"La presenza della televisione, con il suo linguaggio sempre uguale, costantemente "spiegato" dall'immagine che lo sostiene, ha tolto magia, inventiva, mistero alla parola. Ha tolto soprattutto quel senso di stupore e meraviglia che circondava un tempo l'esperienza linguistica. Nell'arco di qualche decennio, come ci racconta con nostalgica lievità il prof. Gian Luigi Beccaria nel suo saggio "I nomi del mondo" sono scomparse dalla nostra lingua centinaia di parole. Altre, ovviamente sono entrate a farne parte, ma quelle nuove hanno un rapporto meno stretto con la magia, con la sacralità o il mistero. Sono parole che non hanno storia, che non ci appartengono e non ci riguardano. Non compensano per la perdita di quelle di un tempo"
Rita Valentino Merletti da "Leggere ad alta voce".
Ecco per me scrivere significa prima di tutto recuperare le parole cariche di storia, di magia e di mistero, scartando quelle che invece provengono dai condizionamenti dei mass-media e che non hanno storia nè ci appartengono.
In secondo luogo scrivere è prendere queste parole moderne (p.es quelle del linguaggio tecnico-scientifico) e in certo senso metabolizzarle e ricontestualizzarle in modo da dare ad esse nuovi significati, insomma una storia e un po' di quella magia di cui mancano, cercando un equilibrio che sia il più possibile autentico e sincero. Non si può dimenticare il presente, né fare finta che non esista, in quanto ogni cosa che si scrive in realtà parla del presente, di quello che sentiamo e emozionalmente affrontiamo tutti i giorni, anche quando parliamo del passato.
"Lo storico della lingua inglese Robert MacNeill osserva nella sua autobiografia, significamente intitolata "Stregato dalla parola" che:
Deve essere, con le parole, come è con la musica. La musica ascoltata presto nella vita lascia una spessa coltre di ricordi ed è sulla base di questa che si valuta e si assorbe la musica incontrata più tardi. Ciascuno strato aggiunge qualcosa alla ricchezza dell'esperienza musicale, contiene le aspettative che governeranno i gusti per la musica futura e forse cambiano ciò che si prova per la musica che già si conosce. Certi schemi armonici si installano nella coscienza e creano un desiderio di ripetizione, così da poter rivivere quel piacevole turbamento dell'anima. E' la stessa cosa con le parole e gli schemi verbali. Si accumulano in strati e a mano a mano che gli strati si ispessiscono governano tutto l'uso e l'apprezzamento del linguaggio che viene dopo…
Per esercitare il loro fascino, le parole hanno bisogno di possedere una componente di mistero…La lettura ad alta voce vuol essere anche un modo di restituire alla parola il ruolo che le spetta. Una parola che si faccia conoscere con tutta la sua carica di creatività e di fantasia, di suono, di ritmo e che conservi il più a lungo possibile la sua magia".
Riuscirò a ritrovare la magia delle parole e a superare questo "block-writer" che si è impossessato di me da un anno a questa parte?