Non sono mai stato un fan sfegatato di Biork. Apprezzavo alcune delle cose fatte nella seconda metà degli anni ottanta dai suoi Sugarcubes, che però - almeno per me - erano troppo strani, troppo pop o forse semplicemente troppo lontani da quello che ero solito ascoltare. Certo, già allora la voce di Biork mi affascinava, sia perché assolutamente originale, anche se per certi versi ancora immatura, sia in quanto usava una lingua sconosciuta e misteriosa come l'islandese. E devo dire sono rimasto assai stupito quando per la prima volta ho ascoltato il suo primo album solista, "Debut" nel 1993, lavoro compiuto dopo il suo trasferimento a Londra. Quell'album per molti versi rimane ancora insuperabile e attualissimo, non solo per l'interpretazione vocale della protagonista, ma soprattutto per il lavoro dei djs e degli ingegneri del suono che con classe e bravura hanno manipolato i suoni delle canzoni rendendole uniche - una scelta coraggiosa ma che assai ha pagato.
In seguito, non ho più comprato nulla della Biork-star, solo ascoltato i singoli e visto le immagini dei video che si sono alternati su Mtv - sempre più tecnologiche e cariche di effetti speciali - , fino alla svolta del film di Lars Von Trier e di "Selma songs", forse il primo disco della Biork giunta a maturità (su tutti il magnifico duetto con Tom Yorke dei Radiohead).
Ora mi trovo per le mani questo nuovo cd "Medulla" a cui non ho saputo resistere, sia dopo aver sentito un paio di pezzi su radio Uno Rai, sia per la splendida grafica della copertina - però i testi stampati in nero su sfondo nero se li potevano evitare! -.
"Medulla" è tutt'altro che un disco facile. E' un disco di pop intellettuale o celebrale per così dire, un disco sperimentale o meglio di esperimenti vocali. Innanzitutto perché è interamente costruito con le voci (pochissimi sono gli strumenti musicali usati, più spesso si tratta di programmazioni elettroniche). Voci che sono parti soliste, contro canti, cori, bassi, percussioni, tutto il possibile insomma e che si alternano, si sovrappongono, vengono manipolate, miscelate, plasmate, mandate al contrario, usate come echi in sottofondo o semplicemente alternate a quelle della protagonista; sono le voci degli artisti che hanno collaborato con lei, ovvero i Matmos, Mike Patton, Robert Wyatt, l'Icelandic Choir.
Inoltre, alcuni pezzi sono strutturalmente complessi negli arrangiamenti o meglio nelle loro architetture vocali. E come se non bastasse le atmosfere spesso sono pesanti e tutt'altro che allegre e così pure i testi (ho potuto esaminare però solo quelli in inglese, non conoscendo ahimè l'islandese). Questo però non deve scoraggiare dall'ascolto, deve solo aguzzarlo, renderlo più attento e completo perché tutto sommato nei pezzi più riusciti c'è quasi da gridare al miracolo: non capita molto spesso di ascoltare suoni elettronici, misticismo, poesia, cori gregoriani, e melodie pop tutto così insieme, in armonia.
Tra le cose migliori sicuramente "Pleasure is all mine" il lento inquietante e al contempo fascinoso pezzo d'apertura, carico di suggestioni eteree, di sospiri, gorgheggi, bofonchi, lamenti e isterici urlettini di piacere o di dolore in sottofondo, con infernali cori maschili e paradisiaci voci femminili a fare da contraltare.
La voce ricca di echi della successiva "Show me forgiveness", canzone che colpisce piuttosto per il silenzio che si insinua e si intuisce tra le parole. Le inquietanti e spiazzanti linee melodiche di "Where is the line with you?", impressionano per la vera e propria lotta che si instaura tra la voce di Biork e i flussi delle maree che salgono dai cori e che si alternano in un crescendo inesorabile, soffocati a loro volta da una battaglia tecnologica di pulsazioni elettroniche - un'esplosione di stelle. "Vokurò" è puro, mistico e funebre canto a cappella, scandito nel caro idioma islandese. "Who is it", piccolo capolavoro melodico in perfetto stile Biork: come singolo un cristallo scolpito da un usignolo. Da solo vale l'acquisto dell'album.
Poi comincia il difficile con "Submarine", aperta da un magnifico e poliedrico Robert Wyatt, canzone sfuggente e spiazzante, un po' jazz (anche se nulla qui è improvvisato, tutto è voluto e costruito forse fin troppo nei minimi particolari) un po' Sid Barrett sul pianeta dei folli.
"Desired constellation" e il singolo "Oceania" tornano a canoni più classici. La prima con quella domanda accattivante ossessivamente scandita: "How am I going to make it right?". La seconda colma d'immagini infinitamente poetiche: "…every boy is a snake is a lily, every pearl is a linx / is a girl / sweet like harmony made into flesh / you dance by my side children sublime / you show me continents - I see islands…"(Ma ancora ho in mente la straordinaria performance di Biork nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Atene…Chi meglio di lei in quel contesto così magico e suggestivo?).
"Ancestors" è pura svagata divagazione (mi si perdoni l'accostamento di cattivo gusto) vocale, con claustrofobiche note di piano e sovrapposizione ritmica di rigurgiti purulenti quanto deliranti esorcismi sonori. Non saprei come spiegarla altrimenti a parole.
Poi ancora i cori meravigliosi di "Mouth's cradle" - la culla della bocca. Ora niente più stupisce o disorienta. Tutto si fa sublime. Dolce ambrosia degli dei. Bolle di sapone leggere nell'aria primaverile con dentro giostre di arcobaleni. Infine, l'anomala "Triumph of a heart" dall'incedere marziale (o marziano?) e hip hop (ebbene si!), con un delirio di vocine da fumetto e voci più basse a far da grancassa ed effetti speciali: il ritornello che ti cattura e non ti lascia più. Wuakatacatititipù. Dieci benedizioni del cuore, muscolo infaticabile e cavernoso. Dieci gradini verso la perfezione (dalle corde vocali alle corde dell'anima).
Poi la Telecom si serve delle immagini di Ghandi e della voce (ancora lei dopo le note del Gladiator manipolate da quelli del Mulino Bianco!) di Lisa Gerrard (maledetti!). ed io mi consolo ascoltando Sunsheela Raman, scoperta in quel di Palma de Majorca da Comida (Grazie!). Lei forse non la useranno mai per scopi commerciali! E dedico il mio reading ideale con tutte le poesie che devo ancora scrivere o che non ho scritto in questo ultimo anno alle voci femminili che hanno accompagnato e illuminato il cammino della mia vita…Non dimentichiamoci di Elisabeth Frazer e delle italiane Jenny Sorrenti, Mara Bressi, Romina Salvadori, Fiamma Fiumana, ma soprattutto - dedicando tutto questo e quello che sarà al - la splendida Giuni Russo (RIP).
"La presenza della televisione, con il suo linguaggio sempre uguale, costantemente "spiegato" dall'immagine che lo sostiene, ha tolto magia, inventiva, mistero alla parola. Ha tolto soprattutto quel senso di stupore e meraviglia che circondava un tempo l'esperienza linguistica. Nell'arco di qualche decennio, come ci racconta con nostalgica lievità il prof. Gian Luigi Beccaria nel suo saggio "I nomi del mondo" sono scomparse dalla nostra lingua centinaia di parole. Altre, ovviamente sono entrate a farne parte, ma quelle nuove hanno un rapporto meno stretto con la magia, con la sacralità o il mistero. Sono parole che non hanno storia, che non ci appartengono e non ci riguardano. Non compensano per la perdita di quelle di un tempo"
Rita Valentino Merletti da "Leggere ad alta voce".
Ecco per me scrivere significa prima di tutto recuperare le parole cariche di storia, di magia e di mistero, scartando quelle che invece provengono dai condizionamenti dei mass-media e che non hanno storia nè ci appartengono.
In secondo luogo scrivere è prendere queste parole moderne (p.es quelle del linguaggio tecnico-scientifico) e in certo senso metabolizzarle e ricontestualizzarle in modo da dare ad esse nuovi significati, insomma una storia e un po' di quella magia di cui mancano, cercando un equilibrio che sia il più possibile autentico e sincero. Non si può dimenticare il presente, né fare finta che non esista, in quanto ogni cosa che si scrive in realtà parla del presente, di quello che sentiamo e emozionalmente affrontiamo tutti i giorni, anche quando parliamo del passato.
"Lo storico della lingua inglese Robert MacNeill osserva nella sua autobiografia, significamente intitolata "Stregato dalla parola" che:
Deve essere, con le parole, come è con la musica. La musica ascoltata presto nella vita lascia una spessa coltre di ricordi ed è sulla base di questa che si valuta e si assorbe la musica incontrata più tardi. Ciascuno strato aggiunge qualcosa alla ricchezza dell'esperienza musicale, contiene le aspettative che governeranno i gusti per la musica futura e forse cambiano ciò che si prova per la musica che già si conosce. Certi schemi armonici si installano nella coscienza e creano un desiderio di ripetizione, così da poter rivivere quel piacevole turbamento dell'anima. E' la stessa cosa con le parole e gli schemi verbali. Si accumulano in strati e a mano a mano che gli strati si ispessiscono governano tutto l'uso e l'apprezzamento del linguaggio che viene dopo…
Per esercitare il loro fascino, le parole hanno bisogno di possedere una componente di mistero…La lettura ad alta voce vuol essere anche un modo di restituire alla parola il ruolo che le spetta. Una parola che si faccia conoscere con tutta la sua carica di creatività e di fantasia, di suono, di ritmo e che conservi il più a lungo possibile la sua magia".
Riuscirò a ritrovare la magia delle parole e a superare questo "block-writer" che si è impossessato di me da un anno a questa parte?
D'ALTRO CANTO è stato inserito tra i link utili del sito rockit. Ringrazio chi ha reso possibile ciò. Presto, sarà aggiunto tra i miei link musicali preferiti, naturalmente.
IN BREVE:
Totale chilometri: 5455
Totale foto: cinque rullini e mezzo di diapositive.
Principali tappe:
Savigliano-Montblanc (Spagna, Cataluña, provincia di Tarragona)
Montblanc-Salamanca (Spagna, Castiglia Y Leon)
Salamanca-Guarda (Portogallo, Beira Alta) . Visita nei dintorni a Serra Estrella, Sabugal, Almeida, Castelo Bom, Castelo Mendo, Sortelha, Monsanto.
Guarda-Viseu-Coimbra (Beira Litoral). Visita al Monte Buçaco e dintorni.
Coimbra-Costa Nova. Visita alle spiagge più belle (praya de Mira, Torreira e altre).
Costa Nova-Aveiro-Porto (Douro).
Porto-Valle del Douro-Amarante.
Amarante-Guimarães-Braga (Minho). Visita agli scavi di Citania de Briteiros e al Santuario di Bom Jesus. Visita nei dintorni di Braga a Ponte de Lima, Ponte de Barca, Lindoso.
Braga-Barcelos-Viana do Castelo-Esposende.
Braga-Chaves-Bragança (Tras-os-montes).
Bragança-Toro-Montblanc (Spagna).
Montblanc-Savigliano.
Colonna Sonora: Compilation 2004
Afterhours: Bye bye Bombai, Varanasi baby
Verdena: Balanite, Luna
Subsonica: Nuvole rapide,Albascura, Nuova ossessione.
La Crus: Urlo.
Giovanni Lindo Ferretti: Cadevo.
Massimo Zamboni/Nada: Miccia prende fuoco.
Marlene Kuntz: Primo maggio, Con lubricità.
Lisagenetica: Canzone gravida.
E poi, U2, PGR, Depeche Mode, Blonde Redhead, Yeah Yeah Yeahs, Placebo,Violent femmes, ecc. Niente Fado, almeno in automobile...