i concerti del 2006/ sembrano assai sintetic(e?)i. che mi sia perso qualche evoluzione della cultura pop italiana negli ultimi mesi passati in germania echiaro subito, non appena entro dentro lo zenzero di bari per il concerto dei baustelle. sono le 11 (orario quasi da sound-check, per gli standard baresi) e invece il locale e giacosi gremito che, nonostante tutte le buone intenzioni e i frenetici tentativi, il sodale ed io non riusciamo ad avanzare oltre metasala.
a dire il vero, il gruppo spalla sta gia suonando: i toys orchestra me li aspettavo - o ricordavo - diversi, piu´ pop; invece ieri sera tirano fuori una musica parecchio acida e poco orecchiabile. not my cup of tea, almeno non ieri sera. cantante assai caruccia, pero.
dopo i toys orchestra la sala, invece di svuotarsi un po’ per i rifornimenti di birra, si riempi ulteriormente, e io inizio a capire con terrore che assai probabilmente non riusciro neanche a vedere da vicino rachele. mmm. il gruppo entra in scena e si scatena il delirio, una roba che non vedevo per un gruppo italiano dai tempi d’oro dei subsonica. evidentemente avevo sottovalutato il passaggio alla warner, eppure continuo a pensare che - per suoni, ma soprattutto per temi trattati - i baustelle non siano esattamente una boy-band ultrapop. o forse vale davvero che ogni gruppo, financo john zorn, messo in heavy rotation per un tempo sufficientemente lungo riesce ad entrare nelle orecchie di chiunque.
insomma, i baustelle entrano in scena e subito qualcosa non mi torna: bianconi sembra davvero un
badly drawn boy italiano (col casco di banane in testa a sostituire il cappello di lana da pusher), rachele mi spezza il cuore presentandosi quasi come l’irene grandi d’antan, e il resto del gruppo non si fa molto notare, a parte le bizzarre pose blues del chitarrista (nella foto qui a lato).
il concerto eparecchio normale, musicalmente niente di piu´ e niente di meno di quanto aspettassi; purtroppo, sociologicamente assai piu´ sopra le righe di quanto sperassi. la gente salta, canta in coro anche le canzoni piu´ vecchie (capisco conoscere <b>la malavita</b>, ma le loro prime cose? dov’erano tutti questi esegeti quando io per un anno intero ho cercato inutilmente su soulseek il <b>sussidiario illustrato</b>, all’epoca fuori catalogo?), poga addirittura (<i>oddio</i>) - ma discretamente, come se si trattasse dei no doubt -, c’e costantemente in aria una selva di telefonini scattanti, ad un certo punto una ragazza sale sulle spalle del suo compare e ci rimane ad ondeggiare per mezza il corvo joe - ed esubito festivalbar.
della musica non c’e molto da dire, un po’ perche´ l’acustica era persino peggiore di quella solita dello zenzero, un po’ perche´ avrei poco da aggiungere a quanto scritto da daniele in occasione del concerto di roma: giusto che i suoni, sia per composizione della scaletta sia per esecuzione dei pezzi, erano assai meno electropop di quello che mi aspettassi (per dire, niente reclame); e poi rachele era molto sulle sue, passando la sera seduta a suonare tastiere molto in secondo piano, di fronte ad un microfono dal volume bassissimo - un’interpretazione maliziosa eche fosse una scelta precisa fatta per limitare i danni; lo stesso bianconi, sempre sotto i riflettori, non ha azzardato nessun acuto - la cosa si e fatta imbarazzante su la canzone di alain delon, durante la quale i ritornelli erano cantati sempre un’ottava sotto, fino ad allontanarsi impercettibilmente e nei momenti piu´ impegnativi, per uscire dal raggio del microfono. dopo un’oretta i baustelle escono di scena, tre minuti e sono di nuovo sul palco a fare i quattro bis, tra cui la richiestissima canzone del riformatorio (boh: ma la gente i testi li ascolta?).
di positivo c’eda dire che alla fine, quando rachele si attarda sul palco, la massa di cani e porci e piu´ interessata a farsi scattare foto abbracciata a lei e/o a guardarle le tette che a inseguire psicoticamente la tracklist: ecco perche´ io sono riuscito elegantemente ad entrarne in possesso (nei commenti la trascrizione integrale), prima di fermarmi a mia volta a guardarle le tette. non mi giudicate male: e` stato solo l’estremo tentativo di risollevare una mia attrazione in caduta libera, non ultimo per colpa del suo fighettissimo abbigliamento (aveva persino delle scarpe coi tacchetti, sotto i jeans…).
alla fine la blocco e, guardandola per lo piu´ negli occhi, le chiedo disperato “rachele, dimmi che non andate a sanremo, ti prego” “no” “…” “no, non ci voglio andare". ma lo dice triste: secondo me non ci credeva granche´ neanche lei, ahime´.
la trascrizione della tracklist:
cronaca nera
i provinciali
arriva lo yeye
sergio
a vita bassa
lova affair [sic]
revolver
uram
il parco
la guerra e` finita
per una bambola
le vacanze dell’83
***
alain delon
arrivederci
gomma
riformatorio
Comment by dμ — 7/1/2006 @ 3:12 pm
comunque i baustelle fanno cagare grossi stronzi a forma di omino che caga.
Comment by dr.psycho — 7/1/2006 @ 6:55 pm
“forse vale davvero che ogni gruppo, financo john zorn, messo in heavy rotation per un tempo sufficientemente lungo riesce ad entrare nelle orecchie di chiunque”
io penso sia proprio così
Comment by Yoshi — 8/1/2006 @ 10:55 am
rachele ha le tette? comunque, i cani e porci avevano fatto già razzia dell tracklist prima di te e se tu ne sei entrato elegantemente in possesso è stato solo perché ho notato che ne era rimasta una dietro la batteria
Comment by maxcar — 8/1/2006 @ 8:05 pm
> rachele ha le tette?
no, ma è occorso un accurato studio per accertarlo.
>se tu ne sei entrato elegantemente in possesso è stato solo perché ho
>notato che ne era rimasta una dietro la batteria
t’inganni, caro sodale. già l’avevo notato da solo.
Comment by dμ — 9/1/2006 @ 9:37 am
la canzone del riformatorio è il capolavoro dei baustelle.
Comment by diderot — 24/1/2006 @ 9:56 pm