14.07.05

UNA STORIA SEMPLICE N.2

Sono passati venticinque anni, da quell'estate del 1980. Avevo dodici anni. Giocavo sulla collina di S. Salvatore Monf. (AL) insieme ai miei amici di allora: Andrea, Anna, e mia cuginetta Elena, ma la memoria potrebbe ingannarmi.
Non so più che cosa è realmente successo e che cosa è frutto di una rielaborazione della mia memoria o di un mio sogno (da allora ripetuto più e più volte).
A un certo punto mentre giocavamo nei pressi della torretta, abbiamo notato un vecchio (per noi allora ogni adulto sopra i quaranta era vecchio) che si aggirava solitario sulla collina. Era una persona mai vista prima e noi in quel posto ci andavamo quasi tutti i giorni. A un certo punto si è avvicinato e - non so dire con esattezza a chi di noi abbia per primo rivolto parola - s'è messo a raccontare una storia - per noi -incredibile. Diceva che ai tempi della guerra lui aveva combattuto contro i tedeschi proprio lì, a San Salvatore, e che su quella collina insieme ad altri compagni aveva trovato rifugio dalle rappresaglie nazi-fasciste. Infatti, secondo quanto da quest'uomo dall'accento ligure asserito, esisteva un passaggio segreto che collegava la Torre con il Campanone esattamente dall'altra parte del paese. Un tunnel sotterraneo conosciuto e usato già più volte nel passato, ben prima dell'utilizzo da parte dei partigiani. E a prova di ciò l'uomo ci convinse di aiutarlo a cercare la botola, lì nelle vicinanze della Torre, sul versante che dava verso Valenza. Fu una ricerca difficile in mezzo a rovi e a cespugli spontanei e ostili, ma noi l'affrontammo pieni di entusiasmo e di sogni. E alla fine fummo premiati, perché trovammo un' apertura sigillata con lucchetti e grosse catene (che fosse magari il tombino delle acque comunali o quello dell'Enel, non aveva nessuna importanza). Se avessimo potuto, opportunamente attrezzati di funi e di pile elettriche, ci saremmo avventurati (era naturalmente nostro grandissimo desiderio) nell'esplorazione dello storico passaggio (sfidando qualsiasi pericolo: paure, buio, acque marce, sanguisughe, ratti, scheletri, scalini o passaggi crollati, trappole mortali ancora funzionanti. In quel momento ci sentivamo dei piccoli invincibili Indiana Jones). Un paio di giorni più tardi ricordo nitidamente che trovammo anche la seconda apertura, in un campo coltivato a metà strada tra la chiesa di San Martino e il convento delle suore. Fu per noi l'ulteriore conferma che quell'uomo non ci aveva mentito.
Tutto qui, naturalmente grande è la tentazione di andare alla biblioteca di San Salvatore e scoprirne di più su quanto è successo sulla collina e attorno a quella famosa Torre e al suo passaggio sotterraneo. E chissà magari farne una storia vera. Per il momento ho scritto una specie di filastrocca riguardo a tutto ciò e la propongo così come mi è venuta, ben consapevole del suo limitato valore letterario, ma per me dall'elevatissimo significato emotivo:

"C’è un VECCHIO sulla collina con la barba bianca e folte sopracciglia. Fa anelli di fumo con la pipa. Si guarda intorno un po’ smarrito, quel VECCHIO assorto sulla collina. Dice il VECCHIO a noi bambini: «Era il febbraio del ‘44, pativamo il freddo e la fame. Pochi e male equipaggiati combattevamo per la Libertà. Di giorno col fiato corto per il continuo marciare; la notte solo un velo di sonno al calore putrido delle stalle. Nervi tesi, urla soffocate, agli echi delle raffiche, al tintinnio dei bossoli, al rombo delle granate! Una nebbia spessa un dito non ci avrebbe garantito di scampare alla rappresaglia, ma il tunnel sotto il paese in quei giorni di battaglia fu un buon nascondiglio». Ascoltiamo in visibilio quell’uomo che narra: «Collega Torre e Campanone, proprio sotto i vostri piedi. Cercate sul lato est della collina, lungo la scarpata, oltre gli abeti». Per ore ed ore cerchiamo ebbri, finché dietro rovo e saggina non appaiono i sigilli della botola. C’è un VECCHIO sulla collina, negli occhi cela l’azzurro del mare. Ha mani grosse, la voce gentile. Calza un paio di buffe scarpe, quel VECCHIO venuto sulla collina".

P.S. Saluto tutti quelli di San Salvatore che leggeranno questa storia. Se c'è qualcuno che può aggiungere notizie più precise, lo prego di contattarmi via e-mail. Un saluto a tutti i miei ex compagni di gioco e di scuola e in particolare alla maestra delle elementari Ada F. (che so per certo essere ancora viva). Sono stati solo sei anni, ma i più belli della mia vita. Ancora oggi sogno di quei luoghi (ci ritorno di nascosto, quando posso ogni tre-quattro anni) e di quelle persone, che ormai hanno un volto (rimasto giovane) dai contorni svaniti e hanno perso per me il corrispondente nome.

Posted by SergioG at 12:22 | Comments (6)