i grandi classici di pubblicodimerda: l’attacco all’omeopatia. tra una rubrica sui gatti piú morbidi e un avvincente aggiornamento quotidiano sul grande fratello, la stampa online ha pensato bene di creare un fondamentale “appuntamento con l’omeopatia". l’articolo di ieri era particolarmente delirante. per dare l’idea, cito solo questo (grassetti e maiuscole sono originali):
“DIAMO FASTIDIO A QUALCUNO? […] Forse a quelli che si spaventano per un numero: 6x10 alla 23, il numero di Avogadro che secondo loro definisce il limite possibile all’azione di una sostanza in natura. Eppure la Prof. Betti e il Prof Elia, entrambi ricercatori universitari a Bologna e a Napoli, hanno da molti anni la dimostrazione sperimentale del contrario con semi e piante (difficilmente suggestionabili) e con sistemi obiettivi come la calorimetria e la conduzione elettrica.”
io gli ho mandato un commento, chissà se lo pubblicano.
update. il commento di ieri non è stato pubblicato. vediamo che succede a quello di oggi, che per sicurezza ripubblico qui. si tratta di una risposta all’autore dell’articolo che dopo aver sostenuto che l’efficacia dei farmaci omeopatici sia comprovata da innumerevoli “proving", a domanda risponde che i proving non hanno niente a che fare coi consueti esami statistici ma che (se ho capito bene) consistono nel chiedere a casaccio ai pazienti se si sentono meglio o peggio di prima, e che stranamente (è sicuramente un complotto delle case farmaceutiche) questo metodo non è accettato dalle riviste di medicina allopatica ma solo da quelle di omeopatia; e in aggiunta cita un articolo - nientemeno che di un biologi e di un matematico di una prestigiosa università americana dedicato ad un modello chimico collegato alle farneticazioni tesi farneticazioni degli omeopati. ecco il mio commento.
@alberto magnetti: ci vuole davvero una notevole protervia intellettuale a parlare di “dialogo tra ciechi” solo perché gli articoli citati sono considerati insufficienti. non so come funzioni nel mondo delle riviste omeopatiche, ma nelle riviste peer-reviewed mediche, fisiche, matematiche (e di ogni altra scienza naturale) è normale che un articolo venga soppesato e non accettato ad occhi chiusi. se le metodologie sono considerate scorrette, nessuno accetterà i risultati. se un fisico sperimentale dichiara di aver scoperto una nuova particella perché l’ha vista in un sogno, nessuno prenderà sul serio questa sua “metodologia” - neanche lei, magnetti, se dovesse leggere una notizia del genere sul giornale. o no?
per inciso (e lo dico da matematico): non è che tutto quello che fanno i matematici sia oro colato. nel senso che spesso i matematici si dedicano a modelli presi un po’ qui un po’ là, spesso solo per poter applicare i loro risultati teorici. le loro conclusioni (matematiche) possono essere perfettamente corrette (nel senso di “coerenti col modello iniziale), ma questo non dice assolutamente nulla sulla giustezza del modello stesso.
infine: l’articolo che ha citato è scritto da due insegnanti della wvu. e questo basta, perché in italia è sufficiente che uno insegni in un’università americana per farne un grande esperto. forse occorrerebbe aggiungere che la wvu è un college famoso essenzialmente per mba e design automobilistico, non per matematica o biologia né tanto meno per medicina. non ha nemmeno un programma di dottorato di ricerca: è cioè uno dei mille college di provincia americani in cui si fa molta didattica e poca (e spesso cattiva) ricerca. per dire, ypma ha scritto (ho appena controllato) 24 articoli in 29 anni di carriera accademica.