non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda! (freak antoni)


23/10/2005

lo so, è un’ossessione. ma parlare male di se mi scrivi dei perturbazione è più forte di me. ieri per esempio mi sono accorto che con ogni evidenza i due colpi di bacchetta con cui la canzone inizia sono presi pari pari pari pari da teenage kicks (la versione originale degli undertones, dico, non quella di nouvelle vague). provate a smentirmi.

minimalismi. abbiamo passato mesi a chiederci se il gazpacho andaluso fosse indie o mainstream, e prima ancora a chiederci quali macchine fossero da frocetti e quali da cazziduri.
poi se ne arriva lui a chiedersi se i baci sono rock o lenti, e finisce dappertutto in prima pagina. tse.

aggiornamenti. ho preso casa in baviera; ho temuto imbrogli tremendi perpetrati ai miei danni dai padroni di casa; ho visto un concerto dei tocotronic; ho apprezzato ancora di più il concerto del loro gruppo spalla, gli staff, che ho scoperto dopo essere un gruppo homesleep (brava homesleep!); ho iniziato i miei tre corsicciuoli all’università; ho iniziato a seguire un corso di francese con degli studenti che definire minus habentes è far loro un complimento; ho programmato di tenere una conferenza domani, nello stesso giorno in cui mi trasferirò e in cui terrò uno dei tre corsicciuoli; ho iniziato a curare la pubblicazione dell’annata 2005 di una bollettino matematico pubblicato qui.
tutto questo per dire che, con ogni probabilità, questo blog per un po’ sarà aggiornato assai meno frequentemente.

presbiopia geopolitica. qualche anno fa michele serra proponeva, come tentativo di arginare la trasformazione delle pagine politiche in cronache di beghe da cortile (all’epoca la trasformazione sembrava ancora arrestabile), una misura facile facile: provare a formulare tutte le notizie sostituendo ai nomi delle starlette parlamentari i loro ruoli istituzionali, e poi decidere onestamente se la notizia mantiene un qualche interesse: quindi non “tajani, fi: le primarie si sono dimostrate un bluff. chi certifica il numero dei votanti veri?“, per esempio, ma “il capogruppo di forza italia al parlamento europeo ed ex-candidato a sindaco di roma ritiene che i dati sull’affluenza alle primarie del centrosinistra italiano siano un bluff per la mancanza di controllo sul numero dei votanti").
ecco, a me sembra che se si fosse applicata una misura del genere al caso di valerie plame si sarebbe dovuto smettere di parlarne mesi fa.
a me sembra che tutto sia sintetizzabile in: una giornalista di secondo piano del new york times si è fatta qualche mese di galera per non aver voluto rivelare una sua fonte confidenziale che le aveva indicato l’identità di un’agente della cia: poi è comunque emerso che questa sua fonte confidenziale era un collaboratore del vicepresidente americano e lei è stata liberata. messa così, sinceramente, non capisco perché decine di blog italiani si debbano interessare ad un caso che mi sembra essenzialmente di politica interna americana, e neanche dei più coinvolgenti.
dice: ma è in ballo la credibilità del gruppo che governa gli stati uniti: balle, se mai dovessero esserci conseguenze per libby non vedo come questo potrebbe toccare bush.
dice: ma è in ballo il principio giuridico della libertà d’informazione e/o della correttezza della gestione delle fonti: balle anche queste. in germania si sta sviluppando da mesi un caso analogo: in breve, qualche mese fa un giornale di berlino, cicero, riesce a ottenere un rapporto confidenziale dei servizi di sicurezza tedeschi su un presunto terrorista giordano e ne pubblicano stralci sul giornale. al giornale viene chiesto di rivelare chi ha passato il rapporto, ma questo nome non viene fuori: allora il ministro degli interni tedesco dispone un’indagine che culmina con la perquisizione della sede del giornale e il sequestro di un sacco di materiale cartaceo e informatico. ne seguonograndi polemiche politiche, anche trasversali, tra chi difende il giornale e chi difende il ministro. in germania la cosa tiene banco da mesi e non mi sembra che alcun giornale italiano se ne sia occupato: correggetemi se sbaglio. qual è il senso di controllare ogni ruttino della politica interna americana e poi disinteressarsi del tutto a quella del più grande e importante paese europeo? e se ve lo steste chiedendo: no, in germania ci si comporta diversamente: ecco per esempio l’articolo dello spiegel, in inglese,

(per inciso, noto come in germania un articolo di giornale è comprensibile anche a chi non ha seguito per mesi e quotidianamente una certa polemica: al fondo dell’articolo il giornalista trova sempre il modo di fare un breve riassunto di ciò di cui si sta parlando: per esempio il caso cicero in questione, o il caso dello scandalo sindacale della volkswagen di cui avevo parlato qualche mese fa e su cui ieri si è improvvisamente avventata con insopportabile piglio allusivo-pruriginoso anche repubblica. voi invece provate a prendere qualche articolo italiano relativo a qualche polemica di un paio d’anni fa - chessò, uno sul seppellimento delle scorie nucleari in qualche sperduto angolo d’italia - e vedete se a rileggere l’articolo sulle reazioni dei politici si capisce chi dice cosa, e perché).

repubblica sempre sulla notizia - #2. prof. non lo manda in bagno: lui si arrangia con bottiglia (grazie a fio)

repubblica sempre sulla notizia. amplesso davanti a ministero, denunciati due inglesi (grazie a fio)

il mirabolante rincoglionimento di vauro.

(vauro sul manifesto del 19.10.05)

minimalismi.il piacere masochista di vedere gli occhi di un ragazzo ungherese e di una ragazza inglese inorridire quando si è appena raccontato che “il principale” giornale italiano ha dedicato un articolo in prima pagina sul modo in cui ken sta pompando in palestra per riconquistare barbie, che l’aveva lasciato due anni fa per un surfista australiano.. e la ragazza inglese che azzarda timida: “il principale nel senso del più venduto? un tabloid?”
(ah, vogliate osservare che la sezione del sito di repubblica in cui la notizia compare è “persone").

oggi si ascolta:
hotel charlston
di dietmar lehner e thomas biebl (ah, la domenica mattina).

18/10/2005

minimalismi. ieri in un impeto di nogglobbalismo sono finito in un negozio tedesco di materassi, che´ qui fra poco finalmente mi trasferisco in una casa tutta mia. la commessa e la sua capa, rigorosamente svebofone (e solo svebofone) mi hanno fatto provare tre diversi materassi - confortevoli, eh, per carita`. preventivo (per tutti e tre): 498€, che con la rete avrebbero fatto 698€. no, dico, seicentonovantottoeuro per un letto di merda. vadano a cagare loro e il nogglobbalismo, domani vado da ikea - che´ poi, si sa, gli svedesi sono tutti comunisti e la mia coscienza e` salva.

la domanda del giorno. di beagle, il sistema di ricerca da desktop di linux (volgarmente detto “lo spotlight di linux) leggo da piu´ parti un gran bene. teoricamente il mio suse 9.3 lo contiene gia`, nei fatti era un’alpha bacatissima e lentissima. a questo punto potrei tentare di hackare il sistema, installare tutti i moduli che mancano e incrociare le dita, e in parte l’ho anche fatto, ma la quantita` di pacchetti da scaricare e di autogen.sh && make && sudo make install da battere mi ha scoraggiato dopo un’ora di smanettamento (che´ purtroppo un informatico non sono, ma solo un misero matematico ignorante); oppure, oppure, potrei scaricare suse 10.0, che dovrebbe contenere un beagle finalmente funzionante, ma non tutte le applicazioni non open-source (al momento mi sembra che il torrent di suse 10.0 completa non si trovi). che fare? qualcuno ha gia` provato beagle (o meglio ancora l’intera suse 10.0: per esempio, l’emulatore python di soulseek e` finalmente pienamente supportato?) e mi sa dire se il gioco vale la candela?

repubblica sempre sulla notizia. papa: per salutarlo “i bambini fanno oh” (grazie a fio)

il mirabolante rincoglionimento di vauro.

(vauro sul manifesto del 15.10.05 - qualcuno me la spiega, per favore?)

senilità. quali sono i segnali che dimostrano inequivocabilmente l’inizio del rincoglionimento senile di un musicista? la collaborazione con altri musicisti bolliti - chessò, sting, peter gabriel, david byrne? la composizione delle musiche per un musical? il fatto che la prossima creazione artistica venga presentata alla stampa come “a multimedia extravaganza"?
beh, allora temo che il rincoglionimento senile di fatboy slim sia ufficialmente iniziato.

oggi si ascolta:
summercat
dei billie the vision and the dancers (il resto del disco è ahimé discontinuo, ma questa canzone - a partire dal testo - è assolutamente memorabile; ne sarò grato a(i?) polaroid per almeno - massì, roviniamoci! - una settimana).

14/10/2005

un indie-muccino. qualche giorno fa sono andato a vedere, in un impeto di solitudine, broken flowers di jim jarmush - mal me ne incolse, visto che avrei potuto anche restare a casa: ero il solo spettatore in sala. poco male, una birra e` bastata a rimediare.
la storia e` presto raccontata, ed e` una storia che potrebbe essere capitata a tutti noi: vent’anni fa don johnston/bill murray ha avuto un’annata un po’ movimentata, con una manciata di compagne piu´ o meno stabili. superata la cinquantina un giorno bill murray, ricco solo e disadattato, riceve una lettera da una sua ex-compagna che gli rivela di essere rimasta incinta di lui, giusto vent’anni prima: lui non l’ha mai saputo, ma ha un figlio di diciannove anni che ha appena iniziato a cercarlo. la lettera non e` firmata, cosi` bill murray parte in giro per l’america con l’abbastanza folle proposito di rintracciare, nell’arco di una settimana, tutte le sue amanti di quell’anno per capire quale davvero sia la madre di suo figlio, sulla base solo di indizi labilissimi. una e` morta, una e` vedova di un pilota di auto da corsa e madre di una ninfetta chiamata (ah! ah!) lolita, un’altra - ex-hippie (ma venti anni fa non era il 1985? una hippy nel 1985?) - e` diventata agente immobiliare e vive nella noia piu´ assoluta insieme col suo marito perfettino, la terza e` comunicatrice con gli animali e si e` scoperta lesbica, la quarta vive in un covo di redneck del midwest. con la prima finira` a letto, dalla seconda scappera` via a gambe levate, la terza lo congedera` freddamente, la quarta lo fara` picchiare dai suoi amici cozzali; nessuna sara` la donna che lui cercava al di la` di ogni ragionevole dubbio (ma la maggioranza della sala in cui ho visto il cinema propendeva per la quarta). tornato a casa gli sembrera`, fuori da un fast food, di incontrare un ragazzo che potrebbe essere suo figlio; o forse e` tutta immaginazione.
jim jarmush costruisce una storia strana - strana innanzitutto per il fatto stesso di essere una storia, lui che aveva giusto girato quei pastiche senza capo ne´ coda di dead man e, peggio ancora, di coffee and cigarettes. bill murray (che gia` non avrebbe il physique du role per interpretare lo sciupafemmine, ancorche´ sfiorito, e che continua con la sua recitazione imbalsamata come in lost in translation) e` abbastanza fuori parte e viene condotto in scenari che non gli sono propri (baaaasta! bill murray non e` un playboy, e` nella memoria di tutti il ghostbuster piu´ sfigato), tanto da far diventare commedia amar-romantica tutto quello che tocca; la recitazione e i dialoghi sono quelli che sono. ma soprattutto, da` fastidio il moralismo di jarmush. non siamo ancora dalle parti di muccino, d’accordo, ma la sensazione e` che jarmush si compiaccia di raccontare ad un pubblico (poco avvezzo come quello americano?) le mirabili avventure di un ex-libertino, calcando la sceneggiatura, calcando la regia, compiacendosi di mostrare i suoi turbamenti adolescenziali. proprio come nell’ultimo bacio, lo spettatore dovrebbe emozionarsi di fronte agli ultimi palpiti giovanili del cuore del protagonista, ai suoi ultimi dubbi se non sia forse il caso di riprovarci con una delle sue vecchie donne (la madre della ninfetta, ovviamente), se davvero ha voglia di andare avanti tutto solo e misantropo. qual e` il senso di tutto cio`? davvero un cinquantenne non riesce a pensare ad altro? l’unica cosa che colpisce davvero del film sono gli scenari, l’america di provincia, i vialetti senza marciapiedi delle strade di periferia, i caffe´ nelle tazze di polistirolo serviti nei locali senza pretese - tutto quello che dei film americani indipendenti mi era sempre piaciuto. ma davvero ormai non e` piu´ possibile avere queste cose senza prendersi insieme un giovanilismo d’accatto?

minimalismi. da quando sono in germania mi capita, saltuariamente, di seguire con lo sguardo delle ragazze per strada o sui bus - di seguirle, come in italia, giudicando a spanne il loro livelo di ipotetica attraentevolezza sulla base del loro vestiario (scarpe a punta e stivaletti no, scarpe da ginnastica (non nike) si`; giubbotto di jeans e tracolla si`, maglioni firmati e capelli curati e/o permanentati no). mi sono reso velocemente conto che in germania i miei criteri estetici si applicano, ahime´, esclusivamente alle donne sotto i vent’anni. nessuna al di sopra si veste come la venticinquenne media italiana, nel bene e nel male.

repubblica sempre sulla notizia. fa pipì in galleria metrò a napoli, scatta allarme (grazie a fio e vale)

se otto ore vi sembran poche. quando ero a marsiglia la citta` e` entrata in sciopero generale di martedi`, insieme col resto della francia, per contrastare una serie di scelte economiche del governo - tra cui la privatizzazione di una compagnia di traghetti e della societa` delle autostrade. gia` che c’era, marsiglia ha continuato a scioperare per sostenere una vertenza dei portuali e per opporsi alla paventata privatizzazione dei tram urbani.
da due settimane e` in sciopero anche la citta` tedesca in cui vivo, prima i paramedici e il personale ospedaliero e ora tutti i dipendenti pubblici: oggi nella mensa dell’universita`, per dire, c’era un servizio minimale e molta meno scelta del solito.
a proposito di quelli che “solo in italia la gente sciopera, e poi gli investitori scappano".

all’immigrato! all’immigrato! la notizia e` vecchia (scusate, in questi giorni avevo mille altri impegni, altro che postare…): lawrence ferlinghetti, in visita in italia, e` stato arrestato dalla polizia per violazione della legge bossi-fini. la notizia e` stata accolta da molti con sorpresa, come fosse paradossale: non tanto perche´ chissa` quanti immaginavano (io lo facevo) che ferlinghetti fosse gia` morto, ma perche´, credo, sembra assurdo che si arresti un famoso poeta in visita. gia`. ma se poi uno scava e scava e scava, credo che nell’inconscio (o nel semiconscio) di ciascuno di noi (o perlomeno, dei miei lettori non xenofobi) la notizia - e il motivo del paradosso - e`: un poeta americano e` stato arrestato per il solo fatto di essere entrato in italia e di non aver dato comunicazione del suo soggiorno alle autorita`, senza aver commesso nessun altro reato: che senso ha tutto questo? nessuno, e infatti il sindaco di brescia si e` affrettato a mettere una buona parola per farlo uscire di galera dopo poche ore. pero`, sul serio: i poliziotti che l’hanno arrestato hanno solo applicato, esattamente, la bossi-fini. quando pochi politici verdi e comunisti insorgono contro quella legge che criminalizza un immigrato per il solo fatto di essere in italia, senza ulteriori reati, e` di questo che si parla - spero che ormai si capisca.
sarebbe tanto chiedere che il vincitore alle primarie di domenica dica apertamente, a voce alta e senza distinguo: “se vinco io, il 1° giugno 2006 la legge bossi-fini sara` stata cancellata"?

il costo del lavoro. la amd ha aperto una nuova fabbrica (la seconda) di microprocessori in germania, a dresda. ora, e` vero che a dresda (ex-germania est) lo stato concede alle aziende di pagare stipendi significativamente piu´ bassi che nell’ovest, ma rimane il fatto che, anche cosi` diminuiti, gli stipendi rimangono abbondantemente superiori a quelli italiani, spagnoli, inglesi… qualcuno mi spiega come si concilia questo con lo spauracchio agitato da ogni politico neoliberale - “abbassiamo il costo del lavoro, togliamo diritti ai sindacati, facilitiamo il licenziamento, oppure le aziende se ne vanno in cina"?

la domanda del giorno. ho accumulato per anni, ma ora devo dirlo: non capisco quelli che si accodano alla moda americana di scrivere come se ci fosse un biiip sulle parole: “ca**ate", “incu**te", cose cosi`. la cosa avrebbe ancora un senso, ancorche´ ipocrita e perbenista, quando si trattasse di dover trovare un compromesso tra la necessita` di citare un intervento altrui e quella di preservare gli occhi piu´ giovani e/o sensibili - e` quello che spinge i giornali a usare espedienti del genere. ma, di grazia, se una persona stessa decide di utilizzare una parola volgare, che cazzo (aaah!) di senso ha autocensurarsi?

comparazioni. da un veloce studio della stampa occidentale mi sembra di poter dedurre che non esistano altri paesi al mondo che si appassionano di piu´ a parlare di una legge elettorale che di una legge di indirizzo socioeconomico come la finanziaria.

oggi si ascolta:
damn those tv shows, damn them straight to hell
dei we are soldiers, we have guns.

10/10/2005

chinese democracy. “proclamare lo sciopero diventerà un rischio: le grandi imprese potranno citare i sindacati per danni, portandoli in tribunale con relativa facilità. […] [si] prevede anche che il governo possa di fatto interrompere ogni sciopero nel settore automobilistico, in quello minerario e in tutti i settori dei trasporti, da quello dei portuali a quello aereo e delle costruzioni.
inoltre diritti finora regolati dalla legge e dai sindacati, come giorni feriali e orari di lavoro, potranno essere inclusi in contratti stipulati individualmente. ai sindacati sarà anche vietato l’ingresso nei posti di lavoro dove non vi sono contratti siglati attraverso un accordo sindacale. “
uno stato come questo non rispetta i diritti minimi dei lavoratori, è evidente. a questo punto che fare? boicottare attraverso l’unione europea i loro prodotti?

ah, già: questo è il contenuto di un nuovo progetto di legge del governo australiano, non cinese.
(pregusto già i commenti di ja e fabrizio).

repubblica sempre sulla notizia. nudo in centro chiede compagnia, fermato

il mirabolante rincoglionimento di vauro.

(vauro sul manifesto del 4.10.05)

minimalismi. su skipintro ho trovato un annuncio per una stanza di 20m² in un appartamento a roma. a 650€ al mese, dico seicentocinquantaeuro.
ora, non è tanto il prezzo a sembrarmi folle - e sì che io per meno di due terzi di quel prezzo in germania ho una casa di tre stanze grande il triplo.
a sembrarmi folle è che nella roma del 2005 venga considerato anche un affarone.

yet another post on indie. da un mese rai trade pubblica una rivista chiamata “indie, la musica indipendente". nessun blog ne ha parlato, anche se di carne al fuoco ce ne sarebbe: basti dire che il cd allegato al primo numero è un coraggioso e innovativo cd di dario fo.
(indie.)

i sani divertimenti di una volta. mi sono accorto all’improvviso che erano mesi che qualcuno non si dedicava a beccare le disinformazioni, più o meno consapevoli, di christian rocca. erano bei tempi: perché non ricominciare?
allora: in un post dell’8 ottobre camillo scrive: l’altra grande confusione è questa: i giornali lasciano intendere, e in alcuni casi scrivono esplicitamente, che el baradei ha preso il posto [all’iaea] di hans blix […] non è vero.
invece - ovviamente - è vero: hans blix è stato a capo dell’iaea dal 1981 al 1997, e mohamed el baradei è il suo successore (ancora in carica).
per la precisione, ovviamente.

la domanda del giorno. mettiamo che qualcuno - non io, per carità - si colleghi ad una rete wi-fi trovata per strada o all’università e di lì si attacchi ad una rete p2p - maledetti criminali! ecco: in tutto questo c’è qualcuno che potrebbe beccarlo? oltre all’ip (che in questo caso sarebbe quello del computer donatore della connessione c’è qualche altro numero identificativo del computer che va materialmente in rete?

oggi si ascolta:
our days in texas
dei tullycraft (o di come una canzone twee non abbia bisogno di battimani. per inciso: qualcuno trovi un modo per metterla al covo senza che la gente scappi via durante il primo minuto! ché dopo il primo minuto diventa la canzone più ballabile del mese, senza dubbio).

7/10/2005

minimalismi pop. da repubblica.it: calcio, funerali scoglio: in paradiso perche’ verticalizzi
grande folla e commozione a genova per i funerali di franco scoglio: ‘’caro franco sei sicuramente in paradiso perchè tu amavi verticalizzare, e il tuo modo di allenare la gente, i ragazzi era rivolto verso l’alto'’ ha detto nell’omelia padre mauro.
(chiedo scusa a chi mi ha segnalato la notizia (notizia), cioe’ marco, se ho postato la cosa in una sezione diversa da quella suggerita).

la domanda del giorno. facciamo finta che io non abbia letto repubblica per anni abituandomi al loro italiano scriteriato. cerchiamo di andare al fondo dei loro tic. stamattina per esempio l’articolo d’apertura del loro sito e’ intitolato e il colle avvisa il premier “quella legge cosi’ non va”. ora, davvero: passiamo anche sopra alle virgolette usate dissennatamente e alla tipica sineddoche repubblicana colle/presidente della repubblica. ma davvero, qualcuno mi spiega il perche’ di quell’"e” a inizio frase? credono di essere piu’ simpatici? piu’ colloquiali? credono che un ipotetico lettore si butti sull’articolo con piu’ convinzione?

oggi si ascolta:
today we’re all gonna die
dei dance inc. vs saalschutz.

6/10/2005

repubblica sempre sulla notizia - #3. non sa mungere le mucche: marito chiede separazione (grazie a dario)

repubblica sempre sulla notizia - #2. usa: pitone “scoppia” divorando alligatore

senza parole. anche se sei un blogger, certe volte rimani senza parole a chiederti se davvero sia possibile tirar fuori un commento critico eppure minimamente interessante: che’ alcune cose si commentano davvero da sole, nella loro ineffabile protervia (ancorche’ non anticostituzionale) idiozia - ad esempio la decisione di esentare dal pagamento dell’ici una marea di edifici di proprieta’ della chiesa cattolica (e solo della chiesa cattolica, vale a dire che tutte le altre chiese e le altre associazioni politiche o spirituali non sono parimenti esonerate).

la domanda del giorno. avendo dimenticato la sveglietta a casa e non possedendo un cellulare, in questi giorni sto utilizzando il computer (e in particolare un programmino chiamato kalarm) per svegliarmi la mattina e non perdermi le fondamentali conferenze in programma. solo che, perche’ kalarm funzioni, il computer deve essere acceso. domanda: possibile che nessuno abbia mai pensato ad un timer (come per i cellulari, come per alcuni stereo) che accenda il computer ad un’ora prefissata e quindi permetta a kalarm (o ad altri programmi) di funzionare? perche’, oltre ad essere uno spreco energetico, una ventola di computer che ti ronza tutta la notte ad un metro di distanza non e’ neanche una gran bel modo di dormire.

repubblica sempre sulla notizia. spara a oca ma gli cade in testa, cacciatore in ospedale (grazie ad andrea e marco)

minimalismi. in germania - non c’e’ da stupirsi - sono precisi e attenti alle sfumature anche quando devono definire i limiti di eta’ per i film visti nei cinema: per esempio, un film puo’ essere libero per tutti, libero a partire dai tre anni, libero a partire dai sei anni. al momento, in particolare, il castello errante di howl di miyazaki puo’ essere visto solo a partire dai sei anni: un bambino di cinque anni e mezzo deluso nelle sue aspirazioni cinematografiche potrebbe ripiegare sull’ultimo wallace e gromit, per esempio, che invece e’ visibile anche da un neonato. madagascar e’ invece considerato adatto alla visione di un pubblico dell’eta’ di almeno tre anni. tutto questo e’ fantastico, pagherei non so quanto per vedere un bimbo di due anni e mezzo che cerca di alzarsi gli anni per andare a vedere walt disney. chissa’ se ci sono spacciatori di documenti falsi come in america per i minorenni che vogliono bere la birra.

oggi si ascolta:
sommer
di roland lippok e barbara morgenstern.

4/10/2005

sur la côte d’azur, le soleil rit mais bien sûr il pleut à paris. appunti sparsi su marsiglia:
- mai visti tanti immigrati di prima, seconda, terza generazione come qui; non a berlino, non a londra, non (ci vuol poco) in alcuna città italiana. è impressionante - piacevolmente impressionante, per quel che mi riguarda;
- avevo sempre avuto l’idea che sul mediterraneo (mia fazza mia razza) gli usi alimentari fossero simili, e invece no: riuscire a mangiare la domenica dopo le due di pomeriggio in un ristorante qui è un’impresa disperata;
- il piatto tipico di marsiglia, bouillabaise a parte, pare siano le cozze con le patate fritte; ora, le cozze sono fantastiche, una specie di sauté allo zafferano in cui perdersi facendo scarpetta, e anche le patate fritte sono ottime, croccanti e mai unte. detto questo, la combinazione tra frutti di mare e patatine fritte è fra le più strampalate e volgari che uno si possa aspettare;
- ci sono poche cose al mondo che mi rendono fiero di essere italiano: i cuscini sono una di queste - almeno quando penso a quelli tedeschi e, persino peggio, a quelli francesi;
- tutti a parlar male del caffé tedesco: ma almeno quello è un caffé intrinsecamente - programmaticamente, oserei dire - diverso e altero; ma dell’espresso francese ne vogliamo parlare?
- dati i costi della birra e del vino nei locali: ma i francesi quando escono cosa minchia si possono permettere di bere?
- il paesaggio attorno marsiglia è incredibile, mai visto niente del genere; fate conto delle dolomiti ricoperte a chiazze da pini e altra macchia mediterranea, come se si fosse a 1600 metri d’altitudine - e invece si stanno per gettare a strapiombo in un mare impossibilmente azzurro;
- il centro in cui sto trascorrendo questi giorni è probabilmente, insieme a quello di oberwolfach nella foresta nera, il più prestigioso tra quelli in cui in europa vengono organizzati convegni matematici: vi si svolgono incontri tutto l’anno, la partecipazione è rigorosamente su invito e per questo motivo il centro è gestito direttamente dalla società matematica francese, attraverso lauti fondi statali. questa vocazione compare già nel nome: centre international de rencontres mathématiques (grassetto corsivo mio): solo quest’anno, in quarantaquattro convegni qui organizzati, gli ospiti stranieri sono stati circa millecinquecento. detto questo: secondo voi, quante delle signore addette all’organizzazione e alla conduzione amministrativa dei convegni parlano una parola d’inglese?

minimalismi. so che già altri prima di me hanno approfondito il concetto, ma ci tengo a ripeterlo: le tastiere azerty sono Il Male.

oggi si ascolta:
little eyes
degli yo la tengo.

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ah,un'altra cosa: mentre con mozilla o firefox questo blog è sciccosissimo, visualizzato con ie è orrendo. fa schifo ai cani. lasciate perdere, dico davvero, vi rovinate la vita. se proprio dovete, allora usate i feed rss, per esempio con bloglines.

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