non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda! (freak antoni)


31/3/2006

la domanda del giorno. come non essere innamorato di questa donna?

soprattutto quando poi questa donna, oltre che essere una meravigliosa attrice di film underground (casualmente, è la donna nella foto in questo post) ha anche un gruppo indietronico che ha fatto uscire qualche mese fa un disco strepitoso dal packaging strappacuore (ogni canzone è abbinata ad un libro avvolto non in carta da regalo ma in un pezzo della mappa di berlino). credo che per portarvi alla follia amorosa non occorra neanche aggiugere che il disco porta l’incredibile titolo downtown cocoluccia, pubblicato per la strange ways, un’etichetta davvero indie - non come quegli schifosi gruppi mainstream della morr.
insomma, ne parlo presto, spero. chi volesse può venirmi a trovare il 26 aprile, quando lei suonerà a duecento metri da casa mia. l* ospito volentieri in cambio di una scheda da 3 giga per la macchina fotografica.

it could have been a brilliant prémiere. in questi giorni le città tedesche sono tappezzate dalle pubblicità di una nuova telenovela mandata in onda su una tv privata (forse la peggiore tedesca, pro-sieben; è sì che ci sarebbe una bella lotta).
a proposito: la serie si chiama lotta in love (qui l’imperdibile blog), e a me che non l’ho visto (perché guardare qualcosa se se ne può bloggare?) piú che una telenovela ricorda una serie americana.
tenendo conto dell’immagine usata, e delle inevitabili scarpe che si vedono in lontananza, a me l’estetica complessiva ricorda abbastanza quella di the oc (che non ho mai visto, ma ovviamente non mi tiro indietro se si tratta di parlarne male); e tutto sommato non sarebbe un problema, visto che la protagonista avrebbe anche un suo perché - un po’ pipetta un po’ maidircondo, assai slavata e adorabile. il problema, invece, arriva quando si legge la trama: lei è una ragazza timida e apparentemente un po’ stramba che durante un concerto si innamora di un chitarrista famoso, lui la scambia per una famosa cantante pop berlinese (barbara morgenstern?) e se ne ri-innamora prontamente, mollando la pseudo britnishpirs con cui è fidanzato; in seguito al flirt a lei viene prontamente proposto un contratto miliardario, e insomma in men che non si dica si già passati da ben gibbard ai bee hive.
vi ho mai detto che la tv tedesca è persino peggiore di quella italiana?

repubblica sempre sulla notizia. padre di calciatore proibisce ai giornali nominarlo

vorrei dire che è una scelta ideale. ho sempre trovato un’idiozia assoluta che i cittadini italiani residenti all’estero (come me, o anche molto piú a lungo di me) abbiano il diritto di mettere il naso nella politica di un paese a cui non li lega piú che un passaporto. per questo, ho vagamente meditato sulla possibilità di fermare la pazzia italoxenofila non votando, quest’anno; ma è stato un pensiero di breve durata.
molto piú prosaicamente, il mio comune italiano di ultima residenza non ha però aggiornato le liste elettorali, quindi io non sono stato iscritto a quelle della circoscrizione estero; e il mio consolato di riferimento è praticamente irraggiungibile via mail, fax, telefono, e form su internet. finirà che neanche questa volta voterò alle politiche: finora non mi è mai riuscito.
(poi certo, quando leggo cose come questa o questa la voglia di non votare per scelta mi cresce immensamente).

update!

la mia rinascita. abbastanza convinto da questo post dei polaroidi (e dal post ivi linkato) ho chiuso il mio account su myspace. il fatto che nel mio caso, contrariamente a quello che dicono tanti altri utenti, myspace non sia mai stato neanche lontanamente vicino a diventare addictive, è stato per quanto mi riguarda solo un’ulteriore spinta a non regalare piú un cent a murdoch. in compenso, ho aperto un account su last.fm, questo sì abbastanza addictive.
(non c’è bisogno che me lo dica qualcuno: lo so che se sono ridotto a far cominciare una catarsi dalla cancellazione di un account su myspace c’è grossa crisi - oppure piccola, a seconda dei punti di vista).

oggi si ascolta:
mars loves venus
delle brunettes

14/3/2006

what is my mind? negli ultimi mesi la direzione del mio lavoro si è leggermente spostata da un tipo di matematica molto astratta ad applicazioni un po’ piú concrete dello stesso tipo di matematica (va precisato che il concetto di “applicazione concreta” è parecchio diverso per un matematico teorico rispetto a – poniamo – un ingegnere). applicare i propri risultati non è un obbligo, ma è sempre bello vedere che un fisico, o un informatico, o un biologo hanno cercato per anni soluzioni ad un problema che tu puoi risolvere facilmente con le tecniche che hai sviluppato a tavolino senza immaginare che un giorno sarebbero servite a qualcun altro.
ultimamente mi è successo di trovare* una serie di articoli di neurobiologia che presentavano un modello, quello del cosiddetto “lumped soma” (soma concentrato), che sembrava fatto apposta per lasciarsi risolvere con le tecniche che ho sviluppato, insieme ai miei coautori, nel corso degli ultimi due anni.

per come l’ho capita, la questione è questa: se si prende un cervello e lo si divide fino alle sue componenti essenziali, si arriva al neurone, una complessa struttura ramificata (l’albero dendritico) che converge verso una pallina (il nucleo della cellula, detto soma), da cui si diparte una nuova ramificazione (l’albero assonale). quando il neurone è attraversato da una corrente elettrica, ci sono alcune parti che processano il segnale (cioè l’elettricità) in entrata e, modulandolo, lo passano ad altri neuroni che lo processeranno ulteriormente, e così via. senza entrare nei dettagli, in questo modo (non troooppo diverso dal funzionamento di un computer), il cervello può elaborare informazioni. se non che, all’interno di un neurone pare (mi sembra di aver capito sia la tesi piú in voga tra i neurobiologi) che una buona parte dell’attività di elaborazione del segnale venga effettuata dal soma, che ha una dinamica interna ben precisa, a differenza degli altri punti in cui le ramificazioni si incontrano o si separano (dove la corrente elettrica si limita a dividersi o sommarsi passivamente, secondo la legge di kirchhoff). ci sono numerosi modelli matematici che descrivono la propagazione di corrente elettrica in un neurone: fra le piú famose ci sono quello di hodgkin-huxley (che per questo hanno vinto anche il nobel per la medicina, nel 1961), non lineare e che per semplicità ignora la dinamica nel soma di cui ho appena parlato; e quello di rall, che invece è lineare ma considera condizioni piú complicate nelle ramificazioni del neurone – ed è quello che io studio matematicamente.
il problema di occuparsi di questioni applicate è che il rischio di prendere abbagli è alto: spesso non è chiaro quali semplificazioni sono accettabili e quali no, quali sono le concessioni da fare alla lingua tecnica per permettere ai non matematici (in questo caso, ai neurobiologi teorici) di non spaventarsi anche solo leggendo l’introduzione, e d’altro canto evitare di fare errori troppo grossolani nella presentazione del problema.
oggi leggevo sul quantum diaries survivor di come spesso il contatto con profani interessati possa migliorare di molto la chiarezza espositiva (e in qualche caso, persino la parte tecnica). mi farebbe molto piacere se qualche passante non tecnofobo avesse tempo e voglia di dargli un’occhiata (diciamo alle prime due sezioni, prima che ci si addentri *troppo* nell’analisi funzionale) e di avanzare critiche o suggerimenti.

* ho scoperto in questa circostanza che un certo numero di riviste di fisiologia permette il download libero dei file degli articoli pubblicati, a differenza di quelle matematiche e fisiche; non ne capisco bene il motivo, ma apprezzo grandemente. c’è una certa possibilità che il mio articolo oggi non esisterebbe, se non avessi avuto accesso libero a un certo database.

repubblica sempre sulla notizia - #2. nonna ‘fitness’: 92enne in palestra 3 volte a settimana
nonna ‘fitness’, cosi’ viene chiamata loreta torella, arzilla pensionata di novantadue anni, da tutti coloro che per tre volte a settimana frequentano, insieme a lei, una palestra di ceccano, cittadina ciociara a due passi da frosinone, ‘nota’ per aver dato i natali a fabiano del grande fratello. tuta acetata color crema e scarpette da ginnastica rigorosamente alla moda e via… l’ora di ginnastica della signora, classe 1914, inizia con saltelli, cyclette e movimenti cadenziati. nonna loreta, che vive a giuliano di roma, paese limitrofo a ceccano, per anni ha vissuto in america dove emigro’, in cerca di fortuna, negli anni ‘50. una donna forte, temprata dai dispiaceri che, pero’, non ha mai voluto rinunciare alla forma fisica. un’abitudine che e’ iniziata negli states tanti anni fa e che ha mantenuto anche una volta tornata qui in italia, a vivere con la figlia, il genero, i nipoti. “un’attivita’ che pratico con prudenza - ha spiegato nonna fitness - e che mi permette di essere ancora scattante. non potrei mai rinunciare ad indossare la tuta e le scarpe da ginnastica, mi sentirei morire’.

minimalismi. oggi sono stato in posta a fare una raccomandata. i bianchi passavano da un ingresso, i neri (e qualche bianco un po’ meno bianco) passavano dall’altro. allo sportello dei versamenti, dove i non-bianchi si dovevano dirigere, c’era un solo narcolettico impiegato in servizio, con trenta metri di fila fuori dall’ufficio postale; allo sportello di pacchi e raccomandata tre impiegati si grattavano la pancia. il tutto sotto lo sguardo beffardo di cinque poliziotti.
mi sono immensamente vergognato. mancava solo che separassero i bagni.

repubblica sempre sulla notizia. canton ticino: hunziker la piú famosa, batte del ponte

where is my mind? io ci avrei anche provato, a fare questo test qui – il piú hip della blogosfera italiana, oggi – ma poi dopo aver risposto a venticinque noiosissime domande il server si è bloccato e ho perso il risultato sulla mia collocazione politica.
allora, facciamo così: io vi dico quali sono secondo me i quattro punti fondamentali di un qualsiasi programma politico (i cinque piú importanti, ma forse anche i soli cinque che per me contino davvero, oggi) e voi mi date una buona ragione, se la trovate, per cui NON dovrei votare rifondazione – come ormai sarei deciso a fare (del resto, gli stigmi prima o poi devono passare, e dal 1998 di acqua sotto i ponti ne è passata). allora, nell’ordine:
1) piú tasseimposte per tutti (e meno impostetasse, magari);
2) piú immigrazione;
3) niente guerre neocoloniali;
4) piú finanziamenti alla ricerca pubblica;
5) piú laicità nello stato.

oggi si ascolta:
hot love
degli elf power.

12/3/2006

minimalismi. qualche tempo fa ho scoperto, sull’onda di un suggerimento bloggico, un cantante-scrittore tedesco di nome rocko schamoni, un post-punk proto-elettronico. la sua prima hit credo sia hallo, ich bin rocko schamoni, di metà anni ‘80. alla fine della canzone un coro di ubriachi si mette a cantare “we will we will rocko", esattamente come nello stesso periodo gli elio e le storie tese cantavano vivi rocco nel mitologico live a borgomanero.
chissà se altri rocchi al mondo hanno avuto la medesima brillante idea.

senza parole (il pascoli del xxi secolo).
è il sesso che rovina sempre tutto,
perché il sesso è l’amore con il trucco.
il sesso li ti lascia vuoto dentro.
il sesso ha rovinato il mondo,
perché il sesso non prende decisioni serie,
trova scuse, non vuole star con te…
e la poesia dov’è?

cioè, mettiamo il caso
che un sesso dice ad un amore
io ti bacerei lì
lì sulla caviglia
all’altezza, l’altezza della puglia
poi risalgo su, fino a bologna
poi riscendo giù, giù fino a firenze
poi mi fermo un mese su a milano

oh, al solito, due calecchie in gettoni d’oro a chi indovina da dove è tratta tutta questa meraviglia.

oggi si ascolta:
stop that pigeon
di reverend horton heat.

10/3/2006

“meglio fascista che frocio!” a me piacerebbe tanto che ci fermassimo un attimo, ci dimenticassimo di dieci anni di caciara mussoliniana sulle televisioni italiane, di dieci anni di leghismo diffuso, di dieci anni di sindaci di roma che cercano di negare il diritto al movimento glbt di sfilare perche’ a qualche chilometro di li’ potrebbero turbare la lunga agonia del papa. dimentichiamoci di tutto questo, tiriamo un lungo respiro, e guardiamo un attimo oltre i confini. in quale altro paese dell’europa occidentale* dare del frocio ad un politico avversario e’ un gesto politico? in quale paese dell’europa occidentale e’ anche solo lontanamente pensabile che un politico di punta della coalizione al governo faccia una cosa del genere? perche’ nessuno si svegliera’ in questo momento e non si rendera’ conto che LA POLITICA ITALIANA NON PUO’ PIU’ ANDARE AVANTI IN QUESTO MODO, che l’orgoglio fascista e l’orgoglio omofobo sono scomparsi da decenni dalle democrazie occidentali, che un paese in cui queste affermazioni sono tollerate non puo’ neanche fiatare sul concetto di “esportazione della democrazia".
forse tutte le polemiche e le incomprensioni sul presunto declino italiano sono dovute a queste: perche’ un paese regredisca sul panorama mondiale non occorre che faccia passi indietro: e’ sufficiente che la sua societa’ rimanga ferma per trent’anni mentre tutti gli altri camminano.

* ahime’, parlare di europa occidentale e’ necessario, che’ in europa orientale queste cose continuano ancora tranquillamente a succedere: negli ultimi due anni in polonia per esempio sono state vietate tutte le manifestazioni glbt, e per questo motivo ieri il presidente polacco kaczynski e’ stato contestato all’universita’ humboldt di berlino. in italia pera lo accoglierebbe con tutti gli onori, immagino.

la domanda del giorno. ogni tanto, a intervalli irregolari, provo un veloce e preoccupante moto di simpatia per gianfranco fini. le ultime due volte era stato quando aveva proposto il voto per gli immigrati e quando aveva annunciato di andare a votare al referendum sulla fecondazione assistita, per dire. poi torna un lurido fascista, ma per un attimo il velo di maia offusca la realta’.
insomma, ieri sera era ospite (insieme a dario franceschini, a maria giovanna maglie e ad antonella elia (ma perche’?)) del terrificante programma di anna la rosa. maria giovanna maglie lo incalzava chiedendogli perche’ mai la campagna elettorale e’ impostata solo su temi del tutto secondari, e mai i politici vogliono parlare di problemi concreti. dopo essere stato interrotto due volte (da un’intervista agiografica a saadi gheddafi e da una rassegna stampa di gianni ippoliti (ancora???)), fini ha guardato la maglie negli occhi e le ha detto (cito a memoria): “capisce perche’ oggi, in questa televisione, non riusciremo mai a parlare di temi reali?". in quel momento, per un millisecondo, ho persino pensato che avrei potuto votarlo.
la domanda inevitabile, a questo punto, e’: e’ nato prima l’uovo del dibattito politico basato sul niente o la gallina della sua terrificante rappresentazione televisiva?

oggi si ascolta:
charlie
di colin meloy (grazie a fio).

8/3/2006

repubblica sempre sulla notizia. senato: in rete www.marcellopera.it (e tra l’altro, in questo momento la cosa sembrerebbe anche essere non vera)

minimalismi. durante la pausa per il tè ho acceso la tv (quando torno a casa e ce l’ho sotto mano, improvvisamente divento teledipendente come l’amico isolano di nanni moretti in caro diario) e ho acceso - se si deve abbrutirsi, tanto vale farlo bene - rai2. in quel momento stavano intervistando una tizia e in sovrimpressione passava la scritta “la duchessina in dolce attesa".
giuro.

oggi si ascolta:
the worst taste in music
dei radio dept. (via l’amour a trois - se tutto il nuovo disco dovesse essere così, direi che i piú foschi presagi dovrebbero essere fugati).

6/3/2006

minimalismi. una delle prime cose che ho visto scendendo dall’aereo è stato il manifesto di an col disegno infantile di un bambino tra due uomini con la scritta “perché ho due papà?". sono senza parole e sono sempre piú convinto che i blog mi tacciano i punti salienti della cultura preelettorale italiana.

repubblica sempre sulla notizia. varese, dimentica hashish al supermercato, tra le verdure

oggi si ascolta:
the owls go (max tundra remix)
degli architecture in helsinki (grazie al sodale e ritrovato - per una settimana - concittadino).

2/3/2006

la domanda del giorno. l’unità pubblica sul suo sito il .ppt che la procura di milano ha creato per spiegare il caso dell’imam milanese rapito dalla cia. l’intento è da elogiare, ma dopo avergli dato uno sguardo la domanda è prima di tutto una: ma esiste qualcuno, in tutta la procura di milano, capace di creare un powerpoint decente?

minimalismi. screenshot della home page di google news in questo momento:

perché non possiamo dirci americani. la serata inizia pessimamente, con un trailer di handbuch der liebe in arrivo nelle sale tedesche, nel quale fanno orrendamente mostra di sé verdone, la littizzetto e soprattutto silvio muccino doppiati in un tedesco assurdamente privo di sbavature*. il razzismo positivo che vige in germania verso gli italiani fa sì che cagate del genere verranno mostrate nei cinema d’essai, forse per il loro esotismo, ma io ancora non me ne capacito.
si spengono le luci, e inizia il film.
il protagonista è un giovanotto scapestrato, che al ritorno dalla guerra non sapendo come sbarcare il lunario inizia a cantare rock’n'roll: il successo gli arride velocemente e finisce per dargli alla testa. si innamora di una cantante del suo gruppo che però non ci sta. passa qualche anno, lui finisce in un brutto giro ma ama ancora lei, lei lo aiuta, lui ritrova sé stesso e l’amore alla fine trionfa. fine, titoli di coda.
però, non è un film di elvis (per esempio amami teneramente o il delinquente del rock’n'roll), ma walk the line, il film di james mangold sugli anni giovanili di johnny cash. forse sono io a non capire bene il concetto di film biografico, o forse è solo che mi sarebbero interessati molto piú gli ultimi quindici anni della carriera di cash, e non i suoi primi quindici, ma insomma il film è una delusione assoluta. l’hanno detto in cinquecentomila prima di me, ma davvero è impossibile non restare perplesso, da europeo, di fronte al fascino assoluto esercitato sugli americani da chi ha successo, cade e infine si rialza. questo film non è nient’altro, come un qualsiasi musicarello di elvis, ahimé - o forse il problema è in noi europei, che appena sentiamo “johnny cash” pensiamo al dolente rivoluzionatore del country e ai dischi con nick cave e will oldham** mentre per gli americani questo è solo un biopic di botteghino dedicato ad un cantante dall’immenso successo radiofonico, neanche troppo controverso.
il film, in quanto tale, non è niente - e tutto sommato è normale che sia così, come i film di elvis; solo che i film di elvis avevano almeno le canzoni cantate da elvis, mentre questo film su johnny cash ha - beh, ha le canzoni cantate da joaquin “leaf” phoenix***, e scusate ma chissenefrega. nulla è approfondito, phoenix è ridicolo quando dovrebbe essere ubriaco e ancora peggio quando dovrebbe essere impasticcato (un tossico meno credibile non lo si ricordava dai tempi di al bano in champagne in paradiso). e insomma, lo so che non si può chiedere il realismo assoluto ad hollywood, ma il senso di questo film è tutto nel confronto fra queste due foto.

* un giorno affronterò il discorso del doppiaggio in tedesco dei film stranieri, e del fatto che sembra che tutti i doppiatori parlino come dj di radio italiane anni ‘80.
** e in questo non siamo per niente diversi dai tedeschi che appena sentono parlare di un film italiano pensano ad una commedia romantica piena di sole e di colosseo.
*** per essere un film biografico, la somiglianza tra phoenix e cash è davvero scarsa: per tutto il film phoenix ricorda soprattutto robbie williams, tranne durante una scena memorabile in cui sembra la controfigura di francesco baccini.

repubblica sempre sulla notizia. toro scatenato destinato al macello abbattuto da polizia

oggi si ascolta:
o let it be
di bonnie ‘prince’ billy nella versione live che appare in summer in the southeast (e qualcuno mi dica se non è una grandiosa citazione di i wanna be your dog. comunque secondo me occorrerebbe discutere della maniera indecente in cui will oldham viene ignorato da blog e stampa varia - forse per il suo eccesso di produzione? eppure rimane comunque sotto la logorrea del connor oberst dei tempi d’oro).

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ah,un'altra cosa: mentre con mozilla o firefox questo blog è sciccosissimo, visualizzato con ie è orrendo. fa schifo ai cani. lasciate perdere, dico davvero, vi rovinate la vita. se proprio dovete, allora usate i feed rss, per esempio con bloglines.

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