06.05.05

DEAD CAN DANCE - 24 MARZO MILANO, TEATRO DAL VERME

Purtroppo non ho potuto esserci. Il rammarico è doppio prima di tutto perché non si è potuto accedere ai biglietti per tramite di internet in quanto esauriti fin da subito, poi perché una sola data in tutta Italia è veramente troppo poco. Un peccato colossale. Ricordo un tempo in cui i Dead Can Dance suonavano a Torino nel minuscolo (e ormai mitico) Studio V di via Nizza, correva l'anno 1986, credo. Erano un gruppo di culto, ma non un gruppo d'elite, per pochi fortunati. E già allora avevano un seguito notevole e variegato nel nostro paese, fatto di giovani dark cotonati e di attempati-e intellettuali. Non mi resta dunque che riportare la cronaca di questo straordinario evento, come la descrive Raoul Duke su Rumore di maggio:

"Una serata straordinariamente adatta a se stessi quella che i Dead Can Dance scelgono per incantare Milano e l'Italia dopo molti anni di assenza dai palchi: primaverile ma fredda, pronta a chiudersi e lasciar posto alla notte con una pioggia leggera. Brendan Perry e Lisa Gerrard incantano il Teatro Dal Verme ognuno a modo proprio, senza praticamente interagire per le quasi due ore e mezza di concerto: Perry, a destra, è colui che dirige i musicisti e la loro ricca strumentazione (lira, sintetizzatori, molte percussioni, basso, chitarra, xilofono), la Gerrard si limita - per così dire - a sfoggiare una presenza eterea e nobile, resa magica dalla sua voce incredibile. Il pubblico è numerosissimo, anche oltre l'esaurito, e particolarmente rispettoso, forse data anche l'età media tutt'altro che acerba, prontissimo al silenzio assoluto e ingordo nel farsi riempire da classici come Yulunga, la splendida Severance o una The Wind That Shakes The Barley eseguita dalla sola Lisa Gerrard a cappella. Lotus Eaters, How Fortunate The Man With None, I Can See Now, Black Sun fanno tremare le ossa, il gruppo d'accompagnamento sembra ormai ben rodato pur perdendo a tratti un po' del forte senso di intimità e raccoglimento di cui necessita, ma è chiaro che tutto succede sull'asse lui-lei. Genio terreno e ispirazione spirituale lottano e si avvinghiano, il suono puro e perfettamente levigato si avvolge intorno a una voce che rischia sfrontatamente di finire sopra le righe, ma che al termine di tutto si ricorda come un miraggio celestiale. Al termine della serata in molti si accalcano per prenotare il doppio cd contenente la registrazione della serata disponibile da lì a breve in edizione limitata, cosicché chi avesse additato questo tour estemporaneo come un semplice catalizzatore di moneta possa ritenersi soddisfatto: la versione completa della storia, tuttavia, non può tralasciare un'esibizione commovente e ancora unica.

Non avevo alcun dubbio a riguardo. Spero un giorno di entrare in possesso del cd con il concerto di Milano (TUTTE LE 500 COPIE DEL DOPPIO CD DI OGNI CONCERTO EUROPEO SONO PRATICAMENTE ESAURITE) . Intanto la mia memoria va, come fosse ieri, ad un'altra incerdibile e magica serata che i nostri avevo tenuto al Teatro Colosseo di Torino, nel 1988. Era la turné di Serpent's Egg ben prima della consacrazione al grande pubblico. E ancora una volta la maestria strumentale di Brendan e degli altri musicisti (per primo il percussionista Peter Ulrick) ma soprattutto la suadente "eterea e nobile" presenza di Lisa, in tonaca bianca e con i capelli raccolti in una lunga treccia bionda, la sua voce profonda e cavernosa e al contempo celestiale e sublime avevano incantato tutti; mi ricordo ogni cosa così nitidamente, grazie anche alle note in sottofondo del cd dal vivo "Towards the within". Spero, ci sarà ancora occasione nella mia vita di assistere al rito della morte che può danzare. Sono brividi che non si dimenticano, viaggio iniziatico e al contempo salvezza dell'anima.

Posted by SergioG at 06.05.05 22:43