non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda! (freak antoni)


5/6/2009

devo essermi perso qualcosa. cioè, fatemi capire: questo signore è il candidato della lega alla provincia di milano, vero?

24/1/2009

via cascade sono finito su questo articolo di repubblica. è un articolo che urla vendetta, quindi
· non mi soffermerò a fare facile ironia sul fatto che ogni volta che si sente parlare di “osservatorio sui diritti dei minori” si sente parlare sempre e solo del suo presidente (dal che è facile immaginare le dimensioni di questo movimento);
· non farò neanche facilissima ironia sulla pagina del sito dell’osservatorio dedicata al loro comitato scientifico;
· infine, non farò neanche facilerrima ironia sul fatto che lo stesso marziale critichi il fatto che paoli parli di un amore pedofilo perché (il tema del)la pedofilia è “tutt’al più spettante alle professioni religiose” (parole sue).
invece mi piacerebbe tornare serio e osservare che dieci anni fa* si è iniziato a dire che non ci dovrebbe essere dicotomia tra scienza e religione, ma una riflessione comune alla ricerca bla bla bla. al solito, a prelati ed aspiranti tali** dai una mano e si prendono il braccio. dopo dieci anni si è già al punto per cui un cantante (ma per uno scrittore, uno scienziato, magari persino per un filosofo sarebbe lo stesso) non ha, secondo costoro, diritto di parlare di pedofilia, di perdono, di pietas, tutte cose di cui “le professioni religiose” avrebbero il monopolio. e ovviamente, il giornalista prende nota e riporta senza una domanda o un dubbio.

* ma ogni tanto ci pensate a quanta apertura, quanta laicità c’era nella pur brutta italia degli anni ‘90 rispetto a questi orridi anni ‘00?
** a dire il vero, qui avevo scritto “ai cattolici". ma poi ho letto un post di yoshi così fastidioso nella sua estrema volontà di generalizzazione che ho deciso di tentare per sempre di evitare di parlare de “i cattolici” tout court (oltre che, ovviamente, de “i protestanti", “gli ebrei", “i musulmani” e così via).

esercizio a casa: leggere quest’altro articolo del corriere e trovare almeno dieci motivi per mandare mentalmente al diavolo il giornalista.

6/1/2009

il peso della storia. ma piú che dei millenni, delle settimane.
lungi da me solidarizzare con dei pazzi religiosi. ma quando tutti nelle redazioni dei giornali scrivono che hamas ha rotto unilateralmente la tregua, perché nessuno ricorda che non piú di due mesi fa israele ha invaso e poi bombardato gaza a tregua ancora in corso senza avere ricevuto attacchi?

e già che ci sono: c’è un particolare motivo per cui i giornali tedeschi parlano di “gaza-stadt", quelli francesi di “gaza-ville", quelli spagnoli di “ciudad de gaza", mentre i giornali italiani si riferiscono sempre a “gaza-city"?

30/11/2008

kyoto. lungi da me sostenere in alcun modo le tesi neocone (ma esistono ancora i neoconi?) per cui le critiche a bush siano solo ciarpame ideologizzato. certo però che pensare a quanto sugli usa si è sputato per le loro battaglie contro il protocollo di kyoto, strenuamente difeso dall’ue; e poi scoprire che, zitta zitta, dal 1990 l’italia invece di diminuire del 6,5% ha aumentato le emissioni di gas serra del 10%, mi sembra l’ennesimo esempio di quell’ipocrisia della politica (parlamentare ed extraparlamentare) italiana che mi infastidisce sempre di piú, negli ultimi anni.

(per altro: diminuire i gas serra è davvero possibile: la germania ha diminuito i suoi gas serra del 22,4% rispetto al 1990, a fronte di una crescita economica complessivamente piú sostenuta di quella italiana e del progressivo - anche se ancora molto timido - abbandono del nucleare. per chi se lo stesse chiedendo, con questa diminuzione la germania è finalmente riuscita quest’anno a raggiungere i suoi obiettivi).

29/9/2008

2:2 quando ero piccolo le elezioni finivano il lunedi` pomeriggio, la scuola era chiusa e io avevo il permesso di stravaccarmi di fronte alla tv per rimpinzarmi di proto-junk-food (focaccine surgelate e cose cosi`) e seguire coi miei genitori tutte le proiezioni minuto per minuto. erano bei tempi, ovviamente, anche se i buoni non vincevano mai - nell’83 ero troppo piccolo e nel ‘92 si e` gioito piu’ per schadenfreude che altro.

ieri in europa si e` votato quattro volte, ma solo alcuni risultati vengono riportati dai media italiani. faccio una breve sintesi, cosi` poi chi vuole oggi pomeriggio si siede di fronte alla tv (spenta) e si abboffa lo stesso. preannuncio che ci sono due risultati buoni e due pessimi, poi ognuno decide per se’ cosa stappare.

baviera (12.500.000 abitanti; elezioni regionali): giubilo. ma a essere onesti e` un tipico esempio di pura schadenfreude. la csu, il partito democristiano (di destra) che governa ininterrottamente da 50 anni (e ha la maggioranza assoluta da 40) ha perso il 18% dei voti arrivando al 43,4%. la spd sbaglia un rigore a porta vuota, perdendo 1% e arrivando al 18,6%. i voti della csu si sono dispersi tra liberali (una specie di forza italia appena piu’ seria) e freie wähler (un partito qualunquista che sfoggiava tra i suoi candidati una carismatica transfuga della csu). la csu fara` un governo di coalizione con la fdp, mettendo realisticamente le basi per un accordo analogo per le elezioni nazionali dell’anno prossimo. nonostante le mie speranze e la mia campagna elettorale, il partito di sinistra ha preso il 4,7% e non ha superato lo sbarramento.

austria (8.300.00 abitanti; elezioni nazionali): catastrofe. i socialdemocratici della spö guadagnano il 6% e passano al 29,7%, i popolari della övp arrivano al 25,6%. si andra` ad una große koalition, che in austria non ha mai funzionato particolarmente bene, ma e` il male minore: i due partiti di destra populista fpö e bzö, che si distinguono principalmente per l’identita` dei loro capi (strache e haider, rispettivamente) e che fino al 2005 erano uniti, hanno preso rispettivamente 18% e 11%. sono partiti molto simili alla lega, solo con meno eleganza formale e toni meno smorzati.

brandeburgo (2.500.000 abitanti; elezioni comunali): benone. la cdu passa perde l’8%, passando al 19,5%. spd e partito di sinistra guadagnano entrambi qualcosina arrivando al 25,5% e 25,3%, rispettivamente. in particolare, la cdu era il partito di maggioranza relativa e ora e` solo terzo. i vecchi neonazisti della dvu rimangono al 1,4%, mentre i giovani neonazisti della npd salgono dallo 0,5% al 2,1%.

bielorussia (9.800.000 abitanti; elezioni nazionali): burletta. il risultato e` presto detto: i partiti di opposizione al presidente lukashenko non hanno preso neanche un seggio. si attende che l’osce valuti se ci sono stati brogli: se cosi` non fosse (e chi puo` dubitare dell’onesta` di lukashenko?), l’ue ammorbidira` le sanzioni commerciali.

12/9/2008

io so solo che il viaggio tra gli stati con meno di 200.000 abitanti che ho in mente da tempo prima o poi finira` per richiedere anni. causa vacanze leggo con colpevole ritardo lo stringato, ovvio eppure meritevole paragone di alessio tra abkhazia e kosovo. la mia risposta e` troppo lunga, quindi la posto qui.

alessio scrive: Se il Kosovo può essere indipendente, allora anche anche l’Abkazia può esserlo. Prova a girarla e rigirarla, ma è tutta qui. sono d’accordo, anche se il paragone con la transnistria e` ancora piu’ preciso (ma anche piu’ tautologico). rimane il fatto che il kosovo ha n milioni di abitanti (non ho voglia di controllare su wiki), mentre abkhazia e ossezia del sud ne hanno insieme neanche 250.000. continuando il prossimo passo sarebbe quello di permettere a me di secedere dalla germania e fondare una micronazione come quelle della fondamentale guida lonely planet.

no, sul serio: forse e` il caso di ammettere che l’epoca dei grandi principi e delle analogie in politica internazionale e` finita - e chi l’ha detto poi che sia necessariamente un male? si sta passando da un’epoca di matematici ad un’epoca di ingegneri, per cosi` dire. e quindi le aspirazioni all’indipendenza di un popolo si giudicheranno in futuro caso per caso, valutando opportunamente la convenienza geopolitica. come del resto si e` sempre fatto fin ora, magari senza dirlo esplicitamente. in questo senso, ahime’, bush e` il vero uomo-simbolo del decennio che sta finendo.

per quanto mi riguarda, i grandi principi servono solo per rispondere alla fatidica domanda: “a ME i secessionisti del *** stanno simpatici o sulle balle?"; posto che troppo spesso per mia disinformazione non ho opinioni a riguardo, mi limito ad osservare quanti diritti abbia la popolazione del *** rispetto a quelli della/e nazione/i che condivide con loro la cittadinanza dello stato che li contiene. questo non dirime la questione dell’abkhazia, ma basta a confortarmi nell’opinione che palestinesi=buoni, baschi=coglioni. non occorre molto di piu’ per avere le idee chiare quando si legge un quotidiano, dopo tutto.

(e perche’ perdere un’occasione per linkare il solito bel post di a fistful of euros?)

4/3/2008

il paradosso d’assia - un omaggio a smullyan. su un’isola si tengono delle elezioni a cui si presentano cinque partiti. il partito A e il partito B ricevono il 35% dei seggi mentre il partito C, il partito D e il partito E ricevono ciascuno il 10% dei seggi. il partito A ha escluso una coalizione col partito B e con quello C. il partito B ha escluso una coalizione col partito A. il partito C ha escluso una coalizione col partito A. il partito D ha escluso una coalizione col partito B e con quello C. i partiti A,B,C e D hanno tutti escluso una coalizione col partito E. problema: riuscire a formare una coalizione prima che nel parlamento dell’isola si arrivi ad un voto di fiducia.
soluzione: in un’isola normale, di fronte all’impossibilità di creare una qualsiasi coalizione che soddisfi i veti già espressi, si farebbe carta straccia delle preclusioni annunciate e si cercherebbe comunque di trovare un accordo. in un’isola normale, magari mediterranea.

in un’isola nordica, invece, per settimane nessun partito ha osato fare un primo passo che avrebbe smentito gli impegni precedenti. ora pare che il partito B si deciderà finalmente a fare una coalizione col partito C e con l’appoggio esterno del partito E. l’indignazione per la rottura della parola data tra elettori e soprattuto politici degli altri schieramenti pare così grossa che potrebbe persino portare alla caduta del governo dell’arcipelago.

(e comunque, pare che il panorama politico dell’isola stia per cambiare definitivamente, per la prima volta dai primi anni ‘80 e dai primi passi parlamentari del partito C).

4/12/2007

altro che putin, altro che il kgb. io per fortuna abito nella democratica baviera, e me ne infischio. ma nella città gemella del posto in cui vivo domenica si è votato per il sindaco, e il candidato socialdemocratico (nonché sindaco in carica) ha vinto con l’80.2% dei voti. brava persona, per carità, ma l’80.2% dei voti*…

* e il 43% di affluenza: ma un tempo non si prendeva per il culo l’america per il suo enorme astensionismo sintomo di una profonda crisi di rappresentatività?

3/10/2007

presto, trovatemi zaccheroni! e dino zoff! io chiedo agli aspiranti attivisti del pd: ma cosa diverrà un partito nel quale essere famosi per aver litigato in pubblico con berlusconi è sufficiente per farsi corteggiare e magari candidare?
ormai quasi non mi stupisce piú che l’unica parola di buon senso venga da rosi bindi, la cui ipotetica elezione a segretario del pd sarebbe - cinque anni fa non l’avrei proprio immaginato - l’unico motivo che potrebbe spingermi a votare pd alle prossime elezioni.

2/4/2007

rivoluzione culturale. in europa c’è ancora una sacca di totalitarismo che 60 anni di democrazie circostanti e la caduta del muro non hanno saputo scalfire. questa sacca si chiama baviera.
non c’è nessun altro angolo d’europa così ricco (la baviera da sola rappresenta l’ottavo pnl di tutta l’eu) dove un partito unico è al potere da tanto tempo. chi governa la baviera comanda un quinto dell’economia tedesca, ma non viene scelto dagli elettori. da 60 anni gli elettori bavaresi votano sempre e solo per il candidato della csu, quella che di fatto è un partito unico – e il candidato della csu è ovviamente scelto internamente al partito. di fatto, per la vita politica bavarese i congressi della csu sono piú importanti delle elezioni amministrative stesse, che ratificano solo le scelte fatte all’interno del partito unico (che controlla il 70% dei seggi nel parlamento regionale). chi vuole fare politica attiva in baviera, a prescindere (o quasi) dalle proprie convinzioni, è di fatto costretto a muoversi all’interno della csu; agli altri partiti non rimane che l’opposizione.
il paradosso è che questa sacca di totalitarismo è chiusa verso l’esterno. il bavarese medio è il quattordicesimo al mondo per pnl prodotto, ma neanche le multinazionali sono in grado di influenzare il suo corso politico. il grande leader bavarese edmund stoiber (a destra vicino alla bandiera di un paese ostile) governa da 14 anni, ma quest’anno si dimetterà (ovviamente, repubblica non ne ha mai parlato). a dicembre è venuta fuori una brutta storia di spionaggio interno al partito. la vita privata di gabriele pauli, una politica locale iscritta alla csu ma critica verso stoiber, era stata controllata dal capo di gabinetto di stoiber, la cosa è venuta fuori e quest’ultimo ha dovuto annunciare le dimissioni, non prima di aver designato il caro leader che gli succederà in autunno, günther beckstein, e che verrà democraticamente ratificato dagli elettori fra un anno.
una settimana fa questa irene pivetti alla senape, ha avuto la bella idea di farsi fotografare da una rivista patinata in quelle che i giornali tedeschi definiscono “pose da padrona bsm". a guardarle io rimango un po’ perplesso, fatto sta che questo è bastato all’austero e maschilista mondo politico tedesco (e della csu in particolare) per farla fuori politicamente. io fra un anno sarò governato, ancora un’altra volta, da persone che non posso in alcun modo controllare. sei mesi di guerre silenziose interne alla csu sono servite solo ad una nuova generazione di politici bavaresi per farsi avanti.
le mazze di piccone erano piú eleganti.

update: i commenti non funzionano ancora, ma se volete potete darmi ragione qui.

31/3/2007

coming out. anch’io convivo. praticamente un pedofilo: finisce che dovrò portare una fascia al braccio. o magari una bella castrazione chimica?


(immagine: alcuni mezzi di comunicazione della chiesa cattolica italiana. fonte: cei)

meanwhile, in minneapolis: rueben david, un professore di un’università religiosa del minnesota, dice
osama bin laden’s threat against the west is milder compared to the movements [per i diritti civili dei gay] who are eating away at the vitals of a traditional society like zombies threatening to destroy traditional families. (via pharyngula)

12/4/2006

niente: non hanno capito niente. sabato scorso stavo parlando di fronte ad una lasagna berlinese con due italiani della campagna politica. non ho dati precisi, ma la mia sensazione è che nessuno dei due fosse un pericoloso estremista come me; di sinistra, sì, ma con ogni probabilità non di formazione marxista.
a un certo punto si è arrivati al tema drammatico della politica fiscale, a berlusconi che dice “loro [i politici di sinistra] pensano che il fine della politica sia redistribuire il reddito” e alla sinistra che si difende indignata. ma possibile, è sbottata la mia amica-non-marxista, che la sinistra davvero non abbia niente da dire? possibile che ci si debba vergognatre anche un’idea minimamente socialdemocratica? la redistribuzione del reddito attraverso le tasse era alla base della riforma fiscale voluta da roosevelt negli anni ‘30: possibile che oggi non si abbia il coraggio di ribadire quello che è stato un concetto cardine non solo della sinistra, ma della repubblica italiana nel corso degli ultimi sessant’anni? persino i neo-liberisti de lavoce.info hanno pubblicato una settimana fa un apologo delle tasse.
ci pensavo oggi mentre leggevo un’invereconda intervista su repubblica di giannini a d’alema, che fra le altre cose osserva: “berlusconi, in questo, ha colpito un’altra volta nel segno: li ha impauriti sulle tasse […] può sembrare assurdo, ma sono e restano temi sensibili per centinaia di migliaia di nostri connazionali". e qual è la soluzione di d’alema per smarcarsi dall’agenda politica della destra? “se noi vogliamo davvero parlare anche a quell’altro pezzo di italia che pur non credendo più a berlusconi ha deciso comunque di non fidarsi di noi, abbiamo un solo strumento. E quello strumento si chiama partito democratico.”
non un dibattito serio sulle politiche di stato sociale e fiscalità, non una discussione sul ruolo dell’italia in europa o degli investimenti per la ricerca per il rilancio dell’economia italiana. no: basterebbe il partito democratico, e via verso elezioni con percentuali bulgare e felicità generale.
quando l’attuale classe dirigente dei ds si farà da parte sarà sempre, sempre, sempre troppo tardi.

14/3/2006

where is my mind? io ci avrei anche provato, a fare questo test qui – il piú hip della blogosfera italiana, oggi – ma poi dopo aver risposto a venticinque noiosissime domande il server si è bloccato e ho perso il risultato sulla mia collocazione politica.
allora, facciamo così: io vi dico quali sono secondo me i quattro punti fondamentali di un qualsiasi programma politico (i cinque piú importanti, ma forse anche i soli cinque che per me contino davvero, oggi) e voi mi date una buona ragione, se la trovate, per cui NON dovrei votare rifondazione – come ormai sarei deciso a fare (del resto, gli stigmi prima o poi devono passare, e dal 1998 di acqua sotto i ponti ne è passata). allora, nell’ordine:
1) piú tasseimposte per tutti (e meno impostetasse, magari);
2) piú immigrazione;
3) niente guerre neocoloniali;
4) piú finanziamenti alla ricerca pubblica;
5) piú laicità nello stato.

27/2/2006

se ancora ce ne fosse stato bisogno. il new york times pubblica un articolo sui rapporti tra servizi segreti tedeschi e americani nei mesi precedenti la guerra in iraq. il dettaglio più sconcertante è che, venuti in possesso dei piani di difesa di baghdad, i tedeschi li avevano girati ai loro colleghi americani.
la notizia, ripresa con gran clamore in germania*, mi sembra sia stata curiosamente ignorata in italia dai giornali ulivisti (in compenso repubblica dedica un importante reportage all’epocale abolizione della moneta da un centesimo in svizzera) - forse perché schröder, uno dei simboli del riformismo europeo, sembra uscirne un po’ malconcio?
il dettaglio peggiore, per quanto mi riguarda, si trova in questo articolo di dradio: questa cooperazione tedesca sarebbe stata un prodromo all’entrata della germania nella famosa lista della quindicina di stati membri della coalition of the willings, ma non ufficialmente.
se la cosa fosse vera, schröder si sarebbe (per quanto mi riguarda) giocato anche l’ultimo briciolo residuo di credibilità rimastagli, considerato anche che nel 2002 una buona metà della sua (vittoriosa) campagna elettorale si era giocata sul rispetto che il governo aveva (avrebbe?) avuto della sensibilità pacifista dell’opinione pubblica.

* una delle cose che piú mi piacciono del sito di dradio è il fatto che all’occorrenza, nella colonnina di destra dei link sul tema, ogni articolo presenti riferimenti ad altri siti che hanno affrontato la questione: citare il nyt non è una vergogna.

10/2/2006

se 7 ore e 36 vi sembran poche. in questi giorni in germania si sciopera. o meglio: al momento si sta scioperando in baden-württemberg, la regione piú ricca della germania; da lunedì si inizierà anche nelle altre regioni. in germania non c’è un sindacato confederale, i sindacati sono tutti di categoria e tra quelli piú ricchi e potenti c’è ver.di, il sindacato dei dipendenti del terziario e della pubblica amministrazione: dagli spazzini ai dipendenti delle mense, dai baristi ai professori universitari, dentro c’è quasi di tutto (operai a parte, che sono nell’altrettanto potente ig metall). perché si sciopera? perché il governo regionale del baden-württemberg per fare cassa vuole aumentare l’orario lavorativo a 40 ore settimanali (ora sono 38) senza aumento di salario. ora, io non sono particolarmente d’accordo (e infatti non sciopero) perché a) io lavoro già almeno 60 ore settimanali, e non mi dispiace farlo, e b) credo che sia meglio accettare di allungare l’orario lavorativo senza aumento dei salari (che comunque sono già pingui) contrattando in cambio un aumento dello stato sociale e/o maggiori tassazioni per i ricchi, piuttosto che rifiutare in blocco le trattative (trattative per altro spianate da una clausola che prevedeva esplicitamente questa possibilità e insensatamente firmata neanche dieci mesi fa dallo stesso sindacato). ma non è di questo che volevo parlare.
dicevo, nonostante non partecipi allo sciopero, il mio animo da vecchio bolscevico si emoziona alla parola sciopero, e non cesso di stupirmi di come nel resto del mondo (a differenza che in italia, tramvieri milanesi a parte) gli scioperi siano seri, vadano avanti ad oltranza, gli scioperanti vengano retribuiti dalle casse del sindacato, e non ci siano preavvisi. in questi giorni l’aspetto piú evidente dello sciopero è la mancata pulizia delle strade dalla neve: quando lo sciopero è stato dichiarato si era sopra lo zero e non ce ne si accorgeva, ora sono tre giorni che nevica e ci sono 30cm di bianco dappertutto. gli autobus viaggiano ancora, anche se con ritardi, ma non so per quanto riusciranno a farlo ancora, soprattutto nelle zone periferiche. è strano pensare che le sorti di un movimento di lavoratori possano prendere una strada o l’altra a seconda del meteo.

8/2/2006

meanwhile in teheran… qualche redattore idiota del piú venduto giornale iraniano (perché gli idioti ci sono anche fra i giornalisti, sapete? urca se ci sono) si è preso la briga e di certo il gusto di bandire un bel concorso sulla vignetta piú priva di gusto sull’olocausto. era così ovvio che mi stupisce che non ci si sia pensato prima. ora mi chiedo se qualche blogger ancora piú idiota sentirà il dovere, in nome della libertà di satira, di ripubblicare anche queste vignette; e quelle che seguiranno; e così via fino allo scannamento finale.
qualche consiglio per direttori di giornale in crisi di idee:
- un concorso in cina per una vignetta contro l’imperatore del giappone;
- un concorso in giappone per una vignetta sugli stupri di massa durante l’occupazione della manciuria e della corea;
- un concorso in armenia per una vignetta in cui atatürk viene rappresentato con tratti porcini;
- un concorso in turchia per una vignetta sul genocidio degli armeni;
- un concorso in germania per una vignetta sulla repressione delle insurrezioni herero in namibia;
- un concorso in ruanda per una vignetta su quanto superiori siano gli hutu;
e così via, tanto nessuna di queste cose è vietata nei rispettivi paesi. tanto si fa per ridere, no?

7/2/2006

il vecchio e il bambino. “nonno, perché è scoppiata la terza guerra mondiale?”
“non so, piccolo, è successo tanto tempo fa. ricordo che tutto andava bene, piú o meno. poi un giorno qualcuno si è ricordato di una vecchia barzelletta che fa così:
«"nonno, perché è scoppiata la terza guerra mondiale?”
“non so, piccolo, è successo tanto tempo fa. ricordo che tutto andava bene,
piú o meno. poi, un giorno, all’onu, silvio berlusconi si è alzato in piedi
e ha raccontato quella della pompinara islamica".»
e un gruppo di sagaci blogger italiani ha iniziato a mandarla in giro per il mondo per mostrare cosa dovrebbe fare un capo di stato occidentale che abbia davvero a cuore la libertà di espressione, e quanto intolleranti siano gli islamici.”

6/2/2006

paradossi. paradosso#1 - mettiamola così: diciamo che io sono un musulmano credente ma non integralista (e come me ce ne sono tanti, ah se ce ne sono). un giorno qualche giornale in europa pubblica delle vignette contro il mio profeta, e vabbé, pazienza, i coglioni ci sono da ogni parte del mondo, e poi a dirla tutta a queste provocazioni c’ho anche fatto un po’ il callo. poi qualche migliaio di miei correligionari, in alcuni dei contesti piú poveri e religiosamente tesi di tutto il mondo musulmano, pensa bene di bruciare qualche bandiera e, per fare le cose piú in grande, anche qualche palazzo. idioti: pochi su oltre un miliardo di musulmani al mondo. ora, io mi sogno di andare in piazza con loro? no. mi sento vicino a loro? no. aspetto che gli passi. perché invece in europa buona parte dei colleghi dei primi vignettisti non aspirano ad altro che a ripubblicare le vignettazze originarie? ci sarà per me un modo tangibile (tangibile in occidente, dico) per dimostrare il mio fastidio, a parte bruciare ambasciate?
paradosso #2 - io sono cristiano e quelle vignette non le avrei né disegnate né pubblicate, inizialmente: ma quando tutti loro ci si mettono contro e non capiscono che in europa non siamo tutti uguali, allora mi stringo a coorte e appoggio i vignettisti scrausi anch’io.

30/1/2006

happy (sha la la la). fabrizio cita un articolo di panorama che a sua volta riporta un’indagine statistica sulla felicità degli italiani e su quanto siano contenti di vivere in italia. secondo me il dato piú sconvolgente è che degli italiani che si dicono soddisfatti di vivere in italia il 71,9% (ben oltre due terzi degli intervistati che hanno dato questa risposta), il settantuno virgola nove, dicevo, ha come titolo di studio la licenza elementare. non so a voi, ma a me sembra una percentuale mostruosa. pur con tutto il classismo che - lo ammetto - giustifica il mio inconscio stupore, ma che la soddisfazione sia così fortemente legata alla bassa istruzione mi sembra una realtà - come dire - leopardiana: l’ottusa felicità prepositivista del venditore di almanacchi.

(tra l’altro: ma ci sono ancora, oggi, in italia, così tante persone che non hanno neanche la licenza media?).

26/1/2006

cosa sta diventando questo paese. la germania è per me quello che gli usa sono per altri: un paese aperto, ospitale per gli immigranti, pieno di opportunità per gli ultimi arrivati. quando sono arrivato qui per la prima volta, sette anni e mezzo fa, piú di ogni altra cosa mi aveva colpito il numero di immigrati e la loro apparente integrazione nella società - una società, va pur detto, peraltro molto piú classista di quella italiana, a partire dal sistema scolastico.
ora le mie certezze si stanno lentamente indebolendo. i segnali sono stati vari, e pessimi, nel giro delle ultime tre settimane.
la regione in cui lavoro, il baden-württemberg, ha deciso di introdurre un questionario che testi la fedeltà ai valori costituzionali di alcuni tra quelli immigranti che fanno domanda di cittadinanza. le domande vertono sulle opinioni sulla libertà di culto, sul ruolo della donna nella società, sulla violenza domestica, sull’omosessualità. attenzione: già oggi in germania chi oggi faccia domanda di cittadinanza deve superare un esame, in tedesco, in cui dimostra di padroneggiare sistema e valori della democrazia tedesca. questa trentina di domande del baden-württemberg, però, hanno un problema essenziale: saranno rivolte solo agli immigrati musulmani. non a cinesi, non a siciliani o cretesi, non a etiopi. non - ovviamente - a chi nascendo in germania si è già conquistato il diritto democratico di pensare che gli omosessuali sono una piaga della società, che le donne dovrebbero restare a casa, che un po’ di mazzate non possono che fare bene ai bambini, di votare un partito neonazista. questo questionario non è rivolto al cittadino (già) tedesco sessantenne quadratico medio, insomma. (come spesso accade in fatti di immigrazione in germania, le immigrate di origine turca sono le piú accese sostenitrici delle misure di contenimento dell’islam nella società tedesca: qui un intervento, su un giornale di sinistra, di una sociologa turco-tedesca consulente del governo regionale del baden-württemberga).
il secondo segnale sconcertante è stato il divieto, formulato nei giorni scorsi da un consiglio d’istituto di una scuola professionale di berlino (90% di studenti di origine straniera), di parlare lingue diverse dal tedesco nella scuola. non solo a lezione, non solo nelle classi: parlare turco (o curdo, o arabo, o italiano) è vietato durante la ricreazione, mentre si gioca a calcio o pallamano, nel corso delle gite scolastiche. sempre. e se sei un ragazzo appena arrivato in germania e non ci riesci, o se tua sorella (e tua compagna di scuola) con te ha parlato turco da quando siete nati, cazzi tuoi: du bist deutschland.

(prevedibilmente, l’spd berlinese difende il divieto - chissà perché allora non lo estende in tutta wedding, e anzi anche nelle altrettanto turche scuole di kreuzberg. mi chiedo invece, sul serio, cosa pensano di questa cosa gli antideutsch).

24/1/2006

infanti. il centrosinistra, come spesso succede, ha votato contro una proposta della cdl a prescindere. in questo caso si trattava di riservare ad ognuno dei due sessi almeno un quarto dei posti nelle liste elettorali. la proposta, in effetti, non è passata. qualcuno mi spiega? perché se la destra argomenta “gne gne gne” la sinistra non riesce ad andare oltre il “pappappero"?

23/1/2006

far finta di essere d’accordo con sé stessi. e insomma, l’altra sera parlando col mio amico spagnolo di cui sotto si arriva alla fatidica domanda su cosa succederà ad aprile in italia. io gli dico che non sono piú tanto fiducioso come nove mesi fa, ma che vorrà pur dire qualcosa il fatto che tanti topi stiano abbandonando la nave della cdl - a partire dalle amministrazioni locali.
iniziamo a parlare dei voltagabbana, e lui mi racconta che in spagna c’è una specie di accordo fra socialisti e popolari che funziona in questo modo: se qualcuno in una città molla il suo partito per passare con la maggioranza, il suo partito lo espelle; viceversa, il partito a cui ha dato sostegno espelle in blocco tutti gli amministratori che hanno tratto giovamento dal suo gesto. io lì per lì sono rimasto un po’ basito, mi sembra un po’ strano che un partito si tagli proprio tutte le clientele a livello locale; ma pare la cosa sia applicata e funzioni. poi mi sono reso conto che, ovviamente, il sistema non può essere applicato a chi, semplicemente, dopo un mandato con una forza decide di passare all’altra; e quindi si dovrà limitare l’applicazione a chi cambia cavallo in corsa. tutto contento per questa scoperta politologica mi apprestavo a fare un post grondante indignazione e ammirazione per la spagna.
poi mi sono ricordato che quando bossi ha fatto cadere il governo, i miei amici ed io abbiamo fatto i caroselli per bari come dopo una vittoria ai campionati di calcio.
d’oh!

2/1/2006

la mia argomentata analisi. dopo lunga riflessione ho deciso: cazzi dell’ucraina.
vi piace giocare a fare i liberisti (attenzione: non sto dicendo che invece putin sia il paladino del socialismo che guiderà il mondo verso il sol dell’avvenir)? benissimo: accomodatevi e pagate il duro prezzo delle leggi di mercato. ma fare i capitalisti e poi chiedere di non sentirne gli effetti mi sembra un atteggiamento - lo dico - assai italiano. forse yushenko dovrebbe iniziare a frequentare berlusconi un po’ di piú.

29/12/2005

wake up, buh!, it’s a beautiful day! detesto tutto il qualunquismo antiparlamentarista che ha infettato l’italia negli ultimi quindici anni, ritengo tutto sommato ragionevole pagare oltre diecimila euro al mese il migliaio di persone piu´ politicamente importanti in questa repubblica, credo che prima di criticare l’ipotetica autoreferenzialita` dei deputati occorrerebbe guardare anche a quella, per dire, dei dirigenti d’azienda.
detto tutto questo: so che parlava pro domo sua, so che era strumentale, so che tutto cio` non ha alcuna coerenza con l’operato storico del parlamento; ma permettetemi per due minuti di assentire mentalmente con la risposta che casini ha dato ieri a chi si scandalizzava di una convocazione del parlamento alle 9:30 di mattina (neanche fossero state le 5): “a quest’ora la gente va a lavorare". in effetti, alle 9:30 la gente (o almeno, buona parte della popolazione) a lavorare c’e` gia` andata da un bel po’, e mi sembra assai riprovevole che questa mancanza di decenza sociale sia venuta in massima parte da deputati di sinistra.

28/12/2005

fascismi. mi fa sempre una strana impressione il fatto che in italia, il piu´ delle volte, quando si vuole ironizzare su ratzinger si richiama il suo presunto passato nazista: come se fosse il tema principale a cui aggrapparsi, come se non ci fossero argomenti molto piu´ seri e recenti da criticare.
la cosa mi sembra ancora piu´ bizzarra perche´ sottende la classica e pregiudiziale identita` germania=terra di nazisti - il che e` assai curioso, detto da parte dei cittadini di un paese in cui, mi pare, si e` fatto i conti col proprio passato molto ma molto meno che in germania. un piccolo esempio per chiarire.
qualche settimana fa un gruppo di turisti va in visita al lager di sachsenhausen e viene apostrofato da una coppia di giovani idiote con il saluto fascista (quello che in italia con comprensibile orgoglio patriottico viene detto “romano"). detto fatto, dopo un processo per direttissima e` gia` arrivata la condanna a dieci mesi di prigione. in italia, invece, un singolo idiota (che da solo ha il doppio degli anni delle due idiote di cui sopra) puo` tranquillamente fare il saluto fascista di fronte a decine di migliaia di persone e, per sovrammercato, aggiungere che lui e` fascista, non razzista, senza che alcun giornalista, o politico, o giudice, si senta in dovere di chiedergli conto delle sue dichiarazioni deliranti.

update: sull’abbondanza - in germania - di riflessione storica sul proprio passato, consiglio di dare uno sguardo a questo. mi chiedo se un’iniziativa del genere è mai venuta in mente agli amministratori torinesi.

23/11/2005

conflitto di civiltà. ecco le pagine di google news italia

e germania

in questo momento. per gli incliti: il secondo articolo tedesco recita “il documento vaticano sugli omosessuali provoca critiche - già prima della sua pubblicazione un documento del vaticano sull’esclusione degli omosessuali dall’appartenenza al clero ha richiamato violente critiche…”
(per inciso, riguardo al titolo italiano: ma se un giorno il papa (pardon, il santo padre) dovesse affacciarsi a san pietro e annunciare che d’inverno fa davvero freddo, i giornali italiani riporterebbero in massa la cosa?)
(quando mi riprenderò un po’ dal mio stato di catalessi bloggica sappiate che vi aspetta un vibrante editoriale sulle differenze culturali che si riescono ad evincere dai paragoni tra le diverse pagine nazionali di google news; per ora vi va bene ché sono impegnato).

14/10/2005

se otto ore vi sembran poche. quando ero a marsiglia la citta` e` entrata in sciopero generale di martedi`, insieme col resto della francia, per contrastare una serie di scelte economiche del governo - tra cui la privatizzazione di una compagnia di traghetti e della societa` delle autostrade. gia` che c’era, marsiglia ha continuato a scioperare per sostenere una vertenza dei portuali e per opporsi alla paventata privatizzazione dei tram urbani.
da due settimane e` in sciopero anche la citta` tedesca in cui vivo, prima i paramedici e il personale ospedaliero e ora tutti i dipendenti pubblici: oggi nella mensa dell’universita`, per dire, c’era un servizio minimale e molta meno scelta del solito.
a proposito di quelli che “solo in italia la gente sciopera, e poi gli investitori scappano".

all’immigrato! all’immigrato! la notizia e` vecchia (scusate, in questi giorni avevo mille altri impegni, altro che postare…): lawrence ferlinghetti, in visita in italia, e` stato arrestato dalla polizia per violazione della legge bossi-fini. la notizia e` stata accolta da molti con sorpresa, come fosse paradossale: non tanto perche´ chissa` quanti immaginavano (io lo facevo) che ferlinghetti fosse gia` morto, ma perche´, credo, sembra assurdo che si arresti un famoso poeta in visita. gia`. ma se poi uno scava e scava e scava, credo che nell’inconscio (o nel semiconscio) di ciascuno di noi (o perlomeno, dei miei lettori non xenofobi) la notizia - e il motivo del paradosso - e`: un poeta americano e` stato arrestato per il solo fatto di essere entrato in italia e di non aver dato comunicazione del suo soggiorno alle autorita`, senza aver commesso nessun altro reato: che senso ha tutto questo? nessuno, e infatti il sindaco di brescia si e` affrettato a mettere una buona parola per farlo uscire di galera dopo poche ore. pero`, sul serio: i poliziotti che l’hanno arrestato hanno solo applicato, esattamente, la bossi-fini. quando pochi politici verdi e comunisti insorgono contro quella legge che criminalizza un immigrato per il solo fatto di essere in italia, senza ulteriori reati, e` di questo che si parla - spero che ormai si capisca.
sarebbe tanto chiedere che il vincitore alle primarie di domenica dica apertamente, a voce alta e senza distinguo: “se vinco io, il 1° giugno 2006 la legge bossi-fini sara` stata cancellata"?

il costo del lavoro. la amd ha aperto una nuova fabbrica (la seconda) di microprocessori in germania, a dresda. ora, e` vero che a dresda (ex-germania est) lo stato concede alle aziende di pagare stipendi significativamente piu´ bassi che nell’ovest, ma rimane il fatto che, anche cosi` diminuiti, gli stipendi rimangono abbondantemente superiori a quelli italiani, spagnoli, inglesi… qualcuno mi spiega come si concilia questo con lo spauracchio agitato da ogni politico neoliberale - “abbassiamo il costo del lavoro, togliamo diritti ai sindacati, facilitiamo il licenziamento, oppure le aziende se ne vanno in cina"?

comparazioni. da un veloce studio della stampa occidentale mi sembra di poter dedurre che non esistano altri paesi al mondo che si appassionano di piu´ a parlare di una legge elettorale che di una legge di indirizzo socioeconomico come la finanziaria.

10/10/2005

chinese democracy. “proclamare lo sciopero diventerà un rischio: le grandi imprese potranno citare i sindacati per danni, portandoli in tribunale con relativa facilità. […] [si] prevede anche che il governo possa di fatto interrompere ogni sciopero nel settore automobilistico, in quello minerario e in tutti i settori dei trasporti, da quello dei portuali a quello aereo e delle costruzioni.
inoltre diritti finora regolati dalla legge e dai sindacati, come giorni feriali e orari di lavoro, potranno essere inclusi in contratti stipulati individualmente. ai sindacati sarà anche vietato l’ingresso nei posti di lavoro dove non vi sono contratti siglati attraverso un accordo sindacale. “
uno stato come questo non rispetta i diritti minimi dei lavoratori, è evidente. a questo punto che fare? boicottare attraverso l’unione europea i loro prodotti?

ah, già: questo è il contenuto di un nuovo progetto di legge del governo australiano, non cinese.
(pregusto già i commenti di ja e fabrizio).

6/10/2005

senza parole. anche se sei un blogger, certe volte rimani senza parole a chiederti se davvero sia possibile tirar fuori un commento critico eppure minimamente interessante: che’ alcune cose si commentano davvero da sole, nella loro ineffabile protervia (ancorche’ non anticostituzionale) idiozia - ad esempio la decisione di esentare dal pagamento dell’ici una marea di edifici di proprieta’ della chiesa cattolica (e solo della chiesa cattolica, vale a dire che tutte le altre chiese e le altre associazioni politiche o spirituali non sono parimenti esonerate).

20/9/2005

la vittoria della democrazia tedesca. il problema più evidente emerso dalle elezioni tedesche è legato al sistema elettorale - nel senso che anche il sistema elettorale più funzionale del mondo nulla può rispetto a qualcosa di molto più primitivo e antipolitico come le simpatie umane tra leader; e poi, va osservato che il sistema elettorale tedesco (proporzionale con sbarramento al 5% e un tocco di maggioritario) ha funzionato benissimo quando c’erano solo tre partiti (e infatti dal 1966 al 1998 le combinazioni possibile tra i partiti tradizionali - cdu/csu, spd e fdp - si sono provate tutte), mentre con cinque partiti inizia un po’ a boccheggiare.
i risultati delle elezioni, checché se ne dica (e con un collegio solo, a dresda, in cui si voterà solo il 2 ottobre ma che non potrà cambiare granché), sono matematicamente chiari: hanno perso i democristiani della cdu/csu (dal 38,5% del 2002 al 35,2%), i socialdemocratici della spd (dal 38,5% al 34,3%), i verdi (dall’8,6% all’8,1%); hanno guadagnato i liberali della fdp (dal 7,4% al 9,8%)* e la sinistra radicale coagulata nella linke.pds (all’8,7%, alle prime elezioni a cui si presentava)**.
premetto che la mia simpatia per la linke.pds di certo renderà il mio ragionamento meno obiettivo: tuttavia, mi sembra che non si possa in alcun modo dare torto a lafontaine quando analizza il voto suggerendo che il governo di coalizione spd-verdi è stato chiaramente sfiduciato (-4,7% rispetto al 2002) ma che la dichiarata alternativa di un governo formato da cdu/csu-fdp non ha avuto affatto un plebiscito, anzi ha perso lo 0,9%. si osservi che la somma delle percentuali di spd+verdi+linke.pds nel 2005 è esattamente pari alla somma delle percentuali di spd+verdi+pds nel 2002: segno che lo spostamento è stato tutto interno alla sinistra, verso posizioni più radicali, se così si può dire.
qual è il senso di tutto ciò? in germania la campagna elettorale appena finita si è combattuta principalmente su temi di politica fiscale ed economica, dove si contrapponevano tre visioni chiaramente divise:
- il governo uscente si è giocato tutto sulla base di una riforma del mercato del lavoro e soprattutto dello stato sociale molto controversa che ha puntato decisamente verso il riformismo neoliberale;
- la coalizione cdu/csu-fdp proponeva riforme ancora più estreme di smantellamento dello stato sociale, oltre che un sistema fiscale fortemente favorevole alle classi ricche (innalzamento dell’iva e flat tax);
- linke.pds si è formata, in sostanza, quando il correntone della spd si è staccato in seguito alle riforme, abbastanza brutali, comunemente note con il nome di agenda 2010 (e in particolare della modifica degli ammortizzatori sociali andata sotto il nome di hartz iv): fondendosi con la pds, storicamente forte solo nelle regioni dell’ex ddr, ha dato vita ad un partito chiaramente contrario al neoliberalismo e, se vogliamo, favorevole ad un mantenimento sostanziale dello status quo.
e ora? in germania le coalizioni sono annunciate prima del voto, ma non c’è alcun obbligo di rispettarle se, come in questo caso, i seggi ottenuti non sono sufficienti dar loro la maggioranza assoluta. quali sono allora le possibili alleanze di governo?
1) große koalition tra cdu/csu e spd. al momento è la soluzione piú probabile, solo che nessuno dei due partiti è disposto a cedere la cancelleria all’altro. per tradizione la nomina del cancelliere va al partito di maggioranza relativa, e quindi in questo caso alla cdu/csu e alla sua candidata di punta, angela merkel. la spd, invece, applica un trucchetto contabile abbastanza infantile e conta separatamente i voti della cdu e quelli della csu, deducendone un risultato a sé favorevole: solo che tradizionalmente la cdu e la csu sono gemellate, con la seconda che si presenta solo in baviera e la prima nel resto della germania. alla gente forse non dispiacerebbe, per lo stesso motivo per cui invece si tratta di una soluzione sgradita al mondo economico: l’immobilismo che una große koalition si porta solitamente dietro. c’è da chiedersi quale sarebbe la reale differenza politica tra una große koalition guidata da gerhard schröder e una guidata dalla merkel. di certo la grossa differenza rispetto al governo di coalizione degli anni ‘60 è che in quel caso i verdi non esistevano: ora fischer probabilmente si sentirebbe scaricato, neanche troppo elegantemente, e magari la prossima volta penserebbe a sua volta ad un governo senza spd - alla faccia della sinistra e del bipolarismo. al momento si parla sempre più insistentemente di un passo indietro sia di schröder sia della merkel, e di una staffetta (come quella tra trichet e duisemberg alla nascita della bce) tra un cancelliere socialdemocratico e uno democristiano, ancora da trovare - magari tra i presidenti delle regioni.
2) ampel (semaforo) tra spd (rossi), fdp (gialli) e verdi. soluzione curiosa, visto che in campo economico la fdp è spesso su posizioni estremamente neoliberiste, non dissimili da quelle dei radicali italiani (ma è assai meno caratterizzata sul piano dei diritti civili). verdi e fdp non si sopportano granché, perché la fdp è del tutto contraria ai vincoli ambientali alla crescita economica che secondo loro sono imposti dai verdi: tanto che la segreteria del partito ha espresso un voto chiaro, prima delle elezioni, escludendo una coalizione coi verdi. tuttavia sarebbe la soluzione preferita dalla spd e soprattutto dalla fazione di schröder, che avrebbe la parte del leone nel governo, e (curiosamente) persino dalla linke.pds, che si ritroverebbe con un governo ancora nominalmente di centrosinistra su cui poter sparare con calma e facilità.
3) schwampel (semaforo nero), altrimenti detto jamaika-koalition (ah! ah! ah! lo humour tedesco) tra cdu/csu (neri), fdp e verdi. da italiano a me sembra una soluzione assurda, ma non così ai tedeschi: in varie regioni tedesche coalizioni di governo tra cdu e verdi esistono già, soprattutto quando l’accento dei verdi dovesse essere spostato dai temi sociali a quelli ecologici. i politici verdi si dicono però contrari, anche perché uno dei primi atti di un ipotetico governo a guida democristiana sarebbe l’abolizione della legge che impone, tra una quindicina d’anni, l’abbandono dell’energia nucleare in germania - il che vorrebbe dire alienarsi il 95% della base. la cancelleria andrebbe naturalmente ad angela merkel, che si ritroverebbe così miracolata nonostante la batosta elettorale.
4) schwarz-gelb (nero-giallo) tra cdu/csu e fdp come governo di minoranza: prenderebbe voti alternativamente dai verdi e dalla spd su singoli temi, e avrebbe il vantaggio che nella seconda camera tedesca, quella degli amministratori locali, democristiani e liberali sono già abbondantemente in maggioranza; inoltre, rispetterebbe grosso modo le indicazioni dell’elettorato. la cancelleria sarebbe anche in questo caso in mano alla merkel.
5) rot-grün (rosso-verde) tra spd e verdi come governo di minoranza. la cosa è stata ipotizzata in maniera velata dalla spd, ma sembra piú una boutade per criticare la speculare ipotedi di coalizione n.4. non si capisce perché il leader della fdp, che da anni ha esclusivamente l’ambizione di diventare ministro, dovrebbe appoggiare un governo in cui non avrebbe alcun ruolo gestionale. il cancelliere sarebbe evidentemente schröder.
6) rot-rot-grün (rosso-rosso-verde) tra spd, verdi e linke.pds. a mio modo di vedere sarebbe il governo che piú rispecchierebbe le reali forze all’interno del parlamento. godrebbe di un’ampia maggioranza, ma soffre di una profonda, insuperabile, primigenia antipatia tra schröder e lafontaine, uno dei due capi della linke.pds: lafontaine odia schröder da quando questi gli ha impedito un lavoro normale da ministro del lavoro, costringendolo alle dimissioni nel 1999, mentre schröder non ha tollerato l’impensabile scissione nella spd, orchestrata da lafontaine in prima persona. in piú, la pds (che costituisce pur sempre metà del partito) è ancor oggi, soprattutto nei pregiudizi dei politici dell’ovest, legata alla storia del regime della germania est, e quindi è un luogo comune affermare che nessun partito tratterà con lei per il governo. rimane il fatto che in alcune amministrazioni locali (per esempio a berlino) spd e pds governino tranquillamente insieme - con esiti non esaltanti, va detto.
ora si parla di settimane, forse mesi prima di formare un governo: un’assoluta novità nella politica tedesca. del resto, il paese è evidentemente spaccato in due, come dimostra chiaramente questa mappa con i risultati dei collegi uninominali: il ricco sud tutto alla destra (inclusa la mia tübingen, incredibilmente), il povero nord in gran parte a sinistra. una situazione storica, ma raramente dicotomica fino all’estremo di domenica scorsa.

(ah, il titolo è ovviamente una necessaria presa per i fondelli dell’analisi di fabrizio, al solito toppatissima).

* fdp che comunque anche questa volta non è riuscita a raggiungere il 10% che insegue da anni: nel 2002 addiritttura la loro campagna era incentrata sul raggiungimento di un velleitarissimo 18%.
** nel 2002, prima della miniscissione all’interno dell’spd guidata da oskar lafontaine, si era presentata solo la pds che aveva ottenuto il 4,0%. va notato che, come effetto dello sbarramento al 5% della legge elettorale tedesca, la pds aveva ricevuto nel 2002 solo due miseri deputati, mentre questa volta ne ha ottenuti oltre cinquanta: il peso elettorale non è pari a quello in parlamento, quindi.

16/9/2005

è una truffa! è incredibile quanto spesso in questo paese si gridi alla truffa. prendete il caso della proposta berlusconiana di riforma della legge elettorale: è evidente che l’intento è quello di far vincere la cdl rendendo inutili milioni di voti espressi per liste minori, presenti più a sinistra che a destra; è però anche vero che, pur con intenti evidentemente strumentali, questa legge si muove esattamente nella direzione di quanti da anni propongono un modello di tipo tedesco (molto più stabile e bipolare di quello italiano, per inciso) - rifondazione in primis, badate bene.
ricordo che una dozzina di anni fa, quando c’era stato il primo referendum sul maggioritario, la campagna contraria di rifondazione era basata (chissà perché mai) su un dialogo tra hitchcock e un corvo appollaiato sulla sua spalla, col corvo che ricordava che con quella legge e col suo 32% dei voti la dc avrebbe preso il 60% dei seggi. ovviamente non è andata così, e non solo perché l’anno dopo, alle prime elezioni politiche tenute col nuovo sistema, la dc era bella che implosa. no: in quella circostanza rifondazione aveva sbagliato perché le leggi elettorali non sono mai applicabili all’esistente, ma portano sempre un rimescolamento delle carte sul tavolo - del resto, è esattamente il loro fine. alle elezioni del 1994, lo ricordo, né la dc né forza italia (che nel frattempo le era successa) presero il 60% dei seggi - il 60% lo prese piuttosto una coalizione di destra, contrapposta ad un’altra coalizione di sinistra, il che era esattamente quello che segni e la maggioranza degli italiani auspicavano quando avevano proposto e votato quel referendum.
ora, io credevo allora e credo adesso che il proporzionale sia un ottimo modo di riportare i cittadini alla politica, e in quanto tale sia un sistema intrinsecamente migliore del maggioritario; però, senza entrare nel merito, mi sembra quantomeno specioso che tutto il centrosinistra oggi urli alla truffa. vediamo: quali forze ogge non supererebbero lo sbarramento del 4%? è chiaro: pdci, verdi, socialisti assortiti, di pietro e repubblicani - e scusate se dimentico qualche altro fondamentale partito. io dico: sarebbe una cosa così malsana se questa proposta di legge passasse e i partiti, conseguentemente, per non scomparire fossero costretti ad accorparsi? se, per dire, come in germania nascesse un grande partito della sinistra vera? se, sognamo, i vertici di verdi, pdci e rifondazione finalmente prendessero atto della sostanziale contiguità delle loro basi e si decidessero a smettere di rompere i maroni coi loro microgiochetti di potere e si fondessero?

io ho come la sensazione che se in questi anni la sinistra avesse urlato (e magari fatto ostruzionismo parlamentare) di meno in occasioni quotidiane e irrilevanti, magari si sarebbe fatta sentire di più nella mezza dozzina di casi davvero eclatanti (in tutta la legislatura) in cui una legge davvero non poteva e non doveva passare - come in ogni altra democrazia dell’europa occidentale: e invece così si è giusto riusciti a convincere (ancor più) i cittadini che la politica è solo un giochetto noioso, ripetitivo e autoreferenziale.

13/9/2005

continuiamo cosi’, facciamoci del male. su repubblica.it viene citata una dichiarazione di fassino riguardo alla proposta di prodi di istituire un minimo di patto per le unioni civili, e le conseguenti proteste clericofasciste. ecco la dichiarazione: dire che prodi e’ uguale a zapastero e’ una sciocchezza, perche’ la nostra proposta semmai e’ quella che aveva avanzato aznar in spagna non zapatero.
ora, d’accordo che le elezioni si vincono al centro, che il centro e’ moderato, che non si possono spaventare i moderati, che in fin dei conti la sinistra italiana guarda ammirata a blair considerandolo di sinistra: ma davvero occorre che un partito socialdemocratico si vanti di aver fatto propria una proposta di legge di aznar?

8/9/2005

quel che è giusto è giusto. l’ho già detto varie volte in giro per blog negli ultimi tempi (per esempio qui): scalfarotto avrà tante virtú, non ultima quella di non titillare l’autocommiserazione dell’italiano quadratico medio, ma la sua candidatura mi sembra molto campata in aria, e ancora piú bizzarro mi sembra l’entusiasmo di massa che sta generando, basato solo - mi sembra - su qualche (bella, va detto) parola d’ordine. alcuni lo dicono papale papale: scalfarotto sarebbe solo un bravo parolaio, capace di presentare bene i soliti punti di programma che non sono altro che vaghe dichiarazioni d’intenti a cui nessuno potrebbe umanamente opporsi - e forse hanno anche ragione.
però ritengo che a questo punto la lettura del programma delle primarie di prodi sia assai istruttiva: per fortuna ce lo mette a disposizione one more blog in un post. trascrivo, per brevità, solo gli incisivi titoli dei punti del programma:
- ci sono anche gli altri
- europa, la nostra casa
- serenità e sicurezza
- far ripartire l’italia
- rimodellare le imprese
- la coesione sociale fattore di sviluppo
- liberare energie e risorse
- risanare i conti pubblici
- etica, equità e responsabilità
- per un’italia che guardi al futuro

(io, pur tappandomi il naso, alla fine mi sa che voto bertinotti - se mi sarà concesso di votare, dico).

5/9/2005

emigranti nel 2005. p. è un’architetta. laureata a bari, qualche mese fa è finita a lavorare in uno studio di milano. 400 euro al mese per dieci ore di lavoro al giorno, sabato compreso. dopo sei mesi p. ha deciso di mollare tutto e di iniziare un dottorato di ricerca a barcellona.
m. è una programmatrice. a un certo punto ha mollato milano e ha seguito il suo ragazzo in un’altra città. anche nel suo settore in italia non c’è tantissimo lavoro. una decina di giorni passati a berlino l’hanno convinta che non solo esiste un modo di vivere diverso, ma che abbandonare l’italia è possibile. fra un po’ inizia a mettere da parte qualche soldo, quando può si trasferisce a berlino.
r. è una studentessa del dams ma da un anno è tornata a bari per fare la restauratrice. l’azienda per cui lavora ha grosse committenze, tra cui il teatro barese bruciato quattordici anni fa, e la assume come co.co.pro. per 550 euro al mese (all’inizio era una co.co.co. e lo stipendio era di 300 euro al mese). per otto ore al giorno, più i 180 km che r. deve fare ogni giorno per raggiungere il cantiere a cui è stata assegnata. anche r. è rimasta impressionata da dieci giorni appena passati a berlino: a dicembre si laureerà, dopo farà un salto nel buio e ci si trasferirà.
e. ha studiato restauro a roma. a un certo punto le commesse hanno iniziato a diventare sempre più rare e i pagamenti a diventare sempre più bassi e sempre più in ritardo. ha lasciato il restauro, si è data da fare, ha lavorato per un anno e mezzo come hostess dell’alitalia con contratti temporanei. a un certo punto i periodi di attività hanno iniziato a essere sempre più rari, e dopo quattro mesi che non veniva più chiamata a lavorare ha lasciato roma e un anno fa è partita per parigi. ha ottenuto il brevetto da hostess anche lì: ora lavora da sei mesi per air france.
a. è un’architetta. dopo il dottorato ha continuato a lavorare all’università: una borsa post-doc di 850 euro al mese per fare quarantacinque ore di lavoro a settimana, di cui una decina di didattica frontale. ora sembra che non le rinnoveranno la borsa che le scade alla fine dell’anno. a. aspetterà la fine della borsa e poi si trasferirà all’estero: le hanno proposto un lavoro a granada in uno studio, oppure a berlino all’università.
c. da tre anni non riesce a trovare alcun lavoro legato alla sua laurea in storia dell’arte. dopo l’inevitabile, inutile e imprecisato master ha lavorato per qualche mese come co.co.co. in un call center a 4 euro l’ora, poi è stata licenziata perché improvvisamente occorrevano meno lavoratori (e già che c’erano hanno ulteriormente ridotto lo stipendio a quelli che sono rimasti). al momento lei e il suo compagno stanno cercando di trasferirsi in germania meridionale.
g. è un informatico. ben prima di finire l’università ha iniziato a lavorare in proprio a milano. a un certo punto si è rotto le scatole dei milanesi, dei ritmi della città e degli affitti ridicolmente cari, ha caricato una macchina ed è partito alla ventura per berlino. da tre settimane vive lì e ne parla entusiasticamente.

28/8/2005

un po’ di politica interna tedesca di cui fareste bene ad interessarvi. (perché fra poco diventerà il tema centrale del dibattito di politica fiscale anche in italia).
oggi, al gate in cui mi stavo apprestando a imbarcarmi su un volo di una compagnia ben più proletaria, la lufthansa mi ha comunque gentilmente concesso la lettura di un quotidiano a mia scelta. la scelta era tra frankurter allgemeine zeitung, die welt, berliner morgenpost e bz. praticamente solo la crema dei giornali tedeschi più conservatori. tse.
ma sto divagando. insomma, mi sono messo a leggere nevroticamente la faz, che del lotto dovrebbe essere il migliore (ma solo nel senso in cui in italia il giornale è meglio di libero) rodendomi il fegato. ad un certo punto incappo in un articolo entusiasta su una nuova proposta elettorale della coalizione conservatrice.
in due parole questi bei tomini (e più in particolare il loro candidato ministro all’economia, kirchhof), non paghi di aver proposto un abbassamento generico delle tasse con contestuale innalzamento dell’iva dal 16% al 20%, stanno anche per osare l’inosabile: l’introduzione di una flat-tax - vale a dire grosso modo la fine della germania come socialdemocrazia europea*. attenzione, perché questa misura (che in italia sarebbe vivaddio ancora anticostituzionale) è il nuovo miraggio di tutti gli economisti neoliberali cresciuti nell’era post-reaganiana, e ho forti timori che se ne inizierà a parlare presto anche da noi (e non solo nei circoli ultraliberisti di forza italia) - soprattutto se la cosa dovesse essere introdotta in germania.
per inciso, uno dei motivi per cui secondo me in italia se ne discute ancora poco è che nessun paese dell’europa occidentale (a parte alcune paradisi fiscali inglesi - come le isole del canale) adotta una flat-tax; mentre in germania nessuno si vergogna di prendere esplicitamente a modello i paesi dell’europa orientale - e per quanto mi riguarda questo è probabilmente l’unico aspetto positivo della vicenda.

* l’innalzamento del tasso di crescita del pil nazionale in seguito all’introduzione della flat-tax è un perfetto esempio di come sia fallace, anche da parte della sinistra riformista, adagiarsi sui criteri liberali per riconoscere la crescita di un paese. un paese in cui il pil cresce ma cresce anche l’indice di gini può davvero considerarsi un paese in progresso - o almeno, può considerarlo tale una forza che si dice di sinistra?

24/8/2005

la frenesia dei media italiani. spiegata a parole e a fumetti.

26/7/2005

uno dei pochi motivi per cui mi piacerebbe vivere in inghilterra. tento una risposta tardiva ad un thread iniziato la settimana scorsa nei commenti ad un post sul vicino di casa rat race. in due parole: c’è un commentatore, cristian, che prima dice che il terrorismo potrebbe avere radici nelle disuguaglianze economiche mondiali, ma (posizione a mio parere questa sì sinceramente anticristiana, a almeno esplicita) che redistribuire le ricchezze al mondo influirebbe sulle vite di tutti noi occidentali in un modo tanto brutale da lasciarci preferire asserragliarci in un enorme fort apache; poi, in un post successivo, cristian cambia posizione e aggiunge:
nessuno ha mai pensato che forse, dico forse, a sta gente non gliene frega niente dei soldi o dell’uguaglianza sociale ma ci vogliono fare la pelle perchè veramente sono fanatici? non dico che lo siano i capi, per carità il buon osama sa fare i suoi conti e di maometto non gliene importa più di quanto a me importa di cristo, ma la massa si convince facilmente che il simpatico libriccino del profeta va preso alla lettera; sbaglierò, ma non sono così sicuro che se gli vogliamo bene ce ne vorranno anche loro, gente che ha mentalità così arcaiche e ristrette, che tratta le donne alla stregua di serve e che non ti lascia portare una catenella con la croce al collo non è in grado di capire che forse il libriccino non va proprio seguito in tutto e per tutto.
“ci vogliono fare la pelle".
“la massa si convince facilmente che il simpatico libriccino del profeta va preso alla lettera".
“gente che ha mentalità così arcaiche e ristrette, che tratta le donne alla stregua di serve".
una nota blogger e mia corrispondente qualche settimana fa mi scriveva in una mail che secondo lei “buona parte degli immigrati è pericolosa".
a me fa paura che si sia giunti a questo. tre anni e mezzo fa il primo articolo della fallaci sul corriere aveva sollevato un coro di pernacchie*,
mentre ora l’italia sembra piena di tanti cuccioli fallaciani dalla reazione isterica e criptoleghista. per questo mi fanno paura tutti i crociati vari (da pera a socci, passando ovviamente per tutta la lega vera e propria) che per guadagnare due voti spargono odio etnico e religioso ad un popolo che purtroppo non chiede altro, come pusher che regalano eroina per fidelizzare la clientela.
a me sembra che il problema di tutta quest’isterizzazione degli ultimi due anni in occidente, o almeno in italia, sia che i media ci hanno spacciato una visione del mondo arabo (o musulmano, ma tanto non cambia niente, no?) che non si può definire minoritaria, ma che di certo non è l’unica. sarebbe come se in egitto mostrassero documentari sui fanatici incappucciati delle confraternite che fanno le processioni estive o sulle bigotte in piena estasi isterico-mistica che leccano i pavimenti o credono di veder le madonne muoversi, nei paesini italiani, e lo spacciassero per il cristianesimo, o per il mondo occidentale.
quando la propaganda riesce ad instillarci il messaggio che il nemico è un tutt’uno compatto e bestiale, in quel momento il regime ha già vinto, mi sembra. invece basta leggere lia, basta leggere i blog arabi che lei linka, basta leggere persino i blog iracheni favorevoli all’intervento americano nel loro paese che linka camillo, per rendersi conto di quanto questa sia un’assurdità.
io negli ultimi cinque anni ho conosciuto decine di arabi (per lo più marocchini, algerini e siriani; in gran parte musulmani, qualcuno
era copto) e non uno mostrava alcun sintomo di odio anti-occidentale generalizzato e fanatico; tutti erano, questo sì, estremamente incazzati per la situazione in palestina (più di quanto, credo, io non sarei incazzato se, chessò, la turchia occupasse militarmente la bulgaria) e dal 2003 per la situazione in iraq; molti erano, ahimé, fermamente convinti che fossero stati la cia e il mossad ad organizzare l’11 settembre; ma nessuno di loro era meno che amichevole, pronto alla discussione, tutt’altro che misogino - e in effetti alcuni degli arabi di cui sopra erano donne, alcune in minigonna, altre estremamente religiose e con il velo; alcuni/e erano degli sciupafemmine/sciupamaschi, altri/e erano chiusi e timidi; alcuni/e erano stronzi/e, altri/e ottime persone. dice: ma erano accademici. e che, gli accademici non sono persone come tutte le altre? anzi: non sono proprio gli accademici quelli che, grazie alla bossi-fini, hanno in proporzione più difficoltà a venire in italia a dare una bella scossa alle culture di entrambi?

certe volte mi scopro con raccapriccio a pensare che forse all’italia sia mancato una fase colonialista seria: perché dal colonialismo si passa al post-colonialismo, e durante il post-colonialismo il paese si riempie di immigrati, e avere accanto nella fila al supermercato persone diverse per origine o religione diventa talmente ovvio** che non è neanche più possibile istigare improvvisamente alle crociate o alla cacciata dei mori. certo, il bnp; certo, le pen; ma chiediamoci davvero, nel 2005, se abbiano più seguito in francia e inghilterra le loro idee o non piuttosto, in italia, quelle paraleghiste (a prescindere dal fatto che la lega alle elezioni prenda meno del psdi dei bei tempi). chiediamoci davvero perché solo in italia la fallaci (o un suo omologo) abbiano un seguito di massa, persino in una elite culturale (non sono ironico) come quella dei blogger. chissà se in inghilterra un blogger potrebbe mai sentire la necessità di scrivere quanto ho scritto io quissù.
(poi per fortuna mi ricordo che la germania ha avuto un colonialismo ridicolo quasi quanto quello italiano, eppure quasi il 10% della sua popolazione è di origine turca o curda, e quindi non occorre essere passati dai massacri nei territori d’oltremare per essere, oggi, capaci di non indignarsi per la semplice presenza di gente diversa - quindi strana - sul nostro prezioso territorio).

* anche a destra. ricordo a chi se lo fosse dimenticato che il foglio, proprio il foglio che ormai è più fallaciano della fallaci, tre anni e mezzo fa era stato l’unico giornale in italia, insieme al manifesto, ad essere querelato per il titolone-risposta “fuck you, oriana".
** ovvio non vuol dire che non ci sia intolleranza. anche l’intolleranza diventa ovvia. quello che manca, credo, è lo stupore primordiale del contatto con l’altro, l’isteria che prende il bimbo quando all’asilo per la prima volta la maestra gli dice che, a differenza che a casa sua, lì non è il capo del mondo, ma deve convivere con gli altri sulla base di princìpi generali.

ps visto che non sapevo come celebrare la notizia altrove, e visto che solo l’unità le ha dato un certo risalto nei giorni degli attentati in egitto, lo segnalo qui: cesare lodeserto, direttore del cpt di san foca (vicino lecce) è stato condannato a sedici mesi di galera per sequestro di persona, abuso dei mezzi di correzione, violenza privata e minacce. ovviamente tutto questo a danno dei reclusi del cpt.

13/7/2005

una piccola storia ignobile. c’è questo direttore del personale della volkswagen, peter hartz, stimato e riverito da tutti, uomo d’azienda ma anche socialdemocratico. un socialdemocratico come non ne fanno più? no, anzi, un socialdemocratico come prima non ce n’erano, e come purtroppo ora ce ne sono sin troppi, a sud come a nord delle alpi. un velardi tedesco, va.
insomma, questo signore fa il direttore del personale della volkswagen e tra i suoi compiti ha quello di chiudere contratti: ma l’azienda ha una lunga storia di sindacalismo tosto, e non è così facile strappare buoni accordi. allora il buon peter ha un’idea geniale: gli incontri preliminari coi rappresentanti delle parti sociali non li fa in sede, ma organizzando viaggetti qui e là, in modo da poter offrire ai suoi interlocutori cene lussuose, prostitute e mazzette. in questo modo gli interlocutori cedono e lui può strappare contratti favorevoli all’azienda, tagliando le spese, migliorando i conti ed ergendosi ad artefice dell’ascesa della volkswagen negli ultimi anni.
in questo modo si fa notare e, tra le altre cose, gli viene offerto di stilare un enorme piano di tagli allo stato sociale tedesco. lui non si fa pregare e (ottimamente retribuito dal governo federale per la consulenza) ci si mette d’impegno, tirando fuori un progetto chiamato come lui, hartz iv, che rappresenta il cuore socioeconomico dell’agenda 2010, un insieme di linee guida che secondo il governo schröder dovrebbero rilanciare la germania.
spiegare brevemente il piano è complicato e ci pensa già bene questo articolo della wikipedia, in inglese, ma non sono troppo lontano dal vero se sintetizzo il tutto in “andate a laura’, barbùn!". i sussidi di disoccupazione esistenti secondo hartz dovrebbero drasticamente tagliati, parzialmente negati agli immigrati (anche se hanno regolarmente pagato i contributi sociali negli ultimi anni) e a chi, pur disoccupato, ha soldi propri depositati in banca e/o un coniuge che lavora; tra le altre cose i disoccupati sono obbligati ad accettare qualsiasi lavoro, anche non nel proprio campo, e con paghe arbitrariamente basse, con effetti facilmente immaginabili sulla marginalizzazione degli strati sociali più deboli e un ulteriore impoverimento per gli abitanti dell’ex-germania est.
insomma, l’obiettivo di mille manifestazioni della sinistra anti-liberalista e di mille complimenti della sinistra moderna e riformista - che c’è anche in germania e non è troppo dissimile da quella italiana.
solo che nelle scorse settimane la storia dei viaggi di lusso usati per corrompere i sindacalisti è venuta fuori, insieme ad altre scorrettezze (rimborsi spese gonfiati, consulenze per aziende esterne, le solite cosette: qui una sintesi della faz), e hartz dopo aver tentato disperatamente di ignorare tutto non ha potuto far altro che dimettersi - oggi. ovviamente il governo ha fatto finta di niente e il piano sociale ideato da hartz va avanti, nonostante lo scandalo - figurarsi.
in tutta questa brutta vicenda c’è forse un unico aspetto positivo, ed è che hartz non ha ricevuto neanche un euro di buonuscita.

11/7/2005

gini genie. lo so, l’ho citato un paio di giorni fa ed eccomi di nuovo qui. ma davvero non riesco a trattenermi. è che - lo sapete - nell’ultimo mese sono stato parecchio in giro e solo ora sto finendo di recuperare tutti i post non letti negli archivi del mio account su bloglines, e il blog di momus me lo leggo per ultimo, come quando da bambino mi lasciavo per ultimo il centro pieno di crema di un cornetto, dopo aver mordicchiato il bordo fatto di sola massa.
insomma, leggere tutto un mese di post dal blog di momus in un solo pomeriggio dà un’idea straniante di quanto un blog possa (possa) essere interessante, ben scritto, disvelatore di realtà senza inutili provocatorismi, sempre condivisibile ma non come si condividerebbe le idee del proprio fratello gemello (ah, avere momus, come fratello gemello!).
tutto questo per dire che, scava scava, sottrai sottrai, occam-rasoia occam-rasoia, se proprio uno vuol capire cosa sia la destra e cosa la sinistra in a nutshell, beh, credo che questo post di momus sull’indice di gini sia davvero alla base di ogni altra considerazione. vi prego: è lunghetto, ma leggetelo. ne vale davvero la pena.
(per inciso, se mi sembrava prevedibile che l’italia ha tuttora un indice gini migliore della germania (dal mio punto di vista: cioè, distribuzione più omogenea della ricchezza), mi ha incuriosito molto leggere che ci sono pochi paesi al mondo in cui l’indice gini è in calo: momus cita la svezia, il canada e, sì, la germania. c’è qualche economista nei dintorni (zio?) che sappia se in italia, al momento (e con che velocità) l’indice gini stia salendo?)

bonus quote: One of the problems with the American system is that people don’t seem capable of voting according to their actual class interests: they vote as individuals, and they vote according to their dreams. They vote looking forward, not looking back. A poll conducted by Time/CNN on the estate tax issue in 2000 (reported by David Runciman in Tax Breaks For Rich Murderers in the London Review of Books) revealed that 39 per cent of Americans believe that they are either in the wealthiest 1 per cent or will be there “soon". That’s a lot of wishful thinking… and wishful voting.

6/7/2005

hanno la faccia come il culo. da repubblica.it: “kyoto non ha funzionato per gli stati uniti e sinceramente non ha funzionato per il mondo", ha detto il predidente americano, secondo il quale il fallimento è da attribuire al fatto che molte nazioni in via di sviluppo non hanno aderito al trattato.
mi sembra un’affermazione così demenzialmente clamorosa che mi sembra quasi inevitabile che repubblica abbia preso l’ennesima cantonata.

16/6/2005

e’ inevitabile. non parlero’ piu’ di politica*. e’ chiaro che non ho in alcun modo il polso della societa’ italiana. per dire, di tutte le centinaia di persone con cui ho parlato del referendum (studenti, docenti, amici, impiegati, parenti…) non un* si e’ dichiarat* volontariamente astensionista (un paio non hanno potuto votare perche’ domenica non potevano essere in italia). ora, il fatto che tutti i miei conoscenti rientrino nel 26% della popolazione italiana mi sembra sia un chiaro segno dell’inattendibilita’ di questo blog.

* scherzavo.

30/5/2005

e un referdum sul trips non lo propone nessuno? certo, trovarsi in compagnia dell’esultante calderoli mi lascia molto perplesso. rimane il fatto che io sulla battaglia del no alla nuova costituzione europea ci avevo speso oltre un anno, quando ancora lavoravo con attac in germania. il fatto che in italia molti semplifichino il voto francese come un orrido e inedito blocco corporativo fra trotzkisti e neofascisti mi rafforza nell’idea che davvero l’italia e’ il paese piu’ europeista (come del resto abbiamo il campionato piu’ bello, no?) solo perche’ siamo fra i piu’ ignoranti in materia. chi in italia ha fatto campagna per spiegare a quali novita’ (in termini di liberalizzazioni, privatizzazioni, deregolamentazioni) obbligava la costituzione europea? nessun partito, neanche rifondazione. secondo me essere stati costretti a scendere nelle strade a spiegare ai cittadini i presunti benefici del privatizzare gli acquedotti e’ stato una buona lezione di realismo per i politici francesi; e mi dispiace che, al solito, la politica italiana questa lezione se la auto-risparmi.
(poi, certo: se l’effetto del voto di ieri fosse quello, al contario del desiderato, di far arroccare ancor piu’ l’ue su posizioni puramente commerciali e monetarie sarebbe una catastrofe; ma sono speranzoso).

20/5/2005

sorge il sole, canta il gallo, ratzingér salta a cavallo. domani a bari inizia una roba cattolica, credo si chiami convegno eucaristico o qualcosa del genere. a me sin dal nome sembra una cosa tetra e seria, ma per qualche motivo la città pare destinata a popolarsi di giovini; l’area della fiera del levante, che a bari spacciano per fiera piú grande d’italia, verrà completamente adibita all’accoglienza dei cazzo di papaboys (/ and papagirls/ catchin’ fists). io ho mantenuto un contegno zen, cercando di non pensare a chi si accollerà i costi; bloccheranno metà tangenziale, ma in fondo una parte cospicua della città diventerà zona pedonale per una decina di giorni, e questo è sempre un bene; hanno finito di sbancare una bella ansa abbandonata dentro il porto, che ora sembra una triste versione trash di genova o barcellona; ma magari anche qui un giorno potranno usare questa superficie per festival come il goa boa o il sonar. insomma, cercavo di non essere negativo come al solito.
poi però ieri ho assistito all’installazione di altoparlanti ad ogni angolo di strada, nel centro - evidentemente perché qualche cittadino potrebbe essere tentato di marinare la cazzo di messa di ratzinger, fra due domeniche, e non sia mai! non potendo far arrivare un battaglione di guardie svizzere che ci porti con la forza al porto, se non altro ci costringeranno ad ascoltare la messa in diretta.
ora, con tutto il rispetto per la religione: ma non stanno un po’ esagerando? io gli altoparlanti per l’ascolto coatto dei proclami politico-religiosi li ricordo solo in due occasioni: in 1984 e durante la dittatura in uruguay, come racconta sepulveda in patagonia express.

16/5/2005

modernista/ futurista/ manifestazione qualunquista. grosso disclaimer: il referendum del 12 giugno si e’ trasformato in un enorme sondaggio sulla laicita’ dello stato, e da ateo non posso quindi che andare a votare e mettere la crocetta sui quattro si’ - e per quanto riguarda gli ultimi due quesiti lo faro’ anche con una certa convinzione.
detto questo, alcune considerazioni a margine:
1) mi sorprende molto, e talora mi fa persino sorridere, come tutti gli augusti terzisti che due anni fa predicavano un assoluto relativismo morale (chissenefrega della costituzione, non ci sono “certezze bianche o nere", discutiamo e cerchiamo di capire se la guerra sia o no una cosa opportuna) oggi si riscoprono pasdaran del manicheismo (affanculo le discussioni, “il dibattito su dove cominci la vita è […] sterile, oltre che stupido […] capisco il meccanismo, quindi rispetto le perplessità dei cattolici sull’eterologa [… ma …] le perplessità basate su una fede, per definizione, non possono essere attaccate razionalmente").
2) lo sappiamo tutti: questi referendum non otterranno il quorum, purtroppo, e il laicismo in questo paese disgraziato fara’ un ulteriore passo indietro; e tutto questo, lo dico con tristezza, sara’ l’ennesimo effetto del circolo vizioso cominciato con la folle strategia referendaria di dieci anni fa - di chi? dei radicali, chiaro. non ho modo di provarlo, ma tanto sono sul mio blog quindi dico quello che mi pare: ecco, io credo che se nell’estate del 1997 i radicali non avessero raccolto le firme per 35 (trentacinque) referendum, e se non avessero costretto gli italiani a votare su sei insignificanti temi nel 1997, e su altri sette nel 2000, forse in questo paese i referendum avrebbero ancora qualche chance di raggiungere il quorum.
3) mi sembra risibile polemizzare con la legge, come fa qualcuno, avanzando dubbi sulla competenza del legislatore su questi temi. scusate, ma a me sembra che la stessa (scarsa) competenza ce l’abbiano i promotori dei referendum. dubitare invece dell’opportunita’ di dare un indirizzo statale alla ricerca medica (quesito n.1) e’ legittimo, ma e’ opportuno ricordare che, attraverso i finanziamenti dati dal cnr (e quindi indirettamente dal miur), gia’ ora la ricerca pubblica italiana e’ pesantemente condizionata dalle scelte statali. non ho un’opinione precisa in tema, ma istintivamente tendo a pensare che una politica d’indirizzo centrale in generale non sia sbagliata.
4) infine, il ragionamento piu’ scivoloso, e per fortuna che ho il culo coperto dal disclaimer iniziale. lo dico? lo dico. io a questi referendum (e sul quesito n.2 in particolare) mi asterrei volentieri. perche’ io, lo ammetto, di medicina non so niente. non so, ne’ francamente mi interessa molto, sapere quando esattamente l’ovulo fecondato si ancora alla parete dell’utero; non so, ne’ francamente mi interessa molto, sapere quanto l’embrione sia acquoso e quanto, quindi, rischi di distruggersi nel processo di congelamento e successivo scongelamento. non so niente, di queste questioni - e la mia ignoranza e’ pari, ammettiamolo, a quella della stragrande maggioranza degli italiani. perche’ la mia opinione dovrebbe contare? michele serra qualche anno fa, durante l’era del sucidio referendario di cui sopra, scrisse un articoletto in cui piu’ o meno diceva questo: che noi viviamo in una democrazia rappresentativa proprio perche’ siamo convinti che incaricare qualcuno (deputati e senatori) di informarsi al posto nostro e decidere su temi tecnici di cui noi non capiamo niente sia il modo piu’ semplice ed efficiente di vivere in una comunita’. dice: e i referendum? i referendum secondo me hanno senso quando i temi trattati sono cosi’ semplici da essere comprensibili da tutti(*) , temi su cui nessuno abbia difficolta’ a farsi un’opinione - anzi, temi su cui tutti abbiano gia’ un’opinione quando si iniziano a raccogliere le firme. io, sinceramente, sul numero di embrioni congelabili non ho alcuna convinzione - e’ una mia colpa? chi sono io per decidere per la comunita’? (lo ammetto tranquillamente, il referendum n.2 e’ quello che trovo piu’ insensato).
(un indieaward al merito a chiunque sia riuscito ad arrivare fin qui: grazie, siete un pubblico fantastico).

(*) esempi: volete o non volete potere, un giorno, liberarvi legalmente di un coniuge che vi sta rovinando la vita? volete o non volete che le donne possano, un giorno, liberarsi legalmente di un cosetto che hanno in pancia invece di averne la vita distrutta? volete o non volete che i datori di lavoro possano, un giorno, liberarsi legalmente di un dipendente di cui hanno le palle piene? volete o non volete che qualche centinaio di migliaio di italiani possano legalmente aggirarsi armati per le campagne divertendosi a sparacchiare qua e la’?

ps solo dopo aver scritto questo post ho aperto bloglines e mi sono accorto che di questi temi, e con considerazioni a tratti simili, ha parlato in questi giorni anche il mio padrone di casa - e come al solito con piu’ serieta’ e flemma di me.
pps la citazione nel titolo c’entra proprio pochino, lo ammetto.

20/4/2005

io lo conoscevo bene. tübingen ha due facolta` di teologia, una cattolica - dove ratzinger ha insegnato a partire dal 1966, per poi scapparne via nel 1969, inorridito dal successo del filosofo marxista ernst bloch all’interno del movimento studentesco locale - e una protestante. il quotidiano locale, lo schwäbisches tagblatt, raccoglie le reazioni dei teologi tübinghesi all’elezione di ratzinger. qui l’articolo. e` interessante che anche un giornale moderatamente conservatore in germania possa permettersi senza problemi di aprire un pezzo sul nuovo papa cosi` (traduzione mia e approssimativa):
sorpresi, delusi, per lo piu´, ma anche in attesa curiosa di vedere cosa portera` davvero il nuovo pontificato: cosi` hanno reagito ieri teologi ed altri di tübingen e dintorni all’elezione di joseph ratzinger a nuovo papa. come benedetto xvi - sono in molti a sperarlo - non potra` semplicemente continuare cio` che da (due volte) custode supremo della fede ha cominciato.
“un’enorme delusione per gli innumerevoli che speravano in un papa pastore d’anime e riformatore": cosi` ha commentato hans küng l’elezione di ratzinger, una volta suo collega a tübingen. eppure sulla base dell’esperienza küng invita all’attesa: il papato e` oggigiorno una impegno e una sfida tali “che ogni persona ne potrebbe essere cambiata", come giovani xxiii e paolo vi hanno dimostrato. ora e` la volta di osservare i primi segnali: come saranno assegnati importanti incarichi curiali, a quale programma alludera` il discorso di insediamento, quale corso definira` la prima enciclica, le prime decisioni.”

e ancora
michael broch, dal 1997 incaricato ai programmi radio della diocesi, e prima per 22 anni prete a mössingen, ha sostenuto a tübingen nel 1969 l’esame finale di teologia con joseph ratzinger e hans küng. si ricorda ancora il corso di “introduzione al cristianesimo” di ratzinger, le sue osservazioni sul concilio: “erano pensieri quasi rivoluzionari", dice broch, che spesso sedette nella studio da professore di ratzinger. dice di non aver mai capito la svolta del futuro papa “a questa linea conservatrice".

4/4/2005

here’s to you, nicola and… manca mezza giornata alla chiusura dei seggi. mezza giornata in cui tentare l’impossibile, non tanto convincere possibili elettori di fitto a votare vendola (impresa disperata) quanto motivare possibili astensionisti.
lo premetto: non condanno l’astensionismo in quanto tale. nel 2001 io stesso per pigrizia e disillusione ho evitato di tornare da tübingen in italia per votare alle politiche; ma ho sempre collegato l’astensionismo alla delusione per un candidato poco rappreentativo, di basso profilo, sconfitto in partenza.
nichi vendola non è nulla di tutto ciò. la sua candidatura alla presidenza della regione puglia è l’atto piú politicamente eversivo, emozionale, anarchico sia stato tentato nella politica italiana degli ultimi dieci anni. leggere le sue dichiarazioni è stupirsi di come un politico sappia parlare direttamente, chiaramente, idealmente. prendete queste sue dichiarazioni sarcasticamente riportate dal sito del suo sfidante e segnalate su suzukimaruti: si può non condividerle, magari, ma non si può trovarle paludate, burocratiche, scazzate. personalmente non credo fitto sia un cattivo politico: piú semplicemente (e, per quanto mi riguarda, molto piú comprensibilmente) in puglia si sfidano due candidati che rappresentano due visioni del mondo antitetiche: un candidato di destra, destra vera, forse (forse) persino onesta - i cui interessi da difendere sono comunque opposti ai miei, e in generale a quelli di un ventiseienne squattrinato e semi-precario; e un candidato di sinistra, sinistra vera, con un modo di fare, di pensare e di comunicare che difficilmente capiterà mai di ritrovare nella politica nazionale.
lo ripeto: rispetto chi dovesse decidere di non andare a votare (e di non andare a votare vendola). ma sia ben chiaro che con ogni probabilità mai, mai piú potremo scegliere fra due candidati così paradigmatici delle differenze tra quello in cui crediamo e quello in cui non crediamo.
su, alzate il culo e correte al seggio!

1/4/2005

ruini is playing at my house – my house. dovrebbe essere auto-evidente, ma forse è il caso di precisarlo, di metterlo nero su bianco: è scandaloso, ripeto, scan-da-lo-so che l’italia si fermi per l’agonia di un capo di stato straniero.
è scandaloso che quanto di piú alto pertiene alla vita democratica di un paese, la politica e le elezioni, si lascino influenzare dall’imminente morte del capo di una religione, pur maggioritaria (?) e che certo (purtroppo) non imploderà dopo la morte del suo attuale santone.
è scandaloso che si debbano annullare comizi, che mostre e installazioni non possano neanche essere sonorizzate, non sia mai che qualcuno possa dimostrare apertamente di infischiarsene della salute cagionevole di un ottantaquattrenne da anni malato di parkinson e che, in fondo, prima morrà e prima smetterà di soffrire.
è scandaloso che all’andazzo generale si accodino senza distinzioni storace, rutelli, calderoli (nonostante la lega qualche tempo fa si esprimesse diversamente).

(per inciso: mezz’ora fa rainews24 trasmetteva in diretta, senza commento, un qualche canto religioso cantato da una folla dentro s. pietro, esattamente come solitamente fa radio maria. in questo momento una giornalista in adorazione sta intervistando stefania belmondo e la ringrazia per aver parlato del ruolo della fede nelle sue vittorie e per aver citato qualche aforisma del papa. vomitevole).

update: sviscerano il tema anche restodelmondo sul suo rinnovato blog, .mau. e
the rat race
.

update - #2: ormai a roma sono con tutti evidenza ai riti vudu, come dimostra questa foto di repubblica.

(che tra l’altro a me ricorda tantissimo l’immagine sull’involucro del vinile dell’ultima raccolta di rarità degli yo la tengo).

update - #3. c’è qualcosa di più scandaloso del silenzio pre-mortem: gli omaggi post-mortem. one more blog segnala che a jesi per esempio è stato impedito a margherita hack di tenere uno spettacolo in programma - a causa del lutto cittadino, ovviamente. temo che di episodi del genere - la necessità di esprimere platealmente il proprio lutto, dico - ce ne siano però stati molti altri.

21/2/2005

la maggiore tragedia della modernita` e` la mancanza dei biglietti ai festival cinematografici. (post in cui da piccole, minimalistiche e personali esperienze di vita traggo conclusioni millenaristiche per l’italia intera – del resto, alberoni se lo puo` permettere e io no?)
dieci giorni fa era un venerdi` freddo e piovoso, teoricamente a berlino c’era il festival, nella pratica i biglietti per i film sulla carta interessanti erano esauriti da ore se non da giorni. quindi, alla fine maria ed io siamo finiti in un multisala di alexanderplatz a vedere, in mancanza di meglio, un filmetto storico tedesco, napola.
se ve lo steste chiedendo (ve lo state chiedendo, ammettetelo) “napola” non e` un punto dello scopone scientifico, ma un acronimo (i tedeschi hanno una passione congenita e irrazionale per gli acronimi) che sta suppergiu´ per “campo di formazione politica nazionalsocialista". si`, e` l’ennesimo film sul nazismo.
la trama e` presto detta: il protagonista e` un adolescente naturalmente portato per la boxe, friedrich. un professore di ginnastica lo nota e lo arruola in una scuola, napola appunto, in cui il fior fiore della gioventu´ ariana viene selezionato e formato per diventare gruppo dirigente. per friedrich e` un modo di sfuggire alla poverta` e ad un avvenire come garzone di fornaio, ma nel napola i ragazzi sono costretti ad una disciplina severa che spesso sconfina nella legittimazione del nonnismo (un ragazzo costantemente deriso in quanto piscialletto finisce per suicidarsi buttandosi su una granata che sta per esplodere su un gruppo di ragazzi – cosa che lcuriosamente o qualifica all’istante, e post mortem, come eroe), nell’esaltazione del corpo e anzi del disprezzo di chi e` fisicamente meno prestante (il ragazzo debole e gracile, ammesso in quanto figlio di un gerarca, che se la cava meglio con le parole), nella brutalita` di chi ha un fine e non tollera debolezze esentimentalismi. il protagonista crescera` nei sei mesi passati nel napola, si irrigidira`, aprira` finalmente gli occhi, verra` finalmente cacciato – la versione piu´ democratica possibile di happy ending, per una storia che parla di adolescenti indottrinati dai nazisti.
raccontato cosi` forse non sembra, ma secondo me il film ha molto a che fare con l’attimo fuggente. solo che il ruolo di robin williams qui non e` preso dall’inizialmente simpatico professore che arruola friedrich e lo aiuta a diventare un campione; a far crescere friedrich (e pochi altri) e` il contesto, la guerra, la brutalita`, una notte passata a cacciare animalescamente e poi massacrare prigionieri russi disarmati riusciti ad evadere, bambini compresi. robin williams non e` una singola persona, ma quell’intero periodo.
il film non e` granche´, dal punto di vista della regia almeno: spesso estetizzante e con dialoghi a tratti retorici e inconcludenti. e` ben scritto, pero`, soprattutto perche´ riesce ad equilibrare molto bene i vari piani: non si dice che e` solo colpa della guerra (russi e tedeschi non ne escono ugualmente brutali); non si dice che e` solo colpa dei nazisti (c’e` spazio per le pulsioni personali e il libero arbitrio sanguinario); non si dice che e` solo colpa dei singoli (c’e` un sistema che li condiziona e li inquadra). tutto e` al suo posto, ideologicamente, insomma, ed e` interessante la scelta di identificare l’acme del film con la sconfitta di friedrich nell’incontro di boxe decisivo, quello che finalmente lo portera` a essere cacciato - eticamente, una vittoria - suo malgrado. nel complesso, un buon filmetto di formazione sulla generazione di chi durante la guerra aveva 15 anni o poco piu´.
perche´ ne parlo? perche´ mi sembra un ottimo esempio di come oggi si faccia storiografia (per le masse) in germania. nei film tedeschi il ruolo dei “nemici” non e` mai discusso; i crimini sono sempre tedeschi, non c’e` mai un tentativo di scaricare su (o di dividere con) altri le colpe. i polacchi hanno fatto la loro parte ad auschwitz? probabile, ma un film tedesco non lo dira` mai, tanto meno con lo scopo di lavarsi la coscienza. i russi hanno fatto terra bruciata mentre avanzavano in germania nel 1945, per non parlare dei bombardamenti angloamericani? sara` compito loro occuparsene, un giorno.
di questo approccio ho parlato spesso con miei amici e conoscenti tedeschi. qualcuno di loro ritiene che, a distanza di 60 anni, la germania risenta un po’ troppo del complesso del carnefice, della consapevolezza di essersi macchiata di tali crimini da non poter aspirare ad altro che ad un eterna richiesta di perdono. un po’ troppo? a me non sembra. io non so se una seria riflessione russa, inglese o americana arrivera` mai sui crimini di guerra commessi dagli alleati in quel periodo. di certo trovo assai salutare che i tedeschi non se ne preoccupino. se c’e` un rischio, oggi, nel 2005, di tornare a quei momenti, questo e` che il nazionalismo torni a farsi sentire; e che un popolo si cosparga, regolarmente e collettivamente, il capo di cenere e` un ottimo antidoto al nazionalismo, secondo me. e` sempre meglio ripulire il proprio occhio, sia pure di una pagliuzza (e certo, nel caso dei tedeschi – o degli italiani – non si tratta di pagliuzze), prima di iniziare a parlare delle travi altrui.
sempre che un popolo senta il bisogno di farlo, certo. che´ il confronto con l’italia di oggi mi sembra davvero impietoso. anche senza andare a scomodare il blog di stefio (no link), mi fa davvero impressione pensare che qui invece c’e` gente (an in primis) che fa campagna elettorale usando pesantemente toni di nazionalismo patriottardo, e che in tv ci sono film in cui gli italiani si autoassolvono bellamente di ogni colpa – ma figuriamoci, cosa abbiamo fatto di male noi, era tutta colpa di quei bolscevici assetati di sangue. poi capiamoci: non dico che i partigiani sloveni fossero tutti dei filantropi, certo; dico che forse la riflessione su quel periodo sarebbe meglio lasciarla a loro, agli sloveni e ai serbi e ai croati - e infatti mi fa piacere che la tv pubblica slovena abbia gia` comprato un cuore nel pozzo. mi fa un po’ meno piacere che difficilmente un film di tema uguale e contrario, sulle responsabilita` italiane in istria, sarebbe trasmesso dalla rai. anzi: un film di tema uguale e contrario, ma storiograficamente piu´ solido, non e` stato trasmesso dalla rai (che pure ne detiene i diritti). certe volte ho davvero l’impressione che l’italia, di tutti i paesi che hanno combattuto la second a guerra mondiale, sia quello in cui con piu´ facilita` e leggerezza si sia iniziato il processo di rimozione collettiva.

8/2/2005

che lo propongano un lituano e un ungherese lo posso pure comprendere. che gli si accodi un italiano no, e mi fa senso. concordo fino all’ultima parola con the rat race. il comunismo in italia e in europa occidentale non sono stati carri armati e carceri politiche ma pasolini, sartre, il bund ashkenazita, berlinguer.

24/1/2005

il paradosso del gelataio di centro. succede talora che i matematici applichino ai fatti della vita modelli o strumenti logici propri della loro professione. spesso e volentieri il mondo li ricopre di pernacchie giacche´ i loro ragionamenti paiono strambi e controintuitivi (si tratta di quella che alcune persone a me vicine definiscono “sindrome di don ferrante” - espressione tra le piu´ detestate in assoluto per quanto mi riguarda).
qualche giorno fa .mau tentava una riflessione neutra e senza pregiudizi sul luogo comune secondo cui le elezioni si vincono al centro; per farlo usava immagini sufficientemente semplici (una spiaggia, dei venditori di gelati), forse tanto semplici da incitare l’ipotetico lettore non-matematico a rigettare le sue tesi come bislacchi rimuginamenti staccati dalla realta`. .mau ipotizzava, in breve, che inseguire i voti al centro possa portare pochi e dubbi vantaggi ma contemporaneamente far perdere l’entusiasmo alle ali estreme, che facilmente rinuncerebbero a votare; piu´ facilmente, anzi, di quanto il centro si lascerebbe sedurre.
piu´ ci penso, invece, piu´ la sua tesi mi convince. mi impressiona come, in questi giorni, mi capiti di incontrare un sacco di amici e conoscenti assolutamente intenzionati a partecipare alla campagna elettorale di vendola. capiamoci: si tratta di persone certamente di sinistra; certamente politicizzate; ma che non hanno mai fatto prima vita di sezione (come neanch’io l’ho mai fatta, del resto). sono persone che traggono linfa politica dalla possibilita` di sostenere un candidato entusiasmante; sono di certo persone (come me del resto) che avrebbero pure disciplinatamente votato boccia, se fosse stato lui a vincere le primarie, ma non avrebbero partecipato attivamente alla sua campagna elettorale. troppo grigio boccia, troppo povero di lati affascinanti e coinvolgenti. anzi: non conosco nessuno della margherita (simpatizzante ma, attenzione, non gia` attivista) che avrebbe dato una mano alla sua campagna per entusiasmo verso di lui. anzi, a bari i giovani della margherita che conosco hanno in gran parte votato vendola, alle primarie. sarebbe gia` un gran risultato partire da questo, nell’analisi, e non ipotizzare complotti o crisi della politica per come la conosciamo.

(e poi certo, mai piu´ ripetero` il termine “entusiasmo” di qui alle elezioni, che´ il fantasma di radio progo aleggia ancora su tutti noi).

18/1/2005

essere d’accordo con bondi per la prima volta nella vita. da repubblica.it: bondi, rutelli rifletta se rimanere nel centrosinistra

14/1/2005

le primarie in puglia. posto che l’idea di fare delle primarie per scegliere il candidato satrapo (coyright di wile) per le prossime regionali in puglia mi sembra un po’ ridicola, soprattutto perche’ ci saranno probabilmente interi pullman di dirigenti ds che occuperanno militarmente e disciplinatamente le urne.
posto che gli slogan ormai sono insopportabilmente vacui e camaleontici (in confronto “meno tasse per tutti” era un capolavoro di trasparenza e onesta’ intellettuale), e che decidere di votare un candidato perche’ urla “la puglia per tutti” o “c’e’ una puglia migliore” e’ davvero difficile.
posto che mi da’ molto fastidio che su entrambi i siti non ci sia uno straccio di programma: in uno la relativa sezione risulta in costruzione (se non ora, quando?) e nell’altro mi si ingiunge di scriverlo io, il programma (altro? un caffe’? mi devo mettere la scopa in culo cosi’ ti ramazzo la stanza?).
posto che mi sembra sommamente indegno che entrambi i candidati di sinistra abbiano riempito bari di manifesti abusivi (e quindi, in definitiva, abbiano evaso delle tasse), considerato che entrambi dichiarano di mirare ad una maggiore moralita’ civica nella gestione di questa regione - questa regione che trae gran parte dei propri mali proprio dall’estensione spropositatamente ampia della zona d’ombra tra legalita’ e delinquenza.

POSTO TUTTO QUESTO, nichi vendola e’ una figura di statura morale, civica, politica infinitamente piu’ alta di francesco boccia.
nichi vendola e’ stato deputato nelle ultime quattro legislature. e’ stato un elemento di spicco del movimento omosessuale in una regione ancora molto reazionaria sul tema. ha condotto un enorme lavoro all’interno della commissione parlamentare antimafia, sin dai tempi delle stragi mafiose dei primi anni ‘90. si e’ esposto in prima persona per anni contro la cementificazione delle coste pugliesi e contro tutte le ecomafie che da queste parti spadroneggiano. e’ stato fra i pochissimi rifondaroli che nel 1995 con un atto di pragmatismo hanno sostenuto il governo maccanico. e’ molto vicino a pax christi.
per questo e per tanti altri motivi mi sembra che vendola sia una persona piu’ adatta a diventare presidente della regione puglia; di piu’, credo davvero che abbia piu’ appeal e carisma di un grigio economista neoliberista che ha tracorso gran parte della sua vita lontano da questa terra di merda (per carita’, scappare e’ la mia stessa aspirazione: ma io non mi candido a presidente della regione), dal volto straordinariamente lombrosiano.
per questo, invito chiunque di voi sia abiti in puglia a perdere dieci minuti del proprio tempo e ad andare a votare per vendola alle primarie di dopodomani. davvero non ci meritiamo altri cinque anni di fitto.
(per votare basta andare nelle sedi che trovate elencate qui: basta un documento d’identita’ e un euro).

12/1/2005

roots bloody roots. oggi mi arriva una lettera dal dipartimento delle politiche comunitarie della presidenza del consiglio dei ministri. carta plastificata pesantissima, bicromatica bianco-azzurra. è indirizzata “ai sig.ri capi famiglia [sic] del comune di bari". in effetti io sono il capo famiglia di me stesso, quindi apro. “sono lieto di invitare la s.v. al convegno «la nuova europa e le radici cristiane» che si terrà il 15 gennaio 2005 alle ore 10,00 a bari presso bla bla bla, e di ospitarla al buffet previsto nel corso dei lavori". ovviamente ho anche pensato per un attimo di andarci, poi mi sono reso conto che sicuramente sarà pieno zeppo di altri pezzenti come me che ci andranno solo per il buffet - la prospettiva è di conseguenza quella di un bottino troppo esiguo. lascio perdere.
visto che sfuma il buffet, faccio caso alla firma: on. prof. rocco buttiglione - “buttiglione” chissà perché tutto maiuscolo.
ora, dico: per me è miracoloso che per dargli il contentino dopo la trombatura da commissario ue basti una tourné per l’italia in cui costui possa vaneggiare di radici cristiane. dice: ma è coi nostri soldi! ih, ecchessarammai!
voglio dire: pensate che posto piacevole sarebbe l’italia se bastasse dare un piccolo vitalizio a tutti i leghisti (e a gasparri, e a schifani, e a rutelli, e a caldarola…) per convincerli a mollare la politica e a non rompere piú le balle. ognuno con la sua bella serie di tristi conferenze con una manciata di partecipanti attirati da un magro buffet. poi, pensate quante persone finirebbero a lavorare nell’indotto: luci, microfoni, catering. magari si riesce persino a far ripartire l’economia.

16/12/2004

regimi. sul guardian è la notizia d’apertura, ma i giornali italiani ne hanno parlato poco e forse non tutti ne hanno letto, quindi vale la pena riassumere la storia: in gran bretagna il ministro degli interni, david blunkett, ha un’amante (scusate la parola). costei si serve di una tata, che però ha bisogno di un visto che tarda ad arrivare.
blunkett chiama l’ufficio competente e chiede di accelerare la pratica: la cosa viene fuori e lui si dimette.
ora, visto che la sinistra è costantemente accusata da stuoli di forzitalioti e terzisti assortiti di godere a vedere le persone in galera, mi piacerebbe che si riflettesse su un episodio del genere, che alla fine non ha portato al carcere per nessuno.
forse il fatto è che le leggi fatte per salvaguardare interessi privati sono ormai state così assorbite dal sentire comune che neanche si nota piú il fatto che siano non solo scandalose (tante cose sono scandalose), ma intimamente antidemocratiche.

23/11/2004

cosa abbiamo fatto di male per avere un (autoproclamato) leader del genere? dall’intervista di rutelli a repubblica: noi dobbiamo farci riconoscere dai militanti, dagli elettori e da tutti gli italiani che cercano una alternativa a questa sgangherata coalizione oggi al governo. avviamo presto una riflessione comune, una consultazione tra le forze che hanno deciso di scendere in campo insieme per battere berlusconi. e, con prodi, decidiamo… fantastico, vero? finalmente un pacato ma serio confronto su ciò che conta, sui contenuti. … con prodi, decidiamo un nome credibile e convincente. io ritengo che l’appellativo “l’alleanza” possa rispondere a queste esigenze.

12/11/2004

e` un’ovvieta`, ma qualcuno deve pur ricordarlo. l’ovvieta` e` che camillo gioca spudoratamente con le parole, con le citazioni, con le fonti, piegandole ai suoi scopi neoconi come neanche uri geller coi cucchiai. un esempio: leggete il passo seguente, tratto dall’economist:
the bedrock on which the study is founded is the same as that on which opinion polls are built: random sampling. selecting even a small number of individuals randomly from a large population allows you to say things about the whole population. […] the best sort of random sampling is one that picks individuals out directly. this is not possible in Iraq because no reliable census data exist. for this reason, dr roberts used a technique called clustering, which has been employed extensively in other situations where census data are lacking, such as studying infectious disease in poor countries. […] this cluster [fallujah] had many more deaths, and many more violent deaths, than any of the others. for this reason, the researchers omitted it from their analysis—the estimate of 98,000 was made without including the fallujah data. if it had been included, that estimate would have been significantly higher. […] so the discrepancy between the lancet estimate and the aggregated press reports is not as large as it seems at first. the lancet figure implies that 60,000 people have been killed by violence, including insurgents, while the aggregated press reports give a figure of 15,000, counting only civilians. […] the study is not perfect. but then it does not claim to be. […] iraq seems to be a case where more statistics are sorely needed.
si tratta, lo avrete capito, del famoso studio pubblicato su lancet. traduco alla bell’e meglio per chi non ama leggere in inglese:
la base teorica su cui lo studio e` fondato e` la stessa su cui sono basati i sondaggi d’opinione: il campionamento casuale. selezionare casualmente anche un piccolo numero di individui da una grande popolazione ti permette di dire cose riguardo all’intera popolazione. […] il tipo migliore di campionamento casuale e` quello in cui gli individui vengono scelti direttamente. questo non e` possibile in iraq perche´ non esistono registri anagrafici affidabili. per questa ragione, il dr roberts ha usato una tecnica chiamata clustering, che e` stata sfruttata abbondantemente in altre situazioni in cui i registri anagrafici sono assenti, per esempio per studiare una malattia infettiva in paesi poveri. […] in questo cluster [fallujah] sono avvenute molte piu´ morti, e molte piu´ morti violente, che negli altri. per questa ragione, i ricercatori l’hanno escluso dalla loro analisi - la stima di 98.000 e` stata fatta senza includere i dati di fallujah. se fossero stati inclusi, quella stima sarebbe stata significativamente piu´ alta. […] ne consegue che la discrepanza tra la stima del lancet e i resoconti aggregati della stampa non e` cosi` ampia come potrebbe sembrare a prima vista. i dati del lancet implicano che 60.000 persone, inclusi i combattenti, hanno trovato morte violenta, mentre i resoconti aggregati della stampa riportano un dato di 15.000, contando solo i civili. […] lo studio non e` perfetto. ma neanche afferma di esserlo. […] quello dell’iraq sembra un caso in cui c’e` disperatamente bisogno di piu´ statistiche.
tutto questo a me sembra ragionevole. il lancet e` forse la rivista medica piu´ prestigiosa al mondo, prima di pubblicare questo studio l’avra` sottoposto a uno o piu´ esperti imparziali e anonimi, come succede di solito in questi casi. e a me sembra che anche l’economist dica che la base statistica dello studio e` solida; che trattandosi di una zona di guerra, le fluttuazioni statistiche potrebbero essere piu´ evidenti che altrove - e in questo caso lo studio del lancet ha deciso di optare per stime piu´ prudenziali; che le ipotesi del lancet non sembrano in contrasto assoluto con le cifre della stampa embedded. del resto, il modo migliore di valutarle sarebbe quello di ripetere un’analisi simile (come del resto vale sempre per tutte le scienze sperimentali). camillo invece da` per scontato che lo studio del lancet sia una stronzata (e neanche si prende la briga di giustificare questa sua opinione), e l’articolo dell’economist lo risassume cosi`: “la notizia (diciamo così) di the lancet, secondo cui in iraq sarebbero morti 100 mila civili, è basata su un sondaggio, sì su un sondaggio. e’ ridicolo, ma è così. l’economist lo prende sul serio però, per smontarlo.”
io sono abbastanza sicuro che, passati i tempi bui in cui leonardo lo controllava accuratamente, e non poteva permetterselo, camillo abbia bellamente ripreso a leggere, degli articoli, solo il primo e l’ultimo paragrafo.

11/11/2004

l’unica democrazia del medio oriente. nell’unica democrazia del medio oriente, costantemente messa in pericolo dalla proliferazione delle armi dei paesi circostanti, e` stato appena democraticamente ri-arrestato mordechai vanunu. il tecnico nucleare aveva 19 anni fa incivilmente e antidemocraticamente rivelato al mondo che, dopo aver distrutto la centrale nucleare di osirak, in iraq, israele si era in realta` dotata a sua volta di qualche centinaio di bombe atomiche. il nuovo democratico arresto di vanunu sarebbe dovuto alla sua imperdonabile ostinazione: qualche mese fa vanunu avrebbe addirittura concesso un’intervista all’organo del partito comunista britannico, il sunday times, in cui attaccava la politica degli armamenti del suo paese.

31/10/2004

boutade. mi terrorizza ammetterlo, ma secondo me la lega ha ragione a dire che occorrerebbe fare un referendum sulla ratifica della costituzione europea. è ridicolo che l’italia si spacci per il paese piú europeista d’europa (quindi del mondo) solo perché è l’unico in cui non si discute mai di cosa l’unione europia davvero sia, e debba essere.

27/10/2004

indorsamenti. una delle cose belle del passato, come le girelle e le estati passate in spiaggia a fare castelli di sabbia e le bici ripiegabili e i puffi su italia 1 alle 8 di sera, era la politica: la destra conservava, la sinistra progrediva, facile.
ora invece il mondo è pieno di sinistra che ritiene necessario moderarsi, e di destra che invece ambisce a presentarsi come sinistra (prendete i radicali) - ma non è vero niente. la questione è che ormai la destra non è piú necessariamente conservatrice: il mondo è pieno di destra che vorrebbe riformare il mondo (in peggio, ma questo è un altro discorso): prenderne atto sarebbe un bel passo in avanti per il dibattito politico.
così capita sempre piú raramente (di certo non sul corriere) di leggere un bell’articolo di destra, di destra che non ha paura di spiegare la sua visione del mondo e di trarne le dovute conseguenze. secondo me andrew sullivan appartiene a questa destra: una destra di cui non condivido pressoché alcuna idea, ma che non bara con le categorie, non ha paura a correggere la propria rotta sulla base degli eventi, riesce persino a chiedere (quasi) scusa per le proprie cantonate. una destra che non ama le istituzioni internazionali, ma che si rende conto che tocca farci i conti, se necessario, e in modo non imbroglionesco; che si rende conto che una guerra (non importa quanto sia giusta) o si è in grado di portarla avanti seriamente e in maniera eticamente ineccepibile, o non si inizia; che si rende conto che “what bush isn’t good at is magnanimity. but a little magnanimity and even humility in global affairs right now wouldn’t do the united states a huge amount of harm"; che si rende conto che, proprio nel proprio interesse, nell’interesse di questa stupida e immorale guerra che aspirerebbe a diventare una guerra universale contro il male, “this is not, should not be, and one day cannot be, bush’s war".
ecco, se la destra neocona e apragmaticamente idealista ricominciasse adesso da queste prese d’atto, forse si potrebbe tornare a dialogare un po’: a sputarcisi addosso, ma senza dubitare delle altrui capacità mentali.
(poi certo, la destra reazionaria rimane un’altra cosa ancora. e anche la sinistra, per fortuna.)

22/10/2004

mi spiega che penso e bevimmo o’ cafe´. e` bello che non abbia sprecato tempo a dire perche´ il dibattito sul voto contro buttiglione e` ridicolo e senza alcun fondamento - e anche molto provinciale, aggiungerei, del tipico provincialismo che si ha quando si confronta il modo di fare politica italiano con quello del resto d’europa. e` bello che non abbia sprecato tempo, dicevo: perche´ non avrei poi potuto che vergognarmi dei miei scarabocchi rispetto a questo post - lungo come tutti i discorsi politici degni di questo nome.

6/10/2004

e voi, ve lo ricordate dov’eravate quando lo avete saputo? sì, dico, lo ricordate cosa stavate facendo quando avete saputo che bush aveva vinto le elezioni del 2000?
nei giorni scorsi si è sviluppato un discorso interessante nella blogosfera che conta: wittgenstein esecra per l’ennesima volta le famose bugie di michael moore (che poi, dico, andate a leggere quel famoso pdf stilato da dave kopel: alcune sono vere bugie, per carità, ma altre sembrano davvero discussioni tra braccio di ferro e bruto: “in florida nessuno ha reso difficile il voto all’elettorato nero” “sì che sì” “no che no” “sì che sì"…); wittgenstein ribadisce il carattere falso e bugiardo di moore, dicevo, e brodo primordiale e giovani tromboni gli rispondono, detta in due parole, che se là al governo ci sono bush & co., forse un democratico americano avrebbe di meglio da fare che raccogliere - e un europeo di sinistra avrebbe di meglio da fare che rilanciare - i 59 inganni di moore - che all’interno dei suoi discorsi di stampo demagogico ci saranno anche stati, per carità, ma che fanno da contorno, come in ogni comunicazione politica, ad un messaggio forte e tutto sommato onesto: soprattutto perché di bugie, imprecisioni e inganni il governo americano ha fatto uso in maniera smodata, negli ultimi quattro anni, e in questo modo gli è riuscito qualcosa di peggio che vincere immeritatamente una palma d’oro. controreplica finale di wittgenstein: no, perché gli oppositiori di bush hanno dalla loro parte la ragione, e dovrebbe bastare; e poi il colpo del (quasi) ko: «se qualcuno della loro parte avesse piantato più grane ai neocons sulle loro pagliuzze, ora sarebbe meglio per tutti. invece probabilmente ci fu qualcuno che disse “guardate che dall’altra parte sono peggio”.»
che dire? che le tesi di sofri hanno alle spalle un modello di etica che è difficile criticare – anzi, che sarebbe difficile criticare, se non fosse che non ci troviamo in un manuale di filosofia politica, ma in un mondo che sta andando velocemente allo sfascio. dopo quarant’anni di malgoverno democristiano ("in che senso, scusi?” “ma perché, lei non è d’accordo?"), dopo tanti anni in cui la dc ha fatto le peggio porcate, dicevo, era doveroso aspettarsi che comunque il pci usasse mezzi politici piú etici; o allo stesso modo, i governi di aznar o di kohl, per esempio, sono stati assai discutibili, ma questo non avrebbe legittimato campagne d’opposizione piú o meno menzognere.
però, per dire: io sono anche contro l’omicidio politico, ovviamente, ma se l’attentato contro hitler del ‘44 fosse riuscito e avesse risparmiato all’europa un anno di guerra, oggi nessuno ci piangerebbe troppo su. dice: “orca, stai insinuando che bush e hitler sono uguali!” no, e infatti non mi auguro un colpo di stato negli usa: quello che dico è che è miope non accorgersi che bush non è un normale, cattivo governante di destra - come aznar, o kohl, o raffarin, o … (scusate, sto finendo di inghiottire il rospo) … o persino berlusconi. bush è qualcosa di nuovo, pericoloso e diverso, anche rispetto a nixon o reagan - e la nuova percezione che nel mondo si ha degli usa credo ne sia una conseguenza che salta agli occhi. l’amministrazione bush ha introdotto sulla scena politica mondiale un modus operandi che non si vedeva da decenni: noi facciamo così perché questo avvantaggia i nostri cittadini, e pazienza se qualcun altro verrà svantaggiato: noi siamo sicuramente nel giusto, perché siamo americani. e questo in ogni ambito: il golpe in venezuela, il trattato di kyoto, il tpi, le impronte prese a tutti gli stranieri in arrivo (ma se il brasile fa lo stesso con gli americani sono cazzi), guantanamo, il concetto di attacco preventivo (prontamente mutuato da putin: e perché no, in effetti?), i dazi sulle merci europee e, ovviamente, la guerra.
dicevo: chi si ricorda cosa stava facendo quando per la prima volta ha sentito della vittoria di bush, quattro anni fa? io ne ho un ricordo molto vago, credo fossi nella cucina di una casa dello studente a farmi un caffé, c’era una radio accesa e mi sono detto: “ah, sì, ieri si votava in america; ha vinto il repubblicano - bah, peccato". per non parlare della rielezione di clinton, di cui ricordo a malapena gli articoli sui giornali del giorno dopo. a pensarci oggi, nel 2004, tutto questo mi sembra ridicolo. tutti noi oggi sappiamo quando si vota in america, come funziona il sistema elettorale americano, chi esattamente sono gli sfidanti, cosa propongono su ogni tema… però se è vero, come è vero, che chi vince le elezioni fra qualche settimana diventerà non solo presidente americano ma, nei fatti, anche unico leader mondiale, non ci si può nascondere che questa leadership non è affatto democratica. cioè: gli stati uniti sono sicuramente, internamente, una democrazia, e anche ben solida; il fatto è che i mezzi con cui governano quasi tutto il resto del mondo (o non si vuole ammettere neanche questo?) sono prettamente autoritari. sempre in nome del benessere degli americani, beninteso; sfruttando i canali economici e diplomatici, dove possibile - altrimenti con la forza, pura e semplice. questa secondo me è una novità che non si può ignorare, una novità forte e che muta la nozione stessa di democrazia riportandola, se vogliamo, al suo modello primigenio: atene che attraverso un’assemblea di poche decine di migliaia di uomini liberi governa se stessa ma anche le sue colonie sparse in mezzo mediterraneo.
la comunicazione politica americana nel 2004 non può andare avanti (solo) con adesivi sui paraurti e pacati confronti televisivi come si è sempre fatto in passato, quando la posta in gioco era un taglio alle tasse o una nuova trivellazione petrolifera in alaska, un inasprimento dei rapporti con la libia o un’apertura all’urss. quella di bush è stata un’amministrazione singolarmente disattenta agli interessi del resto del mondo: per un europeo chiudere gli occhi di fronte a questa realtà è di un’ingenuità prossima al masochismo.

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ah,un'altra cosa: mentre con mozilla o firefox questo blog è sciccosissimo, visualizzato con ie è orrendo. fa schifo ai cani. lasciate perdere, dico davvero, vi rovinate la vita. se proprio dovete, allora usate i feed rss, per esempio con bloglines.

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