07.02.04

INCONTRO CON IL PROF. BARBERI SQUAROTTI

Sabato 14 Febbraio alle ore 17 nella Sala multimediale della Biblioteca Civica di Fossano (CN), presso il Castello degli Acaia, nell'ambito della rassegna "Poesia al Castello", il prof. Giorgio Barberi Squarotti, presenterà la sua ultima raccolta poetica, "Le Langhe e i sogni" (Edizioni Joker, Novi Ligure). Per l'occasione interverranno il prof. Beppe Manfredi (sindaco di Fossano), Beppe Mariano (poeta, scrittore e collaboratore della rivista letteraria "Il Cavallo di Cavalcanti") e Mauro Ferrari (poeta e direttore editoriale alle Edizioni Joker nonchè direttore del prestigioso quadrimestrale "La Clessidra").

Inutile dire che per il sottoscritto sarà un onore assistere all'evento, dove sarà interessante ascoltare ciò che andranno a dire due miei "pigmalioni" (come Mariano e Manfredi, che mi leggono e mi seguono da sempre) e due tra gli scrittori di versi che ammiro di più. Mauro Ferrari ha pubblicato finora tre raccolte di versi: "Forme" (Torino, 1989), ma soprattutto le mirabili "Al fondo delle cose" (Joker, 1996) e "Nel crescere del tempo" (Joker, 2003).
Barberi Squarotti è sicuramente uno dei più grandi saggisti e critici letterari viventi, profondo conoscitore della letteratura italiana (che ha peraltro insegnato per molti anni all'Università Degli Studi di Torino) e a sua volta anche fine autore di versi (anche se meno conosciuto in questa seconda veste, pur avendo pubblicato una ventina di raccolte poetiche). La sua prima raccolta di versi risale al 1960 e si intitolava "La voce roca". Negli ultimi tempi ha dato alle stampe ben tre sillogi: "Le vane nevi" (Bonaccorso, 2002), "Trionfi d'inverno" (Spirali 2003) e "Le Langhe e i sogni" (Joker, 2003). Un'altra, "La Grazia e le Grazie" è in uscita per i primi mesi del 2004.

A "Le Langhe e i sogni" sono particolarmente legato in essa perché si affrontano tematiche a me care: l'erotismo, l'amore, la natura. Si descrivono immagini di figure femminili in abiti succinti o nude che si ripetono quasi ossessivamente in tutte le liriche e che diventano veri e propri simboli dei misteri della vita e della conoscenza, di ciò che idealmente cerchiamo perché ne abbiamo bisogno - siano ideali, verità, risposte ai quesiti esistenziali - ma che non riusciamo mai ad afferrare (se non in attimi di grazia, in frammenti di ricordi o di realtà mitizzata). Sono poesie, talvolta quasi prose, diverse dalle ultime che avevo sentito direttamente dal professore a Bra e che sembravano tratte da appunti di versi solitamente scritti durante i suoi spostamenti in treno dalla città, alla Liguria o nella nostra provincia a Monforte d'Alba, dove egli è solito soggiornare d'estate. Ne sono felici esempi:

L'inizio della festa

Volle offrire la festa dell'inizio
Nella sua stanza appena sistemata
(e quante negligenze, tuttavia:
una calza spaiata, nera, su una sedia,
le mutandine appese alla finestra,
un fazzoletto forse sporco, storto
un quadro con le rose e i tulipani),
ma soltanto e a fatica riuscì
a aprire la bottiglia di barbera,
e i dolci e le pizzette tutti si erano
confusi, e rotolarono le arance
sul pavimento fino oltre la porta):
sconsolata e affannata, si sedette
sul divano viola, il capo curvo
per celare le lacrime tremanti
poi si decise per l'unico riscatto
possibile della sua inettitudine,
iniziò a spogliarsi, pure in questo
inesperta e turbata e imbarazzata
si mostrò nuda nel vivo fulgore
come la Verità che è, finalmente.

La ciclista

L'alta ciclista bionda percorreva
la lunga strada storta lungo il Belbo,
sudata, sempre più affaticata,
nella speranza di arrivare infine
alle sorgenti roride ove sono
le querce e i faggi duraturi e i pioppi
e nella breve acqua scatta a tratti
un grigio gambero: si arrestò a una
curva ripida, e non si vedeva altro
che felci e arsi fiori gialli e, più rari,
viola, limpidi; soltanto, in alto,
un cerchio esatto di cielo celeste,
e lì girava sempre più in basso
un falchetto sicuro, le ali ferme,
e appena un poco, avido, il becco aperto.
Affascinata, lo contemplò un poco,
sempre più spalancando le robuste
cosce e abbronzate, e offrendo le spalle
e il petto nudo, come un dono timido
di essere trasportata nell'estate
eterna e pura dal rapace audace,
attento, sì, e timorosa, come
se davvero credesse che in quel luogo
misterioso ci fosse un dio potente
e divertito, in paziente attesa.

Il castello di Atlante

Il castello di Atlante è a metà
del colle di Busca, ma il mago locale
non mai si è interessato di avvistare
ippogrifi e neppure falchi o gufi,
né i cavalli focosi gli piacevano,
ma le carrozze sontuose e dorate
per far giungere fino a lui festoso
i cavalieri incipriati e dame
nude per cene lente e gare laute
di carte avventurose e di poesia.
Fu anche una prigione di parole
e di amori sbagliati e attese vane?
Forse, ma le due torri lievi, rosse
e candide, sembravano piuttosto
di torrone, la sala marzapane,
la facciata di canditi e di more,
la fontana di latte un po' quagliata,
la cappella bistorta, come un gioco
di vento imbizzarrito e vivi brividi
delle carezze sui capelli lisci
e segreti capezzoli. Si dice
che l'architetto fosse stato il Dio
nel giorno che si era smarrito dopo
aver bevuto troppi vini delle
Langhe, e gli angeli allora per pudore
si erano nascosti nei vigneti
per non metterlo in imbarazzo e anche
per nuotare nel Tanaro e giocare
alla palla con le ragazze ingenue.
Le invenzioni del mondo sono, come
non sai, infinite.

RoccoloBN2.jpg(Ipotizziamo si tratti del Castello del Roccolo, in Busca, dove il professore ha partecipato a un incontro letterario organizzato dall'associazione culturale Marcovaldo)

Posted by SergioG at 07.02.04 17:58