29.02.04

Due piccole muse

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Posted by SergioG at 21:14 | Comments (5)

Quanto si vive male oggi in Italia

Da un articolo di Lietta Tornabuoni su LA STAMPA di giovedì 26 febbraio:

"Naturalmente non c'è paragone con i Paesi della guerra e della fame, ma si vive così male ora in Italia, fra truffe sistematiche, Berlusconi, costo crescente della vita e perdita costante di valore dei soldi, mix di caos globale e di imposizioni spietate ("Se non paghi sei morto"), disfunzioni di tutto, campagna elettorale permanente, stupidità, squallore: conservare il proprio equilibrio risulta difficile, e i tentativi per riuscirci pigliano più o meno tre strade.
LA PRIMA STRADA, la più frequentata, consiste nell'arrabbiarsi, nel protestare, nello scandalizzarsi, nell'indignarsi: si passano giornate tetre prendendosela con la televisione e con i giornali, con il governo e con la burocrazia, con questo mondo di ladri e con quelli che in autobus entrano dalle porte d'uscita, con i soldi che non bastano ("Altro che arrivare alla fine del mese: neppure all'otto del mese si arriva"), con la disonestà e volgarità collettive.
LA SECONDA STRADA consiste nell'evasione, nel cercare di ignorare la realtà pensando ad altro. C'è chi sceglie la mistica dell'autopunizione (seguire diete dimagranti, controllare le spese sino al pauperismo o all'ascesi di non tirare fuori un soldo, fare niente del tutto se non il lavoro necessario, impegnare energia fisica) e chi tenta l'edonismo (visitare mostre importanti, curare la salute, ricercare e contemplare la bellezza, se è possibile viaggiare altrove, leggere o rileggere grandi opere, fare l'amore e passeggiare dato che non costa un euro). C'è chi si forza a un atteggiamento vitalistico: l'esistenza può essere bella, bisogna saperla apprezzare e sfruttare rifiutando oppressione e depressione, occorre reimmergersi nella propria attività trovando nuovo entusiasmo, viva la leggerezza, allegria.
Ciascuno cerca di salvarsi come sa: ultima risorsa, far finta di non essere vivi, chinare la testa, piegare le spalle, restare fermi, sperare che la sfortuna ci scivoli addosso e vada oltre senza accorgersi di noi, aspettare che passi il peggio (e che per qualche miracolo vengano tempi migliori - aggiunta del sottoscritto). Sono metodi comprensibili, umani, usuali, tante volte applicati nella Storia, ma hanno una spiacevole caratteristica: non funzionano, non servono".

Posso testimoniare sul fallimento di tutte e tre le strade. Perché a fasi alterne le pratico ogni giorno (dando forse la preminenza all'evasione, piuttosto che all'incazzatura o all'abulico attendere). Il problema è sempre più convivere con quel senso di assoluto smarrimento - Dov'è finito Dio? - e con un'inquietudine esistenziale (più subdola di quella adolescenziale, anche se a volte meno violenta) che ti corrode il sangue e che limita la capacità d'agire e di riflettere.
Il problema è alzarsi dal letto ogni mattina e trovare la forza e gli stimoli per affrontare e condurre a termine la giornata. Quando sarebbe necessario essere il più possibile lucidi, motivati e privi di esitazioni…Non riesco ad essere altro che testimone di fragilità e di incapacità a reagire. Anche se sono tra quelli che nella vita si possono dire i fortunati. Ma l'insoddisfazione ormai anche in me s'è fatta patologica…

E dalla mia privilegiata postazione dietro il bancone di una piccola farmacia di provincia, vedo ogni giorno incontrarsi, sfogarsi e "confessarsi" le fasce più deboli della società: anziani, malati gravi, estracomunitari (siano operai africani, muratori albanesi, badanti russe, polacche o ceche) gente comune con i loro piccoli-grandi sintomi patologici e le loro talvolta straordinarie - e uniche - esperienze di vita. E' un guardarsi negli occhi - tra il silenzio delle parole - e riconoscere lo stesso comune disagio. La stessa inappagata voglia di fuggire via o di definitivamente farla finita (almeno con la recita che tutto vada comunque bene o con l'abitudine al lamento che ormai ci devasta ad oltranza e soprattutto con i soprusi e le torture imposte dai prepotenti di turno).
E la piccola fiammella dell'ispirazione non basta (qui occorrerebbe un uragano). Occorrerebbe imparare a ridere (come dice Giuseppe Conte ne "L'Ultimo Aprile Bianco") e…a uccidere. Ma ormai siamo troppo schiavi delle nostre debolezze, incapaci di combattere veramente per qualcosa di nuovo in cui più non crediamo. Non basta guardare negli occhi di un bimbo per ritrovare la speranza.
Non basta un piccolo complimento o un incoraggiamento per farci ritornare il sorriso negli occhi. Ci vorrebbe un'altra vita, una nuova iniezione di speranza.


Ho tinto la mia faccia di nero
Per te per me per loro
Sì, per loro soprattutto
Ma forse più per te
Magari in primo luogo
Per quelli che verranno

Ho tinto comunque
La mia faccia di nero
Mentre il mio cuore
Già da tempo lo era
Pur attraversato da lampi
Più sereni, chiari e illusori

Ho tinto sì la mia faccia di nero
E vedo che tu stai facendo altrettanto
Cosparsa di bitume
Le tue piume anch'esse nere
Albatro corroso dall'olezzo
Di idrocarburo nel mare.

I versi sono del saluzzese Andrea Chiappello strappati alla sua 'zine "LA MACINA".

Posted by SergioG at 21:00 | Comments (1)

INTERPOL - TURN ON THE BRIGHT LIGHTS

Uno dei cd più interessanti del 2002 è "Turn on the Bright Lights", esordio dei newyorkesi INTERPOL.
Un disco solenne, puro e cristallino - come un sorso d'acqua di fonte in pieno deserto - sorprendentemente maturo per essere un'opera prima. Un disco distante dal rock'n'roll rumoroso dei concittadini e tanto più fortunati STROKES e che si avvicina per le atmosfere cupe a grandi gruppi del passato come: Television, Joy Division, U2, Psichedelic Furs, Gang of Four, Smiths, Sisters of mercy, Radiohead, Doves, Pixies e naturalmente ai capostipiti e maestri Velvet Underground.
Contribuisce a ciò anche la poliedrica voce di Paul Banks, cantante degli Interpol, che può essere paragonata a seconda delle canzoni a un mix di David Byrne (Talking Heads), David Bowie, Ian Curtis (Joy Division) e Andrew Eldridge (Sisters of Mercy).
Untitled apre con l'incedere lento e solenne di chitarra e tastiere. Siamo tra i REM più oscuri e i Joy Division più mistici (quelli di Atmosphere).
Obstacle 1 è il primo gioiellino del cd, con le chitarre alla Televison di Friction, il ritmo che sa crescere al punto giusto, la voce potente e il basso tipicamente Joy Division. Un gelido incanto come la moltitudine di riflessi sprigionata dai raggi del sole su un velo di galaverna che ricopre gli alberi d'un bosco in una mattina d'inverno. Siamo distanti anni luce dall'America musicale che ci propinano normalmente.
E il pezzo successivo, NYC, ci riporta immediatamente alle strade della grande metropoli, magari innevate e straripanti di gente e con le luci sfolgoranti delle insegne natalizie…è una struggente dichiarazione d'amore, da antologia. Qui ci si avvicina agli U2 di New York, ma anche ai classici di Lou Reed.
PDA viaggia invece grazie alla linee vocali, alle ritmiche elettroniche e alle chitarre dalle parti di Sisters of Mercy e Joy Division.
Say hello to the Angels parte come un omaggio proprio agli Strokes per poi prendere influenze Joy Division- e soprattutto - per l'uso delle chitarre alla Johnny Marr- ai migliori Smiths.
Hands away, altro piccolo capolavoro, riporta alle atmosfere mittle-europee dei Weimar Gesang (troppo sottovalutata band milanese di metà anni ottanta); le chitarre però si ispirano a quelle di The Edge nei primi album degli U2.
Obstacle 2 potrebbe essere benissimo tratta da "Bossanova" dei Pixies. Anche se sa ammaliare e portare ad altri lidi grazie al lavoro delle chitarre e al coinvolgente intersecarsi delle voci.
Stella was a diver and she was always down riporta per la ritmica secca, l'uso della voce e il brillante suono delle chitarre alle magnifiche atmosfere Joy Division. "Stella I Love you, Stella I love you…" è un altro piccolo gioiello sonoro e riesce a farci innamorare all'istante della triste protagonista, come di una novella Marian.
Roland più veloce e drammatico rimane sulle stesse coordinate. Potrebbe fare parte benissimo dell'ultimo cd dei Placebo. Ancora magnifiche e spaziali le chitarre.
The New inizia con un bel giro di basso per poi dare vita ad una ballata triste e struggente, i richiami stavolta vanno agli Ultravox più romantici…Finchè le distortissime chitarre ci guidano in un affresco postindustriale in bianco e nero, un piccolo incubo darkeggiante, un tuffo nelle tenebre dell'animo umano.
Leif Erikson resta ancora in bilico tra Joy Division, U2 e The Call.
A questo punto siamo alla fine del cd e ormai "cotti a puntino", con il cuore gonfio dall'emozione e sotto la guida della voce di Paul Banks pronto a scoppiare in fiotti di candide lacrime di gioia.
Lo so, forse ai ragazzini ascoltare questo gruppo musicale non farà lo stesso effetto, ma noi over trenta questi suoni ce li portiamo dentro da sempre e ci siamo cresciuti, lasciandoun segno in qualche modo indelebile nei migliori anni della nostra vita; non possiamo quindi che entusiasmarci e trasalire per la felicità, pensando che ancora una volta, magicamente, in questo fottuto e crudele mondo, il miracolo si sia ripetuto. Lunga vita al rock e agli INTERPOL.

Posted by SergioG at 20:53 | Comments (3)

22.02.04

LA POESIA VA IN SOCIETA'

Riporto integralmente un articolo uscito sul numero di sabato di Specchio, il settimanale supplemento de La Stampa di Torino:

LA POESIA ESCE E VA IN SOCIETA' di Sara Ricotta Voza

Folla da grandi occasioni alla GAM di Torino (ndr è la Galleria d'Arte Moderna) per la presentazione di una raccolta di poesie…

La poesia è in auge, finalmente. Se ne parla di più, molto più di prima, e quando agli appuntamenti si presentano personaggi che contano (!!!), il pubblico risponde.
E' stato il caso di Mariella Cerutti Marocco, figura di grande risalto dell'imprenditoria, che ha esorditocon un felice e delicato libro di versi pubblicato negli Oscar Mondadori (!!!):Nuvole di nulla.
Alla presentazione, avvenuta a Torino alla Galleria d'Arte Moderna, la sala era gremitissima e l'attenzione palpabile.
Marcello Sorgi ha introdotto e coordinato i lavori, in prima fila sedevano Gian Arturo Ferrari e Antonio Riccardi della Mondadori, e tra il pubblico spiccavano numerosi volti noti (nelle foto a fianco Ernesto Ferrero, Maurizio Cucchi, Graziella di Grésy, Luciano Segre, Giovanna Incisa Cattaneo e Gianluigi Gabetti).
Si è parlato della maturità di questo esordio, della raffinata sensibilità e della trasparenza comunicativa di Nuvole di nulla. Ernesto Ferrero ne ha messo in risalto l'assoluta assenza di vani artifici letterari e di ermetismi (!), e dunque l'autenticità della ricerca di una dimensione del sé autentico.
L'autrice ha dato un breve saggio di ottima lettura (ed era la sua prima volta)(!!!), una lettura condotta con fermezza pur nell'emozione, e ha spiegato con persuasiva efficacia e pacatezza il senso di questo suo sorprendente esordio poetico (!!!).
La poesia, insomma, si spande, trova nuovi protagonisti e un nuovo pubblico, stanco della troppa banalità che lo circonda.

No comment.

Lascio l'indirizzo di posta elettronica della rubrica, per chi volesse segnalare altri analoghi "importanti eventi letterari" o volesse offrire qualche "commento" personale direttamente alla redazione: fastiefeste@specchio.com

Posted by SergioG at 19:02 | Comments (5)

21.02.04

IL MIO READING IDEALE

L'incontro con Barberi Squarotti non c'è stato causa una leggera indisposizione influenzale del professore. Mi è dispiaciuto davvero molto.
In compenso sono stato occupato a organizzare e pensare un reading di poesia tra amici o meglio per alcuni tra i miei amici. Immaginiamo un ipotetico salotto o tavernetta di un casolare di campagna, riscaldato dal fuoco di un grande caminetto e illuminato dalla luce di una quindicina tra candele e lumini sparsi ovunque nella stanza, sulla cornice del caminetto stesso, sul davanzale delle finestre, lungo le sporgenze d'una credenza, agli angoli del tavolo, per terra…immaginiamo un piccolo viavai di persone intente a stappare qualche bottiglia di quello buono e a imbastire una tavola improvvisata con i dolcetti di stagione…i bambini per una sera a casa con le nonne, il vociare allegro degli ospiti che poi, dopo essersi accomodati su sedie e divani o su grandi cuscini gettati sul pavimento e pasciuti a dovere, d'improvviso vengono zittiti - grazie ad una opportuna introduzione musicale - e indotti ad un proficuo silenzio interrotto solo dallo scoppiettio della legna che arde…l'ascolto che viene calamitato verso una o più voci che lentamente, soavemente si alternano a leggere (ma più che un volo di fantasia è questo un deja vu, un ricordo ben preciso, di prove prime di altri readings tenuti in precedenza).
Quali poesie leggere ai miei amici, quali versi scegliere che possano colpire e stuzzicare i loro cuori, magari ammaliarli, stregarli con la sola forza delle parole pronunciate in una notte d'inverno?

Ho dovuto tener conto di alcuni fattori. Innanzitutto, le mie limitate capacità di lettura e quelle della durata di attenzione del mio piccolo pubblico. Non si possono scegliere versi troppo difficili (prima di tutto da leggere, perché non ho studiato dizione, non sono in grado né mi piacerebbe recitare con enfasi) né troppo complessi da capire, in un contesto di persone che abitualmente non frequentano (o frequentano poco) la poesia. Dunque versi semplici, diretti, forti e immediati. Musicali come preghiere. La durata complessiva della lettura poi, non può superare i quarantacinque minuti (già dopo venti minuti non si segue più…)
Gli autori scelti devono essere tutti italiani. Non voglio leggere una traduzione che comporti anche (per questione di completezza e di onestà) il dover leggere un testo in lingua originale (francese, inglese, tedesco, spagnolo, ceco, turco, arabo, ebraico che sia) con le conseguenti complicazioni. Per lo stesso motivo ho scartato testi in dialetto. Non voglio mettere a dura prova la pazienza e l'attenzione dei pochi ascoltatori, sottoponendoli a sforzi intellettuali supplementari…
Mi sono quindi chiesto: tra gli autori italiani del novecento che mi piacciono di più e che sento più affini, chi scelgo? Ho deciso di scartare molti dei grandi maestri, proprio perché o troppo difficili o inarrivabili (per me) o troppo noti (mai abbastanza in realtà) o non pertinenti: ad esempio Montale, Ungaretti, Saba, Pasolini, Luzi, Zanzotto, Caproni, Penna, Sereni, Gatto, Rebora e tanti altri…ho deciso di scegliere tra nomi più recenti e meno altisonanti, forse più alla mia portata…e tra questi poeti ho scelto quelli a me più affini (quelli che ritengo più vicini al mio modo di scrivere, al mio modo di concepire la poesia, o quelli conosciuti ultimamente e che diventeranno - loro malgrado - i miei maestri di domani) e così ho stilato un piccolo elenco che ora riporto (da cui fare la selezione definitiva, sul momento e a seconda dell'atmosfera e degli stati d'animo):

Giovanni Giudici - Una serata come tante (da "LA VITA IN VERSI")

Valerio Magrelli - Essere matita è segreta ambizione (da "ORA SERRATA RETINAE")

Pier Luigi Bacchini - Contemplazioni meccaniche e pneumatiche
Avvertimenti (da "DISTANZE FIORITURE" , "SCRITTURE VEGETALI")

Giuseppe Conte - L'oceano e il ragazzo camminano… (da "L'OCEANO E IL RAGAZZO")
L'ultimo aprile bianco (da "L'ULTIMO APRILE BIANCO")

Cesare Pavese - Paternità (da "LAVORARE STANCA")

Mauro Ferrari - Pensarsi liquidi (da "NEL CRESCERE DEL TEMPO")
Ciò che si annida (da "AL FONDO DELLE COSE")

Gian Ruggero Manzoni - Così credo ai morti e agli angeli custodi
La tristezza appare (da "GLI ADDII")

Giovanni Giudici - La descrizione della mia morte (da "O BEATRICE")

Edoardo Sanguineti - frammento tratto da Novissimun Testamentum (da "SENZA TITOLO").

Posted by SergioG at 21:51 | Comments (5)

07.02.04

INCONTRO CON IL PROF. BARBERI SQUAROTTI

Sabato 14 Febbraio alle ore 17 nella Sala multimediale della Biblioteca Civica di Fossano (CN), presso il Castello degli Acaia, nell'ambito della rassegna "Poesia al Castello", il prof. Giorgio Barberi Squarotti, presenterà la sua ultima raccolta poetica, "Le Langhe e i sogni" (Edizioni Joker, Novi Ligure). Per l'occasione interverranno il prof. Beppe Manfredi (sindaco di Fossano), Beppe Mariano (poeta, scrittore e collaboratore della rivista letteraria "Il Cavallo di Cavalcanti") e Mauro Ferrari (poeta e direttore editoriale alle Edizioni Joker nonchè direttore del prestigioso quadrimestrale "La Clessidra").

Inutile dire che per il sottoscritto sarà un onore assistere all'evento, dove sarà interessante ascoltare ciò che andranno a dire due miei "pigmalioni" (come Mariano e Manfredi, che mi leggono e mi seguono da sempre) e due tra gli scrittori di versi che ammiro di più. Mauro Ferrari ha pubblicato finora tre raccolte di versi: "Forme" (Torino, 1989), ma soprattutto le mirabili "Al fondo delle cose" (Joker, 1996) e "Nel crescere del tempo" (Joker, 2003).
Barberi Squarotti è sicuramente uno dei più grandi saggisti e critici letterari viventi, profondo conoscitore della letteratura italiana (che ha peraltro insegnato per molti anni all'Università Degli Studi di Torino) e a sua volta anche fine autore di versi (anche se meno conosciuto in questa seconda veste, pur avendo pubblicato una ventina di raccolte poetiche). La sua prima raccolta di versi risale al 1960 e si intitolava "La voce roca". Negli ultimi tempi ha dato alle stampe ben tre sillogi: "Le vane nevi" (Bonaccorso, 2002), "Trionfi d'inverno" (Spirali 2003) e "Le Langhe e i sogni" (Joker, 2003). Un'altra, "La Grazia e le Grazie" è in uscita per i primi mesi del 2004.

A "Le Langhe e i sogni" sono particolarmente legato in essa perché si affrontano tematiche a me care: l'erotismo, l'amore, la natura. Si descrivono immagini di figure femminili in abiti succinti o nude che si ripetono quasi ossessivamente in tutte le liriche e che diventano veri e propri simboli dei misteri della vita e della conoscenza, di ciò che idealmente cerchiamo perché ne abbiamo bisogno - siano ideali, verità, risposte ai quesiti esistenziali - ma che non riusciamo mai ad afferrare (se non in attimi di grazia, in frammenti di ricordi o di realtà mitizzata). Sono poesie, talvolta quasi prose, diverse dalle ultime che avevo sentito direttamente dal professore a Bra e che sembravano tratte da appunti di versi solitamente scritti durante i suoi spostamenti in treno dalla città, alla Liguria o nella nostra provincia a Monforte d'Alba, dove egli è solito soggiornare d'estate. Ne sono felici esempi:

L'inizio della festa

Volle offrire la festa dell'inizio
Nella sua stanza appena sistemata
(e quante negligenze, tuttavia:
una calza spaiata, nera, su una sedia,
le mutandine appese alla finestra,
un fazzoletto forse sporco, storto
un quadro con le rose e i tulipani),
ma soltanto e a fatica riuscì
a aprire la bottiglia di barbera,
e i dolci e le pizzette tutti si erano
confusi, e rotolarono le arance
sul pavimento fino oltre la porta):
sconsolata e affannata, si sedette
sul divano viola, il capo curvo
per celare le lacrime tremanti
poi si decise per l'unico riscatto
possibile della sua inettitudine,
iniziò a spogliarsi, pure in questo
inesperta e turbata e imbarazzata
si mostrò nuda nel vivo fulgore
come la Verità che è, finalmente.

La ciclista

L'alta ciclista bionda percorreva
la lunga strada storta lungo il Belbo,
sudata, sempre più affaticata,
nella speranza di arrivare infine
alle sorgenti roride ove sono
le querce e i faggi duraturi e i pioppi
e nella breve acqua scatta a tratti
un grigio gambero: si arrestò a una
curva ripida, e non si vedeva altro
che felci e arsi fiori gialli e, più rari,
viola, limpidi; soltanto, in alto,
un cerchio esatto di cielo celeste,
e lì girava sempre più in basso
un falchetto sicuro, le ali ferme,
e appena un poco, avido, il becco aperto.
Affascinata, lo contemplò un poco,
sempre più spalancando le robuste
cosce e abbronzate, e offrendo le spalle
e il petto nudo, come un dono timido
di essere trasportata nell'estate
eterna e pura dal rapace audace,
attento, sì, e timorosa, come
se davvero credesse che in quel luogo
misterioso ci fosse un dio potente
e divertito, in paziente attesa.

Il castello di Atlante

Il castello di Atlante è a metà
del colle di Busca, ma il mago locale
non mai si è interessato di avvistare
ippogrifi e neppure falchi o gufi,
né i cavalli focosi gli piacevano,
ma le carrozze sontuose e dorate
per far giungere fino a lui festoso
i cavalieri incipriati e dame
nude per cene lente e gare laute
di carte avventurose e di poesia.
Fu anche una prigione di parole
e di amori sbagliati e attese vane?
Forse, ma le due torri lievi, rosse
e candide, sembravano piuttosto
di torrone, la sala marzapane,
la facciata di canditi e di more,
la fontana di latte un po' quagliata,
la cappella bistorta, come un gioco
di vento imbizzarrito e vivi brividi
delle carezze sui capelli lisci
e segreti capezzoli. Si dice
che l'architetto fosse stato il Dio
nel giorno che si era smarrito dopo
aver bevuto troppi vini delle
Langhe, e gli angeli allora per pudore
si erano nascosti nei vigneti
per non metterlo in imbarazzo e anche
per nuotare nel Tanaro e giocare
alla palla con le ragazze ingenue.
Le invenzioni del mondo sono, come
non sai, infinite.

RoccoloBN2.jpg(Ipotizziamo si tratti del Castello del Roccolo, in Busca, dove il professore ha partecipato a un incontro letterario organizzato dall'associazione culturale Marcovaldo)

Posted by SergioG at 17:58 | Comments (3)