
Da un articolo di Guido Ceronetti su Genova, pubblicato su LA STAMPA, martedì 23 marzo 2004:
"[…] Capitale europea della cultura 2004 è una scelta consapevolmente felice: un'occasione meditativa, un gesto propiziatorio. Tuttavia se per cultura non s'intendono che manifestazioni e spettacoli, restauri di palazzi e personaggi in transito, il senso di questo ammiragliato provvisorio si perde. Bisogna non farsi sviare, essere turisti dell'anima, ascoltare le voci emesse dai punti dove la città non è stata crocifissa da chiodi di materia bruta, senza vita, e guardare con simpatia e refrigerio al suo decadimento industriale, sperando si approfondisca e duri, perché questo segnala in superficie l'insofferenza delle correnti spirituali al cataletto perpetuo, un'attesa delle foglie ingiallite che il verde torni, un'attesa di altro. Dal decadimento industriale nascono i luoghi misteriosi di una speciale bruttura archeologica da cui invece delle colate pestilenziali zampilla una poesia rara, astrattamente oscura: sacer est locus, quantunque di sacro straccione.
Non dagli animali domestici viene il senso profondo della diversità, della non-ominità del vivente: bisogna tuffarsi nei pesci. E Genova da pochi anni si è dotata di un Acquario imbattibile per la ricchezza degli abissi che squaderna, per l'innovazione continua, per l'inaudita abbondanza di conoscenza che offre in cambio di un biglietto di pochi euro. Se ti vuoi disintossicare per un poco di questa immondizia storica che ci tocca trangugiare ogni giorno, che ci stritola, che ci fa qua e là per il mondo carne per assassini, che ci abbrutisce al solo presentirla, fèrmati qua, osserva il tremolio degli ombrelli delle meduse vaganti, la microforesta tentacolata dell'anemone di mare: il demiurgo li ha liberati dall'orrido peso delle vertebre, si ripetono da miliardi di anni e non hanno avuto il cancro dell'evoluzione, né un Cesare a governarli militarmente, né bisogno di un Shakespeare per consolarli di essere nati.
L'Acquario non è soltanto una passeggiata meravigliosa per filosofi un po' sonnambuli, perché informa con precisione, mette il sogno nel surgelatore e fa il mestiere dell'Adamo della Genesi, distribuisce i nomi; per la nostra veramente povera mente, se non li nominassimo, tutti quegli esseri non esisterebbero.
L'Evoluto commette anche nel fondo dei mari crimini inespiabili: ha imparato a catturare vivi gli squali, li tirano su e gli segano le pinne come i potatori comunali segano i rami appena gemmati, poi li ributtano nell'acqua così mutilati, lo squalo è cieco, ha il cane e il bastone bianco, le pinne sono la sua luce e la sua salvezza, va giù a crepare sul fondo. Il racconto non finisce qui: con quelle pinne, frutto di milioni di squali amputati, si fa la celebrata Zuppa di Pinne di Pescecane, specialità cinese e prodotto di salsamenteria nobile, e al ristorante costa cara a chi l'ordina, ma dopo qualche ora il mangiatore di pinne potrà esclamare, davanti allo specchio o a un paio di gambe rassegnate: - Oh finalmente, ce l'ho duro! - Se ogni tanto qualche squalo strappa una gamba di bagnante innocente è Nèmesis.
L'Evolutissimo ha inventato la Stella Rossa della paura e della violenza, ma il Demiurgo ne ha inventata una, infinitamente prima del 1917, che è molto più rassicurante: la Stella Rossa mediterranea, che al sangue umano preferisce le spugne. Non si fa altro che mangiare ed essere mangiati nel mondo submarino, ma qui la direzione dell'Acquario provvede alle vettovaglie secondo orari precisi, perché questo è un Ospizio dorato e ben protetto, la strage endogena ed esogena perpetua della giungla oceanica e dei mari interni è esclusa, e anche la selvaggia libertà degli abissi: tutti godono del Welfare, in silenzio.
Adoro Ceronetti, il suo spolverino beige, i suoi abiti colorati e clowneschi, il basco portato a sghimbescio, la sua magrezza, la sua camminata, il suo sorriso (la fisiognomica talvolta ci dice così tanto d'una persona, prendete una foto del vecchio Ungaretti, prendetene una del vecchio zio d'America Walt Whitman, per esempio). Adoro il suo teatro e le sue marionette splatter, le sue -sorprendenti - traduzioni bibliche dei Salmi o del Cantico, le sue poesie (tra le pubblicazioni più recenti ha curato la splendida antologia"Siamo fragili, spariamo poesia" Edizioni Qiqajon Bose), le sue -sempre argute e intelligenti - osservazioni in pillole scritte nella rubrica "La Lanterna" su LA STAMPA…
Adoro Genova a cui sono profondamente legato essendo la città che mi ha fatto nascere per la seconda volta (quando avevo circa un anno fui operato all'Ospedale Gaslini dallo scomparso dott. Soave)…Su "Uomini & Pesci" ho scritto anch'io qualcosa…e umilmente ve lo ripropongo, ma i miei pesci -invece di farci osservare, come in Ceronetti, una natura certamente diversa e forse migliore della nostra, si portano dentro il riflesso caricaturale dei pregi e dei difetti umani…

SIGNATURAE
Hanno la fragilità dei pensieri
le evoluzioni degli ippocampi
il loro nuoto a scatti, le code a spirale.
Repentini cambiamenti d’umore
richiamano la facoltà di mimetizzarsi
delle piovre, la maestosità tentacolare.
Fantasmi di luminescenti meduse
con moti ad ombrello pulsante
ricordano le manie di protagonismo,
i modi a volte scortesemente urticanti.
Simultanei cambi di direzione
d’argentei banchi di acciughe
suggeriscono un destino comune.
Le danze delle mante: il soffio vitale.
Sergio Gallo da "LA GIOSTRA DI VENERE".
E ancora in NAIADE:
[…]
Ignari sono gli uomini:
come pesci non sanno
dell'acqua in cui vivono.
Sergio Gallo da "LA GIOSTRA DI VENERE".