"Uomo o donna, vorrei dirvi quanto vi amo, ma non ci riesco,
Dirvi quello che c'è in me e che c'è in voi, ma non ci riesco,
Dirvi lo struggimento, il palpitare delle mie notti e dei miei giorni.
Badate, io non do lezioni né faccio opere di carità,
Quando io do, dono tutto me stesso."
Walt Whitman da "Foglie d'erba"
Questo per dirvi che siamo in partenza per il Portogallo.
Ci si risente a Settembre. Buone vacanze!
"Se ho voglia, è soltanto / di terra e di pietre. / Il mio pranzo è sempre aria, / roccia, carbone, ferro. / Girate mie fami. Brucate / il prato dei suoni. / Succhiate il gaio veleno / delle campanule. / Mangiate i ciottoli infranti, / le vecchie pietre di chiesa, / i sassi dei vecchi diluvi, / pani sparsi nelle valli grigie".
da Faim, A. Rimbaud
« I poeti, grazie alla loro energia, ricevono sulla loro opera una tale impronta dell'epoca che rimangono segnati, in effetti, perfino nei bisogni della loro sconfitta, come persone vissute in pieno nel loro tempo. I poeti vengono sconfitti, ma la loro è una sconfitta così essenziale e totale, in qualsiasi epoca, che l'epoca rimane stampata a chiare lettere sulla loro opera…»
William Carlos Williams da "Nelle vene dell'America".
Un ritmo di basso, poi un rumore di accendino e il respiro forte che aspira la prima boccata d'una sigaretta. E la voce - quella voce che abbiamo imparato con gli anni ad amare, pur nel peso della sua assenza - che metallica scandisce : "Amico, tutto ciò che separa è Santo" .
Inizia così "Stanza 218", degli EL MUNIRIA, primo progetto di Emidio Clementi dai tempi dei Massimo Volume. Ad affiancarlo in questa nuova avventura musicale ci sono Carozzi e Parisini (ex Disciplinatha), più alcuni ospiti come Steve Piccolo e Vittoria Burattini.
E' un disco intimo e minimale, elettronico e spettrale e, come dice Gianluca Runza su Rumore, "pieno di rumori ed echi di umanità". E' un disco difficile che va ascoltato nei momenti giusti, magari di notte, quando le attività umane si rarefanno per lasciare il posto al silenzio, alle attività più meditative e alla solitudine.
Qui finisce la mia recensione e inizia un percorso emotivo, uno dei tanti possibili, filtrato naturalmente dalla mia esperienza personale e dal mio modo di sentire. Di questo spero mi si perdonerà. La mia è una Tangeri immaginaria, una Tangeri interiore, dove non scorrono droghe né individui inetti o ai margini della società, ma solo le mie paure, le angosce e le ossessioni. Dove, grazie alle parole rubate a Emidio Clementi, si frammischiano ricordi di vita vissuta e reminiscenze letterarie…Grazie Mimì per questo regalo, per questo "pezzo di cuore incartato" lasciato lì per noi...
Un uomo in una stanza d'albergo. Non importa che la città sia Tangeri, che la stanza sia la numero 218 e che l'albergo sia lo Shalimar Hotel. L'uomo è solo con sé stesso. Di fronte ha il proprio destino, quello che è stato e quello che è. Sta compiendo - a suo modo - la sua lotta contro il tempo. Per scelta inevitabile lontano da tutto e da tutti. Una lotta contro i propri fantasmi e le proprie ossessioni, contro i propri errori e debolezze. Su una bilancia immaginaria da una parte i tentativi d'amore, dall'altra la piuma sacra della Verità. Come in una psicostasia. Da una parte i crimini commessi contro la vita e contro sé stesso, i sentimenti di odio e di vendetta, la frustrazione e la voglia di riscatto, l'amarezza dei sogni andati in frantumi, dall'altra la piuma dorata della Giustizia.
"Un uomo aspetta seduto davanti al tavolino di un bar, un bicchiere di fronte a sé", lo sguardo perso nel vuoto, sudore e sofferenza a segnargli il volto. E' l'ultimo cowboy senza più terre da conquistare, l'ultima pellerossa cui hanno cancellato le radici e rubato la terra da sotto i piedi. "E' finito il tempo per i sorrisi, né c'è più tempo per un altro bicchiere". Non c'è più tempo. Chi è quel qualcuno che sta per arrivare? Forse un angelo sterminatore, forse la Morte, oppure un traghettatore che lo porterà in un altro luogo sconosciuto, al di fuori di questo pazzo pazzo tempo. "Amico, tutto ciò che separa è Santo". "Santo Peter santo Allen santo Solomon santo Lucien santo Kerouac santo Cassady santi gli sconosciuti mendicanti sodomiti e sofferenti santi gli orrendi angeli umani! santa mia madre nel manicomio! santi i cazzi dei nonni del Kansas..." scriveva Allen Ginsberg nella nota a "Howl".
"Ti ricordi di me? Non ti ricordi di me? Non fa niente…Puoi restare. Addio" Non so chi tu sia amico, non so più nemmeno chi sono io. Ho solo frammenti di ricordi come parassiti qui a grattarmi nel cervello e i frammenti di una fotografia fatta a pezzi ed ora impossibile da ricomporre. "Ma se mi stacco da te mi strappo tutto; ma il mio meglio o il mio peggio ti rimane attaccato come un olio denso". Cosa c'è alla radice di questa insoddisfazione? Di questo istinto maledetto a cercare, cercare sempre e non fermarsi mai? "Che tempo fa dentro alla mia testa?" Ci sono nubi grigie e fa freddo. Anche se fuori ci sono 38 gradi e splende un sole inesorabile. Gli insetti - a milioni e milioni - ronzano, ti entrano pulsanti anche sotto la pelle. "Ti ho aspettato seduto in un milione di bar, prima di annegare, prima di spendere tutto quello che avevo". E' finito anche il tempo di aspettare. Chiudo gli occhi e nel riflesso del sole dentro alle palpebre vedo le mura di un castello diroccato, dove giocavo da bambino. Poi vedo il tuo sorriso, ma il resto del tuo volto ormai è sfuocato.
"Ah! La vita della mia infanzia, la strada maestra che attraversa ogni tempo, sovrumanamente sobrio, più disinteressato del migliore dei mendicanti, fiero di non avere né patria, né amici, che sciocchezza era! - E me ne accorgo solo adesso!" (da L'impossible, "Una stagione all'inferno", A. Rimbaud)
"Ora che non ho fame di parole, avrei bisogno di parole. Parole che scorrano facili e non inciampino in mezzo alle dita…Ora che non ho sete di parole, avrei bisogno di parole. Parole che cadano in gola come pioggia calda, parole che non sbiadiscano sotto questo sole.
"Sento solo l'aria che entra da una finestra rotta. Sento solo le mattonelle fredde sotto i piedi e le pareti che scricchiolano, sento solo le vene che finiscono dove finisco io e passo il tempo a toccare i punti in cui mi manchi…e li sento cedere". DOVE SEI??? Vorrei risponderti, descriverti questi posti, queste strade, parlarti del mio girovagare senza meta, ma il mio diario è vuoto da mesi. Vorrei dirti di chi ho conosciuto, di quello che ho tentato di fare, di quello che ho visto, ma non ho che ricordi annebbiati, delle persone ormai ho dimenticato il nome, delle voci non resta che un vago suono. Ho dimenticato pure il nome delle stelle.
"Lascia perdere le stronzate". Leggo e rileggo quella sua ultima lettera, l'ultima scritta da Rimbaud, poco prima di morire:
"Marsiglia, 9 novembre 1891
Una fornitura: un dente soltanto.
Una fornitura: due denti.
Una fornitura: tre denti.
Una fornitura: quattro denti.
Una fornitura. Due denti.
Signor Direttore,
vengo a chiedervi se non ho lasciato nulla al vostro conto. Desidero quest'oggi cambiare il servizio, di cui non conosco neanche il nome, ma ad ogni modo, che sia il servizio di Aphinar. Tutti i servizi sono pronti dappertutto, ed io, impotente, infelice, io non posso trovare niente, il primo cane per la strada vi dirà che è vero.
Mandatemi dunque i prezzi del servizio di Aphinar a Suez. Sono completamente paralizzato: dunque desidero trovarmi a bordo di buon mattino. Ditemi a che ora devo essere trasportato a bordo…"
(A. Rimbaud da lettera al Direttore delle Messaggerie Marittime)
Arthur Rimbaud ha già scritto tutto a ventidue anni. Comincia poi una serie di spostamenti tra l'Italia, l'Olanda, l'Austria e l'agognato Oriente. Il 13 dicembre 1880 è ad Harar, dove lavora per una ditta francese di traffici commerciali con l'Africa. Ben presto, però, si stanca della sua attività di mercante. Vorrebbe organizzare delle spedizioni, ma i suoi progetti falliscono. Viene richiamato ad Aden nel 1884, ma dopo un paio di anni lascia il suo impiego e organizza un traffico di armi per conto del ras Menelik. La ricompensa promessagli, viene però all'atto pratico dimezzata. Gli interessa solo più racimolare un po' di danaro. Nel maggio del 1887 torna ad Harar. Passa qualche settimana in Egitto per riposarsi. Organizza una carovana per il trasporto di tremila fucili destinati al ras Maconnen. Riprende la pista di Harar, dove apre nel 1888 un'agenzia commerciale. Collateralmente partecipa anche ad un traffico clandestino di schiavi…
Alle ore dieci del 10 novembre 1891 il poeta Jean Arthur Rimbaud va incontro alla fine della sua avventura terrestre, per le conseguenze di un tumore al ginocchio probabilmente causato da una sinovite trascurata. A nulla vale in maggio l'amputazione della gamba per tentare di fermare la cancrena che avanza inesorabile - in un fisico peraltro già minato dalla sifilide - e che di lì a pochi mesi lo costringerà alla morte. Aveva solo trentasette anni.
Che cosa sono diventato? Che fine hanno fatto tutti i sogni che avevo? "Che ci stiamo a fare qui?". Mordo la penna, ne succhio l'inchiostro, ne stillo veleno prezioso. Labbra e lingua blu. Unghie nere. Indelebili. Ma non ci riesco a cancellarmi. Ad annullarmi del tutto.
Non bastano le parole di Rimbaud. Non basta Miller, non basta Celine, non bastano Emmanuel Carnevali o William Carlos Williams. Non basta il rumore di acqua che sgocciola nelle grondaie, sotto questo cielo elettrico.
"Non c'è niente di nuovo sotto il sole". E certo ci vogliono "altre carte da giocare". Ma non c'è salvezza, per nessuno.
Un uomo è in una stanza d'ospedale. Veglia un malato che giace in coma vicino a lui. Ma non è suo padre, né il suo migliore amico, e neppure uno sconosciuto che per un incidente ha investito con l'automobile. E' quello che rimane di sé stesso. Aspetta che si risvegli o che i rantoli finiscano per sempre? Aspetta la morte o il miracolo?
"Non fra cent'anni. Non in mezzo alla gente…Non nelle promesse da ubriaco. Non in questa droga che scalda. Non nella faccia di un altro. Non nelle circostanze. Non nell'adorata solitudine. Non su ali d'amore. Non nei ricordi. Non in quello che credevi. Non nella noia…Non nella fortuna che aspetti. Non dove l'avevi nascosta. Forse tra un attimo, proprio qui, accanto a te".
Non aspettatevi altre dichiarazioni d'innocenza. Semmai una fine dolce che sia anche un nuovo inizio, rinascita, riscatto, redenzione. Fine d'ogni sofferenza. L'abbraccio perduto con il Cosmo. L'arte è sofferenza. La vita è sofferenza. Perdita, decadimento, disintegrazione.
"C'è qualcosa che ho perso e c'è qualcosa che scorre e qualcosa che galleggia, dentro questo bicchiere…C'è una frase che si perde…C'è qualcosa che ho perso e c'è qualcosa che scorre e c'è qualcosa che affonda, dentro questo bicchiere". I conti non tornano mai. Solo fragili suggestioni. Erba che cresce faticosamente. Frutti che cadono incolti dalla pianta per semplicemente marcire e trasformarsi in altro.
"Portami dove non bisogna parlare...Portami dove non si paga niente…Portami dove la notte non si spegne…portami dove non conosco la strada…portami dove non sono mai stato…e fa che il giorno si dimentichi di arrivare…" Portami al mio Altrove. Adesso.
NOTA: i versi di Rimbaud e le notizie autobiografiche sono tratte da "Rimbaud - tutte le poesie" - Grandi tascabili Economici, Newton Editore, traduzione di Laura Mazza.
Nel numero di luglio-agosto di Rumore è allegata una piccola ma esauriente guida pratica del Rock Indipendente Italiano degli anni Ottanta, a cura di Arturo Compagnoni.
Dopo una parte introduttiva un po' generica e una cronologica con gli eventi musicali più importanti di quegli anni, tutto sommato buona per un ripasso generale, anche se qua è là non priva di lacune, arrivano le parti interessanti ovvero l'elenco dei 50 migliori dischi, seguito da un secondo elenco di atri 50 titoli.
Altrettanto succose le parti finali con interviste a Giorgio Lavagna, cantante dei Gaznevada, Giulio Tedeschi, responsabile della torinese Toasts Records e Oderso Rubini, responsabile della Italian Records. Persone che hanno fatto un pezzo importante della storia musicale di quegli anni. In più uno splendido articolo celebrativo della "bibbia" degli anni 80 ovvero "Un weekend post-moderno", vero e proprio excursus negli avvenimenti musicali, mondani, culturali di quel periodo e riuscito kaleidoscopio del mondo da cui traeva ispirazione il suo autore, Pier Vittorio Tondelli.
Un altro articolo ricorda poi la rivista "Frigidaire".
La mia attenzione naturalmente è stata catturata in primis dai due famigerati elenchi di dischi, per rivedere ciò che ho vissuto anch'io e ciò che ho invece perso (e posso magari recuperare grazie a opportune ristampe)...
Tra i migliori dischi degli anni Ottanta, scelti da Rumore e che figurano anche nella mia personale collezione ci sono:
BOOHOOS - "The sun, the snake and the hoo" (87) e "Moonshiner" (87) (meno interessante il successivo "Rocks for real" dell'89).
BOPPIN KIDS - "Go wild" (87).
CCCP - "Affinità-divergenze fra il Compagno Togliatti e noi del conseguimento della maggiore età" (85), "Socialismo e barbarie" (87), "Canzoni preghiere danze del II Millennio - Sezione Europa" (89) [Ma in realtà sia il primo singolo "Ortodossia" (84) poi rimasterizzato in "Ortodossia II", che il picture disc "Compagni Cittadini Fratelli Partigiani" (85), sia il singolo "Oh Battagliero!" (87) restano imprescindibili. L'unica cosa superflua è forse l'ep con Amanda Lear, "Tomorrow" (88)].
DENOVO - "Unicanisai" (85) [Aggiungerei il mini "Niente insetti su Wilma" dell'anno prima. Chi piace il loro pop raffinato e melodico può recuperare anche gli albums successivi: "Persuasione" (87), "Così fan tutti" (88), "Venuti dalle Madonie a cercar Carbone" (89)].
DIAFRAMMA - "Siberia" (84) e "Boxe" (88) [ma non si possono non menzionare i primissimi DIAFRAMMA di "Altrove" (83 Contempo) e della successiva raccolta "81-83" con Nicola Vannini alla voce (poi Soul Hunter), nonché quelli più intellettualmente pop di "Tre volte lacrime" del 1987; storico è l'ep di "Amsterdam" (85) insieme ai LITFIBA. Il loro primo singolo, "Pioggia" è uscito nel 1982 per la Italian Records).
FRANTI - "Il giardino delle quindici pietre" (86) (In realtà altrettanto fondamentali sono i lavori precedenti, ossia "Luna nera" (85) e "F/C" (84) in compartecipazione con i CONTRAZIONE).
GANG - "Tribe's union" (84), "Barricada rumble beat" (87), "Reds" (89) (i tre dischi prima della svolta in italiano di "Le radici e le ali").
LINO E I MISTOTERITAL - "Bravi ma basta"(88).
LITFIBA - "Desaparecido" (85), "17 re" (87) (ma come non considerare la colonna sonora di "Eneide di Krypton" (84) e il mini "Transea", il primo singolo "Luna" e i vari pezzi pubblicati nell'83-84 sulle compilation "Body Section" della Electric Eye e "Catalogue Issue" dell'IRA? Altrettanto fondamentale il live "Aprite i vostri occhi" (88). Meno interessanti l'ep con la cover di "Yassassin" di Bowie e l'lp "3" (89). Da "Pirata" in avanti sarà un'altra storia).
NEON - "Rituals" (86) (magari avere il loro singolo d'esordio "Information of death" del 1980! Interessanti anche il singolo "Dark age/Last change" del 1984 e la trilogia di eps intitolata "Crimes of passion").
PANKOW - "Freiheit Fuer Die Sklaven" (87) (ma anche il precedente mini "God's deneuve"(85). Meno interessanti i lavori successivi, tra cui spicca "Gisela" del 1989).
UNDERGROUND LIFE - "Filosofia dell'aria" (87) [anche loro parteciparono alla compilation "Catalogue Issue". Interessanti anche i loro lavori precedenti a partire dall'ep del 1982, "The Foxx" e il successivo "Gloria Mundi" (89)].
Mi sono perso allora invece (non si poteva comprare tutto!) e sono da considerare dischi importanti se non imperdibili:
AFTERHOURS - "All the good children go to hell" (89) (Ho cominciato ad amarli dopo la svolta in italiano con "Germi").
CARNIVAL OF FOOLS - "Blues get off my shoulder" (89) (Ho cominciato ad amare Giò con il primo dei LA CRUS).
CASINO ROYALE - "Soul of ska" (88) (Ho cominciato ad ascoltarli con maggior attenzione a partire da "Dainamaita").
NEGAZIONE - "Lo spirito continua" (86) (In assoluto il miglior gruppo di allora, conosciutissimi soprattutto all'estero, in Olanda per esempio. Troppo "pesanti" per i gusti del sottoscritto. Ho cominciato ad ascoltarli nel 1990 quando è uscito "100%". Da recuperare anche l'ascolto dei primi lavori "Tutti pazzi" (84) e "Condannati a morte nel nostro quieto vivere" (85), il successivo "Little dreamer" del 1988 nonché il singolo "Sempre in bilico" del 1989).
NOT MOVING - "Sinnerman" (86) (Grandissimi dal vivo, ricordo una performance alcoolica a Movimenti '87 a Cuneo. Fondamentali anche il loro primo introvabile 7 pollici, "Strange dolls" (82), "Jesus loves his children" ep del 1987 e "Flash on you" raccolta dell'88. Meno interessante il lavoro dedicato al poeta indiano cheyenne Lance Henson dal titolo "Song of myself" del 1989, cui partecipa anche Giovanni Lindo Ferretti).
PARTY KIDS - "Shock treatment" (86) (Grandissimi dal vivo, ricordo un concerto interminabile al Macabre di Bra nell'88).
KIM SQUAD & THE DINAH SHORE HEADBANGERS -"Bastards" (87).
Nel secondo elenco figurano invece dischi di gruppi "minori":
A.C.T.H. - "Ultimo party" (88).
CARILLON DEL DOLORE - "Trasfigurazione" (84), poi PETALI DEL CARIGLIONE - "Capitolo IV" (88?).
INCONTROLLABILI SERPENTI - "Omonimo" (86?), "Biancaneve e Gorbaciov" (88).
RATS - " C'est disco " (81)(A cantare allora c'era Claudia Lloyd. Io gli ho conosciuti anni dopo, con la cover di "Sono un ragazzo di strada" dei Corvi e con l'album "L'ultimo guerriero" (86). Tutta un'altra faccenda rispetto al disco d'esordio. Dell'89 è l'album omonimo "Rats").
MODA - "Bandiera" (86) [Anch'essi in "Catalogue Issue"; i successivi album furono "Canto pagano" (87) e "Senza rumore" (89) prima che il cantante Andrea Chimenti intraprendesse la carriera solista].
KINA "Cercando" (86) (Vanno bene anche "Irreale realtà" dell'84 e "Se ho vinto se ho perso" dell'89).
Non figurano nei dischi scelti da Rumore, ma sono nominati nell'introduzione o sono stati per me assolutamente importanti:
WEIMAR GESANG - "No given path" (86) (e il precedente "The colours of ice", 1985).
KIRLIAN CAMERA - "Eclipse (das schwarze denkmal)" (88) (La loro discografia tra singoli, eps ed lps è sterminata, a partire dai primi demo del 1980 e dal primo ep del 1982 per la Italian Records).
D.H.G. - DISSOLUTIO HUMANI GENERIS - "Intro" (86) e "Arido cammino" (88) (dal sottoscritto preferiti agli altri milanesi RITMO TRIBALE).
VIOLET EVES - "Incidental glance"(87).
BLACK ROSE - "Silent tears"(89?).
AFRODISIA - CITTA' LIBERA - "Il veleno della sottomissione" (88) ed ep "Stati d'ansia" (87).
SAVAGE CIRCLE - "Dio" (singolo dei vincitori di Arezzo Wave '86).
Infine i gruppi psichedelici, tra cui non occorre certo dimenticare:
OUT OF TIME - NO STRANGE - SICK ROSE - ALLISON RUN - EFFERVESCENT ELEPHANTS - STEEPLEJACK - CARL LEE AND THE RYTHM REBELS.
Non ascoltavo gruppi hardcore punk come i RAW POWER o i KLASSE KRIMINALE; non mi piacevano i gruppi più vicini alle atmosfere funk-jazz tipo i BISCA, né lo ska degli STATUTO, né il reggae degli AFRICA UNITE, nè il beat di JOE PERRINO AND THE MELLOWTONES o degli AVVOLTOI, né l'hard-progressive dei CRISTAL LAKE (avevo gusti da fighetto...).
Ognuno può suggerire ciò che più gli aggrada, aiutandomi a completare il quadro.

Eri così carino, eri così carino, proprio un amore di ragazzino, pigro di testa e ben vestito ...