30.07.04

GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO: S/T

Canali.jpg "Settanta metri al secondo è la velocità massima che può raggiungere un corpo in caduta libera nella nostra atmosfera…un chicco di grandine, una desueta bomba a gravità, un paracadutista sfortunato o un suicida che si getta dalla Tour Eiffel, poi l'aria lo frena e gli impedisce di essere più rapido. Questa è la velocità a cui viaggia questo album" queste sono le parole che introducono all'ascolto del nuovo cd di Giorgio Canali, per l'occasione coadiuvato dai Rossofuoco ovvero: Luca Martelli alla batteria, Claude Saut alla chitarra basso e ai cori, Marco Greco alle chitarre e ai cori. Ospiti d'onore Gianni Maroccolo al basso, Reverendo Sam all'organo e Marc Simon alle trombe. Come promesso a Giorgio Canali in persona, non ho lasciato passare due anni per fare la mia recensione…che sia ben chiaro non è oro colato ma solo la mia discutibile opinione personale.
Giorgio Canali & Rossofuoco è un disco rabbioso, veloce, potente, ben curato nei suoni, un disco omogeneo e coerente, che non dà tregua né attimi di respiro, con parole appropriatamente affilate, impregnate d'intelligenza e che all'occorrenza sanno farsi mazzata nello stomaco e perché no anche calcio nei visceri. Una fotografia spietata degli infelici giorni nostri, delle nostre ipocrisie-pigrizie-nequizie, insomma di tutti i difetti, le debolezze, le schiavitù, le manchevolezze della nostra "moderna" società. Un disco che usa rabbia e ironia miscelate a pessimismo e disillusione, ma che ti obbliga a non stare passivo, ma a scegliere la parte in cui schierarti, a combattere per i tuoi sogni, contro tutto ciò che non va e prima che sia troppo tardi, un disco nobilmente incazzato e profondamente politico. Dieci canzoni infuocate che sarà certo esaltante proporre dal vivo (quando gli impegni con i PGR lo permetteranno), magari alternate con gli episodi migliori tratti dai due album precedenti…

"Precipito" è appunto il pezzo d'apertura (sconsigliato a chi deve viaggiare in aereo...), col basso di Maroccolo ben in evidenza, una sferzata d'energia accompagnata dalla tipica visione amara-ironica-strafottente di Canali: "Il sogno è precedere tutti nello schianto, in barba alle regole. E' l'estetica edonistica del nichilismo, mica balle!" (dall'intervista su "Rumore"). "Precipito, guarda come brillo mentre scendo / precipito, incandescente come una cometa risplendo / …come un fulmine a ciel sereno…/ che è più spettacolare e coreografica, se ti schianti, la furia degli elementi / giù, vertiginosamente giù, senza dimenticare di girarti verso le telecamere / fare "cheese ai fotografi…/ precipito, guarda che precisione la mia rotta di collisione con il mondo…"
"Guantanamo", all'inizio ha un giro di basso che richiama le atmosfere di "Questa è la fine" e "Pesci nell'acqua" e poi si trasforma in un combat rock alla Fratelli di Soledad: "Bastò meno di un minuto / alla ricerca del tempo perduto / per rendersi conto che era stato / solo tempo sprecato / gli anni della ricostruzione / mai più guerre e un nuovo mondo possibile…restano le scorie del sogno di un attimo / e del sogno di pace di un'epoca intera / solo sette colori su una bandiera / ma che fine hanno fatto gli altri colori / che fine hanno fatto i figli dei fiori…ma si può sapere dov'è? / questo paradiso di pace e amore / seguivamo tutti la stella del nord / invece era un satellite militare".
"Fumo di Londra" un po' primi Police (quelli di "Fall Out" e di "Roxane") un po' primi Clash, è più trascinante nel ritmo, ma anche più pessimista nel testo: "Fumo di Londra giù nella strada / pattuglie di netturbini in corsa / a raccattare i pezzi dei nostri nervi e i coriandoli di questa farsa…fumo di Londra sirene urlanti piogge più dure stasera / V2? Autobomba? Stellefilanti? O è la solita merda nera?".
"No Pasaran" ancora più scarnificata e dura, un vero e proprio inno di battaglia contro tutto e tutti (giornalismo, televisione, moda, banche, luoghi comuni, ecc.): "Padani, mediolani, stlisti morti, cani / e qualche mostro fotogenico / uno nessuno centomila quotidiani / il nonpensiero unico / mammamiamammamia dammi cento lire / chiederò all'esperto come investire / nei tuoi fondi azionari leggi il mio futuro / cicciobomba ragioniere con tre buchi nel culo e a ogni cambio di stagione in telerevisione / le "sempre più feroci" brigate partigiane / e ancora giù cazzate / come se piovesse / dal cilindro dal mago le brigate rosse / e giù sorrisi e canzoni e cazzate e ulteriori cazzate a reti unificate…[e noi "orfani di sinistra", come direbbe Ferretti,] "con i nostri pugni alzati ad illuderci beati che no pasaran, no pasaran…"
A seguire la trascinante "Mostri sotto il letto" (che inizia lenta e tranquilla, e poi "spacca" al momento giusto), con quel ritornello azzeccatissimo: "Sarà che le ragazze con cui esco hanno tutte mostri sotto il letto / le ragazze con cui esco hanno sempre un incubo nel cassetto" che è un po' la frase che si sente dire da chi è ancora single a trent'anni suonati, oppure è divorziato o separato o ha una lunga storia finita alle spalle ed esprime così tutte le difficoltà nel cercare d'instaurare altri rapporti validi con l'altro sesso (diciamo che anche le donne potrebbero dire lo stesso dei maschietti…)
Il reggae di "Fuoco Amico" ancora si collega al precedente "Rosso Fuoco" e apre la seconda parte dell'album: è la miccia accesa che fa scoppiare la bomba (le successive "Savonarola" e "Rime con niente")…"Si balla anche senza voglia / quando canta la mitraglia / è indice però di un evidente problema / se la mitraglia ti colpisce alla schiena / dettagli irrilevanti / accidentali inconvenienti / sprechi inevitabili / solo effetti collaterali… / L'uomo della digos travestito di nero / lancia sassi, urla slogan, sembra quasi vero / talmente vero che poi prende e porta a casa / le manganellate del collega in divisa / sfortunate coincidenze / malaugurate circostanze / esiti imprevedibili / indesiderate conseguenze…"
Poi arriva la fine del mondo (a Ferrara) di "Savonarola" che da sola vale l'acquisto del cd. Chitarroni a meraviglia, ritmi sincopati, basso trascinante e un racconto stile fumettone "noir" che narra appunto di un'Apocalisse dei giorni nostri con l'arcangelo San Michele e la sua spada fiammeggiante che sembra un "chitarrista metallaro" coperto di "borchie d'oro e aureola scintillante", un arcangelo peraltro "stronzo e misogino e per di più aggressivo" che trucida "mandrie di bionde all'ora dell'aperitivo (!!!); con il Leviatano che "emerge dal Po e striscia verso il centro" a fare strage "di tailleurs e di commesse" con le sue innumerevoli e bestiali teste; con i sepolcri che si scoperchiano, le orde di cadaveri che -ovviamente- pedalano nella città delle biciclette, pioggia di pantegane, nuvole di zanzare, insomma come dice Giorgio Canali: "Dio per guastarci la serata di più non potevi fare"; piogge di fuoco, di angeli trombettieri e in questo frastuono Savonarola che dal suo secondo rogo tuona incazzato come non mai: "ve l'avevo detto io, io che sono cenere, ora tocca a voi!". Perfettamente godibile per l'equilibrato alternarsi alle descrizioni apocalittiche dei toni sarcastici: "Mi sarei vestito meglio stamattina / se solo l'avessi immaginato / avrei trovato il modo di commettere qualche peccato in più" oppure "mi sarei fatto trovare molto, ma molto più ubriaco" ma è "troppo tardi per pentirsi, troppo tardi per i pentimenti / troppo tardi per i pianti / troppo tardi per l'happy hour… e "troppo tardi per rifarsi il guardaroba con gli sconti…"
Ma non è ancora abbastanza perché segue la Nick Caviana indemoniata e maledetta "Rime con niente", canzone non per niente presa in prestito e dedicata da Giorgio Canali all'amico Bertrand Cantat, voce dei Noir Desir, il "lupo" la cui voce appare in "Ah le monde" dei PGR, e che di certo in prigione per le note vicende, non se la sta passando di certo bene. "Resta l'insonnia, resta il vento bastardo / le carezze violente - il neretto è mio -, le rime con niente. / Ogni volta si riparte in un mondo diverso / con dentro lo stesso caos / che ha generato l'universo".
"Questa è una canzone d'amore" dà il colpo di grazia, innanzitutto perché è tutto quello che non deve essere una canzone d'amore: urlata, arrabbiata, snervata, violenta, dove volutamente cuore fa rima con tremore e fuoco eterno con rosso inferno; una canzone dove gli aggettivi abbinati al sostantivo amore sono: antisociale, sperimentale, interinale, assistenziale, terminale, funerale, orizzontale, anticlericale; insomma l'ennesimo pretesto per una critica sociale con i contro fiocchi dove amore è più sinonimo di una condizione di moderna "resistenza", in cui diventa sempre più indispensabile tirarsi fuori dal parapiglia e dai cori generali, stare con gli occhi bene aperti e combattere per i propri diritti e per i propri sogni, con tutte le forze e contro il giusto nemico, financo noi stessi.
A chiudere un album intenso e senza neanche una nota superflua la ballata notturna "questa no": "Sento il tuo corpo vibrare / forse è davvero la terra che trema / mi specchio nei tuoi sorrisi / dio, come si è confusi quando si ama / sento gridare più forte e sempre meno lontano / chiudi gli occhi / alza il volume / e vieni più vicino / vieni più vicino / è solo il vento che sbatte le porte sul suo cammino…è solo il mare che stanotte fa un po' troppo rumore / è solo il treno che fischia lontano".
Proprio per le stesse leggi fisiche di cui si parlava all'inizio: più di così non si può.

Posted by SergioG at 30.07.04 00:20