come i negozi di ghette e sputacchiere. non ho molto da aggiungere a questo post di inkiostro, ovvio fin quasi ai limiti della banalità (scusa ink) per chi compra normalmente dischi: il mio primo cd online l’ho ordinato nel 2002, ed ero comunque clamorosamente in ritardo rispetto al trend generale: amazon esiste dal 1994*. sono quindi quasi 10 anni - vogliamo dirlo? dalla morte di napster - che la musica si compra online piú o meno comunemente, e se in italia il fenomeno non ha ancora completamente sfondato è probabilmente dovuto al fatto che non esiste un amazon.it che permetta pagamenti via prelievo dal conto corrente (italiano), come invece altri amazon europei (a quando un amazon.eu con pagamenti via iban?).
detto questo, credo che nessuno verserà molte lacrime per la morte dei negozi di dischi. di certo non io. il negozio di bari in cui da adolescente lavoravo ogni natale per un tozzo di pane ammuffito (il mio massimo guadagno sono stati i quattro cd di headz 2a/b della mo’ wax e la compagna di un’estate) è in ginocchio da anni e sopravvive solo grazie alla vendita delle ricariche per i cellulari (un altro business assolutamente obsoleto, per inciso). in tutti i negozi di dischi nuovi in cui metto piede trovo da anni la stessa aria stantia e polverosa dei negozi di dischi usati - che però sono stantii e polverosi per scelta programmatica. secondo me, i dischi continueranno a essere venduti solo all’interno di apposite sezioni-ghetto degli ipermercati e delle drogherie - solo che in italia le drogherie non esistono, di fatto.
ma in germania sì: per esempio esiste müller, dove i cd (diciotto marchi fino al 2001 e undici euro da allora in poi) si possono ascoltare senza problemi alla cassa**. nei negozi müller è comparsa da qualche settimana una sezione di vinili, timida e piccola ma crescerà. per quanto ne so i vinili erano scomparsi da müller oltre quindici anni fa. mi piacerebbe sorridere, ma la reintroduzione dei vinili mi sembra semplicemente il segno di un’industria discografica completamente allo sbando.
bonus. per valutare come le nostre eventuali lacrime per i negozi di dischi siano incomprensibili per il resto del mondo, fate una prova al contrario e valutate l’effetto straniante di questo articolo che vorrebbe salvare i calendarietti de agostini perché la cartografia tradizionale “trasfigura e rielabora, anche culturalmente, l’immagine fotografica della terra.”
* per dire, durante i mesi di isteria collettiva prima dell’uscita del segway, di cui non si sapeva assolutamente niente, bastava il nome di jeff bezos a dare assoluta credibilità all’operazione - era ancora il 2000.
** in germania tradizionalmente i cd sono venduti non sigillati, cosa che regolarmente indigna gli studenti erasmus americani.