17.10.03

Bertolucci - The Dreamers

E’ l’incontro nella Parigi del sessantotto di tre adolescenti figli della borghesia (fratello e sorella francesi più un giovane studente americano conosciuto al Cinemateque, luogo frequentato in quegli anni dai cinefili, dagli studenti e dagli intellettuali, p. es. i giovani registi della Nouvelle Vague, Godard, Truffaut, etc). Essi vivono insieme un periodo irripetibile e magico, fatto di forte amicizia e di reciproco innamoramento, d’iniziazione amorosa, di accesi dibattiti e discussioni su politica, poesia, cinema, musica e tutto ciò che stimola i loro interessi. Periodo che col passare dei giorni trascorsi insieme diventa sempre più un “menage a troi” dove si fanno vivere senza alcuna inibizione i rispettivi desideri (sperimentazione fisica e sessuale), si mettono in scena i sogni, le aspettative, le delusioni nei confronti della società (degli adulti, dei genitori), nonché occasione di confronto e di messa in discussione delle rispettive personalità e idee, descrizione e scoperta di ogni tipo di nuove sensazioni…quindi un lento cammino verso la perdizione e l’oblio attraverso l’uso dell’alcool e delle droghe (sperimentazione della coscienza), attraverso il totale abbandono alla bella vita (grazie agli assegni elargiti con complicità e noncuranza dai genitori) fino al raggiungimento d’uno stato di assoluto degrado, prigionieri e vittime di loro stessi all’interno dell’appartamento.
Ma la realtà delle manifestazioni sessantottine irrompe alla fine e - attraverso il vetro rotto di una finestra prima che sia troppo tardi e si compia il suicidio dei tre con il tubo del gas - li salva da questo pericoloso tunnel senza via d’uscita - dal loro stato vegetale, di parassiti totalmente dipendenti gli uni dagli altri, stato di beato non ritorno, ma anche di profonda alienazione, di felicità e allo stesso tempo di frustrazione - li trascina sulla strada per manifestare e vivere finalmente il loro tempo: ciò significa che per quanto i nostri sogni possano essere forti, la realtà alla fine cerca sempre di prevalere, non può essere costantemente tenuta da parte (se non sviluppando una patologia mentale) e ovunque ci si sia rifugiati occorre prima o poi affrontarla (e scendere a compromessi). Ciò segna però inevitabilmente anche la fine del momento magico, dell’innamoramento furibondo e fatale, la fine del rito di passaggio dell’adolescenza, la fine degli anni spensierati e ribelli. Si inizia a crescere.
Il film di Bertolucci è senz’altro un’opera da non perdere, che certamente fa discutere, anche perché si presta a diverse chiavi di lettura, da quella storico-sociale, a quella psicologica (la più interessante per i dettagli fornitici sulle personalità dei tre protagonisti), a quella di costume (sessuale-morale) a quella politica. Tutti coloro che hanno vissuto storie d’amore [adolescenziali] così forti e disturbanti della routine quotidiana, trascinanti e coinvolgenti in modo così devastante e totale per passione, follia e sensualità, ma anche tutti coloro che queste storie le hanno sempre e solo sognate o immaginate, si riconosceranno con i protagonisti del film. Saranno affascinati dal taglio delle inquadrature, dai giochi sottili di luce e di ombre, dall’irruenza dei colori e dalle sinuosità delle trasparenze, dalle nudità ora volutamente nascoste e ora prorompenti; complici e voieurs completamente coinvolti e partecipi, affascinati dall'idea del perdersi come adolescenti nel mondo dei sensi e forse anche un po’ spiazzati dal punto di vista originale con cui il regista ci racconta la storia e le vite di questi tre ragazzi, dell’interpretazione che egli fa di quegli anni. Trascinati peraltro dalle musiche psichedeliche che accompagnano il film, dai pezzi di Hendrix, dei Doors, dei Grateful Dead, etc. (la musica di quegli anni irripetibili).
Siamo anni luce da “Ultimo Tango a Parigi” e quelle scene che allora potevano essere frutto di scandalo (la sequenza del burro, la richiesta del protagonista maschile di essere penetrato da dietro da lei) ora che siamo nel 2003 non scandalizzano più: così in “The Dreamers” la lunga sequenza della masturbazione o quella della deflorazione della protagonista non solo non hanno nulla di scandaloso, ma non hanno nemmeno nulla di erotico: sono anzi scene gelidamente violente e brutali. La nudità dei protagonosti incarna dapprima un atto di ribellione contro la famiglia e la società borghese sessantottina, poi un modo di mostrarsi di fronte agli altri e a sé stessi senza maschere, infine si fa semplicemente espressione artistica, opera d’arte pura, potenza della bellezza, quadro caravaggesco. Il modo per cercare disperatamente di far perdurare uno stato di incoscienza, di felicità e di innocenza assoluta e al contempo la nostalgia e la consapevolezza di aver perduto per sempre quel momento di magia.
Insomma, molti sono i momenti riusciti del film, fatti degli sguardi dei protagonisti che si innamorano e che ci fanno innamorare, delle tante citazioni di spezzoni di celebri films che sono storia del cinema e contemporaneamente anche dichiarazioni d’amore del regista stesso nei confronti del cinema.
Grazie a Bernardo Bertolucci.

Posted by SergioG at 22:59 | Comments (4)