrittura veloce. Siamo al punto di non ritorno di questo snello romanzo.
Un altro gioco letterario più o meno simile a quello degli incipit, prevede di leggere una frase scelta da un libro e di cercare di indovinare l'autore e se possibile anche l'opera da cui è tratta. Non è poi così difficile!
Ecco i primi dieci esempi sui quali ci si può soffermare…
Anche qui la soluzione tra qualche tempo…
1) "Flash bianco - maciullati gridi di insetti. Mi svegliai con in bocca il metallico sapore del ritorno dai morti lasciando una scia dell'incolore odore di morte placenta rinsecchita scimmia grigia fitte fantasma di amputazione".
Parole chiave: insetti, scimmia.
Particolare su cui riflettere: lo stile caratteristico del cut up.
2) "Persino da un banco di imputato è sempre interessante sentir parlare di sé. Durante le arringhe del P.M. e del mio difensore si è effettivamente parlato molto di me, e forse più di me che del mio delitto".
Parola chiave: delitto.
Particolare su cui riflettere: lo stile asciutto ed essenziale.
3) "Per quanto riguarda i libri sono molto simili ai nostri libri, solo che le parole sono scritte nel senso contrario. Lo so, perché io ho messo un libro davanti allo specchio e dall'altra parte hanno messo un libro davanti a me".
Parola chiave: specchio.
Suggerimenti: amore per i giochi di parole e per la matematica.
4) "…Non posso fare a meno di dubitare che esistano altre autentiche realizzazioni del nostro io più profondo che non siano la guerra e la malattia, questi due infiniti dell'incubo.
La gran fatica dell'esistenza non è forse insomma nient'altro che questo gran darsi da fare per restare ragionevoli venti, quarant'anni, o più, per non essere semplicemente, profondamente se stessi, cioè immondi, atroci, assurdi. L'incubo di dover sempre presentare come un piccolo ideale universale, un superuomo da mane a sera, il sottouomo zoppicante che ci hanno dato".
Parole chiave: guerra, malattia.
Particolare su cui riflettere: lo stile ferocemente critico.
5) "Per disperato che possa sembrare, non abbiamo altra scelta: dobbiamo ritornare all'inizio, bisogna rifare tutto da capo, tutto ciò che è deve essere distrutto".
Parola chiave: ?
Suggerimenti: qui l'autore ricostruisce le radici perdute della storia americana.
6) "Una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la più casta delle città. Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d'inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d'urti, di apprensioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe."
Parola chiave: città
Suggerimenti: dove un viaggiatore immaginario racconta di città impossibili…
7) "Non c'era niente più di cui parlare, c'era da andarsene e basta, senza rimanere col peso di tutte le cose intuite. La stagione era iniziata. Il primo caldo. Bisognava svignarsela, giacché tutto si comprende solo agendo o ritirandosi. E questo è poco ma sicuro".
Parola chiave: andarsene, svignarsela.
Suggerimenti: a volte anche i musicisti per fuggire si affidano alle pagine della letteratura.
8) "Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell'aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l'oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell'anello di Saturno e moltri altri fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell'aria aveva la tensione massima, e l'umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po' antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d'agosto dell'anno 1913.
Suggerimenti: troppo celebre questa pagina per dare alcun suggerimento.
9) "Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. E' un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell'amore. Nell'amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell'amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un'idea nostra. L'onanista è un essere abietto ma, in verità, è la perfetta espressione logica dell'amante. E' l'unico che non finge e non si sbaglia.
Suggerimenti: idem come sopra.
10) "Non voglio servire una fede alla quale non credo più, si chiami essa famiglia, patria o chiesa: e cercherò di esprimermi attraverso qualche maniera di vivere o di fare dell'arte il più liberamente e integralmente possibile, difendendomi con le sole armi cui consento a me stesso di ricorrere…il silenzio, l'esilio, la scaltrezza".
Suggerimenti: un libro che si studia alla facoltà di Lettere.
Ecco le soluzioni al gioco Incipit-Excipit di cui sotto.
Soluzioni:
J.C. Ballard - Inc.: Apocalisse. La mostra…; Exc.: Il presidente era morto…
Ray Bradbury - Inc.: Era una gioia appiccare il fuoco; Exc.: Per ogni cosa c'è una stagione…
Italo Calvino - Inc.: Per arrivare fino in fondo al vicolo…; Exc.: C'è pieno di lucciole…
Jonathan Coe - Inc.: Era l'ultima lite, almeno questo era chiaro…; Exc.: Sul momento non riuscì a dire di più…
Joseph Conrad - Inc.: Solo i giovani vivono certi momenti…; Exc.: esclamò qualcosa e arrossì…
Gunter Grass - Inc.: Non lo nego sono ricoverato…; Exc.: Non chiedere e Oskar che è …
Jack Kerouac - Inc.: Ero una volta giovane e aggiornato…; Exc.: Bimbo sta a te…
Imre Kertesz - Inc. Oggi non sono andato a scuola…; Exc.: Tutti mi chiedono sempre dei mali…
Milan Kundera - Inc.: Quando la madre del poeta…; Exc.: E allora in fin dei conti nient'altro che acqua?
Raymond Queneau - Inc. Macchiffastapuzza…; Exc.: Allora ti sei divertita?
Tom Robbins - Inc.: Nell'ultimo quarto di secolo…; Exc.: L'incantesimo del nuovo amore…
Italo Svevo - Inc.: Subito, con le prime parole che le rivolse…; Exc.: Quel simbolo alto, magnifico…
Uno dei "giochi letterari" che facciamo al gruppo di lettura del Ratatoj consiste nel cercare di accoppiare (ma non sempre è necessario indovinare, anzi assai spesso è divertente far saltare fuori accoppiamenti improbabili o bizzarri) le frasi d'inizio e di fine di un libro con l'autore e l'opera. Questo è quello che ho preparato per l'incontro di stasera. A chi indovina per primo tutte e dodici le voci in una settimana di tempo, in regalo un libro…
Questi sono gli autori e le opere che bisogna riconoscere:
J.G.Ballard - La mostra delle atrocità
Ray Bradbury - Fahrenheit 451
Italo Calvino - Il sentiero dei nidi di ragno
Jonathan Coe - La casa del sonno
Joseph Conrad - La linea d'ombra
Gunter Grass - Il tamburo di latta
Jack Kerouac - I sotterranei
Imre Kertesz - Essere senza destino
Milan Kundera - La vita è altrove
Raymond Queneau - Zazie nel metrò
Tom Robbins - Natura morta con picchio
Italo Svevo - Senilità
INCIPIT
Nell'ultimo quarto del secolo ventesimo, in un periodo in cui la civiltà occidentale declinava troppo in fretta per il bene comune ma anche troppo lentamente per suscitare particolari entusiasmi, gran parte del mondo se ne stava tutto teso sull'orlo d'una poltroncina di platea sempre più costosa, aspettando - con un variabilissimo miscuglio di paura, speranza ed ennui - che accadesse qualcosa di importante.
Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio, il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c'è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti.
Il mio infermiere non può dunque essermi nemico. Ho preso a volergli bene, a questo controllore appostato dietro lo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita; così, nonostante lo spioncino che gli è d'ostacolo, impara a conoscermi.
Apocalisse. La mostra di quest'anno, alla quale i pazienti non erano stati invitati, aveva un segno inquietante: tutti i quadri insistevano sul tema della catastrofe planetaria, come se questi pazienti, così a lungo segregati, avessero avvertito nelle menti dei dottori e delle infermiere una specie di sconvolgimento sismico.
Solo i giovani vivono certi momenti. Non mi riferisco ai più giovani. No. I più giovani, propriamente parlando, non hanno alcun momento. E' privilegio della prima giovinezza vivere anticipando i propri giorni, in una meravigliosa continuità di speranze che non conosce pause né introspezioni.
Oggi non sono andato a scuola. O meglio, ci sono andato, ma solo per farmi esonerare dal nostro professore. Gli ho portato la lettera di mio padre, in cui richiede il mio esonero per "motivi famigliari". Il professore ha chiesto quali fossero questi motivi famigliari. Io gli ho risposto che mio padre è stato chiamato al periodo di lavoro obbligatorio; a quel punto lui non ha più fatto obiezioni.
Quando la madre del poeta si domandava dove il poeta era stato concepito, si presentavano solo tre possibilità: o una sera sulla panchina di un giardino pubblico, o un pomeriggio nell'appartamento di un collega del padre del poeta, oppure una mattina in un posticino romantico nei dintorni di Praga.
Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa intelligenza e con chiarezza e senza far tanti retorici preamboli come faccio ora; in altre parole questa è la storia di uno sfiduciato che non è più padrone di sé e insieme la storia di un egomaniaco, per costituzione e non per facezia - questo tanto per cominciare dal principio con ordine ed enucleare la verità, perché è proprio questo che voglio fare. -
Era l'ultima lite, almeno questo era chiaro. Ma benché l'avesse presentita da giorni e forse da settimane, nulla poteva placare l'ondata di rabbia e risentimento che gli stava montando dentro. Era lei dalla parte del torto, e s'era rifiutata di ammetterlo. Ogni argomento che lui aveva provato a opporre, ogni suo tentativo di mostrarsi conciliante e ragionevole gli era stato distorto, contorto e ribaltato contro.
Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: " T'amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d'accordo di andare molto cauti".
Macchiffastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo. Impossibile, mai che si puliscano. Sul giornale c'è scritto che a Parigi non c'è nemmeno l'undici per cento di appartamenti col bagno, non c'è da meravigliarsi, ma ci si può lavare anche senza. Tutti questi che mi stan d'attorno, però, devo dire che mica fanno gran sforzi.
Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.
Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico. Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.
EXCIPIT
Per ogni cosa c'è una stagione. Sì. Il tempo della demolizione, il tempo della ricostruzione. Sì. Il tempo del silenzio e il tempo della parola. Sì, tutto questo. Ma che altro? Che altro ancora? Qualcosa, qualcosa…
Sì, pensò Montag, ecco ciò che voglio mettere da parte per mezzodì. Per mezzogiorno… Quando saremo giunti alla Città.
Tutti mi chiedono sempre dei mali, degli "orrori": sebbene per me, forse, proprio questa sia l'esperienza più memorabile. Sì, è di questo, della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me lo chiederanno. Sempre che me lo chiedano. E se io, a mia volta, non l'avrò dimenticata.
Quel simbolo alto, magnifico, si rianimava talvolta per ridivenire donna amante, sempre però donna triste e pensierosa. Sì! Angiolina pensa e piange! Pensa come se le fosse stato spiegato il segreto dell'universo e della propria esistenza; piange come se nel vasto mondo non avesse più trovato neppure un deo gratias qualunque.
L'incantesimo del nuovo amore, l'incantesimo della solitudine, l'incantesimo degli oggetti, l'incantesimo delle vetuste piramidi e delle stelle lontane sono mezzi per stabilire un contatto con il mistero. Ma là dove si tratta di perpetuarlo, non ho consigli.
Però posso e voglio rammentarti due dei più importanti fatti di cui sono a conoscenza:
1) Tutto ne è parte.
2) Non è mai troppo tardi per farsi un infanzia felice.
- Allora, ti sei divertità?
- Così.
- L'hai visto, il metrò?
- No.
- E allora, che cosa hai fatto?
- Sono invecchiata.
- C'è pieno di lucciole, - dice il Cugino.
- A vederle da vicino, le lucciole, - dice Pin, - sono bestie schifose anche loro, rossicce.
- Sì, - dice il Cugino, - ma viste così sono belle.
E continuano a camminare, l'omone e il bambino, nella notte, in mezzo alle lucciole, tenendosi per mano.
Il presidente era morto, forse per la seconda volta? Ma era stato mai davvero vivo, nel vero senso della parola, durante la sua terza presidenza? E qualche suo spettro animato, ricostruito con i grafici biomedici che scorrono ancora sui nostri teleschermi, non continuerà a governare per altre presidenze, a scatenare una Quarta e una Quinta guerra mondiale, e le storie segrete di queste guerre non svaniranno negli interstizi della programmazione televisiva, perdute per sempre dentro l'ultima analisi delle urine, dentro l'ultima grande biopsia del cielo?
Non chiedete a Oskar chi è! Egli non ha più parole. Perché chi prima mi sedeva sulle spalle e poi baciò la mia gobba ecco che adesso mi si fa incontro e sempre più si avvicina:
Nera sempre la cuoca dietro m'era.
Davanti ora mi viene incontro- nera.
Parola e manto ha rivoltato - nera.
Coi neri soldi paga - nera.
E i bimbi, se cantan, non cantano più.
C'è la Cuoca Nera qui? - Sì -sì -sì!
"Bimbo sta a te," è quello che sta dicendo lei, "quante volte mi vuoi vedere e tutto - ma io desidero essere indipendente dico."
E io vado a casa avendo perso il suo amore.
A scrivere questo libro.
Esclamò qualcosa e arrossì. Poi me la strinse con vigore…e un attimo dopo, solo nella cabina, lo udii salire con calma la scaletta, passo dopo passo, con un mortale timore di destare la rabbia della nostra comune nemica che il duro destino gli aveva imposto di portare nel petto fedele.
Sul momento non riuscì a dire di più. Sarah la scrutò non la riconosceva, non indovinava ancora.
"Ci conosciamo?"
"Certo che mi conosci," disse lei. Sono io: Robert".
E allora, in fin dei conti, nient'altro che acqua? Niente fiamme?
Aprì gli occhi e vide, chino su di lui, un viso dal mento teneramente sfuggente e dai fini capelli gialli. Quel viso era così vicino che gli parve di essere steso sopra una sorgente che gli restituiva la sua immagine.
No, niente fiamme. Sta per affogare nell'acqua. Guardava il proprio viso sulla superficie dell'acqua. Poi, improvvisamente, su quel viso scorse un grande terrore. E fu l'ultima cosa che vide.
La risoluzione tra una settimana. Vietato barare.
Questo vorrei fosse il mio programma di lettura, escluso naturalmente qualche classico (Bulgakov, Dostoevskij, Shakespeare, Proust, Musil, per fare qualche nome) e la poesia (qui l'elenco sarebbe molto più lungo). Grazie per i suggerimenti al gruppo di lettura del Ratatoj di Saluzzo a Gian Ruggiero Manzoni e a Dona. Mi sembra che ci sia materiale sufficiente...e poi ci sono sempre Faletti e Dan Brown, vorrete mica fare la figura degli ignoranti? (il DaVinci Code è giunto alla trentaseiesima edizione...e aspetta che arrivi anche il movie...). Vorrei un anno sabbatico esclusivamente dedicato alla lettura.
Antonin Artaud - Eliogabalo o l'anarchico incoronato
Ben Okri - Il venditore di sogni
Bohumil Hrabal - Vuol vedere Praga d'oro?
Ho servito il re d'Inghilterra
Treni strettamente sorvegliati
Bruce Chatwin - Le vie dei canti
In Patagonia
Utz
Emile Cioran - Squartamento
La tentazione di esistere
L'inconveniente di essere nati
Gunter Grass - Gatto e topo
Ivo Andric - Il ponte sulla Drina
Jorge Louis Borges - Storia universale dell'infamia
Louis Ferdinand Celine - Morte a credito
Zvi Kolitz - Yossl Rakover si rivolge a Dio