06.03.04

GIORGIO CANALI

In attesa del secondo capitolo del progetto PGR con i tre superstiti all'opera (Giorgio Canali, Gianni Maroccolo e Giovanni Lindo Ferretti), ho recuperato l'ascolto del cd "Rossofuoco" di Giorgio Canali (il suo secondo disco solista dopo "Che fine ha fatto Laslotoz" del 1999), uscito nel 2002.
Un lavoro sicuramente da inquadrare nell'ambito del rock cantautorale italiano più arrabbiato e obliquo (mettiamoci dentro un po' di Fluxus, Massimo Volume, primi Marlene Kuntz, Santo Niente, Diaframma, GanG e naturalmente CSI) e interessante sia per i suoni marleniani delle chitarre, sia per i testi non privi di una certa poetica. La voce di Giorgio Canali è aspra e poco concede alla melodia: per tutto l'album è caratterizzata da una vena di sana e autentica incazzatura. Una rabbia che non risparmia niente e nessuno e che si nutre di parole cariche di sdegno (e volgari quanto basta). Ma questo fa parte del personaggio Canali, che ti spara in faccia quello che pensa senza mezze parole; occorre accettarlo, come si accetta il suo indubbio talento chitarristico. Le canzoni scorrono e si lasciano amare proprio grazie a questa febbrile carica di energia che le rende "bastarde" nel profondo dell'anima.
Tra i brani più riusciti di "Rossofuoco" sono da citare:
- il pezzo d'apertura "questa è la fine", ballata acida e disincantata che lentamente cresce fino all'inesorabile esplosione finale: "Togli l'audio amore / non c'è niente da sentire qui/ nei postriboli del post-rock / anemici piagnucolano/ dentro i riverberi". E chi ha da capire (nel giro degli "alternativi" o dei figli di papà che si improvvisano musicisti rock) capisca.
- "corretto e poche storie" per il bel tiro del giro di basso (troppo facile citare i CSI di "celluloide") e l'incedere della voce nel ritornello: "La vita è dura e poi generalmente si muore / ne ho abbastanza di farmi trattare da animale sociale… e poi comunque da che mondo e mondo il mondo è roba altrui e non cambia mai!"
- "pesci nell'acqua" ballatona lenta e malaticcia dall'atmosfera lugubre, notturna e fumosa: "Disarmato e muto come un pesce resto qui / a pensare alla fortuna sfacciata che hanno i pesci in fondo al mare / laggiù…nulla da fare niente feste del cazzo niente stronzi alla tv / solo una due tre…mille bolle blu / che gli frega della pioggia ai pesci nell'acqua".E' il mio brano preferito insieme a "questa è la fine".
- Meno interessanti i tre pezzi cantati in francese, l'arrabbiata "la démarche des crabes", il lento "maman va rentrer" (con il morbido pianoforte di Magnelli), e la mesta suite di "adagio baroche". La voce di Canali in francese s'incendia ancor più dei suoi colori, mettendo in risalto accanto al fascino da rocker stradaiolo quell'alone da cantautore maledetto che non guasta. Il francese però stanca di più dell'italiano e l'ascolto a lungo andare si fa più difficile.
- "se viene il lupo" sferzante ed epico brano rock, carico di energia, con un paio di splendidi assolo di chitarra alla Marlene: "Chissà perché gli amanti hanno bisogno di un posto fisso per morire, come gli indiani, gli elefanti e altre razze strane / chissà perché / chissà perché se guardi in fondo agli occhi degli amanti veri / scritta in grande evidenziata in rosso la parola fine / chissà perché […] ma a cosa serve la poesia?". Quando ti entra in testa non ti abbandona più.
- "fuoco corri con me", titolo Lynchiano per un brano in crescendo alla Massimo Volume, con voce un po' a metà tra la parlata di Emidio Clementi e quella cantilenante di Cristiano Godano.
- L'americaneggiante e rabbiosa "rossocome": "Fatevi fottere voi e le vostre femmine indigene, non sapete ciò che rischiate / quando finirò le paglie mi trasformerò in un mostro sanguinario / che sgozza le sue vittime con i denti / al semaforo rosso / rosso come il vostro sangue / rosso come / rosso come il fuoco".
- Le due canzoni sorelle "testa di fuoco" e "pompieri 2", perfetto incontro in un piccolo e squallido bar di periferia, tra Rino Gaetano, il primo disilluso e ironico Vasco Rossi, Afterhours e CSI: "Pompieri spegnete questo fuoco!".
Tutto sommato un buon disco, ispirato, grezzo e genuino. Come da tempo non se ne sentivano in Italia.

Posted by SergioG at 06.03.04 16:34