non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda! (freak antoni)


30/1/2006

repubblica sempre sulla notizia. moda: gattinoni, omaggio al ballo. sfila la figlia di veltroni

happy (sha la la la). fabrizio cita un articolo di panorama che a sua volta riporta un’indagine statistica sulla felicità degli italiani e su quanto siano contenti di vivere in italia. secondo me il dato piú sconvolgente è che degli italiani che si dicono soddisfatti di vivere in italia il 71,9% (ben oltre due terzi degli intervistati che hanno dato questa risposta), il settantuno virgola nove, dicevo, ha come titolo di studio la licenza elementare. non so a voi, ma a me sembra una percentuale mostruosa. pur con tutto il classismo che - lo ammetto - giustifica il mio inconscio stupore, ma che la soddisfazione sia così fortemente legata alla bassa istruzione mi sembra una realtà - come dire - leopardiana: l’ottusa felicità prepositivista del venditore di almanacchi.

(tra l’altro: ma ci sono ancora, oggi, in italia, così tante persone che non hanno neanche la licenza media?).

oggi si ascolta:
operai nella tormenta - i idrocarburi
di non so bene chi, ma so che già l’adoro (somatizzate!).

26/1/2006

repubblica sempre sulla notizia. bolivia: morales è scapolo, sorella sarà la first lady
(ci tengo a sottolineare che questa è la prima notizia che repubblica dà sulla bolivia da 38 giorni).

cosa sta diventando questo paese. la germania è per me quello che gli usa sono per altri: un paese aperto, ospitale per gli immigranti, pieno di opportunità per gli ultimi arrivati. quando sono arrivato qui per la prima volta, sette anni e mezzo fa, piú di ogni altra cosa mi aveva colpito il numero di immigrati e la loro apparente integrazione nella società - una società, va pur detto, peraltro molto piú classista di quella italiana, a partire dal sistema scolastico.
ora le mie certezze si stanno lentamente indebolendo. i segnali sono stati vari, e pessimi, nel giro delle ultime tre settimane.
la regione in cui lavoro, il baden-württemberg, ha deciso di introdurre un questionario che testi la fedeltà ai valori costituzionali di alcuni tra quelli immigranti che fanno domanda di cittadinanza. le domande vertono sulle opinioni sulla libertà di culto, sul ruolo della donna nella società, sulla violenza domestica, sull’omosessualità. attenzione: già oggi in germania chi oggi faccia domanda di cittadinanza deve superare un esame, in tedesco, in cui dimostra di padroneggiare sistema e valori della democrazia tedesca. questa trentina di domande del baden-württemberg, però, hanno un problema essenziale: saranno rivolte solo agli immigrati musulmani. non a cinesi, non a siciliani o cretesi, non a etiopi. non - ovviamente - a chi nascendo in germania si è già conquistato il diritto democratico di pensare che gli omosessuali sono una piaga della società, che le donne dovrebbero restare a casa, che un po’ di mazzate non possono che fare bene ai bambini, di votare un partito neonazista. questo questionario non è rivolto al cittadino (già) tedesco sessantenne quadratico medio, insomma. (come spesso accade in fatti di immigrazione in germania, le immigrate di origine turca sono le piú accese sostenitrici delle misure di contenimento dell’islam nella società tedesca: qui un intervento, su un giornale di sinistra, di una sociologa turco-tedesca consulente del governo regionale del baden-württemberga).
il secondo segnale sconcertante è stato il divieto, formulato nei giorni scorsi da un consiglio d’istituto di una scuola professionale di berlino (90% di studenti di origine straniera), di parlare lingue diverse dal tedesco nella scuola. non solo a lezione, non solo nelle classi: parlare turco (o curdo, o arabo, o italiano) è vietato durante la ricreazione, mentre si gioca a calcio o pallamano, nel corso delle gite scolastiche. sempre. e se sei un ragazzo appena arrivato in germania e non ci riesci, o se tua sorella (e tua compagna di scuola) con te ha parlato turco da quando siete nati, cazzi tuoi: du bist deutschland.

(prevedibilmente, l’spd berlinese difende il divieto - chissà perché allora non lo estende in tutta wedding, e anzi anche nelle altrettanto turche scuole di kreuzberg. mi chiedo invece, sul serio, cosa pensano di questa cosa gli antideutsch).

come imparai ad esportare la democrazia e a non preoccuparmi. clap, clap, clap.
del resto si sa, sono due anni che in tutto il mondo i partiti bushiti trionfano.

update. sempre a proposito di nuove entusiasmanti esperienze di democrazia bushita, ecco come un europarlamentare del partito di centrodestra (e filoamericano) al potere in polonia fa propaganda per l’abbattimento della sinagoga di poznan).

oggi si ascolta:
be gentle with me
dei boy least likely to (quanto di piú pastellosamente indie uno possa immaginarsi - canzoni sulle case sugli alberi a parte - ai limiti del bisogno di insulina).

24/1/2006

il mirabolante rincoglionimento di vauro.

(vauro sul manifesto del 24.01.06)

infanti. il centrosinistra, come spesso succede, ha votato contro una proposta della cdl a prescindere. in questo caso si trattava di riservare ad ognuno dei due sessi almeno un quarto dei posti nelle liste elettorali. la proposta, in effetti, non è passata. qualcuno mi spiega? perché se la destra argomenta “gne gne gne” la sinistra non riesce ad andare oltre il “pappappero"?

minimalismi. stamattina da queste parti faceva tanto freddo, ma tanto freddo, che se lo tenevo nella tasca esterna della giacca il lettorino mp3 non mi si accendeva neanche.

repubblica sempre sulla notizia. australia: vomito di balena sulla spiaggia, vale una fortuna

minimalismi pop. offerta di un’agenzia di viaggio di ulm:

“roma con udienza papale - a partire da 699€”

oggi si ascolta:
stardust
degli irene (i ringraziamenti sono - come spesso succede - dovuti ai polaroidi).

23/1/2006

la domanda del giorno. ogni volta che si parla di un regime italiano, si alza qualcuno (di sinistra, ovviamente) a dire che no, che berlusconi sta solo forzando le regole interne del sistema: occupa le tv, ma in fondo è legittimato a farlo; fa e disfa ministri senza chiedere al parlamento, ma insomma non è un problema; cambia la legge elettorale, e chi non lo farebbe nella sua situazione. ora vorrei che qualcuno, una volta per tutte, si sedesse con calma e mi dicesse oltre quale punto (ma poi non potrà ritrattare) berlusconi verrà finalmente considerato come un gollista, se non come un dittatore. decidere a suo piacimento se e quando sciogliere le camere basta?

(a parte il fatto che de gaulle, almeno, ha reso la francia un posto ricco e, tutto sommato, ha saputo terminare guerre ingarbugliate invece di iniziarne altre senza capo né coda).

far finta di essere d’accordo con sé stessi. e insomma, l’altra sera parlando col mio amico spagnolo di cui sotto si arriva alla fatidica domanda su cosa succederà ad aprile in italia. io gli dico che non sono piú tanto fiducioso come nove mesi fa, ma che vorrà pur dire qualcosa il fatto che tanti topi stiano abbandonando la nave della cdl - a partire dalle amministrazioni locali.
iniziamo a parlare dei voltagabbana, e lui mi racconta che in spagna c’è una specie di accordo fra socialisti e popolari che funziona in questo modo: se qualcuno in una città molla il suo partito per passare con la maggioranza, il suo partito lo espelle; viceversa, il partito a cui ha dato sostegno espelle in blocco tutti gli amministratori che hanno tratto giovamento dal suo gesto. io lì per lì sono rimasto un po’ basito, mi sembra un po’ strano che un partito si tagli proprio tutte le clientele a livello locale; ma pare la cosa sia applicata e funzioni. poi mi sono reso conto che, ovviamente, il sistema non può essere applicato a chi, semplicemente, dopo un mandato con una forza decide di passare all’altra; e quindi si dovrà limitare l’applicazione a chi cambia cavallo in corsa. tutto contento per questa scoperta politologica mi apprestavo a fare un post grondante indignazione e ammirazione per la spagna.
poi mi sono ricordato che quando bossi ha fatto cadere il governo, i miei amici ed io abbiamo fatto i caroselli per bari come dopo una vittoria ai campionati di calcio.
d’oh!

repubblica sempre sulla notizia. telegatti: la hunziker, non prendo impegno di ridere di meno

minimalismi. la settimana scorsa è venuto a trovarmi un mio caro amico spagnolo, e poi sono andato a trovare io una mia conoscente croata. l’uno e l’altra studiano in germania, uno è arrivato qui con me otto anni fa, l’altra pochi mesi fa. con entrambi, come al solito il discorso arriva prima o poi sullo stato dei rispettivi stati. nessuno dei due è particolarmente nazionalista (neanche z., almeno per gli standard croati), entrambi apprezzano la propria vita in germania. a tutti e due sembra naturale, visti i progressi fatti dal proprio paese negli ultimi cinque anni, pensare di poter tornare (magari anche entro un anno) a vivere dalle proprie parti. ecco, io sto cercando di ricordarmi quand’è che ho sentito per l’ultima volta un italiano parlare dei progressi fatti in italia nei cinque anni precedenti.

(ah, già che ci sono: a., professoressa a contratto di architettura a bari, 300€/mese; m., professore a contratto di economia a valencia, 1900€/mese).

oggi si ascolta:
giovinetto dal viso porcino dei cany (grazie a colas).

16/1/2006

la domanda del giorno. ma sono il primo a cui sembra di essere stato catapultato nel 1997, quando guardo certi myspace? (ad esempio - senza offesa - questo di alcuni miei concittadini). ogni tanto mi aspetto di vedere comparire il gif con l’omino nero su sfondo giallo che spala.

(non si lascia invece mancare niente questo fantastico sito di un bimbo indiano giunto agli onori della cronaca quando repubblica ha ritenuto, con soli tre anni e due mesi di ritardo, di riferire del suo incontro con bill gates - ma dimenticando chissà perché di riferire dell’incontro con bill gatesclinton, a cui il toccante gif qui accanto si riferisce: grazie alla sfuggente zazie per la delazione).

“vediamo un po’: l’abbiamo già rifatta la lite su come è caduto il governo prodi?” baaaaaaasta. non se ne può più. per l’ennesima volta il titolone di repubblica (non il new york times, d’accordo) è dedicato a se e come stracazzo arrivare al partito democratico. davvero, cari quadri dell’unione, perché non riuscite a convincervi che (cito le immortali parole di leonardo) le geometrie interne dell’unione ci hanno sfracellato i coglioni? esiste un altro paese al mondo in cui il dibattito politico sia così spaventosamente sterile?

repubblica sempre sulla notizia. vip, voight alla jolie: lasciami fare il nonno

per la cronaca. lo annuncio, così poi non potete dire che non vi avevo avvertiti: i gogol bordello sono uno dei gruppi più molesti che abbia mai ascoltato. non avrei mai immaginato che potesse esistere un incrocio di bregovic e bandabardò, e che un incrocio perverso del genere potesse avere esiti così disgustosi.

oggi si ascolta:
this is the dream of win and regime
di final fantasy (qua se ne trova il video: qualcuno mi sa rivelare l’età della protagonista e dirmi quindi se il mio è un amore legale o no?).

12/1/2006

un raggio di ragionevolezza. saro’ cattivo e crudele, ma questi nostri militari che vanno in iraq e che muoiono che eroi sono? questi vanno a fare la guerra perche’ sono pagati. i nostri partigiani ci andavano a gratis per la liberta’!". mario rigoni stern via repubblica.it.

c’è un cartello di ricchioni che… oggi mi è arrivata una mail di una signora (lettrice?) che mi chiede di fare il delatore segnalando un sito alla polizia postale. dopo averci pensato ho deciso di non farlo, sia perché immagino che della segnalazione si sia già occupata lei stessa e non credo che la polizia postale si attivi di piú quante piú mail arrivano loro, sia perché il sito in questione è assai triste ma non so se lo sia tanto da farlo chiudere con la forza.
qual è il sito in questione? questo. dico subito che vale una lettura, anche se non raggiunge i livelli dell’indimenticato centro culturale san giorgio. il sito sembra gestito da un tizio che se in alcuni momenti è solo orrendamente omofobo (ma non molto piú di un qualsiasi ruini) in altri sconfina abbondantemente nella farsa. cito il post del 19 dicembre: la notizia della diffusione dell’omosessualità nel mondo del calcio italiano è chiaramente una falsità mirante a destabilizzare i valori della nostra società. grillini ha voluto tirare acqua al suo mulino, infangando uno degli sport, non solo tra i più virili, ma che più connotano il nostro paese.
i grassetti sono miei. qui sotto, la foto di una riunione dell’associazione.

(se ancora non vi basta, ecco qui un altro elegante manifesto omofobo - questa volta però a cura dei fascisti salernitani, non marziani).

repubblica sempre sulla notizia. figurina panini: non teme playstation e aggredisce adulti

oggi si ascolta:
l’amour d’cuisine
di safety scissors con francoise cactus.

7/1/2006

senza parole. stasera mi sono concesso un quarto d’ora di abbrutimento televisivo, lasciandomi affascinare dal tipico programma da sabato sera di raiuno. c’era antonella clerici fasciata di rosso che si esaltava perché per la prima volta (nella storia?) un matrimonio religioso (non uno pulcioso in municipio, quindi) sarebbe stato mostrato in tv - “matrimoni di reali” a parte. e di fronte all’analogo entusiasmo dei due imminenti sposi, la clerici si faceva parroca mettendosi ad urlare “che dio benedica il vostro amore". tutto questo, lo ripeto, non era una trasmissione di radio maria, ma della più grande pubblica italiana.
comprenderete quanto sia contento di lasciare la teocrazia berlusconiana d’italia per tornare nella repubblica federale di germania. una conseguenza di questo spostamento è che, come per tutto l’autunno, il tempo per bloggare si ridurrà assai. non piangete e consolatevi tornando a leggere il redivivo leonardo (ora anche coi commenti!).

repubblica sempre sulla notizia. festival sanremo: polemica per spot tv su fiori di pescia

i concerti del 2006/ sembrano assai sintetic(e?)i. che mi sia perso qualche evoluzione della cultura pop italiana negli ultimi mesi passati in germania e` chiaro subito, non appena entro dentro lo zenzero di bari per il concerto dei baustelle. sono le 11 (orario quasi da sound-check, per gli standard baresi) e invece il locale e` gia` cosi` gremito che, nonostante tutte le buone intenzioni e i frenetici tentativi, il sodale ed io non riusciamo ad avanzare oltre meta` sala.
a dire il vero, il gruppo spalla sta gia` suonando: i toys orchestra me li aspettavo - o ricordavo - diversi, piu´ pop; invece ieri sera tirano fuori una musica parecchio acida e poco orecchiabile. not my cup of tea, almeno non ieri sera. cantante assai caruccia, pero`.
dopo i toys orchestra la sala, invece di svuotarsi un po’ per i rifornimenti di birra, si riempi ulteriormente, e io inizio a capire con terrore che assai probabilmente non riusciro` neanche a vedere da vicino rachele. mmm. il gruppo entra in scena e si scatena il delirio, una roba che non vedevo per un gruppo italiano dai tempi d’oro dei subsonica. evidentemente avevo sottovalutato il passaggio alla warner, eppure continuo a pensare che - per suoni, ma soprattutto per temi trattati - i baustelle non siano esattamente una boy-band ultrapop. o forse vale davvero che ogni gruppo, financo john zorn, messo in heavy rotation per un tempo sufficientemente lungo riesce ad entrare nelle orecchie di chiunque.
insomma, i baustelle entrano in scena e subito qualcosa non mi torna: bianconi sembra davvero un badly drawn boy italiano (col casco di banane in testa a sostituire il cappello di lana da pusher), rachele mi spezza il cuore presentandosi quasi come l’irene grandi d’antan, e il resto del gruppo non si fa molto notare, a parte le bizzarre pose blues del chitarrista (nella foto qui a lato).
il concerto e` parecchio normale, musicalmente niente di piu´ e niente di meno di quanto aspettassi; purtroppo, sociologicamente assai piu´ sopra le righe di quanto sperassi. la gente salta, canta in coro anche le canzoni piu´ vecchie (capisco conoscere la malavita, ma le loro prime cose? dov’erano tutti questi esegeti quando io per un anno intero ho cercato inutilmente su soulseek il sussidiario illustrato, all’epoca fuori catalogo?), poga addirittura (oddio) - ma discretamente, come se si trattasse dei no doubt -, c’e` costantemente in aria una selva di telefonini scattanti, ad un certo punto una ragazza sale sulle spalle del suo compare e ci rimane ad ondeggiare per mezza il corvo joe - ed e` subito festivalbar.
della musica non c’e` molto da dire, un po’ perche´ l’acustica era persino peggiore di quella solita dello zenzero, un po’ perche´ avrei poco da aggiungere a quanto scritto da daniele in occasione del concerto di roma: giusto che i suoni, sia per composizione della scaletta sia per esecuzione dei pezzi, erano assai meno electropop di quello che mi aspettassi (per dire, niente reclame); e poi rachele era molto sulle sue, passando la sera seduta a suonare tastiere molto in secondo piano, di fronte ad un microfono dal volume bassissimo - un’interpretazione maliziosa e` che fosse una scelta precisa fatta per limitare i danni; lo stesso bianconi, sempre sotto i riflettori, non ha azzardato nessun acuto - la cosa si e` fatta imbarazzante su la canzone di alain delon, durante la quale i ritornelli erano cantati sempre un’ottava sotto, fino ad allontanarsi impercettibilmente e nei momenti piu´ impegnativi, per uscire dal raggio del microfono. dopo un’oretta i baustelle escono di scena, tre minuti e sono di nuovo sul palco a fare i quattro bis, tra cui la richiestissima canzone del riformatorio (boh: ma la gente i testi li ascolta?).
di positivo c’e` da dire che alla fine, quando rachele si attarda sul palco, la massa di cani e porci e` piu´ interessata a farsi scattare foto abbracciata a lei e/o a guardarle le tette che a inseguire psicoticamente la tracklist: ecco perche´ io sono riuscito elegantemente ad entrarne in possesso (nei commenti la trascrizione integrale), prima di fermarmi a mia volta a guardarle le tette. non mi giudicate male: e` stato solo l’estremo tentativo di risollevare una mia attrazione in caduta libera, non ultimo per colpa del suo fighettissimo abbigliamento (aveva persino delle scarpe coi tacchetti, sotto i jeans…).
alla fine la blocco e, guardandola per lo piu´ negli occhi, le chiedo disperato “rachele, dimmi che non andate a sanremo, ti prego” “no” “…” “no, non ci voglio andare". ma lo dice triste: secondo me non ci credeva granche´ neanche lei, ahime´.

spie come noi. l’archeologa tedesca rapita a dicembre in irak, accusata di essere una spia e infine rilasciata, una spia lo era davvero - per i servizi segreti tedeschi. a parte che a questo punto non si capisce bene il senso della sua volonta` di tornare in irak; ma soprattutto, forse andrebbero rianalizzati alcuni altri rapimenti analoghi dell’ultimo anno - anche italiani?

oggi si ascolta:
la canzone del riformatorio
dei baustelle.

4/1/2006

confronti.

mia (ex-)banca italiana
mia banca tedesca
possibilita` di eseguire operazioni via internet
con aumento del canone mensile
con sconto sul canone mensile
spese per bollettini per l’estero di importo superiore ai 12.000€
50€
15€
sostituzione di un bancomat smagnetizzato
al costo dell’ordinazione di una nuova carta
gratuita
cambio di valuta
con commissione
gratuito per i correntisti
versamento di un assegno
possibile solo nella mia agenzia
possibile in tutte le agenzie della banca in tutta la germania
tempo che passa tra il versamento di un assegno e la disponibilità del denaro sul conto
otto giorni lavorativi
un giorno lavorativo
“tu” dato ad ogni correntista di eta` apparentemente inferiore ai 30 anni
si`
no
accesso alla banca piu´ difficile dell’ingresso in una centrale nucleare
si`
no
limite di operazioni gratuite, inclusi pagamenti col bancomat ed estratti conto, inclusi nel canone di 5€/mese
5/mese (oltre: 1,30€/operazione)
illimitate
spese per la chiusura di un conto

20€
0€
tempo necessario per la chiusura di un conto
due ore
un quarto d’ora

non stupira` a questo punto che una delle maggiori soddisfazioni di queste vacanze di natale sia stata la (definitiva?) chiusura del mio conto corrente italiano, con contestuale maledizione a fazio: quando le banche italiane saranno impalate da quelle straniere sara` sempre troppo tardi.

la citazione della settimana. ad esempio, che uomo descrivono l’iliade e l’odissea? […] un uomo che antropomorfizza la propria voce interiore e il proprio inconscio sotto forma di dei, che gli appaiono quotidianamente in forma visibile e udibile, e coi quali egli conversa e discute in palese dissociazione mentale. un uomo oggi internato nei manicomi o nei conventi, ma che allora evidentemente circolava in liberta` per le strade.
da piergiorgio odifreddi, il matematico impertinente (2005).
sto scoprendo di amare odifreddi; voglio dire, sapevo che era puntiglioso, polemico, iperrazionalista e marxista, ma non speravo di trovare una combinazione di puntigliosita`, amore per la polemica, iperrazionalita` e marxismo cosi` estrema. fantastico.

che la tecnica influenzi la fruizione dell’arte non lo invento certo io. quest’anno per una serie di vicende (arrivo di fastweb nella mia vita, trasloco in una casa senza stereo, acquisto di un lettorino, giornate passate in gran parte sul lavoro…) ho iniziato ad ascoltare musica essenzialmente come mp3. ora, il punto non e` tanto che col computer si finiscono per scaricare solo singoli (la vecchia tesi degli analisti barbogi in stile repubblica cinque anni fa), che´ alla fine con la banda larga i dischi si scaricano per intero, e poi per lo piu´ si finisce per comprarli anche; no, la questione e` che ora basta un win+b per passare alla traccia successiva e - peggio ancora - che nelle playlist si finiscono per mettere sempre i soliti cento pezzi al mese. finisce che, per la prima volta in vita mia, mi ritrovo ad adorare dischi quasi solo per un singolo pezzo: e` il caso, ad esempio, dei clap your hands say yeah!, per i quali il buon amarok mi informa che il 97% dei miei ascolti e` stato relativo a - indovinate - the skin of my yellow country teeth (altri esempi, piu´ sfortunati perche´ alla fine non sono entrati in classifica: our days in kansas dei tullycraft e come on! feel the illinoise di sufjan stevens: quando ripensero` al 2005 non potro` non ricordarmeli).
a questo punto, in questa fase di ascolti focalizzati al limite della monomaniacalita`, ha ancora senso stilare una classifica dei dieci dischi migliori dell’anno? evidentemente si`, visto che gecco lo chiede ancora una volta. non e` un mistero, comunque, che i primi quattro posti in classifica siano per quattro dischi che, per vari motivi, ho percepito anche e soprattutto come unita` integre, ascoltati e riascoltati nell’autoradio, o nel lettorino mp3, come tali e non all’interno di raccolte. un motivo ci sara`.
here we go:

10) aqueduct - i sold gold
9) momus - otto spooky
8) bright eyes - i’m wide awake it’s morning / digital ashes in a digital urn
7) jeans team - musik von oben
6) the boy least likely to - the best party ever
5) clap your hands say yeah
4) the decemberists - picaresque (+ picaresquities ep)
3) lcd soundsystem
2) strip squad - the adventures of
1) adam green - gemstones

(dischi che a inizio anno ero convinto sarebbero stati nella top 10 e invece no: spoon, stereo-total, grandaddy, raveonettes, fiery furnaces, sleater kinney e, soprattutto, dEUS. delusioni? aspettative troppo alte? mezzi passi falsi? boh. disco che invece c’e` andato inaspettatamente vicino: gorillaz. strokes non pervenuti. (13&god, anybody?))

oggi si ascolta:
mathematicalli
del boy group.

2/1/2006

la mia argomentata analisi. dopo lunga riflessione ho deciso: cazzi dell’ucraina.
vi piace giocare a fare i liberisti (attenzione: non sto dicendo che invece putin sia il paladino del socialismo che guiderà il mondo verso il sol dell’avvenir)? benissimo: accomodatevi e pagate il duro prezzo delle leggi di mercato. ma fare i capitalisti e poi chiedere di non sentirne gli effetti mi sembra un atteggiamento - lo dico - assai italiano. forse yushenko dovrebbe iniziare a frequentare berlusconi un po’ di piú.

care italiane, cari italiani,

l’indiecena di capodanno a bologna mi ha fatto pensare che forse non ci siamo capiti. non stavo scherzando, è una richiesta formale: scaricate e innamoratevi degli strip squad. non chiedo altro al 2006 (annichilimento di berlusconi a parte).

ah, quasi dimenticavo:
possa il 2006 portare serenità a voi, alle vostre famiglie, alla nostra amata patria. viva l’italia!

repubblica sempre sulla notizia - #3. fenicottero rosa in difficoltà salvato da polizia (grazie a fabrizio)
(si ammiri la punteggiatura: […] infatti anche il trasporto fino al comando della polizia provinciale ha avuto dei risvolti a dir poco “bellissimi". i colleghi al comando si sono visti arrivare la pattuglia, composta dagli agenti mugelli e paoli, con il capopattuglia che aveva in collo, come un bambino il fenicottero ferito il quale, tranquillizzatosi aveva appoggiato la testa sulla sua spalla.)

repubblica sempre sulla notizia - #2. il medrano torna a roma, tra brivido ed esotismo
(la notizia si sviluppa su tre (dico: tre) diversi lanci; l’ultimo si conclude con: dopo aver dipinto con pennellate d’allegria molte citta’ di tutto il mondo, il circo medrano, in occasione del 132mo anniversario della sua fondazione torna dunque a roma con uno spettacolo frizzante, spumeggiante e speziato per soddisfare i gusti di tutti, anche dei piu’ sofisticati.)

la regola dell’amico. a dover proprio scegliere, uno secondo me e` il chiaro, evidente, distintivo segno della cultura (si fa per dire) meridionale: l’esistenza degli amici. attenzione: non degli amici, quelli con cui esci la sera e prendi una birra raccontando dell’ultima settimana; no, degli amici, quelli che se li incontri in ascensore inizi a leggere con interesse i limiti di peso e la data di ultima revisione, ma poi all’occorrenza si presume siano in grado di sbloccarti un intoppo burocratico con la sola imposizione delle mani.
il meridionale ha orrore di ogni sportello e di ogni impiegato e di ogni modulo da compilare: ricorrerebbe all’intervento del pescivendolo conosciuto trent’anni prima durante il car a salerno un cui cugino lavora alle poste pur di evitare di andare da uno sportellista qualsiasi a chiedere conto di un pacco spedito due settimane prima e non ancora arrivato*. va detto che a volte e` l’amico stesso che ti insegue e ti obbliga a servirti di lui: tipicamente, gli amici ti rivolgono la parola e ti annunciano solenni che per amicizia riusciranno ad agevolare pratiche che normalmente richiederebbero - diciamo - una settimana: “torna fra due giorni, non ti preoccupare". e tu vorresti dire “ma no, ma che vuoi, ma chi te lo chiede", e invece devi ringraziare e sorridere, pur sapendo benissimo come andra` a finire.
la cosa sarebbe anche tollerabile se non fosse che alla fine viviamo in un mondo grande e burocratico, e che i tempi delle (fottutissime) banche italiane raramente sono influenzabili da quelli dello sportellista barese amico, per dire - visto che le operazioni passano tutte attraverso bergamo, nello specifico: per cui torni dopo due giorni e non soltanto l’amico non ha ancora fatto una beata fava, ma ti ha fatto perdere un’altra mattinata inutilmente, e fatto ritardare la tua partenza per l’indiecapodanno bolonniese.
il prossimo che mi chiede se non sto male in germania, dove sono tutti cosi` troppo precisi e puntuali e poco amichevolmente malleabili, gli sputo in un occhio.

* episodio di vita vissuta: qualche anno fa ho rischiato di finire a fare il militare per colpa della mancata trascrizione in qualche registro della mia obiezione di coscienza: sono stato ricoperto di offerte di aiuto da parte di tutto il vicinato e il parentado, tutti pronti a mettermi in contatto con qualunque vago amico avesse mai lavorato in qualche ufficio legato all’esercito ("ma che c’entra l’esercito con gli obiettori di coscienza” “shhh, tu vai li` a provare, che ti costa?"): e il mio rifiuto (causato in parte non irrilevante da motivi etici) suscitava facce sinceramente stupite e in qualche caso offese.

repubblica sempre sulla notizia. cucciolo e mamma cagna in dirupo, salvati dai vigili del fuoco

la domanda del giorno. senza porta pia, ora il papa governerebbe su tre sole regioni (e mi dispiacerebbe davvero solo per perugia) e le altre diciassette sarebbero libere e, magari, persino illuminate. pensateci: siamo sicuri che sia stata una grande idea conquistare roma, centotrenta anni fa?

oggi si ascolta:
on a sunny day
dei puddu varano (qualche volta mi chiedo, visto che tutti - tutti - si entusiasmano al primo accordo di hammond, sia pure campionato, perché la musica non si è naturalmente sviluppata verso gruppi che lo usano tutti - l’hammond, dico).

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ah,un'altra cosa: mentre con mozilla o firefox questo blog è sciccosissimo, visualizzato con ie è orrendo. fa schifo ai cani. lasciate perdere, dico davvero, vi rovinate la vita. se proprio dovete, allora usate i feed rss, per esempio con bloglines.

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