20.12.03

Specchiarsi in Specchio

RacconigiReading.jpg Una telefonata del mio amico architetto Simone mi segnala che una mia poesia è stata pubblicata sulla rivista "Specchio", nella rubrica "scuola di poesia" a cura di Maurizio Cucchi e in edicola il sabato con il quotidiano "La Stampa". Sono veramente contento e fiero di questa segnalazione, che possa essere di stimolo e di buon auspicio per future nuove "avventure letterarie".
Si tratta di frammenti tratti dalla lirica "Il veliero sommerso", inedito scritto quest'anno e letto in anteprima a due voci con Serena alla Festa delle Biblioteche, tenutasi alle Margarie del Castello di Racconigi nel mese di settembre. A questo punto mi sento in dovere di pubblicare per esteso il testo (visti anche i numerosi refusi presenti nel giornale, dove i "fossili" sono stati tramutati in "fossi" e dove un verbo è stato erroneamente trascritto al passato remoto, mentre tutte le altre forme verbali sono al presente. E così l'articolo del titolo è diventato chissà come indeterminativo). Inoltre, le sequenza delle stanze pubblicate è diversa dalla stesura originale (sono state evidentemente scelte le strofe considerate migliori, a discapito del senso del racconto originale).
In questo caso l'ispirazione è nata da una fotografia di Alberto Raviola intitolata per l'appunto "il veliero" e pubblicata sull'antologia fotografica "IMAGO 10", dove sono raffigurati tre alberi allineati in un prato. L'argomento trattato è quello della crisi d'un trentenne nella società moderna.

VelieroFoto.jpg

IL VELIERO SOMMERSO

Tre alberi - una betulla, un noce nero
e un sorbo - s’innalzano in sequenza
lungo un’ipotetica linea retta.

E’ il relitto d’un veliero sommerso.
Non adagiato su ovattati fondali,
né arenato tra le secche di qualche
sperduta baia; è un trialberi che
ha gettato la ferruginosa ancora
nel bel mezzo d’un campo fiorito.

Qui un tempo v’era il mare
e ancor oggi a rivoltare sassi
lungo gli argini delle strade
si scovano fossili di crostacei,
di gasteropodi, di pesci remoti.

Si direbbe una goletta a palo:
per qualche misteriosa ragione
ricoperta d’un verde manto
e inglobata nel ventre di Madre Natura.

Le chiome depauperate
dall’autunno imminente
sono le auriche sue vele.

L’argentea betulla è l’albero
di mezzana; l’ombra tenue
che proietta lì accanto
- sull’argine-boma d’un fosso -
ha persuaso un giovane
salice bianco a far da randa.

Un noce a portamento robusto
è l’albero maestro; sulla sua cima
spunta in veci di coffa
un ermo nido di ghiandaia.

Il sorbo dalla corteccia bruno-arancio
è l’albero di trinchetto; sul bompresso
d’una limitrofa collinetta, un prugno
un melo selvatico e un albicocco
sono trinchettina, fiocco e controfiocco.

Da prua a poppa è invaso il ponte
da erbe infestanti, da orde
di tarassaco: le taglienti dentate foglie
senza più i capolini dorati,
senza i bianchi piumosi pappi,
mostrano solo marcescenti frutti.

Stretti tra le rampicanti edere
ed il cordame delle sartie,
muoiono la memoria e la ragione.

La stiva è sottoterra: il suo carico
di sogni devastato da un groviglio
di nere amare radici. Viso sfigurato
porge la polena che in forma di sirena
tenacemente s’aggrappa alla prua.

Lo scalpiccio affannato delle blatte
sugli imputriditi assi del ponte
fa da eco allo scomparso equipaggio.
Non batte bandiera di alcun colore.

- Non sospinto dalla fede, il timone
ad un alito di vento, neppur si muove -.

Ripartirà un giorno l’invisibile veliero?
Frangerà i flutti con la sua chiglia invincibile?
Farà ancora rotta verso immaginari porti?
Navigherà incrociando altri più maestosi velieri
fatti d’olmi, larici, cedri, faggi, querce?

Solcherà gli oceani, il Mediterraneo,
il Bosforo, il Mar Nero, il Mar dei Sargassi?
Sfiderà risacche, minacciosi libecci, infide
barriere coralline, improvvise tempeste?

- Ogni vita è un lento naufragio.
Meta d’ogni viaggio è il ritorno a casa -.

Posted by SergioG at 16:03 | Comments (13)

14.12.03

le parole e i fatti della schizofrenia

…”Nessuno può sapere che cosa popola il vuoto dei pensieri bloccati, quale inferno si cela all’interno delle pareti rigide di un cranio che intrappola lo schizofrenico dentro la sua mente tortuosa…
E’ doloroso non essere in grado di comunicare ciò che si ha nella mente. Il destinatario è lì davanti, fisicamente a portata di mano, eppure, se non posso raggiungerlo con le parole e non può sentire quel che ho in testa, è come se fosse a migliaia di chilometri di distanza. La solitudine abissale che provo diventa ancora più grande proprio per la vicinanza di qualcuno con cui cerco così disperatamente di stabilire un contatto. Vorrei infondere la mia mente nella sua, per mostrargli cosa sta succedendo dentro di me, ma sono bloccata dai limiti delle parole che si rivelano inadeguate, da un cervello che confonde i pensieri e da una struttura ossea che non mi permette di oltrepassare i suoi limiti…
I miei discorsi sconnessi e ripetuti sono piuttosto parole in codice, si riferiscono a quelle cose che tormentandomi mi rendono psicotica, ma che poi non possono essere rivelate neppure all’interno dell’universo psicotico. Non soltanto sono sola con i miei demoni, ma non posso nemmeno dare loro una forma e riesco soltanto a ripetere in continuazione le stesse parole in codice, scoraggiando chi riesce a sopportarmi solo fino ad un certo punto. Anche quando sono lucida, non riesco a usare il linguaggio per esprimere quanto è sepolto così profondamente dentro di me…
Non so controllare quanto può essere comunicato e quanto no. Io posso soltanto continuare a lottare per comunicare il mio essere interiore a coloro che mi danno sicurezza, soffrendo quando le parole non arrivano, lottando per prendere il controllo di una mente che vaga…
E’ molto affascinante capire come la fisiologia della malattia può suscitare cambiamenti emotivi e viceversa. A volte si verifica una reazione a catena in cui una componente s’innesca, l’altra diventa disturbata, e così di seguito finché ti ritrovi a vagare nel labirinto della follia…”
Sono venuta a conoscenza della definizione di terrore interpersonale anni fa e l’ho tenuta bene a mente perché forse descrive nel modo più adeguato ciò di cui fa esperienza lo schizofrenico: paura di uscire da sé stesso per raggiungere l’altro e paura ancora più forte di permettere a qualcuno di avvicinarsi a lui. Il comportamento stravagante e persino violento degli schizofrenici è un mezzo per spaventare e allontanare le altre persone, così da non dover provare questo terrore interpersonale…”
Tratto da “la schizofrenia dentro” , resoconto di Patricia J. Ruocchio – “Vivere la schizofrenia” , a cura di Paolo Bertrando, Bollati Boringhieri, 1999.
Stupefacente come le parole del malato di mente per raccontare le sue esperienze “folli” siano le stesse – talvolta semplici e banali - usate dalle cosiddette persone “normali”. Esse sono la massima espressione della "follia" del nostro tempo.
Holderlin, Antonin Artaud, Alda Merini ne sanno qualcosa. Ma tutto cambia quando passiamo dalla letteratura alla realtà, esaminando due situazioni difficili ma concrete…

M. l’ex vicino di casa ha divelto le porte, distrutto i mobili, preso a martellate i sanitari del bagno, fatto buchi nei muri, spaccato i vetri delle finestre, divelto le mattonelle del pavimento. Ha picchiato la madre, il padre, il fratello. Ha fatto un deserto attorno a sé all’interno delle pareti domestiche, maledicendo Dio e gridando a più non posso a tutte le ore della notte o del giorno e con tutte le sue forze il suo diritto-desiderio di volersi “scopare una donna”. Ogni tanto passa un periodo sotto osservazione (sedato con farmaci antipsicotici e ansiolitici in dosi da cavallo) al reparto psichiatrico, poi lo rimandano a casa.
Eppure quando lo incontri per strada o quando esce in gruppo con gli amici al sabato sera è docile e sottomesso, ti saluta e fa persino battute spiritose…Solo un’ombra sotto i capelli ricciuti – ma non bisogna che si accorga che lo osservate proprio in quel punto e per questo non vuole farsi vedere mai da nessuno quando si pettina – mostra il segno del forcipe che lo afferrò alla nascita. Tutto per lui ebbe inizio da lì. Ma io so che se M. avesse avuto una madre e un padre più responsabili e presenti, una famiglia insomma meno sbandata e che gli avesse dato qualche briciola in più d’affetto e d’attenzione, forse ciò avrebbe fatto in modo che il decorso della malattia mentale sarebbe stato diverso ed egli stesso sarebbe stato sicuramente una persona meno infelice.

S. e O. sono sposati da cinque anni. Lei lo ha incontrato in discoteca se n’è innamorata e dopo tre mesi erano insieme davanti all’altare. O. è un bel ragazzo, biondo con gli occhi azzurri, molto socievole e gioviale quando è in mezzo alla gente, al matrimonio ha conquistato tutti raccontando le sue barzellette in dialetto. Lavorava come muratore. Lavorava perché alcuni mesi dopo il matrimonio ha smesso di lavorare, facendosi mantenere da lei. O. è malato di mente, ha avuto in passato episodi psicotici che naturalmente sono stati tenuti nascosti a S. (nemmeno la famiglia di O. ha detto niente alla futura nuora). Ha cominciato con le manie igieniche, costringendo S. ad aprire le porte o ad accendere gli interruttori della luce per lui. Progressivamente l’ha resa succube, allontanandola dal fratello (unico membro rimasto della famiglia di lei) e dalle amicizie di un tempo. Passa tutta la giornata ad aspettare lei che lavora part-time in un magazzino della grande distribuzione della zona.
Devono fare la doccia ogni volta che entrano in casa, dopo essersi tolti tutti i vestiti nella prima camera, la cosiddetta “camera di decontaminazione”. Nella casa non ci sono mobili, né lavandini, le persiane sono sempre tirate giù, i sanitari sono stati distrutti durante una delle crisi di lui. Le tubature sono state rotte e le perdite d’acqua coprono il pavimento di una delle stanze, filtrando poi sul soffitto del vicino di sotto. In una stanza ci sono la nuda rete di un letto e dei cartoni per terra che fungono da secondo letto e in un'altra un fornellino da campo più un tavolino da picnic.
Lui non indossa biancheria intima che non sia stata indossata da lei prima, così ogni volta dopo la doccia lei deve infilarsi le mutande di lui prima delle sue. Se indossa biancheria femminile lo deve fare di nascosto, altrimenti è costretta a mettere la biancheria di lui. Non le dà le chiavi di casa, così S. deve aspettare il marito prima di poter entrare nell’appartamento. Non le dà che pochi soldi per fare la spesa o per comperare ciò di cui necessita.
Progressivamente è passato dalle manie alle paranoie, dalle minacce e dalle urla, alle botte e poi alle coltellate.
Quando i vicini hanno chiamato l’autombulanza stufi delle grida dei giovani coniugi, S. è corsa piangente sul pianerottolo delle scale, abbracciando uno dei portantini. Era nuda se non per un camice da lavoro buttato addosso in fretta. Aveva un taglio che sanguinava copiosamente su un braccio. Lui era calmo e tranquillo – stavamo facendo la doccia - ha dichiarato ad uno dei vicini - non è successo niente -.
All’ospedale si sono accorti che il corpo di lei era totalmente e mostruosamente ricoperto di lividi, morsi e graffi. L’hanno convinta a denunciare il marito per maltrattamenti. Lui è stato ricoverato alla neuro. Lei è andata due volte dallo psicologo e una dall’avvocato del consultorio, poi ha cominciato a rivedere il marito – aveva bisogno di lei - ha detto.
Infine, ha ritirato la denuncia e, contro il parere di tutti, quando lui è stato fatto uscire dal reparto psichiatrico, sono tornati a vivere assieme. O. ha promesso che sarebbe cambiato e che si sarebbe curato. E per un certo periodo tutto è andato bene, finché lui prendeva le medicine, che lo stordivano un po’ ma lo tenevano “sotto controllo”.
Poi lentamente, ha smesso con i farmaci, ha ripreso con le manie e tutto è tornato come prima. Nel frattempo, con una parte dei soldi di lei, hanno comprato una nuova casa. S. non ha accettato l’aiuto di nessuno. Ha mentito per coprire le idee stravaganti e gli atti di violenza del marito. E’ convinta forse di poterlo salvare o forse non vuole rinunciarci perché ciò significherebbe ammettere il suo totale fallimento nella vita. E’ una ragazza emotivamente molto fragile. Ha subìto le umiliazioni più becere, per amore. Fanno l’amore in macchina nel cortile del palazzo dove vivono. Lui grida che l’ha scopata dopo che ha finito, in modo che tutti sentano. Oppure la fa stendere a quattro gambe nuda – anche in pieno inverno - su un sacco dell’immondizia vuoto tagliato come fosse un lenzuolo e poi la prende da dietro, come fosse un animale. Ha ricominciato a picchiarla, ma per fortuna non è arrivato ancora ai coltelli. Si lava i capelli solo con l’acqua di Lourdes e due volte l’anno partono con l’automobile piena di bottiglie vuote per fare il pieno dell’acqua benedetta nella famosa cittadina francese. Non lavano mai gli abiti che portano addosso, ma li buttano direttamente nella spazzatura e poi ne comprano di nuovi.
Vivono praticamente “on the road”, mangiando malamente quello che capita, usando una bottiglia dell’alcool per disinfettarsi le mani dagli oggetti contaminati con cui possono venire a contatto durante gli spostamenti della giornata. Lei non fa più la commessa, ma fa le pulizie. Per fortuna, i suoi datori di lavoro che sanno della situazione hanno fatto in modo che non perdesse il posto. I carabinieri ogni tanto li tengono sotto controllo e così i commissari dell’ufficio di Igiene.
Per fortuna S. non è stata mai messa incinta, forse perchè O. non è fertile o forse perchè la situazione altamente stressante che sta vivendo non le permette di avere una attività ovulatoria normale. Dio faccia in modo che ciò non capiti mai.
Nessuna delle persone che vuole bene a S. può fare qualcosa per aiutarla, anche perché lei per vergogna lo rifiuterebbe. Continua a fare di tutto per nascondere la situazione e coprire le malefatte del marito. La famiglia di lui, ben contenta di esserselo tolto dai piedi, se n’è lavata le mani. Lui non può essere internato, né essere isolato in una casa famiglia se lei non lo vuole o se non arriva a compiere qualche atto definitivamente tragico. Così ci aspettiamo che un giorno o l’altro i carabinieri ci chiamino per dirci che lui è riuscito ad ammazzarla. Perché nessuno può fare nulla prima che questo succeda?

Posted by SergioG at 12:34 | Comments (3)

10.12.03

VIAGGIO IN EMILIA

Nel weekend dell’Immacolata sono stato insieme a Nadia in Emilia.
Abbiamo scelto un itinerario medievale sulla via francigena con tappe a Parma (per la mostra di Le Goff, per rivedere il magnifico centro storico), Modena (duomo), Nonantola (abbazia), Fidenza (duomo), Castel Arquato (borgo fortificato, chiesa romanica).
Siamo passati da luoghi CCCPiani come Carpi, Correggio, Reggio Emilia…
Passeggiare sulla piazza principale di Carpi, seppure imbardata per Natale e con un mini circo per i bambini, davanti al Castello del Pio e pensare che i CCCP-Fedeli alla linea vi suonavano esattamente vent’anni fa (1983!), mi ha fatto sentire vecchio come non mai (un vecchio di trentacinque anni); pensare che nei locali dell’ex mattatotoio, il Tuwat, si esibiva un aitante Danilo “Frasquelo” Fatur mi ha fatto riflettere su quanto sia strano e imprevedibile talvolta il destino (che fine ha fatto l’artista del popolo, canta ancora con i Fax?).
Per i luoghi più strettamente Ferrettiani (Castelnuovo, Fellegara, Cerreto) sarà per un’altra volta, ma credo di avere più possibilità di incontrare Giovanni Lindo dalle mie parti, magari a Boves con gli ex partigiani o ad Alba al centro studi Fenogliani (pensare che fino a non molti anni fa Ferretti e Maroccolo si potevano incontrare in mezzo ad un centinaio di altri fortunati spettatori mentre assistevano ad un concerto dei Marlene, al Macabre di Bra). Forse a Ferretti non riuscirei a dire altro che grazie, dandogli una copia della mia raccolta di poesie.
Di Antonella Giudici (Annarella) sappiamo (grazie al blog di Daniela Amenta) che ha aperto un'erboristeria molto particolare, dove si possono trovare accanto ad aromi, piante officinali e fiori di Bach anche i dischi dei CCCP.
In una frazione di Correggio c’è anche la tomba di Pier Vittorio Tondelli, ma il buio non ci ha permesso di andare a rendergli omaggio come si doveva (e grazie a Salvo per l’informazione).

Posted by SergioG at 21:45 | Comments (6)