non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda! (freak antoni)


13/10/2011

comparatistica 2011 (due tentativi). appunti sparsi:
*) prendere der geteilte himmel di christa wolf e togliergli tutto ciò che c’è di buono è un ottimo modo per immaginarsi der fuchs war damals schon der jäger.
*) se herta müller ha vinto il nobel, anche erri de luca ce la può fare.

31/8/2011

appunti sulla polonia. cracovia in agosto sta all’italia come mallorca sta alla germania (una volta tanto i miei concittadini hanno molto piú buon gusto).

cracovia sembra moderna e molto piú ricca di tante città tedesche, ma basta muoversi di 100 km verso est per trovare la desolazione piú nera, e se ci si sposta di ulteriori 150 km, fino quasi al confine con l’ucraina o la bielorussia, le infrastrutture sembrano davvero quelle del sudamerica. dev’essere davvero un casino governare un posto così, dove giovani metropolitani rampanti e vecchi contadini in miseria si ignorano a vicenda.

la cucina polacca è ripetitiva e sostanzialmente indifendibile, e lo dice uno a cui piace la cucina mitteleuropea E la cucina pesante. (e non sono riuscito a trovare carne di bisonte da nessuna parte, ahimé).

il reparto ortofrutta di un supermercato polacco è ridicolmente piccolo - in agosto; anche perché tutta la frutta e la verdura vengono dalla polonia. non oso immaginare quale sia l’offerta in inverno.

un po’ come in spagna, la prima cosa che colpisce viaggiando in macchina in polonia è quanto il paese sia vuoto, soprattutto nel centro. decine di chilometri vedendo solo campi.

in polonia tuttora si usa lo złoty, che vale grossomodo 0,25€, non è ancorato all’euro ma è abbastanza stabile. un sacco di cose, però, costano in złoty quanto in germania o italia costerebbero in euro (i prodotti elettronici costano persino un po’ di piú, ma in cambio i gelati algida costanto ancora 1,5 złoty). considerato che (campagne a parte) mi sembra che la polonia abbia trovato un suo equilibrio e che ci sia un certo benessere in giro, sinceramente mi chiedo se davvero i polacchi ci guadagnerebbero a passare all’euro, visto che sarebbero anche sommersi da carne e latticini dalla germania, venduti per pochi soldi grazie alle sovvenzioni del governo tedesco.

la vodka è ubiqua, il vino polacco di fatto non esiste da nesuna parte. non ho trovato neanche una vodka che costasse piú di 100 złoty/litro.

i bisonti in polonia orientale sono come i fiordi in norvegia: vedere il primo ti emoziona, il secondo insomma, al terzo ti stai già chiedendo se davvero non c’è altro cazzo da vedere. detto questo, per i bambini gli zoo sono interessanti, e il park dzikich zwierząt vicino mikołajki è uno di quelli moralmente piú accettabili. il ristorante all’aperto lì vicino è l’unico che di cui mi ricordi di tre settimane di vacanze, insieme al ristorante tartaro di kruszyniany (in polonia ci sono ancora uno sparuto gruppo di tartari, sapevatelo).

la polonia orientale si è rivelata un (per me) inaspettato mosaico etnico e architettonico di culture e religioni, anche se si tratta piú di rimasugli ormai agonizzanti (e, nel caso ebraico, di fatto scomparsi) che di tradizioni ancora vissute.

il wi-fi è offerto gratis in ogni albergo. non mi capacito del fatto che in italia e in germania nel 2011 ci si guardi ancora bene dal farlo.

la polonia sembra (fa male dirlo, viste le ragioni storiche che vi ci hanno portato) una versione leggermente modificata della germania, dove la modifica principale è che le persone parlano polacco. (la cechia è molto piú diversa, per dire). una delle piccole eccezioni a questa omologazione è l’assoluta onnipresenza degli impianti di videosorveglianza, che in germania farebbero strillare fino al cielo i fanatici della privacy. ogni piazza, ogni stazione, ogni mercato, ogni hotel, ogni ristorante, ogni caffé, ogni villa, ogni supermercato, ogni parco, ogni sfsadgsdhycx. tutto è videosorvegliato. ma quanti saranno i polacchi impiegati nell’osservare gli schermi della videosorveglianza?

le lonely planet in europa sono le guide definitive. non so come abbiamo fatto a passare la nostra adolescenza usando la routard (o peggio, molto peggio). detto questo, mi servirebbe un buono psicologo che mi spieghi perché da un redattore della lonely planet accetto cose, racconti, impressioni, scelte che mi farebbero mettere la mano alla fondina se venissero da un redattore del post (anche se i due insiemi - redattori della lonely planet e redattori del post - sembrano umanamente del tutto indistinguibili, accento australiano risp. americano a parte).

1/8/2011

niente rimarrà impunito. uno si mette anche d’impegno e cerca di eliminare i propri preconcetti a leggere questo, e ci trova persino degli spunti tutto sommato interessanti (riassunto: “si, vabbé, sokal spara sulla croce rossa, e

[e]s liegt nämlich keineswegs auf der Hand, wie die unsachgemäße oder prahlerische Verwendung von Begriffen, der Missbrauch im engeren Sinne, von fruchtbarer Metaphorik abzugrenzen ist (die Sokal und Bricmont nicht beschneiden wollen). [tuttavia non è assolutamente ovvio come separare l’uso scorretto e pretenzioso di concetti - l’abuso in senso stretto - dallo sviluppo di fertili metafore (che sokal e bricmont non non vogliono castrare).])

ecco, uno ci si mette d’impegno e magari riflette davvero su pregiudizi che riteneva immutabili; e poi si trova senza preavviso a dover leggere robe come questa:

La moderna astrofisica sta indagando sugli “universi paralleli", realtà che vivono accanto a noi ma in un altro tempo e in un altro spazio e che gli scienziati chiamano Stringhe. Per ora esse esistono nella pura ipotesi matematica. Eppure Schnitzler aveva capito che tali “Stringhe” esistono comunque dentro di noi e che talvolta possono entrare nella nostra dimensione lasciando un segnale della loro presenza.
(dalla delirante introduzione alla ristampa di doppio sogno di schnitzler commissionata un paio di mesi fa da repubblica ad antonio tabucchi).

2/5/2011

ubuntu 11.04. una sola parola: pessimo. ubuntu ha fatto lo stesso errore che aveva fatto kubuntu passando un paio d’anni fa ad un kde 4.0 del tutto immaturo. la nuova interfaccia è disorientante (e lo dico io che già usavo unity su ubuntu remix da un anno), è fastidioso che siano state eliminate tutte le shortcut impostate sulla barra in alto, è laborioso eliminare i launcher dei programmi che non mi interessano e ri-inserire quelli che avevo predefinito io. sulla sostituzione di rhyhtmbox con banshee si può anche sorvolare (anche se io l’ho subito deinstallato), sul fatto che alcuni tasti non siano piú utilizzabili secondo le impostazioni personali meno (per esempio, se si preme sul tasto home/win si apre subito la pesante finestra di ricerca interna di ubuntu, e pazienza se si era deciso di usare quel tasto per le ricerche di google desktop), ma la cosa piú delirante è la disattivazione automatica di dropbox, non so se per errore dei tizi di ubuntu o di dropbox stesso (workaround qui). sto chiedendo scusa a tutti i newbie (quelli piú newbie di me, intendo) a cui ho consigliato ubuntu nel corso degli ultimi 3 anni.

19/4/2011

innumeracy. oppure illiteracy. oppure entrambe. E ora stia a sentire: 1.875.965.000.000.000. E’ il debito pubblico italiano. Io, questa cifra, non riesco neppure a leggerla. A lettere va un po’ meglio: milleotocentosettantacinque miliardi di euro più qualche spicciolo. (da qui)

va un po’ meglio?

21/3/2011

l’equivalente informatico dell’esistenza di zombie bonaccioni, del trovarseli di fronte e di non sapere se rallegrarsi della loro rinascita, o averne paura, o cosa. ho appena scoperto che nonostante tutti i proclami dell’anno scorso google wave esiste ancora (e mi sembra persino un po’ piú evoluta dell’ultima volta che ci ero capitato su).

20/1/2011

secondo me si ammazza. mazzetta mette in risalto un articolo del giornale intitolato Inchiesta Ruby-gate, alle ospiti del premier ispezioni stile Gestapo: e in effetti anche il resto dell’articolo, come fa notare mazzetta, è un delirio di fantasie da pornofumetto anni ‘70, che culmina così:

[…] un blitz, attuato all’alba e in grande stile, nei confronti delle giovani e sicuramente avvenenti inquiline del complesso residenziale che sorge non lontano dall’ospedale San Raffaele […] un plotone di donne poliziotto avrebbe infatti proceduto, con determinazione degna di miglior causa e di peggior obbiettivo (poniamo un pluriomicida o un terrorista), a svegliare per prima cosa le presunte ragazze della presunta corte di Arcore con metodi assai bruschi. Dopodiché via all’atto secondo: le perquisizioni corporali. Azione che, se avrebbe fatto sicuramente la felicità di molti poliziotti uomini per motivi facilmente intuibili, è stata attuata esclusivamente e giustamente solo da personale femminile. Ma realizzata con una incomprensibile insistenza e una meticolosità particolare

non c’è limite al peggio? no, aspetta: in effetti avrebbe potuto fare peggio, per esempio avrebbe potuto alludere ad una scena con LE poliziottE della gestapo che perquiscono le avvenenti prigioniere semitiche.

è davvero tutto molto malato, e tutto ricorda sempre piú gli ultimi 10 minuti di salò o le 120 giornate di sodoma. se berlusconi assomigliasse di piú a yukio mishima, la via d’uscita da tutto questo sarebbe chiaro. ma a mishima non assomiglia per niente.

però secondo me si ammazza lo stesso.

19/1/2011

uno di quei giorni in cui è liberatorio leggere i commenti su libero e sul giornale. posto che questa storia di berlusconi è bellissima e vorrei avere piú tempo e piú popcorn per godermela meglio; e posto che allo stesso momento condivido in pieno questo commento di gramellini (però, per favore, il sipario aspettate ancora qualche giorno a chiuderlo, per favore, solo qualche ora, PER FAVORE!); e posto che leggere i verbali ufficiali è bellissimo e forse anche meglio che leggere ogni giorno una manciata di intercettazioni sfilacciate, e che è impagabile trovarci (come già segnalato da paolo ferrari) una rubrica telefonica presa da un telefono sequestrato alla donna che ha accompagnato minetti a prelevare ruby, che contiene la sequenza “Alesandra Amiga Troia - Roberto Velho Felippe - Papi Silvio Berluscone“.

posto tutto questo: ma quanto sono scritti sciattamente i verbali? trascrizioni peggio di quelle che farebbe un computer, arial e times new roman mescolati selvaggiamente - persino ruby una volta viene scritta “ruby” e una “rubi” (e qualche volta - perché no? - pure “ruhy"). alla fine berlusconi rimarrà in sella come sempre, e ciò che rimarrà sarà solo un po’ di pubblicità negativa per ms word.

sempre meglio di niente, in effetti.

9/1/2011

colorabilità vs. sceglibilità for dummies (post tutto sommato matematico). consideriamo un paese stretto e lungo, diciamo l’italia. in questo paese ci sono tre aeroporti al nord (diciamo a torino, milano e venezia) e tre al sud (diciamo a napoli, palermo e bari). visto che il paese è stretto, gli aeroporti del nord non sono collegati fra loro, e neanche quelli del sud; tutti gli altri possibili collegamenti vengono però effettuati davvero (da un’unica compagnia: chiamiamola easyair).

ogni aereo che vola ha bisogno di piloti, ovviamente, ma anche di servizi di terra: per esempio, occorre poter rifornirsi di kerosene, almeno una volta al giorno. sia i piloti sia gli addetti al rifornimento hanno diritto ad un giorno di ferie alla settimana, ma ci sono delle restrizioni: un volo non può collegare due aeroporti in cui gli addetti al rifornimento hanno lo stesso giorno di ferie (altrimenti quel giorno l’aereo non può fare rifornimento); e non è possibile che i piloti abbiano lo stesso giorno di ferie su due qualsiasi tratte che arrivano nello o partono dallo stesso aeroporto (i piloti che non sono in servizio sono sostituiti da piloti di riserva di stanza in ogni aeroporto, che però non bastano a sostituire i piloti mancanti su due tratte).

visto che i matematici sono notoriamente quelli che per studiare la dinamica del movimento di un cavallo assumono per semplicità che il cavallo sia una sfera, io per semplificare il modello elimino tutti i dati irrilevanti (la geografia del problema, per esempio), e mi limito a rappresentare questo schemino come una rete di collegamenti. (per la cronaca, questo è un grafo.)

è possibile per qualcuno - diciamo per l’enav - assegnare ad ogni aeroporto un giorno di riposo alla settimana (uno tra i due soli del weekend) in maniera da rispettare le regole per gli addetti ai rifornimenti del carburante? sì, è possibile: per esempio, il sabato gli addetti riposano al nord, la domenica al sud (ma anche il contrario andrebbe bene, ovviamente). in teoria dei grafi si dice che la rete è 2-colorabile.

e i piloti? visto che ogni aeroporto ha tre collegamenti, è evidente che non è possibile assegnare il giorno di riposo rispettando le regole, se ci si limita a prendere in considerazione il sabato e la domenica (ci sarebbero necessariamente almeno due collegamenti senza pilota ufficiale contemporaneamente, o di sabato o di domenica: in ogni caso, la regola non sarebbe rispettata). l’enav decide quindi di ammettere anche la possibilità del venerdì. easyair non è contenta, perché per contratto è obbligata a pagare i piloti sostituti per tutti i giorni durante i quali potrebbero essere chiamati a lavorare, quindi non solo sabato e domenica, ma appunto anche di venerdì; però non può fare altrimenti. in effetti, ammettendo la possibilità del venerdì, il problema può essere risolto senza grossi problemi: per esempio, stabilendo che il TO-PA ha il giorno di riposo di venerdì (in verde nello schema), il TO-NA di sabato (in blu), il TO-BA di domenica (in rosso), il MI-PA di sabato, il MI-NA di domenica, il MI-BA di venerdì, il VE-PA di domenica, il VE-NA di venerdì, il VE-BA di sabato. in teoria dei grafi si dice che la rete è 3-colorabile sui lati.

ad un certo punto, il governo stabilisce una deregulation. l’enav non stabilirà piú autonomamente i giorni di riposo, ma saranno i singoli aeroporti a proporre (in assoluta libertà, consultandosi coi propri dipendenti) due giorni possibili tra sette. inoltre, gli aeroporti terranno colloqui bilaterali e proporranno anche per ogni tratta una lista di giorni possibili: non due, perché come abbiamo visto sopra non sarebbe possibile rispettare le regole, ma tre.
l’enav dovrà quindi assegnare un giorno di riposo tenendo conto delle regole generali ma anche delle preferenze degli aeroporti, sia per quanto riguarda gli addetti al rifornimento, sia per quanto riguarda i piloti. è sempre possibile farlo, qualunque siano le liste proposte dagli aeroporti? a prima vista la risposta dovrebbe essere sì: intuitivamente, il peggior caso possibile si verifica se tutti gli addetti al rifornimento vogliono stare a casa di sabato o di domenica, eppure è già stato risolto.

come spesso accade, però, l’intuizione è sbagliata: il problema degli assistenti al rifornimento è irrisolvibile se gli aeroporti fanno le seguenti scelte: {venerdì, sabato} per TO e PA, {sabato, domenica} per MI e NA, {venerdì, domenica} per VE e BA*. per vederlo, mettiamoci nei panni dell’enav e cerchiamo di procedere, diciamo partendo da torino, a cui assegnamo il venerdì. a questo punto, stando alle regole, nessuno degli aeroporti del sud può concedere ai suoi dipendenti il venerdì come giorno di riposo.

questo obbliga ad assegnare a palermo il sabato e a bari la domenica.

a questo punto, è impossibile soddisfare le richieste di milano, formigoni si dimette e la lega minaccia la crisi di governo.

(attenzione: non sarebbe cambiato niente se avessimo cominciato con un altro aeroporto, visto che il modello è evidentemente simmetrico: semplicemente, a dimettersi sarebbe stato un altro presidente di regione.) easyair come al solito non sarà contenta, ma se si vuole mantenere la deregulation, l’unica possibilità è quella di concedere ai singoli aeroporti la prerogativa di proporre una lista non di due, ma di tre giorni possibili: a questo punto il problema diventa risolvibile, non importa quali giorni proponga ognuno dei sei aeroporti. è un fenomeno osservato per la prima volta da vadim vizing nel 1976. (in effetti, il fatto che liste di tre giorni bastino non è evidente, e neanche semplicissimo da dimostrare direttamente: è una conseguenza di un teorema provato da vizing**). in teoria dei grafi si dice che la rete è 2-sceglibile.

e i piloti? per loro non c’è problema. è stato dimostrato da fred galvin nel 1996 che la deregulation non peggiora la situazione: non importa quanto siano coordinati o scoordinati nel proporre i loro giorni riposo, liste di tre giorni sono sempre compatibili fra loro, ossia permettono sempre di assegnare ad ogni tratta un giorno di riposo che non contraddice le regole***. in teoria dei grafi si dice che la rete è 3-sceglibile sui lati.

ossia, la deregulation complica le cose (dal punto di vista di easyair) quando si tratta di amministrare i rifornimenti, ossia i nodi della rete, ma non quando si tratta di amministrare i collegamenti, cioè i lati della rete.

tutto questo vale naturalmente solo per questa specifica topografia della rete. esistono reti, magari piú grandi e con collegamenti tra aeroporti del nord e/o tra aeroporti del sud, tali che la deregulation renda piú complicato il problema dei piloti, ma non quello degli assistenti al rifornimento? non si sa. in effetti, quasi tutti i teorici dei grafi sono convinti che il problema non possa mai diventare piú complicato: è la congettura della colorazione per liste. se la risolvete diventate matematici famosi, donne coca e champagne vi attendono (o coca-cola con l’aspirina per tutti, a seconda dei gusti).

***

* in effetti è irrilevante quali aeroporti scelgano cosa: perché il problema sia irrisolvibile è sufficiente che ognuna delle tre coppie di giorni citate venga scelta per un aeroporto del nord e per uno del sud.

** piú precisamente, consideriamo una generica rete in cui ogni nodo può avere piú o meno collegamenti, ma non piú di n, dove n è un qualsiasi numero maggiore o uguale a 3. il teorema di vizing dice che se liste di n giorni non bastassero a rendere il problema risolvibile, allora la rete dovrebbe essere necessariamente del tutto interconnessa, ossia ogni due nodi dovrebbero essere collegati. (non-matematici di passaggio, attenzione: se ve lo siete sempre chiesti, questo è un esempio di ciò che un matematico definisce “bel teorema".)

*** galvin in realtà ha provato di piú, ovviamente: ha provato che in una qualsiasi rete, purché divisa tra nord e sud, se il problema di assegnare i giorni di riposo ai piloti è risolvibile in un regime pre-deregulation, allora è risolvibile anche in regime di deregulation, permettendo agli aeroporti di formulare liste della stessa lunghezza di quelle che in precedenza considerava l’enav. ovviamente dinitz non aveva a che fare con reti di aeroporti, ma col suo teorema è riuscito a provare la congettura di dinitz, cioè che ogni sudoku di n x n caselle (n arbitrariamente grande) può essere risolto anche sotto l’ulteriore regola che ogni casella può essere riempita solo con un numero preso da una lista (specifica per ogni casella) di n numeri.

2/11/2010

zeitgeist. nel 2008 c’era stato il picco: una decina di citofonate di piccoli stronzetti ognuno dei quali aveva svegliato mia figlia allora neanche unenne. me l’ero cavata riciclando le caramelle (ahimé non avvelenate) che riempivano la calza della befana che ancora oggi, a 32 anni, continuo a ricevere. nel 2009 una sola citofonata timida, non avevo aperto ed era finita lì. quest’anno nessuna citofonata.
con un po’ di ottimismo direi che, con un po’ di fortuna, halloween in germania è andato per sempre.

al post saranno tristissssimi.

16/10/2010

zeitgeist. due giorni fa è morto benoît mandelbrot, l’inventore (o, per meglio dire, il popolarizzatore) del concetto matematico di frattale. vent’anni fa mandelbrot era sulla cresta dell’onda, i frattali venivano presentati da gente come lui e peitgen in bizzarre conferenze a pagamento in teatri, e lui e arnol’d (morto a sua volta pochi mesi fa) erano veri e propri emblemi del lotta post-moderna contro la matematica bourbakista “di sinistra", una lotta che partendo dagli usa e dall’urss negli anni ‘80 era dilagata per il mondo (anche perché il bourbakismo stava morendo di suo, già solo per motivi anagrafici).
sic transit gloria mundi. ora di mandelbrot sembra non occuparsi piú nessuno, repubblica.it e corriere.it in questo momento non hanno neanche un coccodrillo su di lui (e io me ne compiaccio). ancora un paio d’anni e poi se tutto va bene anche l’onda lunga degli anni ‘80 sarà definitivamente passata, per fortuna.

29/9/2010

appunti sul brasile. la guida baedeker è perfetta se si gira per architetture e musei, la lonely planet se si vuole avere qualcosa da raccontare al ritorno a casa. entrambe sono del tutto inutili se si viaggia con un bambino piccolo.

il percorso storico di invenzione, scomparsa e riscoperta della samba da parte dei circoli intellettuali radicalchic e/o fricchettoni di rio de janeiro è stupefacentemente simile a quello della pizzica in puglia.

dimenticate tutti i luoghi comuni sulla pericolosità di rio de janeiro. chi scrive che anche copacabana è pericolosa non è mai stato in una qualsiasi grande città del mediterraneo, a partire da marsiglia o napoli. camminare di notte per i quartieri della zona sul è delizioso.

in una città in cui tutto inizia tardissimo, se si ha un figlio piccolo che vuole sentire un concerto la vita è dura. un’eccezione miracolosa lo offre il bip bip, un locale minuscolo in una piccola traversa all’inizio di av. nossa senhora de copacabana, dove due o tre sere a settimana ci sono jam session di musica popolare brasiliana, con i musicisti nella stanzetta che costituisce il locale e gli avventori seduti ai tavoli di plastica sul marciapiede di fronte. tutto gratis, birra e alcolici self-service e per un tozzo di pane. imperdibile.

i succhi di frutta in brasile sono un’istituzione onnipresente - ed è anche necessario, visto che a parte i succhi di frutta la cucina brasiliana non prevede l’apporto di vitamine neanche per sbaglio. detto questo, nei baretti che trovi ad ogni angolo spremono qualsiasi cosa, pure tua nonna. spiccano il succo di canna da zucchero e soprattutto il succo (gelato) di açaí, che sarebbe il frutto di una palma ma ricorda terribilmente il gusto della granita di gelso rosso che si fa in italia meridionale.

25 anni dopo una memorabile storia di topolino incentrata sul succo di melanzana, ho scoperto che il succo di melanzana esiste davvero - e l’ho bevuto.

è miracoloso come in un posto dove la temperatura è sempre attorno ai 30° e dove ogni pasto è incentrato su stufati o carni arrosto accompagnate da un contorno di riso, spaghetti E patate fritte uno riesca persino a perdere peso.

durante tutto il viaggio ho pregustato la ri-visione dello spezzone brasiliano dell’allenatore nel pallone sperando di poter dire “ma sai che nonostante tutto sergio martino era riuscito a cogliere lo spirito di rio meglio di tanti documentari intellettuali che". e invece no, lo spezzone l’ho rivisto e ahimé fa schifo esattamente come uno si aspetterebbe da uno spezzone girato a rio di una commedia italiana anni ‘80.

il brasile è immenso, e questo dato va assorbito bene per poter cominciare a capire la visione del mondo dei brasiliani. il brasile da solo è esteso quasi quanto tutta l’europa. tolti i messicani, quasi un latinoamericano su due è un brasiliano. il brasile non è uno dei paesi dell’america meridionale: di fatto è l’america meridionale, visto che ogni altro paese circostante è molto piú piccolo, meno abitato e piú povero del brasile.

il brasile di fatto tenta (grosso modo riuscendoci) di gestire un’economia di stampo autarchico. quasi tutto quello che si compra in brasile viene fatto in brasile, e quello che viene importato ha prezzi orrendi. e infatti il vino è un bene di lusso.

la cachaça è una bevanda considerata volgare, la capirinha te la tirano dietro (e in spiaggia si inizia a bere alle 9 di mattina), la birra la bevono spesso in opportuni contenitori isolanti di plastica/polistirolo.

le auto che le case europee vendono ai brasiliani (e i prezzi a cui le vendono) gridano vendetta al cielo. in compenso anche le autostrade brasiliane gridano vendetta al cielo.

le churrascarie eat-as-much-as-you-can popolano gli incubi piú neri di jonathan safran foer.

lula è oggetto di un’ammirazione che neanche obama durante la campagna elettorale del 2008.

a chi come me viene da un paese in cui l’identità nazionale è fondata sul ricordo lacerante di una dittatura durata 12 anni, che a distanza di 65 anni ricorre ancora quotidianamente nei discorsi, nei commenti, negli articoli di giornale, a chi come me viene dalla germania, dicevo, fa una certa impressione vedere la nonchalance con cui i brasiliani glissano sulle due dittature di 8+20 anni che hanno vissuto negli ultimi 80 anni.

a pipa, che pare sia una delle spiagge piú famose del brasile, ho passato una giornata steso nell’acqua tiepida, con nessun’altra occupazione a parte suggere caipirinha (1,4€/bicchiere) e aspettare il prossimo avvistamento di delfini (che arrivavano a una ventina di metri da me). è stato il momento piú neocolonialista della mia vita.

26/8/2010

riemergo dalla mia assenza per segnalare due cose fondamentali:

*) ora google chat supporta il video anche su linux. lo si aspettava da anni, mi sembra che stranamente non se ne sia parlato molto in giro - sicuramente meno che delle sue funzioni telefoniche. non mi è chiaro se il servizio si basi su jabber anche per il video, ma di sicuro il tutto è piú aperto di skype e merita un appoggio anche solo per questo (e poi ovviamente si può usare anche con altri client, a differenza di skype).

*) a luglio il cubo di rubik è stato risolto. risolto nel senso della teoria dei giochi: nessuna configurazione richiede piú di 20 mosse per essere risolta, ed esistono configurazioni che richiedono non meno di 20 mosse. in italia mi sembra ne abbiano parlato solo il sole 24 ore e panorama, ma gli articoli sono così così (quello del sole in particolare è tremendo).

avrei voluto rispondere a leonardo che oggi arriva a tessere le lodi di tarzan “oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh” boy, ma il margine troppo stretto di questo blog non me lo concede. mi limito solo a far notare (il mio giochino preferito) ai 30something come me che sugar is sweeter di cj bolland (non chiedemi perché ho pensato a cj bolland oggi) è temporalmente piú vicina a tarzan boy che al presente.
ora parto contento per tre settimane in vacanza. ma tanto per il blog non cambia niente.

31/5/2010

fare scuola nel mondo. oggi il presidente della repubblica tedesco si è dimesso. ha fatto una gaffe in un’intervista, in italia non sarebbe stato considerato grave, bla bla bla, non è di questo che voglio parlare. (del resto si è dimesso non perché pentito della gaffe fa ma perché offeso per la hybris delle critiche ricevute, e questo invece è molto italiano).
in germania da qualche mese la coalizione di centrodestra barcolla. la cdu/csu ha perso parecchio nei sondaggi, la fdp è dimezzata, nel senato federale la coalizione perderà la maggioranza non appena si formerà il nuovo governo del nordreno-westfalia. spd, verdi e sinistra non sono messi molto meglio, ma piazzare un loro presidente della repubblica sarebbe una forte spallata simbolica al governo esistente. in parlamento i numeri non ce li avrebbero, ma ogni tanto in germania succede, se si presenta un candidato di alto profilo.

potrebbero.

poi oggi pomeriggio viene fuori che la candidata alla presidenza, per l’spd, sarà probabilmente margot käßmann: una ex-vescova divorziata (va bene l’idealismo, però anche un po’ di realpolitik non guasterebbe, in un paese in cui i cattolici sono quasi il 50%, e spesso belli conservatori) ed ex-presidentessa del concilio episcopale luterano tedesco nota ai piú essenzialmente perché 4 mesi fa si è dimessa dai suoi incarichi dopo essere stata beccata ubriaca, di notte, al volante della sua limousine di servizio.

un ex-vescova alcolista come candidato migliore alla presidenza della repubblica.

qualche volta sembra che la sinistra tedesca abbia assunto rondolino come consigliere.

11/4/2010

complotto? sonno collettivo? non è ancora passata la sbornia di pasquetta? mentre scrivo, chatroulette sembra morto e sono giorni che google documents permette l’upload di file a prescindere dalla loro estensione (per esempio, gli mp3 sono ora concessi), ma in rete nessuno ne parla.

update. chatroulette ha ripreso a funzionare - finché dura… e allora:
il braun sk6, uno degli stereo compatti piú belli che abbia mai visto (e che continua ad affascinarmi ogni volta che lo rivedo in un museo di design):

lo stereo è stato presentato 54 anni fa, altro che ipod.
(per inciso, è stato concepito nella città in cui io abito, in una scuola di design sciaguratamente chiusa per motivi politici 42 anni fa.)

15/2/2010

minimalismi. ieri stavo guardando il pinocchio di comencini per motivi parentali facilmente immaginabili. una cosa che mi ha colpito è che mentre il film è nel complesso parecchio fedele al libro (a parte l’uso disinvolto di una gina lollobrigida quasi centenaria nel ruolo che dovrebbe essere di una conturbante fatina-lolita), c’è una sola grande differenza: pinocchio invece di diventare bambino solo alla fine, cambia status da burattino a bambino in carne ed ossa varie volte nel corso del film, a seconda del suo comportamento. di fatto, sembrerebbe che pinocchio rimanga per quasi tutto il film un burattino che - in seguito alla confessione delle sue malefatte - non già si trasformi, ma piuttosto si veda come un bambino, fino a quando non viene regolarmente svegliato dall’esterno.
immagino si possa immaginare dove sto andando a parare: nel film, il pinocchio-bambino è solo l’avatar del pinocchio-burattino. in una delle scene finali, con un geniale allontanamento dal libro, pinocchio diventa definitivamente bambino nella pancia dello pescecane/balena. ma il burattino non scompare, no: rimane in campo, anzi, geppetto accenna al fatto che il pinocchio-bambino (l’avatar) continui saltuariamente a giocare col pinocchio-burattino (il suo vecchio corpo malandato), fino a che non sale a cavallo del tonno e abbandona il burattino al suo destino nella pancia del mostro.

prossimamente: un paragone incrociato tra avatar, pinocchio, philip k. dick e quell’oscuro oggetto del desiderio

update: anche se poi stanotte mi sono svegliato in preda al dubbio, e infatti avevo ragione: l’incontro tra bambino e burattino c’è anche nel libro, che si conclude così (nella fine del film c’è per fortuna meno moralismo):
— e il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?
— eccolo là, — rispose Geppetto; e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato sur una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto.
Pinocchio si voltò a guardarlo; e dopo che l’ebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza:
— Com’ero buffo, quand’ero un burattino!… e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene!…

4/2/2010

non direttamente legato all’omeopatia, ma comunque in tema. come forse saprete, 12 anni fa uno studio pubblicato su lancet da un gruppo guidato da un certo andrew wakefield sosteneva la predisposizione all’autismo nei bambini ai quali era stato iniettato il vaccino combinato contro morbillo-orecchioni-rosolia. da allora, un sacco di genitori incoscienti e paranoici ha evitato di vaccinare i loro figli: da allora (e per la prima volta da decenni) è aumentato il numero di morti e invalidità permanenti in bambini colpiti da morbillo: questa immagine (presa da qui) vale piú di mille parole.

lo studio pubblicato su lancet era sempre stato molto criticato dalla comunità medica, anche per l’esiguità del suo campione statistico (dodici casi); tre giorni fa è stato ufficialmente ritirato da lancet (una procedura piuttosto rara, a quanto ne so: lancet dice ufficialmente che è come se l’articolo non fosse mai stato pubblicato) dopo che è venuto fuori che nel 1996 wakefield era stato messo sotto contratto da uno studio legale interessato a promuovere una class action speculativa contro le aziende produttrici del vaccino, e che i dodici casi riportati nello studio erano tutti riferiti a figli di clienti di questo studio legale. un po’ di dettgli qui e qui. in italia non ne ha parlato quasi nessuno a parte giornalettismo, ma è un pessimo post cerchiobottista.

disclaimer: da quando ho una bambina e vedo quanti dei miei amici-genitori qui in germania seguono ciecamente le tesi complottiste e non fanno vaccinare i loro figli (neanche contro la poliomelite!), è un tema che mi sta particolarmente a cuore. ahimé, per vari motivi la germania ha la piú bassa percentuale europea di bambini vaccinati, attorno al 70%.

2/2/2010

i grandi classici di pubblicodimerda: l’attacco all’omeopatia. tra una rubrica sui gatti piú morbidi e un avvincente aggiornamento quotidiano sul grande fratello, la stampa online ha pensato bene di creare un fondamentale “appuntamento con l’omeopatia". l’articolo di ieri era particolarmente delirante. per dare l’idea, cito solo questo (grassetti e maiuscole sono originali):

DIAMO FASTIDIO A QUALCUNO? […] Forse a quelli che si spaventano per un numero: 6x10 alla 23, il numero di Avogadro che secondo loro definisce il limite possibile all’azione di una sostanza in natura. Eppure la Prof. Betti e il Prof Elia, entrambi ricercatori universitari a Bologna e a Napoli, hanno da molti anni la dimostrazione sperimentale del contrario con semi e piante (difficilmente suggestionabili) e con sistemi obiettivi come la calorimetria e la conduzione elettrica.”

io gli ho mandato un commento, chissà se lo pubblicano.

update. il commento di ieri non è stato pubblicato. vediamo che succede a quello di oggi, che per sicurezza ripubblico qui. si tratta di una risposta all’autore dell’articolo che dopo aver sostenuto che l’efficacia dei farmaci omeopatici sia comprovata da innumerevoli “proving", a domanda risponde che i proving non hanno niente a che fare coi consueti esami statistici ma che (se ho capito bene) consistono nel chiedere a casaccio ai pazienti se si sentono meglio o peggio di prima, e che stranamente (è sicuramente un complotto delle case farmaceutiche) questo metodo non è accettato dalle riviste di medicina allopatica ma solo da quelle di omeopatia; e in aggiunta cita un articolo - nientemeno che di un biologi e di un matematico di una prestigiosa università americana dedicato ad un modello chimico collegato alle farneticazioni tesi farneticazioni degli omeopati. ecco il mio commento.

@alberto magnetti: ci vuole davvero una notevole protervia intellettuale a parlare di “dialogo tra ciechi” solo perché gli articoli citati sono considerati insufficienti. non so come funzioni nel mondo delle riviste omeopatiche, ma nelle riviste peer-reviewed mediche, fisiche, matematiche (e di ogni altra scienza naturale) è normale che un articolo venga soppesato e non accettato ad occhi chiusi. se le metodologie sono considerate scorrette, nessuno accetterà i risultati. se un fisico sperimentale dichiara di aver scoperto una nuova particella perché l’ha vista in un sogno, nessuno prenderà sul serio questa sua “metodologia” - neanche lei, magnetti, se dovesse leggere una notizia del genere sul giornale. o no?

per inciso (e lo dico da matematico): non è che tutto quello che fanno i matematici sia oro colato. nel senso che spesso i matematici si dedicano a modelli presi un po’ qui un po’ là, spesso solo per poter applicare i loro risultati teorici. le loro conclusioni (matematiche) possono essere perfettamente corrette (nel senso di “coerenti col modello iniziale), ma questo non dice assolutamente nulla sulla giustezza del modello stesso.

infine: l’articolo che ha citato è scritto da due insegnanti della wvu. e questo basta, perché in italia è sufficiente che uno insegni in un’università americana per farne un grande esperto. forse occorrerebbe aggiungere che la wvu è un college famoso essenzialmente per mba e design automobilistico, non per matematica o biologia né tanto meno per medicina. non ha nemmeno un programma di dottorato di ricerca: è cioè uno dei mille college di provincia americani in cui si fa molta didattica e poca (e spesso cattiva) ricerca. per dire, ypma ha scritto (ho appena controllato) 24 articoli in 29 anni di carriera accademica.

19/1/2010

“quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque, e mettetelo subito in prigione". ora, sarà che il mio amore politico per vendola è assoluto e incondizionato, ma la storia che riporta il corriere oggi è così clamorosa che va riassunta, dato che - immagino - i non pugliesi la salteranno altrimenti a pie’ pari, eventualmente con un sorrisetto soddisfatto se berluscodalemiani.
c’è un medico barese che lavora da anni ad harvard, sembrerebbe di chiara fama, e la cui nomina a primario di una clinica barese viene ostacolata - a detta di un assessore alla sanità del pd in odore di corruzione - da forti pressioni politiche (a cui l’assessore stesso si piega supinamente). a colloquio con questo assessore, pochi mesi di cacciarlo via, vendola si incazza e gli chiede di lasciargli finalmente via libera ignorando le pressioni politiche (che lui presume provenire da ambienti massoni). ecco, per questo vendola è stato indagato. per la cronaca.

11/12/2009

piccole storie di germania. non ho un account su facebook, non conto di aprirmelo e ascolto le storie su facebook con l’aria interrogativa dei miei amici che sette anni fa mi ascoltavano parlare di blog. nei paesi germanofoni c’è un social network molto simile (simile ai limiti del plagio), declinato in tre varianti: per studenti (e lavoratori) universitari, per bimbiminkia e per il resto del mondo, di immenso successo (15 milioni di utenti tra germania, svizzera e austria) solo ultimamente scalfito da facebook.
non so come funziona facebook, dicevo; mi pare di capire che ci sia una certa quale propensione alla difesa insensata della privacy. nei tre siti tedeschi di cui sopra, no. l’impostazione di base è che tutti possano guardare tutto, a meno che l’utente non chieda esplicitamente di rendere invisibili alcune parti del suo profilo ai non-amici. il paradiso degli stalker, insomma - e infatti, soprattutto la versione degli studenti è piena di profili (o doppi o tripli profili) parecchio espliciti creati con l’unico intento di giungere finalmente alla copula. ma non è di questo che volevo parlare oggi.
due mesi fa un 20enne bavarese ha programmato un bot che ha fatto quello che ogni persona normale (e molto curiosa) avrebbe potuto fare legittimamente se solo avesse avuto voglia di farlo, ossia scaricare i dati personali (non riservati) di 100.000 bimbiminkiautenti di schuelervz. dopo di che non è (ancora) stato appurato se il tizio abbia ricattato l’azienda o se l’azienda se ne sia accorta e l’abbia contattato cercando di comprare i suoi file per limitare i danni. fatto sta che l’hanno invitato a berlino nella loro sede promettendogli un colloquio di lavoro. il tizio c’è andato, ma alla fine del colloquio ad attenderlo c’erano dei poliziotti: subito in galera. solo qualche giorno fa ho scoperto che il tizio bavarese dopo una settimana di galera si è impiccato. fine della storia edificante.

bonus. vi viene l’orticaria ogni volta che leggete termini triti mutuati dall’inglese che non c’entrano niente con il significato originale (babygang, bullismo ecc.)? l’italia non è l’unico posto al mondo in cui succede. per esempio, in germania si parla di mobbing per ogni minima scortesia. ti rompo il cazzo al lavoro? mobbing (e vabbé). protesto perché di notte tieni la tv accesa al massimo del volume? mobbing. creo una pagina internet tipo “ammazziamo berlusconi"? mobbing.

3/12/2009

scrivendo una mail ad un’amica sono finito a rileggermi, a distanza di 14 anni, il testo di disco 2000, scoprendo all’improvviso tutta un’aura di malinconia glam che all’epoca era rimasta (almeno per me) sepolta sotto i synth e di cui mi sarei accorto solo con help the aged. all’epoca tutti - giornali, giornalisti e fanzinari assortiti - cercavano “i nuovi smiths” e se ne venivano fuori coi gruppi piú improbabili. io ricordo i gene, per dire, e credo di essere l’unico al mondo (rumore aveva cercato di pomparli per qualche numero, e per me all’epoca rumore era il vangelo - ah, beata ingenuità adolescenziale).

ecco, a distanza di un quindicennio sono ormai sicuro che “i nuovi smiths” fossero proprio i pulp, ce li avessimo di fronte agli occhi e non ce ne siamo accorti perché eravamo troppo fessi e snobisti e poi perché in fondo i pulp erano nati pure prima degli smiths. chissà perché questa illuminazione mi riempie di una tristezza infinita, come se fossi deborah e all’improvviso mi accorgessi di jarvis il nerd appostato fuori dalla mia finestra.

dovendo illustrare il post, ero incerto fra una cover di nick cave (in onore di inkiostro, che co-ospita questo post) e una dei franz ferdinand, entrambe vecchie di lustri ma che non ricordo di aver mai visto postate su un blog italiano. nell’incertezza, eccole entrambe.



1/12/2009

la domanda e la risposta del giorno. posto che i leghisti che saltano sul carro della svizzera sono dei maiali senza se e senza ma, ma qualcuno mi spiega di cosa si sta parlando? che in italia i referendum siano solo abrogativi lo si impara in prima media. esiste una legge italiana che permette i minareti? no. fine della storia.

30/11/2009

ieri sono passato da colonia sul treno e c’è un ponte sul reno pieno di lucchetti, come a roma. foto seguiranno (diciamo a febbraio). mi sono detto: vuoi vedere che anche qui c’entra qualcosa…

moccia c’entrava davvero. ahimé. qui un articolo (in tedesco) sul tema, qui un commento (entusiasta) di un lettore che dice che è l’idea è meravigliosa ed è un arricchimento per colonia. per l’italia c’è speranza, se anche gli altri popoli rincoglioniscono.

30/10/2009

prime impressioni su karmic koala. ieri notte ho installato il nuovo ubuntu (ubuntu remix, nella fattispecie). nel complesso ne sono molto soddisfatto. prime impressioni: le novità fondamentali per me non risiedono davvero in ubuntu stesso, ma nel modo in cui ubuntu interagisce col mio netbook (ideapad s10e). partiamo con gli effetti collaterali negativi:

1) l’avvio è fastidiosamente piú lento, ma tanto io spengo il computer praticamente una volta a settimana e per il resto mi limito a metterlo in standby; del resto, ovviare al problema non è difficile.
2) nella furia dell’installazione scompaiono google-desktop e il client di dropbox. attenzione, non vengono solo nascoste le repository di google e dropbox in /etc/apt/sources.list, ma vengono proprio disinstallati i programmi. trattandosi di due programmi parecchio diffusi e non di un oscuro software di modellizzazione biochimica ipotizzerei che si tratti di un bug o di una scelta consapevole. parecchio fastidioso oltre che incomprensibile, ma ovviamente è sufficiente riattivare le repository e installare. va osservato che questo problema non si presenta aggiornando kubuntu.
3) il nuovo client di chat, empathy, non fa niente meglio del vecchio client (cioè pidgin), ma qualcosina la fa peggio.

gli aspetti positivi sono largamente predominanti:

1) per la prima volta sono in grado di aprire pagine in flash pesanti (tipo questa, uno dei modi migliori di distruggere la propria produttività);
2) per la prima volta sono in grado di vedere video da youtube (i video di vimeo invece sono ancora poco fluidi);
3) l’indicatore di batteria è piú preciso e si adatta in tempo reale al mio utilizzo (forse in maniera persino un po’ troppo sensibile alle variazioni istantanee, ma vabbé). tra l’altro, senza carico viene segnalata un’autonomia di oltre 6 ore contro le 4½ di prima, ma non sono sicuro che sotto carico il vantaggio sia sostanziale; ma soprattutto
4) finalmente il microfono interno e l’ingresso audio del computer vengono riconosciuti.

non ho problemi a credere che per i primi tre punti l’inetto fossi io, ma: il microfono no, ci ho perso notti e notti e ho scrollato decine di forum prima di arrendermi all’evidenza e rinunciare all’uso di skype. in questo momento il mio netbook è per la prima volta una vera, completa alternativa al mio desktop e al mio notebook (che per il suo peso quasi triplo perde in effetti praticamente ogni utilità).

bonus. qualche settimana fa ero ad un piccolo convegno di matematica in francia ed è successo quello che fantasticavo da anni: un serio e anziano professore olandese rispondendo a una domanda ha parlato due volte di “blow-job invece che di “blow-up”. tutti hanno conservato una calma olimpica, nessuno l’ha corretto.
bonus #1b ah: il link sul blow-job è nsfw: andatelo a spiegari al vostro vicino di cubicolo che stavate guardando wikipedia. per altro, sulle immagini delle voci sessuali di wikipedia ha già detto tutto il necessario s. xkcd.
bonus #2. mentre scrivevo questo post ho notato che non esiste una voce di wikipedia sul fenomeno del blow-jobblow-up nelle equazioni differenziali (ce n’è una sul blow-up in chimica e una sul blowing-up in geometria algebrica, ma non sono la stessa cosa). credo che sia la prima volta da almeno tre anni che cerco una voce su wiki senza trovarla.

10/9/2009

anche se non posto da mesi sono ancora vivo.

26/8/2009

la mia annuale ammissione di apprezzamento per asphalto. una delle caratteristiche principale dell’estate, oltre al fatto che mangio melone e preparo gazpacho almeno una volta a settimana, è che perdo ore leggendo l’asphalto. quando non parlano troppo di tette e di eugenetica e di definizioni stupide di numeri primi, gli asphaltiti in effetti sono una grande fonte di informazioni per grandi e piccini. per dire, oggi mi sono imbattuto in questo thread, che esemplifica in meno di tre minuti di lettura l’esorbitante ammontare di imbecilli che si annida in italia (ma probabilmente anche in tutti gli altri stati, chissà).

secondo me deve avere letto il thread anche xkcd, anche lui oggi, perché poi ha tirato fuori questo:

14/7/2009

26/6/2009

voglio però ricordarti com’eri.

7/6/2009

proprio come quando votavo in italia! oggi ho votato alle europee tedesche per un partito di sinistra che è andato maluccio. la spd mesi fa ha licenziato il suo segretario abbastanza di sinistra perché andava male nei sondaggi e lo ha sostituito con un segretario centrista che invece è andato malissimo (il partito è passato dal 35% delle ultime politiche al 21% di queste europee). l’ipotesi di un’altra große koalition si fa sempre piú insistente.
ma tutti questi sono dettagli. la vera domanda che mi pongo dopo ogni votazione è: come è possibile che in germania i risultati definitivi siano diffusi un’ora e mezza dopo la chiusura dei seggi, mentre in italia si è già fortunati se un’ora e mezza dopo la chiusura dei seggi ci sono le prime proiezioni?

4/6/2009

germania in breve - 2. aggiornamenti dalla germania che probabilmente non sono stati segnalati sulla stampa italiana impegnata seguire la (pur assai gustosa) storia di noemi - che per inciso con il suo florilegio di giornalisti beceri, familiari beceri, vittime becere e rei beceri mi ricorda tremendamente il falò delle vanità.

* qualche settimana fa è venuta fuori la rivelazione che karl-heinz kurras, un poliziotto della germania ovest in servizio a berlino negli anni ‘60 e ‘70, era al soldo della stasi l’onnipotente ministero per la sicurezza dello stato. il punto è che questo poliziotto è considerato una delle chiavi di volta della storia tedesca. agli albori del movimento studentesco, il 2 giugno 1967, a berlino (ovest) fu organizzata una manifestazione di protesta contro una visita di stato dello scià di persia. la manifestazione venne duramente repressa e nei duri scontri che ne seguirono uno studente 27enne, benno ohnesorg, fu ammazzato da kurras con un colpo di pistola a bruciapelo. ne seguì un enorme inasprimento del livello dello scontro.
è difficile spiegare ad un non tedesco la rilevanza di questo episodio per l’opinione pubblica della germania ovest. la società ne uscì enormemente polarizzata, la stampa di destra difese a spada tratta kurras (come nel 2001 in occasione dello sparo di placanica e della morte di giuliani), che per altro venne assolto nei processi che ne seguirono e rimase in servizio fino al 1987; dopo la morte di ohnesorg le enormi proteste portarono alla nascita di un vero movimento studentesco che a sua volta dopo pochi anni sfociò anche nel terrorismo rosso della r.a.f.; a voler tracciare un paragone, sarebbe come se in italia venisse fuori che a far fuori pinelli è stato un agente del kgb.

* nella germania est la stasi era l’organizzazione piú potente e pervasiva del regime. un’istituzione assolutamente sclerotizzata e paranoica che all’apice della sua follia è arrivata a controllare e spiare enormi masse di concittadini (si dice oltre 6 milioni, in un paese di 18 milioni di abitanti), contribuendo in buona parte al crollo dello stato. tutti gli archivi della stasi sono stati distrutti al momento dell’implosione della germania est, ma con un imponente sforzo informatico la germania ovest si è data pena di ricostruire (nel senso materiale di “riappiccicare” le striscioline prodotte dai distruggi-documenti) tutti i documenti distrutti. da allora (metà anni ‘90) l’accesso all’archivio è garantito a tutti i privati cittadini che vogliano controllare se e da chi - conoscenti, colleghi, amici, familiari - sono stati spiati (a mio parere contribuendo in modo sostanziale alla paranoia e alla decoesione sociale tedesche). in piú, agli storici è permesso di consultare l’intera documentazione, compresa quella relativa ai servizi di spionaggio all’estero e controspionaggio. è stato così che l’appartenenza di kurras è venuta fuori.

* la settimana scorsa, in germania è stato approvato un cambiamento costituzionale - non difficile, visto che la große koalition dispone al bundestag di 448 seggi su 614. il nuovo articolo prevede che dal 2020 le singole regioni non possano contrarre nuovi debiti, mentre lo stato può farlo solo fino ad un massimo di 8 miliardi di euro. a me sembra una follia - sia che lo stato e le regioni si menomino in questo modo le possibilità di interventi finanziari, sia soprattutto che una norma (magari importante, ma di rilevanza puramente gestionale) sia inserita nella costituzione - ma forse il mio concetto di costituzione è diverso da quello consueto in germania: la costituzione tedesca contiene di tutto, comprese norme sulla marina commerciale (art. 27), sulle autostrade (art. 90) e sull’attività e la privatizzazione di poste e telekom (87f e 143b). a favore hanno gioiosamente votato la cdu/csu (con la significativa eccezione del presidente del parlamento, apparentemente d’accordo con la mia seconda obiezione) e quasi tutta la spd, mentre i verdi e la sinistra (e ipocritamente anche la fdp) hanno votato contro. un altro motivo per me per non votare spd.

* in germania la settimana scorsa è stato eletto il nuovo presidente della repubblica. o meglio, è stato rieletto köhler, di cui avevo parlato qui qualche anno fa. rispetto a quel post, oggi limerei un po’ i toni perché köhler non ha fatto niente di davvero orrendo da presidente in carica, ma è stato comunque un momento triste perché la sua avversaria, la politologa gesine schwan, era davvero una buona candidata. qui un suo interessante profilo dal bel blog di gennaro sposato. ad eliminare ogni sua speranza di vittoria è stata una dichiarazione rilasciata ad un giornale:
Ich kann mir vorstellen, dass in zwei bis drei Monaten die Wut der Menschen deutlich wachsen könnte. Dann laufen vermutlich abfedernde Maßnahmen wie das Kurzarbeitergeld aus. Wenn sich dann kein Hoffnungsschimmer auftut, dass sich die Lage verbessert, dann kann die Stimmung explosiv werden. Schließlich gibt es seit Jahren in Deutschland ein Unbehagen über die wachsende soziale Kluft.
mia traduzione libera: posso immaginarmi che tra due o tre mesi la rabbia dei cittadini possa crescere notevolmente, non appena misure compensative come i sussidi di disoccupazione scadranno. la situazione potrebbe diventare esplosiva se non ci saranno segnali di speranza che la situazione possa migliorare. in fondo sono anni che in germania si discute con preoccupazione della crescente divaricazione della società.
in italia (o almeno nell’italia degli anni ‘90 che io ho conosciuto) fa sorridere il fatto che questo solo ipotizzare scontri sociali abbia dato la stura a decine di commenti della stampa conservatrice e di buona parte del mondo politico, compresa l’ala destra della spd. piú passa il tempo e piú mi convinco che una delle tendenze che piú hanno contribuito a plasmare l’animus tedesco contemporaneo è l’assoluto terrore di ignoto e imprevisti, con il diretto corollario della ripulsa di ogni messa in discussione sostanziale dello status quo (sociale, politico, culturale…).

* è difficile trarre una morale dalla vicenda della vendita della opel. ci sono decine di motivi che hanno portato all’esito finale che conosciamo, sia razionali sia irrazionali. è interessante, per chi è in grado di farlo, leggere i commenti dei lettori agli articoli sulla vicenda sui grossi quotidiani nazionali, che offrono un perfetto spaccato dell’umore diffuso della società tedesca (scetticismo anti-italiana, criptorazzismo anticinese, sciovinismo industriale, incertezza fra difesa dei posti di lavoro e culto dell’economia di mercato…). uno degli aspetti piú interessanti, secondo me, è l’enorme battaglia fatta a fiat dal consiglio di fabbrica della opel - un’istituzione molto tedesca e molto piú potente delle rsu italiane - timorosa di perdere il ruolo fondamentale che la tradizione industriale tedesca gli attribuisce. è chiaro che la ripulsa della soluzione-fiat da parte del consiglio di fabbrica è solo uno dei tanti tasselli che hanno composto il quadro generale; ma è comunque interessante che uno dei motivi per cui la fiat non è riuscita ad espandersi in germania, per l’indignazione di tremonti & co., sia il troppo limitato ruolo dei sindacati nella gestione delle aziende italiane - e il timore che un modello del genere possa diffondersi anche in germania.

bonus italiano #1. leggendo questo condivisibile appello al voto su rat race, sono finito sulla pagina di matteo renzi, candidato sindaco del pd a firenze. costui ha avuto la bella pensata di mettere una canzone come sottofondo alla sua pagina (nel 2009!). essendo lui un giovane, ha anche pensato bene di mettere un pezzo adeguato: noi, ragazzi di oggi di luis miguel (nel 2009!!!), che linko per i piú piccini. ovviamente nsfw - il video di youtube e anche il sito di renzi.

bonus italiano #2. ieri sera sono capitato un po’ per caso sulla pagina wiki di sinistra e libertà e mi sono perso fra le svariate pagine di gruppi e gruppetti ad collegati - una su tutti, questa. ne sono rimasto sconvolto. lo ammetto, non mi ero reso conto che dopo la caduta del governo prodi l’implosione della sinistra avesse seguito così da vicino gli esiti da barzelletta delle scissioni democristiane e socialiste degli ultimi 15 anni.

bonus cinematografico. un paio di sere fa ho rivisto dopo 20 anni un pesce di nome wanda, ed è ancora delizioso (colonna sonora a parte). indispettito da una battuta tedesca non corrispondente ai miei ricordi mi ha spinto a fare una ricerca su google. ho così scoperto con meraviglia che mentre kevin kline tortura michael palin ficcandogli una patatina nel naso, dice
- “il contributo inglese alla cucina internazionale: la patatina” in italiano,
- “die englische beugung zur nouvelle cuisine: die pommes” in tedesco (beugung=inchino),
- “the english contribution to world cuisine: the chip” in inglese.
tre versioni, tre significati leggermente diversi.

sistemi assiomatici e assiomatica della vita reale.
su eschaton qualche tempo fa si criticava il mio penultimo post con tipiche argomentazioni pre-postmoderne.
quando una macchina o un matematico fanno notare al letterato quali siano le implicazioni di una regola stira(cchia)ta fino ai suoi estremi limiti, il letterato risponde con insofferenza che non è quello che si intendeva quando la regola è stata creata. falso. la regola è lì per essere stiracchiata fino ai suoi estremi limiti. non è corretto - e prima ancora, non è morale - cambiare regola per la definizione di qualcosa solo perché la regola non ha filtrato casi apparentemente paradossali. in questo (e solo in questo) credo che il matematico e il giurista siano davvero affini.

quando una macchina capace di passare il test di turing mi suggerirà di comprare viagra, prometto che ci penserò su seriamente - anche perché immagino che quando questo succederà sarò talmente vecchio da averne bisogno davvero.

qualche giorno dopo sempre raffaele ventura ha alzato la mira proponendo una breve apologia dell’id e - già che c’era - di dio, sotto il vessillo dei kraftwerk. ovviamente, nei commenti ci si è accapigliati nel fango.

27/4/2009

democrazie dirette. in germania generalmente le scuole offrono l’insegnamento di due indirizzi religiosi (le confessioni cattolica e protestante*, che da sole raccolgono oltre il 60% dei cittadini) oppure di etica. la situazione varia da regione a regione, ma per lo piú gli studenti possono optare per uno di questi tre insegnamenti, con l’etica a svolgere il ruolo di quella che in italia sarebbe l’ora alternativa**. per quanto ne so, in germania c’è una sola grande eccezione: berlino, in cui dal 1948 l’insegnamento della religione (o dell’etica) non sono mai state obbligatorie.
nel 2005 c’è stato un caso di omicidio d’onore che ha fatto molto scalpore e che ha indotto il governo della città (socialdemocratici e sinistra postcomunista) a introdurre l’insegnamento dell’etica come obbligatorio dalla settima alla decima classe.
un gruppo di attivisti (sostenuti da varie associazioni religiosi e partiti di centrodestra) ha deciso di proporre un referendum per l’equiparazione della religione all’etica - vale a dire, perché l’insegnamento della religione (o, a scelta dell’etica) diventi obbligatorio.
ieri si è tenuto il referendum e - sorpresa - i religiosi hanno perso amaramente. non solo non hanno raggiunto il quorum (solo il 29,3% è andato a votare), ma anche tra i votanti il no all’equiparazone ha ricevuto il 51,3% - in altre parole, solo il 14,2% dei berlinesi ha votato a favore dell’equiparazione. come è facile immaginare, la cosa piú divertente in queste ore è leggere come rosicano i giornali e i politici conservatori.

da un lato a berlino molto meno della metà dei cittadini è religioso (in germania l’appartenenza religiosa è comunicata con la dichiarazione dei redditi, quindi ci sono statistiche molto precise), dall’altro l’esito della votazione di ieri ha diviso la città in blocchi geografici che ricalcano con una buona approssimazione la vecchia frontiera tra berlino est e berlino ovest: a est ha vinto (tra i votanti) la non equiparazione, a ovest l’equiparazione***. in germania, a differenza che in quasi tutti gli altri paesi ex-socialisti, l’ateismo diffuso è uno dei pochissimi lasciti culturali del vecchio sistema di cui i cittadini non si sono liberati dopo pochi mesi.

* un dato che non tutti conoscono è che in germania ci sono piú cattolici che luterani, anche se ci sono nel complesso piú protestanti che cattolici.
** se mai l’ora alternativa fosse davvero nata. ammetto che le mie informazioni risalgono ai primi anni ‘90, quando per lungo tempo sono stato l’unico iscritto al mio liceo a non fare religione e mi toccava vagare per i corridoi in attesa che i 60 minuti finissero, visto che non mi è mai stato messo a disposizione un insegnante.
*** quanto al quorum, il 50% non è stato raggiunto da nessuna parte in città - e, ad eccezione dei quartieri altoborghesi di dahlem e zehlendorf, neanche il 35%.

21/4/2009

ritratto dello spammer come benefattore. è notizia di questi giorni che google sta tentando di introdurre un nuovo approccio alla gestione dei captcha - qui la notizia originale sul blog aziendale di google, qui la girata (forse un po’ troppo entusiastica rispetto alla reale portata dell’innovazione) di punto informatico, qui c’è il paper in cui tre ricercatori di google presentano la loro idea in dettaglio*. l’idea di fondo è che visto che molti captcha sono risolti non da esseri umani assoldati alla bisogna ma da sistemi informatici - tipicamente reti neurali specificamente allenate - un captcha difficile sia un captcha che non sfrutta i tipici punti di forza delle reti neurali: visto che per esempio ormai le reti neurali sanno riconoscere i volti molto bene, dice google (e, aggiungo io, anche voci e poligoni o texture complesse**), è il caso di sviluppare captcha che non siano risolvibili riconoscendo volti.

la mia sensazione è che si tratti di una mera traslazione del problema: se si allena una rete neurale a raddrizzare tramonti o pappagalli oltre che volti umani, la rete neurale lo farà senza troppi problemi, nell’arco di pochi mesi o anni. in compenso, mi sembra una bellissima occasione per costringere gli spammer di tutto il mondo a fare ricerca informatica. il primo annuncio di un captcha risolto da una rete neurale fece scalpore, nel lontano 2005; ora è routine. risolvere captcha per vendere pillole blu ci sta avvicinando all’intelligenza artificiale molto piú dell’istituzione di un faraonico x prize, secondo me.

bonus #1. visto che ieri mi ha linkato inkiostro, sfrutto orrendamende il maggiore afflusso di lettori per fini diversi da quelli bloggici: se qualcuno fosse interessato a questo convegno, non completamente lontano dal tema di questo post, batta un colpo.
bonus #2. in questi giorni ricorre il 90esimo anniversario dell’istituzione della repubblica sovietica bavarese. sapevatelo e celebrate quei giorni gloriosi.

* ma davvero a google usano ms word per scrivere gli articoli scientifici?
** per quanto ne so, il riconoscimento vocale ormai si basa quasi esclusivamente su reti neurali e simili, così come i tentativi di guida robotizzata. è interessante osservare che anche il riconoscimento automatico delle targhe ai fini di controllo del traffico è essenzialmente un enorme esperimento di soluzione di captcha.

20/4/2009

come i negozi di ghette e sputacchiere. non ho molto da aggiungere a questo post di inkiostro, ovvio fin quasi ai limiti della banalità (scusa ink) per chi compra normalmente dischi: il mio primo cd online l’ho ordinato nel 2002, ed ero comunque clamorosamente in ritardo rispetto al trend generale: amazon esiste dal 1994*. sono quindi quasi 10 anni - vogliamo dirlo? dalla morte di napster - che la musica si compra online piú o meno comunemente, e se in italia il fenomeno non ha ancora completamente sfondato è probabilmente dovuto al fatto che non esiste un amazon.it che permetta pagamenti via prelievo dal conto corrente (italiano), come invece altri amazon europei (a quando un amazon.eu con pagamenti via iban?).

detto questo, credo che nessuno verserà molte lacrime per la morte dei negozi di dischi. di certo non io. il negozio di bari in cui da adolescente lavoravo ogni natale per un tozzo di pane ammuffito (il mio massimo guadagno sono stati i quattro cd di headz 2a/b della mo’ wax e la compagna di un’estate) è in ginocchio da anni e sopravvive solo grazie alla vendita delle ricariche per i cellulari (un altro business assolutamente obsoleto, per inciso). in tutti i negozi di dischi nuovi in cui metto piede trovo da anni la stessa aria stantia e polverosa dei negozi di dischi usati - che però sono stantii e polverosi per scelta programmatica. secondo me, i dischi continueranno a essere venduti solo all’interno di apposite sezioni-ghetto degli ipermercati e delle drogherie - solo che in italia le drogherie non esistono, di fatto.

ma in germania sì: per esempio esiste müller, dove i cd (diciotto marchi fino al 2001 e undici euro da allora in poi) si possono ascoltare senza problemi alla cassa**. nei negozi müller è comparsa da qualche settimana una sezione di vinili, timida e piccola ma crescerà. per quanto ne so i vinili erano scomparsi da müller oltre quindici anni fa. mi piacerebbe sorridere, ma la reintroduzione dei vinili mi sembra semplicemente il segno di un’industria discografica completamente allo sbando.

bonus. per valutare come le nostre eventuali lacrime per i negozi di dischi siano incomprensibili per il resto del mondo, fate una prova al contrario e valutate l’effetto straniante di questo articolo che vorrebbe salvare i calendarietti de agostini perché la cartografia tradizionale “trasfigura e rielabora, anche culturalmente, l’immagine fotografica della terra.”

* per dire, durante i mesi di isteria collettiva prima dell’uscita del segway, di cui non si sapeva assolutamente niente, bastava il nome di jeff bezos a dare assoluta credibilità all’operazione - era ancora il 2000.
** in germania tradizionalmente i cd sono venduti non sigillati, cosa che regolarmente indigna gli studenti erasmus americani.

16/4/2009

il prossimo passo sono ovviamente gli ospedali separati per uomini e donne. riemergendo da due mesi di silenzio tombale, e prima di re-immergermi in altri due mesi di silenzio tombale, vorrei segnalare questa storia allucinante - per quei pochi che non avessero visto il post originale di metilparaben.
italiani, elettori, inquilini, coinquilini, casigliani: ma è davvero questa l’aria che si respira?
ma davvero?

(vedi anche questo post)

24/2/2009

la sottile linea rosa. a parte l’omosessualità (e l’accento potentino, ovviamente), qual è esattamente la differenza tra arisa e le cocorosie?

17/2/2009

soru ha perso, veltroni si è dimesso e anche le mezze stagioni non stanno tanto bene. però ogni tanto è bello ricordare che elio è un genio.


il modo migliore per festeggiare il 160° anniversario della caduta della repubblica romana e della contestuale restaurazione del ghetto.

“oltre all’obbligo di risiedere all’interno del ghetto, gli ebrei, come prescritto dal paragrafo tre della bolla, dovevano portare un distintivo che li rendesse sempre riconoscibili: un berretto gli uomini, un altro segno di facile riconoscimento le donne, entrambi di colore glauco. nel paragrafo nove, inoltre, veniva loro proibito di esercitare qualunque commercio ad eccezione di quello degli stracci e dei vestiti usati. inizialmente erano previste due porte che venivano chiuse al tramonto e riaperte all’alba. “

***

“per entrare nei campi sarà obbligatorio farsi identificare. perciò a tutti gli abitanti, bambini compresi, verrà consegnata una tessera munita di fotografia e corredata dai dati anagrafici. […] i residenti nei campi dovranno seguire precise regole di condotta. fra cui: divieto di ospitare persone non registrate o comunque non autorizzate; […] garantire l’uscita di parenti o visitatori occasionali entro le 22. […] perderà il diritto a vivere nel villaggio chi viola i doveri e le regole di condotta sopra elencati; abbandona la struttura assegnata all’interno del villaggio per un periodo superiore a tre mesi, salvo non sia stato espressamente consentito; rifiuta più volte l’inserimento lavorativo.”

29/1/2009

minimalismi. stavo lavorando al computer quando all’improvviso ha smesso di funzionare l’alt-gr*. poi hanno smesso di funzionare le frecce. poi la “n". poi il tasto di spazio.
ho cercato di continuare facendo copia-e-incolla di ogni singola lettera e simbolo, come se avessi solo una tastiera virtuale. dopo cinque minuti ho lasciato perdere e ho acceso il portatile.

ora capisco come ci si sente quando si ha l’alzheimer - oppure l’iphone.

28/1/2009

la domanda del giorno. è evidente che pd e chiesa cattolica in questo periodo usano la stessa strategia comunicativa, e con analoghi risultati. chissà chi sta copiando chi.

(maxcar, perché hai eliminato il post su ratzinger?)
(intendevo questo post di kartch e mi ero confuso coi feed. un altro complotto della chiesa cattolica debunkato, per fortuna)

24/1/2009

via cascade sono finito su questo articolo di repubblica. è un articolo che urla vendetta, quindi
· non mi soffermerò a fare facile ironia sul fatto che ogni volta che si sente parlare di “osservatorio sui diritti dei minori” si sente parlare sempre e solo del suo presidente (dal che è facile immaginare le dimensioni di questo movimento);
· non farò neanche facilissima ironia sulla pagina del sito dell’osservatorio dedicata al loro comitato scientifico;
· infine, non farò neanche facilerrima ironia sul fatto che lo stesso marziale critichi il fatto che paoli parli di un amore pedofilo perché (il tema del)la pedofilia è “tutt’al più spettante alle professioni religiose” (parole sue).
invece mi piacerebbe tornare serio e osservare che dieci anni fa* si è iniziato a dire che non ci dovrebbe essere dicotomia tra scienza e religione, ma una riflessione comune alla ricerca bla bla bla. al solito, a prelati ed aspiranti tali** dai una mano e si prendono il braccio. dopo dieci anni si è già al punto per cui un cantante (ma per uno scrittore, uno scienziato, magari persino per un filosofo sarebbe lo stesso) non ha, secondo costoro, diritto di parlare di pedofilia, di perdono, di pietas, tutte cose di cui “le professioni religiose” avrebbero il monopolio. e ovviamente, il giornalista prende nota e riporta senza una domanda o un dubbio.

* ma ogni tanto ci pensate a quanta apertura, quanta laicità c’era nella pur brutta italia degli anni ‘90 rispetto a questi orridi anni ‘00?
** a dire il vero, qui avevo scritto “ai cattolici". ma poi ho letto un post di yoshi così fastidioso nella sua estrema volontà di generalizzazione che ho deciso di tentare per sempre di evitare di parlare de “i cattolici” tout court (oltre che, ovviamente, de “i protestanti", “gli ebrei", “i musulmani” e così via).

esercizio a casa: leggere quest’altro articolo del corriere e trovare almeno dieci motivi per mandare mentalmente al diavolo il giornalista.

22/1/2009

ma la figliola di… un aspetto della cerimonia di insediamento di obama non adeguatamente analizzato dai media:

indovinate chi è questa 28enne prima di seguire il link. un altro mito d’infanzia (in negativo) crolla miservolmente. fra poco troverò brillanti la russa e gasparri.

bonus 1: c’è un tizio cipriota che da cinque anni cerca di convincere il mondo di aver trovato una prova non computerizzata del teorema dei quattro colori. non sembra un crackpot e ha parlato anche al congresso mondiale di matematica del 2006 a madrid. qui una pagina su flickr con molti esempi di applicazione del suo algoritmo, qui un post di good math, bad math in cui mark chu-charrol fa un buon lavoro di sintesi ed ospita anche un paio di commenti del tizio cipriota di cui sopra. per i profani: il teorema dei quattro colori è una delle storie piú interessanti della storia della matematica otto- e novecentesca, nonché un ottimo modo per capire come funziona la ricerca matematica senza sporcarsi troppo le mani.
bonus 2: la prima teoria del complotto sull’atterraggio sull’acqua dello hudson dell’airbus e un suo primo (per altro facile) debunking, anche questo ad opera di mark chu-charrol.

8/1/2009

i grandi malintesi dell’umanità. lo so, dovrei lavorare. ho fatto invece il tremendo errore di finire (grazie ad un link di leonardo) su una pagina di wikipedia dedicata esclusivamente al debunkamento di credenze inveterate.
alcune credenze sono in effetti legate alla sola cultura popolare americana, come spesso succede su wiki, e quindi il debunkamento non è particolarmente sorprendente; altre sono state sbugiardate già eoni fa (tipo: la grande muraglia è visibile dallo spazio); altre le ho sempre sospettate false già da solo (tipo: un cucchiaino non aiuta in alcun modo una bottiglia di spumante aperto); altre sono (per me e/o per l’italiano medio) sinceramente sorprendenti. le mie preferite:
* i peli non ricrescono né piú forti né piú spessi né piú scuri dopo averli eliminati col rasoio (donne italiane, prendete nota ed imitate le nordiche senza sensi di colpa);
* le cozze che messe sul fuoco non si aprono da sole non sono piú pericolose delle altre e si possono mangiare tranquillamente;
* non esistono zone della lingua dedicate a gusti diversi;
* esistono animali con un numero diverso di cromosomi che accoppiandosi producono discendenti non sterili;
* le autostrade tedesche non sono state progettate e nemmeno in gran parte portate a termine sotto il nazismo (uno choc per i tedeschi, ve lo assicuro) - e simmetricamente: i treni italiani non erano puntuali sotto il fascismo (lol);
* ‘’The blue color of lakes and oceans is not only a reflection of the blue sky. Water looks blue because water is blue'’;
* non c’è alcuna correlazione tra illuminazione di esterni e crimini commessi;
* non esiste la scarlattina, ma esistono un discreto numero di malattie esantematiche simili fra loro che vanno collettivamente sotto il nome di scarlattina; tuttavia, nel corso della vita è possibile ammalarsi di ciascuna di esse, in successione [solo per i germanofoni];
* non è vero che il vetro è abbastanza fluido da scorrere verso il basso nel corso dei decenni;

MA SOPRATTUTTO:

* non è vero che lo sciacquone scorre in senso contrario nei due emisferi. (come sarebbe noiosa una stagione dei simpson aderente alla fisica.)

bonus debunkment per i bambini in ascolto:
* non è dimostrato che leggere al buio faccia male agli occhi.

12/12/2008

l’universo (che altri chiamano la biblioteca). un collega ha avuto la pessima idea di suggerire che il modello su cui lavoriamo in un nostro lavoro matematico potesse essere descritto, o almeno approssimato, dalla biblioteca di babele di borges; da allora quest’idea mi tormenta, e oggi complice il clima accidioso da giorno prefestivo ci sto pensando su da quattro ore.
ora, nella letteratura moderna ci sono poche storie mitopoietiche come quelle di borges e la biblioteca di babele è una di quelle piú immaginifiche. parte del fascino della storia è che l’io narrante è immerso in un mondo allucinante, fatto di sale esagonali a perdita d’occhio (alle cui pareti si trovano scaffali colmi di libri che contengono venticinque simboli tipografici alla rinfusa), che si perita di descrivere solo in parte e che il lettore deve provare a immaginare con una certa dose di fantasia. ma parte del fascino è anche, almeno per me matematico, che la descrizione è poco accurata: ogni sala è esagonale, con un pozzo centrale nel pavimento e nel soffitto, coperta di venti scaffali, cinque su ognuno dei quattro lati, e uno dei lati liberi dà su un corridoio che dà su un’altra galleria. che ne è del sesto lato? non viene detto. il traduttore italiano ha deciso, bizzarramente (se non si trattasse di lucentini avrei detto “improvvidamente"), di rimettere le cose a posto scrivendo che ogni sala è coperta di venticinque scaffali, cinque su ognuno dei cinque lati. questo risolve alcune cose, ma ne complica altre: se c’è una sola apertura, ci può essere una sola stanza adiacente e giacente sullo stesso piano, ovviamente; l’infinità si ridurrebbe all’asse z, ossia alle sale inferiori e superiori, a cui ogni sala è collegata da una scala a chiocciola (non si capisce se passante per il pozzo centrale o per il corridoio). a rigore, questo non negherebbe nessuno degli assunti geometrici di fondo del racconto, ma farebbe cadere la ragione principale che il lettore matematicamente accorto sospetta dietro la scelta della forma esagonale, ossia che ogni tassellatura del piano basata sulla ripetizione di un solo poligono regolare può essere fatta solo con triangoli, quadrati e, appunto, esagoni (ma in un’altra parte del racconto si dice che gli idealisti, chiunque essi siano, negano la concepibilità di sale triangolari, o pentagonali - ancora una volta, si unisce un tocco di realismo logico ad un’ulteriore discesa nell’abisso dell’irrazionalità: che c’entrano ora i pentagoni?). il narratore allude all’ipotesi che gli specchi sparsi per la biblioteca servano a dare un’illusione di infinità (anche sugli assi x,y?), ma se così fosse, basterebbe davvero poco a scoprire che due sole sale (su ogni piano) non sono infinite.
l’io narrante insiste poi sul fatto che la biblioeca è infinita e che non ci sono nella biblioteca due libri identici; ma anche, dato il numero di 1312000 caratteri contenuti in ogni libro, che i libri esistenti sono in “número, aunque vastísimo, no infinito". alla fine ipotizza che la biblioteca sia illimitata e periodica: potrebbe essere un toro, allora? potrebbe, ma questo sembrerebbe contraddire l’informazione che i cadaveri degli abitanti vengono eliminati lasciandoli cadere nel pozzo e facendoli disintegrare dall’attrito del vento. qual è la fisica della biblioteca?

quine ha osservato che la biblioteca di babele è equivalente a due fogli di carta: uno nero e uno bianco (e ad una moneta o un generatore di numeri casuali, aggiungerei io).

dopo quattro ore, la diffusione di idee nella biblioteca di babele non ha ancora le condizioni al bordo di cui ha bisogno da giorni.

forse il racconto e questo post contengono entrambi imprecisioni perché sono, ognuno, una delle innumerevoli copie leggermente corrotte dell’originale.

24/11/2008

li immortacci. oggidì, se non hai un feed atom non ti legge nessuno, peggio ancora che non avere un link al tuo blog da facebook. e tuttavia, ci sono poche (pochissime) pagine che vale la pena guardare quotidianamente anche se tocca a te cercarle nei tuoi bookmark. una di queste è l’home page di wiki.
la cosa piú divertente drammatica della home page di wiki è la sottosezione con gli immortacci del mese: così, non rischierete piú di passare una settimana in vacanza, in ospedale o in una grotta e di perdervi i trapassi rilevanti*.
per dire, io ho scoperto così che due settimane fa è morto kiyoshi itō, un matematico che per almeno un paio di lettori di questo blog è una figura notevole, uno dei padri nobili della matematica finanziaria - uno dei tanti vips, per altro, che avrei immaginato morti già da tipo 35 anni.

* per dire, io l’anno scorso sono stato operato e sono rimasto dieci giorni in clinica, perdendomi le dimissioni di koizumi. non avete idea di quanto è stato straniante scoprirlo solo casualmente e con mesi di ritardo. mi sentivo come il fassari deibernato di avanzi…

17/11/2008

germania in breve. da domani mia figlia va all’asilo, entro il prossimo fine settimana devo completare il power-point per un convegno e devo ancora finire di preparare la lezione di domani mattina, tutta incentrata sul fantastico teorema di kruskal (credo si tratti della prima volta che in una lezione mi tocca parlare di un risultato che - essenzialmente - è metamatematico). però non posso esimermi dal dare al volo una manciata di notizie rilevanti dell’ultima settimana tedesca.
*) mercoledì mattina a monaco c’è stato uno sciopero degli studenti dei licei. erano in 500. il ministero dell’istruzione bavarese (in germania l’educazione è un ambito di strettissima competenza regionale) ha definito inaccettabile che gli studenti abbiano scioperato durante l’orario delle lezioni. di contro, un portavoce degli studenti intervistato da un giornale locale, l’augsburger allgemeine, si è dichiarato entusiasta dello sciopero, a cui gli studenti hanno partecipato con “slogan ficcanti” (ma in tedesco è ancora peggio, molto peggio: “knackige sprüche") come “wir sind hier/wir sind laut/weil man uns die bildung klaut” [siamo qui/siamo rumorosi/perché ci rubano l’istruzione].
*) piú divento vecchio piú mi deprime osservare quotidianamente il tipo di humor knackig che entusiasma il tedesco medio, dai 9 ai 99 anni;
*) la opel sta per fallire;
*) i verdi tedeschi hanno dal 1991 due segretari - un uomo e una donna. il congresso di ieri ha sancito che il nuovo segretario uomo sarà cem özdemir, figlio di immigrati turchi e musulmano non praticante. anche in germania e anche per i verdi si tratta di uno choc culturale quasi pari a quello causato da un presidente americano nero;
*) ho appena scoperto il blog politico tedesco piú disturbante che abbia mai visto: si chiama politically incorrect (ma non lo linko). peggio delle peggio derive neocon italiane del 2003;
*) ho visto der baader meinhoff komplex, il film sul terrorismo rosso in germania negli anni ‘70. cinematograficamente il film è una nullità, puro documentario in costume - come e peggio di der untergang (in italiano la caduta - gli ultimi giorni di hitler), dello stesso registaproduttore. i terroristi della r.a.f. sono brutti e violenti, tutti tranne ulrike meinhoff; i poliziotti sono stupidi e violenti, tutti tranne il capo della polizia criminale (una specie di dalla chiesa tedesco, interpretato da bruno ganz). la delicatezza e la profondità psicologica di film come buongiorno notte o l’affaire moro sono lontani, questo è quasi un film d’azione, con un sacco di sangue e di pestaggi e di gambe staccate. persino come documentario il film non è niente di che, visto che non può o non vuole prendere posizione su una lunga serie di misteri che ancora avvolgono quegli anni (come l’inspiegabile suicidio simultaneo dei tre capi della r.a.f. reclusi in tre celle d’isolamento, nell’ottobre 1977). e tuttavia di film sulla r.a.f. non ce n’è molti, dovesse arrivare in italia forse uno sguardo sarebbe il caso di darglielo;
*) in assia il tentativo di spd e verdi (i partiti b e c di questo post) di votare un governo di minoranza col sostegno esterno della linke (il partito di sinistra - mutatis mutandis, una fusione di correntone e rifondazione) è fallito miseramente per il voto contrario di quattro socialdemocratici della corrente di destra (che forse per questo saranno radiati dal partito, ma chissà). a questo punto si ritorna al voto, con un nuovo candidato socialdemocratico che non si allontana dalla linea moderatamente di sinistra della sfortunata candidata precedente ma che, bontà sua, evita di giurare al mondo di non voler avere niente a che fare con la linke. ciononostante, è viste le farse degli ultimi sei mesi, si prevede un tracollo elettorale della spd. viste le dinamiche che porteranno a questo tracollo, sia la destra sia la sinistra interne avranno gioco facile nel giocare a scaricabarile;
*) il politico della linke lutz heilmann si è sentito diffamato da un articolo su wikipedia e ha pensato bene di ottenere dal tribunale di lubecca un’ingiunzione di chiusura del sito. nei fatti la chiusura ha avuto un valore nullo, visto che per continuare a visitare il sito basta digitare de.wikipedia.org anziché wikipedia.de, però la vicenda ha avuto un grosso impatto emotivo sul pubblico - anche a causa della pessima stampa di cui gode la linke nei media tedeschi. heilmann ha ritirato la richiesta e wikipedia ha avuto un boom di offerte - tutti vissero felici e contenti, quindi.

update. grazie ad ale che mi segnala che der baader meinhof komplex condivide con der untergang solo il produttore, non il regista. grazie, ale.

6/11/2008

snobismo. vorrei parlare di come ieri sera ho festeggiato la vittoria di obama e invece sono qui a (dover) fare l’ennesimo aggiornamento sulla bizzarra vicenda di pubblicazione di un libro per bambini tedesco presso la casa editrice di freda.
ora mi scrive qualcuno dell’agenzia servizi editoriali, tirata in ballo dal capo di alibri, l’editore tedesco del libro, e se ne chiama fuori scrivendo che

“non abbiamo firmato nessun contratto di rappresentanza delle edizioni alibri e non conosciamo il signor Gunnar Schedel, come non abbiamo del resto nessun rapporto con la casa editrice ar".

ne prendo atto e lo scrivo qui. a questo punto, io resto parecchio perplesso ma mi tengo il dubbio.

31/10/2008

$pippero not= npinpnpero$ (post tecnico e veloce). per la manciata di lettori che ancora passano di qui e che si interessano a queste cose: un informatico svedese ha uploadato due giorni fa su arxiv un articolo in cui dimostrerebbe che P non è uguale ad NP. per chi è curioso, qui c’è una descrizione breve, fantasiosa e noiosetta del problema, mentre qui ian stewart adempie allo stesso compito con meno sintesi, ma dando il meglio di sé. per l’inclita ricordo che è uno dei 6 problemi ancora aperti del clay mathematical institute, per il buzzurro accenno al premio di $1.000.000 che verrebbe assegnato a chi dimostrasse o confutasse la congettura.
visto che ormai uploadare su arxiv è l’equivalente anni ‘00 del convocare una conferenza stampa prima della pubblicazione su un giornale scientifico, la domanda piú naturale in questi casi è: è un pazzo, si è solo sbagliato, o magari ha persino ragione?
il fatto che l’autore dell’articolo di fatto non abbia una home page e che (a quanto sembra) abbia pubblicato i suoi ultimi lavori scientifici quasi 10 anni fa farebbe facilmente pensare ad un crackpot; il fatto che abbia 67 anni e sia (stato?) professore a uppsala induce alla moderazione. io di informatica teorica non ci capisco niente: qualcuno ha il coraggio di gettare una pietra nello stagno e prendere posizione?

29/9/2008

lui se ne fotteva/cuccava di brutto/grazie al suo pim pum pam io non amo tirarmela, ma natalie e` di nuovo single (leggete i commenti su devendra uomo delle nevi, please) ed e` la mia grande chance.
natalie, tesoro, ascolta: ma lo sai che noi due (tu ed io) siamo tra i pochi esseri umani sotto i 50 anni ad avere un numero di erdős–bacon finito? e lo sai che anche nel mio caso e` 7, come nel tuo? tutto cio` non e` romantico? natalie, ascolta, lo so che sull’oracolo di bacon io non ci sono, e` che sono eurofobi, ma c’e` marco manchisi (ciao marco!) e io ho un grado di separazione da lui, sono pronto a fornirti le prove. natalie! ascoltami! non scappare, non sono fricchettone, non sono drogato e non suono i bonghi come devendra, ma anch’io ho il mio perche’. natalie!

27/9/2008

la politica spiegata a mia figlia. grazie all’ultimamente stupefacente brullonulla: qui.

(leggete il link: se siete arrivati alla fine della pagina di brullo potete, eventualmente, continuare qui.

allora, gli è che un mese fa mi sono iscritto al primo servizio di social networking della mia vita. forse ne avrete sentito parlare per una polemicuccia giudiziaria, forse no, ma non è così importante. tra le categorie che si possono indicare c’è l’appartenenza politica, da monarchico a comunista e apolitico passando per conservatore, di destra, di centrodestra, liberale, verde, di centrosinistra, di sinistra, molto di sinistra. da quando ho aperto l’account sono diventato un lettore compulsivo di profili, ahimé, e ce n’è tanti da leggere visto che questo network ha circa 6 milioni di iscritti (che se ci pensate è una quantità spaventosa, essendo quasi completamente concentrati in un paese di 82 milioni di abitanti ed essendo il network esplicitamente rivolto al mondo studentesco, ma non è di questo che voglio parlare). insomma, dicevo, quando giro tra i profili dei giovani iscritti, quasi tutti tra i 16 e i 32 anni, la mia stima spannometrica è che forse il 70% degli iscritti mettano come indicazione politica

lo indovinate?

apolitici. a pensarci fa paura. ieri ho trovato il profilo di una studentessa di vienna (appartenenza politica: molto di sinistra) che tra i suoi interessi inseriva al primo posto “manifestazioni” - e mi sono commosso, per l’evidente e irreale anacronismo di questa indicazione. genova sembra distante quanto il parco lambro.
mi fermo prima di iniziare a scandire “o tempora, o mores").

15/9/2008

se penso a tutte le altre cose divertenti che non fara` mai piu’ mi viene il magone. quando ieri ho letto della morte di dfw ho provato, per la prima volta in vita mia, lo sgomento che, stando all’anagrafe, avrei dovuto provare un decennio e mezzo fa per la morte di kurt cobain o di river phoenix. avevo iniziato a scrivere un pedante necrologio ombelicale in cui parlavo essenzialmente di me steso sul letto a leggere infinite jest con colonna sonora dei grandaddy, ma per fortuna mi sono fermato in tempo. il meglio che possa fare, in questi tempi per me del tutto a-letterari, e` linkare b.georg.

18/8/2008

italia, 2008. da un articolo di corriere.it: la vittima, secondo indiscrezioni, era un omosessuale. il delitto quindi potrebbe esser maturato negli ambienti gay.

(grassetto mio, ovviamente).

6/8/2008

and if a ten ton black hole/ crashes into us/ to die by your side/ such a heavenly way to die. da hronir c’è un interessante post che dovrebbe rassicurare la casalinga di losanna sui rischi (inesistenti) dell’lhc sotto il cern, che a fine agosto dovrebbe iniziare a funzionare e che l’anno prossimo dovrebbe infine raggiungere la massima energia per cui è stato progettato. hronir conclude così:

c’è una rassicurazione pratica che non poggia su alcuna “teoria” ma su un dato empirico (per chi non si fida delle teorie…)

io mi fido piú delle teorie che della pratica e non ho alcuna paura di un buco nero sotto ginevra. però mi sembra che in questo caso si stia giocando un po’ troppo all’apprendista positivista (e se lo dico io…). il mondo è pieno di fenomeni non ancora completamente conosciuti, nel senso che il modello matematico non necessariamente descrive perfettamente la fisica del problema - io che sono un matematico penso innanzitutto alle onde anomale -, e anzi se la fisica al confine tra grandi energie e particelle subatomiche fosse completamente nota ci si accontenterebbe del modello standard e non si sarebbe costruito il lhc, no?

quindi poche scuse, la verità per cui non bisogna temere i buchi neri è che, ovviamente, morire inghiottiti da un buco nero fabbricato per il bene della scienza sarebbe di gran lunga la piú bella morte che un essere umano possa immaginarsi e questo dovrebbe bastare.

29/7/2008

ulteriore update. gunnar schedel, capo di alibri, ha risposto alla mia mail dicendomi in sostanza che
- in primavera alibri aveva firmato un contratto con servizi editoriali;
- non hanno mai avuto alcun contatto con le edizioni di ar, che fino alla settimana scorsa non conoscevano;
- la settimana scorsa hanno saputo della pubblicazione del libro da parte delle edizioni di ar - traduzione che alibri considera illegale;
- hanno dato ad edizioni di ar tempo fino al 4 agosto per ritirare il libro dal commercio, sospendere la pubblicita` e mandare al macero le copie ancora invendute.

dal mio punto di vista direi che la situazione e` piu’ chiara e tranquillizzante.

update al post qui sotto. un provvidenziale lettore (grazie, ms) mi ha suggerito per mail di controllare l’editore italiano del libro di cui parlavo qui. mi sono così accorto che, benché pubblicizzato sul sito di arianna editrice, il libro di schmidt-salomon in realtà è stato pubblicato dalle edizioni di ar. un rapido controllo sulla loro pagina (che ovviamente non linkerò) mostra che le edizioni di ar hanno in catalogo, tra gli altri, anche testi di evola, spengler, freda e hitler. a questo punto non posso che invitare a NON COMPRARE IL LIBRO SCUSI, PER ANDARE DA DIO? IN VERSIONE ITALIANA. (mantengo invece il link ad arianna, che non mi sembra un editore di dubbie simpatie). sulla pagina tedesca del libro è possibile per altro scaricare gratuitamente una traduzione inglese e visualizzare una galleria in flash delle illustrazioni di helge nyncke - è la variante che consiglio a chi fosse interessato ma non sapesse il tedesco.

la cosa che mi lascia perplesso è che il libro in germania è stato pubblicato da alibri, una casa editrice talmente alternativa da aver spinto e co-fondato, nel 1997, l’associazione degli editori di sinistra (sinistra nel senso di socialismo, non nel senso di terza linea o di nazimaoismo). a questo punto se credo di immaginare il motivo per cui edizioni di ar pubblica il libro in italia (secondo me a causa di una veloce e imho pretestuosa polemica dell’anno scorso sul presunto antisemitismo del libro), rimane aperta la questione del perché alibri abbia venduto i diritti proprio ad un’editrice che pubblica testi fascisti. ho appena scritto loro una mail per chiedere informazioni.

8/7/2008

appendice. “nella complessa situazione politica francese il primo ministro, cardinale richelieu, è schierato apertamente con il re, mentre non ama per nulla la regina anna d’austria, perché imparentata con famiglie che rappresentano un pericolo per la francia. di lei si è innamorato il duca di buckingham: il suo è un amore folle, che non può essere apertamente ricambiato senza destare scandalo.”

perche’ all’estero quando un* politic* decide di mollare il/la propri* partner e di andare a letto con qualcun*altr* vengono fatti scarni comunicati alla stampa e si passa oltre (o al massimo i tabloid si mettono a fare il toto-rimpiazzo) mentre in italia scatta un baillamme di ricatti, moralismi, promozioni, degradazioni e scandali annunciati che neanche dumas padre? perche’ repubblica si interessa di ipotetiche amanti di berlusconi invece di rompergli le balle sulla schedatura dei rom? ammesso anche che il fine di farlo cadere possa giustificare i mezzi da 1820: ma possibile che dopo 14 anni di berlusconi ancora non si siano resi conto che lui in questi presunti scandalucci ci sguazza - e i suoi elettori con lui?

possibile che debba essere cossiga (che oggi fa 80 anni) a ricordare al mondo come si vive nel 2008? “non facciamo i moralisti. il premier britannico wilson fece nominare contessa da elisabetta la sua amante e capo di gabinetto. noi galantuomini stiamo con la pompadour. quindi, stiamo con la carfagna“.
ezio mauro, ti dispiace per veronica lario? di` a veltroni di candidarla e falla finita, per dio.

15/6/2008

pensierini sugli europei di calcio. che quest’anno chissà perché sto snobbando meno di ogni altro campionato dal 2000 ad oggi.
· il pallone ufficiale è chiaramente una replica del supertele.
· l’allenatore della grecia stasera, intervistato dalla tv tedesca, rideva allegro per l’eliminazione appena avvenuta. non so se è pazzo, se è stato pagato dai russi o se gliel’ha intimato il presidente della federcalcio greca ("perdere e perderemo!")
· una delle grandi ombre della cultura tedesca e l’assoluta mancanza di scaramanzia. nelle scorse settimane in università sono circolate mail che sembravano invocare punizioni divine: quella di seguito è la mail di invito ad una grigliata il 20 giugno.
> Natürlich ist mir nicht entgangen, dass an diesem Tag Deutschland
> (als Sieger der Gruppe B) spielt.  Das Spiel wird mit Beamer auf
> einer Leinwand übertragen.  Damit wird die Party auch gleichzeitig
> eine Art Generalprobe für das Fussball-Fest am 25. Juni, wo
> zeitgleich Deutschland im Halbfinale spielt.
(trad.: naturalmente non mi sono dimenticato che in questo giorno la germania (come vincitrice del gruppo b) giocherà. la partita verrà trasmessa su una parete con un videoproiettore. in questo modo il party sarà anche una specie di prova generale per la festa calcistica del 25 giugno, quando contemporaneamente la germania giocherà in semifinale. [l’evidente motivo per cui il delirio si interrompeva è che la finale si terrà di domenica, quando non è possibile organizzare grigliate nel campus.])
gli dei li hanno puniti, per fortuna, ma < enrico ruggeri mode on >ancora quante partite dovranno essere perse per un errore di valutazione< enrico ruggeri mode off >?
· la follia a-scaramantica tedesca si è spinta al punto che due anni fa l’inno ufficiale dei tifosi tedeschi (l’equivalente del po-po-po-po-po italiano) era “vierundfuenfzig, vierundsiebzig, neunzig, zweitausendsechs, ja so stimmen wir alle
ein, mit dem herzen in der hand und der leidenschaft im bein werden wir weltmeister sein", cioè (corsivo mio) cinquantaquattro, settantaquattro, novanta, duemilasei, così siamo tutti d’accordo, col cuore in mano e la passione nelle gambe diverremo campioni del mondo. ai piú acuti non sfuggira che la germania (ovest) ha vinto i suoi tre mondiali nel 1954, 1974 e 1990. per colmo di hybris e protervia il secondo canale pubblico tedesco ha arruolato una manciata di italiani (sicuramente emigrati di terza generazione) e ha fatto cantare loro un’orrenda canzonaccia dal tono analogo, in italiano e dedicata alla nazionale italiana, sulla stessa musica della canzone tedesca di cui sopra, con cui annunciare le partite dell’italia. infami imbroglioni.

24/5/2008

live fast, die young. capisci di essere diventato vecchio quando per la prima volta non riesci a risolvere un captcha come questo:

per la cronaca, avrei dovuto inserire le quattro lettere che contengono un gattino. suggerimenti via mail, se volete.

23/5/2008

solo per tecnocrati. la pagina internet definitiva (grazie a giavasan). per dire, se le foto di questa navicella spaziale a fusione termonucleare sviluppata negli anni ‘70 dalle ferrovie inglesi, di questa colombaia mobile della prima guerra mondiale e di questo topo lego-bionico

vi fanno alzare il sopracciglio, sappiate che di robe così ce ne sono a centinaia, anzi a migliaia in quel sito. io stanotte non vado a dormire.

bonus track: l’elicottero piú grande (e piú brutto) del mondo.
bonus question: gli elicotteri possono avere seggiolini eiettabili? . e gli shuttle? no, ma il buran sì.
bonus trivia: qual è stata l’ultima variazione dei confini europei prima del 1989? l’annessione del saarland alla germania.
bonus madness. in agosto ricorrerà il trentennale del drammatico colpo di stato a sealand: sapevatelo leggendo la versione dei fatti del governo ufficiale e quella governo in esilio.

20/5/2008

qualche settimana fa leggevo in un opuscoletto dedicato ai giovani tedeschi in giro per l’europa (stranamente ben fatto e lontano dai soliti luoghi comuni) che una delle caratteristiche italiane sarebbe l’estrema superstizione e la scarsa propensione a riderci su. a questa permalosità non avevo mai fatto caso, ma immagino sarà vero per il ben noto principio del referendum.
i tedeschi, dal canto loro, hanno tante virtú tra cui un’apparente tecnocrazia, ma ciononostante (o per questo?) sono preda dei piú terrificanti istinti prescientifici quando si parla di medicina. oggi nella maggiore clinica universitaria di berlino si è inaugurata una cattedra di medicine alternative (lautamente pagata da una fondazione privata, per il sollievo di me contribuente). nella cartella stampa dell’evento si sottolinea anche come in germania l’accettazione delle medicine alternative sia al livello massimo in europa, con un 60% (!!!) della popolazione che accetta la stregoneria medicina alternativa - e temo che questa percentuale non comprenda neanche chi si cura con l’omeopatia, che in germania è ahimé sdoganata da decenni.

e ora qualcosa di completamente diverso: il primo di una serie di folli articoli di un chimico londinese il cui chiodo fisso è che il funzionamento dell’omeopatia sia basato sul meccanismo dell’entanglement quantistico: qui si può leggere una gentile distruzione di un altro articolo del soggettone.
ai bright di passaggio che hanno voglia di farsi del male consiglio anche questo e soprattutto questo articolo.

4/5/2008

corsi e ricorsi. dal blog di rampini:

Per Pechino non conta il pacifismo del Dalai Lama e la sua condanna di ogni azione violenta. Non viene riconosciuta alcuna credibilità neanche al fatto che da vent’anni il leader buddista in esilio ha rinunciato a rivendicare l’indipendenza del suo paese, e ormai chiede a Pechino soltanto delle forme di autonomia culturale che rispettino l’identità tibetana all’interno della Repubblica Popolare. Hu Jintao ha chiarito senza ombra di dubbio che giudicherà il Dalai Lama dalle azioni dei suoi seguaci, da quello che accadrà in Tibet, dall’atmosfera prima e durante i Giochi. Se dovessero ripetersi delle rivolte nei monasteri, nelle città del Tibet, o nelle enclave etniche tibetane all’interno delle regioni limitrofe, i disordini saranno la prova che il leader spirituale è inaffidabile e in malafede. Lo stesso varrà qualora dovessero verificarsi proteste o atti dimostrativi in favore del Tibet lungo il percorso della fiaccola o durante lo svolgimento dei Giochi, in programma dall’8 al 24 agosto. L’ordine deve regnare perché il dialogo possa semplicemente proseguire. In questo modo Hu Jintao cerca di cacciare il Dalai Lama in un angolo. Il leader buddista non può ragionevolmente promettere che nessun tibetano contesterà il governo cinese. Non può farlo anzitutto perché la sua influenza spirituale e politica, pur considerevole in patria anche dopo 49 anni di esilio, non si traduce tuttavia in un controllo totale: fu evidente per esempio che durante la ribellione di Lhasa il 14 e 15 marzo gruppi di giovani tibetani si scagliarono contro i cinesi di etnìa han con una violenza che non corrisponde agli insegnamenti del Dalai Lama.

al di là del fatto che sulla questione tibetana ne so poco e ne capisco meno: ma sembra solo a me che il rapporto tra cina e dalai lama non sia dissimile da quello tra israele e arafat negli ultimi anni prima della sua morte? questa pretesa di attribuire ad un capo di poca popolarità e con modesto controllo su un territorio ogni responsabilità per gli atti compiuti da tutti, anche dai non-seguaci, e che all’epoca tanto appoggio aveva ricevuto dagli usa, dico.

(per associazione di idee linko, anche se non c’entra niente, la beffarda voce di wiki sull’unico aeroporto palestinese, distrutto nel 2001/02 da bombe e bulldozer israeliani. se qualcuno non mi precede, domani la aggiorno.)

1/4/2008

strano che non prevedano “ariano”. di quelle volte che nel 2008 ti tocca dichiarare la tua razza per partecipare ad un convegno (in un formulario per altri versi (o forse per gli stessi) assai politicamente corretto, vedi la possibilità di non dare indicazioni sul proprio sesso). sarò arretrato, ma la mia sensazione è che interlandi sarebbe felice.

14/3/2008

“l’italia rischia il declino” (ah, ah, ah). tu giovine lettore che passi di qui con un dottorato in algebra in tasca e grosse ambizioni: per te mathjobs.com ha selezionato una tenure track in una moderna universita` scientifica, sotto il caldo sole del mediterraneo (suona sempre bene), con un carico didattico di soli due corsi all’anno e uno stipendio che non ti fa girare la testa ma e` pur sempre tutto sommato dignitoso. lettore: ecco a te l’universita` di vlora, in albania: a 25.000€/anno.

23/1/2008

life on mars? life on mars! lo so che ormai valutare la qualità della stampa italiana paragonando news.google.it a news.google.* è innovativo e divertente come raccogliere le frasi bizzarre dell’insegnante di lettere in 3a media, ma insomma: facciamo che io mi sia svegliato oggi da un coma durato vent’anni, qualcuno mi spiega per quale assurdo motivo la fondamentale notizia della roccia marziana a forma di omino verde la dà giusto un giornale austriaco su tutte le 700 fonti in tedesco (0,14%), nessuna fonte in francese (0%), 25 fra le 4500 fonti in inglese (0,55%) e 8 tra le 250 fonti in italiano (3,20%)?

e comunque non può essere un marziano perché non ha i tentacoli.

22/1/2008

la domanda del giorno. io non ho mai capito: ma tutti i resoconti dei giornali sul varietà passato su rai 1 o canale 5 la sera prima, c’è qualcuno che li legge? che senso ha riassumere in un articolo delle battute o delle imitazioni? se ti interessano vedi il programma, se non ti interessano salti anche l’articolo, o no?

14/1/2008

a-altro che cellulari della nuova generazione… stasera, rivedendo per la decima volta 2001 odissea nello spazio, ho capito che l’aspetto dell’iphone non è l’unica citazione del film (in riferimento al monolite): anche la disposizione delle iconcine sullo schermo nero è presa pari pari dal pannello che si vede sulla destra dello schermo mentre dave cerca di convincere hal ad aprirgli il portello a compartimenti stagni che gli permetterebbe di tornare nell’astronave. controllare per credere.
apple mi sta improvvisamente piú simpatica.

28/11/2007

mi è sembrato di vedere una bolla. nell’estate del lontano 2000 ho passato le notti scrivendo la mia tesi di laurea e cazzeggiando su askme.com. anche se non lo linko (perché non esiste piú) era un gran sito: ognuno poteva porre domande proprie e rispondere a domande altrui, ogni risposta poteva venir votata e questo determinava un ranking. vantaggi nel partecipare (a parte poter ottenere risposte corrette)? ovviamente, solo la vanità di vedersi salire nel ranking (io ero arrivato attorno al 20esimo posto nella categoria cucina e all’80esimo in quella matematica)*. ora dalla costola di amazon nasce askville, che è di fatto esattamente la stessa cosa. a differenza di askme, non c’è pubblicità. a differenza di askme, ti pagano pure per porre domande***. l’impressione di bolla ad un passo dallo scoppio è fortissima. dov’è che mi sbaglio? (domanda retorica, visto che i commenti non funzionano).

* per dare l’idea della professionalità del tutto, io mi sono guadagnato un pacco di voti rispondendo ad un tizio americano che chiedeva come mai l’hamburger si chiama hamburger se è fatto con la carne tritata e non col prosciutto.
** ma qualcuno si è mai posto l’obiettivo di creare una tassonomia dei servizi su internet?
*** valuta virtuale, come i beenz del 1998 - quanta malinconia passatista stasera…

20/11/2007

- 1.0. vagando sul sito del mio consolato per motivi burocratici ho scoperto una nuova sezione, intitolata “it.card - carta di sconto"*. cercando di capirne di piú sono arrivato qui, e poi a seguire qui.

visiti il candidato le pagine in questione e valuti la data di pubblicazione:
- 1993
- 2007
- 2007, ma come iniziativa collaterale a italia.it

* labranca discuteva con filologica acribia, se non erro in neoproletariato, delle implicazioni semiologiche anni ‘80 insite nel concetto di “card": ed era ancora il 2002, credo.

quando noi corriam, siamo molto felici. in germania il wisent è appena stato eletto animale selvatico dell’anno.

(che poi sarebbe un bisonte, vabbé).

25/10/2007

quelle volte che rimpiangi di non avere un account sull’asphalto. tipo quando cazzeggiando su wikipedia scopri un prototipo di locomotiva a vapore ad alta velocità.

la baureihe 19.10, 1680 cavalli, velocità massima di 186km/h. costruita nel 1941 per le ferrovie della germania nazista, danneggiata in un bombardamento nel 1944, definitivamente distrutta nel 1952 in america.

(già che ci sono, ri-linko il thread definitivo dell’asphalto, in cui si possono trovare immagini come questa

o questa

o questa

se siete amanti del genere, non andateci a meno che non abbiate una mezza giornata da perdere. io vi ho avvertiti, eh.)

22/10/2007

il solito moralista. è stato un anno di grandi cambiamenti, per me. tanto per dirne una, la prima pagina che si apre quando lancio firefox non è piú repubblica.it ma lastampa.it, e così credevo di essermi messo al sicuro dalla svergognata colonna blu e dai suoi epigoni.
ora, è vero che io vivo in germania e che qui quando si parla di polonia (come ho dovuto a malincuore riconoscere negli ultimi mesi) ci sono delle sacche di ostilità che confinano col razzismo, e che in generale il tema ‘polonia’ è assai sentito; però la polonia è pur sempre il sesto paese piú popoloso dell’eu. tenuto conto di questo, davvero non è possibile che nella home page della stampa i risultati dell’elezione in polonia siano la nona (!) notizia (dopo un incendo in california e una violenza sessuale su una bambina). poi va detto che la natura fa il suo corso e su repubblica il risultato delle elezioni polacche è la tredicesima notizia (dopo la stessa bimba violentata e una contestazione a fioroni).

(per la cronaca: per la sconfitta dei kaczynski sto facendo il trenino e per festeggiare (oltre a offrire coca-cola con l’aspirina a tutti) suggerisco di procurarsi in qualche modo them di artur zmijewski, per chi non è riuscito a vederlo all’ultimo documenta.)

io la butto lì. mi improvviso analista: deutsche telekom fra poco compra 3. corollario per gli italiani: 3 si trasforma in t-mobile e stringe un contratto con apple per gli iphone, rendendoli disponibili in italia non prima di quando ne uscirà la versione con umts.

(disclaimer: io campo benissimo col mio nokia vecchio di 4 anni, e anzi penserei pure di disdire il contratto).

(incidentalmente: ma il genio che ha inventato il nome “3″ ha mai pensato a quanto sia difficile googlarlo?)

10/9/2007

people of america. osama è vivo, cita chomsky e studia linguistica al mit!
“people of america: while the cognitive revolution started within your own shores and changed the face of the world, it seems the lessons of the destruction of behaviourism have not been learnt. […]”
la vera, fenomenale trascrizione del nuovo video di bin laden su mind hacks.

9/9/2007

uomo qualunque 2.0. dall’articolo del corriere sul comizio a bologna di ieri:
«Dobbiamo portare la politica verso i cittadini, la politica dobbiamo farla noi tutti i giorni»: di fronte a una Piazza Maggiore affollatissima - le stime indicano in circa 30mila le presenze - è iniziato nel pomeriggio da Bologna, con l’intervento del promotore Beppe Grillo, il «V-Day», cioè il giorno del «Vaffa…..», «una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia - spiega il volantino firmato dal comico genovese - e V come Vendetta». Una iniziativa «per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi i politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali".

dall’articolo della stampa sul comizio a bologna di ieri:
«Dobbiamo portare la politica verso i cittadini, la politica dobbiamo farla noi tutti i giorni»: di fronte a una Piazza Maggiore affollatissima - le stime indicano in oltre 20mila le presenze - è iniziato nel pomeriggio da Bologna, con l’intervento del promotore Beppe Grillo, il «V-DAY», cioè il giorno del «Vaffa…..», «una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia - spiega il volantino firmato dal comico genovese - e V come Vendetta». Una iniziativa «per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi i politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali"»

spicca il coraggio della stampa nel ridurre il numero dei partecipanti a soli 20.000. o forse era un refuso, visto che grillo sostiene fossero 200.000 (in piazza maggiore? al prossimo concertone saranno 32 milioni, allora).

da quest’orrore giornalistico si salva sorprendentemente repubblica, che pubblica un pezzo altrettanto populistico ma almeno non copiato da una cartella stampa. mi chiedo solo: se il tema è così poco interessante da non mandare a bologna neanche un giornalista (a ragione, probabilmente), che senso ha metterlo tra le prime 5 notizie della pagina di internet?

2/9/2007

la fame nera. vermicelli al sugo di pesce scappato, antica ricetta barese: riscaldare in 2 litri d’acqua 500 g di pietre di mare senza ripulirle dalle alghe. schiumare. aggiungere un sedano, mezza cipolla, 500 g di pomodori, 50 cl d’olio e far cuocere a fuoco vivo. setacciare e condirci 500 g di vermicelli.

28/8/2007

overheard in kassel. in uno dei padiglioni di documenta, un bambino di dieci o forse undici anni rivolto ai suoi genitori: “entschuldigung, ich will mich nicht aufspielen, aber ich bin die kunst".
("scusate, non per menarmela, ma io sono l’arte").

di fronte a una frase del genere io rimango ammutito. è umanamente possibile aspettarsi di piú da un bambino?

30/3/2007

mi manda pubblicodimerda. sul sito di dell u.s.a. è iniziata la vendita di computer della serie n, ossia non equipaggiati con windows. a quanto mi sembra dopo una rapida occhiata, si è scelto di equipaggiare i desktop con red hat, mentre i notebook con freedos (cioè, di fatto, senza sistema operativo). fare un confronto non è facile, perché i modelli normali e quelli -n sono in generale proposti con caratteristiche leggermente diverse. giocando col configuratore si ottengono risultati abbastanza sorprendenti, che forse sono indicativi della politica commerciale di microsoft piú che della stessa dell. io ho provato a cercare un notebook di fascia medio-bassa ed un desktop di fascia medo-alta.
per i desktop: a parità di caratteristiche un precision 690 costa $2149 se equipaggiato con red hat, mentre $1849 con xp (a parità di ram: 2gb). in questo caso entrambi godono di $100 di sconto.
ancora piú notevole è il confronto per i notebook. un latitude d820 costa, a parità di caratteristiche, $1346 con il solo freedos, mentre $1149 con vista (business; oppure a scelta con xp) – ottenuti aggiungendo alla versione freedos ram, hard disk e masterizzatore. questa offerta è la conseguenza di uno sconto di quasi $300 (che non viene offerto per la versione senza windows). va considerato che freedos a dell probabilmente non costa una lira, neanche il lavoro di installazione dei tecnici dell: viene semplicemente aggiunto al pacco un cd di installazione.

update: a distanza di qualche ora uno sconto di $210 è proposto anche su latitude d820-n. in questo momento la versione freedos costa quindi $10 meno di quella con vista/xp. la differenza di prezzo di $300 rimane invece sul precision 690.

16/12/2006

anniversari. oggi, quindici anni fa, moriva piervittorio tondelli. forse il piú grande scrittore degli anni ‘90 italiani. mi manca, anche se ho iniziato a leggerlo ben dopo la sua morte: ma la mia adolescenza è stata, soprattutto, una lettura compulsiva di un weekend postmoderno.

12/4/2006

volevo scrivere un post. sulla follia del governo italiano scelto da un manipolo di facinorosi così poco patriottici da andare a vivere all’estero. per fortuna se ne parla in maniera assai esauriente da leonardo.

oggi si ascolta:
the blizzard of 96
dei walkmen.

4/4/2006

repubblica sempre sulla notizia. india: “asini meglio delle mogli", proteste per libro di scuola

3/4/2006

mai piú senza. per un traffico piú metrosessuale?
per una circolazione meno maschilista?
ad ogni modo, da qualche tempo a zwickau (patria della trabant) c’è anche l’ampelweibchen:

e il mio cuore batte a est.

minimalismi. trovarsi per la prima (e spero ultima) volta in vita mia d’accordo con rutellicastelli. arrivo a desiderare quasi che domenica si perdano le elezioni, pur di veder (politicamente) cancellato dalla faccia della terra rutelli.

update. mi si fa notare che in un primo momento avevo detto di essere d’accordo con rutelli. pessimo errore di battitura, ed orrore! mai, mai, MAI sarò d’accordo con rutelli.

31/3/2006

la domanda del giorno. come non essere innamorato di questa donna?

soprattutto quando poi questa donna, oltre che essere una meravigliosa attrice di film underground (casualmente, è la donna nella foto in questo post) ha anche un gruppo indietronico che ha fatto uscire qualche mese fa un disco strepitoso dal packaging strappacuore (ogni canzone è abbinata ad un libro avvolto non in carta da regalo ma in un pezzo della mappa di berlino). credo che per portarvi alla follia amorosa non occorra neanche aggiugere che il disco porta l’incredibile titolo downtown cocoluccia, pubblicato per la strange ways, un’etichetta davvero indie - non come quegli schifosi gruppi mainstream della morr.
insomma, ne parlo presto, spero. chi volesse può venirmi a trovare il 26 aprile, quando lei suonerà a duecento metri da casa mia. l* ospito volentieri in cambio di una scheda da 3 giga per la macchina fotografica.

it could have been a brilliant prémiere. in questi giorni le città tedesche sono tappezzate dalle pubblicità di una nuova telenovela mandata in onda su una tv privata (forse la peggiore tedesca, pro-sieben; è sì che ci sarebbe una bella lotta).
a proposito: la serie si chiama lotta in love (qui l’imperdibile blog), e a me che non l’ho visto (perché guardare qualcosa se se ne può bloggare?) piú che una telenovela ricorda una serie americana.
tenendo conto dell’immagine usata, e delle inevitabili scarpe che si vedono in lontananza, a me l’estetica complessiva ricorda abbastanza quella di the oc (che non ho mai visto, ma ovviamente non mi tiro indietro se si tratta di parlarne male); e tutto sommato non sarebbe un problema, visto che la protagonista avrebbe anche un suo perché - un po’ pipetta un po’ maidircondo, assai slavata e adorabile. il problema, invece, arriva quando si legge la trama: lei è una ragazza timida e apparentemente un po’ stramba che durante un concerto si innamora di un chitarrista famoso, lui la scambia per una famosa cantante pop berlinese (barbara morgenstern?) e se ne ri-innamora prontamente, mollando la pseudo britnishpirs con cui è fidanzato; in seguito al flirt a lei viene prontamente proposto un contratto miliardario, e insomma in men che non si dica si già passati da ben gibbard ai bee hive.
vi ho mai detto che la tv tedesca è persino peggiore di quella italiana?

vorrei dire che è una scelta ideale. ho sempre trovato un’idiozia assoluta che i cittadini italiani residenti all’estero (come me, o anche molto piú a lungo di me) abbiano il diritto di mettere il naso nella politica di un paese a cui non li lega piú che un passaporto. per questo, ho vagamente meditato sulla possibilità di fermare la pazzia italoxenofila non votando, quest’anno; ma è stato un pensiero di breve durata.
molto piú prosaicamente, il mio comune italiano di ultima residenza non ha però aggiornato le liste elettorali, quindi io non sono stato iscritto a quelle della circoscrizione estero; e il mio consolato di riferimento è praticamente irraggiungibile via mail, fax, telefono, e form su internet. finirà che neanche questa volta voterò alle politiche: finora non mi è mai riuscito.
(poi certo, quando leggo cose come questa o questa la voglia di non votare per scelta mi cresce immensamente).

update!

la mia rinascita. abbastanza convinto da questo post dei polaroidi (e dal post ivi linkato) ho chiuso il mio account su myspace. il fatto che nel mio caso, contrariamente a quello che dicono tanti altri utenti, myspace non sia mai stato neanche lontanamente vicino a diventare addictive, è stato per quanto mi riguarda solo un’ulteriore spinta a non regalare piú un cent a murdoch. in compenso, ho aperto un account su last.fm, questo sì abbastanza addictive.
(non c’è bisogno che me lo dica qualcuno: lo so che se sono ridotto a far cominciare una catarsi dalla cancellazione di un account su myspace c’è grossa crisi - oppure piccola, a seconda dei punti di vista).

14/3/2006

what is my mind? negli ultimi mesi la direzione del mio lavoro si è leggermente spostata da un tipo di matematica molto astratta ad applicazioni un po’ piú concrete dello stesso tipo di matematica (va precisato che il concetto di “applicazione concreta” è parecchio diverso per un matematico teorico rispetto a – poniamo – un ingegnere). applicare i propri risultati non è un obbligo, ma è sempre bello vedere che un fisico, o un informatico, o un biologo hanno cercato per anni soluzioni ad un problema che tu puoi risolvere facilmente con le tecniche che hai sviluppato a tavolino senza immaginare che un giorno sarebbero servite a qualcun altro.
ultimamente mi è successo di trovare* una serie di articoli di neurobiologia che presentavano un modello, quello del cosiddetto “lumped soma” (soma concentrato), che sembrava fatto apposta per lasciarsi risolvere con le tecniche che ho sviluppato, insieme ai miei coautori, nel corso degli ultimi due anni.

per come l’ho capita, la questione è questa: se si prende un cervello e lo si divide fino alle sue componenti essenziali, si arriva al neurone, una complessa struttura ramificata (l’albero dendritico) che converge verso una pallina (il nucleo della cellula, detto soma), da cui si diparte una nuova ramificazione (l’albero assonale). quando il neurone è attraversato da una corrente elettrica, ci sono alcune parti che processano il segnale (cioè l’elettricità) in entrata e, modulandolo, lo passano ad altri neuroni che lo processeranno ulteriormente, e così via. senza entrare nei dettagli, in questo modo (non troooppo diverso dal funzionamento di un computer), il cervello può elaborare informazioni. se non che, all’interno di un neurone pare (mi sembra di aver capito sia la tesi piú in voga tra i neurobiologi) che una buona parte dell’attività di elaborazione del segnale venga effettuata dal soma, che ha una dinamica interna ben precisa, a differenza degli altri punti in cui le ramificazioni si incontrano o si separano (dove la corrente elettrica si limita a dividersi o sommarsi passivamente, secondo la legge di kirchhoff). ci sono numerosi modelli matematici che descrivono la propagazione di corrente elettrica in un neurone: fra le piú famose ci sono quello di hodgkin-huxley (che per questo hanno vinto anche il nobel per la medicina, nel 1961), non lineare e che per semplicità ignora la dinamica nel soma di cui ho appena parlato; e quello di rall, che invece è lineare ma considera condizioni piú complicate nelle ramificazioni del neurone – ed è quello che io studio matematicamente.
il problema di occuparsi di questioni applicate è che il rischio di prendere abbagli è alto: spesso non è chiaro quali semplificazioni sono accettabili e quali no, quali sono le concessioni da fare alla lingua tecnica per permettere ai non matematici (in questo caso, ai neurobiologi teorici) di non spaventarsi anche solo leggendo l’introduzione, e d’altro canto evitare di fare errori troppo grossolani nella presentazione del problema.
oggi leggevo sul quantum diaries survivor di come spesso il contatto con profani interessati possa migliorare di molto la chiarezza espositiva (e in qualche caso, persino la parte tecnica). mi farebbe molto piacere se qualche passante non tecnofobo avesse tempo e voglia di dargli un’occhiata (diciamo alle prime due sezioni, prima che ci si addentri *troppo* nell’analisi funzionale) e di avanzare critiche o suggerimenti.

* ho scoperto in questa circostanza che un certo numero di riviste di fisiologia permette il download libero dei file degli articoli pubblicati, a differenza di quelle matematiche e fisiche; non ne capisco bene il motivo, ma apprezzo grandemente. c’è una certa possibilità che il mio articolo oggi non esisterebbe, se non avessi avuto accesso libero a un certo database.

12/3/2006

senza parole (il pascoli del xxi secolo).
è il sesso che rovina sempre tutto,
perché il sesso è l’amore con il trucco.
il sesso li ti lascia vuoto dentro.
il sesso ha rovinato il mondo,
perché il sesso non prende decisioni serie,
trova scuse, non vuole star con te…
e la poesia dov’è?

cioè, mettiamo il caso
che un sesso dice ad un amore
io ti bacerei lì
lì sulla caviglia
all’altezza, l’altezza della puglia
poi risalgo su, fino a bologna
poi riscendo giù, giù fino a firenze
poi mi fermo un mese su a milano

oh, al solito, due calecchie in gettoni d’oro a chi indovina da dove è tratta tutta questa meraviglia.

27/2/2006

il crespi delle periferie. nel 2001, la lista bonino ha preso il 2%. nelle stesse elezioni, i socialisti si sono presentati in una catastrofica alleanza coi verdi, con l’agrituristico nome “il girasole". assegnando (a essere buoni) a boselli la metà di quei voti, si è attorno all’1,2%.
tuttavia, si moltiplicano le dichiarazioni di voto per radicalsocialisti da parte di blogger. una poderosa massa di fuoco politica che si è ben vista all’opera all’epoca di scalfarotto (sembrano eoni fa, sono passati giusto quattro mesi): 0,6% dei votanti alle primarie: a voler essere generosi anche qui, si può immaginare che, proiettando su tutti i votanti alle politiche, ci si possa aspettare uno 0,3%.
ai socialradicali io dò quindi il 3,8% 3,5%. per darmi un tono di serietà, aggiungo “con una forchetta del +/- 0.5%". sono pronto a scommetterci.

23/2/2006

in polonia c’è machina, un giornale musicale che pubblica la foto accanto, col fotomontaggio tra madonna di czestochowa* e la sua omonima ciccone. un gruppo di giornali e associazioni conservatrici gridano allo scandalo e chiamano al boicottaggio. beck’s, pepsi e levi’s ritirano quatte quatte le loro pubblicità dal giornale. qualcuno ne tragga una morale, se c’è.
per i non germanofoni, qui ne parla un giornale sudafricano.

* da solo non sarei riuscito a riconoscere qual era la madonna giusta, ma per fortuna c’era un’indicazione in questo articolo, dove ho scoperto la storia; non sia mai che confonda quella di cestochova con quella di lourdes: magari sarebbe un sacrilegio anche quello.

attendo impaziente. dalla germania mi è parso di intuire che la posizione ufficiale di neoconi e terzisti vari è: i danesi hanno fatto bene perché altrimenti sarebbe stata autocensura, i giornali di tutta europa hanno fatto bene perché ne andava della libertà di espressione, calderoli no perché… boh, perché il suo intento era chiaramente provocatorio.
però, calderoli era cattivo anche prima, quindi la sua posizione era facile da decidere. ora sono impaziente di vedere quale sarà la valutazione che la comunità neocona tutta esprimerà sulla prossima fatica artistica dell’eroina della libertà di espressione oriana fallaci.

is there anywhere else in europe where anything at all like this would be tolerated for ten minutes consecutively? su a fistful of euros ci si interroga alla conclusione che ha portato alla condanna a tre anni del negazionista irving. bell’articolo, che dopo molto argomentare, e dopo aver ricordato parecchi episodi di aperto neofascismo tollerato nella vita pubblica austriaca arriva - sintetizzando - ad approvare la condanna, ponendo infine la domanda nel titolo del post.
beh, la risposta alla domanda è facile: in italia.

21/2/2006

appunti di teoria dei giochi. ci sono tre giocatori: il primo giocatore ha il 50% di possibilità di vincere gioca da solo e ha il 50% di possibilità di vincere se il secondo e il terzo giocatore si alleano fra loro, il 100% di possibilità di vincere se il secondo e il terzo giocatore non si alleano fra loro.
il secondo giocatore ha il 50% di possibilità di vincere se si allea col terzo giocatore, e il 100% di possibilità di perdere se non si allea col terzo giocatore.
il terzo giocatore ha il 50% di possibilità di vincere se si allea col secondo giocatore, e l’80% di possibilità, se non si allea col secondo giocatore, di perdere in maniera meno rovinosa di quanto non potrebbe perdere se invece ci fosse alleato.

come si risolve? e soprattutto, com’era quella storia che un’ampia classe di giochi a piú giocatori può ridursi ad un gioco a due giocatori?

sondaggino. sto organizzando un piccolo convegno che si occuperà di tematiche matematiche, informatiche e fisiche connesse alle dinamiche inerenti le reti. il bordo di questo blog è troppo stretto per una spiegazione precisa, ma chi volesse approfondire può rinfrescarsi le idee riguardando questo (o, meglio ancora, i germanofoni possono dare uno sguardo qui). ora c’è da preparare il poster del convegno, e qui entrate in ballo voi: quale di queste immagini è piú coinvolgentemente evocativa di una rete?

un albero di maggio,


un neurone ippocampale,


o un installazione della scorsa estate a berlino?

tra i partecipanti al sondaggio verranno estratte ben due calecchie in gettoni d’oro.

la rivincita dei nerd. un paio di mesi fa annunciavo preoccupato l’imminente uscita di un numero del settimanale di un grosso quotidiano tedesco dedicato alla matematica: ora il numero è uscito, ed è peggiore di ogni presagio, dedicato com’è alla sensualità della matematica. basti dire che l’immagine di copertina è questa:

dove per capire il sofisticato gioco di parole bisogna conoscere così bene la lingua tedesca da notare che sei ("sechs") e sesso ("sex") si pronunciano allo stesso modo. purtroppo non sono riuscito a trovare in rete le immagini di ute, 25 anni, che mentre fuma un sigaro e indossa le calze a rete dichiara: “sì, studio geometria differenziale e topologia algebrica".

(per inciso: a me pare che nel 2006 il concetto diffuso di sessismo sia abbastanza curioso, nel mondo occidentale).

10/2/2006

in the morning john leaves the seat up after performing #1. in the evening he puts it down. tra i link di a quantum diaries survivor trovo un link ad un articolo dello science creative quarterly che si occupa di dimostrare, usando metodi della teoria dei giochi, l’annoso problema di come comportarsi con la tavoletta del water di un’abitazione condivisa da un uomo e una donna. l’articolo andrebbe letto per almeno tre motivi:
1) fa capire in maniera immediata e profonda come pensa un matematico;
2) fa capire come un articolo del genere sia divertentissimo quando letto dalla fonte originale, e diventi terrificante quando viene rimasticato da un giornalista di repubblica ("trovata l’equazione per il posizionamento perfetto della tavoletta del wc");
2bis) fa capire cosa un matematico trovi divertentissimo, e cosa no;
3) arriva ad una conclusione, quella citata nel titolo del post, che oltre che essere per me imprevista è anche contraria alla severa presa di posizione che avevo postato quasi due anni fa in un commento chez inkiostro.

3/2/2006

la schlampe definitiva.

23/1/2006

oggi si ascolta:
giovinetto dal viso porcino dei cany (grazie a colas).

16/1/2006

la domanda del giorno. ma sono il primo a cui sembra di essere stato catapultato nel 1997, quando guardo certi myspace? (ad esempio - senza offesa - questo di alcuni miei concittadini). ogni tanto mi aspetto di vedere comparire il gif con l’omino nero su sfondo giallo che spala.

(non si lascia invece mancare niente questo fantastico sito di un bimbo indiano giunto agli onori della cronaca quando repubblica ha ritenuto, con soli tre anni e due mesi di ritardo, di riferire del suo incontro con bill gates - ma dimenticando chissà perché di riferire dell’incontro con bill gatesclinton, a cui il toccante gif qui accanto si riferisce: grazie alla sfuggente zazie per la delazione).

“vediamo un po’: l’abbiamo già rifatta la lite su come è caduto il governo prodi?” baaaaaaasta. non se ne può più. per l’ennesima volta il titolone di repubblica (non il new york times, d’accordo) è dedicato a se e come stracazzo arrivare al partito democratico. davvero, cari quadri dell’unione, perché non riuscite a convincervi che (cito le immortali parole di leonardo) le geometrie interne dell’unione ci hanno sfracellato i coglioni? esiste un altro paese al mondo in cui il dibattito politico sia così spaventosamente sterile?

per la cronaca. lo annuncio, così poi non potete dire che non vi avevo avvertiti: i gogol bordello sono uno dei gruppi più molesti che abbia mai ascoltato. non avrei mai immaginato che potesse esistere un incrocio di bregovic e bandabardò, e che un incrocio perverso del genere potesse avere esiti così disgustosi.

12/1/2006

un raggio di ragionevolezza. saro’ cattivo e crudele, ma questi nostri militari che vanno in iraq e che muoiono che eroi sono? questi vanno a fare la guerra perche’ sono pagati. i nostri partigiani ci andavano a gratis per la liberta’!". mario rigoni stern via repubblica.it.

c’è un cartello di ricchioni che… oggi mi è arrivata una mail di una signora (lettrice?) che mi chiede di fare il delatore segnalando un sito alla polizia postale. dopo averci pensato ho deciso di non farlo, sia perché immagino che della segnalazione si sia già occupata lei stessa e non credo che la polizia postale si attivi di piú quante piú mail arrivano loro, sia perché il sito in questione è assai triste ma non so se lo sia tanto da farlo chiudere con la forza.
qual è il sito in questione? questo. dico subito che vale una lettura, anche se non raggiunge i livelli dell’indimenticato centro culturale san giorgio. il sito sembra gestito da un tizio che se in alcuni momenti è solo orrendamente omofobo (ma non molto piú di un qualsiasi ruini) in altri sconfina abbondantemente nella farsa. cito il post del 19 dicembre: la notizia della diffusione dell’omosessualità nel mondo del calcio italiano è chiaramente una falsità mirante a destabilizzare i valori della nostra società. grillini ha voluto tirare acqua al suo mulino, infangando uno degli sport, non solo tra i più virili, ma che più connotano il nostro paese.
i grassetti sono miei. qui sotto, la foto di una riunione dell’associazione.

(se ancora non vi basta, ecco qui un altro elegante manifesto omofobo - questa volta però a cura dei fascisti salernitani, non marziani).

7/1/2006

senza parole. stasera mi sono concesso un quarto d’ora di abbrutimento televisivo, lasciandomi affascinare dal tipico programma da sabato sera di raiuno. c’era antonella clerici fasciata di rosso che si esaltava perché per la prima volta (nella storia?) un matrimonio religioso (non uno pulcioso in municipio, quindi) sarebbe stato mostrato in tv - “matrimoni di reali” a parte. e di fronte all’analogo entusiasmo dei due imminenti sposi, la clerici si faceva parroca mettendosi ad urlare “che dio benedica il vostro amore". tutto questo, lo ripeto, non era una trasmissione di radio maria, ma della più grande pubblica italiana.
comprenderete quanto sia contento di lasciare la teocrazia berlusconiana d’italia per tornare nella repubblica federale di germania. una conseguenza di questo spostamento è che, come per tutto l’autunno, il tempo per bloggare si ridurrà assai. non piangete e consolatevi tornando a leggere il redivivo leonardo (ora anche coi commenti!).

spie come noi. l’archeologa tedesca rapita a dicembre in irak, accusata di essere una spia e infine rilasciata, una spia lo era davvero - per i servizi segreti tedeschi. a parte che a questo punto non si capisce bene il senso della sua volonta` di tornare in irak; ma soprattutto, forse andrebbero rianalizzati alcuni altri rapimenti analoghi dell’ultimo anno - anche italiani?

4/1/2006

confronti.

mia (ex-)banca italiana
mia banca tedesca
possibilita` di eseguire operazioni via internet
con aumento del canone mensile
con sconto sul canone mensile
spese per bollettini per l’estero di importo superiore ai 12.000€
50€
15€
sostituzione di un bancomat smagnetizzato
al costo dell’ordinazione di una nuova carta
gratuita
cambio di valuta
con commissione
gratuito per i correntisti
versamento di un assegno
possibile solo nella mia agenzia
possibile in tutte le agenzie della banca in tutta la germania
tempo che passa tra il versamento di un assegno e la disponibilità del denaro sul conto
otto giorni lavorativi
un giorno lavorativo
“tu” dato ad ogni correntista di eta` apparentemente inferiore ai 30 anni
si`
no
accesso alla banca piu´ difficile dell’ingresso in una centrale nucleare
si`
no
limite di operazioni gratuite, inclusi pagamenti col bancomat ed estratti conto, inclusi nel canone di 5€/mese
5/mese (oltre: 1,30€/operazione)
illimitate
spese per la chiusura di un conto

20€
0€
tempo necessario per la chiusura di un conto
due ore
un quarto d’ora

non stupira` a questo punto che una delle maggiori soddisfazioni di queste vacanze di natale sia stata la (definitiva?) chiusura del mio conto corrente italiano, con contestuale maledizione a fazio: quando le banche italiane saranno impalate da quelle straniere sara` sempre troppo tardi.

la citazione della settimana. ad esempio, che uomo descrivono l’iliade e l’odissea? […] un uomo che antropomorfizza la propria voce interiore e il proprio inconscio sotto forma di dei, che gli appaiono quotidianamente in forma visibile e udibile, e coi quali egli conversa e discute in palese dissociazione mentale. un uomo oggi internato nei manicomi o nei conventi, ma che allora evidentemente circolava in liberta` per le strade.
da piergiorgio odifreddi, il matematico impertinente (2005).
sto scoprendo di amare odifreddi; voglio dire, sapevo che era puntiglioso, polemico, iperrazionalista e marxista, ma non speravo di trovare una combinazione di puntigliosita`, amore per la polemica, iperrazionalita` e marxismo cosi` estrema. fantastico.

che la tecnica influenzi la fruizione dell’arte non lo invento certo io. quest’anno per una serie di vicende (arrivo di fastweb nella mia vita, trasloco in una casa senza stereo, acquisto di un lettorino, giornate passate in gran parte sul lavoro…) ho iniziato ad ascoltare musica essenzialmente come mp3. ora, il punto non e` tanto che col computer si finiscono per scaricare solo singoli (la vecchia tesi degli analisti barbogi in stile repubblica cinque anni fa), che´ alla fine con la banda larga i dischi si scaricano per intero, e poi per lo piu´ si finisce per comprarli anche; no, la questione e` che ora basta un win+b per passare alla traccia successiva e - peggio ancora - che nelle playlist si finiscono per mettere sempre i soliti cento pezzi al mese. finisce che, per la prima volta in vita mia, mi ritrovo ad adorare dischi quasi solo per un singolo pezzo: e` il caso, ad esempio, dei clap your hands say yeah!, per i quali il buon amarok mi informa che il 97% dei miei ascolti e` stato relativo a - indovinate - the skin of my yellow country teeth (altri esempi, piu´ sfortunati perche´ alla fine non sono entrati in classifica: our days in kansas dei tullycraft e come on! feel the illinoise di sufjan stevens: quando ripensero` al 2005 non potro` non ricordarmeli).
a questo punto, in questa fase di ascolti focalizzati al limite della monomaniacalita`, ha ancora senso stilare una classifica dei dieci dischi migliori dell’anno? evidentemente si`, visto che gecco lo chiede ancora una volta. non e` un mistero, comunque, che i primi quattro posti in classifica siano per quattro dischi che, per vari motivi, ho percepito anche e soprattutto come unita` integre, ascoltati e riascoltati nell’autoradio, o nel lettorino mp3, come tali e non all’interno di raccolte. un motivo ci sara`.
here we go:

10) aqueduct - i sold gold
9) momus - otto spooky
8) bright eyes - i’m wide awake it’s morning / digital ashes in a digital urn
7) jeans team - musik von oben
6) the boy least likely to - the best party ever
5) clap your hands say yeah
4) the decemberists - picaresque (+ picaresquities ep)
3) lcd soundsystem
2) strip squad - the adventures of
1) adam green - gemstones

(dischi che a inizio anno ero convinto sarebbero stati nella top 10 e invece no: spoon, stereo-total, grandaddy, raveonettes, fiery furnaces, sleater kinney e, soprattutto, dEUS. delusioni? aspettative troppo alte? mezzi passi falsi? boh. disco che invece c’e` andato inaspettatamente vicino: gorillaz. strokes non pervenuti. (13&god, anybody?))

2/1/2006

care italiane, cari italiani,

l’indiecena di capodanno a bologna mi ha fatto pensare che forse non ci siamo capiti. non stavo scherzando, è una richiesta formale: scaricate e innamoratevi degli strip squad. non chiedo altro al 2006 (annichilimento di berlusconi a parte).

ah, quasi dimenticavo:
possa il 2006 portare serenità a voi, alle vostre famiglie, alla nostra amata patria. viva l’italia!

la regola dell’amico. a dover proprio scegliere, uno secondo me e` il chiaro, evidente, distintivo segno della cultura (si fa per dire) meridionale: l’esistenza degli amici. attenzione: non degli amici, quelli con cui esci la sera e prendi una birra raccontando dell’ultima settimana; no, degli amici, quelli che se li incontri in ascensore inizi a leggere con interesse i limiti di peso e la data di ultima revisione, ma poi all’occorrenza si presume siano in grado di sbloccarti un intoppo burocratico con la sola imposizione delle mani.
il meridionale ha orrore di ogni sportello e di ogni impiegato e di ogni modulo da compilare: ricorrerebbe all’intervento del pescivendolo conosciuto trent’anni prima durante il car a salerno un cui cugino lavora alle poste pur di evitare di andare da uno sportellista qualsiasi a chiedere conto di un pacco spedito due settimane prima e non ancora arrivato*. va detto che a volte e` l’amico stesso che ti insegue e ti obbliga a servirti di lui: tipicamente, gli amici ti rivolgono la parola e ti annunciano solenni che per amicizia riusciranno ad agevolare pratiche che normalmente richiederebbero - diciamo - una settimana: “torna fra due giorni, non ti preoccupare". e tu vorresti dire “ma no, ma che vuoi, ma chi te lo chiede", e invece devi ringraziare e sorridere, pur sapendo benissimo come andra` a finire.
la cosa sarebbe anche tollerabile se non fosse che alla fine viviamo in un mondo grande e burocratico, e che i tempi delle (fottutissime) banche italiane raramente sono influenzabili da quelli dello sportellista barese amico, per dire - visto che le operazioni passano tutte attraverso bergamo, nello specifico: per cui torni dopo due giorni e non soltanto l’amico non ha ancora fatto una beata fava, ma ti ha fatto perdere un’altra mattinata inutilmente, e fatto ritardare la tua partenza per l’indiecapodanno bolonniese.
il prossimo che mi chiede se non sto male in germania, dove sono tutti cosi` troppo precisi e puntuali e poco amichevolmente malleabili, gli sputo in un occhio.

* episodio di vita vissuta: qualche anno fa ho rischiato di finire a fare il militare per colpa della mancata trascrizione in qualche registro della mia obiezione di coscienza: sono stato ricoperto di offerte di aiuto da parte di tutto il vicinato e il parentado, tutti pronti a mettermi in contatto con qualunque vago amico avesse mai lavorato in qualche ufficio legato all’esercito ("ma che c’entra l’esercito con gli obiettori di coscienza” “shhh, tu vai li` a provare, che ti costa?"): e il mio rifiuto (causato in parte non irrilevante da motivi etici) suscitava facce sinceramente stupite e in qualche caso offese.

28/12/2005

ah, il vero humour. è da anni che vengo perseguitato da un luogo comune che, nei giri cinefili, è forte quanto quello della preferibilità del clima secco a quello umido nei discorsi da ascensore: massimo boldi fa vaccate, d’accordo, ma in fondo è un grande attore, e avrebbe fatto meraviglie se qualcuno gliene avesse dato la possibilità. è per corroborare infine questo luogo comune, propalato da tanti amici solitamente rispettabili, che ho l’insana passione di leggere tutte le interviste a boldi in cui mi imbatto, alla disperata ricerca di uno spunto, un lampo d’intelligenza, un guizzo.
ieri boldi viene intervistato sul giornale: il tema è ovviamente quello della sua separazione da de sica e della sua migrazione verso lidi meno commerciali: benissimo, mi dico. poi continuo a leggere e, per esemplificare la differenza tra lui e (quell’avido di) de sica, boldi pronuncia le seguenti frasi: “come si fa a lavorare con gente che non sa cosa significhi far ridere? a natale a miami mi hanno tolto una battuta bellissima; io vestito da sommelier apro una bottiglia di coca cola e dico “sa di tappo”.
una battuta bellissima.
e il giornalista non gli avrà neanche chiesto il permesso di potergli toccare il braccio.

27/12/2005

a christmas carol. daw rinnova il tradizionale appuntamento con i sentimenti natalizi di brullonulla:
[…]
il resto della storia è qui, also featuring: la morte (?) di igor, la trasformazione di un sammarinese in babbuccia e l’intervento del terribile comic sans ms man.

23/12/2005

come quando i vecchi parlano della sisal, o i trentenni usano napster come paradigma di programma di file sharing. ecco, nell’ultima settimana mi è successo una manciata di volte di accedere a batteriaricaricabile digitando ffwd.
(sarà perché ho fatto la maturità prima della riforma, e non ho imparato a navigare perfettamente, coi computer, su internet).

programmi ambiziosi*. appena sentita durante la conferenza-stampa di berlusconi su raiuno: “con la nuova riforma i giovani usciranno dalla scuola dopo dodici anni […] in grado di navigere perfettamente, con i computer, su internet".

* inevitabile titolo alternativo: “oh, so they have internet on computers now".

20/12/2005

“derivare è tecnica, integrare è arte". qualche anno fa lo diceva a lezione un mio professore di analisi 3, e tutti annuivano compunti. “a derivare sono brave anche le macchine, a integrare no". ora pare non sia piú vero.
per altro, leggendosi le faq dell’integrator viene il sospetto che, almeno in parte, oltre a buoni algoritmi e magari un tantino di forza bruta, in alcuni casi il programma si limiti a confrontare la funzione integranda data con un proprio database interno; sulle prime questo mi ha rassicurato, ma in effetti ora non sono piú tanto sicuro che questo non sia vero e onesto integrare; per lo meno, che non ci sia molta differenza dal metodo utilizzato da big blue della ibm per essere un grande campione di scacchi (essenzialmente: immagazzinare una quantità spaventosa di dati relativi a partite del passato da confrontare con le situazioni reali di gioco). perché nessuno mette in dubbio che deep blue sia un grande campione di scacchi, vero?

19/12/2005

repubblica sempre sulla notizia - #2. israele, 400 mutande su tomba rabbino per trovare marito

minimalismi. la tesi di dottorato è come il porco: non si butta via niente.

oggi si ascolta:
white dwarf
degli… degli… degli a… no, dai - dillo! dillo! - degli a… degli a-ha (l’ho detto. io l’ho trovato qui - grazie, panda tristi! - ora però abbiate anche voi il coraggio di trovarla e ascoltarla e dichiarare che sì, potrebbe tranquillamente essere un pezzo minore dei radiohead o persino dei low.

gli a-ha! diomio che figura…).

14/12/2005

esportare la qualità editoriale. dopo qualche giro di forward, oggi ho ricevuto una mail di un giornalista della süddeutsche zeitung, l’equivalente tedesco di repubblica, per atteggiamento politico e diffusione. ahimè, mi sembra di capire, non solo per questo.
nella mail si rivela che un numero invernale del loro inserto settimanale sarà totalmente dedicato alla matematica. già il fatto che la storia di copertina dovrebbe essere un’intervista a mandelbrot non depone a loro favore, ma i dubbi diventano certezze quando si arriva alla loro domanda d’aiuto: potremmo consigliargli qualche storia che dimostri come la matematica possa essere utile alla vita di tutti i giorni? per darci un’idea di cosa auspicherebbe, il giornalista fa lui stesso tre esempi:
Es heißt ja oft, Mathematik sei ein abgehobenes Fach, das nichts mit dem Alltag zu tun hat. Dabei reduzieren Mathematiker komplexe Fragestellungen immer wieder auf einfache Gleichungen oder Lösungen: Wissenschaftler an der Universität von Seattle haben zum Beispiel ein Modell aufgestellt, mit dem man die langfristigen Chancen einer Ehe
ausrechnen kann. Ein Forscher am CERN hat ausgerechnet, dass sich jeder noch so wacklige vierbeinige Tisch durch eine Drehung in einen festen Stand bringen lässt. Zwei US-Infomatiker haben eine Funktion P(x) entdeckt, die die Wahrscheinlichkeit für das Eintreten eines Terroranschlags zu einem bestimmten Zeitpunkt berechnet/vorhersagt, an dem x Opfer zu beklagen sind.

veloce traduzione:
si dice spesso che la matematica sia un campo astratto che non ha niente a che fare con la realtà. invece i matematici riducono problematiche complesse sempre a semplici equazioni o soluzioni: scienziati dell’università di seattle, per esempio, hanno costruito un modello con cui si possono calcolare le chance a lungo termine di un matrimonio [non ci credo. dov’era repubblica quando un’equazione del genere è stata pubblicata?]. un ricercatore del cern ha trovato che ogni tavolo a quattro gambe instabile si può stabilizzare tramite una rotazione [???]. due informatici statunitensi hanno scoperto [!] una funzione p(x) che calcola/predice la probabilità con cui ad un certo momento [a quale momento? dov’è la variabile t?] accadrà un attentato terroristico che farà x vittime.
secondo me alessio balbi è diventato caporedattore scientifico della süddeutsche.

oggi si ascolta:
chicago breakdown
di thomas heberer e dieter manderscheid.

12/12/2005

mai piú senza.
acquario usb
un acquario usb. in vendita nei migliori negozi geek di ulm.

la domanda del giorno. ma che senso perverso dell’umorismo deve avere un giornalista italiano per trovare divertente (anzi, temo che stia ancora ridendo) intitolare una notizia olanda, si spegne a 100 anni figlio del fondatore philips?

minimalismi. oggi per la prima volta ho tenuto una lezione in una vera aula universitaria, una di quelle come si mostrano nelle pubblicità cialtrone, un anfiteatro lungo e alto. son cose, davvero; non credo mi dimenticherò mai la dimostrazione che ho spiegato - anche perché mi sono reso conto è una dimostrazione davvero elegante (non so se lo è davvero o è solo perché ogni scarrafone eccetera).

aiuto. da qualche giorno il mio blog ingoia commenti, non tutti e non sempre, non so perché. mi sembra di averne visti un paio di massimo morelli e di toniquiora ma, appunto, non posso controllare perché sono spariti; e chissà quanti altri potrebbero essere spariti senza che neanche li abbia visti. facciamo così: se qualcuno ha postato un commento che poi non vede apparire potrebbe per favore postarlo nuovamente, per favore? io intanto mi scervello per trovare qualche soluzione un po’ piú elegante.

il piccolo angolo del qualunquista. sarà che in germania il volo di ogni aereo è comunemente considerato un disastro ecologico (beh, comunemente nei miei giri), e forse quest’idea mi ha permeato; o sarà forse che da piccolo ho sempre trovato molto avvincenti le imprese maoiste titaniche, i km³ di valli riempite d’acqua per farne dighe - e insomma il progresso industriale non va mai fermato; ma come la lotta di una valle contro la costruzione di una tratta ferroviaria possa essere considerata una battaglia di sinistra, beh, è una di quelle cose che davvero non riesco a capire.
(una tratta ferroviaria internazionale, poi. vi meritate di vivere nell’albero degli zoccoli, va’).

oggi si ascolta:
there is a light that never goes out
dei lucksmiths.

28/11/2005

21/11/2005

il sogno di ogni dj-chiavetta. venerdì sera andrò a mettere i dischi in un edificio munito di wi-fi. non dico altro. una risata seppellirà siae, riaa e simili.

4/11/2005

i pornazzi tedeschi sono rock. qualche giorno fa ripulendo la mia cucina - e non sto a descrivere in che stato mi è stata consegnata - ho ritrovato sulla cima di un pensile una piccola pila di cd. pardon, dvd. pardon, dvd porno. ovviamente non ho potuto esimermi dalla visione di almeno uno di loro: capirete, in periodo di scontro di civiltà è fondamentale cercare di capire il punto di vista e l’estetica di un turco-tedesco, no?
insomma, il pornazzo faceva pena, ma la cosa interessante è che a un certo punto un tizio entra nella stanza della sua presunta sorella - che con una mano, una mano si sta già sfiorando.

il pornazzo poi va avanti per la sua triste e prevedibile strada, ma non sembra mirabile anche a voi che la giovinetta appenda alle pareti del set di un pornazzo un poster - un poster di chi?

dei sofa surfers.

diaristico come un blog adolescenziale. non proprio come quelli con hello kitty, ma insomma.
oggi respiro, o quasi. avrei mille cose su cui bloggare: la quasi certa elezione di una simpatica trentacinquenne della sinistra interna a segretario generale della spd e considerazioni moralistiche sparse sulla tristezza della politica italiana vecchia, maschilista e destrorsa; punzecchiature sparse a fabrizio che invece si esalta piuttosto per la merkel futura cancelliera; la comunicazione sensazionale che mi sono dotato di cellulare, per la prima volta in vita mia, e chi mi conosce sa quanto la cosa sia inopinatamente rivoluzionaria (tanto che il blogbrother ex-sodale c’ha persino fatto su un post); che ormai vado ai concerti a scattare foto col telefonino come in una pubblicità con megan gale, e dio solo sa se non me ne vergogno; che la città tedesca in cui vivo è impressionantemente morta, ma i concerti che ci fanno (finora ho visto tocotronic e the robocop kraus) sono assai affollati, e l’unica spiegazione è che la meglio gioventú indie locale si rintani di giorno in letargo nelle catacombe evitando l’esposizione alla luce solare, pena l’immediata caduta di tutte le spillette appese alla tracolla della borsa; che i robocop kraus sono evidentemente un gruppo notevole, con un paio di canzoni che in un mondo piú giusto avrebbero dovuto essere delle hit europee, con un cantante che in quanto ad espressione ebete potrebbe tranquillamente competere col miglior ian curtis, con una serie di azioni totalmente folli (il cantante che a fine concerto distrugge pezzo dopo pezzo la batteria mentre il batterista continua a suonare, fino a che questi non rimane con solo il rullante in piedi, che gli viene rapito e portato in mezzo alla folla e ivi raggiunto e ripreso a suonare) ma assai rock’n'roll; che il mondo dovrebbe ormai riconoscere che se c’è una reincarnazione dei talking heads al mondo oggi si tratta proprio dei robocop kraus; che la birra di qui è ahimé incomprensibilmente poco potabile; che mi sto convertendo con entusiasmo e celerità al culto dell’ikea (anche se trovo scandaloso che ogni ripiano supplementare degli scaffali billy costi quasi un quinto dell’intero billy); che per la prima volta da anni sono in una casa senza internet, e tutto sommato ci vivo bene; che in compenso ho comprato una radiolina e la ascolto in continuazione come facevo quando avevo dai dieci ai tredici anni; che ho scoperto che deutschland radio è la radio non musicale piú bella del mondo; che in germania se in una chiesa c’è una celebrazione di interesse generale (come l’inaugurazione della ricostruita frauenkirche di dresda) i prelati che dicono messa salutano prima le autorità civili presenti, e solo dopo quelle religiose; che i miei vicini di casa bosniaci sono dei simpatici pezzi di merda razzisti che con l’entusiastica approvazione di un’altra arzilla e infame vecchietta mi intrattengono per intere mezz’ore sparlando dei miei affittuari turchi (lui un “buon maiale", lei “una strega", loro dei “piccoli banditi") e dei vicini africani ("certo, magari non hanno fatto niente: ma sono così neri, quando stai scendendo le scale e te li trovi davanti tutti neri fanno davvero impressione, no?"); che per la prima volta qualche giorno fa qualche piccolo bandito è venuto a citofonarmi urlandomi “trick or treat” e io, misantropo come non mai, mi sono avvolto meglio nel mio scialle di lana di yeti, ho ravvivato i tizzoni e ho continuato a rimembrare il passato senza darmi cura di rispondere loro.
avrei tanto da raccontare, dicevo: ma a malapena questo weekend riesco a riprendermi, di certo non passerò due ore in piú a bloggare. già questo - il fatto che bloggare non sia al momento la mia suprema aspirazione - dovrebbe dare il polso della mia attuale condizione mentale. no? del resto, la settimana prossima sono a trento e magari un po’ piú di tempo ci sarà.

23/10/2005

lo so, è un’ossessione. ma parlare male di se mi scrivi dei perturbazione è più forte di me. ieri per esempio mi sono accorto che con ogni evidenza i due colpi di bacchetta con cui la canzone inizia sono presi pari pari pari pari da teenage kicks (la versione originale degli undertones, dico, non quella di nouvelle vague). provate a smentirmi.

aggiornamenti. ho preso casa in baviera; ho temuto imbrogli tremendi perpetrati ai miei danni dai padroni di casa; ho visto un concerto dei tocotronic; ho apprezzato ancora di più il concerto del loro gruppo spalla, gli staff, che ho scoperto dopo essere un gruppo homesleep (brava homesleep!); ho iniziato i miei tre corsicciuoli all’università; ho iniziato a seguire un corso di francese con degli studenti che definire minus habentes è far loro un complimento; ho programmato di tenere una conferenza domani, nello stesso giorno in cui mi trasferirò e in cui terrò uno dei tre corsicciuoli; ho iniziato a curare la pubblicazione dell’annata 2005 di una bollettino matematico pubblicato qui.
tutto questo per dire che, con ogni probabilità, questo blog per un po’ sarà aggiornato assai meno frequentemente.

presbiopia geopolitica. qualche anno fa michele serra proponeva, come tentativo di arginare la trasformazione delle pagine politiche in cronache di beghe da cortile (all’epoca la trasformazione sembrava ancora arrestabile), una misura facile facile: provare a formulare tutte le notizie sostituendo ai nomi delle starlette parlamentari i loro ruoli istituzionali, e poi decidere onestamente se la notizia mantiene un qualche interesse: quindi non “tajani, fi: le primarie si sono dimostrate un bluff. chi certifica il numero dei votanti veri?“, per esempio, ma “il capogruppo di forza italia al parlamento europeo ed ex-candidato a sindaco di roma ritiene che i dati sull’affluenza alle primarie del centrosinistra italiano siano un bluff per la mancanza di controllo sul numero dei votanti").
ecco, a me sembra che se si fosse applicata una misura del genere al caso di valerie plame si sarebbe dovuto smettere di parlarne mesi fa.
a me sembra che tutto sia sintetizzabile in: una giornalista di secondo piano del new york times si è fatta qualche mese di galera per non aver voluto rivelare una sua fonte confidenziale che le aveva indicato l’identità di un’agente della cia: poi è comunque emerso che questa sua fonte confidenziale era un collaboratore del vicepresidente americano e lei è stata liberata. messa così, sinceramente, non capisco perché decine di blog italiani si debbano interessare ad un caso che mi sembra essenzialmente di politica interna americana, e neanche dei più coinvolgenti.
dice: ma è in ballo la credibilità del gruppo che governa gli stati uniti: balle, se mai dovessero esserci conseguenze per libby non vedo come questo potrebbe toccare bush.
dice: ma è in ballo il principio giuridico della libertà d’informazione e/o della correttezza della gestione delle fonti: balle anche queste. in germania si sta sviluppando da mesi un caso analogo: in breve, qualche mese fa un giornale di berlino, cicero, riesce a ottenere un rapporto confidenziale dei servizi di sicurezza tedeschi su un presunto terrorista giordano e ne pubblicano stralci sul giornale. al giornale viene chiesto di rivelare chi ha passato il rapporto, ma questo nome non viene fuori: allora il ministro degli interni tedesco dispone un’indagine che culmina con la perquisizione della sede del giornale e il sequestro di un sacco di materiale cartaceo e informatico. ne seguonograndi polemiche politiche, anche trasversali, tra chi difende il giornale e chi difende il ministro. in germania la cosa tiene banco da mesi e non mi sembra che alcun giornale italiano se ne sia occupato: correggetemi se sbaglio. qual è il senso di controllare ogni ruttino della politica interna americana e poi disinteressarsi del tutto a quella del più grande e importante paese europeo? e se ve lo steste chiedendo: no, in germania ci si comporta diversamente: ecco per esempio l’articolo dello spiegel, in inglese,

(per inciso, noto come in germania un articolo di giornale è comprensibile anche a chi non ha seguito per mesi e quotidianamente una certa polemica: al fondo dell’articolo il giornalista trova sempre il modo di fare un breve riassunto di ciò di cui si sta parlando: per esempio il caso cicero in questione, o il caso dello scandalo sindacale della volkswagen di cui avevo parlato qualche mese fa e su cui ieri si è improvvisamente avventata con insopportabile piglio allusivo-pruriginoso anche repubblica. voi invece provate a prendere qualche articolo italiano relativo a qualche polemica di un paio d’anni fa - chessò, uno sul seppellimento delle scorie nucleari in qualche sperduto angolo d’italia - e vedete se a rileggere l’articolo sulle reazioni dei politici si capisce chi dice cosa, e perché).

minimalismi.il piacere masochista di vedere gli occhi di un ragazzo ungherese e di una ragazza inglese inorridire quando si è appena raccontato che “il principale” giornale italiano ha dedicato un articolo in prima pagina sul modo in cui ken sta pompando in palestra per riconquistare barbie, che l’aveva lasciato due anni fa per un surfista australiano.. e la ragazza inglese che azzarda timida: “il principale nel senso del più venduto? un tabloid?”
(ah, vogliate osservare che la sezione del sito di repubblica in cui la notizia compare è “persone").

18/10/2005

senilità. quali sono i segnali che dimostrano inequivocabilmente l’inizio del rincoglionimento senile di un musicista? la collaborazione con altri musicisti bolliti - chessò, sting, peter gabriel, david byrne? la composizione delle musiche per un musical? il fatto che la prossima creazione artistica venga presentata alla stampa come “a multimedia extravaganza"?
beh, allora temo che il rincoglionimento senile di fatboy slim sia ufficialmente iniziato.

10/10/2005

yet another post on indie. da un mese rai trade pubblica una rivista chiamata “indie, la musica indipendente". nessun blog ne ha parlato, anche se di carne al fuoco ce ne sarebbe: basti dire che il cd allegato al primo numero è un coraggioso e innovativo cd di dario fo.
(indie.)

i sani divertimenti di una volta. mi sono accorto all’improvviso che erano mesi che qualcuno non si dedicava a beccare le disinformazioni, più o meno consapevoli, di christian rocca. erano bei tempi: perché non ricominciare?
allora: in un post dell’8 ottobre camillo scrive: l’altra grande confusione è questa: i giornali lasciano intendere, e in alcuni casi scrivono esplicitamente, che el baradei ha preso il posto [all’iaea] di hans blix […] non è vero.
invece - ovviamente - è vero: hans blix è stato a capo dell’iaea dal 1981 al 1997, e mohamed el baradei è il suo successore (ancora in carica).
per la precisione, ovviamente.

4/10/2005

sur la côte d’azur, le soleil rit mais bien sûr il pleut à paris. appunti sparsi su marsiglia:
- mai visti tanti immigrati di prima, seconda, terza generazione come qui; non a berlino, non a londra, non (ci vuol poco) in alcuna città italiana. è impressionante - piacevolmente impressionante, per quel che mi riguarda;
- avevo sempre avuto l’idea che sul mediterraneo (mia fazza mia razza) gli usi alimentari fossero simili, e invece no: riuscire a mangiare la domenica dopo le due di pomeriggio in un ristorante qui è un’impresa disperata;
- il piatto tipico di marsiglia, bouillabaise a parte, pare siano le cozze con le patate fritte; ora, le cozze sono fantastiche, una specie di sauté allo zafferano in cui perdersi facendo scarpetta, e anche le patate fritte sono ottime, croccanti e mai unte. detto questo, la combinazione tra frutti di mare e patatine fritte è fra le più strampalate e volgari che uno si possa aspettare;
- ci sono poche cose al mondo che mi rendono fiero di essere italiano: i cuscini sono una di queste - almeno quando penso a quelli tedeschi e, persino peggio, a quelli francesi;
- tutti a parlar male del caffé tedesco: ma almeno quello è un caffé intrinsecamente - programmaticamente, oserei dire - diverso e altero; ma dell’espresso francese ne vogliamo parlare?
- dati i costi della birra e del vino nei locali: ma i francesi quando escono cosa minchia si possono permettere di bere?
- il paesaggio attorno marsiglia è incredibile, mai visto niente del genere; fate conto delle dolomiti ricoperte a chiazze da pini e altra macchia mediterranea, come se si fosse a 1600 metri d’altitudine - e invece si stanno per gettare a strapiombo in un mare impossibilmente azzurro;
- il centro in cui sto trascorrendo questi giorni è probabilmente, insieme a quello di oberwolfach nella foresta nera, il più prestigioso tra quelli in cui in europa vengono organizzati convegni matematici: vi si svolgono incontri tutto l’anno, la partecipazione è rigorosamente su invito e per questo motivo il centro è gestito direttamente dalla società matematica francese, attraverso lauti fondi statali. questa vocazione compare già nel nome: centre international de rencontres mathématiques (grassetto corsivo mio): solo quest’anno, in quarantaquattro convegni qui organizzati, gli ospiti stranieri sono stati circa millecinquecento. detto questo: secondo voi, quante delle signore addette all’organizzazione e alla conduzione amministrativa dei convegni parlano una parola d’inglese?

30/9/2005

plin plon. io da domani fino alla fine della prossima settimana sono ad un convegno a marsiglia. come al solito, non ho idea se ci sarà la possibilità, il tempo o la voglia di bloggare. a presto.

a implica b. qualche giorno fa sentivo all’autoradio* la differita del convegno in cui socialisti e radicali hanno deciso di fondersi per entrare a pieno titolo nell’unione**. c’era questo dirigente socialista, non ricordo chi, che a un certo punto ha detto (cito a memoria): “perché come nel noto proverbio un’amicizia forte e duratura richiede patti chiari".
a parte l’arzigogolamento tipico della comunicazione politica, io ammetto di essere trasalito. allora: a me sembra che la tesi di questo tizio fosse che “senza patti chiari non ci può essere un’amicizia lunga", ossia “NON[patti chiari] => NON[amicizia lunga]". io avevo sempre creduto che il proverbio andasse invece interpretato come “[patti chiari] => [amicizia lunga]". mi chiedo quanti degli ascoltatori del programma si sono bevuti questa idiozia logica senza fiatare.

* giuro che è l’ultimo episodio autoradiofonico che racconto.
** questo mi fa venire in mente un episodio di un qualche albo disneyano di quand’ero piccolo. a un certo punto c’era pippo che, nei panni di qualche inventore famoso (leonardo?) diceva di aver creato il borsellino “in modo da poter finalmente perdere i soldi tutti insieme". ecco, sarebbe bello se ora de michelis e pannella scomparissero dall’unione insieme, due piccioni con una fava, per così dire.

13/9/2005

d’accordo, non è per questo che uno sceglie un posto di lavoro. però ieri ho scritto una mail alla segretaria del dipartimento in germania in cui inizierò a lavorare fra due settimane, chiedendole quali fossero le formalità burocratiche da sbrigare per poter andare in missione a marsiglia a inizio ottobre. oggi mi è arrivata una sua mail in cui mi comunica di aver già prenotato lei un volo (lufthansa) per me: da sabato a sabato, ovviamente, ché è piú conveniente e comunque sarebbe stato troppo stancante per me arrivare solo poche ore prima dell’inizio del convegno. ah, e l’università ha già pagato tutto: non ho dovuto anticipare un euro.

quando penso a quanto mi è sempre successo con la ragioneria qui in italia quasi non ci credo.

11/9/2005

o mio dio! spuntano come funghi! a proposito di accresciuta presenza italiana all’estero (e in germania in particolare): fino a un mese fa di blog italiani a berlino ce n’era uno solo, ora in pochissimo tempo la rappresentanza si è quadruplicata: introducing baubo, bellavite.de e living space (in rigoroso ordine alfabetico) - e un quinto sembra sia in arrivo. personalmente la loro dimensione di diari minimi che riflettono (e qualche volta deformano) la vita quotidiana di una grande città è una delle poche che al momento mi interessano davvero nel mondo dei blog.

oggi. non è roba di tutti i giorni compiere un numero di anni che è il cubo di qualcosa. per la precisione: mi ricapiterà fra trentasette anni. son cose.

8/9/2005

i vitelli d’oro. ieri sera il sodale mi raccontava che qualche anno fa in un quartiere di palermo alcuni abitanti avevano costruito una statua di padre pio a loro spese ma su suolo pubblico, ovviamente senza chiedere permesso. segue piccola discussione, ma ovviamente non e’ possibile abbattere una statua di padre pio, quindi il tutto viene lasciato cosi’. “e’ assurdo dare tutta quest’importanza ad una statua di padre pio, idolatria pura", dicevo a maxcar. “ma no, per loro quella statua e’ padre pio” mi ha risposto.
giustappunto, oggi repubblica riporta la storia di un centinaio di criminali (ma ufficialmente si chiamano “fedeli") di vicino crotone che hanno sequestrato per qualche ora un parroco pur di impedire il trasferimento di una statua (della madonna, in questo caso). ovviamente il trasferimento e’ rientrato. ma davvero la chiesa cattolica ha cosi’ perso ogni bussola teologica da non reprimere in alcun modo una forma di idolatria di questo tipo?
(ma i nostri fratelli embrioni no, quelli non si possono toccare).

6/9/2005

tutto, ma questo no. mi va bene che l’unità intervisti chiunque, persino che ci minuetti divertita: follini, tabacci, massimo fini, persino sgarbi. ma feltri no, feltri proprio non può essere rivalutato. a questo punto candidiamo per l’unione calderoli e facciamo prima.

statistiche. a washington e dintorni 115 bambini ogni 10.000 muoiono entro il primo compleanno.
sono 46 a pechino e dintorni.
in centro italia sono 39.
(fonti: 1 e 2).

4/9/2005

tre storielle baresi. 1) qualche giorno fa devo pagare la tassa sui rifiuti ma non sono sicuro del suo importo. la riscossione è esternalizzata, affidata ad un’azienda privata che poi (trattenuto un lauto compenso) gira i soldi al comune. vado nella loro sede ma c’è una fila apocalittica: sono le 11, di lì ad un’ora chiuderanno, mi consegnano un numerino con su scritto a mano 127, stanno chiamando il 42 (quarantadue persone ricevute in due ore). esco dal palazzo e vado a telefonare al loro call center: tre numeri urbani più un centralino. due di questi numeri risultano disattivati, agli altri non risponde mai nessuno. la cosa mi sembra un perfetto caso di interruzione di pubblico servizio (ammesso che il reato esista anche per un servizio pubblico esternalizzato), quindi chiamo il 113 per denunciarlo. il 113 mi dice di rivolgermi ai vigili urbani. i vigili urbani sono empatici ma non hanno alcuna voglia di fare un salto nella sede dell’azienda di riscossione (che ospita anche il call center): dicono che ci penseranno loro a farmi parlare con qualcuno. passano quindi la telefonata ad un numero interno dell’azienda stessa; dopo un minuto d’attesa durante il quale nessuno ha risposto la linea cade.
2) in questi giorni a bari c’è un festival di musica che per essere totalmente gratis non è niente male (tra gli altri ci sono adrian sherwood, matmos, yuppie flu). il festival è opportunamente patrocinato dal comune di bari, che quindi ha preso visione del programma sin dall’inizio e sul suo sito presenta l’iniziativa così: “per tre notti, dal 2 al 4 settembre, la spiaggia di pane e pomodoro cambierà volto e si trasformerà in una discoteca sotto le stelle per ospitare grandi artisti […]". in programma, come annunciato su entrambi i siti, ci sono ogni sera dj set a partire dall’1 di notte. la prima sera verso l’1 arrivano delle pattuglie di polizia che, mandate dal questore su richiesta di alcuni onesti cittadini perbene, intimano di staccare subito l’amplificazione - e se la sera successiva la musica fosse di nuovo continuata oltre mezzanotte avrebbero provveduto loro ad “arrestare gli organizzatori” (sic).
3) sempre durante questo festival, uno degli sponsor è un vecchio e storico locale barese, che ha quindi ricevuto il diritto in esclusiva di allestire un proprio bancone per vendere da bere nella spianata dei concerti. la prima sera mentre si sta montando il bancone arriva un tizio che, incredulo della hybris di costoro, decreta che - se non si vogliono avere guai seri - per i tre giorni del festival nessuno dovrà vendere birra - a parte lui stesso, ovviamente, che si è all’uopo portato dietro un frigo pieno di lattine di peroni. né il bancone allestito dal locale storico né (ovviamente) il venditore di birra ambulante avevano del resto il permesso di vendere alcolici.

2/9/2005

ceci n’est pas un fotoblog. il palast der republik ha chiuso. rimarrà in piedi fino a dicembre, poi inizieranno a demolirlo per cancellare anche solo il ricordo di un’ideologia osteggiata, come un tempo fecero i talebani coi grandi buddha di bamiyan.
non ho mai bloggato le mie foto di viaggi - del resto sono un pessimo fotografo dotato di una digitale ancora peggiore del mio occhio - ma in suo onore (in loving memory, direi) ecco a voi - a grande richiesta - qualche immagine del berg, l’installazione che si è intrecciata con l’esterno e l’interno del palazzo.

entrati nell’edificio, la cosa che colpiva di più era l’immensità del luogo rispetto al suo essere rimasto completamente, assolutamente spoglio dopo la bonifica dell’amianto.

al primo sguardo, l’unico oggetto a riempire il vuoto era il berg, la montagna di tubi innocenti e cellulosa che già si vede nelle foto dell’esterno, la cui vetta principale aveva attraversato la facciata.

ovviamente, ceci n’est pas une montagne.

usciti dal palazzo, si scendeva e si rientrava nelle sue fondamenta, dove una montagna di domande costituiva le fondamenta della montagna (le montagne hanno fondamenta?).

a quel punto si risaliva al primo piano che era stato riempito con un bar, una sala cinematografica e parecchie sub-installazioni.

poi si poteva decidere se rimanere nell’edificio per assistere a degli spettacoli e/o dei film o uscire più prosaicamente per cenare. fuori dal palazzo c’era un buffet per cenare collettivamente alla luce del tramonto berlinese: al di là del dimenticabile menu la sensazione più strana era quella di mangiare sui gradini di un ex-parlamento.

la ragazza che nella foto a destra è in primo piano di spalle era la (bellissima) gestrice dell’ostello costruito all’interno della montagna esterna, quattro camere minuscole e minimali, con muri di cartone, con vista sulla piazza antistante.

quella pozza d’acqua che si intravede in basso nella foto a destra è la piscina dell’ostello. ovviamente ho provato a chiedere di prendere una stanza, ma altrettanto ovviamente di lì al giorno della chiusura le stanze erano tutte prenotate. andando via ho dato uno sguardo da fuori, e tutto era assolutamente trasparente alla vista - tanto la cellulosa che ricopriva le facce triangolari del berg quanto le pareti di cartone delle stanze dell’ostello. chissà come doveva essere dormirci. chissà come doveva essere farci sesso.

(ah, vogliate apprezzare che per l’occasione - e quindi in fin dei conti per voi - ho anche perso un’ora del mio tempo per aprire un account flickr).

31/8/2005

minimalismi. e visto che si parla di religione: provate a leggere questo articolo della wikipedia. a me fa paura. voglio dire, da un punto di vista europeo ho sempre pensato al creazionismo come una bizzarria folkloristica americana di cui non tenere troppo conto. già il fatto che venga insegnato a scuola fa drizzare qualche antenna, ma davvero mi spaventa che persino in un articolo della wikipedia si trovino queste risposte (abbastanza ridicole) ad obiezioni auto-evidenti che pure qualcuno (visto l’andazzo) si è sentito in dovere di formulare.
(giusto per dare l’idea: a “many aquatic ecosystems would have died off from a massive change in salinity” si risponde con “there would be different places of different salinities in the flood. fresh water can float on salt water for extended periods. many species can tolerate different salinities if they have time to acclimatize. and some intolerant species are likely the result of specialization which involves loss of genetic information").

2500 anni di storia della religione buttati nel cesso. salon segnala un imperdibile gruppo fondamentalista cristiano, i columbia christians for life, che avrebbe trovato inequivocabili somiglianze tra un feto alla sesta settimana e katrina ripreso dal satellite: l’evidente prova che l’uragano sia una punizione di dio per gli ospedali che praticano aborti in louisiana.

io mi chiedo solo cosa abbia questa gente di “cristiano". perché il loro dio non è quello del vangelo, è il dio del vecchio testamento, anzi del pentateuco. e neanche quello di isacco e giacobbe (che vivaddio si è salvato, alla fine): è quello del diluvio universale - la genesi risale almeno al 400 a.c., va ricordato.

24/8/2005

einstürzende altbauten. è il 1950, la repubblica democratica tedesca è nata da due anni, il regime ha bisogno di palazzi di rappresentanza nel vuoto lasciato a berlino dalle bombe alleate. il castello reale di fronte all´isola dei musei, già pericolante, viene abbattuto e l´area ottenuta viene destinata alle parate e alle manifestazioni di massa, in attesa di decidere una destinazione definitiva.
vent´anni dopo viene approvato il progetto per un grande palazzo che avrebbe formato un ideale complesso con la retrostante torre della televisione: il palast der republik, un immaginifico edificio di ferro e vetro brunito.

anzi: di ferro, vetro brunito e - ahimé - amianto. il palazzo viene completato nel 1975 e, almeno nelle intenzioni, oltre ad ospitare il parlamento rappresenta il lato piú umano, comunitario e idealistico del regime, che dimentica gli orrori della repressione poliziesca e dello spionaggio di massa e si ricollega agli ideali originari di uguaglianza e libertà socialista.
passano gli anni, la germania est si riunifica alla germania ovest (o forse ne viene annessa), e nel 1990 si capisce la gravità della contaminazione d´amianto. il palazzo viene chiuso, progressivamente completamente risanato - e alla fine si inizia discutere del che farne.
incredibilmente la proposta vincente è quella del suo abbattimento, e della successiva ricostruzione del vecchio palazzo reale, sulla base di considerazioni monetarie e storiche. una ricostruzione assurda dal punto di vista filologico, visto che del castello originario esistono giusto pochi metri cubi delle antiche fondamenta; assurda dal punto di vista artistico, perché il palast der republik rappresenta (assieme alla torre della televisione) la punta di diamante dell´architettura della germania est, mentre il castello reale era solo uno dei tantissimi castellozzi neoclassici prussiani ottocenteschi; assurda dal punto di vista politico, perché quella che si sta compiendo dal 1990 ad oggi è una progressiva damnatio memoriae della rdt, uno stato che non era solo regime (pessimo) ma anche nazione, come se cancellandone i simboli si potesse annullarne la memoria collettiva, si potesse fingere che un terzo dei tedeschi non abbia vissuto per quarant´anni con miti, cultura e simboli diversi da quelli della parte occidentale.
questa è l´ultima settimana di vita del palast der republik. decontaminato dall´amianto, l´edificio è ora pronto per la demolizione, che inizierà fra pochi giorni e sarà completata l´anno prossimo. gli ultimi giorni prima della chiusura vengono celebrati con la costruzione di una strana appendice a forma di montagna (quella roba bianca nella foto a fianco) e una marea di installazioni, performance e mostre, oltre che con la possibilità di compiere dei giri guidati per il palazzo.
con un colpo di genio tipicamente berlinese è stato creato anche un micro-ostello, il gasthof bergkristall: quattro stanze all´interno della montagna al modico prezzo di 30€/notte (se usate come singola) o 40€/notte (doppia).
in una città che si espande a ritmo incredibile, e in cui ogni anno si vedono nuove spettacolari estensioni architettoniche, il palast der republik è una delle poche architetture che fra poco saranno perse per sempre. berlino non è mai stata piena di italiani come questa estate: se qualcuno mi legge, il consiglio è di approfittarne finché ancora si può. io ci vado stasera, 6€ per la visita e una serata culinaria ("freitagsküche - di mercoledì la cucina del venerdì") e per un film e per una performance che non si capisce bene che sia, ma alla fine non è quello il punto.
magari qualcuno di voi ci viene.

di scienza e affidabilità dei giornali italiani. avete presente il teorema di fermat? è una famosa proposizione matematica la cui validità era stata asserita oltre tre secoli fa da un matematico francese minore, pierre de fermat. costui dopo aver formulato la sua tesi aggiungeva: “dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina". ora, per secoli innumerevoli matematici hanno cercato una dimostrazione del teorema, e quando questa è stata effettivamente trovata nel 1995 (ad opera di un matematico inglese) si è rivelata una roba lunga duecento pagine, e complicata oltre ogni dire: di certo non sarebbe entrata nel margine di un libro, ma probabilmente neanche nella testa di fermat. da allora c´è chi afferma che esista una prova piú semplice, alla portata della mente matematica sempliciotta di fermat, e chi invece immagina che la storia del margine fosse tutto un bluff, o addirittura uno scherzo. fatto sta che, per quanto mi risulti, il teorema di fermat è uno dei due soli teoremi (l´altro è quello dei quattro colori) di cui si continui massicciamente a cercare una dimostrazione alternativa e piú semplice.
l´annuncio che questa cosa sarebbe riuscita ad un russo, certo aleksander ilin dell´università di omsk; come in altri casi analoghi pompati dai media, la soluzione sarebbe già stata pubblicata, in questo caso sulla novaya gazeta, che però nonostante la mia inesistente conoscenza del russo sembra tutt´altro che una rivista scientifica. addirittura ilin, che secondo repubblica arebbe professore di matematica applicata all´università di omsk, non risulta affatto nella pagina della facoltà. la cosa è sospetta ma - mi sono detto - diamogli ancora una chance. così mi sono messo a googlare e ho trovato che mentre in italia la notizia è menzionata da una caterva di siti (tra cui il prestigioso portale di san marco in lamis (fg)), ma da nessun sito straniero, sia pure la sputtanatissima pravda, sia pure il giornale parrocchiale di großesarschingen: nessuno.
ora, d´accordo che i giornali italiani sono boccaloni e poco attenti alla scienza seria, ma qui ci dev´essere qualcos´altro sotto; per esempio un lancio di un´agenzia italiana in vena di scherzi. qualcuno ne sa qualcosa?

19/8/2005

se solo mondo oltro si occupasse anche di musica tedesca. una cantante delle no angels (le lollipops tedesche) e una tizia di deutschland sucht den superstar (l´operazione trionfo tedesca) sono fidanzate. la bild zeitung pubblica una fondamentale intervista all´ex-fidanzato della seconda. titolo: “ihr ex jammert: wir «hatten doch so großartigen sex!»” (il suo ex piagnucola: «eppure facevamo davvero un gran sesso!»).

du hast ja keine ahnung, wie schön du bist, berlin. sono di nuovo in germania, sei mesi dopo la mia ultima visita. il mio corpo e il mio cuore si ritemprano, e passo il tempo ad assaporare ogni odore e ogni luce come un innamorato, come se a berlino ci fossi per la prima volta.
- appena arrivato in aeroporto vedo una mamma turca che si affanna a far salire un enorme passeggino sull´autobus e corro in suo aiuto tra grandi sorrisi. lei alla fine biascica un grazie e se ne va veloce al suo posto. io mi sento un´eroe del multiculturalismo e della multietnicità, e un po´ ci rimango male che lei non mi abbia sorriso di rimando. ci metto circa un minuto ad abbandonare la mentalità italiana per cui un qualsiasi piccolo piacere fatto ad un immigrato è un atto talmente inaspettato e fuori del comune da meritare ringraziamenti e inchini per ore. qui una donna turca in difficoltà la si aiuta come se fosse una donna tedesca, o italiana, o americana, e non ci si sente eroi per questo. credo sia un buon punto per tentare di allontanarsi dalla correttezza politica pelosa.
- ieri girovagando per kreuzberg ho trovato nella adalbertstraße un kinderzoo: una manciata di recinti con qualche cavallino, un asino, qualche pecora, una mezza dozzina di capre e una decina di oche. il tutto ad ingresso libero, in uno spiazzo lasciato libero dall´abbattimento di un palazzo, qualche anno fa, con qualche sparuto bambino iperfricchettone (come si traduce il tedesco “bio” in italiano?) ad accarezzare gli animali, circondato dai palazzi, fra turchi e trentenni nullafacenti che passano in bici mangiucchiando un döner. con tutto lo sforzo di questo mondo, non riesco ad immaginare una scena piú intimamente berlinese di questa.
- la germania è impazzita per quella roba cattolica a colonia. non lo avrei mai immaginato. devo seriamente riconsiderare il mio giudizio sulla serietà dei media tedeschi.
- qui impazza la campagna elettorale. le strade sono piene dei tipici cartelli 70 x 100 cm appesi ai pali della luce. nel resto della città non so, ma almeno la parte sud-est ce ne sono parecchi dell´mlpd, il partito marxista-leninista. il migliore ha un enorme scritta “vertrauen ist gut. kontrolle ist besser” (la fiducia è buona. il controllo è meglio), e dietro una grande faccia di lenin. nel 2005.
- continuando il giro per kreuzberg con lupo siamo finiti in un sushi-bar dalle parti del landwehrkanal. sei maki, due nigiri, una zuppa di miso e due birre mangiate all´aperto mi sono costati 8,40€, esattamente un terzo di quello che la stessa quantità mi era costata tre settimane fa in un giappo dietro piazza s. giovanni a roma. poi ci si stupisce quando i tedeschi decidono di lasciar perdere le vacanze in italia - per paura degli attentati, come no.
- in un´estate in cui berlino è piena di turisti italiani come non mai, l´offerta culturale di agosto è singolarmente povera. alla fine l´unica cosa interessante sembra una mostra sugli ultimi 100 anni di arte ebraica in israele. sono combattuto tra la curiosità artistica e disagio politico (la mostra sembra pesantemente appoggiata dalle istituzioni israeliane, a partire dall´ambasciata a berlino). alla fine credo che ci andrò.
- mi ero dimenticato come può essere bello vagare di notte da una kneipe all´altra per prenzlauerberg. vista la densità, però, il rischio di bere una birra piú del necessario è davvero forte.

13/8/2005

la poesia della settimana. qui questa ed altre elegie:
mi hai detto ke mi amavi e ke per te ero la sola
poi ti ho trovato ke lumavi mia cugina!
e ho capito ke avevo preso una sola!!!

“no influence from asia argento, but lots from rinko kawauchi". il solito, geniale momus sulla rinascita della moda goth. ma la frase migliore è, indiscutibilmente: “apollo not dionysus, marx not spengler, gandhi not jesus!”

25/7/2005

come nanni moretti col pallone! ieri sera ero a torino porta nuova, stavo salendo sul treno quando arrivano una mamma con un bambino di sette anni impossibilmente tedioso. la madre consegna al cuccettista i biglietti mentre gli altoparlanti annunciano che il treno è in partenza. il bambino va nel panico e inizia urlare nevroticamente “mamma, sbrigati! mamma, il treno parte! mamma, sbrigati! mamma, perdiamo il treno! mamma, sbrigati! mamma, il treno parte!” [continua ad libitum] e mi guarda. io non resisto - lo so, non si fa, è crudele, ma davvero non riesco a resistere - e gli bisbiglio: “eh sì, secondo me il treno lo perdete". lui mi guarda ancora, inebetito. peccato, non ha pianto.

22/7/2005

la mia profonda e ragionata analisi della situazione. posso dirlo? io inizio lentamente a cacarmi sotto - proprio per l’apparente amatorialità degli attentatori. e “business as usual” un par di palle: se fossi a londra cercherei di andarmene il prima possibile.

oddio, e se poi pensano che l’abbia fatto per far contento fabrizio? da oggi è grosso modo ufficiale: da ottobre torno a lavorare in germania.

20/7/2005

e d’altra parte, tutti quelli finanziati dalla marina americana durante la guerra del vietnam? e insomma, come dicevo qui sotto sono ad un convegno a torino. un megaconvegno, per la precisione, di quelli (abbastanza rari in europa) da oltre 200 partecipanti, un casino generalizzato in cui si parla di tutto, dalla topologia applicata all’analisi non lineare astratta fino all’implementazione di nuovi metodi per la tac. abbastanza straniante, per chi come me è abituato a stare sempre nel proprio confortevole metro quadro di matematica.
il convegno è dedicato ad un certo camillo possio, che prima di arrivare qui ignoravo completamente. invece pare che sia al contempo un eroe locale torinese ed anche uno dei fondatori dell’aeroelasticità. ci pensavo nel leggere questo post di psycho, pensando a dove sia il confine tra etica e ricerca. di possio non sono riuscito a scoprire granché neanche su internet, se non che:
nacque a torino il 30 - 10 - 1913 e morì ivi, sotto l’ultimo bombardamento aereo della guerra 1940-’45, il 5 - 4 - 1945. si laureò a torino in ingegneria industriale nel 1936 e aeronautica nel ‘37, allievo del panetti e di c. ferrari. assistente e libero docente di aerodinamica al politecnico di torino. morì, assieme con la madre, nell’ultima incursione aerea su torino dell’ultima guerra. era uno dei più promettenti cultori italiani di aerodinamica, e aveva mostrato di sapersi ben servire di mezzi matematicamente elevati per raggiungere risultati di effettivo interesse tecnico. lasciò una ventina di lavori nella sua specialità.
ora, da un lato a sentire un paio di conferenze in questi giorni mi sono fatto l’idea che questo tizio abbia scritto lavori davvero di fondamentale importanza in ambito aerodinamico. d’altro canto, mi sembra abbastanza evidente che un ingegnere aerodinamico attivo tra fine anni ‘30 e inizio anni ‘40, beh, come minimo dovesse aver lavorato ad applicazioni militari di grande importanza per il regime - voglio dire, non c’era solo von neumann, no?
e poi di nuovo mi dico che i regimi passano, le guerre finiscono, ma i suoi studi sono poi serviti anche dopo (e in alcuni casi sono ancora attuali, a distanza di sessant’anni) per lo sviluppo dell’aeronautica civile.
ogni tanto penso che il lavoro di un filosofo della scienza, o peggio ancora di uno studioso di etica, sia davvero un casino.

windows è il male. uso windows pochino, essenzialmente per il p2p e quando ho bisogno assoluto di un sistema che parta in due minuti invece dei tre buoni del mio linux sovraccarico. da qualche tempo la schermata blu della morte, che in tanti anni non avevo (miracolosamente) mai visto ha cominciato a presentarsi puntuale ad ogni spegnimento - e, peggio ancora, qualche volta anche durante le sessioni di lavoro, facendomi ovviamente perdere dati e quant’altro*.
ciononostante, continuavo ad avere un certo qual apprezzamento per un paio di piccole virtù di win, per esempio il fatto di poterlo attaccare ad un videoproiettore anche a computer già acceso; in un convegno in cui i relatori ruotano come elettroni non ci si può permettere di perdere neanche quei tre minuti all’avvio di linux.
insomma, ieri salgo sul palco tranquillo e a computer già acceso. attacco il videoproiettore, e non succede niente: nonostante le innumerevoli prove fatte, il sistema decide inopinatamente di non mandare alcun segnale in uscita. io inizio a sacramentare come homer (il chair mi aveva già dato la parola, certo) e pigio tasti a caso: all’improvviso la. schermata. blu. della. morte. di. fronte. a. 30. persone. nel. pubblico.
(poi ce l’ho fatta, ho rebootato tutto e dopo quattro minuti ero lì a mostrare la mia presentazione in beamer-latex, ma dico: quattro minuti. neanche nell’avanspettacolo di una volta erano così abili a tenere a bada una folla inferocita).

* all’interno di questo “quant’altro” c’è un mirabolante post sul concerto dei liars di sabato sera a bari, post perso dopo essere stato finito e quando mancavano dieci secondi alla sua pubblicazione in rete. bill un giorno me la pagherà, ma nel frattempo vi invito a leggere il post di batteria ricaricabile sullo stesso tema. non è la stessa cosa, il post non è bello come il mio, ma il ragazzo secondo me ha stoffa e magari un giorno si farà.

15/7/2005

sympathy for the matarrese. è meraviglioso: come il diavolo nella canzone dei rolling stones, ogni volta che a bari c’è qualche orrore ci si può scommettere: i matarrese sono in mezzo. sono tra quelli che hanno costruito punta perotti; sono quelli che hanno costruito il nuovo cpt di bari. non è stata quindi una particolare sorpresa scoprire, oggi che se a bari non esiste ancora un’ikea è per colpa di chi? indovinate? dei ricorsi presentati dall’impresa edile di matarrese.

e che chezzo! mi sono reso conto che portare una maglietta con l’effigie di oronzo canà stampata su ti attira molti, molti più commenti e sguardi adoranti che, chessò, portare al guinzaglio un cucciolo di husky.
(devo appurare se sia ancora più seducente che portarsi dietro un bimbetto in carrozzino).

13/7/2005

un impegno concreto. quando diventerò padrone del mondo dedicherò cinque minuti all’abolizione di ogni corso di laurea che preveda esami preparabili in meno di una settimana.

12/7/2005

a quando il blog degli umarells a nove colonne sul guardian. chi ha detto che la stampa mainstream italiana non riesce a dialogare coi blog? grazie a repubblica anche l’ultima innocua catenuccia va in prima pagina. mica pizza e fichi: è il blog dove compaiono capolavori come questo:

8/7/2005

lo so, fa molto cara ti amo.

7/7/2005

i cinque cent di momus sulla giornata di oggi. come al solito di una lucidità impressionante eppure lirica nel suo post di oggi. tra le altre cose:
london going to work is rational, but these attacks are rational too. the attacks are not “crazy” or “meaningless” or “deranged” or “the work of lunatics". one rationality is imposed on another. two incompatible rationalities in one place. a sign that different rationales exist. but a bad day for difference and for pluralism, when the idea of difference is tainted with the idea of murderousness. difference is not automatically murderous, just as unity is not automatically benign.
(grassetto mio)

i miei cinque centesimi sulla giornata. oggi pomeriggio ascoltavo la diretta di radiodue sul casino di londra. tra gli intervistati c’era un reporter in italia dell’associated press. intervistato non si sa bene a che titolo sull’accaduto (voglio dire, da roma che ne poteva sapere della situazione a londra?) questo tizio ha iniziato mostrandosi dispiaciuto per i morti (ovvio), ma ha continuato dicendo che però il colpo più grosso i terroristi l’hanno fatto bloccando per un giorno intero (!) la normale vita londinese, i broker che non hanno potuto fare le loro transazioni e tutti i pendolari che chissà come faranno a tornare a casa con la metro bloccata.
omm… omm… cerco di trattenermi, ma proprio non ce la faccio. so che il paragone è poco politically correct, ma chissenefrega: brutti idioti, ma vi rendete conto di cosa avete fatto, voi americani e voi inglesi (e noi italiani) della normale vita quotidiana di un qualsiasi abitante di baghdad (o - indirettamente - di jenin, o di belgrado, o…)? eh?!?
la mia amica amber, la stessa di cui nel post preceente, aggiungeva nella mail: “yeah, it has been pretty chaotic today. i am just about to negotiate my way home - will probably have to walk for several hours up the river” (e non se ne lamentava oltre). ora, leggetevi un qualsiasi blog iracheno (per esempio baghdad burning, brutti maiali, e ditemi se le uniche conseguenze del vostro intervento in iraq sulla popolazione civile di baghdad sono stati una manciata di chilometri da farsi a piedi una sera nella vita. cristo, abbiate un po’ di senso della misura!

(disclaimer: maledico incondizionatamente il terrorismo e i terroristi; aggiungo però che una volta che un intervento armato incide sulla vita dei civili (cioè sempre) uno stato si mette esattamente sullo stesso piano dei terroristi: voglio dire, è una guerra, e se voi attaccate le loro feste nuziali, non vedo perché loro dovrebbero risparmiarvi le metropolitane).

5/7/2005

slovenia slovenia slovenia / the country where i want to be. andare in slovenia fa un’impressione abbastanza deprimente, agli occhi di un italiano. e’ un paese, mediamente ricco, che sprizza iperattivita’ e crescita umana da ogni poro. nei paesini chiunque parla tedesco e italiano, il turista e’ accolto e rispettato ma senza ne’ fregarlo ne’ svenderglisi, un pranzo (rustico) per quindici costa cento euro. lubiana e’ una citta’ vivacissima (e non nel senso di napoli, ne’ nel senso delle citta’-bordello al confine tra repubblica ceca e baviera), piu’ piccola di bari ma troppo piena di festival ed esposizioni all’aria aperta per poter pensare di vedere tutto in due giorni, tutto e’ curato ma senza l’igiene paranoica del tirolo, tutti parlano inglese, due birre seduti nel caffe’ della piazza principale costano 3 euro e 50 (ma un mio collega sloveno guadagna esattamente come me). i miei due amici che si sono sposati possono pensare di costruirsi, coi loro stipendi universitari, una villetta in centro (e in effetti lo stanno facendo); eppure l’economia, pur con un governo di destra, e’ tutt’altro che neoliberista, molto e’ privatizzato ma le tasse sono alte e c’e’ un periodo di maternita’ di oltre un anno.
io credo di star prendendo altre strade, ma se la’ fuori c’e’ qualcuno interessato, la slovenia posso solo consigliarla.
detto in un altro modo: ehi, voi: scappate finche’ siete in tempo.

29/6/2005

buoni propositi per il futuro. non parlerò più di fatti di lavoro sul blog.
non parlerò più di fatti di lavoro sul blog.
non parlerò più di fatti di lavoro sul blog.
non parlerò più di fatti di lavoro sul blog.

25/6/2005

minimalismi. qualche giorno fa la segretaria del convegno di cortona mi si avvicina sventolando un libriccino nero con aria inquisitoria. ovviamente la mia prima reazione è stata “non ne so niente, non sono stato io, avevo un alibi, credetemi commissa’!". invece viene fuori che si tratta di una mia vecchia agendina (addirittura una smemoranda) persa anni prima. ora: la cosa mi affascina molto perché se l’ipotesi più plausibile è che l’abbia persa durante la scuola estiva frequentata lì nel luglio 2001, è anche vero che mi sembra di ricordare che l’agendina fosse scomparsa ancora prima; del resto, nessun numero di telefono sembrava essere stato aggiunto dopo il 1998. cosa è successo, allora? è arrivato casualmente al palazzone dopo aver vagato per il mondo come il soldatino di piombo di andersen? è stato anche nella pancia di un pesce?
fa lo stesso. quello che mi preme è che finalmente stringo di nuovo fra le mie mani quanto di più caro avevo in quell’agendina e credevo di aver perso per sempre: uno scintillante autografo di leone di lernia. [guarda il cielo] grazie, capo!

tu konette! tu konette! come fantozzi: era inevitabile. alla fine mi hanno beccato

22/6/2005

aspetta, non ricordo esattamente: perché l’alitalia era in crisi? ad ottobre dovrei partecipare ad un convegno a marsiglia. tutto contento perché il convegno sarà fichissimo vado a controllare sul sito dell’alitalia quanto verrebbe il volo. ecco, trovato: solo 804 euro.

21/6/2005

hanno la faccia come il culo. ecco, diciamo che io a guantanamo ci voglio andare davvero. cosa faccio, tanto per incominciare?

il post-doc va al congresso. mai avrei immaginato di suscitare tanto (bum!) interesse con le mie pallosità accademiche. allora, tanto vale andare avanti.
ieri è arrivata come un falco alle mie spalle la segretaria del palazzone e mi ha comunicato che - nuove regole 2005 - l’utilizzo di un computer privato per la connessione a internet prevede il pagamento di sei (!) euro al giorno. una follia, considerato che di giorno c’è comunque un’intera sala computer disponibile - neanche troppo sovraffollata. ovviamente ho lasciato perdere, tanto (trasgressivo e punk come sono) mi sarei comunque connesso di notte dalla mia stanza senza dirlo. furbo. in realtà mi sono accorto che di notte riescono con qualche barbatrucco a staccare le prese internet, disgraziati. si stanno avvicinando molto al sogno mauriziocostanziano di qualche anno fa ("per evitare la pedofilia, ministro, ma perché di notte non la chiudiamo questa internet?").
i prezzi di cortona sono sempre deliranti, ogni anno di più. il ristorante che faceva da tempo immemore il catering per il palazzone ha ormai raggiunto livelli impossibili per le esangui finanze della normale e dell’indam, che gestiscono il posto. insomma, invece che pranzare all’aperto nel chiostro medievale del palazzo abboffandosi di tre chili di panzanella all’aragosta e altrettanti di fagiano ripieno di tartufo al caviale come gli anni scorsi, quest’anno ci tocca ripiegare sul ristorante (meglio: refettorio) dell’albergo qui vicino, che ve lo raccomando: è un albergo gestito da preti, con busti di santi (ottocenteschi e del tutto sconosciuti, per altro) ad ogni angolo e terrificanti quadri seicenteschi (santa sigismonda martire, la madonna del propano appare a san eleuterio, natura morta con spine della corona di cristo e teschio usato come calice per raccogliere il sangue della passione) proprio sopra i tavoli del pranzo. terrificante. e non mi hanno neanche concesso una terza fettina di tagliata di manzo. boycott!
il convegno ha un titolo che è l’equivalente di “triangoli neri lucidi e quadrati rossi opachi". i triangolisti non capiscono solitamente niente delle conferenze di noi quadratisti, e viceversa; la diffidenza reciproca è tale che anche durante i pasti ci si siede a tavoli separati e si evita di incontrare lo sguardo. in questo momento dovrei essere ad una conferenza di un triangolista. ovviamente ho saltato. un po’ mi vergogno. quando ero giovane riuscivo a resistere tre, persino quattro giorni prima di saltare la prima conferenza; ora non resisto più che una giornata. quando smetterò persino di andare ai saluti all’inizio della prima giornata di lavori forse sarà il caso di smettere con la matematica.
un minuto fa è entrata nell’aula computer la segretaria; c’erano voci che suggerivano che persino connettersi col proprio computer all’interno degli spazi ufficiali comportasse l’esborso dei sei euro; per prudenza, con scatto felino ed agile mossa io ho subito staccato il cavo di rete dal laptop. ovviamente le voci erano vere ed il controllo c’è stato dopo pochi secondi. è finita che io ho mostrato trionfante il mio computer innocuamente privo di fili ("guardi, guardi! vede: c’è solo il cavo elettrico attaccato!") e, con la faccia di quando calvin fa il bravo bambino, ho avuto la faccia di culo di dire “non sembra, ma in fondo sono un bravo ragazzo". la tizia e la sua sgherra hanno mugugnato e hanno continuato il controllo in sidecar con il loro codazzo di cani lupo. mi sono sentito esattamente nella situazione in cui è fantozzi quando tenta di mangiare la patata di nascosto. così non può durare. viva la rivoluzione! viva internet per tutti!
ieri sera sono finito a cena con due giapponesi, uno dei quali parlava tedesco e inglese miracolosamente bene, ha imposto un aperitivo a base di una pseudo-paulaner, padroneggiava l’uso della forchetta ed è riuscito a fare un’intera cena (e quando dico intera dico intera: antipasto della casa, primo, secondo, contorno, parmigiano; una fogna, davvero) senza neanche un solo ruttino così tipico della sua lontana e affascinante cultura. per altro, questo tizio era un grosso e dopo il terzo bicchiere di morellino di scansano ha iniziato a distribuire inviti per post-doc a tokio a chiunque passasse di lì. siamo tornati a casa barcollando sotto l’immensa luna piena che di notte illumina la toscana meridionale.

18/6/2005

always look on the bright side of life. domani mattina parto per una settimana per andare ad un convegno non esattamente al centro dei miei interessi: e questo è male.
però il convegno di svolge nellamagnificacornicedi cortona, dove la toscana quasi si fa già umbria: e questo è bene.
però prima di partire devo ancora completare la mia prima presentazione in latex-beamer class, e non sono sicuro ne riuscirà fuori particolarmente fica: e questo è male.
però l’idea che fra una manciata di ore andrò a dormire lasciandomi alle spalle una serie di fatiche e tensioni degli ultimi giorni casalinghi è piacevole: e questo è bene.

insomma, la prossima settimana potrei scrivere ogni cinque minuti come potrei scomparire del tutto. non rimanete troppo in ambasce, eh!

altro che le invasioni barbariche. se non fosse quel mondo anemico, debole e vecchio che in effetti è, un giovine 26enne barese ieri non avrebbe trovato le immani (e in effetti insormontabili) difficoltà che invece ha trovato per formare un manipolo di sodali da condurre al concerto di iggy and the stooges vicino lecce (giusto due ore di macchina da qui). e invece nessuno, dico nessuno, si è detto interessato.

9/6/2005

celo, celo, manca. secondo me finisce che loro si prendono rutelli e lo scambiano con fini.

5/6/2005

dlin dlon. per tutta la prossima settimana sono vicino parma per un convegno, quindi con ogni probabilità ricomincerò a postare non prima lunedì 13; se non ancora dopo, visto che in quei giorni ci sono ospiti illustri da queste parti.

2/6/2005

forse è il caso di riprendere, dopo oltre un mese. riassunto della precedente puntata: un baldo giovane ritiene di aver trovato una tecnica per affrontare efficacemente e con poco sforzo problemi che vengono dai campi più disperati delle scienze fisiche, ingegneristiche e sociali, e decide di lavorarci su - disperandosi perché è così difficile comunicare con gli scienziati applicati. fine del riassunto.
una delle circostanze più affascinanti della fisica matematica (cioè la disciplina matematica che si occupa di compiere il primo sforzo di “tradurre” le osservazioni sperimentali in equazioni trattabili con metodi analitici), a mio modo di vedere, è il comparire ricorrente degli stessi principi, sotto forma di condizioni e ansatz, che di volta in volta vedono formulate le stesse leggi in contesti del tutto diversi e con incognite che rappresentano grandezze diverse: ma sempre delle stesse equazioni si tratta, appunto.
prendiamo il caso delle equazioni di diffusione su reti (che, lo ricordo, descrivono ad esempio come si diffonda del calore in una moltitudine di sbarrette di metallo disposte in maniera tale che ognuna ne tocchi altre): è abbastanza intuitivo che, anche a sapere cosa succede all’interno di una sbarretta, bisogna poi anche capire cosa fa il calore nei punti (i nodi della rete) in cui da una sbarretta se ne diramano, diciamo, altre due. il senso comune direbbe che “nulla si crea e nulla si distrugge", quindi neanche il calore. messa in linguaggio matematico, questa tesi intuitiva prende il nome di “legge di kirchhoff” e prescrive che la somma algebrica dei flussi di calore entranti ed uscenti da un nodo sia pari a zero*. lo stesso vale per altri tipi di diffusione**. la cosa affascinante è che lo stesso principio si ritrova in contesti fisici del tutto diversi: se per esempio consideriamo un sistema meccanico, ad esempio un sistema snodabile di bracci meccanici (descritto da un sistema di equazioni delle onde), è importante studiare come in questo sistema si trasmettano le vibrazioni. beh, questo è forse un concetto più tecnico di quello del flusso di calore, ma di certo gli scienziati presenti non si stupiranno del fatto che, nei nodi del sistema, la somma algebrica degli impulsi è nulla*. non la faccio lunga, ma anche in un terzo tipo di sistemi, che modellizza ad esempio le reti elettriche, e in un quarto, che è alla base della teoria matematica del traffico, esistono opportune “leggi di kirchhoff” che, formulate analiticamente, risultano identiche alle leggi esposte qualche rigo fa - questo per quanto mi riguarda è quanto di più bello la matematica possa offrire all’uomo: la continua sorpresa del ritrovare strutture universali in contesti diversi.
perché è importante sapere che vale la legge di kirchhoff? qui il fossato tra un matematico e un ingegnere si allargherà irrimediabilmente: un ingegnere dirà che una buona appossimazione della realtà fisica implica la formulazione della legge di kirchhoff, mentre un (certo tipo di) matematico dirà (attenti, perché a molti di voi sembrerà del tutto assurdo) che vale la pena di introdurre la legge di kirchhoff perché così il sistema godrà di un sacco di buone proprietà (per esempio, nel caso delle equazioni di diffusione, siamo così in grado di prevedere che al passare del tempo il calore tenda a fare quello che ci si aspetta da lui, cioè distribuirsi uniformemente nella rete di sbarrette) - detto in altri termini, la legge di kirchhoff permette di fare una serie di conti che invece altrimenti non funzionerebbero.
in realtà, prima ancora che a studiare le buone proprietà del sistema, queste condizioni imposte più o meno artificialmente servono a permettere di dimostrare qualcosa che per la massa (e per gli analisti lineari) sembra sempre ovvio: che ogni problema fisico ammetta una ed una sola soluzione - detto in altre parole: che la natura non impazzisce, e che se un sistema sta evolvendo in un certo modo oggi, evolverà nello stesso modo in un’altra parte dell’universo fra mille anni (questa ovvietà, ancorché intuitiva, non è sempre vera - e il fatto che non sia sempre vera costituisce una delle grandi conquiste concettuali dell’analisi non lineare applicata alla teoria del caos)***. sintetizzando, quello che gli analisti lineari (e, per esempio, gli ingegneri che si occupano di calcolo numerico) credono è che ogni approssimazione matematica ragionevole di un sistema fisico ammetta una ed una sola soluzione. si tratta di una visione neopositivista a mio avviso molto condivisibile, e peccato che non sia sempre vera****. il problema è che una tentazione frequente dei matematici astratti è di fare un passo oltre: se imponendo certe condizioni alcuni conti funzionano e si possono dire cose interessanti (esistenza e unicità della soluzione, per esempio) su un sistema costruito assolutamente a tavolino, allora quel sistema vale la pena di essere studiato, a prescindere dalle concrete applicazioni: prima o poi verrà fuori a qualche fisico o ingegnere a tirarlo fuori, e tanto di guadagnato se c’è una teoria già pronta.
se accettate questo punto di vista ("tutto quello che può effettivamente essere risolto con metodi di matematica astratta potrebbe/dovrebbe essere la modellizzazione di problemi fisici concreti"), ecco a voi il compitino che vi assegno fino alla prossima (?) puntata: trovare problemi fisici in cui la legge di kirchhoff non valga ma sia invece rimpiazzata da altre condizioni: in particolare, che nei nodi di una rete i flussi (o gli impulsi) non abbiano somma algebrica nulla, ma piuttosto che siano uguali alla fine di ogni lato (sbarretta). se siete arrivati fin qui senza perdervi, capirete come il sistema descritto abbia una struttura fisica del tutto diversa. la questione è: questa struttura fisica ha una qualche base reale o è solo un giochino matematico interessante? (non che io mi faccia problemi se la risposta è la seconda).
(continua?)

* tutto questo in un mondo ideale, in cui il calore non si dissipa, l’impulso si conserva e tutto si trasmette senza perdite; per fortuna, di tutte le approssimazioni semplicistiche della matematica, questa è una di quelle meno dolorose da accantonare, in un secondo momento, per migliorare il modello.
** tra l’entusiasmo dei lettori la scorsa volta avevo accennato anche al fatto che la stessa equazione descrivesse, almeno per grossi numeri, la diffusione di popolazioni in un certo territorio, ad esempio quella delle anguille nel delta del po: anche in questo caso la legge di kirchhoff ha un ovvio significato: se da un canale se ne diramano altri due, il flusso (velocità x sezione del canale) di anguille in uscita dal primo canale è pari alla somma dei flussi delle anguille entranti nei due nuovi canali.
*** di biforcazioni per sistemi non lineari so quello che ho studiato in un corso al quarto anno di università, quindi non tantissimo: se sbaglio mi corigirete.
**** ma credetemi, quando diventerò capo dell’universo mi darò da fare perché lo diventi, con le buone o le cattive.

29/5/2005

what goes around comes around. l’agfa ha chiuso (ok, solo la sua divisione fotografica). io ballo sulla loro tomba.

26/5/2005

bruciare repubblica sulla notizia. (una co-produzione fio e pubblicodimerda)
seoul, 13:42
corea del sud, vincitrice greca eurofestival al terzo posto classifica
la cantante greca elena paparizou, vincitrice dell’ultima edizione dell’eurofestival, debutta al terzo posto nella […]

20/5/2005

solo un triplo salto mortale? in effetti, ora è finalmente anche carpiato. un paio di mesi fa pfaall aveva sbertucciato camillo che aveva prima (2.10.2003) definito come “neocon” john bolton (l’aspirante ambasciatore degli usa all’onu), per poi (8.3.2005) irridere ennio caretto del corsera che gli attribuiva la stessa tendenza politica. grasse risate, e nei commenti a pfaall camillo aveva cercato di tirarsene fuori arzigogolando che “bolton non è un “neocon” di formazione. ma in questo momento fa la politica elaborata dai neocon“. sic.
ieri, indignandosi per un’intervista di colombo a schlesinger jr. in cui quest’ultimo afferma che “i neocon gli [a bush, cioè] hanno imposto di nominare ambasciatore all’onu john bolton", camillo chiosa che bolton, sempre lui, “non è neocon, ma né colombo né schlesinger lo sanno".
ora, visto che nella frase citata non sta scritto da nessuna parte che bolton sia neocon, ma solo che i neocon fanno lobbying per lui (tesi perfettamente compatibile con la glossa autoesegetica camillesca di due mesi fa), due sono le possibilità:
- né colombo, né schlesinger, né alcun altro essere umano al mondo (esclusi i giornalisti del foglio, del washington post ed andrew sullivan) hanno alcun diritto di inserire in un discorso la parola “neocon", in alcun contesto;
- o camillo ha detto un’altra, ennesima vaccata senza consultare il se stesso che ha scritto il commento su pfaall.

(io sinceramente propenderei per la seconda ipotesi).

senza offesa, eh. scusate, ma ho sempre detestato le catene di s. antonio. niente contro chi le inizia e niente contro chi le continua, ma dai tempi delle prime catene via mail di una decina di anni fa me ne sono sempre tenuto alla larga. senza offesa, cari broken_bridge e mucho maas (e poi, il mio computer è rotto e cosa ascolto si sa già).

18/5/2005

come jeff buckley! un paio di settimane fa nei commenti ad un post di fdl iniziava un rutilante festival di calembour basati sul mash-up tra nomi di gruppi (la cosa e’ poi andata avanti anche con un post di mammara e nei suoi commenti). ricordando quei giorni gioiosi ed entusiasmanti aggiungo un po’ di inediti e outtake, raschiando il fondo del barile come neanche per i concerti di jeff buckley:
- mercury ravi shankar
- dog eat dodgy
- miranda sex pistols
- meanwhile back in futurist russia
- elliott smith & mighty mighty bosstones
gia’ che ci sono, mi viene un’idea. abbiamo fatto i calembour coi nomi dei gruppi. abbiamo fatto i calembour coi nomi delle canzoni - basti pensare alle migliaia di titoli tirati fuori ai tempi dell’epoca del bastard pop (ma la migliore rimane fold your hands child, you walk like an egyptian di solex). cosa rimane? chiaro, il mash-up tra titoli e nomi di gruppi. comincio io:
- that joke isn’t killing any more
- 911 is a killing joke
- howlin’ like the wolf
- hungry like patrick wolf
- red house? paint it black!
via!

la pena di morte, se c’era, da darla a… stamattina bari è stata attraversata dal gumball. me ne sono accorto perché sotto casa mia è passato con discrezione un elegante hummer carrozzato in versione limousine, per una lunghezza di una dozzina di metri (sul serio). spero con tutto il cuore si siano incastrati in una curva troppo stretta di una stradina del centro.

10/5/2005

repubblica sempre sulla notizia. kenya: cagna che ha appena partorito salva neonata abbandonata

27/4/2005

un pippone matematico? no, una semplice pippetta. (post ispirato dalle spiegazioni che marco fa del suo lavoro).
come molti di voi sanno, sono un matematico. da ormai un anno mi occupo prevalentemente di reti (nel senso di network). piú precisamente, considero equazioni che modellizzano fenomeni fisici (essenzialmente diffusioni termiche o elettriche, onde, onde smorzate) che avvengono su reti. per quanto mi riguarda, è un punto d’incontro molto interessante tra la disciplina in cui mi sono addottorato (la teoria dei semigruppi di operatori), altre branche matematiche piú (equazioni alle derivate parziali) o meno (teoria dei grafi) vicine ai miei interessi, e la matematica applicata. applicata a che? a scienze sociali, ad economia, a medicina.
seguitemi: se non siete scienziati vi sarà difficile crederlo, ma - anche se apparentemente molto diversi - molti fenomeni si comportano seguendo le stesse leggi matematiche: per esempio, e con opportune semplificazioni, la diffusione (nel tempo) del calore in un disco metallico, la diffusione (nel tempo) di una popolazione animale in un territorio o la diffusione (nel tempo) di tensione elettrica in una palla di ferro sono governati dalla stessa equazione (non per niente detta “equazione di diffusione"). queste equazioni sono ampiamente studiate in matematica e, anche se non sempre è possibile risolverle esplicitamente, un grande argomento dell’ analisi è la ricerca di proprietà generali di queste soluzioni; non vi tedio coi dettagli, ma immaginate che - non potendo conoscere con esattezza che temperatura avrà un certo punto del disco ad un certo istante - si cerca di capire almeno l’evoluzione di questa temperatura nel tempo, con la precisione migliore possibile.
(se invece di un disco, di un territorio o di una palla di ferro si considera, rispettivamente, un’insieme di sbarrette metalliche, un insieme di flussi d’acqua - per esempio il delta di un fiume - o una rete neuronale, rispettivamente, eccoci arrivati a studiare equazioni di diffusione su reti - in inglese: diffusion equations on networks).
ora, uno dei grandi problemi di un matematico (o almeno di un matematico convinto di aver trovato una buona teoria :) è di cercare applicazioni adeguate alla teoria stessa. e qui basta andare su google scholar e procedere per mero name-dropping (per esempio cercando, appunto, “diffusion equations on networks"); non si otterranno risultati precisissimi, ma almeno si intuirà in che ambiti della ricerca scientifica un certo tema è stato ragionevolmente studiato in passato. per esempio, cercando libri che si sono occupati dei problemi di cui sopra ho trovato con una certa facilità questi due:
- d.j. bartholomew, stochastic models for social processes, wiley, new york, 1982
- t.w. valente,network models of the diffusion of innovations, hampton press, creskill, 1995
(piú una serie infinita di articoli, la gran parte dei quali del resto neanche disponibile in alcuna biblioteca della mia università). il problema è che, notoriamente, gli scienziati non parlano tutti la stessa lingua; perché un matematico capisca un fisico, un ingegnere o uno scienziato dell’informazione occorre impegno (a seconda dei casi piú o meno consistente), la comunicazione con un neurobiologo o un economista teorico è già assai ardua, ma non c’è quasi speranza di intendersi con uno scienziato sociale, per dire. uno dei motivi è che, per esempio, un matematico (per meglio dire: un analista) è ben a suo agio con dei tipi particolari di equazioni, quelle alle derivate parziali, che per uno scienziato sociale sono fantascienza pura (e per questo motivo gli scienziati sociali utilizzano molto, troppo spesso modelli statistici e/o discreti, ossia equazioni alle differenze finite invece che equazioni differenziali): di modo che un matematico non riesce a studiare un modello sociale non già perché è troppo complicato per le sue tecniche, quanto piuttosto (paradosso!) perché è troppo semplice.
prendete questo studio di una ricercatrice dell’mit di boston che in qualche modo studia la diffusione di informazione in un tipico modello di rete come quello dei blog (americani, in quel caso). ecco, a me piacerebbe tantissimo poter applicare le mie tecniche teoriche allo scenario concreto delineato in quello studio; ma chi traduce le nostre rispettive lingue scientifiche per renderci comunicanti?

(continua?)

24/4/2005

minimalismi. vi ricordate la querelle sulla semiotica della tecnologia moderna? sulla necessita` o meno di conoscere tecnica, fisica e matematica per un (aspirante) epistemologo? evidentemente ispirato dal dibattito in corso su questo blog qualche settimana fa, piergiorgio odifreddi su repubblica (non online) di ieri prende il toro per le corna e spiega (o tenta di spiegare) a emanuele severino come la filosofia della scienza (della fisica, o della logica, o della matematica) senza conoscenza della scienza (della fisica, o della logica, o della matematica) sia sterile chiacchiericcio.
[…] una filosofia che pretenda di “chiarire il senso” di cose dette in una lingua che neppure capisce, rischia di cessare di essere un “amore per il sapere” per diventare invece un sapere “amatoriale". non era cosi`, naturalmente, per i filosofi del passato che incautamente severino cerca di tirare dalla sua parte: cartesio era un fior di matematico, kant ha tratto le sue categorie dalla meccanica newtoniana, e persino nietzsche ha studiato la teoria ergodica per diversi anni, per poter elaborare una dimostrazione fisico-matematica (perfettamente corretta, sotto le sue ipotesi) della teoria dell’eterno ritorno. […] e` invece cosi` non soltanto per severino ma per tutti coloro che parlano continuamente di “tecnica” confondendo tra loro, a seconda dei casi, cose diversissime quali la matematica, le scienze e la tecnologia, ma anche per una vasta schiera di filosofi nostrani, da massimo cacciari a giovanni reale, ai quali si addice perfettamente il giudizio di max born, premio nobel per la fisica nel 1954, riportato da bellone nel suo libro: “i filosofi, muovendosi in mezzo al concetto di infinito senza l’esperienza e la precauzione dei matematici, sono come navi immerse nella nebbia in un mare pieno di scogli pericolosi, e ciononostante felicemente ignari del pericolo".

il maccartismo del xxi secolo. a bari non si sono tenute mostre importanti di arte contemporanea per decenni.
in questi giorni si e` aperta crysalis - teoria dell’evoluzione, una rassegna di arte visiva (pittura, installazioni, computer art) a cavallo tra puglia e olanda, in mostra ai castelli svevi di bari e trani. niente per cui strapparsi la testa probabilmente, ma comunque un’iniziativa estremamente interessante per i soporiferi standard baresi. qui accanto la locandina.
pardon: quella qui accanto era la locandina; che´ qualche zelante cittadino, preoccupato del comune senso del pudore ne e` rimasto talmente turbato da richiede - e ottenere - il sequestro: decine di vigili sono andati ieri in giro per bari a presiedere al pecettamento di centinaia di manifesti e cartelloni sparsi per la citta` - al pecettamento di quella che e`, a tutti gli effetti, l’immagine di una bimba ritratta come potrebbe essere vista su ogni spiaggia italiana, d’estate.
io mi chiedo quando finira` questa pazzia; quando tornera` chiaro a tutti il confine tra legittima lotta alla pedofilia e maude-flanderismo d’accatto.

20/4/2005

non so piu´ dove son, cosa faccio. trovo divertentissimo osservare i giornalisti dell’unita` che cercano disperatamente di non tifare apertamente an, visto che in homepage pochi centimetri sotto stanno giusto dando dei porci fascisti agli stessi an-ini. lo trovo divertentissimo perche´ invece io, che non sono un giornalista, so che potrei abbandonarmi tranquillamente e lontano da occhi indiscreti ai trenini (a-e-i-o-u-ipsilon) quando giovedi` dovesse cadere il governo.

19/4/2005

meno di un’olimpiade?!? lo dico? lo dico. la chiesa non ha il minimo senso mediatico. tutto il mondo li sta guardando, e loro si danno fretta, risolvono tutto in due giorni, fanno crescere la suspence peggio che in un film di neri parenti? possibile che un conclave duri meno di un mondiale di calcio? io al loro posto c’avrei messo due settimane, va là - e sai che pubblicità!
(intanto il campanaro pazzo della chiesa qui vicino sta suonando le campane ininterrottamente da quindici minuti. quando esco gli taglio le gomme).

17/4/2005

qui lo dico. posto che non sono mai stato un immenso estimatore dei white stripes (del resto, tra beatles e rolling stones ho sempre preferito i beatles), ma il loro nuovo singolo (che prelude all’uscita di un disco, ad occhio e croce) nei primi 30 secondi mi ricorda terribilmente un qualche pezzo poco riuscito dell’ultimo disco dei daft punk.

15/4/2005

signora mia. da un articolo di repubblica.it: si e’ conclusa nella notte l’illegale attivita’ telematica di un giovane trentenne del viterbese […]. “giovane trentenne". ne deduco che esistono i vecchi trentenni? non ci sono piu´ i trentenni di una volta?

13/4/2005

this is a call. quando il numero dei commenti di spam nell’arco delle 24 ore raggiunge per la prima volta quota 1000, urge un intervento: per esempio l’installazione di spam karma. solo che non lo posso fare io.
marco, ti imploro: aiutami o mi tocca passare ad haloscan.

6/4/2005

niente rimarrà impunito. peggio della canzone di nino manfredi per il psdi, peggio della canzone dei drops per vito leccese: la canzone del riformista (attenzione alla possibilità di scaricarla e di otterne una versione per la suoneria del cellulare).
(poi personalmente trovo il tutto ancora piú penoso perché mi sembra voglia essere autoironica e con tutta evidenza non ci riesce).

might be the closest i’ve come, personally, to having a pope. ieri è morto saul bellow, a 90 anni. come era prevedibile la notizia non si è guadagnata piú di un trafiletto in questi giorni di papismo monomaniacale. non starò a parlare della grandezza assoluta di saul bellow come scrittore; potrei linkare ad un’anodina voce della wikipedia, ma preferisco segnalare questa commemorazione di momus; per inciso, quello di momus è il blog piú interessante in assoluto che io abbia scoperto nell’ultimo anno (e lode sempiterna va a fdl, che esattamente dieci anni fa mi indusse a comprare voyager e in questo modo mi fece conoscere momus).
saul bellow, who died yesterday sharp as a pin and perhaps “serene", might be the closest i’ve come, personally, to having a pope. a humanist pope, a pope whose church is life itself, and people, and the world. like popes, great novelists never really die. they just enter the canon.
il post si conclude con queste parole; dubito che si possa parlare di bellow in maniera piú pregnante.

5/4/2005

breaking news. stasera festa post-elettorale alla taverna del maltese di via nicolai. personalmente cercherò di non raggiungere i livelli alcolici di ieri sera, ma insomma mi darò lo stesso da fare. blogger e non del circondario sono caldamente invitati.
chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.

1/4/2005

could be a cha-cha, could be a go-go. domani sera a bari, allo zenzero, dj set di marc almond. tralasciando il prezzo piú adeguato ad un concerto (19€ - tze tze) non ci si può astenere. a questo punto c’è solo da decidere quale vinile portarsi dietro per l’irrinunciabile autografo: il campissimo enchanted o stories of johnny, che è con ogni probabilità la copertina piú brutta che marc almond abbia mai ricevuto in sorte. consigli?
(domani alle 11 allo zenzero! chi non viene è un retrosexual.)

30/3/2005

parliamone. la mente umana ha mai concepito qualcosa di piú brutto delle uniformi femminili della ryanair?

21/3/2005

contro il martellìo della vita moderna. ciao a tutti. parto per una settimana. ci si risente a fine mese.

teaching the indie babies to dress - again? introducing la prima t-shirt per bimbi dei belle & sebastian.

19/3/2005

uomo morde cane. da repubblica.it: rugby, sei nazioni: italia-francia 56-13 - la nazionale italiana è stata sconfitta dalla francia 56-13 nell’ultima giornata del torneo delle sei nazioni di rugby. agli azzurri, con cinque sconfitte, il beffardo trofeo del ‘cucchiaio di legno’.
(ah, il corsivo era mio, se non si fosse capito).

18/3/2005

eravamo in pochi ad adorare i raveonettes. ora siamo la maggioranza.

16/3/2005

la teoria del frigo vuoto. ecco il mio contributo al prestigioso frigidaire contest.
update:

(per i posteri: cascade e` un rompipalle e si presenta anche alle cene a mani vuote).

ne rimarrà solo uno. emmebi segnala una specie di concorso dell’ikea di milano alcuni concorrenti che passano tutta la giornata a letto sotto gli occhi dei clienti vincono un letto – in effetti è un’iniziativa di tutti gli (le?) ikea d’italia. a me sembra ancora relativamente meno brutale di quello che sta succedendo in germania, dove si è appena conclusa un’edizione del grande fratello durata un anno (365 giorni di reclusione in una casa, intendo), e ci si avvia ad una nuova edizione che, pare, sarà eterna: cioè, finirà solo quando il penultimo concorrente si ritirerà. lo ripeto, nel caso non fosse chiaro: in germania nella prossima edizione del grande fratello i concorrenti sanno quando entrano ma non sanno quando escono, teoricamente potrebbero rimanere lì fino alla morte. il montepremi è corrispondentemente elevato. il pubblico gioisce.
di queste cose si parla in termini solitamente in termini divertiti. a me fa una paura folle, e non credo che la chiave interpretativa sia quella, usuale, del “cosa non si farebbe per la popolarità". per una volta, perché non ribaltare la prospettiva? io la butto lì: a me pare che lo scenario sia lo stesso di non si uccidono così anche i cavalli di sidney pollack.

13/3/2005

forse mi sono distratto. ma tutti quelli che quest’anno spalano merda su connor oberst perché è uno che si spara le pose sono gli stessi che l’anno scorso non potevano vivere senza damien rice?
così, giusto per capire.

11/3/2005

hanno la faccia come il culo. in questi giorni sto spedendo un articolo ad una rivista di uno dei piu´ importanti editori scientifici al mondo. girando sul loro sito mi sono accorto che adesso viene offerta un’opzione agli autori: la cosiddetta open choice. cioe`, se l’autore contribuisce parzialmente con un “basic fee” alle spese della rivista, l’articolo sara` poi reso disponibile liberamente al pubblico, invece che solo attraverso costosi abbonamenti. tutto bene, mi dico; anzi, penso quasi sia una rivoluzione.
poi mi accorgo che il basic fee ammonta a $3000 (ripeto: per articolo, e almeno in matematica gli articoli sono assai spesso firmati da un solo autore) e che l’open choice non comporta in alcun modo una cessione del copyright all’autore da parte dell’editore; di piu´, rimangono in vigore tutte le limitazioni alla copia e alla diffusione dell’articolo. tremila dollari, occorre forse sottolinearlo, per un processo di pubblicazione dell’articolo in cui chi fa il lavoro vero, cioe` gli editor e i referee del giornale, non vedono comunque neanche un centesimo.

e lo sputtanamento - che cos’e`? e` quello senza bisogno di parole, quello in cui lo sputtanando ti ha gia` alzato la palla lui stesso.

22/2/2005

una battaglia di civilta`. altro che la fecondazione assistita: dall’8 febbraio tutti i blog di splinder hanno i feed rss. possono avere i feed rss. qui i dettagli.
lottiamo per un mondo migliore: piu´ feed rss per tutti. meglio ancora se sono atom.

18/2/2005

la domanda del giorno. perche´ in italia chiunque sia stato presidente di qualcosa, sia pure vent’anni prima, viene chiamato “presidente” nelle interviste? voglio dire: la laurea o il dottorato sono cose che uno detiene per sempre (e io modestamente le detenni); ma uno non rimane presidente dopo aver perso la presidenza, no? perche´ il blog di prodi si chiama blog del presidente (con la b e la p maiuscola, per inciso)? perche´ berlusconi a porta a porta lo chiamavano “presidente berlusconi” anche nel 1999, quando al massimo era presidente del milan?

10/2/2005

meglio i gamberetti, a questo punto. da un articolo su repubblica.it:
“e` da ieri che busso a quella porta - ha detto il piccolo malato al segretario del papa, mons. stanislao dziwisz indicando l’accesso dell’appartamento del santo padre che confina con il reparto di oncologia - , ma non mi risponde nessuno". il segretario di giovanni paolo ii ha prontamente replicato divertito: “vorresti forse salutare il papa?". un rapido cenno di assenso da parte del bambino e monsignor dziwisz lo ha portato con se´ dal papa per questa straordinaria visita. forte la sorpresa del papa alla vista di questo inatteso ospite. il bambino ha esclamato senza esitazione: “papa fammi guarire!". subito il santo padre lo ha avvicinato a se´ e gli ha sorriso, impartendogli una speciale benedizione e affidandogli il compito di condividerla con tutti gli altri bambini ricoverati".

9/2/2005

che principio e ispirazione/ trae dall’uomo del giappone. la ragazza da cui ho subaffittato la stanza in cui vivo a tübingen per i prossimi 10 giorni è partita lasciandomi in stanza alcuni generi di conforto: uno stereo che non legge cd masterizzati, alcune lampade, lenzuola, una matita - e due portacd pieni, di quelli neri a forma di libro, con due cd in ogni pagina.
questa ragazza sta con un giapponese e/o studia lingua giapponese, non ho ben capito; fatto sta che uno dei due portacd è pieno quasi per intero di cd giapponesi. sono una marea, non ho né il tempo di ascoltarli tutti né lo spazio sull’hd per ripparli tutti. ad un ascolto molto veloce e diagonale ho trovato in eguale misura (anche all’interno dello stesso cd, purtroppo) perle assolute, canzoncine interessanti per il mio gusto massimalista dell’esotico, porcate indicibili. c’è di tutto, da superaidoru ai pizzicato five. in questi momento so che il blog può e deve venirmi in aiuto: ecco a voi la lista dei gruppi che ho trovato.
chara, izumi, miki imai, spiral life, the cdors, tsuyoshi nogabuchi, eastern youth, the blue hearts, kuchen baum, the high-lows, judy and mary, the collectors, lost age, bump of chicken, love psychedelic orchestra, night-food.
ditemi voi.

i geni ci sono anche in america. per esempio nella redazione di the onion.
latest bin laden videotape wishes america ‘a crappy valentine’s day’

3/2/2005

eeeh?!? vorrei commentare in qualche modo questo articolo di repubblica sulla decisione della regione toscana di stanziare 600.000€ per il sostegno ad agopuntura, fitoterapia ed omeopatia. vorrei commentare, ma non ho voglia di rovinarmi il fegato, e quello che penso l’ho già scritto altrove. mi preme solo prendere in considerazione l’ultimo capoverso:
e mentre in Italia - dove 5 milioni di persone utilizzano l’omeopatia, 21,5 l’agopuntura e altrettanti la fitoterapia - si discute e polemizza, in altri paesi, come in francia e germania, le terapie non convenzionali sono state messe sullo stesso piano di quelle “ufficiali".
primo: è una balla. in francia si sta discutendo della possibilità di escludere i farmaci omeopatici da quelli coperti dall’ssn; in germania non c’è un ssn, ci sono diverse assicurazioni private in concorrenza fra loro alcune delle quali rimborsano le spese di agopuntura, chiropatia e altre pratiche (stranamente anche lo yoga, che alla fine della fiera è una forma di ginnastica come un’altra, viene considerato “medicina alternativa"). non tutte le assicurazioni, e comunque non i farmaci.
secondo: non so a voi, ma a me il numero di 21.500.000 (ventuno milioni e mezzo) di italiani che si curerebbero con l’agopuntura mi sembra pazzescamente, spropositatamente, strabiliantemente alto. per dire, io non ne conosco neanche un*.

2/2/2005

salve, sono pubblicodimerda, forse vi ricorderete di me per iniziative come la sceneggiatura collettiva per un film del nuovocinemaitaliano o i prestigiosi premi. (introducing: l’arte del Gnastrone)
mettiamola così: i nastroni sono sempre esistiti, sin da quando dio ha creato il registratore philips portatile. eppure un giorno arriva nick hornby, scrive un paio di cazzate (nick, si scherzava: cos’è quella faccia?) e tutto il mondo si ricorda di lui e delle sue regole per la compilazione di una cassettina perfetta.
ed io chi sono, il figlio della serva? allora provo anch’io a imprimere il mio sigillo su qualcosa che aleggia nell’aria da un po’ di tempo (almeno da quando esiste gmail, direi) e vediamo se questo blog riuscirà a entrare nei libri di storia per questo motivo. beh, ovvio: anche per questo motivo.
allora, vediamo: nell’ultimo anno le grandi innovazioni tecnologiche sono state fastweb ("ma veramente…” “shhh, bifolco") e la gmail. ora, in un epoca di cross-over e mash-up, cosa ci si può fare con fastweb e gmail insieme? dico, se uno vuole anche fare qualcosa di musicale?
appunto, un Gnastrone. la prima, concreta possibilità di mandarsi nastroni senza doversi muovere da casa, fosse pure per andare in posta a spedire un pacchettino; tutto questo perché fastweb permette, anche quando non disponendo di una flat la tariffazione è bloccata e si è ufficialmente offline, di uploadare (per l’autore del Gnastrone: d’ora in poi, “Gnastronante") e di downloadare (per il destinatario dello stesso; d’ora in poi, “Gnastronato") file ad una velocità dignitosa; e perché il giga di spazio disponibile per l’account allontana il rischio che una casella si intasi completamente.
regole per un Gnastrone:
- per la prima volta una cassettina è totalmente slegata da un supporto fisico. la durata è ad assoluta discrezione del Gnastronante, quindi; niente piú lati da riempire fino all’ultimo centimentro di nastro magnetico, niente piú overburn da attivare sul masterizzatore. un Gnastrone dovrà quindi durare il giusto: abbastanza lungo da sviluppare una propria decisa personalità, abbastanza corto da non spaccare i maroni, da non intasare la casella, da far sì che ogni pezzo rimanga memorizzabile autonomamente dal Gnastronato. dunque, procedo a fissare canonicamente: i pezzi inclusi in un Gnastrone standard saranno venti.
- se non mi sbaglio, sia gmail sia fastweb hanno un limite di 8 mega per ogni singola mail inviata o ricevuta. ne consegue che i pezzi dovranno essere rippati e compressi in mp3 al massimo bitrate possibile per rientrare in quegli 8 mega.
- anche se la tentazione è tanta, bisognerebbe evitare di riempire il Gnastrone con tutta quelle cianfrusaglie che tanto abbondano, ancora e purtroppo, sui p2p: un Gnastrone non conterrà troppe cover estemporanee e sostanzialmente autoreferenziali (boys don’t cry rifatta dai kings of convenience live), né tantomeno remix o mash-up chiaramente prodotti da qualche adolescente brufoloso, ma con nomi altisonanti (frozen remixed by blur) falsi come una banconota da 28€ a cui neanche i primi utenti di napster avrebbero creduto.
- in compenso, è assai consigliato inserire nel Gnastrone un tocco di classe virtuosistico, come magari iniziare e finirlo con lo stesso pezzo in due versioni diverse.
- infine - occorre precisarlo? - come ogni altra cassettina prodotta nel corso degli ultimi 35 anni, i Gnastroni hanno come fine precipuo ed ultimo la procreazione.
divertitevi, e ricordate di mandarmi i diritti quando sarete assunti da google e deciderete di brevettare il Gmixtape®.

1/2/2005

ho visto ed ho pensato/ “tutto molto bello/ ma niente che abbia senso se non colleghi il cervello". allora, cosa aggiungere alla puntuale critica stilata dal blogbrother rispetto all’esibizione (concertino? lettura? chiacchierata?) di lello voce, venerdì scorso alla feltrinelli di bari?
iniziamo col dire che voce assomiglia ad un morphing malriuscito tra marquant e marrabbio di kiss me licia.
del lavoro di lello voce è difficile parlare, perché molti piani si sovrappongono ed è difficile scegliere sotto quale muovergli le meritate critiche. forse la questione è chiarita nel modo migliore da lui stesso, quando dopo pochi minuti di intervista alla domanda di enzo mansueto sull’attualità dell’impegno in letteratura risponde piú o meno: l’agire politico è importante, ma alla fine conta come si agisce, se retoricamente, onestamente, liricamente.
ecco, tutto quanto lello voce fa di politico è ammirabile ed astrattamente condivisibile: pubblica il suo disco di poesie sotto licenza creative commons, si dice disponibile a mandare il suo disco ad ogni giornalista e ad ogni blogger lo voglia recensire, cerca un approccio nuovo alla forma espressiva poetica, tenta di costruire un ponte tra letteratura e musica e aspirazioni nogglobbal.
solo che fa male ognuna di queste cose. quando spiega la scelta della licenza d’uso, ne minimizza la portata sintetizzando che la creative commons permette di copiare il cd senza commettere reato; confonde date e successioni di eventi nel ripercorrere il percorso creativo che ha portato al disco; scioglie l’acronimo p.i.l. come “prodotto industriale lordo"; tenta un poetare sincopato che può avere un senso per un rapper astratto, ma che non può non ricordare il jovanotti apocrifo di elio quando produce versi come “scheggia di diamante/ che ti fora le pupille o desiderio/ di luce che sfarfalla all’orizzonte/ dell’ultimo oltremondo viaggio/ condanna/ che ci danna/ panna acida che ingozza la parola/ che ora già ci strozza perché così non va, non va, non va“; e la musica, poi. immaginatevi un accozzaglia breakbeat che già sarebbe sembrata derivativa nel 1997, con in piú (il tocco di genio!) la tromba di fresu in loop. (il fatto è che probabilmente un ipotetico punto di incontro fra poesia e musica non si otterrà semplicemente sovrapponendo musiche mediocri e versi scialbi, ma ragionando e spremendosi fuori dal cervello, se proprio si vuole farlo, una forma espressiva sinceramente nuova).
e infine, basta: basta con le poesie sul g8 a genova, basta con la poesia nogglobbal che non aggiunge niente ai libri di teoria politica della globalizzazione, basta col togliere il cognome a carlo giuliani, chiamandolo come se fosse tuo cugino. cazzo, se no benni avrebbe già preso il nobel.

27/1/2005

pssst. ah, a me queste cose non interessano troppo, ma so che la` fuori c’e` gente che ci tiene. allora, la notizia e` che in questo momento su amazon.de c’e` in offerta lo zen creative da 20gb a 199€. non credo che un lettore mp3 da 20gb sia *mai* stato ad un prezzo sotto i 200€, in europa; del resto sempre presso amazon quello da 5gb costa 10€ in piu´.
update. a parte ogni altra considerazione sulla spedibilità (vedi commenti) il prezzo è già risalito a 220€.

25/1/2005

del resto il mondo si cura coi fiori di bach… che bello, oggi mi toccava scrivere due vibranti post sul consueto scempio che della matematica si fa sui mass media. per fortuna ci hanno gia` pensato .mau. (i ritardi del 53 - gia` a parlare di “ritardi” tremo) e mr. aureliano a proposito dell’ennesima pseudoequazione stronza - nella fattispecie: [W+(D-d)]xTQ/(MxNA).

comunicazione di servizio. ora dovrebbe essere di nuovo tutto a posto coi commenti.

pubblicità gratuita (o forse gratuita pubblicità). da ieri mi hanno attivato fastweb. a parte le 5 ore di telefono muto - non so se addebitabili a loro o a telecom - e la paura che mi fa il fatto che il telefono funzioni solo se c’è elettricità - quindi durante il black out del 2003 niente telefonate - tutto bene. molto bene.
attese telefoniche eccezionalmente corte (mai piú di un minuto) per il numero di assistenza telefonica - e gli interlocutori si presentano con uno strabiliante nome-e-cognome.
musichetta orrenda come al solito, ma leggermente meno orrenda di quella di wind e di telecom.
assistenza molto efficiente e piuttosto preparata - il mio interlocutore era addirittura in grado di suggerire diverse soluzioni a seconda della distro di linux usata!
adsl sufficientemente veloce anche di giorno.
parecchie cosette (gestione della mail inclusa) da poter fare al di fuori della tariffazione a consumo.
(peccato solo nessuno mi avesse avvertito che le prime 24 ore di navigazione sono completamente gratuite anche per chi non ha la flat, come me - è perché vengono considerate “tentativi di connessione".)

20/1/2005

oddio, e chi lo dice ad enver? scena: fine del concerto di solex, arriva il merchandise: dischi e magliette. qualcuno (fiuuu fiuuu) arriva e chiede:
- hi, d’you also have pins?
- mmm, sorry, we don’t. besides, pins are… stupid, aren’t they?
- groan.

17/1/2005

è nato nu criaturo. ora, io in generale non amo segnalare blog altrui perché quello che a me pare geniale per altri può legittimamente essere merda, e viceversa. in questo caso i dubbi cadono, quindi io segnalo eccome: daw ha finalmente aperto un blog. sgozzate il vitello piú grasso, presto!

a rush and a push and the land is ours. - far vincere a vendola le primarie per candidato a presidente della regione: fatto.
- far venire millecinquecento persone al concerto di solex di mercoledì sera a bari:
- diventare blogger padrone di mondo:

14/1/2005

repubblica sempre sulla notizia. brasile, setta evangelica fonda partito politico

7/1/2005

scene di vita indie. #1 qualche giorno fa incontro il cantante del glorioso gruppo sanguigno, uno delle band di punta in città a cavallo tra ‘80 e ‘90, autore di canzoni indimenticabili come vieni con me a fare il gas ("c’è una cosa che impazzire mi fa/ che mi dona la tranquillità/ io non riesco a trattenere/ gli strani effluvi del mio sfintere"). quindici anni dopo, detiene un posto da associato a economia.
#2 una delle mie migliori amiche mi racconta per tutto un pomeriggio di come sia in crisi col suo tipo perché ha passato capodanno a fare dito-in-bocca con un altro. dico: il revival del dito-in-bocca sinceramente non me l’aspettavo.
#3 alle 4 di notte faccio una scommessa su quale disco phil spector avesse prodotto ai ramones (io dico uno dei primi due, il mio antagonista dice nessuno) e la perdo (per come la scommessa era stata formulata). il vincitore è così magnanimo da rifiutare i miei 10€, che dunque prontamente reinvesto negli ingredienti di uno stufato alla zucca per marinap, per maxcar e per la blogger misteriosa. se un missile avesse colpito la mia cucina durante la cena, bari avrebbe perso la totalità della sua scena indieblog. son cose.

5/1/2005

quando uno riceve una bolletta da 149,50€. allora è il momento giusto di passare a fastweb, senza mai guardarsi indietro.

[disco bravo 2004] poche palle, guardiamoci negli occhi e diciamocelo onestamente, evitando per una volta di fare gli indiesnob: fra due anni, a quali tre canzoni penseremo quando penseremo al 2004? ("mah, gli hidden cameras, i castanets, i soulwax…” “ho detto: onestamente“) ve lo dico io: a misread, take me out e just can’t get enough. la cosa vi sembra opinabile e un po’ triste? ve l’avevo detto che il 2004 è stato musicalmente un anno di merda. del resto, qualcosa vorrà dire se l’anno scorso i radiohead e gli strokes non avevano trovato posto nei primi dieci, e quest’anno pure styrofoam c’è dentro.
bando alle ciance, i dieci dischi del 2004 per il sottoscritto:
10) styrofoam * nothing’s lost
9) kimya dawson * hidden vagenda
8) cocorosie * la maison de mon rêve
7) erlend øye * dj kicks
6) daniel johnston e aa.vv. * the late great daniel johnston - discovered covered
5) the go! team * thunder, lightning, strike
4) franz ferdinand
3) nouvelle vague
2) lali puna * faking the books
1) kings of convenience * riot on an empty street
e anche quest’anno ben gibbard è riuscito a cantare in due dischi della top ten. maledetto.

oh, styrofoam, perché mi guardi così? dai, non fare l’offeso, non volevo insultarti. uffa, che permaloso. dai, facciamo pace.

(nota a margine: mi è sembrato un po’ capzioso inserire un cofanetto retrospettivo in una top ten del 2004. detto questo, il box dei low è uno dei dischi piú belli dell’ultimo anno. compratelo. dico sul serio: è splendido, e con tre cd e un dvd a 20 euro vi costa meno che a scaricarlo. vi ho già detto che è un disco fantastico? su, ripetete tutti insieme: “i low sono un gruppo fantastico e il loro cofanetto è da paura, i low sono un gruppo fantastico e il loro cofanetto è da paura, i low sono…").

4/1/2005

we’re innuit for the money. una delle cose piú affascinanti di berlino, secondo me, è che ce ne siano mille, di cose affascinanti. nel senso: se si chiede ai turisti sporadici (come pulsatilla e cesare), a quelli un po’ meno occasionali (come fabrizio e me), o a chi addirittura ci vive (come ale & lupo), tutti si dichiarerebbero innamorati della città, ma probabilmente i motivi sarebbero diversi e in alcuni casi persino opposti; e sulle tante virtú di berlino non è escluso che prima o poi krauten non pubblichi un post un po’ piú esaustivo.
per quanto mi riguarda, la cosa per me piú attraente è l’indietà di basso profilo - o, se preferite, il basso profilo, non sciatto e di gusto indie - che permea tutto a berlino est. prendete, per dire, il mercato di natale della kulturbrauerei di prenzlauerberg. chi ha mai visto un mercato natalizio tedesco o tirolese sa che è il trionfo dei buoni sentimenti, della melassa turistica e sempre alle soglie del kitsch: canti di natale, vin brulé, piatti smaltati e palle per l’albero. la kulturbrauerei invece è una ex-fabbrica di birra di fine ‘800 trasformata in un immenso centro social-culturale, con un museo di design anni ‘50, un cinema multisala non troppo commerciale, spazi espositivi, sale d’incisione e club per ballare elettronica e indiepop berlinese. nel cortile di questo posto si tiene da anni un mercato di natale sui generis, pieno di cose economiche, con canti di natale E musica indie in sottofondo, goulasch (di renna) con patate E chutney di ogni tipo, fricchettoni ex-sessantottini E musicisti elettronici vestiti carhartt da testa a piedi. d’accordo, dopo un po’ è persino stucchevole nella sua perfezione, ma in fondo ad un mercato di natale si passano due ore, non la vita.
in un angolo c’era una sauna mobile. lo ammetto, io non avevo mai fatto una sauna in vita mia, e mi ci sono buttato. fico. fico fico fico. figata!
immaginatevi un camion come quelli degli zozzoni che vendono hot dog e porchetta in giro per l’italia: solo che dietro al ripiano dove di solito si friggono le patatine lì c’erano vodka a litri e delle mensole su cui lasciare i vestiti. ci si spoglia praticamente di fronte a tutti i presenti al mercato, poi si entra nella sauna. ovviamente fa caldo, si beve birra ceca e si vede un assurdo video di morphing in un loop, molto warp, mentre in sottofondo va animals, suns & atoms dei tarwater.
ora, io non so voi, ma se io penso al migliore dei mondi possibili, non è un posto in cui io possa star nudo al caldo di fronte a due sbarbine (yeh, yeh) a bere una staropramer e una vodka e ad ascoltare i tarwater; no, il migliore dei mondi possibili è un posto in cui io possa stare per due ore nudo al caldo di fronte a due sbarbine (yeh, yeh) a bere una staropramer e una vodka e ad ascoltare i tarwater pagando 8 euro - ne consegue che se mai vorrò essere felice dovrò andare a vivere a berlino, ovviamente.
e visto che nel migliore dei mondi possibili non è possibile non fare una chiacchierata con chi ha messo su questa roba, viene poi furoi che questo tizio, di nome joachim, è un’artista che gira per la germania facendo installazioni e saune per centri sociali e biennali varie; e visto che il mondo è davvero piccolo (anche il migliore dei mondi possibili), viene poi fuori anche che joachim è proprio il figlio di una poetessa molto alternativa saltuariamente tradotta dal mi’ babbo in italiano; il che vuol dire che joachim è il proprietario di una piantagione di piantine, pare illegali e dalle caratteristiche foglioline seghettate, che qualche anno fa è stata coprotagonista, insieme appunto al mi’ babbo e ad un commissario di polizei, di una gustosa storiella che a casa mia viene raccontata ad ogni natale di fronte al caminetto.
il cerchio si chiude. buon 2005 a tutti.
(ah, dimenticavo: con questo post ho già quasi ipotecato l’award per il titolo col miglior indiecalembour, amesso che i supergrass siano indie).

3/1/2005

and i know what you think/ what you think about me (perché se c’è una cosa che gli indieblogger proprio non si fanno mancare sono gli insider joke). che altro aggiungere? esimi colleghi si sono espressi meglio di quanto potrei mai fare io. un capodanno passato con dei fratelli appena conosciuti. un capodanno passato con gente che se nei fumi dell’alcol decidi che trovi divertente spruzzare spumante come uno schumacher qualunque, beh, non solo non ti condannano, ma magari trovano divertente la cosa pure loro. un capodanno in cui se confessi di non conoscere caparezza nessuno ti spernacchia. un capodanno passato a ballare la musica che hai sempre voluto ballare a capodanno (e sì, la braga era molto calata, ma se non è calata a capodanno quando, vi domando?). un capodanno passato a salire scale della metro con la blogger coi ricci piú belli e profumati - come minimo - del capodanno romano 2004/05. un capodanno passato a raccontare di partite a calcio con gli housemartins di fronte ad una distesa di cicchetti di rum’n'pear sui gradini di un liceo di s. lorenzo. un capodanno passato a smadonnare perché non hanno ancora inventato i treppiedi intelligenti-e-chirurgici. un capodanno passato a camminare per chilometri sotto un cielo sempre piú lattiginoso, per le vie di una città in cui male che vada se ad un certo punto devi aggirare un ostacolo quest’ostacolo è il colosseo. un capodanno concluso con tanti treni che si irradiavano a stella per l’italia (e sì, pure io, sia pure per andare da termini a tiburtina), ma in fondo no, blogger, no cry. un capodanno di cui a causa dell’alcol ricordo forse la metà delle cose fatte e un quinto di quelle dette, e per una volta mi dispiace davvero. un capodanno che la mia esimia ed eternamente ringraziata ospite abbiamo velocemente concordato nel definire il piú bello della nostra vita (con qualche sua precisazione che non è il caso di riferire per non rovinare la poesia della frase).
o cazzo. ne ho parlato anch’io. oops.

oggi si ascolta:
hey ya
degli outkast (for f., wherever i may find her).

17/12/2004

elegante come platini. c’e` chi si ritira 36enne, irrigidito, livoroso, attaccato da tutti i moviolisti. e c’e` chi si defila all’apice del trionfo, amato da tutt*, camminando a una spanna da terra come un hovercraft/ d’amore.
ecco, io mi defilo dal 2004 in questo modo. domani mattina parto per berlino, torno in italia a fine mese ma dubito che riusciro` a scrivere qualcosa prima di gennaio. in compenso spero davvero di vedere molti degli awardati (ma tutto sommato mi accontenterei anche dei non awardati) ad un eventuale, ipotetico, pluriauspicato capodanno romano. that’s all folks: o tannenbaum, o tannenbaum, wie grün sind deine blätter.

oggi. ancora tre ore e mezza per votare.

15/12/2004

di sinistra, di sinistra, non sono socialdemocratico anch’io? avanti al centro contro gli opposti estremismi! io mi chiedo, ma davvero, come la fallaci abbia mai potuto essere considerata di sinistra. lasciate perdere le sue posizioni sull’islam; ma la fallaci e` anche una che argomenta sull’omosessualita` sostenendo che i suoi fautori (?) la difendano “come se fosse uno stato di grazia anzi di superiorità [mentre] la normalità uno svantaggio anzi uno stato di inferiorità […] quello che, buttando alle ortiche il concetto biologico di famiglia, il señor zapatero finge di scordarsi. l’omosessualità non permette di procreare. Se diventiamo tutti omosessuali, la specie finirebbe. si estinguerebbe come i dinosauri […] nell’immagine di due uomini o di due donne che col neonato in mezzo recitano la commedia di maria e giuseppe vedo qualcosa di mostruosamente sbagliato.”

10/12/2004

qui est in(die) qui est out(die). qualche giorno fa pensieri oziosi mi chiedeva per mail di spiegarle cosa secondo me sia l’indie, visto che a suo dire molte delle analisi in rete sono piu’ legate al look che alla sostanza. concordo, e da buon vetero-indiemarxista tento di liberare il discorso dalle sovrastrutture. questo e’ quanto le ho scrtto; poi l’ho riletto, mi e’ piaciuto e mi sono ricordato che ancora non ero candidato all’award per il post con la piu´ completa interpretazione teorica del fenomeno indie, e ho deciso di postarla. ecco a voi.
***
[…]
la questione dell’indie e’ un po’ complicata, e forse neanche tanto seria. diciamo che a mio modo di vedere ci sono tre aspetti: uno legato all’immagine, ormai codificato al limite della barzelletta (uomini e soprattutto donne con cravattini stretti, spillette, piccole borse a tracolla, occhiali con la montatura spessa, frangette, cose cosi’).
poi c’e’ un altro aspetto sinceramente musicale, molto piu’ difficile da catturare: perche’ secondo me i gruppi indie (e chi li ascolta) sono forse piu’ caratterizzati dai loro ascolti pregressi che dalla musica stessa che loro fanno; e ovviamente i loro ascolti pregressi non possono per definizione essere a loro volta indie, visto che spesso sono cose di venti o trenta o persino quarant’anni fa (nick drake, the smiths, pixies, tim buckley, nico, la scena northern soul, francoise hardy, joy division, the jesus and mary chain, bauhaus, nick cave…). come noterai, si tratta di radici estremamente eterogenee, e quindi ugualmente eterogenei sono gli esiti artistici; diciamo che nella mia personalissima visione cio che accomuna le diverse facce dell’indie e’ l’idea di una musica non mainstream ugualmente lontana sia dalle pose violente e un po’ coatte della musica alternativa anni ‘90 (jane’s addiction, red hot chili peppers, urban dance squad e tutto il letamaio che allora si chiamava crossover), sia dal loser-ismo (se preferisci: del cupio dissolvi) che trasudava da altri gruppi, sempre anni ‘90, che invece rifuggivano le scene (penso ai nirvana, agli alice in chains o agli screaming trees e in generale i gruppi grunge meno commerciali).
in piu’, come aspetto sociologico (in senso lato): una forte dose di autoironia stralunata, un’estetica (qualche volta al limite del camp) fatta di fumetti, colori pastello, design della space-age, e il senso di far parte di una scena ampia - mentre prima chiunque fosse alternativo si compiaceva appunto della sua isolazione culturale e, per estensione, sociale.

(ah, mi candido anche all’award per l’indiepost col miglior calembour nel titolo).

8/12/2004

il dilbert delle periferie. da una mail che ho appena ricevuto da un’amica:
[…] e mo’ sono in ufficio, quel cacacazzo di m. mi tormenta con una traduzione.
- f., vorrei che tu traduca alla lettera
- beh? e non ti va bene così?
- ja, aber ich habe doch “dynamische wandlung” geschrieben.
- e io ho scritto “sviluppo", das ist doch eine dynamische wandlung.
- ja, aber ich hab “dynamisch” geschrieben.
- sì (cazzo) ma s´è mai visto uno sviluppo statico?
- übersetz doch mal bitte wörtlich.
- “..il mutamento dinamico del mercato it…”
- aaah, so ist gut.

oggi si ascolta:
at the department of forgotten songs
di jens lenkman (e` miracoloso come un minuto e mezzo di piano e voce riescano a contenere in se´ tanto profumo di red house painters) (grazie a polaroid).

6/12/2004

forse non si e` capito bene. chi mi ospita quando vengo a bologna per il concerto dei delgados?

3/12/2004

scontro fra titani. maxcar fa lo splendido, lo sborone, si crede l’unico indieblogger a poter dare lezioni di infantilismo; ma si e` sbagliato di grosso, ah, se si e` sbagliato.

(per la mia salute voglio solo il meglio! figa.)

29/11/2004

vergognamoci per loro. qualche giorno a pantelleria hanno scambiato, se ho capito bene, il centro di permanenza temporaneo (cioè la galera semi-legale in cui sbattono i clandestini prima di rimpatriarli, quando li beccano al loro arrivo dalla libia) e una caserma di non so piú quale forza (carabinieri credo, ma forse era la guardia costiera). al gr hanno fatto un servizio sulla cosa, con intervista ad un qualche ufficiale di questa roba che forse erano i carabinieri e forse no, ma non è questo il punto. questo tizio commentava lo scambio e diceva (quasi testuale): “la nuova
struttura destinata al cpt è molto piú ampia e funzionale, può essere
controllata meglio, ma soprattutto è molto meno visibile per i turisti“.
già che ci sono, una mia amica che in questo periodo è a boston mi ha appena segnalato una pubblicità che passa in tv, in cui si invita ad arruolarsi nella guardia di confine “per difendere l’american way of living".

22/11/2004

ancora sull’articolo del lancet. qui.

la mia pessima esperienza con la sismet. (post scritto con l’unico e dichiarato scopo di finire in cima ai risultati di google quando qualcuno cerca “sismet bari” o “bari sismet“, e vediamo se almeno attraverso il blog riesco a farmi sentire. i non baresi possono astenersi).
sabato 25 settembre mi accorgo che il thinkpad di maria ha dei problemi, si spegne da solo e sempre piú spesso al riavvio il computer non trova sistemi operativi da caricare. cerco di far partire gnoppix, che si avvia senza problemi ma dice di non riuscire a trovare il disco rigido. oops. disco rigido rotto? o addirittura il controller?
lunedì 27 settembre porto il computer alla sismet, grande azienda di forniture di sistemi tecnici ed elettronici per ufficio, nonché unico centro di assistenza ibm a bari. spiego il problema, la garanzia è appena finita, quindi spero che almeno saranno veloci.
mercoledì 29 settembre una telefonata della sismet mi avverte del fatto che il computer è a posto: anzi, loro non hanno trovato nessun problema. mi fiondo nella loro sede incredulo, solo per sentirmi dire “ci scusi, lo avevamo guardato con poca attenzione, in effetti il problema c’è. le faremo sapere per un preventivo.”
lunedì 4 ottobre, non avendo ricevuto ancora nessuna telefonata, mi faccio vivo io. sì, il disco rigido è rotto, o forse il controller, non è ben chiaro. ad ogni modo non è possibile riparare il pezzo, quindi è stato ordinato un nuovo disco rigido, che dovrebbe arrivare entro dieci giorni. il prezzo di listino è di circa 120€. mi faranno sapere loro.
martedì 12 ottobre richiamo. novità? il tecnico non è in sede, ma una segretaria mi dice che sì, il disco rigido dovrebbe arrivare a momenti. mi faranno sapere loro.
lunedì 18 ottobre richiamo, visto che dalla sismet non arrivano chiamate. la segretaria mi dice che il disco è arrivato, ma il tecnico non ha avuto ancora tempo di metterci mano. appena possibile verrà fatto e poi verrò avvisato, diciamo entro un paio di giorni. chiarisco che vorrei che il vecchio disco rigido mi fosse clonato sul nuovo: non ho il dvd di recovery, e non voglio passare da una copia originale di windows in tedesco ad una piratata in italiano. mi viene detto che, ore di lavoro incluse, la spesa finale si aggirerà sui 200€.
venerdì 22 ottobre nessuno mi ha ancora detto niente, quindi chiamo io. sempre la stessa segretaria mi dice che si scusa molto, ma non mi sa dire niente. appena il tecnico o il responsabile dell’ufficio tornano in sede mi farà sicuramente richiamare. io cerco di chiarirle il fatto che il computer è necessario a maria per lavorare, e che ce l’hanno da quasi un mese: lei ripete che le dispiace, ma che il tecnico ha molti impegni con la loro clientela business.
martedì 26 ottobre richiamo io, visto che la telefonata promessa non è mai arrivata. finalmente riesco a parlare col responsabile dell’ufficio, il quale mi dice che il tecnico sta facendo del suo meglio, ma ci sono problemi con la clonazione del disco rigido. a giorni comunque dovrebbero farcela.
martedì 2 novembre chiamo di nuovo la sismet. di nuovo, né il tecnico né il responsabile dell’ufficio sono in sede. si faranno sicuramente vivi loro.
mercoledì 3 novembre, nel tardo pomeriggio, il responsabile dell’ufficio della sismet mi chiama, e mi dice che il computer è pronto. alla fine non sono riusciti a clonare il disco rigido, quindi hanno preferito tentare di riparare il disco rigido. saldando qualche connessione è di nuovo tutto a posto. io evito di fare domande polemiche. costo della riparazione: 88,80€, pari a due ore di lavoro.
giovedì 4 novembre in mattinata passo dalla loro sede per ritirare il computer, che finalmente funziona. mi dicono che il computer (comprato nel luglio 2003) è vecchio, anche la batteria non funziona piú tanto bene, e che entro pochi mesi andrebbe comunque sostituito. ad ogni modo, per il futuro dovrei evitare di scuoterlo troppo (?). quando torno a casa mi accorgo che nel rimontarlo hanno dimenticato di mettere due viti al loro posto, e che soprattutto la batteria è del tutto fuori uso: non si carica per niente, appena si stacca il cavetto di alimentazione il laptop si spegne.
venerdì 5 novembre torno alla sismet e spiego i problemi: chiedo di rimettere le viti mancanti, e spiego che la batteria non era forse nuovissima, ma non aveva mai dato problemi di alcun tipo fino al momento in cui non avevamo consegnato il portatile per la riparazione, quasi un mese e mezzo prima. il tecnico ovviamente non è in sede, il responsabile dell’ufficio mi dice che se ne occuperà lui e mi farà sapere.
giovedì 11 novembre nessuno mi ha ancora fatto sapere niente. chiamo io la sismet, in sede non c’è né il tecnico né il responsabile dell’ufficio. mi limito ad avvertire la segretaria che entro una settimana il computer *deve* essere disponibile, perché maria deve partire.
lunedì 15 novembre finalmente il responsabile dell’ufficio mi chiama, e mi dice che posso passare a prendere il computer. quando arrivo, mi dice che il tecnico non sa cosa dire, la batteria di certo non l’hanno rotta loro, è un peccato ma non possono fare niente. i dieci giorni passati da quando ho riportato loro il computer li hanno però utilmente impiegati nel recuperare due viti per chiudere il computer: purtroppo non hanno trovato le viti originali nere, quindi hanno preso delle viti argentate leggermente piú grosse, e le hanno spinte a forza nelle cavità vuote. bontà loro, non devo pagare altro, comunque.
fine della mia esperienza con la sismet. è chiaro che un’azienda del genere il suo fatturato non lo fa con le piccole riparazioni ai privati, ma mi chiedo fino a che punto sia possibile arrivare nell’ignorare completamente le esigenze dei clienti, evitando persino di darsi la pena di fare una telefonata ogni tanto come promesso.

19/11/2004

“se quelli di google riescono di nuovo a far parlare bene di se´, mentre tutta la blogosfera ci odia, giuro che mi mangio un’altra bombetta.” c’e` questa ennesima pensata dell’azienda piu´ amata da tutti noi: google scholar, che a farla breve sarebbe una restrizione del google normale a tutte le pagine di interesse accademico: siti di editrici scientifiche e pagine universitarie, essenzialmente.
ovviamente, il tutto pur essendo una beta funziona gia` bene, e trattandosi di google nessuno si aspettava qualcosa di meno. c’e` da capire l’utilita` di tutto questo: in ogni campo motori di ricerca settoriali esistono gia` (per esempio questo e questo, per la matematica), e funzionano bene.
pero` funzionano bene, va precisato, ma costano: non a me, per carita`, ma all’universita` i cui computer io utilizzo, e che paga in entrambi i casi circa 6.000€ per questo servizio (di grande utilita`), rinunciando quindi a circa 120 monografie all’anno (che per una biblioteca italiana di dipartimento non sono poche); e funzionano solo se i loro server sono in ordine e non sovraccarichi (cosa che invece con google non capita quasi mai). inoltre, google scholar cerca anche, mi sembra, nel corpo (o almeno nell’abstract) degli articoli, e tra le home page semilegali in cui tutti gli scienziati riversano tutti i loro articoli (il cui copyright teoricamente avrebbero ceduto alle riviste che li hanno pubblicati) dietro la foglia di fico che si tratta di una versione non definitiva.
fin qui siamo nell’ambito delle annotazioni ovvie e strutturali, direi; marco fa notare altri aspetti positivi, ma secondo me si tratta, come quelli precedenti, di discorsi conservativi, che si limitano all’aspetto esteriore del servizio; un’aggiustatina qui e li`, e anche i motori di ricerca accademici esistenti potrebbero migliorare in questa direzione.
la cosa che secondo me rende google scholar la piu´ grande invenzione su internet dai tempi di google e` la sua universalita`. voglio dire, in un mondo scientifico sempre piu´ settorializzato (dove settorializzato e` un eufemismo per non dire spezzettato in mille rivoli che non sanno ne´ vogliono parlarsi; e che di solito ricevono tanti piu´ soldi dai ministeri della ricerca proprio quanto meno sanno e vogliono parlarsi fra loro), in un mondo scientifico sempre piu´ settorializzato, dicevo, e` fondamentale potere (volendo) ritrovare il bandolo della matassa, e trovare articoli in campi immensamente diversi, in modo tuttavia facile. un esempio? al momento mi sto occupando di una cosa che per comodita` chiameremo “equazioni di evoluzione su network". detto cosi` non dice niente a nessuno se non ai miei coautori e a me, pero` so (so per certo, intendo) che questi temi sono stati trattati da ingegneri e neurobiologi. solo che finora non ho mai avuto la minima idea di come fare per trovare qualcosa di interessante senza avere sotto mano un ingegnere o un neurobiologo interessati a parlare di reti con un matematico [a questo punto dovreste ridere, ovviamente]. una scholar-googlata, ed eccomi con 39.000 pagine che potrebbero essere rilevanti. per me tutto questo ha del magico; e potrebbe, potrebbe, cambiare il modo di fare ricerca scientifica in cui noi lo conosciamo. e scusate i toni da ceo di google :)
(se non vi avessi ancora convinti, se vi steste chiedendo perche´ non basta il google normale, date uno sguardo a quello che viene fuori da li` usando la stessa chiave di ricerca).

viva il crogiuolo di pinze, viva il crogiuolo di panze. da repubblica: dimenticano pinza durante intervento, denunciati chirurghi

31/10/2004

well tonight we’re going to sort it all out/ for tonight it’s the meaning of life. il mai abbastanza celebrato psycho scrive un bel post divulgativo sul pressante tema delle intelligenze extraterrestri - o anche, sulla scia di asimov, delle intelligenze terrestri non umane. visto che questo blog è dal momento del suo trasloco agostano in grave crisi di accessi, invece di rispondere sul suo penso bene di rispondere sul mio blog, e vedi mai.
mi preme dire che alcune argomentazioni di psycho, relativamente inusuali in discorsi di questo genere, hanno secondo me risvolti filosofici particolarmente interessanti: per esempio, chi ci dice che tutte le (ipotetiche) civilità e-t abbiano sviluppato sistemi di pensiero maggioritariamente votati all’autoconservazione? e se sulla terra invece del cattolicesimo la religione di riferimento fosse stata quella di quei pirla di waco? psycho fa il caso di una civiltà che scopre (per inciso: l’idea che la bomba atomica si “scopra” mi sembra già un immenso segnale di suo pregiudizio a favore dell’esistenza di altre civiltà e-t) la bomba atomica e non si fa problemi ad usarla liberalmente; ma per me la questione è persino piú modesta: la terra ha avuto la fortuna di aver sviluppato, negli ultimi secoli, sistemi filosofici i cui strascichi di massa hanno portato a dare per scontato che evolvere si debba, ad ogni costo. e se invece altrove la civiltà si fosse attestata su una mediocre conservazione dell’esistente? (spesso le idee piú interessanti in questo campo arrivano dai libri di fantascienza, quindi lo ammetto: quest’ipotesi l’ho presa pari pari da un racconto di non so chi in una vecchia antologia urania, in cui si immaginava una terra completamente rincoglionita da una lotteria pervasiva - ma forse funzionerebbe anche col grande fratello - in cui da decenni non si progrediva: tanto che, a memoria d’uomo, non si era mai volato con altro che con i dc-11; né a nessuno veniva in mente fosse necessario inventare dei dc-12.)
un’altra cosa che psycho non manca di rimarcare è che non necessariamente, anche a trovarcela davanti, noi davvero riconosceremmo un’altra civiltà. il solito anonimo raccontino urania ci invita a immaginare una civiltà che stabilisce contatti, annuncia il proprio arrivo, e poi al grande momento dell’atterraggio tutto va in vacca perché la loro astronava è grande solo qualche micron, e quindi niente la salva dal giusto affondamento in apposita pozzangherina sul cosmodromo pieno di bandierine e fanfare plaudenti.
io sarò ancora piú drastico: e se un’altra civiltà avesse metabolismi così diversi dai nostri da non permetterci un contatto ragionevole? se le montagne fossero esseri senzienti? o le particelle subatomiche dotate di una vita di pochi millesimi di secondo? oppure (mio vecchio tarlo), immaginiamo una civiltà non basata sul carbonio, ma sul silicio (l’unico altro elemento con quattro elettroni di valenza). immaginiamo che una roba del genere possa esistere, respiri vapori di silicio e caghi microprocessori: capiremmo che ci si sta parando di fronte un extraterrestre?
ma la cosa piú importante alla fine è un altra, e anche psycho ci fa un accenno; solo che per lui sarebbe una ficata, per me una catastrofe. mettiamo che davvero una civiltà esista, ci si pari davanti, noi la riconosciamo e non finisca tutto a spararsi razzi protonici e alabarde spaziali a vicenda. mettiamo che siano molto evoluti scientificamente - plausibilmente piú di noi, altrimenti ci saremmo parati noi di fronte a loro, e non viceversa. mettiamo che loro abbiano anche voglia di gettarci le briciole della loro conoscenza, il che voglia dire per noi saltare a pié pari - hop - diciamo due o tre secoli di evoluzione fisico-matematica. dico: per gli ingegneri sarebbe lo stesso, si limiterebbero a studiare matematica 1 dal xfhsiogh invece che dal gilardi. ma voi fisici, psycho, e noi matematici: cosa ci salverebbe dal nostro inevitabile prepensionamento? o piuttosto si svilupperebbe una corrente di pipparoli che cercano di fare matematica senza fare uso delle scoperte e-t? (tipo i pazzi che pretendono di accettare solo le dimostrazioni che non usino il lemma di zorn - ma lo sapete che senza il teorema di hahn-banach staremmo ancora a disegnare graffiti nelle caverne aspettando che il ragú di brontosauro sia cotto?)

27/10/2004

ciucciami il calzino! è incredibile quante persone siano convinte (almeno, questa è la mia impressione), in italia, che la versione originale di “ciucciami il calzino” sia “suck my sock” - che in effetti suona anche bene. solo che non è vero. l’espressione italiana è un colpo di genio dei traduttori. in originale bart dice, semplicemente, “eat my shorts".
(chiedo scusa a petunias se dovessi avere male interpretato la sua citazione.)

25/10/2004

peggio di un film orrendamente kitch, peggio di una vicina rompicazzo, peggio di una serata con un dj bollito, peggio di una rockstar che credevi un sex-symbol e invece no. peggio di ognuna di queste cose c’e` solo beccarsele tutte insieme nel giro di neanche 48 ore. per la cronaca:
- il film orrendamente kitsch e` lilja 4-ever. se non lo avete visto, non andate a vederlo e leggete qui i passi salienti della trama: sappiate solo che a lilja succede pure di peggio, e che il film riesce allo stesso tempo a essere insostenibilmente melodrammatico (con sottofondo opportuno di musica classica), insostenibilmente citazionista (la scena di pretty woman che va a fare shopping rigirata in un h&m col pappone svedese che cerca di comprarle un berretto di lana per mascherarle i capelli che lilja si e` sfigurata), insostenibilmente crudele (non solo lilja viene violentata dal suo pappone al suo arrivo in svezia; ma costui la violenta solo la mattina dopo il suo arrivo, in modo che lei nel frattempo pensi bene di passare speranzosamente tutta la serata a ripulire l’appartamento lercio in cui verra` segregata - ma lei non lo sa ancora, ovviamente), insostenibilmente scritto, doppiato e musicato. bleah bleah bleah.
- la vicina rompicazzo (lo avrete immaginato) e` sempre lei, che sabato sera ha allietato maxcar e altri ospiti rei (lo giuro!) di stare solo seduti attorno a un tavolo a chiacchierare (no musica, no sigarette truccate, no ballo, no lingua in bocca, quasi no alcool) con una chiassata assurda conclusa con l’eccellente “se tu eri un brava persona, ora vivevi ancora coi tuoi genitoriii” - purtroppo si e` dimenticata di aggiungere l’ormai celebre “, professore dei coglioni".
- il dj bollito e`, purtroppo per me che l’ho amato, richard dorfmeister. in programma in un club, lo zenzero, che io ricordavo come un posto in cui tre anni fa si poteva bere buon vino e ascoltare per due lire un concerto acustico di marco parente, e che oggi invece e` diventato il ricettacolo della peggior feccia disco-fighetta di bari, con ingresso a 15€ e birra piccola a 4. e poi, dio mio, che tristezza dorfmeister: in duo con un tizio dalla lombrosianamente sviluppata somiglianza con ranxerox, al motto di “madrid de las austrias” imbastisce un set di house niente affatto grassa, niente affatto minimale, niente affatto intellettuale, niente affatto un cazzo: solo dance della peggiore specie, che a sentirla arrivando per errore su match music non avrei distinto dall’ultima cagata riminese.
- e infine, la rockstar e` patti smith, al cui concerto ho deciso di rinunciare a furor di popolo, e che pero` sono andato a sentire leggere e rispondere a domande assurde in una svogliata mezzoretta feltrinelliana. ora, si puo` discutere se in questa copertina sia piu´ o meno jane-birkiniana, o piu´ o meno sexy (secondo me lo e`). ma che ieri sera da feltrinelli fosse deprimentemente baffuta e strabica - e che, soprattutto, si sia ridotta a incentrare il suo reading sulle sue chiacchierate con gregory corso e allan ginsberg come una fernanda pivano newyorchese, no, questo proprio non lo accetto.

22/10/2004

senza parole. da repubblica: la squadra guidata da messina non ha demeritato mancando di un soffio quella che sarebbe stata la prima vittoria di una squadra italiana contro una franchigia statunitense. a parte che franchigia non significa squadra, ma la benetton treviso ha giocato a toronto.

e di quella volta che i rammstein musicarono la campagna per il diritto d’asilo in germania, quando ne parliamo? che pistolini fosse rimbambito lo sospettavo da tempo - del resto, per finire a fare l’alberoni del pop-rock sul foglio… la definitiva conferma l’ho avuta un paio di giorni fa, quando scrive:
[…] i repubblicani, puntualmente tacciati di miseria artistica e di contare nelle proprie fila solo britney spears e quel guerrafondaio di ted nugent, questa volta hanno l’asso nella manica inatteso, quasi un regalo in odore di “destino manifesto. il suono da attribuire alla campagna elettorale di george w. viene infatti dal piú spudorato repertorio del postmoderno e si chiama “smile". […] donald rumsfeld che scende le scalette dell’aereo nell’ennesima improvvisata a baghdad, musicata dalle note di “smile". c’è dentro tutta una parabola di sogni, propositi, errori e ostinati rimedi.
il che è ironico, e anche triste, per quell’uomo che per combattere gli uguali “propositi, errori e ostinati rimedi", però dei nonni (o forse dei genitori) di chi oggi governa l’america, trentotto anni fa ha pensato che la cosa migliore fosse scrivere sloop john b. vergogna, pistolini.

19/10/2004

il terzo segreto di fatima. vi ricordate il terzo segreto di fatima? si`, quella roba che la madonna in persona aveva rivelato qualche decennio fa ad una bifolca portoghese, e che era talmente tremendo (l’assassinio del papa? di piu´! la terza guerra mondiale? di piu´!! l’invasione degli extraterrestri? di piu´!!!) da essere stato tenuto nei sotterranei vaticani fino ad un lustro fa; e che poi, quando e` stato finalmente rivelato, in realta` diceva che le patatine al gusto cipolla e ketchup sono le migliori, che la panini ha sempre barato sul numero di figurine dei calciatori stampate, e che nell’ultimo decennio del secolo scorso un cantante avrebbe vinto a sanremo cantando una canzone d’amore - o qualcosa del genere.
ecco, oggi si e` saputo che petunias, geloso della sua identita` segreta che manco supermèn, in realta` e` il giovanesemilaneseromanizzatodibellesperanze roberto moroni. robe’, con affetto: ma ti posso toccare il braccio?

repubblica sempre sulla notizia. sospesa per errore burocratico la pensione a centenario (grazie a marco)

la domanda del giorno. ma come fa firefox a capire se c’e` un rss dietro ad un sito? e perche´ in alcuni casi non lo vede anche se c’e`?

14/10/2004

culturame bolscevico. un’ora fa, al gr rai, commentando la nomina del rancoroso luzi a senatore a vita, il giornalista non ha potuto fare a meno di dare in escandescenze contro l’accademia di stoccolma che “da anni rifiuta il nobel a luzi per assegnarlo ad illustri carneadi” - o qualcosa del genere.
ecco, la mia fascistissima nonna buonanima usava questa terrificante espressione, “la cultura dell’incultura", per designare tutto quanto puzzasse anche solo vagamente di pci e ‘68. però, appunto, mia nonna era nata nel 1920 e aveva la terza media. ora mi sembra che lo squadrismo culturale che si è scatenato nell’ultima settimana sul nobel alla jelinek sia invece di una rozzezza laureata e arrogante, che inveisce contro la jelinek e accende il grande fratello. scusate, ma che schifo.

un paese normale. e democratico. no, non l’italia: l’irak.
(per inciso, baghdad burning e` probabilmente il miglior blog da baghdad in assoluto; e aiuta anche a rimettere nella giusta prospettiva le priorita`, ora che anche a sinistra spesso si pensa un po’ troppo ai poveri-soldati-americani-depressi-e-lasciati-soli-dai-loro-governanti.)

oggi si ascolta:
slowdance
dei soulwax.

12/10/2004

s’ cap’shuut kazz p’ f’kazz e k’gghiuun p’ lambasciuun! ieri fabrizio postava come segue: “dio c’è - e rocco fu trombato“. io - logiurologiurologiuro - prima di seguire il link ho pensato che si riferisse al film gay di siffredi.

la citazione della settimana. robecchi sul manifesto di domenica scorsa: “terzista, sul vocabolario non c’è. però c’è «paraculo», che mi sembra sinonimo.”

11/10/2004

hanno la faccia come il (culo + 1/n)2. da repubblica di oggi, articolo dell’ineffabile alessio balbi:
((U+C+I) x (10-A))/20 x E x 1/(1-sen(F/10)). questa l’equazione messa nero su bianco dai tre dopo aver studiato un migliaio di soggetti. più che dimostrare la legge di murphy, peraltro ampiamente verificata per via sperimentale, la formula permette di prevedere se e quando essa colpirà. e mette in guardia, inoltre, circa una componente finora trascurata: le cose non solo andranno male, ma lo faranno nel momento più inopportuno.
le variabili di cui tenere conto per cautelarsi contro i nefasti efffetti dell’infallibile norma sono cinque: U sta per “urgenza", C per “complessità", I per “importanza", A per “abilità", F per “frequenza". a ognuna bisogna assegnare un valore tra 0 e 9. una sesta variabile (E, ovvero l’esasperazione) è stata fissata a 0,7 dagli studiosi sulla base dell’osservazione empirica. a conti fatti, si ottiene un coefficiente di probabilità variabile tra 0 e 8,6: più questo valore è alto, più la malasorte è pronta a colpire.

(quando ero uno studente buontempone, ogni volta che con qualche altro matematico, fisico o ingegnere ascoltavo l’espressione “da oggi con il 30% in piú di forza smacchiante” ci ammazzavamo di risate facendo nerdissime battute ipotizzando l’esistenza del momento smacchiante, o della quantità di moto smacchiante - il tutto per ironizzare sulla demenza dell’espressione pubblicitaria. ma qui, ne converrete, siamo molto, molto oltre).

ps occorre precisare che il sedicente matematico del “gruppo di studiosi britannici” citato da repubblica non è particolarmente famoso?

4/10/2004

codice penale, art. 661. proprio oggi si discuteva nei commenti ad un post del momoblog della lenta agonia della logica nei dibattiti politici, e piú in generale dell’imbarbarimento scientifico di questi ultimi anni. “nei dibattiti politici"? ooops.
ieri sono arrivato, via wittgenstein, da buroggu, il cui antiabortismo militante è di solito sufficiente a indurmi a non avvicinarmi troppo. ieri però ci sono finito su, e sapete com’è, e già che c’ero, e poi era domenica, e maria è in viaggio, e insomma: me lo sono un po’ spulciato. trovando tra l’altro questo post sulla tobin tax - di critica alla tobin tax, ovviamente (si tratta pur sempre di un blog neocone).
tra le argomentazioni riportate c’era la seguente, ossequiosamente tratta da qui (eh, signora mia, come parla bene, si vede che ha studiato!):
tanto per cominciare, il capitale che circola nelle transazioni è molto diverso dal capitale che si possiede stabilmente: un dollaro che cambia di mano mille volte nel corso di una giornata sarà contato come 1.000 dollari di transazioni finanziarie. una tassa di un millesimo, allora, costituirebbe un’espropriazione totale della ricchezza introdotta nel sistema.
letto? bene. sembra plausibile? male. perché si tratta di una solenne stronzata. né piú né meno. ma non per motivi politici, eh: perché il ragionamento matematico che c’è sotto non sta né in cielo né in terra. quello che l’autore del passo (tal rodolfo casadei) tenta di fare - sbagliando - è un calcolo di (una variante di) interesse composto: se al primo passaggio si toglie 1 millesimo di un dollaro si ottengono 999 millesimi. su questo importo si calcola la base tassabile alla seconda transazione, ottenendo 998,1 millesimi di dollaro. e così via, direte voi - bravi. ora, chi mi sa dire quanto rimane dopo mille transazioni? ve lo dico io: $0,36769542477096, per la precisione - e se volete potrei andare avanti coi decimali.
(che sia una parte grande o piccola del dollaro iniziale, non è questo il punto: il fatto è che la somma non si è annullata, come sostiene l’autore del pezzo a cui il tizio del buroggu crede ciecamente).
e sia chiaro, lo so non perché sono bravo: ma perché l’interesse composto, e la relativa formula (1+1/r)n (qui r=-1000 e n=1000), sono patrimonio del sapere umano da secoli, forse da millenni. e di certo al corso di laurea in economia si studiano il primo mese.
(per inciso: se il ragionamento di casadei non fosse sbagliato, cosa succederebbe alla 1001esima transazione?)
domanda: se non è un economista (perché se lo è non può aver fatto un errore del genere in buona fede), a che titolo rodolfo casadei ha scritto un articolo contro (ma poteva anche essere pro, per quel che mi riguarda) la tobin tax? e in che condizioni è lo stato dell’editoria italiana?

ps e se credete che è solo una questione di tempo, che non saranno 1.000 transazioni ma magari 1.000.000, o magari piú, ma alla fine il dollaro finalmente scomparirà nelle mani dei dannati marxisti di attac, consolatevi: anche se andaste avanti all’infinito, rimarreste sempre con oltre 36 cent. e se non mi credete, chiedete alla buon anima di eulero - oppure a google). (grazie, gokachu)

update: si continua a parlarne qui.

22/9/2004

nuova formula! - una pacata recensione al nuovo rumore. dall’intervista di stefano cerati ai converge: “oggi va molto di moda parlare di screamo […]". oggi va molto di moda parlare di screamo. molto.
fine recensione.

13/9/2004

le donne odiavano i c.s.i. non si capisce il motivo.

13/8/2004

dlin dlon. ah, i commenti ora dovrebbero funzionare. fatemi sapere se coi browser diversi da ie tutto è ok, per favore.

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ah,un'altra cosa: mentre con mozilla o firefox questo blog è sciccosissimo, visualizzato con ie è orrendo. fa schifo ai cani. lasciate perdere, dico davvero, vi rovinate la vita. se proprio dovete, allora usate i feed rss, per esempio con bloglines.

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