Per il TRAFFIC FREE FESTIVAL di Torino, 29-30 giugno, 1-2 luglio sono annunciati i seguenti artisti:
3QUIETMAN
808 STATE
BRIGHT EYES
CARMEN CONSOLI
EIFFEL 65
THE FAINT
JAGA JAZZIST
DJ MARLBORO
MARTIN GORE
NEW ORDER (SABATO 2 LUGLIO - PARCO DELLA PELLERINA) !!!
PAN SONIC
PARKS & PICKERING
PEACHES
PERTURBAZIONE
VIRGINIA RODRIGUES
SHAUN RYDER
THROBBING GRISTLE (MERCOLEDI' 29 GIUGNO - FONDERIE LIMONE, MONCALIERI)
EMILIANA TORRINI
ROKIA TRAORE’
TONY WILSON
LUOGHI:
PARCO DELLA PELLERINA
MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA
MURAZZI DEL PO | SPAZIO 211
LIMONE FONDERIE TEATRALI MONCALIERI
IMBARCO PEROSINO | KM5 | LAB
BROCANTE
A COLLEGNO (To) per COLONIA SONORA, si esibiranno:
17-06 Vallanzaska
23-06 Roy Paci & Aretuska
24-06 Afterhours
28-06 Statuto
05-07 Fratelli di Soledad
07-07 Mambassa
08-07 Negramaro
15-07 Negrita
20-07 Bandabardò
23-07 Puncreas
25-07 Porcupine Tree
Al NUVOLARI LIBERA TRIBU' di CUNEO:
Per il momento sono stati resi noti i seguenti concerti:
9 giugno Negramaro
10 giugno Lou seriol (+ ospiti tra cui Sergio Berardo e Nux Vomica)
11 giugno Afterhours
14 giugno Pantarei
16 giugno Perturbazione
17 giugno Sud Sound System and Bag A Riddim Band
18 giugno Ganjamama
21 giugno Mambassa + Aclinfestival
23 giugno Mercanti di Liquore
25 giugno Fratelli Sberlicchio
26 giugno Bandabardò
28 giugno A Toy Orchestra
29 giugno Tom Principato e Yhe Powerhouse
30 giugno Neck
In arrivo a luglio: Linea 77, Jennifer Gentle, Antony & The Johnsons, Seed
Per informazioni: tel. 0171 699190
"Dalla materia riluttante cosa può cogliersi? Nulla, al massimo la bellezza"
Czeslaw Milosz
Interessante ciclo di serate a Fossano (CN), presso la Sala Polivalente del Castello degli Acaia. Questo il programma degli incontri e la presentazione dell'assessore alla cultura:
Venerdì 13 maggio ore 21
STELLA MORRA
Cominciare dall’inutile necessario: Dio, la bellezza e la salvezza
Venerdì 20 maggio ore 21
GIUSEPPE CONTE
...Smodatamente ho amato la carne
e idolatrato la bellezza terrena
Giovedì 26 maggio ore 21
GUIDO CURTO
Ma perchè mai l'arte contemporanea non piace? Si compra sempre solo ciò che è bello!
Sabato 28 maggio ore 17.30
PIERO BIANUCCI
La bellezza dell'universo: segrete simmetrie dall'atomo alle galassie
Mercoledì 1° giugno ore 21
Castello degli Acaia – Cortile e porticato
GAD LERNER
Sguardo sull'Europa contemporanea: per non disabituarsi all'idea di bellezza
Il secondo ciclo di incontri avrà luogo in autunno con:
Giovedì 15 settembre, ore 21:
GIANLUIGI BECCARIA
Elogio della lentezza
Sabato 8 ottobre, ore 17.30
GIAMPIERO NERI
La bellezza del teatro naturale
Venerdì 14 ottobre ore 21
GIANNI VATTIMO
L’enigma bellezza
"La Cultura è l'occasione per riconciliare l'uomo con la Bellezza" - parola di Umberto Galimberti. Ma in pratica che significa? L’impressione è che oggi nessuno senta più la responsabilità, anche politica, della Bellezza del mondo, La Bellezza è una specie non protetta, priva di tutela (in via di estinzione?).
E' indubbiamente vero che la bellezza appare al centro di ogni attenzione mediatica, che la evoca ossessivamente, ma è bensì vero che quel tipo di bellezza (minuscola) è un simulacro della Bellezza (Maiuscola). Confinata nelle categorie dell'utile, del consumo, se non del profitto, è una bellezza priva di Verità. Una forma corrotta, degenerata. Consegnata agli strateghi del consenso e del consumo come forma di maschera.
Nell'epoca dell'immagine, paradossalmente, la bellezza ha esaurito le sue riserve di Verità. Occorre re-imparare a riconoscerla come forma essenziale di sapere e di agire, come forza progettuale.
Occorre imparare di nuovo a cogliere le tracce sfuggenti della Bellezza che non si dà immediatamente, imparare di nuovo a vederne la qualità interiore, quella che induce sete, che invita a cercare, a trovare la via aspra verso se stessi, verso l'immagine di Dio che è in ciascuno - come dice la fede - Bellezza di un progetto che sta sotto il segno dei desideri e che non si finisce mai di incarnare. Occorre imparare ad esigere la Bellezza negli spazi pubblici e nei comportamenti sociali, perché ciò che è bello ci accoglie, ci invita, acquieta le insicurezza, attenua la paura dell'altro e rende più disponibili all'incontro. La bellezza non è solo qualità visibile della creatività umana, e in quanto tale, soggettiva. E' specchio dei nostri ideali più alti. Politica e stile sono specchi della Bellezza del tempo - non per nulla le dittature del passato recente ci hanno lasciato edifici di architettonico obbrobrio.
Far crescere il gusto per la bellezza può salvare la vita, del singolo come della città, far scendere il livello di aggressività, di violenza, di percezione di non senso e di insicurezza. Se ne può fare quasi uno slogan politico, un tentativo di dare fiato e speranza in un momento di crisi palpabile: “il futuro non è più una promessa, ma una minaccia"(Benasayag-Schmit "L’epoca delle passioni tristi"), soprattutto per i giovani.
Far crescere il gusto per la bellezza potrebbe aiutare a "promuovere spazi e forme di socializzazione animati dal desiderio, pratiche concrete che riescano ad avere la meglio sugli appetiti individualistici e sulle minacce che ne derivano" (ibidem).
L’Assessore alla Cultura
Prof. Paolo Cortese
Naturalmente stimolanti gli incontri con il poeta Giuseppe Conte, i giornalisti Gad Lerner e Gianni Vattimo, così come quelli con Piero Bianucci, Guido Curto e col prof. Beccaria. Ne faremo una scorpacciata...alla ricerca della bellezza perduta...
Per maggiori informazioni vedere il sito: http://www.bibliotecafossano.it/cultura/cultura/bellezza.htm
[…] "Per intervalli sospesi al di là d'ogni clausola, due note venivano dai silenzi, quasi dallo spazio e dal tempo astratti, ritenute e profonde, come la cognizione del dolore: immanenti alla terra, quandoché vi migravano luci ed ombre. E, sommesso, venutogli dalla remota scaturigine della campagna, si cancellava il disperato singhiozzo."
Carlo Emilio Gadda - La cognizione del dolore
Certa musica è fede imprescindibile e per noi pellegrini del rock assistere alla (con)celebrazione del concerto diventa un po' come assistere al rito d'una santa messa. Quando poi a predicare sono certi sacerdoti particolarmente dotati (di strumentazione elettrificata opportunamente amplificata) la benedizione è doppia. Talvolta si sfiora pure il miracolo…
Ho visto i Marlene Kuntz così tante volte dal vivo che davvero non mi aspettavo niente in particolare, l'altra sera andando su a Torino. Proprio per questo forse non sono stato deluso. Intanto, non mi aspettavo che salisse sul palco (per primo) sua maestà Gianni Maroccolo in persona. E' stata una bella sorpresa, rafforzata poi quando alla sinistra dello storico bassista di Litfiba-Cccp-Csi-Pgr si è sistemato come quinto elemento del gruppo dietro alle tastiere e ai microfoni Mr Rob Ellis. La tensione e l'emozione di Cristiano Godano (che non ha spiaccicato nemmeno una parola per venti minuti circa, fino al primo contratto grazie, per poi sciogliersi nel finale, rinunciando a certi atteggiamenti da primadonna del passato), Luca Bergia e Riccardo Tesio insomma era palpabile, di fronte a siffatti guru della musica che li affiancavano. Un bel colpo non c'è che dire…
Maroccolo, di nero-grigio vestito e visibilmente dimagrito, non s'è di certo risparmiato, adattando per quanto possibile il suo stile e il suo modo di suonare il basso elettrico ai pezzi dei Marlene; ciò ha incuriosito davvero il pubblico più attento, anche perché il suo inserimento in generale è risultato più riuscito quando il repertorio spaziava nel primo e storico album Catartica, (che Maroccolo conosceva assai bene avendo all'epoca - periodo 1993-94 - svezzato e maturato la band cuneese ancora acerba, seguendone la prima esperienza in studio) o nei pezzi più vecchi e assoldati dei nostri (quelli de Il vile, per esempio) così come si è trovato bene nelle canzoni dell'ultimo album, Bianco sporco; faceva più fatica invece ad adattarsi ai pezzi degli album più recenti dei Marlene, ovvero quelli di Che cosa vedi e Senza peso. Questo secondo me è dipeso dal fatto che Maroccolo a differenza dei pur bravi passati bassisti dei Marlene Kuntz è uno che suona il suo strumento (fraseggiando le note) e non si limita a riempire il vuoto lasciato dalle chitarre; si sono quindi creati vuoti inconsueti nella trama musicale disegnata dai Marlene, il loro suono è parso più scarno e minimale, tra le pur consuete distorsioni delle chitarre e i ritmi sempre sostenuti della batteria; ciò ha giovato moltissimo ad alcuni pezzi che sembravano nuovi e rinati, mentre ha nuociuto ad altri. Proprio riempire questi vuoti era il non facile compito di Mr Ellis, che devo dire si è adoperato con umiltà e devozione encomiabili, usando tastiere, facendo cori, suonando percussioni, e alle volte persino limitandosi a guardare, insomma facendo quel lavoro nascosto ma indispensabile che si fa per amalgamare il suono di un gruppo. Rimarranno nella mente l'aria beatamente incantata di Riccardo in certi frangenti e le magnifiche smorfie facciali di Gianni (a proposito noi rock boys vorremmo fosse fatto santo subito).
L'acustica non sempre si è dimostrata all'altezza e spesso la voce di Cristiano era coperta dagli stridori delle chitarre o dal rimbombare del basso; il suono talvolta sembrava come costretto, imprigionato in un livello di volume forzatamente tenuto basso (esigenze dell'Hiroshima?), talvolta sembrava come se fosse ovattato, come se provenisse da una stanza adiacente, ma tutto sommato questo non ha disturbato più di tanto l'esecuzione dei pezzi che in realtà è stata assai intensa e particolarmente godibile. Il pezzo d'apertura è stato il singolo Bellezza, che pur senza i violoncelli non ha perso niente del suo fascino, grazie proprio al lavoro alle tastiere di Rob Ellis. Insolitamente affascinante sentire Cristiano cantare un pezzo così lento e melodico, con il coro della gente a coronamento in sottofondo. Poi è partita la prima parte del concerto, assai intensa ed emozionante grazie ai tanti pezzi vecchi [di Catartica in prevalenza] riproposti: micidiale la sequenza Cenere (che a me piace chiamare ancora col nome originale, La divina), Ape regina (magnifica, ma erano i Marlene o gli Einsturzende Neubauten a suonare?) e Sonica (ancora e sempre inno generazionale); poi in ordine sparso: 1°2°3°, Festa mesta, Cara è la fine, Ineluttabile (uno dei pezzi migliori di Ho ucciso paranoia, veramente notevole dal vivo), Mala mela, Primo maggio, Canzone di domani, per poi riprendere fiato con le note della suite Amen e della csiana e altalenante L'inganno. In molti siamo stati colpiti dalla forza e dall'impatto di questa prima parte di programma.
Nella seconda parte del set abbiamo potuto apprezzare canzoni [soprattutto del nuovo album] quali: Mondo cattivo, Danza (che però non mi ha convinto), A fior di pelle (penalizzata dall'acustica non buona) Schiele lei me (in versione acustica solo voce, chitarra e tastiere, veramente da brividi), La lira di Narciso (uno dei pezzi migliori di Bianco sporco), E poi il buio (che non avevo mai sentito dal vivo e che è stata veramente eseguita in modo egregio, con una grinta incredibile), A chi succhia, La cognizione del dolore. Per chiudere (sempre dall'ultimo cd): Poeti. 22 pezzi in due ore e dieci circa (mi ricordo tempi in cui dopo quaranta minuti scarsi i M.K. si accomiatavano scazzati magari dal suono incontrollabile o da certi atteggiamenti non graditi del pubblico...ora sembra finalmente prevalere un atteggiamento più professionale e responsabile, che certamente pagherà anche in futuro)
Insomma bravi i Marlene, capaci di riinventarsi e di rimettersi in gioco ritrovando nuovi stimoli e capaci di dimostrare ancora una volta - se ce ne fosse bisogno - di essere ai vertici del rock italiano. Ora occorre fare un ulteriore sforzo e mirare più in alto, osando tentare anche all'estero (E' questo il momento giusto, d'altronde se musicisti del calibro di Rob Ellis o di Greg Dulli, si mettono a suonare con i gruppi italiani ci sarà una ragione, no?)
La stessa buona impressione hanno destato al concerto del Primo Maggio di Roma, dove i Marlene, penalizzati dall'ora pomeridiana in cui hanno suonato e dalla rauca ma rabbiosa interpretazione vocale di Cristiano, hanno proposto in un crescendo corroborante Poeti, Ineluttabile e Canzone di domani. Note che, come dice Gadda, hanno "cancellato" per un po' il nostro "disperato singhiozzo".
Appuntamento allora alla prossima estate.
Purtroppo non ho potuto esserci. Il rammarico è doppio prima di tutto perché non si è potuto accedere ai biglietti per tramite di internet in quanto esauriti fin da subito, poi perché una sola data in tutta Italia è veramente troppo poco. Un peccato colossale. Ricordo un tempo in cui i Dead Can Dance suonavano a Torino nel minuscolo (e ormai mitico) Studio V di via Nizza, correva l'anno 1986, credo. Erano un gruppo di culto, ma non un gruppo d'elite, per pochi fortunati. E già allora avevano un seguito notevole e variegato nel nostro paese, fatto di giovani dark cotonati e di attempati-e intellettuali. Non mi resta dunque che riportare la cronaca di questo straordinario evento, come la descrive Raoul Duke su Rumore di maggio:
"Una serata straordinariamente adatta a se stessi quella che i Dead Can Dance scelgono per incantare Milano e l'Italia dopo molti anni di assenza dai palchi: primaverile ma fredda, pronta a chiudersi e lasciar posto alla notte con una pioggia leggera. Brendan Perry e Lisa Gerrard incantano il Teatro Dal Verme ognuno a modo proprio, senza praticamente interagire per le quasi due ore e mezza di concerto: Perry, a destra, è colui che dirige i musicisti e la loro ricca strumentazione (lira, sintetizzatori, molte percussioni, basso, chitarra, xilofono), la Gerrard si limita - per così dire - a sfoggiare una presenza eterea e nobile, resa magica dalla sua voce incredibile. Il pubblico è numerosissimo, anche oltre l'esaurito, e particolarmente rispettoso, forse data anche l'età media tutt'altro che acerba, prontissimo al silenzio assoluto e ingordo nel farsi riempire da classici come Yulunga, la splendida Severance o una The Wind That Shakes The Barley eseguita dalla sola Lisa Gerrard a cappella. Lotus Eaters, How Fortunate The Man With None, I Can See Now, Black Sun fanno tremare le ossa, il gruppo d'accompagnamento sembra ormai ben rodato pur perdendo a tratti un po' del forte senso di intimità e raccoglimento di cui necessita, ma è chiaro che tutto succede sull'asse lui-lei. Genio terreno e ispirazione spirituale lottano e si avvinghiano, il suono puro e perfettamente levigato si avvolge intorno a una voce che rischia sfrontatamente di finire sopra le righe, ma che al termine di tutto si ricorda come un miraggio celestiale. Al termine della serata in molti si accalcano per prenotare il doppio cd contenente la registrazione della serata disponibile da lì a breve in edizione limitata, cosicché chi avesse additato questo tour estemporaneo come un semplice catalizzatore di moneta possa ritenersi soddisfatto: la versione completa della storia, tuttavia, non può tralasciare un'esibizione commovente e ancora unica.
Non avevo alcun dubbio a riguardo. Spero un giorno di entrare in possesso del cd con il concerto di Milano (TUTTE LE 500 COPIE DEL DOPPIO CD DI OGNI CONCERTO EUROPEO SONO PRATICAMENTE ESAURITE) . Intanto la mia memoria va, come fosse ieri, ad un'altra incerdibile e magica serata che i nostri avevo tenuto al Teatro Colosseo di Torino, nel 1988. Era la turné di Serpent's Egg ben prima della consacrazione al grande pubblico. E ancora una volta la maestria strumentale di Brendan e degli altri musicisti (per primo il percussionista Peter Ulrick) ma soprattutto la suadente "eterea e nobile" presenza di Lisa, in tonaca bianca e con i capelli raccolti in una lunga treccia bionda, la sua voce profonda e cavernosa e al contempo celestiale e sublime avevano incantato tutti; mi ricordo ogni cosa così nitidamente, grazie anche alle note in sottofondo del cd dal vivo "Towards the within". Spero, ci sarà ancora occasione nella mia vita di assistere al rito della morte che può danzare. Sono brividi che non si dimenticano, viaggio iniziatico e al contempo salvezza dell'anima.
"…like a dirty French novel
the absurd courts the vulgar
and some kinds of love
the possibilities are endless
and for me to miss one
would seem to be groundless"
Some Kinda Love - Velvet Underground - The Velvet Underground 1969
"She started dancin' to that fine fine music
You know her life was saved by rock'n'roll
Despite all the computations
You could just dance to a rock'n'roll station
And it was alright"
Rock ' n ' roll - Velvet Underground - Loaded 1970
"…This is the place where we used to live
I paid for it with love and blood
And these are the boxes that she kept on the shelf
Filled with her poetry and stuff
And this is the room where she took the razor
And cut her wrists that strange and fateful night
I never would have started if I'd known
That it'd end this way
But funny thing I'm not at all sad
That it stopped this way"
The bed - Lou Reed - Berlin 1973
L'attesa era davvero grande. E le premesse erano più che mai stuzzicanti, in primis la lunghissima turné seguita all'album Quello che non c'è, piccolo gioiello per qualità dei suoni e delle canzoni, poi l'essersi confrontati - con incredibile apertura mentale e umiltà - dal vivo durante i vari Festival Tora-Tora col meglio del rock italiano dei nostri giorni (Verdena, Linea 77, One Dimensional Man, Lacuna Coil, Yuppie Flu, Giardini di Mirò, ecc.); infine la collaborazione e l'amicizia nata - nel frattempo - tra Manuel Agnelli e Greg Dulli e la susseguente mini-turnè americana del vocalist degli Afterhours come tastierista con i Twilight Singers. L'orgoglio di fare rock italiano, senza la paura di confrontarsi con il presente e con la grande lezione del passato (Lou Reed & Velvet, Rolling Stones, Jimy Hendrix, Iggy Pop & The Stooges, Pink Floyd, Bruce Springsteen, Bob Dylan e chi più ne ha più ne metta) , senza dimenticare peraltro i "maestri" italiani (Rino Gaetano, De André, Demetrio Stratos & Area, ma anche autori più recenti e forse meno conosciuti al grande pubblico come Cesare Basile, Cristina Donà ed Emidio Clementi) e la consapevolezza di aver raggiunto una volta per tutte la maturità, potersi giocare le proprie carte anche all'estero, senza più pregiudizi o provincialismi demodè, semplicemente facendo vedere quello che si è capaci di fare, ovvero suonare con entusiasmo e semplicità, insomma tutte queste cose insieme e molte altre ancora hanno accompagnato la stesura delle dieci canzoni inserite nelle Ballate per piccole iene il settimo album degli Afterhours.
Il nuovo disco vede la partecipazione degli stessi musicisti che hanno suonato in Quello che non c'è, ovvero oltre a Manuel Agnelli, voce e chitarre (e altro quando serve), Giorgio Prette alla batteria, Andrea Viti al basso e Dario Ciffo ai violini; in più, vero e proprio artista aggiunto più che ospite, Mr Greg Dulli in persona, che come dice Manuel Agnelli "ha regalato parecchi riff, prodotto il disco insieme a me, canta e suona parecchi strumenti" tra cui pianoforte, percussioni, batteria elettronica, hammond, mellotron, ecc. Altrettanto preziosa poi la presenza di John Parish (che in Italia aveva collaborato già in Gran Cavalera Elettrica di Cesare Basile e nell'ultimo di Nada) che ha mixato sei brani su dieci, apportando personalità e competenza artistica e suonato chitarra e basso fuzz. Altri ospiti: alle chitarre Hugo Race e Marcello Caudullo, alle tastiere David Adams e Roberta Castoldi ai violoncelli.
Ballate per piccole iene ha una veste grafica accattivante e quattro diverse copertine; le foto sono di Guido Harari mentre il progetto grafico è di Thomas Berloffa. E' un album che per certi motivi resta legato con uno spesso cordone ombelicale al disco precedente con cui ha sicuramente in comune l'elevata qualità compositiva per quanto riguarda i testi (quasi tutti di Manuel Agnelli) e gli arrangiamenti (questa volta in collaborazione con Greg Dulli); un sottile filo lega tutte le canzoni, alternando ballate e pezzi più movimentati, con una tensione e una intensità che resta compatta - e che stupisce positivamente fin dai primi ascolti - almeno fino al settimo brano, per poi riaccendersi ne Il sangue di Giuda - vera e propria chiave di lettura dell'intero disco - e sfumare nella successiva ballata che chiude il tutto (una cosa simile succede anche in Quello che non c'è, dove i due pezzi a chiudere sono meno intensi dei precedenti). Ma, in generale, si guarda anche a tutto il repertorio passato degli Afterhours, ai momenti fondamentali della loro discografia, ovvero a Germi, ad Hai paura del buio? e soprattutto a Non è per sempre (l'album più fortunato del gruppo, quello che ha venduto di più e che alterna pezzi rock più scatenati a ballate indimenticabili, brani, però, spesso non tutti allo stesso livello - e questa a partire da Germi in avanti, è sempre stata un po' la pecca degli Afterhours, difetto che col tempo e con la bravura acquisita la band ha cercato di correggere e - per quanto mi riguarda - c'è riuscita benissimo con gli ultimi due lavori in studio). Certo, nel nuovo straordinario c.d. brilla l'assenza di pezzi "che spaccano" come Male di miele, Dea o Non si esce vivi dagli anni ottanta, ma questa mancanza è perfettamente controbilanciata dalla migliore qualità delle canzoni e dall'assoluta maestria che il gruppo ha conseguito - e che si riflette anche e soprattutto dal vivo! - e poi, cazzo, sono invecchiati anche loro (Agnelli ha trentotto anni) ! Insomma, se non siamo di fronte ad un capolavoro, poco ci manca davvero.
In concerto rimangono imperdibili e adesso che possono scegliere a piene mani in un repertorio così valido e vasto e che possono permettersi di far suonare un musicista - e un amico - tanto straordinario quale Greg Dulli, non possono che fare set formidabili (Così è stata a quanto è stato riferito su questo blog la serata del 1° Aprile all' Hiroshima Mon Amour di Torino, con biglietti tutti esauriti già in precedenza). Dunque, li aspettiamo dal vivo al Nuvolari per questa estate e li vedremo in televisione al concerto del Primo Maggio di Roma. Nel frattempo, la versione inglese di Ballate per piccole iene (con testi diversi adattati in lingua straniera e non con semplici traduzioni dall'italiano, un po' come è stato fatto dall'amica di Manuel, Cristina Donà) verrà distribuita dalla One Little Indian da giugno in tutta Europa e da settembre in Inghilterra e nel resto del mondo. Bel colpo per i nostri e grande sfida lanciata alla parte del pianeta che compra e consuma musica rock, con la possibilità finalmente di farsi conoscere e apprezzare ovunque (a quindici anni dalla apparizione al New Music Seminar di New York); facciamo sin da ora il tifo per loro. In culo alla balena...
"Per quanto assurdo possa sembrare, il male non può essere privo di senso, perché lo manda Dio. Non è una realtà demoniaco-infernale, bensì una realtà divina; perciò Giobbe l'accetta e non la maledice. Anche quando non è comprensibile razionalmente, è accettabile esistenzialmente".
Uwe Steffen, Incontro col drago*
1. La sottile linea bianca
Canzone nata con un testo in inglese e presentata in anteprima già in alcuni concerti degli Afterhours nel 2004. Si potrebbe definire una ballata "noir" in puro stile anni '70. Sono le parole che nella versione in italiano davvero colpiscono come un pugno allo stomaco, lasciandoti paralizzato con la loro semplicità deflagrante e la loro gelida crudeltà: "Ora che sei vera / sai la verità / Siamo vivi per usarci". E poi con la voce in falsetto: "Usa l'amore / che su di te muore / Usa il sapore che su di te muore / usami amore / Usami o muori / Sarai sempre sola / ora che mi hai / E che il pianto tuo mi incendia". Agnelli demone bonario ci avverte, prendendo il nostro cuore pulsante tra le mani e facendolo a sottili fettine, ma al contempo egli stesso si offre in sacrificio al volere, ai desideri altrui (della donna amata), perché così semplicemente richiede la vita per poter essere vissuta fino in fondo. E si sale in un crescendo da film dell'orrore alla Pupi Avati o alla Dario Argento se preferite, con un affascinante turbillion di chitarre elettriche e cori: "Sacra e sola / sporca sposa / sdraia sul tuo grembo / bianche lame come dame…Bianco calore / sfondami il cuore / bianco calore / usa il mio amore / bianco è il mio dio /e ciò che è mio è tuo". Violino elettrico e pianoforte sostengono tutta l'impalcatura della canzone. Un brivido corre dentro dal primo istante all'ultimo, come trovarsi di fronte a un serpente a sonagli che scuote la coda minaccioso.
"La via labirintica è sempre la prima parte del viaggio notturno sul mare, la discesa che segue il sole nel soffocante mondo sotterraneo, nell'utero mortale della Madre Terribile".
Erich Neumann, La Grande Madre
2. Ballata per la mia piccola iena
E' il singolo scelto per promuovere l'album. Ancora una ballata, sicuramente imparentata con i pezzi di Quello che non c'è, ma felicemente ritmata e sostenuta dalle parole scandite, in crescendo, da un Manuel Agnelli semplicemente strepitoso; il tema è, quello a lui caro già toccato in tante canzoni, in Sui giovani d'oggi ci scatarro su, per esempio, ma qui con più sottile ironia: "Nel tuo piccolo mondo / fra piccole iene /Anche il sole sorge /solo se conviene / Mia piccola iena / solo se conviene"…. Poi si torna al tema iniziale: "L'amore rende soli / ma è ben più doloroso / se per nemici e amici / Non sei più pericoloso / La testa è così piena / che non pensi più / Ti si aprono le gambe oppure le hai aperte tu? / Aiutami a trovare qualcosa di pulito / Uccidi ma non vuoi morire…Non puoi scordare dove / Son state le tue labbra / Sai già come sarà / ma non sai più chi sei / La testa è così piena / non riesci più a pensare / che anche senza te / si possa ancora respirare / Quello che hai appena fatto / ti ha fatto stare meglio / Chi uccide poi non vuol morire / Uccidi ma non vuoi morire…" Un viaggio nelle contraddizioni, negli egoismi, nelle immaturità e negli errori di ciascuno di noi, sottolineati dal sorriso complice di papà Agnelli. Anche qui gran lavoro alle chitarre (almeno tre) e ai violini; essenziale e implacabile la batteria.
"L'Inquisitore stesso non può sfuggire a un certo fascino […] del sadismo, di cui si sa bene che esprime un erotismo incapace di manifestarsi nelle vie normali di un atto genitale. Se le streghe erano, in qualche caso, delle malate mentali […], i cacciatori di streghe avevano un'attitudine non meno patologica: attraverso essi si esteriorizza la nevrosi di tutta un'epoca visceralmente tormentata dalla paura.
Claude-Claire Kappler, Monstres, démons et merveilles à la fin du Moyen Âge
3. E' la fine la più importante
Ma siamo solo all'inizio. Le martellate arrivano sempre più in profondità. Per prime quelle magistrali di Giorgio Prette che aprono proprio questo pezzo, al resto ci pensano le chitarre acidissime (in wahwah) e le parole raucamente affilate di Manuel: "Ora stringi fra le mani / le tue lame stanche / E ricorda che la fine / è la più importante" canta e aggiunge "Tutto ciò che hai sempre amato / giace in una fossa / che han scavato / le tue stesse ossa". E' lo stesso tema che ha fatto nascere capolavori del passato come Tutto fa un po' male: "Fatto sfatto disperato / quanto bello sei / Se vuoi indietro la tua vita / Devi anche tradire / Non lasciar che il tuo percorso / ti divori il ventre / E' la fine quella più importante…;" Tornano i consigli di papà Agnelli, da prendere con le pinze, s'intende. Sono le scelte che contano nella vita, non solo come giocarsi il finale…L'importante è esserne consapevoli ed essere disposti anche a tradire se occorre - talvolta è inevitabile, ma non tutto il male viene per nuocere - per "non divorarsi il ventre"; essere disposti anche a cambiare completamente rotta, ma sempre buttarsi fino in fondo con passione nelle cose che si fanno, senza guardare in faccia a nessuno. "Sii perfetto se precipiti" non lo intenderei certo come un invito al suicidio.
"All'uomo o alla coscienza maschile dell'Io si contrappone dunque un Animus, ossia una figura maschile nell'incoscio della donna, da cui quest'ultima viene indotta a sopravvalutare l'uomo o a protestare contro di lui. Alla donna e all'Io femminile corrisponde invece, da parte maschile, L'Anima, una figura della donna che rappresenta la fonte di tutte quelle illusioni, sopravvalutazioni e sottovalutazioni di cui l'uomo si rende colpevole nei confronti della donna".
Carlo Gustav Jung, Mysterium coniunctionis
4. Ci sono molti modi
Altro pezzo straordinario. Il primo tiro di fiato, scandito da tutta la classe di Agnelli & soci…Un canto dolce che inizialmente ti accarezza il cuore per consolarlo di tutto il dolore e le ingiustizie subite…un canto magistralmente in bilico tra l'alto e il basso, come un funambolo in equilibrio su un cavo in tensione a 100 metri da terra, un funambolo con in mano l'asta della bussola della tua vita, il barometro delle tue piccoli grandi emozioni. "E' quello che sai che ti uccide / o è quello che non sai, a mentire alle mani, al cuore, ai reni" si chiede Manuel e medita ancora sull'inevitabilità del male e sulla crudeltà, le vigliaccherie, le nevrosi, l'imperfezione umana: "Lasciandoti fottere forte / per spingerti presagi… Non sai, non sai che l'amore / è una patologia / saprò come estirparla via". Sono ancora una volta parole che fanno riflettere, autoanalisi, esame di coscienza spietato: "Indossi il vuoto con classe / ma è tutto ciò che avrai / Perché quando il dolore è più grande / Poi non senti più / e per sentirmi vivo / ti ucciderò…;" confessa con fanciullesca incoscienza (?), ma poi rivolge l'arma contro di sé: "Lo so, lo so che il mio amore è una patologia / vorrei che mi uccidesse ora". E' la lucidità di un criminale condannato a morte, ma anche sinceramente pentito e redento (viene in mente la vicenda di Bertand Cantat, cantante dei Noir Desir). E' vero ci sono molti modi per es. di vivere una storia d'amore, ma a volte quando la magia si spegne e s'accendono debolezze e nevrosi - la "patologia" che si manifesta in tutta la sua carica deflagrante - sembrano tutti sbagliati. Per fortuna poi il peggio passa e riaffiora la speranza: "Torneremo a scorrere". Pianoforte e chitarre dolcemente acustiche e poi acidissime accendono i colori della tavolozza in un vero e proprio incanto sonoro.
"L'unione del maschile con la donna viene determinata dal fatto che la coscienza dell'uomo si pone in rapporto con il femminile della donna come "solo" maschile e proietta su di lei il proprio femminile inconscio in forma di Anima. Allo stesso modo la donna si pone consciamente in rapporto con il maschile come "solo" femminile e proietta su di lui il proprio lato inconscio maschile in forma di Animus.
Erich Neumann, La psicologia del femminile
5. La vedova bianca
E a questo punto segue un altro pezzo incredibile, credo una delle più belle canzoni rock italiane mai sentite in vita mia - e io ascolto rock italiano da venticinque anni, mica da ieri. Credo che per trovare un pezzo altrettanto intenso si debba riandare a Gioia e rivoluzione degli Area. Il brano, che è frutto dell'intuizione di Manuel Agnelli e Cesare Basile, deve la sua forza oltre che al crescendo del cantato anche all'interpretazione del trio Dulli-Parish-Race: è una ballata dal ritmo irrefrenabile, ti entra subito in testa per non abbandonarti più ed ha come livello di paragone quello di pezzi maledetti e mitici come Rock'n'roll dei Velvet Underground o Simpathy for the devil dei Rolling Stones, insomma le vette del genere, e mi sembra davvero non poco di questi tempi. Sono inizialmente la magnifica batteria di Giorgio Prette, la voce di Manuel Agnelli e la desertica chitarra di Greg Dulli (che in un primo momento avrebbe dovuto inserire la sua stessa voce in italiano, ma non ha fatto a tempo!) a trasportare in un caleidoscopico e torpido can can infernale che lascia semplicemente senza fiato per coinvolgimento e intensità emotiva, in un crescendo inesorabile grazie anche al lavoro di sovrapposizione di tastiere e percussioni. La vicenda si ispira alla storia di quelle giovani donne sposate a mafiosi o a camorristi che sono stati condannati al carcere a vita e quindi per questa ragione sono appunto dette "vedove bianche". "C'è qualcosa dentro di me / che è sbagliato / e non ha limiti / e c'è qualcosa dentro di te / che è sbagliato e ci rende simili" sottolinea questa affinità tra un personaggio narrante maschile "maledetto" e un'affascinante figura di donna, magari dalla proverbiale e avvenente bellezza mediterranea (come Monica Bellucci filmata da Tornatore), irraggiungibile perché appartenente al suo uomo, e a sua volta condannata a dover vivere in isolamento con il peso e quasi la responsabilità della prigionia del coniuge. Ma tentata dai altri pretendenti: "Un bacio sporco sa / spogliarmi il cuore dagli incubi / un bacio sporco sa / come un miliardo di uomini" e per questo "Vieni a fare un giro dentro di me / O questo fuoco si consumerà da sé / E se una vita finisce qua / quest'altra vita presto comincerà". E ancora: "So che puoi gettarmi via, ma ciò che vuoi lo voglio anch'io […] le tue labbra sono nude / sai che è solo il tempo / a rivelare la stagione […] C'è qualcosa di nuovo per te / è sbagliato perché non ha limiti / E anche tu hai qualcosa per me / E' sbagliato ma ci rende simili". Vengono in mente anche le immagini del mitico film di David Lynch Cuore selvaggio, ma ognuno può davvero metterci del suo.
"Egli penetra come eroe solare dentro la madre terribile della paura e del pericolo, ed emerge con l'aureola dell'eroe solare dalla regione oscura in cui si trova, che può essere il ventre della balena, la stalla o la caverna uterina della terra".
Erich Neumann, Storia delle origini della coscienza
6. Carne fresca
Poi ancora un piccolo gioiello sempre in ballata, ma più calma e benefica, dal liquido e sensuale incedere, ancora una volta d'una bellezza sublime. In perfetto stile Afterhours, basti pensare alla sua affinità a canzoni come Oppio o La gente sta male. Qui è ancora il pianoforte a guidare, ma i ricami delle chitarre e le distorsioni della batteria sono impareggiabili ad adeguarsi al crescere o al calmarsi della voce di Agnelli in un equilibrio d'arrangiamenti che sa di miracoloso. Torna "padre Manuel" in tonaca con le sue "sagge benedizioni" a noi, ai ragazzini che lo seguono, ai suoi ipotetici figli, ma a sé stesso principalmente: "Fai ciò che devi / non guardare mai giù / perché sei ciò che vedi / Se c'è un senso sei tu / e tutto è tranquillo intorno a te / Sei carne fresca / Non so dirti perché / ma è dentro te che sei solo / e dentro te che sei re". Sì, è vero che "tutto è calmo e tranquillo intorno", ma lo è solo apparentemente, perché in realtà tutto è pronto a saltare per aria quando meno ce l'aspettiamo. E' il mondo complicato e violento di oggi. Occorre stare all'erta ed essere attenti e pronti per questo, sembra suggerire Agnelli. E questa canzone è contemporaneamente l'arcobaleno dopo il temporale e la quiete prima della tempesta.
"Luce del cielo e fiamme dell'inferno son più vicini di quanto non si pensi. Non dimenticare che Lucifero - il Portatore di Luce - era originariamente il più bello degli angeli. Se ne è fatto il Principe delle tenebre, il Male assoluto. Che errore! L'uomo, impastato di fango e animato dal soffio di Dio, ha bisogno di un intercessore tra Dio e lui. Come volete che entri direttamente in rapporto con Dio? Ha bisogno di un intercessore, sì, e che sia suo complice in tutto il male che pensa e che fa, ma che possieda anche degli accessi al Cielo".
Michel Tournier, Gilles e Jeanne
7. Male in polvere
Ma prima della tempesta e per quelli che a questo punto dell'ascolto sono ancora vivi e attenti, c'è il burro all'arsenico spalmato di Male in polvere. Ancora il tema caro dell'inevitabilità del male(non più liquido mieloso che cola, ma polvere contaminante), della lotta con se stessi, delle debolezze umane. Perdono e castigo, peccato ed espiazione. Il testo parla veramente da solo: "Cento demoni giocano con te / Come puoi sentirti solo / più che mai / Uomo orribile / hai il cibo in polvere / che mi fa accettare / di essere finito / E ti dici che / andrà bene se / hai orgoglio per il tuo niente / Non mentire su te / Con te". E poco dopo: "C'era un male in lei / che non si cura mai / Né coi baci né con la cocaina, sai / Senza lacrime, senza regole / E' soltanto male in polvere ormai / Ciò che conta sei tu, sei tu […] la testa sa che ci sei solo tu, tu". Dolci accordi di chitarra e di mellotron (Dulli), note spaziali di violino e di chitarre slide. Ninna nanna senza scampo per dolci piccoli paffutelli cuccioli di iena ridens.
"Il carattere di avida apertura pertinente alla bocca e alla gola costituisce, nell'appercezione mitologica, l'unità del Femminile, che attira, come utero vorace, il Maschile e uccide il fallo, per ottenere soddisfazione e fecondazione, e come utero terreno della Grande madre, come utero mortale, attira e cattura ogni cosa vivente, per soddisfarsi e fecondarsi".
Erich Neumann, La Grande Madre
8. Chissà com'è
E si risale con le sferzate progressive di Chissà com'è. "Certo lo so non ho più / niente da dire / né da rimpiangere o da fallire" chiarisce subito Manuel e la sua confessione a questo punto intenerisce: "Devo solo comprare ormai / della seta rossa al mio male / Con la quale farlo stare zitto". Gli scatti di violino e basso rimandano alle arzigogolate atmosfere di Questo pazzo pazzo mondo di tasse e della curiana Musicista contabile, un po' più accelerate, però. Le chitarre arricchiscono il suono in tutti i modi immaginabili. "Anche il tuo mondo prima o poi invecchierà […] Capita di non farcela / e di essere il coltello / ed insieme la ferita / Chissà, chissà com'è / S'è come me è quasi amore". Nel brek prima del reprise finale tornano gli arpeggi della chitarra che apre il disco e con cui inizia anche il pezzo successivo. Una vera finezza. Ancora un pezzo che convince.
"E' detto, per esempio nelle Exercitationes in Turbam XV, che la materia è dapprima incarnata nel latte, poi nel sangue e nell'acqua, ed è allora che si formano le membra".
Marie-Luoise von Franz, Aurora consurgens
9. Il sangue di Giuda
Al suono del tamburello e della chitarra iniziale prende via il brano che è, per tematiche e non solo, la chiave di lettura dell'intero album. La parte lenta potrebbe ricordare Apapaia dei Litfiba, ma poi il ritmo cresce in un modo che è ormai un classico degli Afterhours (riascoltare Estate tanto per citare un esempio) e la canzone prende una veste nuova che fa suoi riadattandoli in maniera moderna arrangiamenti e interruzioni caratteristicamente progressive. In questo senso sono usati violini, violoncelli e chitarra elettrica. Ancora un piccolo incanto sonoro, musicalmente legato al pezzo precedente, mentre per tematiche è essenza concentrata e preziosa di tutto il resto. Si parla di rinascita, di sopravvivenza dopo una storia finita, di momenti difficili ma importanti della vita: "Sai quando tornerai / io sarò già via / senza un'idea / vendendo roba tua / riciclandomi / restando vivo […] Imparare a barare / E sembrare più vero / Due miserie in un corpo solo / C'è solo sangue / solo sangue dentro".
"Sangue" è parola chiave nei testi di Manuel Agnelli sin dai tempi di Vieni dentro ("il sangue risolve da sé"), ed è qui inteso non solo come manifestazione della crudeltà e della violenza degli uomini e come simbolo della debole corporeità, della finitezza, ma anche e soprattutto come sangue mestruale che distingue e differenzia la donna dall'uomo, che lega la donna a un divenire ciclico, ad una natura misteriosa e complessa, ad una destinazione diversa da quella dell'uomo. La donna creatrice e l'uomo distruttore, ma nel contempo la donna impura e l'uomo eroe salvatore che ne riscatta il valore e che col seme del suo amore innesca il momento della rigenerazione. "Vivere per non farsi male e / poter vedere / com'è non morire e / Non sentire e / Cambiare idea […] Con le labbra sul vuoto / la chitarra nel vuoto / il mio cazzo inutile […] C'è solo sangue solo sangue dentro / C'è solo sangue / nelle tue cosce in rovina / Quello che tu non sei più". Poi la meravigliosa progressione che è succo stesso di vita: "Guarire un po' / Sognare un po' / Amare un po' / Fallire un po' / Far male un po' / pentirsi un po' e / tornare a sfamarsi un po'". Ma amaramente la lezione che se ne ricava è che "C'è solo sangue e non magia / solo sangue e non va via". Il sangue macchia le strade, i vestiti, i muri, il sangue sporca le mani, insozza pure l'anima, ma l'anima non può farne a meno perché intimamente connessa con il corpo. E' solo sangue ma non va via. Non si può spargerlo e poi rimanerne impuniti. Ma non c'è sangue senza espiazione.
"La Luna è "il Signore delle donne", non è solo il loro amante, ma addirittura il loro vero sposo, accanto al quale l'uomo reale compare soltanto come "con-sposo". La Luna è Signore della vita femminile più intima e vera che inizia con la comparsa delle mestruzioni, l'emorragia mensile. La mestruazione viene causata dalla luna che violenta la donna e in un certo senso la "deflora spiritualmente".
Erich Neumann, La psicologia del femminile
10. Il compleanno di Andrea
Infine, questa ninna nanna acida e anomala, anch'essa nata in inglese come Andrea's birthday e presentata dal vivo in versione decisamente più vivace. In primo piano le note spaziali della chitarra elettrica e gli incisi di organo hammond di Dulli, quanto mai prezioso. "Seguimi" canta il vampiro Agnelli "non c'è più un posto dove andare / solo un altro che ha perso / E tu sei mia" ma "sopravviverai" , dice alla vittima, colei che è necessaria ad ogni carnefice che si rispetti, perché l'una non esiste senza l'altro. E "sopravviverò" anch'io aggiunge. E anche noi sopravviveremo, anzi lo faremo certamente in modo migliore dopo l'ascolto di questo magnifico album. Forse, apprenderemo anche un po' della lezione e non butteremo via la nostra anima, quella cosa che sopra le altre "brucia più di quanto illumini".
* Tutte le citazioni sono tratte da Mater Terribilis di Valerio Evangelisti, Mondadori Editore, 2002. Mi perdonerà l'autore della saga di Eymerich se ho osato accostarlo a Manuel Agnelli e soci, ma le tematiche mi sembravano davvero quanto mai affini.
Ecco più oltre le soluzioni dei due post CHI L'HA SCRITTO 1 E 2 con i frammenti letterari da indovinare...
1) William Burroughs da Il pasto nudo.
2) Albert Camus da Lo straniero.
3) Lewis Carrol da Alice nello specchio.
4) Louis Ferdinand Celine da Viaggio al termine della notte.
5) William Carlos Williams da Nelle vene dell'America.
6) Italo Calvino da Le città invisibili.
7) Vinicio Capossela da Non si muore tutte le mattine.
8) Robert Musil da L'uomo senza qualità.
9) Fernando Pessoa (Bernardo Soares) da Il libro dell'inquietudine.
10) James Joyce da Dedalus.
11) Jack Kerouac da Angeli di Desolazione.
12) Beppe Fenoglio da Il partigiano Johnny.
13) Bohumil Hrabal da Una solitudine troppo rumorosa.
14) Henry Miller da Tropico del Capricorno.
15) José Saramago da Memoriale del convento.
16) Abelardo da Storia delle mie disgrazie.
17) Primo Levi da Il sistema periodico.
18) Umberto Eco da L'isola del giorno prima.
19) Milan Kundera da L'ignoranza.
20) Vladimir Nabokov da Lolita.
21) Carlo Emilio Gadda da La cognizione del dolore.
22) Antoine de Saint-Exupéry da Volo di notte.