23.02.05

INCIPIT / EXCIPIT

Uno dei "giochi letterari" che facciamo al gruppo di lettura del Ratatoj consiste nel cercare di accoppiare (ma non sempre è necessario indovinare, anzi assai spesso è divertente far saltare fuori accoppiamenti improbabili o bizzarri) le frasi d'inizio e di fine di un libro con l'autore e l'opera. Questo è quello che ho preparato per l'incontro di stasera. A chi indovina per primo tutte e dodici le voci in una settimana di tempo, in regalo un libro…

Questi sono gli autori e le opere che bisogna riconoscere:

J.G.Ballard - La mostra delle atrocità

Ray Bradbury - Fahrenheit 451

Italo Calvino - Il sentiero dei nidi di ragno

Jonathan Coe - La casa del sonno

Joseph Conrad - La linea d'ombra

Gunter Grass - Il tamburo di latta

Jack Kerouac - I sotterranei

Imre Kertesz - Essere senza destino

Milan Kundera - La vita è altrove

Raymond Queneau - Zazie nel metrò

Tom Robbins - Natura morta con picchio

Italo Svevo - Senilità

INCIPIT

Nell'ultimo quarto del secolo ventesimo, in un periodo in cui la civiltà occidentale declinava troppo in fretta per il bene comune ma anche troppo lentamente per suscitare particolari entusiasmi, gran parte del mondo se ne stava tutto teso sull'orlo d'una poltroncina di platea sempre più costosa, aspettando - con un variabilissimo miscuglio di paura, speranza ed ennui - che accadesse qualcosa di importante.


Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio, il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c'è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti.
Il mio infermiere non può dunque essermi nemico. Ho preso a volergli bene, a questo controllore appostato dietro lo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita; così, nonostante lo spioncino che gli è d'ostacolo, impara a conoscermi.


Apocalisse. La mostra di quest'anno, alla quale i pazienti non erano stati invitati, aveva un segno inquietante: tutti i quadri insistevano sul tema della catastrofe planetaria, come se questi pazienti, così a lungo segregati, avessero avvertito nelle menti dei dottori e delle infermiere una specie di sconvolgimento sismico.


Solo i giovani vivono certi momenti. Non mi riferisco ai più giovani. No. I più giovani, propriamente parlando, non hanno alcun momento. E' privilegio della prima giovinezza vivere anticipando i propri giorni, in una meravigliosa continuità di speranze che non conosce pause né introspezioni.


Oggi non sono andato a scuola. O meglio, ci sono andato, ma solo per farmi esonerare dal nostro professore. Gli ho portato la lettera di mio padre, in cui richiede il mio esonero per "motivi famigliari". Il professore ha chiesto quali fossero questi motivi famigliari. Io gli ho risposto che mio padre è stato chiamato al periodo di lavoro obbligatorio; a quel punto lui non ha più fatto obiezioni.


Quando la madre del poeta si domandava dove il poeta era stato concepito, si presentavano solo tre possibilità: o una sera sulla panchina di un giardino pubblico, o un pomeriggio nell'appartamento di un collega del padre del poeta, oppure una mattina in un posticino romantico nei dintorni di Praga.


Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa intelligenza e con chiarezza e senza far tanti retorici preamboli come faccio ora; in altre parole questa è la storia di uno sfiduciato che non è più padrone di sé e insieme la storia di un egomaniaco, per costituzione e non per facezia - questo tanto per cominciare dal principio con ordine ed enucleare la verità, perché è proprio questo che voglio fare. -


Era l'ultima lite, almeno questo era chiaro. Ma benché l'avesse presentita da giorni e forse da settimane, nulla poteva placare l'ondata di rabbia e risentimento che gli stava montando dentro. Era lei dalla parte del torto, e s'era rifiutata di ammetterlo. Ogni argomento che lui aveva provato a opporre, ogni suo tentativo di mostrarsi conciliante e ragionevole gli era stato distorto, contorto e ribaltato contro.


Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: " T'amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d'accordo di andare molto cauti".


Macchiffastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo. Impossibile, mai che si puliscano. Sul giornale c'è scritto che a Parigi non c'è nemmeno l'undici per cento di appartamenti col bagno, non c'è da meravigliarsi, ma ci si può lavare anche senza. Tutti questi che mi stan d'attorno, però, devo dire che mica fanno gran sforzi.


Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.


Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico. Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.

EXCIPIT


Per ogni cosa c'è una stagione. Sì. Il tempo della demolizione, il tempo della ricostruzione. Sì. Il tempo del silenzio e il tempo della parola. Sì, tutto questo. Ma che altro? Che altro ancora? Qualcosa, qualcosa…
Sì, pensò Montag, ecco ciò che voglio mettere da parte per mezzodì. Per mezzogiorno… Quando saremo giunti alla Città.


Tutti mi chiedono sempre dei mali, degli "orrori": sebbene per me, forse, proprio questa sia l'esperienza più memorabile. Sì, è di questo, della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me lo chiederanno. Sempre che me lo chiedano. E se io, a mia volta, non l'avrò dimenticata.


Quel simbolo alto, magnifico, si rianimava talvolta per ridivenire donna amante, sempre però donna triste e pensierosa. Sì! Angiolina pensa e piange! Pensa come se le fosse stato spiegato il segreto dell'universo e della propria esistenza; piange come se nel vasto mondo non avesse più trovato neppure un deo gratias qualunque.


L'incantesimo del nuovo amore, l'incantesimo della solitudine, l'incantesimo degli oggetti, l'incantesimo delle vetuste piramidi e delle stelle lontane sono mezzi per stabilire un contatto con il mistero. Ma là dove si tratta di perpetuarlo, non ho consigli.
Però posso e voglio rammentarti due dei più importanti fatti di cui sono a conoscenza:
1) Tutto ne è parte.
2) Non è mai troppo tardi per farsi un infanzia felice.


- Allora, ti sei divertità?
- Così.
- L'hai visto, il metrò?
- No.
- E allora, che cosa hai fatto?
- Sono invecchiata.


- C'è pieno di lucciole, - dice il Cugino.
- A vederle da vicino, le lucciole, - dice Pin, - sono bestie schifose anche loro, rossicce.
- Sì, - dice il Cugino, - ma viste così sono belle.
E continuano a camminare, l'omone e il bambino, nella notte, in mezzo alle lucciole, tenendosi per mano.


Il presidente era morto, forse per la seconda volta? Ma era stato mai davvero vivo, nel vero senso della parola, durante la sua terza presidenza? E qualche suo spettro animato, ricostruito con i grafici biomedici che scorrono ancora sui nostri teleschermi, non continuerà a governare per altre presidenze, a scatenare una Quarta e una Quinta guerra mondiale, e le storie segrete di queste guerre non svaniranno negli interstizi della programmazione televisiva, perdute per sempre dentro l'ultima analisi delle urine, dentro l'ultima grande biopsia del cielo?


Non chiedete a Oskar chi è! Egli non ha più parole. Perché chi prima mi sedeva sulle spalle e poi baciò la mia gobba ecco che adesso mi si fa incontro e sempre più si avvicina:
Nera sempre la cuoca dietro m'era.
Davanti ora mi viene incontro- nera.
Parola e manto ha rivoltato - nera.
Coi neri soldi paga - nera.
E i bimbi, se cantan, non cantano più.
C'è la Cuoca Nera qui? - Sì -sì -sì!


"Bimbo sta a te," è quello che sta dicendo lei, "quante volte mi vuoi vedere e tutto - ma io desidero essere indipendente dico."
E io vado a casa avendo perso il suo amore.
A scrivere questo libro.


Esclamò qualcosa e arrossì. Poi me la strinse con vigore…e un attimo dopo, solo nella cabina, lo udii salire con calma la scaletta, passo dopo passo, con un mortale timore di destare la rabbia della nostra comune nemica che il duro destino gli aveva imposto di portare nel petto fedele.


Sul momento non riuscì a dire di più. Sarah la scrutò non la riconosceva, non indovinava ancora.
"Ci conosciamo?"
"Certo che mi conosci," disse lei. Sono io: Robert".


E allora, in fin dei conti, nient'altro che acqua? Niente fiamme?
Aprì gli occhi e vide, chino su di lui, un viso dal mento teneramente sfuggente e dai fini capelli gialli. Quel viso era così vicino che gli parve di essere steso sopra una sorgente che gli restituiva la sua immagine.
No, niente fiamme. Sta per affogare nell'acqua. Guardava il proprio viso sulla superficie dell'acqua. Poi, improvvisamente, su quel viso scorse un grande terrore. E fu l'ultima cosa che vide.


La risoluzione tra una settimana. Vietato barare.

Posted by SergioG at 23.02.05 12:43